| Sessantaseiesimo Episodio: Into the Storm | ||
| Noah bighellonava in giro per il bosco; bighellonare
è un termine meraviglioso. Aveva sulla schiena il suo grosso sacco di conigli. Nella sua mente la prima reale priorità era stata quella di recuperarlo. Così, era tornato dove sorgeva il palazzo di Sierra. Aveva fatto a botte con un paio di Draghi Celesti rimasti lì a sorvegliare il luogo del "delitto" e, inspiegabilmente, aveva ritrovato il suo sacco appena fuori da dove un tempo sorgeva l'entrata del castello. Tutto contento era tornato nel bosco senza sapere bene cosa dovesse fare né dove stesse andando... ...una cosa alla volta. Nel sacco si muoveva qualcosa... Dopo un po' lo posò a terra e l'aprì per controllare che tutti stessero bene... e inspiegabilmente ne saltò fuori un grasso coniglio, morbido e rosa, completamente... rosa. Noah rimase allibito mentre il coniglio gli saltava addosso. «UAH! UN CONIGLIO ROSA!!» Ridley camminava con incedere sicuro per i corridoi della Northern Star finché non arrivò alla sua stanza. Aprì la porta e la richiuse con uno schianto. Un bersaglio appeso sul retro della porta scivolò a terra e il capitano della nave lo infisse nel legno a mezz'altezza con un coltello da lancio che uscì fuori per metà dall'altra parte. «Razza di idiota...» sibilò mettendosi a sedere stancamente. Si circondò il capo con una mano cercando di arginare un terribile mal di testa. Poi iniziò a sciogliere i laccetti che le legavano le ciocche lanciandoli distrattamente sul letto. «Se l'avessi saputo l'avrei lasciato nel ghiaccio... stupida palla di nodi e conigli...» Una figura ammantata in una lunga tunica verde dal cappello di vimini nero si staccò di qualche centimetro dalla porta di Ridley riscontrando un buco nella veste provocato da un pugnale da lancio che era semplicemente "apparso". Si voltò e si avviò per i corridoi. Astea se ne stava seduto di fianco al fuoco ormai quasi del tutto spento. Ogni tanto prendeva qualche ciocco e lo appoggiava senza sapere bene dove lo andava a mettere. Dopo un po' Teiris uscì dalla tenda e si andò a sedere vicino a lui. «Non hai sonno?» gli chiese lei. «Non ho sonno da trecento anni...» La ragazza si avvicinò leggermente. «E tu invece? Non hai sonno?» «Sai... mi sono un po' preoccupata quando ho visto che ti volevano fare fuori...» «Dovresti conoscermi ormai... non è così facile ammazzarmi...diciamo che è impossibile...» «Sì ma... io mi sono preoccupata lo stesso...» «Posso chiederti un favore?» chiese a un certo punto Astea. «Oh beh... se posso fare qualcosa...» «Volevo capire come... eri fatta...» Teiris arrossì come un peperone e si allontanò stringendosi la tunica con gli orologi ricamati sopra. «Oh giù le mani eh!» Astea si voltò verso di lei passandole attraverso con lo sguardo. Le sorrise... «ma no... che hai capito... parlavo del tuo viso...» Lei rimase un attimo imbambolata. «Ehm... cioè... penso che... sì insomma... non dovrebbero esserci... problemi...» Lui alzò le braccia cercando di toccarla... lei si riavvicinò e poggiò il mento fra le mani. Le dita di Astea presero a scorrere leggermente sul suo volto passandole sugli occhi, sul naso, sulla bocca, sottile. «Sai... ho idea che tu somigli un po' a mia sorella...» «T... tua sorella?» «Sì... era bellissima, capelli castani e lucenti, una bocca appena arrossata e degli occhi fieri e determinati...» Le sue mani tornarono sulle palpebre chiuse prontamente alla ragazza «anche se... dal taglio degli occhi... e da qualche impercettibile piega nella pelle... si capiva... che era triste.» «Triste?» «Sì, era circondata da un velo di tristezza... anche se probabilmente non era triste... semplicemente non provava nulla...» Astea si fermò un attimo perché Teiris si era mossa leggermente. «Perché non provava nulla?» Il ragazzo sospirò. «Era gentile e buona... ma probabilmente non era nemmeno gentile e buona...» «Perché ne parli al passato? È morta?» Le mani di Astea passarono fra i capelli baciati da quella