Settantesimo Episodio: La Descrizione di un Attimo


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Coral apparve nella magione di Enid colto da una frenesia propria di chi è riuscito in un grande colpo.
Senza pensarci su troppo entrò nella sala del trono della Tessitrice. La porta reagì alla sua presenza aprendo la sua vista su una strana configurazione di capelli blu, bianco e biondi.
Erano passati alcuni giorni dall'ultima volta che era stato nel castello. Forse aveva passato troppo tempo con gli umani... ma... si sentì geloso di Enid. Probabilmente per quei due Demoni Sovrani, lei e Brynard, la cosa era un passatempo come un altro ma lui per la prima volta era irritato.
Fece per andarsene ma Enid lo chiamò disincagliandosi dalle braccia di Brynard.
Il Demone Sovrano scomparve stizzito con una bestemmia soffiata fra i denti.
«Coral!»
«Ehm...sì?»
Enid non si mosse dal trono e Coral si ritrovò inspiegabilmente a camminare verso di lei.
«Hai per caso delle novità esaltanti che motivassero un tuo arrivo a palazzo così irruento?»
Coral rimase immobilizzato per un po', poi dentro di sé trovò la forza di spiegarle il motivo della sua irruzione.
«Si capo!» disse entusiasta riprendendo il controllo.
Ormai era a pochi metri da lei.
Alzò il palmo della mano destra verso l'alto e su di esso comparve, sospesa a mezz'aria, una goccia di sangue.
Enid aguzzò immediatamente la vista e Coral se la ritrovò addosso. Gli cingeva la mano con le sue. Tintinnio di bracciali e profumo inebriante.
Lei lo fissò dritto negli occhi e lui deglutì.
«Sierra?» domandò.
Lui sorrise fiero «Eh già!»


Enid apparve nella residenza del Guardiano nel bel mezzo dello sterminato deserto che occupava il centro esatto del continente di Aman, colta dalla frenesia tipica di chi ha trovato il tassello mancante del puzzle.
«Kaviel!» gridò.
Il Demone Sovrano non era nella sala del trono. La dark lady si concentrò sulla sua presenza e lo raggiunse, era nei sotterranei.
Una creatura orripilante alta forse più di trenta metri, dalla forma umanoide e cosparsa di orribili placche ossee stava strappando la testa a morsi a un altro bestione colossale le cui ali si divincolavano febbrilmente.
Quando il Guardiano si voltò verso di lei le due creature divennero di sabbia e svanirono nel nulla.
Enid rimase un po' interdetta.
«Sì?» domandò Kaviel sorridente.
Un bambino, un bambino che giocava coi suoi balocchi.
Enid si grattò distrattamente il collo, poi si ricordò del motivo della visita.
«Coral c'è riuscito! Ha trovato la base per la sua nuova arma!» disse entusiasta.
«Davvero?» anche Kaviel era incuriosito... sembrava che la cosa fosse molto più interessante dei suoi mostri.
«Fammi vedere!» corse da lei mentre Enid faceva comparire la goccia del sangue di Sierra.
«Oh! Meraviglioso! Meraviglioso davvero!» esclamò «Ah quanto mi piace questo Coral!»


Dante era immerso nello studio di una carta molto dettagliata delle coste di Ithos.
Shepard segnava con un compasso alcune zone, stavano elaborando il modo migliore per allontanarsi dal porto col minimo dispendio di energie magiche.
C'erano tante cose che Dante sapeva fare meglio di pelare le patate e Shepard se n'era accorto subito indirizzandolo verso qualcosa di più utile per l'equipaggio.
Gli occhi di Dante si fermarono dove una piccola “x” indicava la dimora di Sierra... il suo sguardo scese lungo il continente di Aman fino al deserto di Cleiral dove risiedeva la torre di Tabata, visitabile dai mortali solo durante le eclissi ma. per lui, solo la notte, prima che litigasse anche con lei...

