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La mattina successiva quando Wein si alzò Astea non
era di fianco a lui.
«Vuoi vedere che Astea...»
La sua mente fu attraversata dalla schiena di Astea sdraiato alternativamente
su Teiris o Manoa.
Dopo un po' si grattò la testa ancora assonnato. «Non dovrei
fare di questi pensieri già di prima mattina o mi verrà
il sangue cattivo per il resto della giornata...» parlottò
fra sé e sé.
«Come dici Wein?» Teiris fece capolino dal telo che costituiva
il suo rifugio. Si era messa carponi perché era molto basso.
«Ehm...»
«Vieni? Stiamo dando una mano ad Astea a lavarsi...»
Wein ebbe di nuovo quel brivido. Era molto peggio di quanto potesse immaginare.
«C'è proprio bisogno anche della mia presenza?»
«Beh intanto puoi cominciare a preparare la colazione...»
«Ok adesso mi alzo...» il ragazzo sollevò incautamente
la testa.
Il rifugio schizzò di nuovo come una grossa balista spedendolo
lontano.
Dopo qualche minuto fu di ritorno dalla boscaglia. Si stava lavando i
denti con un astuto spazzolino fatto con un rametto di alloro.
Il suo sguardo si fermò sui suoi tre compagni di viaggio. Erano
sulla riva di un piccolo torrente.
Astea se ne stava a torso nudo, di fianco a lui c'erano i suoi vestiti,
mantello, cappotto, guanti, maglia, catene, corde varie e ovviamente il
cappello. Teiris reggeva goffamente le catene immateriali che lo legavano
anche da spogliato, mentre Manoa insaponava con forza il ragazzo che si
divincolava come una anguilla per il solletico.
...asbd asbd...
«BWHAHAHAHA!! » rideva come un bambino. «ARGH
BASTA! DAMMI ALMENO IL TEMPO DI RIFIATARE!! BWHAHHAAH!!»
Manoa alle sue grida faceva ancora più forte, sembrava provarci
gusto. Dopo un po' anche Teiris, che aveva cercato di mantenersi seria
il più possibile per dimostrarsi "professionale" nel
suo accudire un malato, sbottò a ridere fino a farsi venire le
lacrime agli occhi.
Qualche secondo dopo erano tutti e tre ingarbugliati da catene e quant'altro.
Wein scivolò a terra mentre la mantellina gli scendeva da una spalla
alla vista della scena.
«Ma porca zozza tutte a lui le fortune...» borbottò
masticando qualche foglia di alloro. Sputò il rametto.
Quando furono di nuovo disincagliati, fu Astea a riprendere la parola.
«Ehm avrei bisogno di qualcuna che mi lavasse anche sotto...»
«Ma certo Astea ci penso io...» rispose suadente Manoa, il
volto del ragazzo si rischiarò in un sorriso ampio prima che venisse
spedito dentro al ruscello da un bel calcione dell'elfa.
«Uargh! Affogo!»
«L'acqua è bassa.»
«Si ma io non lo vedo che è bassa!»
Teiris lo ripescò con la sua chiave improvvisata a retino da piscina.
Tanto con tutte quelle catene era facile acchiapparlo. Tirò su
anche qualche pesce che svolazzò in aria.
Fu di nuovo il turno di Teiris.
«E adesso ti laviamo i capelli.»
«No i capelli no!»
«E perché?» domandò incredula.
«Non lo so... mi da fastidio che mi si tocchino i capelli...»
Manoa lo fissò con i due occhi a puntino mentre con un calcione
lo rigettava in acqua.
«ARGH! Affogo!»
«Andiamo che non c'è corrente.»
«Sì ma io non lo vedo che non c'è corrente!»
Teiris stavolta lo ritirò su con la balestra di Wein come si fa
con un filo di pasta dalla pentola per sentire se è cotta.
«Andiamo sei già bagnato quindi ora ti laviamo pure i capelli.»
riprese perentoria Teiris.
Sfoderò uova, olio, aceto, cenere, gamberetti, formiche rufe in
salsa tartara, grasso di balena, gorgonzola e salsa rosa.
«E con tutti quegli affari cosa vorresti farci?» domandò
preoccupata Manoa.
«Ovvio! Le uova servono a rinforzare i capelli, l'aceto per la lucentezza,
l'olio per la resistenza e...»
«Ok-ok... te lo affido. Io mi occupo delle catene...» disse
afferrandole come una cavallerizza, alchè Astea emise qualche rantolo
sommesso.