tonalità azzurra. «No, ma forse sarebbe stato meglio così...» La ragazza si sentì muovere da qualche brivido quando le mani di Astea le girarono dietro la nuca e poi sul collo. «Io... che faccia ho io?» sussurrò. «Oh... credo che tu sia bellissima... hai due occhi un naso e una bocca» sorrise «sei triste adesso?» «Un po'... è che... i tuoi discorsi... il fatto che sei... cieco...» «Ti assicuro che essere cieco è la cosa meno preoccupante di tutta la mia vita...» le sorrise lui. «E poi non dovresti essere triste... tu hai una vita davanti... troverai qualcuno con cui passare il resto dei tuoi giorni... e sarà un bel ragazzo... e magari sarà anche stupido così non avrete problemi...» «Stupido? Ehm ma che c'entra?» «Sarà affascinato da te e non se ne salterà mai fuori con storie assurde... perché tu saresti tutto per lui...» Teiris piantò gli occhi a terra fra l'erba. «Io... questi giorni li ho passati con te...» arrossì. Astea le pizzicò le guance facendole fare delle smorfie. «Bene perfetto andiamo a letto!» «Ah! Lasciami!» Lui la lasciò andare, si rigirò e si rimise voltato verso il fuoco. Lei invece gli si avvicinò e gli poggiò la testa sulla schiena. «Ti è mai capitato di avere una missione da compiere... in funzione della quale hai faticato e lavorato per tutta la vita?» «In un certo senso... sì...» «E... se questa missione... che era stata il tuo sprone a lottare e non arrenderti dovesse rivelarsi ... sbagliata? Ti è mai capitato?» Astea posò un altro ciocco. «Tutta la mia vita è stata un susseguirsi di scelte sbagliate e grossi errori...» «Dove... hai trovato la forza di ricominciare?» «È semplice... io non l'ho trovata...» Rimasero così a lungo, finché Teiris non si addormentò. Astea si alzò dal fuoco per andarla a mettere in tenda.... «Hum... calde queste notti all'aperto... ARGH! VADO A FUOCO!!» Manoa si infilò nella tenda di Wein. Era un po' brilla. «Ohi ohi ohi...» disse lasciandosi cadere di fianco a Wein. Il ragazzo si alzò immediatamente sui gomiti trovandosi Manoa discinta e con le guance arrossate che lo guardava... «Ehm... sì?» sorrise lui. Lei lo fissò con aria interrogativa da ubriaco... «Devo farti qualche domanda... ma non ricordo che cosa... dovevo chiedere...» «Ehm... lo sai che questo è il posto di Astea?» «Ah sì... Astea... è proprio di lui che devo parlarti...» continuò con voce altalenante. Wein si mise a sedere a gambe incrociate, Manoa si girò su un fianco aprendo una prospettiva molto invitante sul suo decolté al Drago Occulto. «Ehm... sicura che vuoi parlare?» domandò lui con la bavetta.... «Certo... questo è un momento ottimo... Astea è lì fuori a fare l'eremita...» Wein si grattò la testa sfarfallando leggermente le orecchie. «Questo... demone che abbiamo affrontato... sembrava poter leggere nei nostri ricordi e apparire come una persona a noi cara per prenderci di sorpresa giusto?» «Sì... una roba simile... ma non chiedermi che cosa ha fatto per prendere me perché sarò muto come una tomba!» tagliò corto Wein in un sorriso tirato. Lei gli diede una manata su un ginocchio. «Beh... a dire la verità volevo sapere in che cosa si era trasformato alla fine...» «Fine?» «Sì... quando l'hai tempestato con un migliaio di cosi... volanti...» «Cosi volan- ah si... i quadrelli... ehm ...beh...» Wein smise di sorridere. «Perché lo vuoi sapere?» «Perché prima di colpirlo hai fatto una faccia strana... sembrava essere divenuto qualcuno che conoscevi anche te... hai avuto una... burp ...indecisione...» Wein si rimise sdraiato disinteressandosi di una Manoa svestita. «Sì. Conoscevo anche io quella persona.» «E ALLORA? CHI ERA?» alzò la voce puntando il naso nel collo del drago. «Era sua sorella... e anche l'unica donna di cui io mi sia mai innamorato.» Manoa lanciò il capo all'indietro sbottando a ridere. «BWHAHAHAHA! Sorella? Innamorato! TU! Ma fammi il piacere!» Wein rimase impassibile, col capo voltato verso l'altro lato della tenda. Dopo un po' lei lo abbracciò al petto. «Scusa.» Disse