Settantaduesimo Episodio: Control


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C'era stile anche negli agili cerchi in stile liberty che adornavano le due ruote della sedia di Dante, nello schienale meraviglioso e nei braccioli di legno lavorato sui quali Lord Reznor appoggiava stancamente le braccia.
Le forze non erano tornate... e una nuova stanchezza si era impadronita delle sue membra rendendogli difficile persino lo stare in piedi.
La notizia si era sparsa velocemente facendo serpeggiare strane voci sul conto del drago.
Tutti avevano visto di cosa era capace Dante, il modo in cui si era liberato dei Draghi Occulti che avevano assaltato la nave. Il quadro romantico che aveva generato emergendo, ritto e appoggiato al bastone, dall'acqua dell'oceano macchiata del sangue dei suoi simili.
Il timore reverenziale che in un certo senso gli dedicava Noah sotto le righe... e poi la sua presenza, in grado di rendere più timide le luci e più basso il vociare dell'equipaggio. Eppure...
Eppure adesso quella figura abbandonata a una sedia a rotelle era tutto ciò che era rimasto di lui dopo gli strani avvenimenti al castello di Sierra.
Persino Ridley si dimostrava più pensosa del solito. Il buonumore dell'equipaggio per il ritorno di Noah si era presto esaurito.
Quando la donna arrivò al timone Shepard le lanciò una occhiata eloquente.
«Dante non migliora. L'equipaggio parla addirittura di una malattia contagiosa... e sono diventati man mano più irrequieti.» disse l'ufficiale.
Ridley si inumidì le labbra.
«È strano credere che lui sia ridotto così...»
«Non ha voluto nemmeno farsi visitare dal medico di bordo... e non ho insistito...»
«Hai fatto bene... non credo che quella creatura possa essere affetta da normali malattie...»
Shepard lanciò una occhiata abitudinaria alla bussola magica che splendeva vicino al timone.
«Cosa intendi con "normali malattie"?»
«Non lo so... sto solo dicendo che non credo sia qualcosa che dipenda dalle sue condizioni fisiche...»
Shepard si passò una mano sulla barba sfatta.
«Stando ai rapporti di Noah e Coral, sembra che Dante abbia combattuto a lungo e, in fondo, questo lungo periodo di stanchezza potrebbe dipendere dal fatto di aver spinto al massimo le proprie capacità magiche non credi?»
Ridley lanciò una occhiata vacua all'orizzonte. «Sarà...»
Si allontanò scendendo le scale del ponte. Noah le passò dietro come una lucertola sul muro. Lei si voltò un attimo, ma lui era già sparito.
Scrocchiò i muscoli del collo.
«Questa nave ricomincia a mettermi i brividi...»

Era di nuovo notte nell'accampamento di Astea e Wein... e Teiris e Manoa.
Probabilmente era notte tutt'intorno per chilometri ma non ci metterei la mano sul fuoco dato che non sono andato in giro a controllare...
... di solito però le cose vanno così...
Teiris e Astea dormivano della grossa nelle rispettive tende. Astea stringeva il sacco a pelo di Wein come un orsacchiotto. Il ragazzo, di ritorno dal richiamo della foresta in maglia e braghe verdi per la notte, lo guardò scuotendo la testa e si sedette vicino al falò per ravvivarlo.
Rimase per un po' ipnotizzato dal crepitare delle fiamme, poi estrasse dal nulla un astuccio con dentro del tabacco e delle foglie molto leggere e secche. Prese ad arrotolare le foglie con dentro il tabacco creando una perfetta sigaretta artigianale.
La poggiò alle labbra e l’accese magicamente.
Spirò una boccata e rimase lì imbambolato per un po'.
Dopo un po' arrivò anche Manoa. Aveva tolto i suoi "abiti da battaglia" e indossava una veste lunga di un blu scuro come i riflessi dei suoi capelli.
«Che ci fai qui tutto solo a fissare il fuoco?» gli domandò sedendoglisi a fianco.
Wein non rispose subito... poi dopo un po' fu come se uscisse dalla trance.
«Hai detto qualcosa?»
Lei sospirò.
«Quella l'hai fatta tu?» disse indicando la sigaretta.
«Sì...»
«Non sapevo fumassi...»
«A dire la verità mi capita molto di rado...»
«Fumare fa male... rovina il senso del gusto... tu vai sempre in giro con ottime bottiglie di vino...»