La sacerdotessa rovesciò tutto quanto in testa ad Astea e prese
a mischiare, amalgamare, fare impacchi e cuocere in forno per cinque minuti.
Quando, dopo una buona mezz'ora la ebbero vinta sui nodi del ragazzo (che
non hanno nulla a che vedere con quelli vecchi di trecento anni di Noah...)
proseguirono al risciacquo.
Astea finì di nuovo in acqua calciato da Manoa.
«Argh! Affogo!»
«Tieni Astea! Ti lancio una corda!»
«DOVE!?»
Tornò su gocciante d'acqua coi suoi occhi che si guardavano attorno
allarmati.
«Ecco qua il nostro tritone di ritorno dal mare...» commentò
Wein dalle retrovie. Con tutto il tempo che ci stavano mettendo aveva
avuto modo di preparare dei biscotti (con le uova e l'olio di Teiris)
e di scaldare il latte (chiesto in prestito da una mucca del luogo) e
preparare il caffè (importato direttamente dai territori dell'ovest).
Astea cadde ansante al bordo del fiumiciattolo.
«Rimani li così ti si asciugano bene i capelli e non prendi
freddo...»
«Secondo me tutte queste cure sono troppe...» borbottò
ancora Wein mentre sfornava il ciambellone.
«Già... anche perché con tutte le volte che l'ho lanciato
in acqua non prenderà un malanno per i capelli bagnati...»
ribatté Manoa mentre assaggiava il caffè appena uscito.
Wein mise mano a una tazzina di Earl Grey e le passò alcuni biscotti
con glassa di cioccolato fondente.
«Buoni questi Wein. Li fai tu?»
«Certo... ho una grande esperienza di biscotti... se ne vuoi altri
prendili pure... acc!» Si batté una mano sulla fronte. «Per
poco non mi si sgonfia la torta di mele!»
Dopo un po' anche Astea e Teiris furono di ritorno dal ruscello. Il ragazzo
aveva indossato una cappa pesante e rossa di Teiris perché avrebbero
dovuto lavare anche i suoi vestiti.
Manoa vedendolo arrivare così per poco non lasciò cadere
la tazzina.
Teiris diede una pacca ad Astea che si mise a sedere senza perdere pezzi.
«EH?! Che ne dite del mio Astea deluxe?»
«Che figo!» commentò Manoa di cuore.
«Bello nevvero?»
I capelli appena lavati splendevano di una colorazione che a tratti spaziava
sui campi del fulvo per tornare poi a un castano scuro e corposo. E poi
vederlo una volta tanto senza il suo abito nero, ma con un rosso acceso
faceva uno strano effetto.
«Eh a saperlo che eri così figo mi sarei fatta avanti prima!»
gridò Manoa saltandogli addosso.
«UARGH! Ehm... Manoa a dire la verità...» provò
a ribattere lui.
«Cosa cosa? » Teiris si intromise fra i due cercando di separarli
«Ferma la Manoa! È tutto pulito e non lo farai sporcare saltandogli
addosso!»
I tre ripresero la zuffa dove prontamente fecero di nuovo capolino le
catene di Astea legando tutti e tre come salami.
Tutti e tre ridevano di gusto, il volto di Wein invece si velò
di una vaga tristezza. Come se i suoi ricordi fossero lì lì
per tornare ad affiorare ma non lo facessero per qualche strana alchimia.
Sospirò, e addentò una fetta di cassata.
«Allora Dante, e guarda che se ti chiamo Dante deve essere una cosa
seria, adesso mi spieghi che cazzo ti sta succedendo.» cominciò
Noah perentorio incrociando le braccia sul petto.
«Ecco vedi... non so... è come se... avessi poca forza.»
«Stai male?»
«Non lo so... in effetti è strano.»
La stanza di Dante era così piccola che fra letto e sedia a rotelle
non c'era spazio per Noah che gli parlava dal corridoio. Anche se, a onor
del vero, Noah nella stanza di Dante cercava di entrarci il meno possibile
a prescindere.
«Senti, ho vissuto con te anche troppo e non hai mai avuto una linea
di febbre. Figurarsi se hai un malore... »
«Non so cosa dirti Noah... e poi perché ti preoccupi così
tanto?»
«Bah! Potrebbe essere contagioso!» gridò voltandosi
di spalle. «E poi il tizio checca potrebbe riattaccare.»
«In effetti quello è un problema che non avevo valutato...
credi che avrete bisogno del mio aiuto?»
