Settantaseiesimo Episodio: The Wall of Fate


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«Cosa succede coniglio? Ho forse colpito troppo forte? E tu, oscurità, non hai forse iniziato a intuire il divario colossale che c'è fra di noi?»
«Stronzo...» Noah si rialzò a fatica poggiando una mano a terra. «Sei un dannato bastardo che fa bene il suo lavoro.»
Coral aveva ricevuto meno colpi di Noah ma erano bastati a ridurre drasticamente le sue energie. Quell'avversario era tremendamente più forte di quanto potessero immaginare.
Coral provò ad attaccare di nuovo, ma Noah si fece avanti sputando a terra del sangue.
«Fermo quattrocchi. » Il suo sguardo cambiò leggermente, «vediamo se questo bastardo se la cava in un combattimento "serio".»
Afferrò le spade al contrario con una mossa veloce. Ora le stringeva come se fossero due pugnali.
Shaia fece un leggero inchino come a invitare il ragazzo a farsi sotto.
«Arrivo.»
Noah si mosse con la sua solita velocità, ma stavolta c'era qualcosa di diverso. I primi due fendenti andarono a vuoto ma poi improvvisamente colpì l'elfo con un possente colpo di tallone girando su se stesso, dal basso verso l'alto. Lo centrò direttamente sul collo.
Shaia cadde in avanti toccando terra per la prima volta con un tremendo boato. Noah sorrise, finendo di portare il colpo per poi tornare in una strana posizione di guardia, simile al kick boxing. Era posto di fianco, la mano che reggeva la katana era rivolta di pugno al nemico, l’altra che stringeva la spada di Brynard era attaccata al corpo, poco sotto il mento come in una guardia da boxe; saltellava sulle gambe leggero.
Shaia si massaggiò il collo. «Che razza di posizione assurda.»
«Vieni avanti checchelfo! Non sei l'unico ad avere una tecnica di combattimento.»
Stavolta fu Shaia ad attaccare, Noah lo tenne a distanza con una spada per poi menare un fendente con l'altra, finito di portare il colpo, ruotò la lama e tornò indietro con un movimento inverso. Shaia lo evitò con leggerezza ma ancora una volta un calcio di Noah lo colpì in pieno volto scagliandolo a terra.
Coral era allibito. Sembrava che Noah combattesse senza prediligere le spade, utilizzando diverse mosse di di lotta... come se il suo stile di combattimento unisse spada e arti marziali.
Shaia tornò di nuovo all'attacco e Noah fu costretto a parare con le lame per evitare anche solo di essere sfiorato. Appena vide uno spiraglio, fece partire di nuovo uno dei suoi calci giungendo molto più lontano della portata delle spade. Un altro colpo dritto in pieno volto. Un altro grosso boato.
Un rivoletto di sangue scese dalla bocca di Shaia, barcollò di qualche passo all'indietro faticando a rimanere in piedi.
Si fece di nuovo sotto ma stavolta Noah fintò un calcio, Shaia si sporse all'indietro col capo per schivare, Noah invece lo colpì dritto allo stomaco andando poi a fare gioco di polso per tagliarlo a metà con la katana. L'elfo invece di resistere alla botta, si fece scagliare lontano evitando il ben più distruttivo danno di taglio.
Shaia finì affossato in una siepe di metallo. Stavolta sembrava aver accusato il colpo. Era chiaro che non poteva avere la stessa costituzione di Dante e quei tre colpi erano bastati a ferirlo abbastanza gravemente.