Stavolta fu lui a sorriderle... «le uso solo quando sono in presenza di una splendida ragazza... in realtà non ne capisco molto di vini...»
«Ne vuoi una anche tu?» concluse fissando negli occhi Manoa.
«A dire la verità ho smesso... però una ogni tanto non mi fa male...»
Il drago prese di nuovo l'astuccio e con agili movimenti delle mani ne creò un'altra che poi passò a Manoa insieme alla sua per farla accendere.
«Grazie.»
Se ne stettero a fumare per un po' senza dire una parola.
«Non fumi spesso... come mai oggi t'è presa voglia?»
Wein espirò una lunga boccata.
«Sai... ogni tanto il peso delle mie scelte diviene insopportabile. Così passo un po' di tempo a fumare e a ripetermi che quello che sto facendo è giusto, analizzando di nuovo tutti i fattori che mi hanno portato a prendere quelle decisioni...»
«Devono essere scelte molto importanti...»
Wein annuì mettendo un altro ciocco sul fuoco. Dopo un po' si accorse che lei gli guardava i capelli.
«Beh? che ti piglia? Ti sei incantata?»
Lei scosse la testa. «No... è che a me sono sempre piaciuti i capelli lunghi...»
«Beh e allora come mai non li porti lunghi pure tu?»
Manoa si stiracchiò un poco. Alla luce danzante del fuoco gli parve che la ragazza divenisse rossa in volto.
«Una volta mi dissero che il collo è la terra di nessuno fra la razionalità della mente e le passioni del cuore, per una zona così ricca di contrasti e tensioni è un peccato rimanere celata coi suoi segreti.»
«Beh di certo questo discorso non si sposa granché col tuo vestito...era una tua fiamma?» chiese Wein. «C'è qualcuno che ti aspetta?»
«Forse sì forse no. Diciamo che l'amore è mio per metà...»
«Metà? Lui non sa di piacerti?» Wein si grattò la testa...«perché è di un LUI che stiamo parlando vero?»
Manoa tossicchiò una boccata di fumo. «Certo, certo! Diciamo che forse lo sa ma non sono il suo tipo...»
Wein lanciò il mozzicone nel fuoco. «Un amore non corrisposto... sai... anche io ho una persona da amare... ma non sono mai riuscito a capire se anche lei mi amasse veramente... perché forse non ne era capace...»
«Che idiozia! Che significa non essere capace di amare?»
«Significa non riuscire a dimostrare il proprio affetto... o, più semplicemente, non averne. Per nessuno.»
Manoa si massaggiò le tempie. «Oggi sei particolarmente cervellotico... ti preferisco brillo o cazzone...»
«Ogni tanto avrò anche io il diritto di fare il bello e tenebroso in una trilogia in cui sono TUTTI belli e tenebrosi...»
«Ecco, quando poi cominci a parlare strano ti capisco ancora meno...»
Gli occhi di Wein divennero due puntini...«ehm... lascia perdere...»
Anche Manoa finì la sigaretta. «Era buona...»
«Già.»
Prese a spirare un vento freddo. Manoa si strinse un po' nella vestaglia, poi si alzò per andare verso la tenda salutandolo distrattamente.
«Manoa?»
«Cosa?»
«Perché alcune scelte, anche se giuste, sembrano così maledettamente sbagliate e portano dietro solo tanto dolore?»
La ragazza alzò lo sguardo a cielo.
«Una scelta giusta è una scelta giusta e il tempo ci mostra solo se avevamo ragione o meno, a prescindere dal dolore. Avere la forza di prendere queste decisioni fa di noi degli esseri viventi a tutti gli effetti.»
«Ti auguro di riuscire a conquistare il tuo amore...» le sorrise di spalle lui.«La tua terra di nessuno splende di misteri meravigliosi...»
«Niente da fare Wein... oggi sono troppo sobria...»
Risero in silenzio tutti e due.
Poi lei svanì nella sua tenda.
Wein aggiunse un altro ciocco sul fuoco.


Noah si comportava stranamente.
Sì insomma, non girava la testa di centottanta gradi e parlava con una voce diversa dalla sua... ma si muoveva come se stesse cercando di portare a termine una qualche missione.
Quando c'era Ridley si comportava normalmente ma, appena lei non c'era, cominciava a cercare qualcosa, rovistava dappertutto, i membri della ciurma lo trovavano nei posti più assurdi nelle posizioni più assurde intento a investigare su chissà quale mistero... poi riappariva come sempre.
