Settantacinquesimo Episodio: Time Stands Still (at The Iron Hill)


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Era un panorama innaturale, terrificante e, al contempo, maestoso e splendido.
La luce fallì all'alba lasciando, quella strana terra, in balia della notte, rischiarata solo da una timida luna.
L'ora era quella indicata da Shaia.
L'astro alto in cielo gettava un pallido alone chiaro sull'intera collina facendola baluginare da lontano come una strana miniera di diamanti a cielo aperto.
Quella visione splendida non era in grado di placare il terrore. Quando la mente registrava che tutto era veramente fatto d'acciaio l'effetto era stordente.
La luce sembrava svanire man mano che la distanza diminuiva, fino ad arrivare a un sigillo magico imposto sulla zona atto a evitare che le energie residue non contaminassero oltre la terra di Sadon.
La luna coi suoi bagliori e i suoi riflessi veniva inghiottita dall'aria circostante, dalla spoglia radura che circondava il colle, dalla foresta che, lontana all'orizzonte, sembrava ripararsi con la sua oscurità più completa da quell'orrido maleficio.
Il sigillo era composto da steli di pietra monolitiche alte più di otto metri che, disposte in un enorme pentacolo, dividevano innaturalmente lungo una circonferenza precisa l'erba morbida e ondeggiante al vento da quella più statica, pesante, innaturale.
Le pendici della collina ondeggiavano molto lentamente come se invisibili scie luminose percorressero un’oscurità quasi totale. Più in su, un muro non molto alto, confine di una grandiosa villa nobiliare, celava il resto del panorama dai due membri dell'equipaggio di Ridley giunti fin là: Coral e Noah.
I due se ne stavano a qualche passo di distanza da una delle steli più grandi intenti ad assaporare il panorama.
«Beh... cazzo.» commentò Noah tecnico. «È esattamente come me l'hanno descritto.»
«Era bella la fiaba?»
«Sì gli Ingram di Shaen, da sempre pallino dei Demone Sovrano Signore dei Ghiacci, fronteggiarono qui una delle chicche di Brynard: il suo stregone Fharst.»
«Pallino dei Demone Sovrano?»
«Ovvio! Me lo vieni a chiedere proprio tu che sei un demone? Brynard utilizzava la forza contro di loro... ma so per certo che anche gli altri due Demoni Sovrani cercavano di circuire i due gemelli...»
Coral si grattò il mento riflettendoci un po' su.
«Erano tanto potenti i due fratelli?»
«Potentissimi! Fharst non era un demone qualsiasi...»
«Capisco.» sospirò Coral. Poi si abbassò e passò le mani fra gli steli d'erba metallici.
«Sembrano lamine di rame. Non sono duri come l'acciaio.»
Ritirò indietro la mano di scatto, si era tagliato.
«Sì... è come se le energie demoniache di Fharst avessero interpretato le funzioni di ciò che contaminavano. L'erba è rimasta in un certo senso flessibile, mentre i muri sono la lega più solida che si sia mai vista al mondo.»
«Beh, basta con le spiegazioni, andiamo?»
Noah si battè un pugno sul petto.
«Con piacere. È una vita che aspettavo di vedere questo posto coi miei occhi!»
Coral rimase un po' a fissarlo, era chiaro che adesso negli occhi di Noah c'era una componente adrenalinica che non aveva mai visto. È vero, forse non vedeva l'ora di confrontarsi con Shaia... ma allo stesso tempo era come un bambino al parco giochi.
Si affrettò a raggiungerlo, Noah saliva a grandi passi la collina.

Il cancello della villa nobiliare era, ovviamente, in ferro battuto ma il materiale sembrava reagire alla poca luce in maniera leggermente diversa dal normale ferro. Sembrava in qualche modo assorbirla, era praticamente impossibile vedere cosa celasse al suo interno la cinta muraria.
Quando Noah vi poggiò una mano sopra, i cardini cigolarono ma il cancello fece pochi centimetri.
«Cazzo quanto pesa...» riprese il ragazzo spingendo stavolta con molta forza. Il cancello si aprì e finalmente i due poterono vedere l'interno della villa.
Rimasero a bocca aperta. Coral perché non aveva idea dell'esistenza di un luogo del genere, Noah perché poteva riconoscere in tutto ciò che aveva davanti agli occhi, quella meravigliosa favola piena di suggestioni e dettagli misteriosi che l'avevano conquistato da piccolo.
