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Wein e Manoa camminavano davanti ad Astea e Teiris di una
trentina di passi.
Astea provò più volte a prendere la parola rimanendo alla
fine con un nulla di fatto, sembrava un grosso mantice mentre apriva bocca
per parlare e poi la richiudeva.
Dopo un po' Teiris si girò verso di lui e gli sorrise gioviale.
«Non ti preoccupare Astea... ho capito...» gli disse per poi
affrettare il passo per raggiungere gli altri due.
Astea rimase un po' lì imbambolato, poi il somaro lo spinse in
avanti con una debole testata.
Il capitano della Northern Star se ne stava beato al timone della nave,
le mani guantate sui pioli dei raggi della grossa ruota. Teneva un occhio
alla bussola formato famiglia immersa nell'acqua che campeggiava di lato
al timone in una bolla magica incassata nel legno lavorato, un altro all'orizzonte.
Ogni tanto Ridley dava ordine di cambiare leggermente rotta più
che altro per far muovere l'equipaggio. La nullafacenza era il primo passo
per l'insubordinazione su una qualsiasi nave in mare. Dal canto suo sembrava
che stesse guidando un carro su un rettilineo tanta era la sicurezza con
cui svolgeva il suo compito.
Sul ponte a prua una ventina di marinai, chi sdraiato chi seduto, sedevano
all'ombra della vela di mezzana.
Noah arrivò in prossimità di Ridley con malcelato nervosismo.
Salì con passi pesanti le scalette che lo portavano sul cassero
di poppa.
Della serie "ehi, io sono qua sopra... qua vicino... si hai capito,
sono Noah... e noi due dovremmo parlare".
Ridley era pressoché impassibile. Ogni tanto batteva le palpebre,
ogni tanto qualche ciocca prendeva un alito di vento più forte
degli altri e si librava libera in cielo.
«Volevi parlarmi Noah?» domandò lei dopo un po'.
«CHE COSA?»
«Ho detto, volevi parlarmi?» ripeté con voce leggermente
più alta.
«E porco cazzo si! Hai fatto un bel casino!»
«Parli del bacio?»
Noah rimase pietrificato.
Dopo un po' Manoa si guardò intorno.
«E Astea che fine ha fatto?»
«Boh... sarà rimasto indietro...» ribatté Wein.
«Teris non stavi con lui prima?»
«OH SANTO CIELO!» gridò Teiris correndo indietro.
Astea era in una pozza di suo sangue davanti al somaro con la bava alla
bocca ormai svenuto, il somaro. Era seduto e andava con le mani a tastoni
per cercare il suo cappello.
Con lamichevole spinta, la bestia l'aveva fatto inciampare mandandolo
a sbattere di testa su un sasso appuntito e presto tutto era diventato
un colorato lago molto pulp.
«Tutto ok Astea?» borbottò Teiris, a metà fra
l'inorridito e il preoccupato, mentre il ragazzo continuava a colare sangue
come una fontana.
«Chi?»
«COME: "PARLI DEL BACIO"?!» gridò lui.
«Silenzio zotico. Così ci sentiranno tutti.»
Noah aveva gli occhi fuori dalle orbite.
«Ma... ma... allora la cosa ti fa vergognare... cioè... cavolo
ne parli come se non fosse nulla!»
«E infatti... » si schiarì un po' la voce. «Quel
bacio non era nulla.»
«COME NULLA! E ALLORA PERCHÉ NOI VUOI CI SENTANO?»
Ridley scosse la testa.
«Ogni tanto mi chiedo, se hai un udito così sviluppato, perché
urli sempre? Cioè... diventerai sordo prima o poi...»
«Beh si... mi da un po' fastidio... però chissenefrega...
l'ho sempre fatto...» ci pensò su «cioè aspe-
che c'entra ora il mio udito! Tu mi hai baciato! Traditrice!»
Ridley lo guardò negli occhi. Un metro e novanta di occhioni azzurri
trepidanti, velati da una piccola pellicola di follia latente.
Deglutì.
«Noah, ero felice di riaverti nella ciurma e t'ho baciato. Tutto
qua.»
Noah ammiccò leggermente per cercare di capire al meglio quanto
aveva sentito.
