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«Vanno meglio le braccia?» domandò Wein
spostando un po' la carne verso delle braci più giovani. Teiris
e Manoa erano andate a espletare i loro bisogni fisiologici... e a fare
altra legna.
«Beh che dici?» Astea giocherellava con un bastoncino facendoselo
passare fra le dita a una velocità invereconda... probabilmente
sarebbe riuscito a giocherellare così anche con lalabarda
senza staccarsi la testa dal resto del corpo.
«Credo di sì...» stettero un po' in silenzio poi il
drago riprese la parola. «Senti... ti va di raccontarmi un po' come
andarono le cose?»
Astea non si mosse continuando a passarsi il bastoncino da una mano all'altra.
«Se me lo permetti... comincerò io a dirti come andarono
le cose... per quanto mi riguarda.»
Astea si fermò, poi parlò: «Solo una cosa.»
Wein rabbrividì. «Non... non nominarla.»
Wein si sentì scavare dentro dal proprio dolore e da quello di
Astea come non gli accadeva ormai da molto. Quando riprese a raccontare
la sua voce tremava, non l'avrebbe nominata...
La loro Ville.
Nell'isola di Cathal Enid si vide recapitare uno strano biglietto da un
cucciolo di pantera batuffoloso. L'aveva legato a un collare largo che
scomparve appena lei lo toccò. Il cucciolo rimase un po' lì
con i baffi larghi e gli occhioni aperti sperando di giocare un po'...
Enid lesse il messaggio, poi si voltò e andò verso le proprie
stanze.
Il piccolo felino fece ancora un po' di balzelli avanti e indietro prima
di tornarsene nella foresta.
Anche Ridley ricevette un biglietto quella sera, ma era strano e confuso.
Scritto in una calligrafia elegante e aggraziata. Parlava di qualcuno
che voleva entrare a far parte della ciurma. Lappuntamento era in
un locale di Ithos
Rimise via il biglietto e, quando Dante bussò alla sua porta, lo
fece sparire del tutto dentro un cassetto e lo chiuse a chiave.
«Buonasera Ridley.» esordì Dante introducendosi timidamente
una volta ricevuto il permesso di entrare.
«Buonasera a te. Ora mi spiegherai per filo e per segno cosa è
accaduto.»
Non era il momento di andare a ripescare qualche splendida frase dal suo
repertorio. Ridley sembrava parecchio nervosa.
«Sono alla ricerca del Maestro Vir Eliel e dell'ultima chiave dell'Artemide.»
«Chiave?»
«Precisamente. Il mio popolo ha pensato bene di controllare l'utilizzo
dell'Artemide sigillandola attraverso le esistenze di Cinque Sovrani dei
Draghi Occulti. Solo chi è in possesso di tutte le chiavi può
disporre dell'arma.»
«Tu hai ucciso gli altri sovrani... o hai pagato affinché
Noah se ne occupasse. Cosa sono queste chiavi?»
«È semplice, basta ununica piuma del Sovrano. Ora sono
in possesso di cinque chiavi se comprendiamo la mia.»
«E allora? Non dovresti essere già in grado di impadronirti
dell'Artemide?»
«Evidentemente la faccenda è più complicata di quanto
pensassi. Lord Gaul I, quando il sigillo venne apposto sull'arma fu abbastanza
sveglio da prevedere una eventualità del genere e, per evitare
che uno di noi prendesse il controllo dell'arma ha aggiunto un'altra chiave
alle cinque.»
«Ma non sono rimasti sovrani. A chi potrebbe appartenere l'ultima
piuma?»
«Questo è un problema che sto cercando di risolvere per mezzo
dei miei subordinati. Ho fiducia in loro e so che porteranno a termine
il compito che è stato loro imposto.»
«Sono a conoscenza del fatto che secoli addietro prendesti come
allieva una ragazza. Ti riferisci a lei?»
«Indubbiamente.»
Ridley si grattò la testa mettendosi a sedere.
