Sessantanovesimo Episodio: Reptilia


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Petrified Eyes The Director's Cut!!

HAHA!
HA HA HA HA!
Eccomi qua con uno speciale veramente fico e completamente innovativo!
Il Director's Cut! Due, dico DUE scene intere, tagliate da Petrified Eyes TIME!

Noah: Ma è completamente idiota?

ehm... si cioè... non proprio, volevo dire, vi domanderete: “Ma come? Perché ha tagliato delle scene? Perché non le ha inserite?”
E io risponderò: Perché me l'ero perse!
*SKATOMPTH GENERALE con cilindri aperti all'orizzonte*
Si insomma... praticamente ho scritto il pezzo, mi piaceva, poi l'ho perso, mi sono dimenticato di averlo scritto e sono ripassato per quella scena scrivendo qualcosa di completamente diverso. Il problema è che la scena mi piaceva e non mi andava di cancellarla a cavolo... insomma... LEGGETE OPPURE SALTATE IN BLOCCO NON ME NE FREGA NULLA!
*anf anf*
Il pezzo andava collocato grosso modo dopo che Enid ha fatto lo scherzetto ad Astea nella camera degli specchi nel Luna Park dell'isola di Cathal...

[...]
«Non posso dirti di non andare... ma pensi sia un comportamento maturo? Il comportamento di chi deve affrontare un peso come mai nessun umano prima di lui? Forse dovresti imparare ad avere fiducia negli altri, di tua sorella...»
«E di te, non è vero? »
Enid si passò una mano fra i capelli. «L'hai detto tu.»
Astea sentì la propria aura oscura crescere e riscaldarlo. In fondo Ville era con Wein, o almeno così sperava, non le sarebbe capitato nulla di male... e lui doveva portare a termine l'addestramento... per poter tornare da lei e dirle finalmente "Ville io... sono cambiato, non dovremo più vivere come abbiamo sempre fatto..."
Ville. Sono cambiato.
Si voltò e si allontanò dalla sala del trono.
«Quando riprendiamo?» chiese uscendo.
«Anche subito» sorrise lei.
Astea si fermò e nella sua mano comparve l'alabarda, dal nulla.
Enid ebbe un leggero sussulto.
«Quest'arma sembra rispondere ai miei pensieri...» disse lui.
La Tessitrice sorrise.

«L'allenamento adesso si dividerà in due parti.» comandò lei. «Una parte, quella maggiore, continuerà l’allenamento fino a raggiungere i limiti ultimi di cui è capace il tuo corpo privo dell'uso dei poteri che ti scorrono dentro, poteri che comunque impregnano il tuo corpo. L'altra parte, invece, sarà usata col contagocce, dovrai di nuovo affrontare ciò che hai al tuo interno e tentare un contatto. Io stessa farò in modo che tu non possa nuocere a nessuno quando sarai in quelle condizioni.»
Astea si grattò il mento. «Beh almeno questa volta mi hai avvertito.» sibilò lui.
«Ora, indossa di nuovo la benda e preparati perché dovrai tenerla a lungo.»
Mentre Astea velava le sue iridi castane di viola, Enid si trovò ad ammirare l'interno di quegli occhi dove, con un po' di concentrazione, era possibile rivedere, come in una lontana eco di un tuono, lo scontro della Vera Guerra.
Iniziò a piovere.
«Bene Astea, ora schiva la pioggia.» rise lei.


Fine del Director's Cut.

La Tessitrice, con un sorriso sulle labbra spontaneo e un po' sorpreso, fu la prima a prendere la parola. Davanti a lei c'era un Coral ammantato in vesti eleganti; faceva un certo effetto vedere un ragazzo così giovane conciato in quel modo ma, dopotutto, Coral era perfettamente a suo agio e così l'effetto era ottimo.
«Dovevi parlarmi?»
«Beh ecco... immagino di sì...»
«E... come mai hai scelto questo posto?»
«Oh beh... non so... volevo... sì insomma... mi è sembrata una buona idea.» si zittì.
Ma lei gli sorrise.
«Oh indubbiamente... questo è rosso di Ithos?» domandò indicando un decanter pieno di un liquido dal colore denso e corposo.
«Sì.» sorrise lui. «Almeno su questo non ho avuto dubbi.»
Il cameriere arrivò con un vino frizzante da aperitivo e con un omaggio della casa, lasciando i menù sul tavolo.