«Cioè... se sei contenta pigli e baci qualcuno?»
«Certo... cioè... non l'avrei fatto se fossi stato un vecchio
bavoso... visto che ... insomma quella sera eri un belvedere...»
ci rifletté un po' su, «più belvedere del solito,
ho deciso di farlo...»
Lui la indicò allarmato come per dire qualcosa ma poi non lo fece.
«Che c'è? Hai trentatré anni, non credo che un bacio
dovrebbe sconvolgerti così...»
Noah riacquistò immediatamente il contegno.
«A dire la verità ne ho trecentotrentatré, visto che
ero moderatamente cosciente mentre stavo nel ghiacciolo...» disse
carezzando la spada di Brynard, «e... beh si, ovviamente non è
nulla ma... sai com'è, sei il capitano e allora...»
«Certo, come no, non è nulla» sorrise lei, forse con
una punta di malizia. «Ieri sera mentre tornavamo insieme alla nave
sembravi uno spettro. La gente ti vedeva e si spaventava.»
«S...spettro?»
«Sì... faccia più bianca del solito, sguardo assente.
E poi, vestito com'eri... sembravi il classico fantasma del ricco morto
suicida...» lei sorrise ancora.
«È che... si ecco, avevo mangiato troppo.»
«Palle. Abbiamo mangiato in una bettola e non hai toccato quasi
per niente il secondo. Poi non ti dico la scena, siamo entrati in quella
topaia vestiti da gala e la gente ha pensato che fosse una festa in maschera.»
Noah era esasperato. Ridley sembrava stranamente invincibile quel giorno
al timone.
«Eh... beh! Non farlo mai più!» disse infine perentorio.
Lo sguardo di Ridley cambiò assumendo una sfumatura di delusione
mista a imbarazzo.
«Perché... non ti è piaciuto?»
«WHHH?» rantolò il ragazzo perdendo di nuovo
la benché minima parvenza di serietà, le spalle curve e
le braccia lunghe e abbandonate mentre la fissava sbigottito.
Si tirò un po' su... tossicchiò. «Beh ecco... non
è questo il punto... cioè... ok erano trecento anni che
non baciavo qualcuno... però... sì, insomma, non si fa...
no no.»
Passò un altro po' di tempo. Noah le diede le spalle e prese a
riflettere a voce alta per cambiare argomento.«Quest'oggi il cielo
è particolarmente... celeste...».
Era esilarante. Ridley si portò una mano alla bocca per resistere
emettendo qualche mugugno.
Non ci pensò su due volte, dov'era nata c'era il detto meglio
perdere un amico che una risata. Gli diede una pacca sul didietro.
Lui schizzò in aria come se fosse stato trafitto da una spada.
«E NON TOCCARMI IL CULO!»
Lei sbottò irrimediabilmente a ridere di gusto fino ad avere le
lacrime agli occhi.
Si appoggiò sul timone reggendosi la pancia con una mano e uno
dei marinai sdraiati finì in acqua per la virata brusca. Gli altri
alzarono un po' la testa poi tornarono a sonnecchiare.
Noah si girò imbufalito.
«E MO CHE CAVOLO RIDI!?»
«HAHA! La tua faccia! Sei un orsacchiotto!» rispose
lei mentre le mancava il respiro.
«ORSACCHIOTTO 'STO PESCE! NON SI PRENDE PER IL CULO COSÌ
IL PRIMO UFFICIALE!... IN TUTTI I SENSI!»
«CHI HA MAI DETTO CHE SEI IL PRIMO UFFICIALE! C'È GENTE
CHE È SU QUESTA NAVE DA MOLTO PRIMA DI TE!! BWHAHAH!!»
Noah afferrò Ridley per il collo con un braccio e cominciò
a sfregarle le nocche della mano sulla testa con forza.
«Argh! Non si tratta così il tuo capitano! Ti degrado a SOTTOPOSTO
DI DANTE!»
«NO DANTE NO! Piuttosto mi faccio dieci giri di chiglia!»
Le ciocche di Ridley volavano di qua e di là come dei lembi di
stoffa rossa impazziti.
«Sai che punizione! Magari ti divertiresti pure a farteli!»
