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L'allegra combriccola aveva finito di cenare, il fuoco ardeva
nel vecchio caminetto di mattoni.
Avevano usato la legna che avevano trovato all'interno del rifugio ma,
da buoni viandanti, verso le dieci e mezza di sera avevano mandato Astea
in giro a procurarne dell'altra per i prossimi inquilini che avrebbero
utilizzato il rifugio.
... di notte... tanto lui non ci vedeva comunque nulla e non cambiava
niente.
Era ritornato con un paio di alberi e poi davanti alla casa li aveva spezzettati
con precisione minuziosa.
«Veramente un ottimo rollè di vitello Wein!» esclamò
Teiris raggiante respingendo delicatamente Manoa che la fissava con occhi
non proprio lucidi... da fuori fece eco un sonoro rutto di Astea.
Seguito da un coro di ululati in sottofondo...
«Lo sai che sei ... proprio una bella ...hic... ragazza Ter?»
biascicò Manoa.
«Ehm... grazie Manoa...» Teiris tossicchiò imbarazzata.
Lo sguardo di Wein andò alle due bottiglie che avevano svuotato.
Astea non aveva il culto del bere. Beveva un po' quando gli andava ma
quella sera non aveva toccato alcool. Teiris era astemia e così
lui e Manoa aveva fatto fuori un litro e mezzo... il drago si grattò
un po' la testa, per uno che nonostante tutto aveva la costituzione di
un drago quella quantità era sopportabile... ma Manoa era partita
quasi subito.
«Teiris, Teiris!» continuò Manoa battendole delle pacche
sulle spalle. «Vecchia Teiris! HAHAHA! Che ne dici di darmi
un bacio?» concluse seria.
Teiris sussultò, Wein mandò di traverso un boccone mentre
Astea rientrava placido nel rifugio con una fascina di legna che lo copriva
interamente facendo fuoriuscire solamente un pezzo di fronte coi capelli,
dato che il cappello era assieme ai suoi soliti vestiti in un angolo.
«Ba... bacio?» domandò lei allontanandosi un poco...
«Sì... un bacetto sulla guancia... che hai capito! ...hic...
HAHAHAHAHAH!»
Manoa si abbandonò sulle gambe della ragazza cominciando a ronfare
sonoramente.
Teiris tirò un sospiro di sollievo, il sonno ingentiliva i lineamenti
dell'elfa facendola sembrare un po' meno mascolina del solito
e
un po' meno pronta a saltarle addosso per chissà quale pulsione
alcolica.
Dopo un po' Manoa riaprì gli occhi e Teiris distolse lo sguardo.
«Mi guardavi ti ho vista!» bofonchiò.
Arraffò una porzione del tiramisù, la mangiò in un
boccone mentre si metteva in piedi, poi si pulì la bocca con una
manica e si stravaccò in un angolo crollando addormentata.
«Stavolta credo si sia addormentata definitivamente... » commentò
Wein clinico. «E fra un po' credo che la raggiungerò...»
«Dove a letto?» domandò Astea dal nulla mentre faceva
cadere metà della legna che aveva fatto dentro al caminetto...
«Ehm... beh sì... » rispose Wein una volta tanto senza
malizia.
«Fico...»
Wein e Teiris si guardarono interdetti. «Ha bevuto pure lui? Dice
cose senza senso...» riprese Wein grattandosi la testa...
«Sì cose senza senso come... ARGH! VADO A FUOCO!»
finì col gridare Astea.
Nello sbagliare a mettere a posto la legna il fuoco era divampato anche
sulla mantellina rossa di Astea che adesso sembrava una strana maschera
carnevalesca.
Teiris lo afferrò e lo lanciò di fuori in acqua.
Rumore di acqua che evapora. Poi, subito dopo: «ARGH AFFOGO!»
«Sta rilassato e fai il morto a galla che non affoghi!» gli
gridò Teiris.
«MORTO A GALLA!? IO NON POSSO MORIRE! ... E POI SONO CIECO!»
«E CHE DIAMINE C'ENTRA!?»