«Ma certo...» sibilò pulendosi col dorso della mano. «Utilizzando le spade a quel modo, il tuo raggio di combattimento sembra diminuire ma la realtà è che aumenta, perché riesci a unire in questo modo l'arte della spada con i tuoi calci... uno stile di combattimento perfetto per qualcuno alto e potente come te... ma quanto credi che potrai andare avanti? Fra qualche minuto non avrai più scherzetti da mostrarmi e sarà la tua sconfitta.»
«Un altro dei miei colpi e andrai a terra per sempre elfo. Vogliamo scommettere?»
Shaia si disarcionò dalla siepe e riconquistò la posizione eretta. «Non hai un briciolo di stile.»
Noah si passò una mano fra i capelli che gli erano ricaduti sul volto. «Cerco di farti sentire a tuo agio. Lo finiamo questo combattimento o vuoi farci perdere altro tempo?»
Shaia accusò l'insulto, poi riconquistò la calma.
«Ben detto! Tempo! Non pensavo di dover ricorrere a questo ma, devo ammetterlo, siete preparati!» L'elfo disegnò alcuni strani segni nell'aria e la zona attorno a loro prese a risplendere. Stavolta gli attacchi di Shaia ebbero qualcosa di diverso. Né Noah né Coral riuscirono a vedere i suoi movimenti e ricevettero due colpi potentissimi.
Furono loro stavolta a lasciare l'impronta nelle siepi che ormai erano spiegazzate e semidistrutte. Shaia atterrò in mezzo a loro.
«Ma che caz-»
L'elfo non perse tempo e tornò di nuovo su Noah. Il ragazzo provò a rialzarsi ma l'elfo semplicemente gli scomparve da davanti per colpirlo al un fianco già colpito prima. Noah sputò sangue e bestemmie.
«Coral! Gli elfi non dovrebbero essere in grado di teletrasportarsi!» gridò mentre cadeva di nuovo a terra.
«Non si teletraporta Noah! Lo avvertirei, si muove solo troppo velocemente!»
Shaia si fece di nuovo sotto e Noah, stavolta, si ritrovò a scappare alla meno peggio. Frappose fra di loro la fontana. «È impossibile. Non può essere così veloce!» ribatté Noah mentre Coral si alzava alto in cielo, a una quarantina di metri.
«Che c'è? Avete paura? O forse non capite ancora le mie reali potenzialità?»
Noah sferzò verso la fontana mandando un torrente di metallo liquido verso l'elfo. Poi gli parve di nuovo che Shaia scomparisse per riapparire davanti a lui per colpirlo. Solo dopo, le gocce che aveva lanciato caddero a terra. Non poteva essersi mosso abbastanza in fretta da aggirare il fiotto di metallo fuso e poi colpirlo.
«Non è lui a essere veloce! Siamo noi che rallentiamo!» gridò Coral che aveva visto la scena. «Deve essere qualche specie di incantesimo!»
«Piccolo demone impertinente... ti sei messo lassù per non essere interessato dai miei poteri vero?»
Noah si reggeva lo stomaco. «Di che diavolo stai parlando...»
«Quando ha colpito l'ultima volta sei stato tu a rimanere fermo mentre lui si avvicinava! E anche la fontana si è paralizzata!»
Noah alzò lo sguardo al cielo, Shaia lo colpì di nuovo al volto. L'elfo alzò gli occhi al cielo a guardare Coral.
«Noah, se ancora mi senti! Piano B!» gridò il demone prima di ritrovarsi Shaia a qualche centimetro di distanza. Il ragazzo iniziò a teletrasportarsi a grande distanza in circolo per evitare di rimanere vittima dei poteri di Shaia mentre l'elfo si limitava a inseguirlo.
Poco dopo, Noah era sparito dalla piccola piazzetta.