Tutta la nave se n'era accorta e, ovviamente, toccò a Shepard interessarsi della cosa. Sembrava che Noah nascondesse qualcosa sulla Northern Star e, ovviamente, non era permesso dal loro regolamento interno.
«Allora Jael... il discorso è semplice. Quando riceviamo attacchi dall'alto, la truppa di maghi di Ridley deve inizialmente pensare a schermare la nave perché ricevere un soffio in pieno potrebbe trinciare la chiglia di netto o aprire una falla troppo grossa. È per questo che dovete migliorare nel tiro con l'arco. Fino a ora la specialità della nostra nave era l'arrembaggio. Finché si tratta di combattere con altre navi non è difficile schermare gli incantesimi finché non arriviamo abbastanza vicini da lanciarci all'attacco. Ma con in draghi il discorso cambia.»
Jael e gli altri uomini di Noah annuivano silenziosi, seduti sul ponte della nave. Poi a ognuno venne dato un arco composito rinforzato in corno.
«Questi li abbiamo comprati a Ithos. Nel mio regno non ce n'erano di così a lunga gittata...»
Tull alzò la mano dal fondo del gruppo alzando insieme una freccia.
«Noah?»
«Che?»
«Ma che se ne fa un Drago Occulto di uno stuzzicadenti del genere?»
La domanda venne seguita da un coro di risate e schiamazzi.
«Oh beh! È qua che entra in scena il nostro nuovo acquisto: Coral!»
Noah afferrò Coral mentre passava di lì spazzando e lo pose davanti alla truppa che lo guardò poco convinto.
«Coral! Devo darti una cosa!» gridò dalle retrovie una ragazza. Stavolta Coral riuscì a vedere chi era. Alta e castana, un bel fisico da combattente.
«Ehm... magari un'altra volta...» ribatté lui incerto.
Ancora risate.
«Che se ne fa un drago del ragazzino col caschetto!?» ancora Tull.
«Beh se mi fate parla-»
«È vero Noah! Quello la non va bene nemmeno per pulire i cessi, gracilino com'è!»
«E piantatela brut-»
«Stupriamolo!» ancora la combattente focosa.
«E BASTA, CASSAPANCHE DI STRONZI
«PUAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
Ridley fece capolino sul ponte per parlare con Shepard e vide Noah mimare qualcosa mentre tutta la truppa d'assalto rideva reggendosi la pancia. Scosse la testa e sorrise, parlò col primo ufficiale e poi tornò sotto coperta.
«Anf, anf! Oh! Fatemi parlare! Dicevo che questo tizio striminzito è un mago molto potente e può essere MOOOOOLTO utile.»
Riprese fiato. «Quindi niente stupri fino a nuovo ordine!»
La ragazza ribatté maledicendo qualche divinità del nord.
«Da bravo Coral fa qualche giochetto sulla freccia...»
«Ehm...» Coral prese in mano una freccia e passò lentamente una mano sulla punta che si illuminò debolmente.
«Jael! Tira una freccia con parabola alta! Facciamo una dimostrazione.»
Jael rimase seduto, con una flemma da cammello del deserto, mise l'arco fra i piedi si sbracò meglio sul ponte e tirò la freccia suscitando le risate della truppa. Il dardo volò alto in cielo. Noah prese la freccia di Coral e la incoccò nel suo. Tese l'arco a piegarlo come se dovesse spezzarsi, rallentò il respiro poi i suoi occhi ebbero un guizzo e la freccia saettò via con un fischio sordo.
Una mira inverosimile. La freccia colpì l'altra che scendeva a una distanza superiore ai duecento metri.
Seguì un'esplosione enorme. La nave ondeggiò leggermente prima che le acque tornassero calme.
Un applauso si levò dalla truppa. «Che tiro comandante!»
«E bravo Coral!»
«Bravo scolaretto forse servi a qualcosa!»
«Esci con me stasera Coral?» ancora la ragazza dalle retrovie che andava cambiando strategia.
«Noah... ma per fare il giochetto sulle frecce in questo modo non potrò attaccare direttamente...» provò a lamentarsi Coral, ma Noah gli poggiò una mano sulle spalle con sguardo intrepido. «Ed è quello che farai: nulla. Primo, è meglio se non dai troppo nell'occhio essendo un'arma segreta. Secondo, tu ti occuperai dell'incolumità di Ridley in caso di attacco e darai un occhio anche a Dante che adesso se ne sta sulla sedia a rotelle e gli rimangono due soldi di vita. Ok?»
