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Coral apparve nella magione di Enid colto da una frenesia
propria di chi è riuscito in un grande colpo.
Senza pensarci su troppo entrò nella sala del trono della Tessitrice.
La porta reagì alla sua presenza aprendo la sua vista su una strana
configurazione di capelli blu, bianco e biondi.
Erano passati alcuni giorni dall'ultima volta che era stato nel castello.
Forse aveva passato troppo tempo con gli umani... ma... si sentì
geloso di Enid. Probabilmente per quei due Demoni Sovrani, lei e Brynard,
la cosa era un passatempo come un altro ma lui per la prima volta era
irritato.
Fece per andarsene ma Enid lo chiamò disincagliandosi dalle braccia
di Brynard.
Il Demone Sovrano scomparve stizzito con una bestemmia soffiata fra i
denti.
«Coral!»
«Ehm...sì?»
Enid non si mosse dal trono e Coral si ritrovò inspiegabilmente
a camminare verso di lei.
«Hai per caso delle novità esaltanti che motivassero un tuo
arrivo a palazzo così irruento?»
Coral rimase immobilizzato per un po', poi dentro di sé trovò
la forza di spiegarle il motivo della sua irruzione.
«Si capo!» disse entusiasta riprendendo il controllo.
Ormai era a pochi metri da lei.
Alzò il palmo della mano destra verso l'alto e su di esso comparve,
sospesa a mezz'aria, una goccia di sangue.
Enid aguzzò immediatamente la vista e Coral se la ritrovò
addosso. Gli cingeva la mano con le sue. Tintinnio di bracciali e profumo
inebriante.
Lei lo fissò dritto negli occhi e lui deglutì.
«Sierra?» domandò.
Lui sorrise fiero «Eh già!»
Enid apparve nella residenza del Guardiano nel bel mezzo dello sterminato
deserto che occupava il centro esatto del continente di Aman, colta dalla
frenesia tipica di chi ha trovato il tassello mancante del puzzle.
«Kaviel!» gridò.
Il Demone Sovrano non era nella sala del trono. La dark lady si concentrò
sulla sua presenza e lo raggiunse, era nei sotterranei.
Una creatura orripilante alta forse più di trenta metri, dalla
forma umanoide e cosparsa di orribili placche ossee stava strappando la
testa a morsi a un altro bestione colossale le cui ali si divincolavano
febbrilmente.
Quando il Guardiano si voltò verso di lei le due creature divennero
di sabbia e svanirono nel nulla.
Enid rimase un po' interdetta.
«Sì?» domandò Kaviel sorridente.
Un bambino, un bambino che giocava coi suoi balocchi.
Enid si grattò distrattamente il collo, poi si ricordò del
motivo della visita.
«Coral c'è riuscito! Ha trovato la base per la sua nuova
arma!» disse entusiasta.
«Davvero?» anche Kaviel era incuriosito... sembrava che la
cosa fosse molto più interessante dei suoi mostri.
«Fammi vedere!» corse da lei mentre Enid faceva comparire
la goccia del sangue di Sierra.
«Oh! Meraviglioso! Meraviglioso davvero!» esclamò «Ah
quanto mi piace questo Coral!»
Dante era immerso nello studio di una carta molto dettagliata delle coste
di Ithos.
Shepard segnava con un compasso alcune zone, stavano elaborando il modo
migliore per allontanarsi dal porto col minimo dispendio di energie magiche.
C'erano tante cose che Dante sapeva fare meglio di pelare le patate e
Shepard se n'era accorto subito indirizzandolo verso qualcosa di più
utile per l'equipaggio.
Gli occhi di Dante si fermarono dove una piccola x indicava
la dimora di Sierra... il suo sguardo scese lungo il continente di Aman
fino al deserto di Cleiral dove risiedeva la torre di Tabata, visitabile
dai mortali solo durante le eclissi ma. per lui, solo la notte, prima
che litigasse anche con lei...
«Chérie,
sei troppo indeciso» disse soffice una voce femminile.
«Dicono che la morte sia una bella donna... io non parlerei di indecisione
»
«Le tue scelte verso le donne sono discutibili, Dante. Però
la morte non potrà morire di nuovo, ti risparmierai un dolore.»
«Già... e poi credo che la morte di giorno non arrivi a pesare
svariati quintali... potrei sfruttare al meglio la relazione...»
«Sei crudele, chérie. Terribilmente crudele. Ti spezzerò
le gambe la prossima volta. Sei così irritante...»
«Gli specchi non sono crudeli, lo sono coloro che vi si vedono riflessi.»
«Crudele è il giorno, con la sua luce. Crudeli sono le tue
labbra che lasciano sfuggire la cattiveria che hai nel cuore. Riversa
le tue paure su chi se le merita, Dante, non su Tabata.»