Continuarono a schiamazzare per un po' finché non attirarono l'attenzione
di buona parte dell'equipaggio... compreso l'uomo in mare.
Si ricomposero come nulla fosse.
Rid tornò al timone imperturbabile e, con unocchiata, fece
tornare tutti ai loro posti.
Noah rimase là.
«Stasera ti racconto di quando ho strangolato la cosciona idiota
dai capelli rossi.»
Ridley rispose sibilando uno degli insulti che in tanti anni di pirateria
aveva riservato per le grandi occasioni.
Noah apprezzò la padronanza di lessico con un cenno del capo, si
accese una sigaretta e si allontanò scuotendo la testa sorridente.
In poco meno di una settimana sarebbero arrivati alla frontiera di Sadon
prima di entrare nel regno di Celestia dei draghi, dove di certo per Astea
sarebbe divenuto leggermente più complicato farsi impiccare. Ancora
più a sud il regno umano di Kalderon, poi il Mare del Sud.
«Mi chiedevo Wein...» cominciò Manoa mentre Astea e
Teiris montavano le rispettive tende.
«Ma che intenzioni hai con Astea?»
Le orecchie di Wein sfarfallarono un po' mentre il drago soffiava sotto
il fuocherello che aveva acceso. No... non soffiava fuoco.
«Oh... non preoccuparti Manoa, rimani sempre la mia preferita...
e poi chi ti ha detto che io sia...»
L'elfa scosse la testa. «Imbecille, dicevo, dove stiamo andando?
Sei tu che decidi la strada, ho idea che tu ci stia portando da qualche
parte...»
«A Celestia?» sorrise lui.
«No, a Celestia ci voleva andare Teiris per evitare che continuassero
a impiccare Astea... tu invece... sembri mirare a qualcos'altro...»
«Oh... chi lo sa... guarda! Il fuoco ha preso per bene!»
Manoa scosse ancora la testa allontanandosi borbottando. Poi una macchia
nera le sfrecciò a pochi centimetri dalla testa facendole svolazzare
i capelli corti.
«AAAAAAAAAAAAAAARGH AIUTO VOLO!» gridò Astea
mentre si librava in cielo come un manichino cui mancassero le articolazioni.
«Ma che diavolo!»
«Manoa! Astea è partito come un proiettile mentre montava
la tenda-rifugio di Wein!» gridò Teiris.
L'elfa fissò la balestra gigante in bella mostra, poi i teli della
tenda e infine Astea, un puntino all'orizzonte.
«WEIN IDIOTA CHE DIAVOLO TI SALTA IN TESTA!? Far montare
quell'aggeggio a un cieco!» gli strillò Manoa afferrandolo
per un orecchio.
Wein schizzò in avanti distruggendo la sua capannetta di fuoco
e la piccola fiammella che lottava per sopravvivere.
Fulminò Manoa con lo sguardo. «Che mi piglia? Se solo ne
avesse la voglia QUEL CIECO potrebbe montare la tenda più
in fretta di noi tre messi insieme! È solo che è un coglione!»
Teiris si lanciò all'inseguimento ma Manoa la fermò.
«Lascia perdere, ci vado io... avevo voglia di sgranchirmi un po'
le gambe.»
Manoa sincamminò in direzione della cometa nera.
«Wein?» cominciò Teiris una volta finita di montare
la propria tenda. Qualche lucciola illuminava di tanto in tanto le sagome
vicine degli alberi.
«Si, sono indubbiamente io.» rispose lui intento a mettere
sul fuoco una bella zuppa.
La ragazza scrollò le spalle e riprovò. «Non volevo
sapere se tu eri Wein... cioè sì... se Wein era Wein...
era solo per cominciare il discorso.»
«Ah.» commentò Wein mentre tagliava delle carote e
del sedano di fronte allo sguardo goloso e affamato del somaro.
«Volevo parlarti un po'... ora che non ci sono gli altri.»
Wein si attivò come un predatore acquistando il suo charme da io
ho gli occhi verdi e i capelli neri lunghi lisci e profumati. Le
si avvicinò.
«Lo so Teiris... tu...» le prese le mani fra le sue.
«Io...»
Ora quasi la sfiorava.
«Io devo parlarti di Astea.»
