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Dante era semi sdraiato nel suo letto, addossato a due cuscini di raso
bianco e candido.
Coral apparve nel bel mezzo della stanza, cioè ad un due tre centimetri
dal letto di Dante, quattro buoni dalla sua poltrona.
«Chiedere permesso e poi entrare è un qualcosa che non riguarda
il nostro rapporto?» domandò Dante sistemandosi gli occhiali
con una mano.
«In ogni caso tu sai con un discreto anticipo se voglio venire a
farti visita... così in realtà rimane una semplice formalità...»
«Una delle poche che ancora mi piace conservare...»
Coral diede unocchiata distratta alla sala. «In tal caso chiedo
perdono...»
Dante riprese a leggere. Dopo qualche minuto terminò il capitolo,
richiuse il libro e si decise a prestare attenzione al demone.
«Sei stato molto abile Coral... a dire la verità molto di
quanto ho fatto, l'ho fatto perché avevo scommesso su di te.»
«L'avevo capito... anche se in verità credo che la tua scommessa
sia stata molto azzardata....»
«Forse. A ogni modo, se ti sei liberato dal collare di Sierra, devi
essere riuscito a usare la mia tecnica, anche se solo per una frazione
di secondo... credo che questo sia un traguardo invidiabile... e in fondo
era la via più breve per fare sì che tu imparassi veramente
qualcosa...»
Coral si appoggiò al comodino intarsiato. «Sono riuscito
a utilizzarla... e mi ha salvato la vita... per alcuni attimi ho creduto
che non sarei mai più riuscito a liberarmi da lei...»
Dante ebbe un leggero capogiro.
«Chi era quell'elfo? E perché non l'hai affrontato?»
domandò secco il demone.
Dante lo guardò passandogli attraverso ma senza cattiveria.
«Si è presentato come un altro allievo del mio maestro...
quanto al perché non l'ho affrontato è semplice. Non ne
ero in grado.»
«È più potente?»
«Non è questo il punto. Io... non riesco a usare i poteri...
sono debole... e non era mai accaduto.»
Coral lo fissò stavolta con una punta di curiosità mista
a preoccupazione.
«Non temere, il tuo addestramento continuerà... ma per adesso
dovrete occuparvi voi di difendere questa nave. L'elfo tornerà...
e non sarà per scambiare due parole.»
«Voi?»
«Si, tu, Noah e Ridley.»
«Ridley? Crede che sia allo stesso livello di Noah?»
Dante sorrise... «tipico dei demoni credere che siate solo voi a
celare i segreti più reconditi e profondi... tu... non ne hai neanche
idea...»
Noah si risvegliò nel suo accampamento.
Di Elder Rhian non c'era traccia, al suo posto c'era un grazioso coniglio
di peluche con una tunica azzurra, spallacci e bastone da stregone annessi.
Il volto del ragazzo si rischiarò.
«Vecchio pazzo...» sibilò con la voce ancora impastata.
Prese a rassettare un po' le cose mettendo via i conigli e spazzolando
quelli che ne avevano bisogno finché non si ritrovò davanti
agli stivali di Coral.
«Eh?» blaterò afferrandoli per poi risalire con lo
sguardo fino al faccione gioviale del ragazzo.
«E tu che ci fai qui?»
«Beh se vuoi me ne vado...» disse Coral facendo per andarsene,
ma Noah lo reggeva ancora per un piede. Il tizio bianco si alzò
in piedi rovesciando Coral a testa in giù... dopodiché lo
lasciò andare... «No, no rimani! Mi servi!»
Coral si spolverò un po' la mantellina rimanendo seduto a terra.
«Volevo sapere che cosa avevi deciso di fare ma a quanto pare mi
hai già dato la risposta...»
«Se te lo stai chiedendo: NO. Non voglio crepare. Non ancora. Perciò
devo tornare sulla nave...»
Coral sorrise. «Questa è una bella notizia!!»
«Si ma non correre troppo! Ci sono dei problemi: primo, non so come
tornarci, secondo, non so come affrontare Ridley!»
Coral si grattò la testa... «per arrivarci non dovrebbe essere
un problema... ma per il capitano...»
«Astea Ingram di Shaen! Lei verrà giustiziato oggi nella
pubblica piazza di Koshino per il reato di autocombustione ingiustificata,
stupro, vilipendio della patria, stupro...»
«Perché due volte lo stupro?» domandò Etrom
apparendo dal nulla davanti al ragazzo che era legato su una strana macchina
di tortura piena di ingranaggi.
