Settantatreesimo Episodio: You Fit but You don't Know It


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La mattina successiva quando Wein si alzò Astea non era di fianco a lui.
«Vuoi vedere che Astea...»
La sua mente fu attraversata dalla schiena di Astea sdraiato alternativamente su Teiris o Manoa.
Dopo un po' si grattò la testa ancora assonnato. «Non dovrei fare di questi pensieri già di prima mattina o mi verrà il sangue cattivo per il resto della giornata...» parlottò fra sé e sé.
«Come dici Wein?» Teiris fece capolino dal telo che costituiva il suo rifugio. Si era messa carponi perché era molto basso.
«Ehm...»
«Vieni? Stiamo dando una mano ad Astea a lavarsi...»
Wein ebbe di nuovo quel brivido. Era molto peggio di quanto potesse immaginare.
«C'è proprio bisogno anche della mia presenza?»
«Beh intanto puoi cominciare a preparare la colazione...»
«Ok adesso mi alzo...» il ragazzo sollevò incautamente la testa.
Il rifugio schizzò di nuovo come una grossa balista spedendolo lontano.
Dopo qualche minuto fu di ritorno dalla boscaglia. Si stava lavando i denti con un astuto spazzolino fatto con un rametto di alloro.
Il suo sguardo si fermò sui suoi tre compagni di viaggio. Erano sulla riva di un piccolo torrente.
Astea se ne stava a torso nudo, di fianco a lui c'erano i suoi vestiti, mantello, cappotto, guanti, maglia, catene, corde varie e ovviamente il cappello. Teiris reggeva goffamente le catene immateriali che lo legavano anche da spogliato, mentre Manoa insaponava con forza il ragazzo che si divincolava come una anguilla per il solletico.
...asbd asbd...
«BWHAHAHAHA!! » rideva come un bambino. «ARGH BASTA! DAMMI ALMENO IL TEMPO DI RIFIATARE!! BWHAHHAAH!!»
Manoa alle sue grida faceva ancora più forte, sembrava provarci gusto. Dopo un po' anche Teiris, che aveva cercato di mantenersi seria il più possibile per dimostrarsi "professionale" nel suo accudire un malato, sbottò a ridere fino a farsi venire le lacrime agli occhi.
Qualche secondo dopo erano tutti e tre ingarbugliati da catene e quant'altro.
Wein scivolò a terra mentre la mantellina gli scendeva da una spalla alla vista della scena.
«Ma porca zozza tutte a lui le fortune...» borbottò masticando qualche foglia di alloro. Sputò il rametto.