«Cosa che sono cieco? O che non posso morire?»
«No che non puoi mori- AAAARGH! » gridò alla
fine esasperata, «AFFOGA! ANF ANF ANF...» Teiris lo
lasciò in acqua, «parlare con te è come... come...»
Come giocare a tennis con una mazza da baseball... o anche a baseball
con una mazza da baseball... Cavolo, colpire la palla dev'essere proprio
difficile.
Il drago intanto sparecchiò, fece sparire tutto quanto nella dimensione
astrale poi prese la coperta di Manoa e gliela mise addosso, infine preparò
il suo giaciglio e si sdraiò anche lui, di fianco.
«Ricordatevi di mettere qualche ciocco nuovo sul fuoco prima di
andare a dormire o stanotte ci sveglieremo a Tradnor...» disse prima
di girarsi dall'altra parte per dormire. Le orecchie sfarfallarono perentorie.
Dopo un po' russavano tutti e due, e Astea e Teiris si ritrovarono a fissarsi...
(col fuoco che aveva alzato gli ci volle poco ad asciugarsi.)
In realtà Teiris fissava Astea, Astea fissava il nulla e il caso
voleva che il nulla fosse nella direzione di Teiris.
«Senti Astea...»
«Sì, certo che sento.»
«No, dicevo, senti Astea...»
«Sono cieco non sordo.»
«Uffa stammi a sentire!»
«È quello che ti sto dicendo dall'inizio di questa inutile
conversazione!»
«SHHHHHHHH!!» fece la voce di Wein dalle retrovie,
le orecchie sfarfallarono stizzite.
Teiris si passò una mano fra i capelli, il suo colorito di un azzurro
tenue risaltava magnificamente sul bianco del vestito e sulla sua pelle;
i suoi occhi sembravano catturare la poca luce che c'era e i suoi occhi
splendevano delle scintille che crepitavano nel caminetto.
«Volevo chiederti una cosa.»
Astea si allontanò cautamente dal falò. «Sono tutt'orecchi»
disse sedendosi a gambe incrociate davanti a lei.
«Beh ecco... ti ricordi di quando abbiamo incontrato lo Wyrm?»
«Wyrm? E che è?»
«Come "che è"? Sei stato tu a dirmi quel detto
sullo Wyrm che dorme!»
«Dorme?»
«Sì andiamo! Dove dorme uno Wyrm?»
«E io che ne so.»
«Dove gli pare visto quant'è grosso!»
Astea si grattò la testa. Poi afferrò la battuta e sghignazzò
un po'.
«Ha-ha forte questa...»
Teiris gli bussò sulla fronte. «C'è qualcuno qua dentro?»
«Ehm...»
«Su... che poi tu hai cominciato a parlare strano... riguardo la
morte e a...» divenne rossa, «palparla...»
Astea ebbe un flash. Teiris che toccava le tette a Etrom.
«AH SÌ! Ora ricordo!!»
«SHHH!! E abbassa la voce!!» sibilò lei.
«Giusto giusto...»
«Ecco. Primo, a che ti riferivi quando parlavi della morte, e secondo,
perché ho avuto la chiara sensazione che tu in quel momento mi
stessi vedendo?»
Noah, Dante, Coral e Ridley se ne stavano nella stanza di Ridley a fare
il punto della situazione sull'invito di Shaia Limdorel.
Ridley lanciò la lettera sul tavolo.
«Questo è il nostro biglietto di sola andata per l'inferno
e in questa situazione ci stiamo per via di Dante.» commentò
tecnico il capitano.
«Un drago che ormai è troppo vecchio pure per portare a spasso
il suo deretano coi suoi piedi.» Aggiunse Noah con una parvenza
di serietà.
«Hohoho.»
Come non detto.
Le mani di Dante scivolarono sul tavolino di legno e afferrarono la busta.
La aprì delicatamente e ne estrasse una carta antica e striata
di venature tendenti all'ocra.
«Indubbiamente una carta pregiata...» commentò quasi
soprappensiero.