Wein mandò qualcosa di traverso e tornò al pentolone con
lo sguardo più scazzato del bosco.
E ce n'erano di animali scazzati nel bosco.
«Ma non mi dire...» bofonchiò. L'ultima carota non
la fece a tocchettini ma la passò al somaro che lo ringraziò
con un verso sommesso.
La bestia mangiò di gusto mentre Wein gli carezzava leggermente
il muso.
«E di che mi dovresti parlare?»
«Beh... del motivo per il quale sto viaggiando con lui.»
Wein tirò fuori da non si sa dove un mestolo di legno e prese a
girare lentamente. Dentro il pentolone c'erano anche un bel po' di bucce
di formaggio, ossa con un po' di carne ancora attaccata, e del pane un
po' ammuffito.
«Non si spreca nulla...» sibilò fra sé e sé
prima di rivolgere di nuovo l'attenzione alla ragazza. «Guarda...
se è per quello che ha detto Astea l'altra volta ne abbiamo già
parlato. Non ha tutti i torti.»
«No... riguarda me.»
Wein si grattò la testa.
«Wow, siamo passati dal "voglio parlarti" al "parliamo
di Astea" al "parliamo di me"... e in sole venti righe...»
Teiris rimase leggermente interdetta, proseguì.
«Vedi, all'inizio l'ho salvato da una esecuzione... e l'ho portato
la mio villaggio perché avevo bisogno di lui contro un malvagio
Drago Occulto.»
«Sì... tempo fa me ne parlasti... dicevi che non sapevi che
quello era un drago...»
«Beh... quella... credo sia l'unica briciola di verità che
ho detto ad Astea... e a voi altri.»
«Come?» Wein girò più intensamente il pentolone.
Nella serata placida iniziò a spirare un vento che sollevò
foglie e sterpaglie mandandole lontane. Gli alberi si piegarono un po'
per poi tornare fermi e immobili come prima. Teiris riprese la parola.
«Da quando l'ho salvato fino ad adesso, il nostro viaggio insieme,
tutto quanto... solo menzogne.» La ragazza si mordeva le labbra
e stringeva il suo vestito rosso.
Wein cercò di scrostare meglio un pezzo di carne che s'era leggermente
attaccato al fondo della pentola.
«Tu?» borbottò incredulo. «Ma va là.»
sorrise.
«Wein è vero! Io...» si strinse il petto con le mani
«lavoro per i Draghi Celesti.»
Il cucchiaio cascò nella pentola. Il Drago era a bocca aperta.
«Potresti ripetere?»
«Io... lavoro per i draghi, sono stata cresciuta per trovare Astea
e portarlo alla redenzione.»
Ci volle un po' di tempo perché il ragazzo registrasse l'informazione
e, in un batter d'occhi, era in piedi davanti alla ragazza.
Lafferrò serio per le spalle. «Non è vero!»
«Wein io... aspetta fammi finire. Mi stai facendo male... »
Si trovò a lasciarla andare attonito. Il somaro aveva smesso di
masticare la carota.
«Non... non può essere che ancora adesso... dopo tutto quello
che è successo...»
«Wein... io non ho famiglia, al posto di lasciarmi morire di fame,
i draghi mi presero con loro per trasformarmi nella loro ultima carta
da giocare con gli Ingram di Shaen.»
«Continuo a non capire.»
Il bosco era silenzioso, il fuoco crepitava sotto la pentola montata su
un treppiede allestito con qualche ramo verde.
«Che un Ingram di Shaen fosse ancora in azione trecento anni fa,
smise di essere un mistero quando il Fante Oscuro prese a radere al suolo
interi villaggi. La missione, per cui sin dalla nascita fui preparata,
fu quella di trovare Astea e placare il suo odio. Per farlo tornare dalla
parte dei draghi.»
Lo sguardo di Wein era tagliente come una lama.
«La mia gioventù, la mia infanzia, l'ho passata con un maestro
elfico che mi ha insegnato la tecnica che mi permette di flettere le leggi
del tempo al mio volere... la mia educazione, tutto quanto... fu curato
con terribile perizia dai Draghi Celesti.»
Le mani rilasciarono la sua veste per poi riafferrarla con violenza. «Io
sono un prodotto dei draghi.»