Fra le varie portate, Coral ebbe modo di stilare un rapporto a voce molto dettagliato di tutti gli avvenimenti che avevano avuto luogo in conseguenza agli ultimi ordini di Enid.
Dal modo in cui aveva trovato Dante, tramite i Draghi Occulti, fino alla dimora di Sierra.
Si soffermò in particolare su alcune figure della nave come quelle di Noah di Tradnor e Ridley Rhian. Tutto sommato si stava dimostrando professionale… nonostante Enid non gli avesse scollato gli occhi di dosso per un solo secondo. Il demone era in grado di rimanere immobile come uno splendido dipinto, con il volto leggermente inclinato e appoggiato su una mano, per un tempo indeterminato. Aveva il potere di far perdere di significato tutto ciò che la circondava rimanendo sola e importante al centro del nulla. Era come se gli occhi di Coral si ritrovassero a fissare una piccola luce nell’oscurità.
Il ragazzo iniziò a perdere qualche parola durante il resoconto. Era terribile mantenere il contegno sotto uno sguardo penetrante come quello di un predatore.
Dopo qualche istante bevve una lunga sorsata di rosso.
Lei sorrise.
«Qualcosa non va?» domandò.
«Beh ecco… a dire la verità… credo sia colpa… o merito, dello sguardo…»
«Il mio sguardo?»
«Si… non riesco a parlare bene se mi fissate così…»
«Puoi anche cominciare ad usare il “tu” non mi sono mai piaciute le formalità umane.»
«Non riesco a parlare bene se mi fissi così… capo…» si corresse Coral.
Rifletté a lungo sul valore della riverenza. In fondo l’utilizzo del lei, del voi o del tu era un qualcosa di esclusivamente umano che a quanto pare i demoni sembravano gradire… che voleva dire Enid con quella frase? Che lui doveva comportarsi meno da demone?
«Stai pensando troppo per i miei gusti Coral…»
«C…come?»
«I tuoi pensieri… se io voglio, posso ascoltarli molto bene… non farti domande… ma cerca di bearti di questa splendida cena… sei riuscito dove nemmeno il Guardiano, che crede in te, aveva scommesso. Hai dimostrato a tutti di non essere un demone qualsiasi. In pochi avrebbero avuto la capacità di liberarsi da Sierra in quel modo… e credo che anche Dante, che ha creduto in te e ha vinto, sia orgoglioso… in un certo senso.»
Coral sentì il mondo divenire improvvisamente privo di significato di fronte a quelle parole. Il suo sforzo questa volta e fu uno sforzo deciso, fu quello di tornare coi piedi per terra. Enid non se ne faceva nulla di qualcuno che perdeva la testa per un complimento.
Il Demone Sovrano sembrò accorgersi del tentativo di Coral e sorrise appena. Forse nemmeno Coral sarebbe stato capace di cogliere quel movimento impercettibile e, comunque, era troppo occupato a controllarsi.
«Sappi che quanto sto per dire sarà una rarità… comunque…» Enid si bagnò le labbra nel vino, sembrava quasi sangue fra le sue mani. «Grazie per questa splendida serata, è stato… sì… un bel gesto da parte tua.»
Coral si versò in fretta e furia un altro bicchiere di vino. Non sapeva bene perché e non riusciva a controllarlo, ma un fuoco era avvampato dentro di lui, orgoglio, fierezza, felicità. Sapere che, se solo Enid avesse voluto, avrebbe potuto sentire tutto lo metteva ancora più in imbarazzo amplificando la sensazione.
Notò che la donna lo fissava ancora, incuriosita e, dopo un po’, non poté fare a meno di riderci su. Doveva essere proprio un grande spettacolo. Anche Enid rise, ma come ridevano le donne di gran classe, facendo vibrare i cuori e le menti dei presenti.
Anche lei, era proprio un grande spettacolo pensò Coral.