«Beh... mi PIACE lo stupro...» sorrise Astea come un
imbecille... dopo un po' ritrattò... «a dire la verità
un vecchio prete in viaggio mi ha visto in fiamme mente cercavo di mettere
Teiris a letto e in quel momento esatto Manoa se n'è uscita dalla
tenda di Wein iniziando a sbraitare...»
La Morte sorrise divertita... «che scena... dargli una botta in
testa no eh?»
«Poi non mi avrebbero potuto giustiziare...» riprese lui come
se fosse la cosa più scontata dell'universo... e forse per lui
era così.
Il canuto vecchio era un grande oratore e si mise a elencare le sofferenze
eterne che Astea avrebbe provato nell'aldilà insieme a demoni,
draghi mostruosi e maledizioni che l'avrebbero perseguitato per l'eternità...
Astea scosse la testa divertito... «la cosa si fa interessante...
chissà se la mente perversa che sta raccontando tutto ciò
riuscirebbe a creare un inferno peggio di come stanno le cose adesso...»
«Come?» chiese Etrom.
«Ehm... no, no niente...»
Stavolta i boia erano due. Uno grosso e piazzato, l'altro più largo
che alto.
Serrarono la presa su due ingranaggi ai lati del tavolo e presero a girare
con tutta la forza gli argani tendendo le braccia e le gambe di Astea.
Per il ragazzo era come stiracchiarsi un po'...
Una seduta di massaggio.
Teiris apparve in mezzo alla folla pronta a usare di nuovo i suoi poteri
ma Wein la fermò.
«Aspetta... tanto non può essere ucciso... vediamo la figura
che faranno boia...» commentò divertito.
I due non riuscivano a "strapparlo" e il tavolino prese a emettere
suoni sinistri...
«L'eretico non muore! Mio amato popolo se c'è qualcuno fra
voi che vuole che si compia il volere del luminoso Galder, che venga ad
aiutarci!» gridò il vecchio e una decina di uomini che non
se lo fecero ripetere due volte salì sul patibolo... qualche minuto
dopo Astea era lì a sbadigliare mentre una ventina in tutto fra
boia e volenterosi stavano tirando quell'argano.
Poi ci fu un rumore secco e molliccio.
«ARGH!» gridò Astea. «LE MIE BRACCIA!»
Etrom per poco non andò giù lunga distesa mentre la folla
cadeva dal patibolo portandosi dietro le braccia di Astea.
«MI HANNO STACCATO LE BRACCIA!» gridò Astea
issandosi a sedere indignato.
Teiris svenne addosso a Wein mentre Manoa si schiaffeggiava il viso con
una mano.
Con una testata il condannato fracassò il tavolo vicino ai piedi
mentre fra corpo e braccia decine di lingue di oscurità si libravano
in aria come a mantenere il contatto.
Si alzò in piedi e prese a correre via trascinandosi dietro le
braccia che strusciavano per terra alzando polvere come se fossero legate
da spaghi.
Svanì all'orizzonte seguito dalle braccia e dal popolo.
Wein si grattò la testa imbarazzato. «Ehm... ecco... VIA!»
Fuggì portandosi dietro le due fanciulle, e la grossa alabarda.
Il toc toc che turbò la meravigliosa porta di Dante era più
simile al rumore dell'apocalisse... ammesso che ne avesse uno.
Il Drago sobbalzò nel letto perdendo irrimediabilmente il segno
di quello che stava leggendo.
La porta si aprì e una sagoma imponente si riversò dentro
chiudendosela dietro di scatto.
Gli occhialetti di Dante gli scivolarono sul naso quando vide Noah in
un improbabile travestimento da donna con parrucca fucsia sostargli a
qualche millimetro di distanza.
Il drago prese gli occhiali per la montatura, li pulì con cura
e poi li rinforcò placidamente.
«Sì?»
«Dante TU mi devi aiutare!»
«Dunque...»
«Oh che ci fai a letto?»
«Veramente...»
«Vabbe' chissenefrega! DEVI AIUTARMI!»
«Non urlare stupido zotico... piuttosto parla... qual è il
problema?»
«Qual è? C'è che Ridley mi odia e io non so come fare
per fare pace!»
Era strano sentire Dante ridere... diciamo rarissimo... ma quella volta
ci andò molto vicino...
«Allora, cerca di spiegarmi per bene come mai avete litigato...»
cominciò Dante paziente.
«È che lei s'è incazzata subito!»