Il cortile interno della villa era completamente riempito da un incredibile giardino nel quale siepi, alberi e persino l'erba, avevano assunto forme strane e fantastiche, c'erano grosse creature, strane forme geometriche, figure che si stagliavano all'orizzonte come fossero vive, solo dai loro riflessi si poteva intuire che fossero di metallo. La cosa più sbalorditiva era che il metallo aveva incantato la vegetazione conservandone ogni dettaglio, ogni foglia, ogni venatura, ogni piccolo disegno.
L'intero giardino si avvolgeva su se stesso dando il via a un gigantesco labirinto popolato da strane figure vegetali, divenute ormai da secoli vere e proprie statue di ferro o acciaio di un dettaglio sbalorditivo.
«Noah? In che posto siamo capitati?»
«La villa era residenza di un eccentrico nobile che adorava i labirinti e li curava fino a un livello maniacale scolpendone le pareti per mezzo di abili giardinieri e scultori di Celestia... bello vero?»
«Sì... inverosimile.»
Noah batté le nocche sul capo di un coniglio di ferro che se ne stava seduto a pochi passi da lui.
«Un bel coniglio di ferro... chissà se era rosa prima di diventare così...»
«Ehm Noah... immagino fosse verde, non vedi che è fatto di foglie? »
Noah si girò guardando male Coral. «Ma i conigli non sono verdi!»
«Beh se è per questo... non sono neanche rosa» aggiunse Coral beccandosi una occhiataccia, si sbrigò ad aggiungere «ad ogni modo... essendo questo qua non un coniglio vero e proprio ma una siepe scolpita...»
Noah sospirò. «Sì... suppongo tu abbia ragione.»
I due se ne stettero un po' lì ad ammirare il paesaggio.
Poi Noah si accese una sigaretta e sbuffò via una nuvoletta di fumo stizzito.
«La checca non ne vuole sapere di farsi vedere. Andiamo a cercarlo?»
«Forse avventurarsi nel labirinto è un rischio. Potrebbe essere una trappola...» rispose Coral voltandosi verso Noah, ma fece appena a tempo a vedere una sua ciocca sparire dentro l'entrata ornata da due grossi gargoyle.
«Oh merda...»
Coral si affrettò a raggiungerlo. «Non sento la sua presenza Noah,» disse a voce alta, «forse deve ancora arrivare!»


L'accesso al castello dell'isola di Cathal era proibito da giorni. Nessuno poteva avvicinarvisi senza incorrere nelle ire della padrona.
Puntualmente il Guardiano si materializzò nella stanza dove la dark lady se ne stava impegnata a costruire l'arma di Coral.
«Ciao Enid.» proruppe gioviale facendo sussultare la Tessitrice.
«Oh.»
«Che modo poco educato di rispondere a un saluto.»
«Oh.» ribadì di nuovo Enid.
Il demone dalle fattezze femminili se ne stava curvo su un piccolo tavolino con un paio di occhiali sul naso.
Non che gli occhiali servissero a qualcosa, le davano solo un'aria più intellettuale e saggia, e visto che i demoni funzionavano a energia interiore, aumentare la considerazione di se stessi funzionava bene in certi momenti.
«Come procede la creazione?»
«Un attimo.»
Il Guardiano prese a passeggiare per la sala. Era un grosso ambiente all'interno del quale sui muri, pavimenti e persino sul soffitto, erano dipinte potenti glifi demoniaci.
L'intera sala era un grosso laboratorio e le conformazioni dell'involucro aiutavano a concentrare grossi quantitativi di energia. Kaviel sorrise divertito. Enid era spesso pigra e svogliata ma quando si metteva in testa di fare qualcosa lo faceva con tutti i crismi.
Rimosse un po' di polvere da una sedia abbandonata in un angolo e vi si sedette sopra. Si mise un bastoncino di liquirizia in bocca comparso da chissà dove e attese.
Dopo una buona mezz'ora Enid tirò un sospiro al quale seguì un forte fischio. L'intera sala si illuminò e la sedia su cui stava il bambino sparì facendolo finire col sedere per terra.
Per alcuni attimi la realtà che avevano intorno vibrò incerta, il Guardiano vide la figura di Enid ondeggiare più delle volute dei suoi capelli.