«Teiris!» gridò Wein.
Finalmente la vide. Poi gli scomparve davanti agli occhi.
«Ma che diavolo…»
Riprese a correre e la raggiunse poco oltre.
«Ehm Teiris… ferma, non usare quei poteri… mi sento tutto un formicolio…»
La ragazza continuava a camminare e il drago prese a zompettargli intorno.
«Andiamo... Astea non è fatto per le pubbliche relazioni… non devi dare tanto peso a quello che ha detto…»
Non rispondeva.
«Magari… magari era un po’ giù, sai… abbiamo parlato…»
Wein prese a camminare a testa in giù sulle mani riuscendo perfettamente a stare al passo affrettato della ragazza.
«Dopo trecento anni siamo riusciti a parlare di nuovo… sono cose che ti scombussolano…»
«Beh tu non sembri scombussolato per niente…» gridò lei di botto fermandosi.
Wein si fermò su due dita per poi tornare a testa in su con una piccola spinta.
«Beh io non lo do a vedere… se dovessi dare a vedere quello che ho dentro tanto varrebbe suicidarsi… anzi… sai che ti dico? Se fossi realmente coerente con me stesso, dovrei fare una roba simile…»
Teiris si bloccò a guardare il drago. Lo diceva sorridente… gioviale… ma sembrava quanto mai serio.
«Dici davvero?»
«Beh… penso di sì. Non lo faccio solo perché so che non servirebbe a nulla. A chi servirebbe? A me no dato che sarei morto, ad Astea nemmeno… e nemmeno a sua sorella…» aggiunse stavolta mostrando vagamente tristezza.
«Ma… Astea…»
«Astea si sta controllando… Astea, ora come ora, non è il Fante Oscuro semplicemente perché si era rotto le palle di esserlo... credo.»
«Fante Oscuro?»
«Sì, andiamo... quel demone che ci ha catturato si spacciava per il Fante Oscuro… che altri non era che Astea qualche tempo fa… non credere che adesso lui sia diventato buono e non voglia più ammazzare la gente a caso. Sai… probabilmente va a periodi… una settimana ti prende un videogioco della Play e ci giochi fino a che non ti diventano gli occhi rossi e-»
«Ma… perché ha così tanta rabbia dentro… e perché se vuole morire non ci riesce?»
«Può essere ucciso solo da creature immortali.»
«Ok ma i demoni? Non basterebbe provocare la persona giusta?»
«I demoni hanno ordine di non toccarlo. Ed è quello che fanno.»
«Ma allora il demone che ci ha attaccato poco tempo fa?»
«Non saprei… forse era un demone giovane e indisciplinato che non aveva nemmeno riconosciuto Astea… oppure lo Scrittore si è rincoglionito.»
I due guardarono in camera.
Si scossero.
«E, se ci tieni a saperlo» riprese Wein, «nemmeno il venerabile patriarca Mustis vuole farlo fuori. Nonostante abbia sterminato decine di interi villaggi, sono ancora dell’idea che, il suo rancore verso chi gli ha lanciato la maledizione, possa ancora essere sfruttato a loro vantaggio…»
«Insomma… non c’è nessuno che sia disposto a liberarlo… e più passa il tempo più sua sorella soffre… qualcosa di indescrivibile…» le orecchie di Wein si abbassarono irrimediabilmente, «ero portato a credere che non ci fosse via d’uscita ma… ultimamente ho cambiato idea… è per questo che sono tornato sulle sue tracce.»
Teiris lo guardò non capendo. «Ma se hai appena detto che solo gli immortali possono ucciderlo… io, oltre ai demoni e al patriarca Mustis, non conosco nessun altro in grado di fare una roba simile…»