Quando furono di nuovo disincagliati, fu Astea a riprendere la parola.
«Ehm avrei bisogno di qualcuna che mi lavasse anche sotto...»
«Ma certo Astea ci penso io...» rispose suadente Manoa, il volto del ragazzo si rischiarò in un sorriso ampio prima che venisse spedito dentro al ruscello da un bel calcione dell'elfa.
«Uargh! Affogo!»
«L'acqua è bassa.»
«Si ma io non lo vedo che è bassa!»
Teiris lo ripescò con la sua chiave improvvisata a retino da piscina. Tanto con tutte quelle catene era facile acchiapparlo. Tirò su anche qualche pesce che svolazzò in aria.
Fu di nuovo il turno di Teiris.
«E adesso ti laviamo i capelli.»
«No i capelli no!»
«E perché?» domandò incredula.
«Non lo so... mi da fastidio che mi si tocchino i capelli...»
Manoa lo fissò con i due occhi a puntino mentre con un calcione lo rigettava in acqua.
«ARGH! Affogo!»
«Andiamo che non c'è corrente.»
«Sì ma io non lo vedo che non c'è corrente!»
Teiris stavolta lo ritirò su con la balestra di Wein come si fa con un filo di pasta dalla pentola per sentire se è cotta.
«Andiamo sei già bagnato quindi ora ti laviamo pure i capelli.» riprese perentoria Teiris.
Sfoderò uova, olio, aceto, cenere, gamberetti, formiche rufe in salsa tartara, grasso di balena, gorgonzola e salsa rosa.
«E con tutti quegli affari cosa vorresti farci?» domandò preoccupata Manoa.
«Ovvio! Le uova servono a rinforzare i capelli, l'aceto per la lucentezza, l'olio per la resistenza e...»
«Ok-ok... te lo affido. Io mi occupo delle catene...» disse afferrandole come una cavallerizza, alchè Astea emise qualche rantolo sommesso.
La sacerdotessa rovesciò tutto quanto in testa ad Astea e prese a mischiare, amalgamare, fare impacchi e cuocere in forno per cinque minuti.
Quando, dopo una buona mezz'ora la ebbero vinta sui nodi del ragazzo (che non hanno nulla a che vedere con quelli vecchi di trecento anni di Noah...) proseguirono al risciacquo.
Astea finì di nuovo in acqua calciato da Manoa.
«Argh! Affogo!»
«Tieni Astea! Ti lancio una corda!»
«DOVE!?»
Tornò su gocciante d'acqua coi suoi occhi che si guardavano attorno allarmati.
«Ecco qua il nostro tritone di ritorno dal mare...» commentò Wein dalle retrovie. Con tutto il tempo che ci stavano mettendo aveva avuto modo di preparare dei biscotti (con le uova e l'olio di Teiris) e di scaldare il latte (chiesto in prestito da una mucca del luogo) e preparare il caffè (importato direttamente dai territori dell'ovest).
Astea cadde ansante al bordo del fiumiciattolo.
«Rimani li così ti si asciugano bene i capelli e non prendi freddo...»
«Secondo me tutte queste cure sono troppe...» borbottò ancora Wein mentre sfornava il ciambellone.
«Già... anche perché con tutte le volte che l'ho lanciato in acqua non prenderà un malanno per i capelli bagnati...» ribatté Manoa mentre assaggiava il caffè appena uscito. Wein mise mano a una tazzina di Earl Grey e le passò alcuni biscotti con glassa di cioccolato fondente.
«Buoni questi Wein. Li fai tu?»
«Certo... ho una grande esperienza di biscotti... se ne vuoi altri prendili pure... acc!» Si batté una mano sulla fronte. «Per poco non mi si sgonfia la torta di mele!»
Dopo un po' anche Astea e Teiris furono di ritorno dal ruscello. Il ragazzo aveva indossato una cappa pesante e rossa di Teiris perché avrebbero dovuto lavare anche i suoi vestiti.
Manoa vedendolo arrivare così per poco non lasciò cadere la tazzina.
Teiris diede una pacca ad Astea che si mise a sedere senza perdere pezzi. «EH?! Che ne dite del mio Astea deluxe?»
«Che figo!» commentò Manoa di cuore.
«Bello nevvero?»
I capelli appena lavati splendevano di una colorazione che a tratti spaziava sui campi del fulvo per tornare poi a un castano scuro e corposo. E poi vederlo una volta tanto senza il suo abito nero, ma con un rosso acceso faceva uno strano effetto.
«Eh a saperlo che eri così figo mi sarei fatta avanti prima!» gridò Manoa saltandogli addosso.
«UARGH! Ehm... Manoa a dire la verità...» provò a ribattere lui.
«Cosa cosa? » Teiris si intromise fra i due cercando di separarli «Ferma la Manoa! È tutto pulito e non lo farai sporcare saltandogli addosso!»
I tre ripresero la zuffa dove prontamente fecero di nuovo capolino le catene di Astea legando tutti e tre come salami.
Tutti e tre ridevano di gusto, il volto di Wein invece si velò di una vaga tristezza. Come se i suoi ricordi fossero lì lì per tornare ad affiorare ma non lo facessero per qualche strana alchimia. Sospirò, e addentò una fetta di cassata.