«Sì ma per quale motivo...»
«Perché ero malato!»
«Detta così pare un po' irrazionale...»
«INFATTI! È quello che dico io!»
«... fammi finire inutile travestito... dicevo... sembra strano
che una persona di polso come Ridley si innervosisca per questo... presumo
quindi che tu abbia contribuito a spostare la discussione su toni diciamo...
aspri...»
«Sì magari... però è lei che ha cominciato
con l'aggredirmi...»
«Ho idea che lei, venuta a conoscenza della tua malattia, abbia
provato a chiederti spiegazioni... molto probabilmente ti sei comportato
con noncuranza... o peggio... come se non te ne importasse nulla... e
così lei si è infuriata, dico bene?»
«Dì la verità, origliavi!»
Dante non si scompose. «Se dicessi che è vero cambierebbe
qualcosa?»
Noah ci ragionò su «Immagino di no...»
«Bene... allora concentriamoci su-» le orecchie di Dante sfarfallarono
irrequiete e anche Noah si voltò verso la porta. «Sta arrivando.
Nasconditi.»
Il finto donnone alternò un colorito violaceo al verdino scuro
prima di precipitarsi sotto al letto di Dante alzandolo di due buoni centimetri
da terra con un suono da risuscitare i morti.
Dante si concentrò leggermente e le coperte si allungarono fino
a toccare terra proprio nel momento in cui Ridley bussava alla porta.
«Sì? Avanti...»
Ridley aprì la porta con discrezione.
«Dante devo farti qualche domanda.»
«Comprendo appieno capitano.»
«Usa il tu.»
«Devi sapere che al momento non sono in grado di combattere come
potrei e non so quanto durerà. Se quell'elfo dovesse ripresentarsi
di nuovo temo che non potrò essere di grande aiuto...»
«Ok, non puoi combattere e con la tua presenza metti a repentaglio
tutto lequipaggio, ma puoi sempre continuare ad assolvere ai tuoi
compiti di mozzo.» tagliò corto lei mentre Dante, con una
punta di malcelata indifferenza, concentrava la sua attenzione sulla copertina
del libro che stava leggendo. Poi il suo sguardo tornò serio.
«Ridley
potresti anche sfruttare a tuo vantaggio la situazione
abbandonandomi al mio destino. Non avrei modo di oppormi, in fondo arrivai
qui con la forza e fu minacciandoti che presi posto nellequipaggio.»
Gli occhi di Ridley baluginarono di un verde splendente.
«Ho già lasciato un uomo sul campo e non voglio che diventi
una moda.» Si voltò. «Dovrai spiegarmi cosa è
accaduto a Ithos, cosa sai di Coral e come intendi proseguire il viaggio.
Ti aspetto nelle mie stanze per stasera e vedi di sporcarti un po' le
mani.»
Il capitano di vascello fece per andarsene ma inciampò in una voluminosa
parrucca fucsia.
Il ticchettio dell'orologio sul comò di Dante divenne assordante.
Dopo un po' lei si liberò della parrucca con un calcio e fece per
richiudere la porta.
«Un'ultima cosa Dante... non credo travestirsi gioverebbe granché
alla tua immagine.»
Appena fu distante Noah prese a ridere come un ossesso facendo sobbalzare
il letto di Dante come in uno strano rodeo. La porta si riaprì
di scatto e Noah simmobilizzò di nuovo.
Era Shepard. «Fra cinque minuti ti voglio a pelare le patate...»
disse rimanendo leggermente interdetto.
«BWHAHAHAHHAHAHAHAH.»
Dopo qualche tempo Noah era di nuovo in piedi, travestito, davanti a Dante.
«Prima cosa, cerca di capire che se lei si è infuriata è
perché a te ci teneva... cerca di rivedere tutta la lite in questa
ottica prima di cominciare a pensare a un modo per "fare la pace"...
»
«Sì ma...»
«Sì ma le cose stanno così.» disse categorico
Dante. «Un alterco si genera sempre in due. Sei pentito di quanto
le hai detto?»
«Veramente...»
«Beh, non ha importanza, è quello che comunque dovrai far
capire a lei, che tu abbia rimorsi o meno...»
Noah fissava Dante come una specie di coach. Il drago indicava schemi
su una lavagnetta segnando croci e pallini col gesso.
«Dovrai farle capire che, per quanto difficile, qualcosa in te è
cambiato, hai capito di aver sbagliato e non lo farai più.»