«Sì ma… forse quella maledizione può essere vinta… oppure possiamo scomodare un altro vero immortale…»
Teiris si sedette lì dov’era. «Non ci capisco nulla… la situazione nel mondo sta precipitando. I Draghi Occulti sono senza i loro sovrani, i Draghi Celesti sono ai ferri corti con loro per poter utilizzare l'Artemide… e tutto questo perché? Perché fiutano una nuova guerra su larga scala coi demoni… tutto… tutto sta scivolando inevitabilmente verso la distruzione…» tolse la sua tiara e ci giocò un po' con le mani prima di indossarla di nuovo. «Pensavo… pensavo che Astea coi suoi poteri avesse una qualche speranza di salvare questo mondo… ma… evidentemente non è così…»
«Sarebbe già impossibile per lui salvare se stesso… come pensi che possa salvare il mondo?»
«Perché non usa quello che ha per il bene di tutti? Mustis, che ha il potere per ucciderlo, non vuole farlo? Perché non collabora?»
Wein guardò storto Teiris che si voltò. «Non provare a dirgli una cosa simile… sarebbe capace di farti volare la testa prima ancora che te ne accorga.»
Gli occhi di Teiris divennero liquidi «Io… non conto proprio nulla per lui?»
Wein distolse lo sguardo «È sempre stato così… lui rimorchiava le donne… io ci provavo ma non me la davano mai…»
Teiris si voltò nuovamente senza aver capito bene quello che aveva detto.
«Su su…» si affrettò lui a correggersi, «Astea… non credo sia l’uomo che fa per te. Se ci stai così male è perché ti piace e non potevi scegliere peggio...»
«È tanto difficile per voi maschi capire quando una ragazza vuole semplicemente bene a una persona invece che amarla?»
Wein si grattò il mento. «No beh… non è difficilissimo… il fatto è che riguardo a te sono sicuro. Tu vorresti averlo tutto per te. Vorresti che fosse solo il tizio che va a fuoco, che mangia un sacco e fa l’imbecille… ma Astea non è così… è molto di più… e tutto il resto che c’è riuscirebbe a fare impallidire persino la coscienza di un demone…»
Teiris si alzò in piedi. «Basta Wein… voglio che lui diventi sempre come è quando è calmo. Un modo dovrà pure esserci… Astea non mi da l’idea di cercare tante alternative a quelle che non siano una morte cruenta…»
«È quello che cercavo di spiegarti… forse un modo c’è… ma ho paura che tu possa rimanere coinvolta… è per questo che volevo dirti di abbandonare il gruppo.»
Teiris si bloccò impietrita. «Cosa?»
Ora Wein la guardava seria. Era avvolto di un'aura autorevole e forte. La superò di qualche passo poi si voltò nella sua direzione per continuare. «Hai capito. I tuoi poteri sono interessanti, ma non saresti in grado di dimostrarti abbastanza pronta se ci fosse da fare fuori qualcuno… e poi non è detto che quei poteri funzionino su creature potenti come quelle contro cui voglio trascinare Astea…»
Teiris fissò Wein. «Stai scherzando?» si morse le labbra.
«No...» si rispose da sola.
Lo sguardo della sacerdotessa cambiò.
«Beh io me ne frego di quello che pensi tu. Ho passato la vita a sacrificarmi per qualcosa in cui ho scoperto non valesse la pena credere. Adesso voglio fare di testa mia.»
Teiris sorpassò Wein che si stese per terra, mise mano al banjo e cominciò a suonare una melodia triste.