«Crudeli sono il tempo, con le sue ore, crudele il suo sangue un
tempo vivo, un sangue che si lasciò sfuggire tutto di mano. Crudele
è chi lo istigò. Non ricordarmi delle crudeltà in
questo luogo sacro che sfugge al tempo, alla vita e a Lui.»
«E allora tu non ricordarmi cos'è celato in me come se ne
avessi colpa. Non ti accanire su ciò che non posso controllare.
Non sfidarmi su ricordi dolorosi e io non sfiderò te su ciò
che ti distrugge.»
«Comprendo che qui non esista il tempo ma se non sbaglio foste voi
a cominciare mia cara Tabata... a ogni modo è stato imperdonabile
da parte mia venir qui a scatenare l'odio... mi chiedo se potrete mai
perdonarmi» il drago si inchinò.
«Non posso odiarti e questa è già una condanna Dante.
Se non ti concedessi nemmeno il perdono, probabilmente impazzirei.»
«Una condanna che renderà le ore che mancano all'alba una
deliziosa tortura... vi ringrazio.»
Si scosse. Shepard lo stava chiamando. Erano arrivati a tracciare una
rotta relativamente tranquilla.
Quella notte fu forse la prima notte tranquilla che Teiris ebbe da quando
viaggiava con Astea.
Manoa non fece domande quando sintrufolò nella tenda. La
fece sdraiare accanto a lei e le mollò semplicemente una pacca
sulla spalla.
Non disse altro.
E Teiris prese sonno, dopo un po'.
La notte era silenziosa e anche i grilli avevano deciso di piantarla col
loro abituale caos...
Quando Wein rientrò in tenda Astea dormiva già della grossa.
Era raggomitolato al suo cuscino costituito dal suo cappotto appallottolato.
Aveva un'aria così... innocente.
Wein scosse la testa.
Si cambiò. Poi cadde in un lungo sonno senza sogni. Fu uno dei
rari momenti in cui non era assalito dal senso di colpa... e dal rimorso.
Astea si svegliò, era notte fonda.
Si girò meglio sulla schiena, tolse il telo che lo separava da
terra ed estrasse dal posto dove aveva poggiato la testa un pezzo di legno
duro come roccia storto e scomodo. Il suo sopracciglio sobbalzò
scosso dai tic mentre si massaggiava il collo.
Wein dormiva. Avvertì nell'aria le orecchie facevano su e giù
seguendo il ritmo regolare del petto.
Scosse la testa e uscì.
Non era granché diverso svegliarsi dato che continuava a non vedere
nulla, anche se era in grado di leggere ciò che lo circondava.
Era come un sogno... ma da cosciente, quando aveva gli incubi in cui gli
sembrava di essere sveglio, non era in grado di dire se era realmente
sveglio o meno per ore. Darsi un pizzico non bastava.
Arrivò in prossimità del fuoco, era sopito, ne sentiva il
calore sui polpastrelli e sulle guance.
Sentì una mano che gli dava qualche pacca.
Si voltò e la vide, Etrom.
Era strano vedere la Morte. Tutto intorno rimaneva oscuro e lei navigava
in quell'oscurità con una naturalezza fuori dal comune. Si sentiva
smarrito... solo per qualche attimo, la vedeva nitida... poi diveniva
sfocata... e poi la vedeva di nuovo. Quegli occhi divenuti rossi nei quali
sembravano brillare delle fiamme. Quella veste grottesca e quella falce
che profumava di sangue.
Le pacche sulla schiena continuavano, lei lo stava... "spegnendo".
«Ehm...se eviti di piazzarti in mezzo al bivacco forse eviterai
di andare a fuoco le prossime volte...» disse lei sorridente.
Astea si tuffò le mani nei capelli. «ARGH! VADO A FUOCO!»
Fece per iniziare a correre ma lei lo bloccò afferrandolo per un
braccio. «Fermati idiota, sei spento! Ci ho pensato io!»
«Ah... grazie...» bofonchiò Astea mettendosi seduto.
Un po' di sangue riprese a zampillare da una spalla che si era riattaccata
male ma smise quasi subito.
Etrom si sedette davanti a lui.
«Che strano essere salvati dalla morte...»
«Andiamo... non saresti morto... se sei veramente il Fante Oscuro
nessuna causa che non sia il volere di un immortale può ucciderti.
Dico bene?»
Astea annuì distratto. «Beh magari se TU mi spingessi
nel fuoco potresti uccidermi... forse la maledizione non funzionerebbe...»
Etrom si grattò la testa risistemandosi poi il cappello da giullare.
«Non credo sia così facile... forse dovrei usare la mia falce
per ottenere qualche risultato apprezzabile...»