sobria. «ETCHUM!» sbraitò Noah. «La gente si abbraccia al petto e io sto qua a farmi da mangiare...» Era andato a caccia nella foresta... e OVVIAMENTE non aveva cacciato conigli o lepri... Pezzi di carne fissati su dei bastoncini facevano una specie di capanna intorno a un fuoco ormai assopito e arrossato di braci. «Stupida gente... e stupida Alice...» D'un tratto avvertì dei passi. Erano lenti e non sembrava volessero passare inosservati. Dopo cinque o sei minuti... visto che l'udito di Noah era sovrannaturale, una figura fece capolino da un sentiero. Era vestita di una tunica azzurra fermata da due spallacci di mirabile fattura e si appoggiava stancamente a un bastone da stregone sulla quale cima riluceva al fuoco una grossa gemma rossa incastonata. «Ehm... salve buonuomo... spero di non disturbarla con la mia presenza...» disse l'uomo che aveva già superato da un pezzo i quarant'anni. «Bu... buonuomo?» commentò Noah, «dici così a tutti o ti affidi al tuo sesto senso?» La figura sorrise, «beh diciamo che è un modo di dimostrarsi gentile con uno sconosciuto...» «Beh io sono Noah quindi basta convenevoli e smancerie, se vuoi mandarmi a cagare fallo pure.» Il togato tossicchiò divertito. I colpetti di tosse divennero tosse vera e propria quando vide come era organizzato il falò. Tutt'intorno su sassi, rocce, tronchi di legno e persino a terra c'erano disposti una varietà infinita di conigli, ROSA. Quelli bianchi erano delle curiose eccezioni in una eterogenea disposizione che non lasciava nulla al caso. Il pugile stava vicino al combattente di judo... quello che un tempo era stato un capitano di nave con un pappagallo sedeva dietro a tre conigli marinai... e in mezzo a tutto il delirio c'era qualcosa che si muoveva. Indietreggiò leggermente. Era un lardoso coniglio rosa che brucava l'erba e zompettava qua e la alla luce spenta del falò. «Ehm... piacere... il mio nome è Elder Rhian...» L'uomo rimase immobile a qualche passo dal fuoco. Dopo un po' Noah se ne accorse. «Oh se vuoi sederti fallo... tanto un cervo intero me lo mangio solo quando sono in giornata... e poi i miei amici non mangiano... beh... quasi nessuno...» finì riservando una occhiata gioiosa al suo amico vivente. «Lui è Bellamy... saluta Bellamy!» Il coniglio si fermò un attimo ondeggiando le orecchie verso l'uomo... poi riprese a brucare. Elder si sedette cautamente. «Bel nome, vecchio.» «Bel nome?» «Si vecchio... significa vecchio no?» «Ehm... no ecco non credo... comunque diceva di non essere in giornata oggi?» «Già...non sono in giornata e mi girano pure le palle...» Arraffò un bastoncino e annusò un po' la carne. «Dovrebbe essere cotta... mangia pure...» «La ringrazio... stavo giusto cercando un luogo dove accamparmi e...» «CHOMP CHOMP CHOMP» «Ehm...» Elder Rhian non si fece pregare e cominciò a mangiare affamato, spazzolò una buona parte del bottino di caccia. Quando ebbero finito, Bellamy zampettò in grembo a Elder. Il volto di Noah si rischiarò. «Gli sei simpatico! I suoi amici sono i miei!» «Ehm... ne sono lusingato...» l'uomo prese ad accarezzare il coniglio che si sistemò meglio con qualche sederata bene assestata. Dopo un po' Noah ebbe una illuminazione. «Un momento! Di un po', come hai detto che ti chiami??» «Elder... Elder Rhian...» «AH TI CONOSCO!» L'uomo diede di nuovo qualche colpetto di tosse. «Beh... sono lusingato che la mia fama abbia raggiunto anche voi...» «Me l'ha detto Bellamy!» «Ehm si... e anche il signor Bellamy... in effetti sono uno dei Grandi Saggi di questa epoca... il più giovane dei cinque viventi anzi...» proclamò non senza una punta di superbia... «Cinque Saggi? Ne avevo sentito parlare... una sorta di setta di pensatori filosofi e stregoni vero? E io che pensavo fossi parente di Ridley...» «Ridley?» «Mah si! Quella tipa strana... cioè... sei o non sei Elder Rhian? Dovresti essere suo fratello...» Elder Rhian si grattò la testa... «Fratello? Mi duole contraddirla signor Noah ma sono orfano e non ho mai avuto il piacere