E così… Noah e Coral si ritrovarono di nuovo sul ponte. Era mattina presto, il demone aveva il turno di pulizia, Noah invece uscì per tuffarsi vestito in mare. Coral lo fissò sistemandosi gli occhiali sul naso, senza capire bene. Poi corse ad affacciarsi pronto per urlare “uomo in mare”, ma Noah stava nuotando come un siluro e riusciva a reggere l’andatura della nave.
Dopo un po’ colò a picco. Coral si sporse ancora più avanti… nulla.
Iniziò a preoccuparsi quando, avvertì un suono bagnaticcio di gocce che cadono da capelli ormai ridivenuti nodosi per l’acqua di mare, si voltò e Noah era dietro di lui.
«Beh? Tutto a posto marmocchio?»
Coral diede qualche colpetto di tosse.
«Ehm… come va Noah?»
«Oh beh… va bene direi… non mi sono mai sentito così…» ci pensò un po' su…«UMIDO…»
Coral tossicchiò divertito.
«Ehm… forse dovresti darti un’asciugata…»
«No no! Mi piace il fresco dell’acqua che evapora!»
Il demone scosse la testa. «Non morirai fra breve giusto?» tagliò corto dopo un po'.
«No, credo di no… che palle tutti con la stessa domanda… a proposito… ho avuto modo di osservarti bene… sei un demone giusto?»
«COME
«Su andiamo! Si vede lontano un miglio! Le mattine stai qua a scopettonare e non ti ho mai visto sudare come si deve!»
Coral mandò giù un malloppo in gola.
«Bleah… chissà che schifezza che hai mandato giù… non è saliva vero?»
Il ragazzo si grattò la testa «Dunque… immagino di sì… cioè… dovrei essere abbastanza verosimile…»
«Capisco… senti se tu sei qua c’è un motivo vero? Ora io non vorrei fare il superiore scassapalle ma vorrei saperlo… quanto basta per capire se devo occuparmi di te o meno…»
«O... occuparti?»
Noah sorrise sereno. «Sì ma… dai che hai capito… mica ho detto “liberarmi di te” ho detto “occuparmi” nel senso che ti terrei d’occhio.» Si rabbuiò. «Non sei un amico di Brynard vero?»
Coral scosse la testa in fretta. «No no! Ho un altro capo…» sorrise «allora, diciamo che per adesso faccio apprendistato da Dante, sono in cerca di un’arma e devo trovare qualcosa per costruirne una mia.»
«Tutto qua?» chiese Noah deluso.
«Beh sì… comunque sono un demone… forse dovresti tenermi d’occhio lo stesso… oppure potrei averti mentito...»
Noah annuì pensoso. «Capisco… senti… e che significa quando parli del “trovare qualcosa” per costruire una tua arma?»
«Beh ecco… il mio “capo”, deve crearmi un’arma ma ha bisogno di una base… un qualcosa di potente su cui costruirla… non deve essere una cosa facile.»
«Beh e tu standotene su questa nave che speri di trovare?»
«Boh non lo so… bottini di guerra?»
«Naah… è difficile… senza contare che quello che si raggranella è di tutti e non sarebbe comunque solo tuo…»
«Capisco… beh sto nei pasticci… non l’avevo mai vista da questo punto di vista… o forse non era il problema principale…»
Noah si sedette a gambe incrociate sul ponte a fumare mentre Coral continuava a lavare per terra.
Dopo un po’ lo bacchettò. «NON COSÌ TANTO, CHE SCHIFO! Suda di meno!»
Coral si passò una manica del vestito sulla fronte. «O… ok!»
Passarono altri cinque minuti e Noah si batté una mano sulla fronte. «Ma certo!»
Coral tornò per bagnare lo straccio nel secchio. «Cosa?»
«Ho trovato il modo per restituirti i favori!»
«Che favori?»
«Oh andiamo! Mi hai salvato la vita quando ero schiavo di Sierra. Se non ci fossi stato tu avrei fatto a pezzi Dante… ok, sarebbe stato bello, ma sarei rimasto schiavo della sventolona… e poi… mi hai salvato anche quando il castello stava collassando ed ero ubriaco… per non parlare del fatto che senza di te non so quando sarei riuscito a ritornare sulla nave…»
«Eh… beh, messa così, pare che io abbia fatto molto per te…»
«Già già… e io ho trovato il modo per farti fare l'arma!» Così dicendo estrasse da dietro la schiena il vaso-bottiglia con dentro il sangue di Sierra.
«Arma? Ma che diavolo»
«TA-DAAN!» gridò Noah.
«Ta-daan cosa?»
«Ecco qua! Questo sangue è molto potente! È una delle cose più potenti di questa terra! Il sangue di un vampiro antico che è stato in grado anche di salvarmi da una malattia che nessuna magia avrebbe mai potuto sanare! L'ultimo vampiro dei tempi antichi!»
«Ma… salvarti? Cioè… non ti serve per rimanere vivo allora?»
«Oh via! Goccia più goccia meno non farà la differenza! Sarà una settimana di pioggia che mi perderò!»
Noah era incontenibile quando era di buon umore e i due iniziarono a ridere di gusto.
«Al lavoro Coral!» gridò Shepard salito sul ponte.
Il ragazzo si rimise a lavare con più forza di prima…
Quando tornò dalle parti di Noah gli rivolse di nuovo la parola. Il tizio nodoso si stava finendo la sigaretta, in pace col mondo.
«Noah… grazie… lo fai perché sono un demone e non vuoi avere conti in sospeso con me?»
Noah per poco non perse la sigaretta di bocca.
«Che? Ma va là! Lo faccio perché sei un amico… sì insomma… un tipo a posto.»
Coral scrollò le spalle e riprese a lavare… ma era… contento.

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