«Chérie, sei troppo indeciso» disse soffice una voce femminile.
«Dicono che la morte sia una bella donna... io non parlerei di indecisione…»
«Le tue scelte verso le donne sono discutibili, Dante. Però la morte non potrà morire di nuovo, ti risparmierai un dolore.»
«Già... e poi credo che la morte di giorno non arrivi a pesare svariati quintali... potrei sfruttare al meglio la relazione...»
«Sei crudele, chérie. Terribilmente crudele. Ti spezzerò le gambe la prossima volta. Sei così irritante...»
«Gli specchi non sono crudeli, lo sono coloro che vi si vedono riflessi.»
«Crudele è il giorno, con la sua luce. Crudeli sono le tue labbra che lasciano sfuggire la cattiveria che hai nel cuore. Riversa le tue paure su chi se le merita, Dante, non su Tabata.»
«Crudeli sono il tempo, con le sue ore, crudele il suo sangue un tempo vivo, un sangue che si lasciò sfuggire tutto di mano. Crudele è chi lo istigò. Non ricordarmi delle crudeltà in questo luogo sacro che sfugge al tempo, alla vita e a Lui.»
«E allora tu non ricordarmi cos'è celato in me come se ne avessi colpa. Non ti accanire su ciò che non posso controllare. Non sfidarmi su ricordi dolorosi e io non sfiderò te su ciò che ti distrugge.»
«Comprendo che qui non esista il tempo ma se non sbaglio foste voi a cominciare mia cara Tabata... a ogni modo è stato imperdonabile da parte mia venir qui a scatenare l'odio... mi chiedo se potrete mai perdonarmi» il drago si inchinò.
«Non posso odiarti e questa è già una condanna Dante. Se non ti concedessi nemmeno il perdono, probabilmente impazzirei.»
«Una condanna che renderà le ore che mancano all'alba una deliziosa tortura... vi ringrazio.»



Si scosse. Shepard lo stava chiamando. Erano arrivati a tracciare una rotta relativamente tranquilla.


Quella notte fu forse la prima notte tranquilla che Teiris ebbe da quando viaggiava con Astea.
Manoa non fece domande quando s’intrufolò nella tenda. La fece sdraiare accanto a lei e le mollò semplicemente una pacca sulla spalla.
Non disse altro.
E Teiris prese sonno, dopo un po'.
La notte era silenziosa e anche i grilli avevano deciso di piantarla col loro abituale caos...
Quando Wein rientrò in tenda Astea dormiva già della grossa.
Era raggomitolato al suo cuscino costituito dal suo cappotto appallottolato. Aveva un'aria così... innocente.
Wein scosse la testa.
Si cambiò. Poi cadde in un lungo sonno senza sogni. Fu uno dei rari momenti in cui non era assalito dal senso di colpa... e dal rimorso.