Poi tutto tornò normale. Tranne il rametto che aveva in bocca che finì in cenere per la distorsione.
Kaviel si issò a sedere spolverandosi i pantaloni con qualche pacca. Diede una occhiata lacrimosa alle ceneri del bastoncino... poi sospirò e fissò Enid.
«Tutto a posto?»
Il Demone Sovrano si voltò stavolta sorridente. «Tutto perfetto. Guarda qua!»
Si scostò e finalmente Kaviel poté vedere il tavolino che in realtà era un proseguo del pavimento. Il simbolo esoterico di Enid, che richiamava tutte le altre, era sopraelevato al centro di un mezzo fusto di colonna non scanalata.
Al centro esatto c'era una sfera di un rosso sangue abbastanza grossa da sembrare il pomello di qualche letto a baldacchino.
Il Guardiano la osservò meglio. «È la gocciolina di sangue?»
«Sì!» disse trionfante Enid. «È impossibile comprimere più di così allo stato solido quei poteri. Ci ho messo un sacco di tempo!»
«Immaginavo non fosse un compito facile. Un’essenza tanto potente e carica di magia richiede un grande spazio in cui esistere quando non si trova nella sua forma naturale... sei sicura che non ti sia sfuggito qualche goccetto? Sembra proprio piccola...»
Enid la prese in mano e gliela lanciò con noncuranza. Kaviel la afferrò al volo fissandola più da vicino.
«Sicurissima! L'ho cristallizzata e decristallizzata più volte! Non riuscivo a farla più piccola di un una testa umana!»
Un paragone decisamente poco umano.
«Eh già... che arma ci si fa con una palla del genere?»
«Appunto! Stavo per perdere le speranze visto che non riuscivo a renderla più piccola. Poi mi sono ricordata di avere un antico manuale che spiegava...»
«Capisco capisco...» tagliò corto Guardiano. «Hai intenzione di incastonarla da qualche parte?»
«Ovvio! All'inizio volevo farci qualcosa di "tranquillo"... ricordi? La storia dell'avere un subordinato che non combatte come me eccetera, eccetera... poi però mi è venuta un’idea più bella... ci farò il manico di un guanto dal quale partiranno tre lame che assorbiranno l'energia dalla sfera! Così Coral potrà combattere come una pantera anche in forma umana!»
Guardiano si grattò il capo.
Enid ignorò volutamente la sua perplessità. Era troppo sollevata per stare a sentire le sue critiche. A ogni modo il bambino non ne volle sapere di tenersi per sé le sue impressioni.
«Secondo me a Coral non serve tanto un'arma utile all'attacco... andava bene la tua prima idea» provò a introdurre.
«PERCHÉ?» ringhiò lei.
«Beh ecco... se, come dici tu, è da Dante a imparare la sua tecnica, non credi che sarebbe meglio per lui un'arma che gli permetta di non sprecare energie per la difesa? In fondo se apprende a fondo quella tecnica non credo avrà grossi problemi in termini di attacco...»
«No, no, no! Un bel guanto uncinato! Ho cambiato idea! È tanto strano cambiare idea per un demone?»
«E... se ti tornasse in mente di usare la sfera per incastonarla in un bel bastone?»
«NO! Il bastone è roba vecchia! Ce lo vedi Coral a dare le bastonate in testa alla gente?»
«Ma... era una tua idea... e poi, a dire la verità, lo vedo ancora di meno a disegnare sorrisi verticali sulla pancia dei suoi nemici...»
«E perché no!? Sarebbe bellissimo!»
Il Guardiano si allungò il colletto della camicia in un gesto propriamente adulto che poco si intonava al lecca lecca che fece comparire nell'altra mano. Gusto liquirizia, di un colore intraducibile.
«E comunque il bastone lo userebbe come scudo... in fondo credo che un'arma del genere lo aiuterebbe anche in termini di mimetismo fra gli umani non credi? Hai visto quanto è perfetto nel ripetere ogni piccolo dettaglio dei mortali? Con un bastone come arma, potrebbe andare in giro col suo massimo potenziale difensivo sembrando comunque sempre e solo un essere umano...»
Enid si lasciò cadere su una sedia imbronciata.
«Un artiglio E N O R M E...» riprese a borbottare.