«Perché non ci dici pure quante volte ha slinguazzato la
lettera per chiuderla?» Sbottò Noah.
Il drago si schiarì la voce. Cosa che fece venire inevitabilmente
i brividi a Ridley.
I miei omaggi Ridley Rhian, capitano della Northern Star,
il mio nome è Shaia Limdorel come ho avuto già modo di dire
al componente del suo equipaggio Reznor.
Ho intenzione di far esalare al drago il suo ultimo respiro ma, non volendo
rovinare la vostra famosa nave, ho pensato di invitarlo sulla Collina
d'Acciaio del granducato di Sadon per poter porre così fine alla
sua esistenza in un luogo confacente.
Vi ringrazio anzitempo per la disponibilità concessami. Nella speranza
di non rivedervi mai più, colgo loccasione per porgervi i
miei più
Cordiali saluti,
Shaia Limdorel
Gli occhi di Noah erano due grandi palle.
«MA... mA... MA CHI CAZZO SI CREDE DI ESSERE QUESTO QUA?»
gridò furioso.
Coral socchiuse gli occhi fissando la lettera. «Ehm certo non l'avrei
detto con lo stesso tono di Noah però... in effetti il tipo sembra
parecchio sicuro di sé...»
«Appunto.» commentò Ridley.
Gli sguardi dei tre si fissarono su Dante.
«Ritengo che abbia le sue ragioni a esserlo. Se a quanto pare costui
è allievo del mio maestro, sicuramente è un elemento pericoloso.»
«Il tuo maestro...» borbottò Noah.
«Sì, Vir Eliel.»
Coral si grattò la testa. «Mai sentito nominare... ma, se
è da lui che deriva il tuo potere, di certo non c'è da stare
tranquilli.»
Ridley si sedette comodamente sulla poltrona.
«Ho convocato qui voi tre perché siete gli unici in grado
di rispondere a una sfida del genere sulla mia nave.»
«CHE COSA? Significa che non lo lasciamo crepare come un
poveraccio adesso che ne abbiamo l'opportunità?» esclamò
Noah incredulo.
Ridley sorrise. «No. È un membro del nostro equipaggio, non
importa come lo sia diventato. Fino a ora la Northern Star non ha mai
abbandonato uno dei suoi e non comincerà a farlo adesso.»
«Ma così metterai in pericolo tutti gli altri!» continuò
Noah.
«Sì, in parte. Sono dell'idea che, con un piano ben congegnato,
saremo in grado di affrontare anche questo problema. In fondo non dovrebbe
essere peggio di avere alle calcagna i Draghi Occulti.»
«O i Draghi Celesti.» aggiunse Coral.
Dante spostò lo sguardo da un'altra parte.
«Dov'è che ho già sentito nominare la Collina d'Acciaio...»
riprese Coral parlando a nessuno in particolare.
«La Collina d'Acciaio,» Ridley enfatizzò il nome del
luogo, «è una collina dove terreno, alberi costruzioni e
persino gli steli d'erba sono completamente di metallo.»
«Metallo? Ora ricordo qualcosa di simile...» continuò
il demone. Fare i conti con la conoscenza che aveva appreso in così
breve tempo non era facile. Solo con un po' di concentrazione riuscì
a ricordare che se ne faceva parola in un testo relativamente recente
nella biblioteca della isola di Cathal.
Fu Noah a prendere la parola. «La Collina d'Acciaio, a quanto pare,
fu teatro di uno scontro dei fratelli Ingram di Shaen con Fharst un potente
Demone Maggiore luogotenente di Brynard, la cui peculiarità era
quella di avere una forma fisica metallica. Si dice che, quando lo sconfissero,
le energie liberate contaminarono la collina rendendo ferro tutto ciò
che c'era in un raggio abbastanza grande. Come ho detto... era un demone
molto potente.»
«Cavolo Noah! Ne sai di cose!» ribatté Coral sorridente.
«Beh sì... è una fiaba che mi raccontavano da piccolo...»
rispose grattandosi la testa.