«Potresti evitare di parlare al plurale semplificando la comprensione
dei tuoi discorsi? Tu non hai altri aiutanti di fiducia, vero?»
«È vero. Non è facile avere uomini fidati quando si
è soli contro tutti.»
«E ora veniamo al tuo maestro, Vir Eliel, chi è? Se lo stai
cercando significa che è ancora vivo. E inoltre sembra che abbia
avuto il tempo di istruire un altro allievo in questi millenni. Sai nulla
dell'elfo?»
«Eliel è insieme quanto di più vicino e di più
distante io abbia mai avuto l'occasione di incontrare. Lo odio. Lodio
come solo cinquemila anni di dannazione possono odiare. Il germoglio di
quanto di perfetto c'era in me appassì con lui. Ed... era già
tardi... quando lo capii.»
Sentir parlare Dante era come ascoltare la voce del tempo, un soffio di
vento reso graffiante da una finestra rotta. Uno specchio infranto.
«L'elfo è un altro come te. Vuole la tua testa.»
«Come io voglio quella di Eliel.»
«Sei stato tu il suo maestro?»
«No. Non potrei mai perpetrare questa tecnica... mai in maniera
completa. Aimee, questo era uno dei nomi della mia allieva, apprese solo
alcuni rudimenti... e il mio nuovo allievo non potrà apprenderla
come potrebbe farlo un mortale.»
«Coral?»
«Coral si è alleato con me per raggiungere lArtemide.
Quando lavremo recuperata, saremo nemici.»
«Deve essere un demone potente se gli permetti di imparare la tua
arte e al contempo di essere tuo alleato.»
«Non lo nego.» Il mantello di Dante sembrava muoversi leggermente
verso il basso come se stesse colando
o strisciando come un rettile.
La donna scosse per qualche istante la testa per liberarsi da quella visione
ipnotica. «Dimmi Ridley, aspirare all'immoralità ti sembra
un obiettivo logico per una creatura mortale?» La figura del drago
parve ondeggiare un po' prima di tornare stabile.
«I mortali credono che la morte sia un limite alla loro esistenza.
Un freno che spazzerà via tutto quello che erano. Un taglio netto
a quanto rappresentavano...»
«Dante...»
«La morte è il dono che io ho rifiutato cinquemila anni fa.
Un dono prezioso che può essere visto come tale solo da chi conosce
realmente il bacio del dolore.»
«Stai dicendo che i mortali dovrebbero aspirare alla morte?»
«No. Aspirare alla morte non è una soluzione... per i mortali.
Credere che si possa controllare il meccanismo perfetto della natura è
quanto di più vano e sciocco possa esistere. La morte è
un dono, come tale può essere solo ricevuta. Comprendo i tuoi turbamenti
dato che sono probabilmente l'unico a sapere qualcosa della vera Ridley...
a ogni modo non era di questo che volevi parlarmi vero?»
La ragazza fissò Dante corrucciando appena gli occhi e le parve
che i suoi colori fossero realmente più deboli della stanza che
lo circondava. Sembrava quasi... sfocato.
«LArtemide... servirà per battere Eliel?»
«Oh no... lArtemide mi servirà per porre fine a tutto.»
Coral entrò nella camerata delle donne sollevando il consueto susseguirsi
di schiamazzi, fischi e gridolini divertiti.
«Vieni qui Coral ho qualcosa da darti!» gridava sempre la
stessa ragazza in fondo allo stanzone.
E Coral prontamente rispondeva: «Ehm, magari unaltra volta.»
«Allora vogliamo sapere che fine ha fatto Noah!!» prese a
gridare unaltra, molto giovane.
«Ehm non ne ho idea
davvero
»
«SÌ COME NO!»
Coral sistemò gli occhiali sul naso e allargò il colletto
della toga da studente, divenuto improvvisamente troppo stretto per i
suoi gusti. Le ragazze iniziarono ad accerchiarlo.
«Avanti parla o ti violentiamo!»