di condividere la mia esistenza con una sorella...» Noah rimase con la faccia stravolta per un po'. Poi tornò normale, si girò su un fianco e si mise a sonnecchiare. «Beh buonanotte non-fratello. Occhi aperti per Alice...» «Eh... se non disturbo vorrei rimanere qui a dormi-» Noah già ronfava della grossa. Elder Rhian diede qualche altro colpetto di tosse. Estrasse dal suo sacco dei teli, vi si distese sopra, prima di coricarsi lanciò un debole incantesimo di protezione sulla zona... avendo l'accortezza di comprendere anche i conigli nel campo di azione. Poi provò a prendere sonno. Bellamy sconigliò via e si andò a sdraiare fra le gambe e la pancia di Noah piegato. C'erano pochi rumori quella notte. E dormirono in tutta tranquillità. «Dante sei tu? Sei impazzito.» «Mi dispiace Dante ma mi hai già battuta una volta » Quelle parole continuavano a risuonare nella mente di Dante come una filastrocca. Aprì gli occhi e gli parve di riconoscere un volto familiare... si insomma non proprio un volto familiare... «Aimee...» sussurrò... La ragazza al suo capezzale gli passò una pezza umida sulla fronte e lui si ritrasse delicatamente... «no...grazie...» Provò ad alzarsi seduto ma barcollò e lei lo sostenne.... «Che... diavolo mi succede...» La ragazza lo riadagiò delicatamente a letto. «Deve essere stanco Lord Reznor...» gli disse con un filo di voce per non disturbarlo. «Sì... sono stanco...» Il soffitto dello stanzino adibito a residenza regale, era molto poco regale. Due travi di legno attraversavano l'ambiente silenziose. I movimenti della nave erano appena percepibili.... «Voglio alzarmi... puoi... darmi una mano?» La ragazza lo guardò rapita. Il drago era avvolto in una larga camicia dagli sbuffi aperta, il leggero lenzuolo intorno a lui sembrava abbracciarlo con decine di volute sottili e i suoi occhi di un rosso spento vagavano persi. «È sicuro che sia la cosa migliore da fare? Forse dovrebbe riposare ancora...» Lo sguardo di Dante si fermò un attimo su di lei che decise immediatamente di aiutarlo. Ora era in piedi e si reggeva alla ragazza, cercava di pesarle il meno possibile dato che la sua costituzione da Drago Occulto avrebbe schiacciato sicuramente la fanciulla. Uscirono dalla porta. Dante aveva lasciato andare la ragazza una volta salito sul ponte, si era portato a prua. Il vento gli sferzava i capelli e faceva volare la camicia dietro la schiena. La sua figura esile sembrava sfiorata dal forte vento quasi con delicatezza. Faceva ancora fatica a reggersi in piedi. Si guardò intorno... poi si fissò sulla propria mano, l'aprì e la chiuse lentamente... diverse volte... poi la fece tornare lentamente sulla balaustra e quasi faticò ad afferrarla. Il suo sguardo si perse all'orizzonte dove la luna piena stava lentamente annegando nell'oscurità. I suoi occhi dilatati si strinsero di scatto divenendo sottili e tremendi. Dietro di lui, l'uomo col cappello di vimini. Le sue mani si strinsero spasmodicamente su legno della protezione. La figura si fece più vicina finché non si fermò a poco meno di due metri di distanza. «Lord Reznor... devo credere...» Dante si passò una mano fra i capelli mentre si voltava cercando di nascondere la sua condizione. Ebbe un leggero tic al sopracciglio, quella figura era in tutto e per tutto simile a... «Vir Eliel...» sussurrò. «Permette?» «Vir Eliel... non mi ha mai dato del lei... con chi ho il piacere di parlare?» «Cosa c'è si lascia anche andare al sarcasmo? Se sarà un piacere sarà solo il tempo a deciderlo...» La figura si portò una mano sul volto togliendo il lembo di stoffa. Era un elfo dai lineamenti delicati e dal volto altezzoso, capelli biondi scendevano in ciocche meravigliose fino a bagnare la tunica del loro colore splendente. «Shaia Limdorel... per servirla... o meglio... per occuparsi di lei personalmente...» «Shaia? Non ho mai sentito parlare di lei... per quanto il nome Limdorel mi dica qualcosa...» «Detesto questo modo di fare così noncurante... il mio clan elfico