«Non credevo che quell'omaccione di tuo padre ti raccontasse le
fiabe prima di andare a letto...» commentò Ridley.
«Beh in effetti non me la raccontava mio padre ma-»
«A ogni modo... » lo interruppe Dante. «È necessario
elaborare una strategia. Capitano? Ha una mappa del luogo?»
«Certo... eccola qua.»
La donna srotolò una vecchia mappa di Sadon sul tavolino.
«Sarà importante studiarne la topografia perché ogni
fattore potrà essere determinante nella battaglia che vi apprestate
a combattere.»
In poco meno di una frase adesso era lui a condurre i giochi.
«Noah. Tu sei la pedina più importante. È evidente
che sei il più potente nel corpo a corpo fra i presenti e, visto
che la tecnica di Eliel si estrinseca nel corpo a corpo, sarai tu a dover
ricevere la maggior parte degli attacchi. Non lesinare sulla tua forza.
Con un colpo bene assestato la mia tecnica è in grado di ridurre
in fin di vita persino qualcuno come te.»
Noah si grattò la testa. «Non devo trattenermi eh... bene.
Un po' di moto mi ci vuole ogni tanto.»
«Essere sfiorato dalle mani di Shaia potrebbe far esplodere gli
organi che hai dentro, è proprio questo uno dei punti di forza
della tecnica. Di solito un attacco veloce non è potente e uno
potente non è veloce ma, con questa tecnica che concentra unenorme
quantità di magia in pochissimo spazio, questa equazione viene
meno. Gli attacchi saranno rapidissimi e distruttivi.»
«Coral,» riprese Dante «sei un demone e, in fondo, potresti
non voler essere della partita vedendo che le cose si stanno mettendo
male...»
Ridley e Noah fissarono male Dante, «eppure, combattere con Shaia
sarà quanto di più utile potrai avere in fatto di addestramento.»
il drago prese una lunga pausa attendendo che questa verità si
sedimentasse nella mente del demone. «Tu conosci alcune nozioni
fondamentali della mia tecnica e sono sicuro che in futuro, in qualità
di demone, sarai in grado di farla tua e perfezionarla lungo una tua direzione.
È altresì vero che se Shaia riesce a padroneggiare solo
la metà dei poteri che ha mostrato qualche notte fa sul ponte della
nave, tu non hai speranza. »
Coral mandò giù un malloppo in gola.
«Ricorda però che non sarai da solo ad affrontarlo e il fatto
di conoscere alcuni dei suoi trucchi è un vantaggio vitale, perché
Shaia sa come combattono i demoni, ma non si è mai confrontato
con un demone come te.»
Coral annuì.
«E poi... sei un demone molto potente. Hai una rigenerazione e un
potenziale di attacco che surclassa quello di qualsiasi altro demone eccetto
i Demoni Sovrani e forse pochi altri. Usalo fino in fondo.»
Gli occhiali di Coral baluginarono mentre il ragazzo se li sistemava sul
naso.
«E ora arriviamo a Ridley.» concluse Dante.
Coral e Noah pendevano dalle sue labbra, ma Ridley non gli diede modo
di parlare.
«Io penserò a una via di fuga qualora le cose dovessero mettersi
male. È meglio che non scenda subito in campo, potrei cambiare
le sorti dell'incontro con un attacco a sorpresa.»
Dante acconsentì senza aggiungere altro.
«E adesso cerchiamo di studiare la Collina d'Acciaio, il metallo
è un materiale più difficile da influenzare dell'aria. Shaia
ha cercato un luogo adatto alla mia morte ma non ha pensato che potrebbe
avere qualche problema con il suo stile di combattimento...»
Astea era rimasto imbambolato a lungo. E, col suo sguardo che era già
fisso di per sé, la cosa metteva un po' i brividi.
«Astea? Ci sei?»
Improvvisamente il ragazzo sbatté un pugno sulla mano. «Teiris...
io ho visto qualcosa!»
«Come?»
«Ma sì! Quel giorno sono riuscito a vedere qualcosa! E ora
che ci penso ho visto anche il legno del patibolo la prima volta che mi
hai salvato!»