«Enid... posso farti un discorso un po'... come dire... psicologico?»
«No.»
Il Guardiano si zittì e prese a slinguazzare il lecca lecca felice. Come se non le avesse mai fatto la domanda.
Enid prese a lanciargli occhiate di sbieco a ondate alterne finché non esplose.
«Andiamo parla! Di certo sarà meno irritante di sentire tu che sbaciucchi quell'affare umano...»
Il volto del bimbo si rischiarò.
«Grazie Enid!» il bimbo le si avvicinò e le si sedette sulle gambe. Cosa che indispettì ancora di più Enid. Un po' era imbarazzata, un po' innervosita da quegli atteggiamenti che in fondo ribadivano ancora una volta che era lui il maggiore dei tre Sovrani. Voleva forse obbligarla?
«Vedi... ne abbiamo parlato già qualche tempo fa... tu sei tu e lui è lui. Non pensare che debba in qualche modo assomigliarti. Non credi che lui sia già molto diverso da te?»
«Sì lo è...»
«Non è che hai cambiato idea perché Astea ti è sfuggito di ma-»
«Guardiano!» ringhiò Enid stavolta con fare animalesco, la sua voce incupita da mille voci più basse e ferine. Il ragazzino non sembrò per nulla spaventato da quel verso anzi, si avvicinò di più a Enid e le poggiò con fare paterno una mano sulla spalla.
«Prova a chiedere a lui che cosa preferirebbe... oppure fatti guidare dal tuo istinto... ma non dai tuoi desideri... è vero che il tuo Coral si comporterà sia come uno stregone che come un combattente... ma al contempo cerca di capire quale delle due nature l'abbia più influenzato fino a ora...»
Enid riconquistò la calma riprendendo a sbuffare in maniera innervosita ma non aggressiva. Il Guardiano fece sparire il lecca lecca.
«Beh io vado! Devo dare un po' di ordini alla mia Etrom... ci vediamo nonna!»
«Che tu sia maledetto.»
«Ovvio che lo sono.»


«Noah, adesso lo sento.»
«Cosa? Freddo? Io non ci faccio caso perché vengo dal nord e...»
«Non il freddo, avverto la presenza di Shaia.»
«Aaah sì! Shaia! »
Sembravano arrivati nel centro del labirinto dove, in un piazzale, una grandissima fontana gettava in alto uno strano fluido denso e corposo che poi ricadeva nel suo letto scolpito. Un fumo denso si alzava dal monumento.
I due si scostarono finendo ai due capi della piazza, nell'esatto mezzo apparve Shaia.
Attorno a lui ancora quelle strane perturbazioni, persino le siepi di ferro ne erano interessate.
«Parli della checca...» commentò Noah.
«Per quanto mi riesca difficile crederlo, sembra che Dante non sia ancora intenzionato a battersi... e abbia mandato voi qui in sua vece...»
«... e spuntano le frasi da checca...» ultimò il ragazzo.
Coral si mise in posizione di difesa piegando le ginocchia e indietreggiando sul piede destro.
«Possibile che non capisca? Non siete alla mia altezza.» proseguì l'elfo. La pesante tunica verde stavolta priva del cappello di vimini fasciava il suo corpo slanciato e su di essa ricadevano in tanti fili i suoi capelli biondi. «Che peccato... sarebbe stato un luogo così meraviglioso per la fine di Lord Reznor.» Scosse la testa sconsolato. «Così, è come chiedere a due conigli di affrontare una volpe...»
«Conigli?» domandò Coral.
«Conigli!» gridò Noah. «Tieni fuori i conigli da questa storia!»
«Sento come uno strano chiacchiericcio... come un’interferenza... forse il coniglio ha paura e vuole scappare.»
L'elfo era girato verso Noah, ma sembrava ignorare completamente i due.
Noah e Coral incrociarono i loro sguardi oltre le volute bionde dell'elfo indecisi sul da farsi.
Poi improvvisamente Shaia sembrò dedicare loro l'attenzione. Fece una giravolta su se stesso allagando le braccia al cielo sorridente. Come un attore di teatro che raccoglie l'attenzione del pubblico.