«Allora Dante, e guarda che se ti chiamo Dante deve essere una cosa seria, adesso mi spieghi che cazzo ti sta succedendo.» cominciò Noah perentorio incrociando le braccia sul petto.
«Ecco vedi... non so... è come se... avessi poca forza.»
«Stai male?»
«Non lo so... in effetti è strano.»
La stanza di Dante era così piccola che fra letto e sedia a rotelle non c'era spazio per Noah che gli parlava dal corridoio. Anche se, a onor del vero, Noah nella stanza di Dante cercava di entrarci il meno possibile a prescindere.
«Senti, ho vissuto con te anche troppo e non hai mai avuto una linea di febbre. Figurarsi se hai un malore... »
«Non so cosa dirti Noah... e poi perché ti preoccupi così tanto?»
«Bah! Potrebbe essere contagioso!» gridò voltandosi di spalle. «E poi il tizio checca potrebbe riattaccare.»
«In effetti quello è un problema che non avevo valutato... credi che avrete bisogno del mio aiuto?»
«TSK! Figurati! Tu al massimo gli puoi fare pietà, così non ci attacca più!»
«Noah... dovresti avere più rispetto degli invalidi, credi forse che una incapacità motoria sia in grado di rendermi meno presentabile di prima?»
«AH! Vaffanculo tu e il politically correct!»
Per il corridoio della nave apparve una ragazza dell'equipaggio.
«Lord Reznor? Noah? Il capitano vuole parlare con voi.»
Noah si massaggiò il mento con la barba ispida e bianca che era quasi impossibile da vedere sulla sua carnagione.
«Andiamo da Rid, finiremo di parlare dopo.» detto questo si allontanò.
«Attendi Noah.»
«Cosa?»
«Sono impossibilitato a raggiungere il capitano in queste condizioni...»
Noah si voltò e si grattò la testa.
«E come cazzo hai fatto ad arrivare sul ponte ieri?»
«Oh ... non lo so... in qualche modo avrò fatto.»
Noah riprese ad andarsene.
«Noah?»
«Che.»
«Non posso raggiungere Ridley.»
«E a me che me ne frega?»


Era all'incirca mezzogiorno.
«Adesso ci laviamo tutti i vestiti. » Esordì Teiris scorgendo un casolare dietro la collina che stavano attraversando. Il torrente che avevano incontrato prima passava di là più a monte.
«Credete sia abitato?» chiese Manoa.
Wein diede una lunga occhiata con la sua vista da drago. «Mi pare troppo sgangherato. Sembra più un rifugio per i viandanti.»
«Ok. Oggi camminiamo di meno e facciamo tappa lì per rimetterci a posto ok?»
Wein si grattò la testa. «Ok basta che mi togliete dagli occhi l'Astea rouge che mi fa un po' schifo...»
Astea si girò intorno come se non capisse da dove avesse parlato Wein. «Ma senti chi parla! Lo Sweet Transvestite!»
Manoa si girò verso Wein. «Beh? E che sarebbe 'sta storia?»
«Bah... niente... è Astea che non ci sta più con la testa.»
Wein ed il somaro che stava portando Astea si scambiarono una occhiata eloquente, poi sospirarono insieme.


«Andiamo cazzo!»
«Noah il tuo turpiloquio non farà crescere le tue ammiratrici...»
«Andiamo CAZZO! Hai creato un trono di ossidiana e una sedia fashion e non riesci a fare due cavolo di cinghie su questo trabiccolo!?»
«Cinghie?»
«Certo! Sennò come ti porto da Ridley?»
«Mio caro Noah... non vorrai mica portarmi in spalla come uno zaino vero?»
«E come sennò? In braccio?! FOSSI PAZZO! Mi scambierebbero tutti per il tuo amichetto!»
«A... amichetto?»
«Sì! E poi tutte le lettrici ci slasherebbero al volo!»
«Slash?»
«Sì... quella cosa che fanno le represse che prendono due personaggi perfettamente etero e li fanno diventare due "micio micio" da mettere insieme.»
Noah guardò un po' Dante... «Beh non sempre tutti e due i personaggi sono perfettamente etero... ne basta pure uno solo...»


«ARGH! AFFOGO
Wein alzò le braccia al cielo. «Ma perché, perché deve sempre rompere le palle?»
Manoa si fermò di fronte al rifugio disinteressandosi dell'uomo in mare. «Sembra accogliente...»
«Sì direi...» riprese il drago.
Fra i due s’insinuò Teiris che andò verso le richieste di aiuto. «Ma stavolta com'è cascato?»
Vide che il somaro si era chinato per bere e una enorme chiazza di sangue nell'acqua.
«Oh Sacro Galder! Si è ferito!»
«Tonta, è il tuo vestitino.» ribatté Wein buttando un occhio.
plof
«Coraggio Astea. Prendi la mia mano.» riprese Teiris.
«AOH! MA CHE VE LO SIETE DIMENTICATO TUTT'A UN TRATTO? NON CI VEDO UNA STRAMAZZA IO
L'urlo risuonò per miglia.