Astea si svegliò, era notte fonda.
Si girò meglio sulla schiena, tolse il telo che lo separava da terra ed estrasse dal posto dove aveva poggiato la testa un pezzo di legno duro come roccia storto e scomodo. Il suo sopracciglio sobbalzò scosso dai tic mentre si massaggiava il collo.
Wein dormiva. Avvertì nell'aria le orecchie facevano su e giù seguendo il ritmo regolare del petto.
Scosse la testa e uscì.
Non era granché diverso svegliarsi dato che continuava a non vedere nulla, anche se era in grado di leggere ciò che lo circondava. Era come un sogno... ma da cosciente, quando aveva gli incubi in cui gli sembrava di essere sveglio, non era in grado di dire se era realmente sveglio o meno per ore. Darsi un pizzico non bastava.
Arrivò in prossimità del fuoco, era sopito, ne sentiva il calore sui polpastrelli e sulle guance.
Sentì una mano che gli dava qualche pacca.
Si voltò e la vide, Etrom.
Era strano vedere la Morte. Tutto intorno rimaneva oscuro e lei navigava in quell'oscurità con una naturalezza fuori dal comune. Si sentiva smarrito... solo per qualche attimo, la vedeva nitida... poi diveniva sfocata... e poi la vedeva di nuovo. Quegli occhi divenuti rossi nei quali sembravano brillare delle fiamme. Quella veste grottesca e quella falce che profumava di sangue.
Le pacche sulla schiena continuavano, lei lo stava... "spegnendo".
«Ehm...se eviti di piazzarti in mezzo al bivacco forse eviterai di andare a fuoco le prossime volte...» disse lei sorridente.
Astea si tuffò le mani nei capelli. «ARGH! VADO A FUOCO
Fece per iniziare a correre ma lei lo bloccò afferrandolo per un braccio. «Fermati idiota, sei spento! Ci ho pensato io!»
«Ah... grazie...» bofonchiò Astea mettendosi seduto. Un po' di sangue riprese a zampillare da una spalla che si era riattaccata male ma smise quasi subito.
Etrom si sedette davanti a lui.
«Che strano essere salvati dalla morte...»
«Andiamo... non saresti morto... se sei veramente il Fante Oscuro nessuna causa che non sia il volere di un immortale può ucciderti. Dico bene?»
Astea annuì distratto. «Beh magari se TU mi spingessi nel fuoco potresti uccidermi... forse la maledizione non funzionerebbe...»
Etrom si grattò la testa risistemandosi poi il cappello da giullare. «Non credo sia così facile... forse dovrei usare la mia falce per ottenere qualche risultato apprezzabile...»
«Dici?»
«Penso di sì...»
Astea prese un rametto e iniziò a smuovere le braci. Non vedeva nulla ma sapeva esattamente come era fatto tutto ciò che lo circondava.
«Mi chiedo come fai a camminare sul fuoco con i sensi che hai...»
«Che?»
«Sì insomma... dovresti capire dov'è il fuoco... dovresti anche capire quando vai a fuoco ben prima di “accenderti”...»
Astea sorrise. «Boh... sarà l'abitudine...»
Etrom scrollò le spalle rinunciando a ricevere una risposta sensata.
«Sei qui per la mia morte?» domandò il ragazzo.
«No... sono in pausa. Stanotte non muore nessuno e così sono venuta a farti una visita...»
«Grazie» sorrise lui. Etrom... o forse avrebbe dovuto dire Sofìa... non era cambiata. L'immortalità, l'essenza demoniaca... non aveva fatto altro che arrestare il tempo a quando l'aveva persa. Rendendola ancora più bella.
Un peccato, che lei non ricordasse nulla.
«Senti Astea... se tu sei il Fante Oscuro, adesso ho ben chiaro perché non posso ucciderti...»
«Ovvero?»
«Beh... c'è una specie di divieto... nessun demone può toccarti per nessun motivo. Il Guardiano non mi aveva mai raccontato la tua storia... quando seppe che ti avevo incontrato mi disse semplicemente che non dovevi morire... non avevo pensato che tu e il Fante foste la stessa persona... anche se in effetti è una cosa parecchio strana che un mortale sia "protetto dai demoni"...»
«”Mortale”? “Protetto dai demoni”? Mi sa che non hai ancora granché chiare le idee in testa cara Morte...»
«Beh... senti... il mio capo non ne vuole sapere di dirmi cosa c'è dietro. Tu, te la sentiresti?»
Astea la guardò, Etrom ebbe l'impressione di vedere il riflesso delle pupille di lui divenire appena colorato di castano, probabilmente fu solo un’impressione, quegli occhi erano grigi, quasi bianchi, specialmente di notte.
«No, non posso raccontarti nulla.»
«E perché? Andiamo! È un sacco di tempo che ci conosciamo!»
Astea si grattò la testa. «Dico io ma è possibile che adesso sia tu a farmi certi discorsi?! E poi se il tuo capo non te ne ha parlato perché dovrei farlo io che non sono nemmeno un tuo parente lontano?»
«Parente? Mi sa che anche tu hai poco chiara la situazione dei demoni» sorrise lei.
Astea scosse la testa. «Io invece credo di saperne di più di tanti altri... dimmi... che fine ha fatto Ghorost?»
«Ghorost? La macchina da morte di Brynard? Come fai a conoscerla?»
«Ho fatto una domanda...» disse lui tamburellando con una mano sul ginocchio.
«Beh... non so... schiaccia... distrugge... le solite cose...»
«Ah quindi sta bene...»
«Beh direi di sì...»
«Lo sai che una volta io ci ho combattuto? Cioè...» si corresse, «ci ho combattuto diverse volte ma l'ultima volta è stato un duello uno contro uno!»
Gli occhi di Etrom divennero più grandi «Come?»
«Sì sì! Ho combattuto con lui in un’arena tutta ghiacciata, gli ho anche dato una capocciata... avresti dovuto sentire come si sono infiammati i demoni che erano lì... ero partito come sfavorito e avevo tutto il pubblico contro ma, quando hanno visto che gli tenevo testa, hanno cominciato a fare il tifo per me!» Si batté un pugno sul petto.
«CAVOLO! Un uomo all'Arena di Ghaiccio! Ma davvero sei in grado di tenere testa a Ghorost? È incredibile!»
«Beh... probabilmente adesso non avrebbe speranze... non riuscirebbe neanche a sfiorarmi... sarebbe solo da vedere se l'alabarda è ancora in grado di scalfire quella corazza...»
«Wow sei sicuro di te vero?»
«Abbastanza... anche se trecento anni fa avrei potuto spazzare via una città con un fendente... adesso invece...»
«Come mai?»
«Tempo fa ero molto potente, ma non sapevo controllare bene i poteri... poi, dopo una serie di cazzi, avevo quasi imparato a controllarmi e mi era stato insegnato anche a combattere... solo che poi ho ricevuto una specie di sigillo e ora non riesco più a “rendere come una volta”... »
«Cioè il Fante Oscuro non è all'altezza di com'era prima?»
«Il Fante Oscuro non ha mai avuto il potere pieno che avevo prima... diciamo però che adesso la mia tecnica è perfetta...»
«Tecnica?»
«Già... trecento anni di “allenamento” erano quello che mi serviva per diventare più bravo di chiunque altro...»
Etrom si portò una mano sulle labbra rosso fuoco. «Già... mi era parso che tu usassi una tecnica di combattimento strana... sembra che quell'alabarda ti serva per orientarti... e poi è come se fossi circondato da una strana musica quando combatti lo sai?»
«Sì... è una musica di morte...» sorrise lui.
Lei sospirò.
«Beh... grazie....» disse Etrom dopo un po'.
«Di cosa?»
«Non avrai voluto rivelarmi tutto ma, ora, ho un bel po' di informazioni in più... indagherò» era sicura di sé. Lo sguardo fermo.
«Non troverai informazioni su quello scontro con Ghorost. I presenti non potrebbero rivelare nulla nemmeno sotto tortura... sai com'è... le precauzioni che si prendono per i “grandi eventi sportivi”...»
Lei si alzò in piedi e mise le mani avanti. «Eh no! Basta indizi sennò poi non mi diverto!»
«Buonanotte Nives...» disse lui.
Lei gli aveva già voltato le spalle ma ebbe una specie di indecisione.
«Buonanotte Astea... stammi bene.»