«Beh poco male. È scortese da parte mia non essermi ancora presentato a vossignori. Il mio nome è Shaia Limdorel del clan Limdorel e sono qui per portare via le vostre inutili esistenze. Avete qualche frase da dire come ultimo lascito in questo luogo meraviglioso? Sapete, spesso la dama morte risveglia anche nel peggiore dei mortali un meraviglioso senso estetico.»
Attese qualche istante. Una goccia di sudore scivolò sul volto di Noah.
I tre si guardarono fissi per qualche momento...la fontana ebbe un sussulto, il fluido venne spostato via dall'aura di Shaia, e una goccia cadde nell'erba fuori dal letto metallico del monumento. Quello fu il segnale dell'inizio delle ostilità.
Shaia si spostò a una velocità terrificante davanti a Noah cercando di colpirlo con una semplice carezza sul volto.
Il ragazzo fece appena in tempo a sguainare le spade che opposero il loro incrocio alle esili dita dell'elfo.
Noah volò lontano.
Fu il turno di Coral che scagliò alcune sfere di energia oscura sull'avversario che le evitò come se vi ballasse attorno. Il movimento della tunica era ipnotico.
«Coral!» gridò Noah, il demone fece appena in tempo a teletrasportarsi. Una mano falciò l'aria dove si trovava il ragazzo tagliando di netto la siepe che c'era dietro. Scivolò sulla parte integra con un forte stridore cadendo a terra pesantemente.
«Tsk! Un vero peccato aver rovinato la siepe!» si morse le labbra Shaia... «o forse no, la bellezza di uno scontro in fondo è anche la sua forza selvaggia...»
«E sta zitto idiota.» sibilò Noah assalendolo con entrambe le armi.
Shaia fermò la katana e la spada di Brynard con indice e medio delle due mani. Poi la sua energia lo avviluppò completamente, fece leva e, incredibilmente, Noah volò in aria con le sue armi.
«Merda!» gridò mentre precipitava contro la fontana. Quando vi fu abbastanza vicino capì che quella non era acqua ma metallo fuso. Con un fendente della lama di Brynard riuscì a creare uno scudo di ghiaccio che lo protesse dall'ustione, ma Shaia gli era di nuovo addosso.
Provò a sferzare con l'altra arma ma Shaia la evitò e lo colpì al fianco.
Noah tossì sangue volando lontano contro una siepe ammaccandola.
«Oh... poverino... mi dispiace... dov'era l'altro signorino?» si domandò.
Coral apparve col teletrasporto dalla dimensione astrale con un colpo di taglio della mano.
Per qualche frazione di secondo fu come se la mano divenisse una lama di energia demoniaca e Shaia fu costretto a pararla invece che schivarla.
«Cos'è questo modo di combattere stupido demone? Non vorrai forse fare il verso alla nostra Arte!»
Lo scagliò via, Coral scomparve di nuovo, i due si incontrarono in aria un paio di volte per poi atterrare di nuovo.
Coral cadde in ginocchio colpito duro.
«A volte mi chiedo come mai mi fermi a perdere tempo con voi due...» ma si bloccò. Una ciocca dei suoi capelli cadde a terra.
Era Noah, la sua katana era vicina al collo di Shaia. «Diciamo che se sarà o meno una perdita di tempo dipenderà da te. Visto che saranno gli ultimi istanti della tua vita...»
«Affascinante!» gridò Shaia muovendosi con una agilità innaturale. Noah se lo ritrovò a qualche metro di distanza. «Sei il primo che si rialza dopo uno dei miei colpi... e non sembri nemmeno troppo affaticato!» sorrideva felice.
«Mio padre picchiava più forte...»
«Oh... non è vero e lo sai... ma fa nulla... è bello che anche tu provi a ritagliarti una parte in questo teatrino di morte! Così sarà tutto più affascinante!»
Noah si scagliò contro Shaia brandendo le due spade, ma Shaia lo schivò salendo in cielo, il ragazzo rischiava di portare il colpo su Coral.
«Per il Mana! Levati di lì!»
Ma Coral, invece di spostarsi, concentrò le sue energie nelle mani e creò una sorta di barriera violacea per le lame di Noah.
Il pirata, afferrato al volo il gioco di squadra, si spinse sulla barriera con le due spade e saettò all'indietro come una molla centrando in pieno Shaia.
La tunica verde volò in aria tagliata di netto in due brandelli.
Shaia riatterrò reggendosi una spalla.
«Fortuna... la fortuna dei principianti...»

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