Wein se ne stette lì per qualche tempo senza dire una parola e,
per Teiris, quegli istanti sembrarono durare per sempre. Il ragazzo rimase
immobile e sembrò infinitamente vecchio e saggio. Un Drago Occulto
e non un elfo in verde. La avvicinò a se e l'abbracciò dolcemente
poggiandole il mento sulla fronte.
«Ma che cosa...» provò a dire Teiris ma lui la interruppe.
«Non parlare... non serve. Se mi hai riferito tutto ciò significa
che non sei più dei loro... e non posso neanche immaginare quanto
questa scelta debba essere stata difficile e dolorosa per te.»
«Wein... io...»
«Piangi... se può servire a farti stare un po' meglio...
e non parlarne mai con Astea. Lui non riuscirebbe a capire...» le
sorrise.
Lei lo strinse forte e le lacrime iniziarono a scendere prima lentamente
poi scuotendola in singhiozzi sempre più forti.
Wein si ritrovò a guardare le lucciole e ripensò a quando
le aveva guardate stringendo Ville sopra quel ponticello in una notte
di tre secoli fa. Teiris... era così simile a Ville fisicamente,
il viso, il taglio degli occhi, persino alcuni modi di sorridere e di
imbronciarsi... eppure... così diversa. Sospirò. Forse avevano
trovato un vero alleato nella loro impresa disperata.
Noah stava pisciando fuoribordo in una sorta di bagno nella sua stanza.
La sigaretta in bocca gli mandava il fumo negli occhi, ma doveva per forza
guardare in basso per fare centro... così si lasciava andare a
una serie di imprecazioni più o meno colorite ogni qual volta gli
veniva da lacrimare.
Quando ebbe finito lavò le mani nella bacinella e poi le asciugò
distrattamente. La finestra era aperta di quel tanto che bastava per mandare
via il puzzo di fumo e non far volare via i conigli alla prima folata.
«Ora che tutto è a posto mi sento meglio...» disse
ai suoi compagni che avevano nuovamente trovato posto nella stanza. «Eppure
sento come di essermi dimenticato qualcosa...» si fece cadere sul
letto con le mani dietro la testa a pensare e il coniglietto di Elder
Rhian ruzzolò giù dalla spalliera dove l'aveva posizionato.
Noah lo fissò serio. «Già...»
Petrified Eyes Special Parte II
Per la gioia di grandi e piccini la cabarettista Cheyenne e il comico
fallito Scrittore inventano nuove gag esilaranti!
Per la prima volta sul cinematofo, una cosa divertente-guarda-io-cio-ho-provato-a-non-ridere-ma-nieeeente!
Noah: Coral??
Coral: ehm?
Noah: Lo sai che ho fatto il BAGNO CON RIDLEY?
Coral: oh beh... spero che ora tu sia bello lindo e pinto...
Noah: O__o!
Coral: Che c'è?? *faccia angelica ( in fondo lui che cazzo ne sa...)*
Noah: Sai DANTE... ho fatto il bagno con RIDLEY...
Dante: c...come?
Noah: EH GIA! *Sguardo sornione*
Dante: ... mmmm.... mmmmmmm ..... mmmmmmmm *pensoso* .. naaaaaah è
troppo assurdo!
*SKATOMPTH*
Cheyenne: ahahahah non ci crede nessuno!!
Noah: Ma è vero ti dico! Ho fatto il bagno con Ridley.
Dante: ....
Noah: Ma è vero!
Dante: ...
Noah: Se non ci credi sono affari tuoi!
Dante: E se ci credo sono affari di qualcun altro?
Noah: Si.. cioè.. no... INSOMMA CORVACCIO NON CAMBIARE LE CARTE
IN TAVOLA! IL PUNTO È CHE HO FATTO IL BAGNO CON RIDLEY VA BENE?
Ridley: è "Da" Ridley, non "Con" RIdley, Noah.
Eri solo nella mia stanza da bagno, con un coniglio di gomma.
Dante: *con il suo sguardo distaccato ma che ti sta sfottendo alla grande.
Con stile però* Adesso capisci, ragazzo mio, la serietà
della grammatica?
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