«TSK! Figurati! Tu al massimo gli puoi fare pietà,
così non ci attacca più!»
«Noah... dovresti avere più rispetto degli invalidi, credi
forse che una incapacità motoria sia in grado di rendermi meno
presentabile di prima?»
«AH! Vaffanculo tu e il politically correct!»
Per il corridoio della nave apparve una ragazza dell'equipaggio.
«Lord Reznor? Noah? Il capitano vuole parlare con voi.»
Noah si massaggiò il mento con la barba ispida e bianca che era
quasi impossibile da vedere sulla sua carnagione.
«Andiamo da Rid, finiremo di parlare dopo.» detto questo si
allontanò.
«Attendi Noah.»
«Cosa?»
«Sono impossibilitato a raggiungere il capitano in queste condizioni...»
Noah si voltò e si grattò la testa.
«E come cazzo hai fatto ad arrivare sul ponte ieri?»
«Oh ... non lo so... in qualche modo avrò fatto.»
Noah riprese ad andarsene.
«Noah?»
«Che.»
«Non posso raggiungere Ridley.»
«E a me che me ne frega?»
Era all'incirca mezzogiorno.
«Adesso ci laviamo tutti i vestiti. » Esordì Teiris
scorgendo un casolare dietro la collina che stavano attraversando. Il
torrente che avevano incontrato prima passava di là più
a monte.
«Credete sia abitato?» chiese Manoa.
Wein diede una lunga occhiata con la sua vista da drago. «Mi pare
troppo sgangherato. Sembra più un rifugio per i viandanti.»
«Ok. Oggi camminiamo di meno e facciamo tappa lì per rimetterci
a posto ok?»
Wein si grattò la testa. «Ok basta che mi togliete dagli
occhi l'Astea rouge che mi fa un po' schifo...»
Astea si girò intorno come se non capisse da dove avesse parlato
Wein. «Ma senti chi parla! Lo Sweet Transvestite!»
Manoa si girò verso Wein. «Beh? E che sarebbe 'sta storia?»
«Bah... niente... è Astea che non ci sta più con la
testa.»
Wein ed il somaro che stava portando Astea si scambiarono una occhiata
eloquente, poi sospirarono insieme.
«Andiamo cazzo!»
«Noah il tuo turpiloquio non farà crescere le tue ammiratrici...»
«Andiamo CAZZO! Hai creato un trono di ossidiana e una sedia
fashion e non riesci a fare due cavolo di cinghie su questo trabiccolo!?»
«Cinghie?»
«Certo! Sennò come ti porto da Ridley?»
«Mio caro Noah... non vorrai mica portarmi in spalla come uno zaino
vero?»
«E come sennò? In braccio?! FOSSI PAZZO! Mi scambierebbero
tutti per il tuo amichetto!»
«A... amichetto?»
«Sì! E poi tutte le lettrici ci slasherebbero al volo!»
«Slash?»
«Sì... quella cosa che fanno le represse che prendono due
personaggi perfettamente etero e li fanno diventare due "micio micio"
da mettere insieme.»
Noah guardò un po' Dante... «Beh non sempre tutti e due i
personaggi sono perfettamente etero... ne basta pure uno solo...»
«ARGH! AFFOGO!»
Wein alzò le braccia al cielo. «Ma perché, perché
deve sempre rompere le palle?»
Manoa si fermò di fronte al rifugio disinteressandosi dell'uomo
in mare. «Sembra accogliente...»
«Sì direi...» riprese il drago.
Fra i due sinsinuò Teiris che andò verso le richieste
di aiuto. «Ma stavolta com'è cascato?»
Vide che il somaro si era chinato per bere e una enorme chiazza di sangue
nell'acqua.
«Oh Sacro Galder! Si è ferito!»
«Tonta, è il tuo vestitino.» ribatté Wein buttando
un occhio.
plof
«Coraggio Astea. Prendi la mia mano.» riprese Teiris.
«AOH! MA CHE VE LO SIETE DIMENTICATO TUTT'A UN TRATTO? NON CI
VEDO UNA STRAMAZZA IO!»
L'urlo risuonò per miglia.
Sbonk!
«Oh... scusa tizio col cilindro... hehehe»
Sbonk!
«Oh... pardon... tizio col cilindro... huhuhu»
Un altro rumore di cranio sbattuto su duro legno di nave...
«Oh! Excusez-moi, tizio col cilindro... hohoho»
Noah camminava con il Dantezaino mandandolo a sbattere puntualmente di
testa contro ogni spigolo atto a provocare dolore.