Sbonk!
«Oh... scusa tizio col cilindro... hehehe»
Sbonk!
«Oh... pardon... tizio col cilindro... huhuhu»
Un altro rumore di cranio sbattuto su duro legno di nave...
«Oh! Excusez-moi, tizio col cilindro... hohoho»
Noah camminava con il Dantezaino mandandolo a sbattere puntualmente di testa contro ogni spigolo atto a provocare dolore.
Un rumore ancora più forte stavolta.
«Oh! Sono amareggiato, tizio col cilindro... hihihihi»
«Non si dice amareggiato caprone, si dice sono mortificato.»
Stavolta il rumore svegliò i marinai che dormivano al piano di sopra.
«Oh! Sono mortificato tizio col cilindro, saccentone odioso... hahahaha.»
Quando arrivarono da Ridley, Dante sarebbe dovuto essere un ammasso sanguinolento di bernoccoli.
... Noah entrò per la porta con l'ultimo urto ridacchiando ancora e si girò per far scendere Dante. Ridley alzò lo sguardo e gli parve per una infinitesima improbabile, impossibile frazione di secondo di vedere il meraviglioso viso di Dante deturpato dai ficozzi... ma non era così. Scosse la testa. Doveva essere la sua immaginazione. Dante era lì coi suoi occhi penetranti e i suoi occhialetti che non mancarono di mandare un bagliore in controluce.
La donna deglutì.
Noah si buttò in ginocchio come i cammelli e si tolse lo zaino appoggiando definitivamente Dante a terra. Quando si girò vide che c'era anche Coral nella stanza che sorrideva appena.
«Sempre col tuo sorriso ebete tu eh?»
«Eh?» Coral lo guardò interdetto ragionando se il suo fosse veramente un sorriso ebete. Si sistemò gli occhiali sul naso.
«Bene, ora che siete tutti e tre qua. Parleremo di Shaia Limdorel e dell'invito che il signore ha recapitato alla nostra nave questa notte.»
«Invito?» dissero tutti e tre insieme.
«Già. Alla Collina d'Acciaio di Sadon, per dopodomani.»
Calò il silenzio.


I capelli di Astea erano ancora bellissimi e lucenti. Se ne stava lì con Manoa a lavare i panni di tutti mentre Wein e Teiris preparavano da mangiare. Teiris indossava un vestito lungo bianco con una fantasia di fiori ricamata sopra.
Wein portava una maglia logora sempre verde e dei pantaloni neri di scarso valore, Manoa aveva smesso il suo solito clergymen per tirarne fuori un altro un po' più sgualcito. Astea continuava a indossare la veste da cappuccetto rosso che gli aveva prestato Teiris.
A vederlo di spalle con Manoa lui sembrava la ragazza e lei il ragazzo. Entrambi impegnati nei mestieri di casa. Visione che fece storcere il labbro una volta di più a Wein.
«Ho macinato la carne... dove la metto?» domandò Teiris.
«Ora passamene un pugno, io taglio la pasta e la arrotolo intorno capisci?»
«Wow! Sei un genio in cucina...»
«E non solo in cucina, » sorrise anche se Teiris, come al solito, non afferrò. Afferrava i doppi sensi sessuali solo con Astea e la cosa intristì ancora di più il drago.
Andò a occuparsi del soufflè.
Intanto Manoa era passata a lavare le vesti di Wein che profumavano di lavanda come se venissero lavate ogni giorno... ed ebbe il sospetto che Wein fosse così edonista da farlo. In fondo, aveva mai visto un nodo nei capelli di Wein? Un pizzico di barba o un po' di bavetta la mattina quando si alzava? No, Wein era impeccabile in tutto. La cosa la incuriosì. Venne destata dalla sua importante riflessione quando, voltandosi verso Astea per vedere cosa stesse combinando, non lo vide più. Guardò in basso dove il ragazzo avrebbe dovuto poggiare il sedere e vide che il pezzo di terra su cui stava si era staccato con il suo peso e la corrente del fiume. Lui era di nuovo in acqua.
«AIUTO!! AFFOGO!!! BLUAF SGHUAZ
«Aspetta che ti tiro un salvagente!»
«Che è un salvagente!? Non voglio altri uomini in acqua con me! E poi non lo vedo!»
«E tu sta fermo che ti arriva!»
Manoa prese un ciocco di legno abbastanza lungo e grosso e lo lanciò in acqua prendendo in piena faccia Astea.
«Cavolo che mira! E se te lo dico io ci puoi credere!» ribatté lui perdendo denti.
L'elfa lo afferrò e lo fece sprofondare meglio in acqua così da essere sicura che stavolta affogasse sul serio.
Ma tanto... non poteva morire.

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