«Ma scusa... che promesse sono! Io sono un idiota e certe cose mi
escono senza manco pensarci!»
«Questo è quello che TU sai... ma che non vogliamo che LEI
sappia...»
«Sei un po' contorto... però sembra una strategia funzionante...»
«Non si vive più di cinquemila anni senza capire qualcosa
di più sul magnifico mondo delle donne...»
Noah rimase pensoso...
«Chissà quante te ne sei fatte...»
Dante mandò di traverso qualcosa e tossì forte.
Teiris se ne stava inginocchiata di fianco ad Astea intenta a lanciare
un incantesimo di guarigione sulle sue braccia che comunque di lì
a poco sarebbero tornate al loro posto.
«Che macello... hai tutta la giubba sporca di sangue...»
«Ehm... non pensavo ci riuscissero...»
«Beh erano una ventina alla fine...» commentò tecnico
Wein «mi pare abbastanza normale che ci siano riusciti... e poi
quei meccanismi moltiplicano la forza... piuttosto il tavolo doveva essere
di ottima fattura...»
Astea provò a grattarsi la testa, ricordando solo dopo una fitta
di dolore che ancora non aveva le braccia attaccate.
«È strano! Sento di averle ma poi non ci sono!» sorrideva.
«Ma almeno ti hanno fatto male?» chiese Manoa che continuava
a essere interessata alle dinamiche con le quali Astea NON riusciva
a morire...
«Beh sì, insomma, è stato come... non so, come quando
ti stiracchi troppo e ti senti scrocchiare da qualche parte... AHIO!»
Teiris lo strattonò un po'. «E sta fermo con queste spalle
o non si riattaccheranno mai!»
«Beh se provi a strapparle di nuovo lo credo che non si riattaccano!»
«Non le sto strappando sei tu che le muovi!»
«Come faccio a muoverle che sono staccate!?» gesticolò
il ragazzo e un SUO braccio rientrò nel suo campo visivo.
«OH PORCA! Ma una si è rincollata!»
«E STA FERMO!»
«ARGH!»
Lord Dante Reznor, l'emblema del gothique, retrò, chic, enjambement,
tojour dandy e di altre parole a caso, se ne stava a pelare patate in
una buia cucina della Northern Star, fissato con sguardo attento dal cuoco.
«Non così... in quel modo ne rimarrà la metà!»
lo bacchettò il marinaio. Un tipo smilzo senza un dito.
Prese una patata fra le mani e gli fece vedere come si faceva. Era agile,
preciso, decisamente più di Dante...
Quando il drago riprese in mano la patata iniziò a pelare con più
cura.
Dopo qualche minuto arrivò anche Coral.
«E tu che ci fai qui?»
«Mi sono fatto spostare di turno così possiamo parlare...»
Il cuoco li zittì da lontano mentre i due abbassavano la voce.
«Mi sento stranamente al centro dell'attenzione ultimamente...»
commentò il Drago.
«Avrai il tuo da fare col capitano...»
«Non solo...» annuì pensoso Dante. «A ogni modo,
di cosa volevi parlarmi?» Coral era molto più veloce e Dante
cercò di apprendere la tecnica.
«Ecco vedi... uno di questi giorni vorrei andare a fare rapporto
al mio capo... e... e così...»
«Cosa?»
«... ecco... vorrei qualche consiglio per... sì, insomma...
farla... stare a suo agio...»
Dante non riuscì a contenere un sopracciglio affilato che schizzò
al di sopra degli occhiali...
«Non credo di essere la persona adatta con cui parlare di Enid la
Tessitrice...»
«Oh sì! Mi dai l'idea di conoscerla... e poi il mio capo
ha tanta classe...»
Dante annuì pensoso. La sua velocità nel pelare patate era
già il doppio di quella di Coral e questo gli fruttò un
paio di complimenti dal cuoco che lo fece passare a fare gli antipasti...
Coral sorpassò Dante agli antipasti e passò a tagliare la
carne, dopo averne tagliata un po' prendeva a battere le fettine con una
specie di pestello. Pochi colpi accurati e le metteva da parte pronte
per la padella del cuoco. Era difficile, ma sembrava non aver fatto altro
per tutta la vita. Il cuoco non poteva chiedere di meglio come aiutanti
per quella sera.
«Coral?»
«Sì?»
«Ho pensato a lungo alla tua stravagante richiesta e credo di avere
qualche idea per la serata... perché sarà una serata dico
bene? Quando sarà?»
«Anche stasera!» sorrise lui ansioso.
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