Petrified Eyes Special Parte I

Bene, visto che l'episodio è un po' più corto del solito sotto con un altro magnifico special in due puntate!! Non vedevate l’ora eh?
Incollo qui di seguito una conversazione con Cheyenne che è sfociata nel proverbiale “Puzzo di Noah”. Un'altra precisazione. Per qualche imperscrutabile motivo Cheyenne vuole che Noah finisca con Ridley e non manca di ribadirlo nella conversazione.

Cheyenne: No, l'alternative da fumetto/manga/anime/romanzo è perfettamente efebico e perfetto anatomicamente. Lo strabismo non è contemplato.
Non ho niente contro gli strabici, ma la prima regola delle storie dice che:
Il personaggio è sempre bello, non puzza mai e, anche se cade nel fango, non sarà affatto sporco, avrà piuttosto sensuali segni di fango sulle guance.
Scrittore: ... sensuali segni di fango... fico... ora farò puzzare Noah come un caprone, cadrà nel fango e rimarrà imbrattato come un maiale... e lo faccio pure diventare strabico per una tranvata che gli da Eliel... BWHAHAHAHHAHAHA
Noah: BWHAHAHAHAHAHHAHA
Cheyenne: Contravvenire alla Prima Regola Sacra?
Humm... coraggioso.
Scrittore: Eh eh Noah già è nodoso e si lava nell'acqua di mare; quindi puzza, glielo dice Rid
... Ridley non può stare con uno che puzza
Cheyenne: Sì però Astea rientra perfettamente nel canone del protagonista:
- passato tormentato
- bello e impossibile
- l'invalidità lo rende anche fragile
- ha una doppia natura che lo rende oscuro e tenero insieme.
Scrittore: passi il passato tormentato ma il bello e impossibile? La cecità è stata ampiamente spiegata... e comunque è un figlio di puttana, non è oscuro!
Cheyenne: Ridley può stare con uno che puzza perché lei, capitano di nave, puzza quanto lui in realtà.
Non si dice perché pare brutto, ma secondo me non profuma nemmeno lei.
Scrittore: NO ARGH! RIDLEY NON PUO PUZZARE!
Cheyenne: E poi si sa che il figlio di puttana attira!!
Rid non si dice che puzza, ma a rigor di logica dovrebbe.
Dubito che sprechi acqua dolce per farsi il bagno mentre sono in nave. Sarebbe un pessimo capitano.
Scrittore: Hornblower faceva il bagno nudo ogni giorno sulla nave... ehm si magari Rid la crea con qualche formula! *tiè!*
anzi glielo faccio fare nel prossimo capitolo!
Cheyenne: ahahahahahhah
Quindi potrebbe farci lavare anche Noah, lui non puzzerebbe più e lei non farebbe fatica a starci insieme.
Scrittore: ... ma... e che gli fa il bagnetto?
Cheyenne: No, si ripete la scena di Lilith
Noah: L'ultima volta che ho fatto un bagno così, poi mi hanno fatto re e mi sono sposato col medico che mi aveva fatto lavare.
Ridley: Allora resta sudicio, ho altro da fare io che sposare te!
Scrittore: BWHAHAHAHHHASHAHAHAH

Ridley: Noah allora te la dai una lavata?
Noah: E COME FACCIO! L'ACQUA È CALDA!
Ridley: COME CALDA!
Noah: CERTO! SE VA SOTTO GLI ZERO GRADI DIVENTA GHIACCIO, QUINDI È CALDA!
Rid: Oh santo cielo!

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