è da millenni la punta di diamante delle truppe della mia razza... e per quanto riguarda me...» Dante non gli permise di finire la frase, innervosito da quella toga verde. «A quanto pare conosciamo la stessa persona...» «Conosciamo? Credo proprio di sì...» rispose beffardo «trova che il mio abbigliamento sia di suo gradimento?» La sua voce era delicata e arrivava appena al drago, contrastata dal vento. Dante guardò con occhi diversi il tipo che lo fronteggiava. Dalla sua figura si spandevano centinaia di onde concentriche di energia... che si increspavano nello stesso identico modo che Eliel gli aveva insegnato... sembrava che non solo la nave, ma il mare e il cielo ne venissero lambiti senza che però ne registrassero gli urti... una dimostrazione invidiabile di tecnica. «Ritengo che solo un pagliaccio indosserebbe quelle vesti... un pagliaccio o una creatura corrotta... a quale delle due categorie lei corrisponde?» L'elfo sorrise. «Sono colui che libererà il mondo dalla vostra presenza insignificante...» «E crede che sarà così facile?» «È normale che io sia più forte di voi Dante... un buon allievo supera sempre il maestro...» il suo sguardo era quello che si ha con i bambini, le sopracciglia leggermente incurvate verso l'alto e gli occhi luminosi e delicati Dante si inumidì le labbra per poi fulminare Shaia con lo sguardo. «Hmpf... per quanto la ritengo uneventualità remota... potrete anche aver superato Eliel... ma ciò non significa che voi possiate sconfiggermi.» «Siete paradossale. Non trovate? Ma non temete... mi basterà poco tempo per liberarmi di voi.» «Il tempo... credete sia qualcosa che possa decidere le mie sorti? Forse il vostro apprendistato non è ancora completo...» «Badate bene alle vostre parole Reznor... potrebbero essere le ultime che pronunciate...» Il vento spirò più forte per poi calmarsi. «Temo che abbiate ragione...» disse poi Dante credo di non avere scelta, «declinerò il vostro invito.» «Come?» «Allo stato attuale non avrei possibilità, perciò mi vedo costretto a rifiutare il duello... senza contare che questa nave non è mia e sarebbe un peccato distruggerla.» Il volto di Shaia si crucciò appena, per poi tornare sorridente... «Crede che io possa accettare un semplice rifiuto?» «Credo che sarebbe un peccato affrontarla senza avere a disposizione tutti i miei poteri... e credo sarebbe una delusione anche per lei... senza contare che non mi ha rivelato ancora il motivo della sua ostilità.» «Ostilità? I suoi modi di fare mi hanno sempre irritato... ma adesso sono superiore e risponderò con un sorriso... è pronto a lasciare questo mondo?» Alcune gocce di sudore imperlavano il volto di Dante, la tensione era tangibile e le onde che emanava Shaia iniziavano a diventare sempre più forti, tanto che il legno della prua iniziò a lamentarsi sinistro. «Cosa sta succedendo?» I due si voltarono verso la figura di Ridley seguita poco dopo da Coral e Shepard. Il capitano non aveva finito di sistemarsi per la notte e si era mosso dalla sua stanza non appena aveva avvertito l'energia di Shaia liberarsi. Shaia fece schioccare la bocca. «Deduco che voi siate...» «Il capitano di questa nave.» tagliò corto lei. «Temo di dovervi delle scuse per non essermi presentato prima, il mio nome è Shaia Limdorel e sono vento qui per prendere la vita del qui presente Lord Dante Reznor...» Ridley fece trasparire un leggero sussulto, «Io invece temo che dovrete andarvene. Questa è la mia nave e se vorrete battervi dovrete farlo da qualche altra parte.» Shaia rimase per qualche attimo in silenzio. «Pare che oggi non sia il mio giorno fortunato...» commentò dispiaciuto. «I miei omaggi.» Indietreggiò di un passo svanendo fra le increspature divenute improvvisamente visibili a tutti. Dedicò un ultimo sorriso a Dante prima di essere inghiottito dall'ultimo flutto. Ridley fissò Coral. Il demone aveva un sorriso tirato sul volto. «Un potere... terrificante...» constatò. |
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