Un rumore ancora più forte stavolta.
«Oh! Sono amareggiato, tizio col cilindro... hihihihi»
«Non si dice amareggiato caprone, si dice sono mortificato.»
Stavolta il rumore svegliò i marinai che dormivano al piano di
sopra.
«Oh! Sono mortificato tizio col cilindro, saccentone odioso... hahahaha.»
Quando arrivarono da Ridley, Dante sarebbe dovuto essere un ammasso sanguinolento
di bernoccoli.
... Noah entrò per la porta con l'ultimo urto ridacchiando ancora
e si girò per far scendere Dante. Ridley alzò lo sguardo
e gli parve per una infinitesima improbabile, impossibile frazione di
secondo di vedere il meraviglioso viso di Dante deturpato dai ficozzi...
ma non era così. Scosse la testa. Doveva essere la sua immaginazione.
Dante era lì coi suoi occhi penetranti e i suoi occhialetti che
non mancarono di mandare un bagliore in controluce.
La donna deglutì.
Noah si buttò in ginocchio come i cammelli e si tolse lo zaino
appoggiando definitivamente Dante a terra. Quando si girò vide
che c'era anche Coral nella stanza che sorrideva appena.
«Sempre col tuo sorriso ebete tu eh?»
«Eh?» Coral lo guardò interdetto ragionando se il suo
fosse veramente un sorriso ebete. Si sistemò gli occhiali sul naso.
«Bene, ora che siete tutti e tre qua. Parleremo di Shaia Limdorel
e dell'invito che il signore ha recapitato alla nostra nave questa notte.»
«Invito?» dissero tutti e tre insieme.
«Già. Alla Collina d'Acciaio di Sadon, per dopodomani.»
Calò il silenzio.
I capelli di Astea erano ancora bellissimi e lucenti. Se ne stava lì
con Manoa a lavare i panni di tutti mentre Wein e Teiris preparavano da
mangiare. Teiris indossava un vestito lungo bianco con una fantasia di
fiori ricamata sopra.
Wein portava una maglia logora sempre verde e dei pantaloni neri di scarso
valore, Manoa aveva smesso il suo solito clergymen per tirarne fuori un
altro un po' più sgualcito. Astea continuava a indossare la veste
da cappuccetto rosso che gli aveva prestato Teiris.
A vederlo di spalle con Manoa lui sembrava la ragazza e lei il ragazzo.
Entrambi impegnati nei mestieri di casa. Visione che fece storcere il
labbro una volta di più a Wein.
«Ho macinato la carne... dove la metto?» domandò Teiris.
«Ora passamene un pugno, io taglio la pasta e la arrotolo intorno
capisci?»
«Wow! Sei un genio in cucina...»
«E non solo in cucina, » sorrise anche se Teiris, come al
solito, non afferrò. Afferrava i doppi sensi sessuali solo con
Astea e la cosa intristì ancora di più il drago.
Andò a occuparsi del soufflè.
Intanto Manoa era passata a lavare le vesti di Wein che profumavano di
lavanda come se venissero lavate ogni giorno... ed ebbe il sospetto che
Wein fosse così edonista da farlo. In fondo, aveva mai visto un
nodo nei capelli di Wein? Un pizzico di barba o un po' di bavetta la mattina
quando si alzava? No, Wein era impeccabile in tutto. La cosa la incuriosì.
Venne destata dalla sua importante riflessione quando, voltandosi verso
Astea per vedere cosa stesse combinando, non lo vide più. Guardò
in basso dove il ragazzo avrebbe dovuto poggiare il sedere e vide che
il pezzo di terra su cui stava si era staccato con il suo peso e la corrente
del fiume. Lui era di nuovo in acqua.
«AIUTO!! AFFOGO!!! BLUAF SGHUAZ!»
«Aspetta che ti tiro un salvagente!»
«Che è un salvagente!? Non voglio altri uomini in acqua con
me! E poi non lo vedo!»
«E tu sta fermo che ti arriva!»
Manoa prese un ciocco di legno abbastanza lungo e grosso e lo lanciò
in acqua prendendo in piena faccia Astea.
«Cavolo che mira! E se te lo dico io ci puoi credere!» ribatté
lui perdendo denti.
L'elfa lo afferrò e lo fece sprofondare meglio in acqua così
da essere sicura che stavolta affogasse sul serio.
Ma tanto... non poteva morire.
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