«Beh ragazze
non credo che sarebbe una ottima idea
»
«SÌ SÌ VIOLENTIAMOLO E BASTA CHISSENEFREGA DI NOAH!»
gridò quella che urlava sempre dal fondo della camerata.
«Uargh!» Coral era diventato viola
cioè
sì
tutto viola
Le ragazze scoppiarono a ridere di gusto lasciando Coral imbambolato mezzo
arrampicato sulla sua amaca.
Dopo qualche istante una figura sbucò da dietro Coral oscurandolo.
La figura scosse la testa. «Ragazze non si scherza così coi
nuovi arrivati
povero ciccio
»
Un grosso parruccone fucsia.
Coral si voltò allarmato. «ARGH! IL RE DEI TRAVESTITI!
AIUTO!»
Ma le altre ragazze riconobbero subito quella voce da sotto quel travestimento
ridicolo.
«NOAH! È TORNATO NOAH!»
Che avessero voglia di fare stupri di massa o meno, le ragazze gli saltarono
addosso in maniera affettuosa e dopo un po presero a lanciarlo per
aria mandandolo cozzare ogni volta sul soffitto.
«UARGH BASTA IDIOTE! AHIO!»
Urla e schiamazzi vari.
«FERME! DEVO ANCORA FARE PACE CON RID PER LA MISERIA! SONO UN
CLANDESTINO!»
Alla porta si affacciò una ragazza. «STA ARRIVANDO IL
CAPITANO!!»
Le ragazze schiaffarono Noah sotto un'amaca con sopra un sacco di vestiti
e si ammassarono intorno a lui; alcune erano sedute e altre letteralmente
sdraiate.
Noah divenne rosso come un peperone mentre si ritrovava a pochi centimetri
dal decolleté di una prosperosa guerriera della sua truppa di assalto.
«Shhhh!!» gli disse lei portandosi un dito davanti alla bocca
con un sorriso invitante.
Noah mandò giù un malloppo in gola.
«Che diavolo è questo baccano?» gridò Rid cercando
di calmare le acque. «Ho bisogno della truppa di maghi. Dovremo
riavvicinarci a Ithos per un po e avremo bisogno delloccultamento
visivo. Coral, mi servi anche tu per l'occultamento magico se stai lì
in mezzo
»
Coral sbucò dal mucchione con baci di rossetto un po ovunque,
«Eh
s-sì?»
Ridley scosse la testa e fece per andarsene. «Andateci piano col
ragazzino
» disse per poi inciampare in una grossa parrucca...
FUCSIA.
«E che diavolo è? Una nuova moda?»
Le ragazze liberarono Noah dalla presa.
«Qualcuna di voi mha toccato il culo!» gridò
indignato.
Coral ondeggiava
«Bwhah
a me con la scusa di coprirti
mi sono saltate addosso
»
«Andiamo su
siamo state anche troppo gentili
»
sorrise Leen, la ragazza che la prima volta laveva portato sotto
coperta per mostrargli la sua stanza
«Eh... sì... me ne farò una ragione
»
Noah si issò a sedere sull'amaca con una gamba posata a terra per
stare fermo.
«Ehm
comunque ragazze
mi serve una mano per riconquistare
la fiducia del capitano
»
Saranno state in una trentina in quella camerata e annuirono tutte attente
e concentrate.
«Ho bisogno di darmi una sistemata
sì, insomma
capelli, vestiti
smettere di puzzare
le solite cose.»
Trenta paia di occhi baluginarono sinistri.
«Oh merda
» commentò Noah.
Astea finì il suo racconto spicciolo privo di qualsiasi particolare
di troppo.
Wein, dopo trecento anni, gli aveva spiegato come mai non fosse intervenuto
quella volta. Come mai li avesse abbandonati e traditi nel momento del
bisogno. Come mai il loro meccanismo, la loro squadra che aveva sempre
funzionato alla perfezione, avesse fatto fiasco nel momento più
importante delle loro vite... anche se quel giorno di trecento anni fa...
non erano già più una squadra. «Ora non ti aspetterai
di tornare amici come prima.» disse secco.