Ancora risate.
«E adesso al lavoro imbecilli! Se non fate almeno un centro per uno stasera non mangiate!»
Bestemmie e imprecazioni. Due della truppa magica avevano creato in aria un bersaglio e una rete magica che raccoglieva le frecce senza che andassero perse. In fondo sarebbe stato uno spreco visto che non potevano fabbricarne di nuove tanto facilmente in mezzo al mare.
Noah passò qualche minuto a girare fra i suoi uomini intenti nell'allenamento. Poi quando vide che bene o male tutti sapevano come si tirava d'arco, li mollò a Jael e riprese la sua danza storta in giro per la nave.
Alla fine arrivò in camera sua. Poco dopo bussarono alla porta, era Shepard.
«Tutto bene Noah?»
«Oh sì! Certo...»
Shepard entrò e soffocò un’imprecazione di fronte allo scenario grottesco al quale non riusciva ad abituarsi.
«Si può sapere che diamine combini ultimamente? Ti aggiri come...»
«Oh... allora te ne sei accorto...» sussurrò Noah cambiando repentinamente espressione «sei un grande osservatore Shepard...» parlava piano per non disturbare il coniglietto a forma di Elder Rhian che aveva fra le mani.
Shepard mandò giù un malloppo di saliva.
«Ovvio Noah... se ne sono accorti proprio tutti...»
«ANCHE DANTE?» I suoi occhi divennero per qualche istante piccoli e folli.
«Ehm... mah... e che ne so...»
«No, no... Dante no... Dante non inganna Noah...»
Sembrava in trance e Shepard cominciò a pensare che fosse il caso di andarsene. Solo allora si accorse che la katana di Noah era piantata a qualche centimetro dalla porta alla sua sinistra. E SOLO DOPO vide i tanti segni del "lancio della katana", una pratica evidentemente molto in voga in camera di Noah.
«C'è qualcosa che posso fare per te?» si ritrovò a dire il vecchio marinaio senza capire bene il perché.
«Oh sì... devi rispondere a qualche domanda...»
«Do-domanda?»
«Sì andiamo... niente di strano...» Noah stringeva e apriva il pugno con dentro il coniglietto che quando si piegava assumeva una strana espressione puccettolosa di dolore.
«Chiamo un dottore?»
«Quanti anni hai.»
«Ma che diavolo di domande sono...»
«Rispondi...» sibilò.
«Oh beh... cinquantadue...»
«Bene... e da quanto sei sulla nave?»
«Credo siano passati una decina d'anni...»
«Dieci anni... e... dimmi un po'... Ridley quanti anni ha?»
«Non lo so... una trentina?»
«Beh... sembra strano non ti pare? A me sembra parecchio più giovane... posso sapere come mai dici una trentina?»
«Non è cambiata di una virgola da quanto sono sulla nave, perciò credo che quando sono arrivato io lei era appena divenuta... sì insomma... una donna e che adesso abbia pressoché una trentina d'anni... forse qualcosa di meno...»
«Sei il più vecchio qui sulla nave?»
«No... ci sono due megere e un vecchio ubriacone esperto in estimo.»
«Sì ma... tu sei quello che è da più tempo sulla nave giusto?»
«Sì, sì... giusto...»
«Ok grazie... puoi andare...»
«... bene...» rispose incerto Shepard.
Uscì dalla stanza.
Era andato con l'intento di fare le domande ed era finito col passare nella parte dell'interrogato.
Scosse la testa pensando a cosa potesse avere in mente Noah.


«Allora tizio col cilindro... noi due dobbiamo parlare.» bofonchiò Noah col suo passo leggero e aggraziato da elefante.
«Tu credi?» domandò Dante mentre, seduto sulla sua sedia, fissava il mare all'orizzonte, dove i toni del blu formavano qualcosa di indistinto.
«EH GIÀ PORCOCAZZO
Il drago si girò a guardarlo con leggerezza.
«Hai ancora bisogno del mio aiuto?»
Noah si passò una mano sulla faccia cercando di mantenere la calma.
«Che significa la carrozzina! È uno scherzo! CHE ME NE FACCIO DI UN DANTE INVALIDO
Il drago sorrise.

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