«Dici?»
«Penso di sì...»
Astea prese un rametto e iniziò a smuovere le braci. Non vedeva
nulla ma sapeva esattamente come era fatto tutto ciò che lo circondava.
«Mi chiedo come fai a camminare sul fuoco con i sensi che hai...»
«Che?»
«Sì insomma... dovresti capire dov'è il fuoco... dovresti
anche capire quando vai a fuoco ben prima di accenderti...»
Astea sorrise. «Boh... sarà l'abitudine...»
Etrom scrollò le spalle rinunciando a ricevere una risposta sensata.
«Sei qui per la mia morte?» domandò il ragazzo.
«No... sono in pausa. Stanotte non muore nessuno e così sono
venuta a farti una visita...»
«Grazie» sorrise lui. Etrom... o forse avrebbe dovuto dire
Sofìa... non era cambiata. L'immortalità, l'essenza demoniaca...
non aveva fatto altro che arrestare il tempo a quando l'aveva persa. Rendendola
ancora più bella.
Un peccato, che lei non ricordasse nulla.
«Senti Astea... se tu sei il Fante Oscuro, adesso ho ben chiaro
perché non posso ucciderti...»
«Ovvero?»
«Beh... c'è una specie di divieto... nessun demone può
toccarti per nessun motivo. Il Guardiano non mi aveva mai raccontato la
tua storia... quando seppe che ti avevo incontrato mi disse semplicemente
che non dovevi morire... non avevo pensato che tu e il Fante foste la
stessa persona... anche se in effetti è una cosa parecchio strana
che un mortale sia "protetto dai demoni"...»
«Mortale? Protetto dai demoni? Mi sa che
non hai ancora granché chiare le idee in testa cara Morte...»
«Beh... senti... il mio capo non ne vuole sapere di dirmi cosa c'è
dietro. Tu, te la sentiresti?»
Astea la guardò, Etrom ebbe l'impressione di vedere il riflesso
delle pupille di lui divenire appena colorato di castano, probabilmente
fu solo unimpressione, quegli occhi erano grigi, quasi bianchi,
specialmente di notte.
«No, non posso raccontarti nulla.»
«E perché? Andiamo! È un sacco di tempo che ci conosciamo!»
Astea si grattò la testa. «Dico io ma è possibile
che adesso sia tu a farmi certi discorsi?! E poi se il tuo capo non te
ne ha parlato perché dovrei farlo io che non sono nemmeno un tuo
parente lontano?»
«Parente? Mi sa che anche tu hai poco chiara la situazione dei demoni»
sorrise lei.
Astea scosse la testa. «Io invece credo di saperne di più
di tanti altri... dimmi... che fine ha fatto Ghorost?»
«Ghorost? La macchina da morte di Brynard? Come fai a conoscerla?»
«Ho fatto una domanda...» disse lui tamburellando con una
mano sul ginocchio.
«Beh... non so... schiaccia... distrugge... le solite cose...»
«Ah quindi sta bene...»
«Beh direi di sì...»
«Lo sai che una volta io ci ho combattuto? Cioè...»
si corresse, «ci ho combattuto diverse volte ma l'ultima volta è
stato un duello uno contro uno!»
Gli occhi di Etrom divennero più grandi «Come?»
«Sì sì! Ho combattuto con lui in unarena tutta
ghiacciata, gli ho anche dato una capocciata... avresti dovuto sentire
come si sono infiammati i demoni che erano lì... ero partito come
sfavorito e avevo tutto il pubblico contro ma, quando hanno visto che
gli tenevo testa, hanno cominciato a fare il tifo per me!» Si batté
un pugno sul petto.
«CAVOLO! Un uomo all'Arena di Ghaiccio! Ma davvero sei in
grado di tenere testa a Ghorost? È incredibile!»
«Beh... probabilmente adesso non avrebbe speranze... non riuscirebbe
neanche a sfiorarmi... sarebbe solo da vedere se l'alabarda è ancora
in grado di scalfire quella corazza...»
«Wow sei sicuro di te vero?»
«Abbastanza... anche se trecento anni fa avrei potuto spazzare via
una città con un fendente... adesso invece...»
«Come mai?»
«Tempo fa ero molto potente, ma non sapevo controllare bene i poteri...
poi, dopo una serie di cazzi, avevo quasi imparato a controllarmi e mi
era stato insegnato anche a combattere... solo che poi ho ricevuto una
specie di sigillo e ora non riesco più a rendere come una
volta... »
«Cioè il Fante Oscuro non è all'altezza di com'era
prima?»
«Il Fante Oscuro non ha mai avuto il potere pieno che avevo prima...
diciamo però che adesso la mia tecnica è perfetta...»
«Tecnica?»