Wein provò a dire qualcosa ma Astea continuò il discorso.
«Non sono più lAstea che conoscevi, toglitelo dalla
testa; e dillo anche a Teiris. Allinizio era divertente averla intorno.
Ma adesso la cosa si sta protraendo troppo, se continuerà a starmi
vicina morirà.»
Un bastoncino che si rompeva. Le due ragazze erano tornate proprio per
il gran finale.
Teiris lasciò cadere la legna a terra e corse via.
«Non sarai più quello di una volta ma continui a fare cazzate
a ripetizione
» commentò Wein alzandosi in piedi e seguendo
Teiris.
I clienti del ristorante più lussuoso di tutta Ithos rimasero letteralmente
ammutoliti quando Enid la Tessitrice di Inganni fece il suo ingresso trionfale
accompagnata da un cameriere anziano e impeccabile.
Ovviamente nessuno sapeva che faccia avesse un Demone Sovrano, semplicemente
la classe e la bellezza del demone in forma di donna sembrava attrarre
gli sguardi di ognuno, facendoli svanire in un turbinio di emozioni.
Era avvolta da un meraviglioso ed elegante vestito da sera di un nero
avvolgente, la carnagione baciata dal sole risaltava fra le pieghe semplici
e sobrie dellabito, il tutto coronato da una folta chioma bionda
mossa.
Lattenzione di tutti si focalizzò su quale tavolo sarebbe
andata a occupare.
Dopo pochi istanti, la donna fermò il suo incedere a un gesto del
cameriere e prese posto a un tavolo dove sedeva un ragazzo molto giovane
vestito con sobria eleganza
capelli corti corvini attraversati da
riflessi viola e un paio di occhiali dalla montatura rettangolare sul
naso
Il cameriere abbandonò il tavolo, opportunamente prenotato in un
luogo riservato dellampia sala del ristorante.
«Buonasera milady
siete splendida.»
«EH NO PORCA ZOZZA! IO AVEVO PRENOTATO!»
«Mi dispiace signore ma non risulta alcuna prenotazione a vostro
nome.»
«Bastardo deve esserci scritto da qualche parte! Dovrebbe essere
passato un marmocchio dai capelli viola!»
Il cameriere... di un altro ristorante continuò a fissare Noah
impassibile. «Ora ricordo
credo sia passato
e in effetti
ricordo la prenotazione adesso
ma credo ci sia stato un refuso
il locale è pieno e lo rimarrà a lungo
dato che abbiamo
varie prenotazioni concatenate
»
«E PORCA TROIA! È importante, mannaggia ai camerieri!»
«Siamo mortificati signore
» ribatté il tizio,
stavolta leggermente infastidito.
Noah fuggì. Di lì a poco sarebbe arrivata Ridley... e non
avrebbe trovato nessuno.
Il suo sproloquio proseguiva da una buona ora mentre vagava per Ithos.
Era vestito di tutto punto. I capelli di solito nodosi e crespi erano
adesso lisci e curati. Indossava un mantello azzurro e pantaloni e camicia
che avrebbero fatto pensare a un principe.
Persino i suoi gesti, nonostante l'andatura indemoniata, si portavano
dietro lo strascico di unantica educazione regale, si era in un
certo senso calato nella parte.
Non fu difficile rintracciarlo per Ridley. «Re di Tradnor!»
gridò la donna per un vicolo oscuro.
In fondo alla strada, una specie di spettro bianco, si immobilizzò.
«Senza un regno non ha senso chiamare re un re.» ribatté
lo spettro. Poi voltò l'angolo.
«Merda!» sibilò Ridley lanciandosi all'inseguimento.
Si librò alta in cielo e schizzò oltre i tetti per raggiungerlo.
«Si fermi SIRE.» continuò lei.
Noah rallentò il passo per poi aumentare l'andatura in maniera
inumana fino a svanire in un vicolo.