«Cosa? Ma che diavolo, me lo dici così?»
«Beh ecco, quando si diventa ciechi dopo aver visto per tutta la
vita, spesso alcune immagini vengono rievocate dalla vecchia esperienza,
anche se non le stai veramente "vedendo". Così se sono
con lo sguardo a terra e sento l'odore del legno e sento il suo scricchiolare
è come se lo vedessi... per questo la prima volta che hai usato
i tuoi poteri prima di darmi una botta in testa non ci avevo fatto caso...»
Astea si passò una mano sul mento imberbe per ragionare meglio.
«Quella volta... quando scappavamo dallo Wyrm era impossibile che
vedessi te e la Morte... cioè... la Morte la vedo sempre... ma
quella volta ho visto anche un'altra figura...»
«Ed ero io?»
«Diamine credo di sì!» Astea le avvicinò le
mani al viso e la esaminò attentamente.
«Sei diventata rossa?» domandò.
«Ehm... un po'...credo. Da che te ne sei accorto?»
«Le tue guance... sono più calde.»
«Ah...»
Di nuovo silenzio.
«Credo che quando usi i tuoi poteri la maledizione si affievolisca...»
disse dopo un po' Astea.
«In che senso?»
«Le mie catene rimangono salde... e... io percepisco che anche il
rovescio della medaglia rimane invariato... però... posso vedere
di nuovo. Fermare lo scorrere del tempo forse influenza quanto della maledizione
non ha a che fare con esso.»
Teiris si grattò la testa. «Vuoi che faccia una prova?»
«Beh ecco... magari...» Astea era imbarazzato.
Teiris ebbe l'impulso di abbracciarlo forte ma rimase salda, si concentrò,
respirò qualche volta a lungo poi si decise a liberare i propri
poteri.
«Cercherò di concentrare i miei poteri all'interno del rifugio
per ottenere un effetto più concentrato.»
«Ok, non so che significa ma se credi che possa servire fallo.»
sorrise Astea.
Teiris sfoderò la grossa chiave d'oro da sotto il vestito e la
lasciò andare a mezz'aria. L'oggetto rimase a galleggiare placido.
«Taneh na damdla, iralis den tah na thanamdla... »
numerose striature di energia dorata presero a circondarla per poi avvolgersi
attorno alla chiave che prese lentamente a illuminarsi.
Le catene di Astea tintinnarono poi Teiris con un gesto secco voltò
i palmi verso il basso completando il lancio dell'incantesimo.
«Minadridis lemoeth na denirgda. Der, leg Namya!»
La chiave si animò mentre le striature dorate formavano un orologio
le cui lancette vorticavano senza seguire un qualsiasi schema. La chiave
si inserì nel centro dell'orologio con suono freddo e metallico,
infine, accompagnate dal rumore di un meccanismo che si rompe, le lancette
si arrestarono.
Teiris riaprì timidamente gli occhi e ci mise un po' per fissare
negli occhi Astea. Rimase senza fiato quando vide che non erano più
completamente bianchi ma adesso era possibile distinguere vagamente uniride
e una pupilla nera.
«A...Astea? Mi vedi?»
«Un... un po'...» disse lui rapito.
«Davvero?» esclamò lei mordendosi le labbra.
«Sai... sei... così simile a Ville...»
«Ville?»
«I tuoi capelli e il taglio degli occhi. Sorridi.»
Teiris si ritrovò a sorridere, senza sapere bene perché.
Poi si ritrovò abbracciata a lui. La sua concentrazione svanì,
l'orologio si disfece nel nulla e fu sicura che Astea aveva di nuovo perso
la vista.
Lui la strinse forte fino quasi a non farla più respirare. Poi
la allontanò delicatamente.
«Basta.»
«Basta cosa?»
«Basta... i tuoi poteri. Ti prego.»
La guardò di nuovo ma si accorse che l'effetto era svanito. Si
alzò e si andò a sistemare per la notte.
Teiris rimase dov'era a lungo.
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