«Già... trecento anni di allenamento erano quello
che mi serviva per diventare più bravo di chiunque altro...»
Etrom si portò una mano sulle labbra rosso fuoco. «Già...
mi era parso che tu usassi una tecnica di combattimento strana... sembra
che quell'alabarda ti serva per orientarti... e poi è come se fossi
circondato da una strana musica quando combatti lo sai?»
«Sì... è una musica di morte...» sorrise lui.
Lei sospirò.
«Beh... grazie....» disse Etrom dopo un po'.
«Di cosa?»
«Non avrai voluto rivelarmi tutto ma, ora, ho un bel po' di informazioni
in più... indagherò» era sicura di sé. Lo sguardo
fermo.
«Non troverai informazioni su quello scontro con Ghorost. I presenti
non potrebbero rivelare nulla nemmeno sotto tortura... sai com'è...
le precauzioni che si prendono per i grandi eventi sportivi...»
Lei si alzò in piedi e mise le mani avanti. «Eh no! Basta
indizi sennò poi non mi diverto!»
«Buonanotte Nives...» disse lui.
Lei gli aveva già voltato le spalle ma ebbe una specie di indecisione.
«Buonanotte Astea... stammi bene.»
Petrified Eyes Special Parte I
Bene, visto che l'episodio è un po' più corto del solito
sotto con un altro magnifico special in due puntate!! Non vedevate lora
eh?
Incollo qui di seguito una conversazione con Cheyenne che è sfociata
nel proverbiale Puzzo di Noah. Un'altra precisazione. Per
qualche imperscrutabile motivo Cheyenne vuole che Noah finisca con Ridley
e non manca di ribadirlo nella conversazione.
Cheyenne: No, l'alternative da fumetto/manga/anime/romanzo è perfettamente
efebico e perfetto anatomicamente. Lo strabismo non è contemplato.
Non ho niente contro gli strabici, ma la prima regola delle storie dice
che:
Il personaggio è sempre bello, non puzza mai e, anche se cade nel
fango, non sarà affatto sporco, avrà piuttosto sensuali
segni di fango sulle guance.
Scrittore: ... sensuali segni di fango... fico... ora farò puzzare
Noah come un caprone, cadrà nel fango e rimarrà imbrattato
come un maiale... e lo faccio pure diventare strabico per una tranvata
che gli da Eliel... BWHAHAHAHHAHAHA
Noah: BWHAHAHAHAHAHHAHA
Cheyenne: Contravvenire alla Prima Regola Sacra?
Humm... coraggioso.
Scrittore: Eh eh Noah già è nodoso e si lava nell'acqua
di mare; quindi puzza, glielo dice Rid
... Ridley non può stare con uno che puzza
Cheyenne: Sì però Astea rientra perfettamente nel canone
del protagonista:
- passato tormentato
- bello e impossibile
- l'invalidità lo rende anche fragile
- ha una doppia natura che lo rende oscuro e tenero insieme.
Scrittore: passi il passato tormentato ma il bello e impossibile? La cecità
è stata ampiamente spiegata... e comunque è un figlio di
puttana, non è oscuro!
Cheyenne: Ridley può stare con uno che puzza perché lei,
capitano di nave, puzza quanto lui in realtà.
Non si dice perché pare brutto, ma secondo me non profuma nemmeno
lei.
Scrittore: NO ARGH! RIDLEY NON PUO PUZZARE!
Cheyenne: E poi si sa che il figlio di puttana attira!!
Rid non si dice che puzza, ma a rigor di logica dovrebbe.
Dubito che sprechi acqua dolce per farsi il bagno mentre sono in nave.
Sarebbe un pessimo capitano.
Scrittore: Hornblower faceva il bagno nudo ogni giorno sulla nave... ehm
si magari Rid la crea con qualche formula! *tiè!*
anzi glielo faccio fare nel prossimo capitolo!
Cheyenne: ahahahahahhah
Quindi potrebbe farci lavare anche Noah, lui non puzzerebbe più
e lei non farebbe fatica a starci insieme.
Scrittore: ... ma... e che gli fa il bagnetto?
Cheyenne: No, si ripete la scena di Lilith
Noah: L'ultima volta che ho fatto un bagno così, poi mi hanno fatto
re e mi sono sposato col medico che mi aveva fatto lavare.
Ridley: Allora resta sudicio, ho altro da fare io che sposare te!
Scrittore: BWHAHAHAHHHASHAHAHAH
Ridley: Noah allora te la dai una lavata?
Noah: E COME FACCIO! L'ACQUA È CALDA!
Ridley: COME CALDA!
Noah: CERTO! SE VA SOTTO GLI ZERO GRADI DIVENTA GHIACCIO, QUINDI È
CALDA!
Rid: Oh santo cielo!
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