Quando Ridley arrivò sul vicolo l'aveva perso.
Noah riapparve dietro di lei così velocemente che i capelli dovevano
ancora riadagiarsi sulla schiena per la corsa.
«Scusa... ma non mi piace essere preso da dietro...» disse
serio.
Ridley soffocò una risata cercando di mantenere il suo volto impassibile.
Si girò.
«Come mai la cena è saltata?»
«E chi ti ha detto che l'invito era mio?»
«Primo, se avessi voluto saperlo e avessi tentato un bluff tu ci
sei cascato con le scarpe, dato che non avevo parlato di inviti; secondo,
una calligrafia come la tua, per quanto camuffata, è facilmente
riconoscibile... sembra gelata e folle.»
Noah si grattò la testa
«ehm
»
«Allora, cera qualcosa di cui volevi parlarmi?»
«Beh ecco non volevo fosse
qua insomma
in mezzo al vicolo
e a quel topo morto vicino al tombino
»
«Topo morto? Beh a cena non sarebbe stato granché meglio,
insieme ai cadaveri seduti agli altri tavoli. Un pirata che si rispetti
non va pazzo per certe occasioni mondane in cui non può ripulire
la gente
ora parla.»
Noah si grattò la testa imbarazzato
«beh chi ha detto
che non li avremmo ripuliti
ti va
di fare due passi?»
I due si incamminarono per le vie deserte di Ithos.
«Ecco
volevo mettere bene in chiaro che sono stato uno stronzo,
ma lho fatto apposta e credo che forse lo rifarò.»
Ridley lo fissò strano.
«Cioè no
mi sono impicciato
è che
si insomma
io già sapevo. Sapevo di stare poco bene me ne
ero accorto un po anche trecento anni fa. Lilith mi aveva visitato
e probabilmente aveva parlato con Dyon
ecco perché lui lo
sapeva. Nei trecento anni in cui rimasi bloccato nel ghiaccio imparai
a sentire ogni rumore del mio corpo, il mio cuore batteva una volta ogni
dieci anni, era una grande occasione per non starci attento. In quello
stato di semi coscienza, capii meglio che cera qualcosa che non
andava
»
«Lilith?»
«Mia moglie
era un medico. Era il medico più bravo
di tutta Tradnor
che era anche allavanguardia rispetto agli
altri paesi in fatto di medicina
»
«Quindi sapevi di stare male ma non avevi notizie troppo precise
»
«Sì
ed evidentemente non esisteva cura, Lilith non
me ne ha mai parlato
forse lidea che presto ci saremmo separati
ha contribuito a farci vivere male gli ultimi giorni insieme
io
lamavo
»
I due erano arrivati al porto, il mare scrosciava leggero sui moli facendo
ondeggiare le piccole barche ormeggiate come in una strana danza a tempo.
«Vivere male?»
«Sì
come due stupidi
lei aspettava pure un marmocchio»
Noah sorrise. «Te lo immagini un me in miniatura?»
Ridley si intristì un po. «Probabilmente sarebbe stato
un terremoto
ti andrebbe di raccontarmi per filo e per segno cosa
successe quando Brynard assaltò il tuo regno?»
«Beh
non è che abbia questa gran voglia però
è il minimo che possa fare
»
I due passeggiarono a lungo. Ridley era vestita meravigliosamente, non
cera la più pallida parvenza di femminilità nei vestiti
ripresi con meticolosa perizia da un classico completo aristocratico,
dalla giacca ricamata e lunga alle ginocchia, agli sbuffi, al colletto
e al bavero. Però, da ogni suo movimento, quella sera traspirava
una sorta di sensualità sopita. Una danza magnetica degli occhi,
delle linee delle labbra, dei suoi splendidi capelli rossi, quella sera
sciolti e leggermente mossi.
«
e così Brynard mi schiaffò nel ghiaccio. A
dire la verità quando ho vissuto quegli eventi avevo perso conoscenza
ma nei trecento anni tutto mi è tornato alla mente per gradi
è per questo che mi ricordo ogni particolare
» faceva
un certo effetto vedere Noah parlare di qualcosa con serietà. Ridley
fece scorrere lo sguardo sulle case del quartiere antico... arrivarono
ad una grossa piazza al cui centro figuravano degli antichi ruderi risalenti
al tempo della Vera Guerra.
«Deve essere stato terribile
»
«Più o meno
insomma
dopo quello che avevo passato
non avevo granché voglia di stare di nuovo male per la prospettiva
che forse un giorno o laltro sarei schiattato. Vivevo alla giornata,
cercavo di essere un buon pirata
e
al contempo di renderti
il favore che mi avevi fatto togliendomi dal ghiaccio
»
«E allora perché sei stato così
»
«Bastardo
» suggerì lui.
«Così bastardo quella sera. Io ero fuori di me. Una creatura
più ossa che carne mi aveva rivelato che tu saresti morto di lì
a poco. E tu non mi avevi detto nulla
e poi
»
«Te lho detto, nella vita io non ho mai potuto scegliere.
Le cose mi sono sempre successe
o meglio, cadute fra capo e collo
non sono granché bravo nel fare rivelazioni e nel prendere decisioni
che cambieranno la vita
» Noah si mise le mani dietro la testa.
«Quasi preferisco non pensarci fino allistante esatto in cui
morirò
»
Ridley lostacolò portandosi davanti a lui e lo fermò
per le spalle.
«Ma tu morirai Noah?»
Il ragazzo si bloccò e si rispecchiò in quegli occhi verdi
e luminosi. Ridley avvertì chiaramente il profumo dei capelli del
ragazzo, sembrava... vaniglia.
«Beh
ora come ora
non proprio
»
Il volto della donna si rischiarò.
«Che significa non proprio?»
«Dante
il corvaccio, ha trovato un modo per farmi sopravvivere
non so per quanto tempo ma ho idea che sia un bel po
e poi
ho già trentatré anni
mettici trecento di ghiacciolo
finirò con lessere una rottura di coglioni da vecchio
spero comunque di crepare prima di diventarlo.» Sorrise un po' imbarazzato.
Ridley gli strinse le spalle e poi lo abbracciò.
Rimasero un po lì, fermi dove erano, anche Noah labbracciò
come avrebbe potuto abbracciare un fratello.
Sull'altro lato della piazza fra tre colonne rimaste in piedi, passò
il travellone che giorni addietro aveva importunato Coral nel Blu Oyster
Club di Ithos.
«Ah! Tutti te i bei giovanotti!» gli urlò sorridendogli
gioviale.
Noah agitò un pugno verso di lui in fare minaccioso, poi tornò
a guardare Ridley.
«Rid?»
«Eh
» rispose lei da sotto il suo mento.
«Cioè io non
beh sì
non mi abbracciare
così
»
«Ehm
scusa
ma
pensavo che non ti avrei più
rivisto
»
Portò la testa verso lalto e tornarono a fissarsi negli occhi.
«Ma scusa
se crepa uno dellequipaggio tu fai tutta questa
scena ogni volta? Siamo pirati mica possiamo essere così
sensibili.»
Lei gli sorrise. «Beh tu non sei uno dellequipaggio
»
Noah si rattristò. «Ah
beh immagino di sì
mi troverò un altro modo di vivere
sta sicura che riuscirò
a divertirmi lo stesso in qualche modo
» le sorrise.
«Ma no, che hai capito
io ti voglio nel mio equipaggio
»
disse lei seria. «Ma non sarai mai uno qualsiasi
»
Noah buttò giù un nodo in gola
«dai mollami
sembriamo due checche
»
Il travellone ripassò per il vicolo sullaltro lato circondato
da tre ragazzi. Alzò il pugno in segno di vittoria. Noah scosse
la testa sorridendogli.
Fu in quel momento che Ridley lo baciò, a tradimento.
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