«Andiamo demone! Non vorrai farmi perdere altro "tempo" vero?» sorrise Shaia continuando a scagliarsi verso Coral ogni volta che questo riappariva dalla dimensione astrale.»
«Sbrigati Noah...»

Dopo qualche minuto Noah era di nuovo al limitare della collina, aveva tecnicamente evitato il "problema labirinto" scattando e saltando sopra le siepi. Ora se ne stava vicino a uno dei giganteschi monoliti che formavano il sigillo pulsante che circondava la villa e l'intera zona. Barcollò, poi provò a menare un fendente con la katana ma non ottenne alcun risultato. Scosse la testa. Lasciò cadere le spade e si sputò sulle mani.
Abbracciò la stele gigantesca iniziando a stringere con tutta la forza.
«Ora ti sposto... brutto cazzo di affare.»

Coral venne colpito. Il tempo si fermò e Shaia iniziò a menare una raffica di colpi fermando e rilasciando il tempo con una facilità incredibile. Il tempo riprendeva a scorrere nell'esatto istante in cui il suo colpo arrivava a destinazione e si fermava nuovamente quando l'elfo si preparava per un nuovo attacco.
Smise di utilizzare i poteri e Coral rovinò a terra nel bel mezzo della piazza. Il demone alzò lo sguardo verso Shaia ma l'elfo utilizzò di nuovo la tecnica e gli carezzò nuovamente la faccia affossandolo nel terreno. «Noah è scappato e tu... nonostante la vaga conoscenza che hai della mia arte, non puoi nulla. Divertente vero? Adesso da bravo... dimmi, dov'è Dante?»
I poteri che permettevano a Coral di materializzarsi in quella forma erano ormai deboli e la sua figura sembrava intermittente. Si mise lentamente in ginocchio.
«Mi spiace... ma non posso dirtelo... è un segreto. »
«Che cosa?»

«UAAAAAAAAAAAAARGHHHHHHH GGHHHHHH!» Una gigantesca vena pulsava sul collo di Noah come pronta a esplodere mentre il ragazzo provava a smuovere un affare di pietra di una ventina di metri inchiodato magicamente al terreno.
«ANDIAMO CAZZO!! SE... SE NON SPOSTO 'STO COSO POI DANTE MI PIGLIERÀ PER IL CULO A VITA
Il ragazzo venne oscurato da un'ombra. La Northern Star alta in cielo volava verso la sommità della collina. Gli parve chiaramente di sentire Ridley urlare dal timone:
«Noah! Ho visto Alice con dei conigli là vicino!»
Le iridi del ragazzo divennero un puntino.
«DOVEEEEERAOAAAAAAAGH
Con uno strattone sollevò in alto il monolite e lo spaccò per la forza con cui l'aveva stretto finendo sommerso di roccia.
«Ritirate le gomene!» ordinò Shepard all'equipaggio, «ci ha pensato Noah!»
Ridley rise divertita.

Il sigillo attorno alla collina collassò, rilasciando le energie magiche che da secoli conteneva. Un forte terremoto scosse tutta la zona facendo perdere l'equilibrio a Shaia. Coral si riprese immediatamente dallo scontro, come infiammato da quel potere, si rialzò dal basso e lo colpì concentrando tutte le energie di cui era capace in un unico grande assalto.
Fu come se l'aura demoniaca del luogo rispondesse all'unisono all'azione di Coral. Il demone inginocchiato si alzò in piedi alzando una mano verso Shaia. I suoi occhiali baluginarono sinistri mentre un vortice di oscurità colpiva l'elfo avvolgendolo in una scarica di energia negativa.
L'allievo di Eliel venne scagliato in alto gridando di dolore mentre della collina ridiveniva pietra, erba, alberi e terra, e tutta l'energia demoniaca che aveva trasformato quel luogo in metallo veniva assorbita dal colpo di Coral.
L'elfo crollò a terra sanguinante. Pochi istanti dopo Noah era di nuovo sul posto come una belva assetata di sangue. «DOVE CAZZO È ALICE?!»
L'elfo fissò i due in tono di sfida, gravemente ferito, poi sia lui che Coral alzarono gli occhi al cielo attirati da una tremenda concentrazione di energia sopra di loro.
Video la sagoma dello scafo della Norhtern Star circondato da rune antichissime e sopra di essa una enorme sfera violacea.
Coral indietreggiò atterrito.
Shaia sorrise. «Sembra che non sia ancora tempo per voi di intraprendere il vostro viaggio verso la stella del nord...» disse in un inchino. Poi, in un fremito di energia, svanì nel nulla utilizzando di nuovo i suoi poteri per fuggire.

Gli ultimi maghi tornarono a bordo assieme alla bolla di energia magica che sorreggeva Noah. La bolla si dissipò e il ragazzo crollò a terra sorridente. «E anche questa è fatta...» disse prima di perdere i sensi. Sentì una serie di voci ammassarsi l'una sull'altra.
"...ma è ancora vivo?"
"...a quanto pare..."
"Coral?"
"Sì... sono qui..."
"Portateli nell'infermeria..."


Wein teneva uno dei suoi quadrelli in equilibrio sul naso e si muoveva come una foca per farcelo rimanere. Dopo un po' Manoa gli passò davanti e afferrò la freccia per poi lasciarla cadere a terra.
«Piantala, mi dai i nervi.» Le orecchie di Wein si abbassarono mestamente, poi il drago tirò fuori un'altra freccia e si rimise a fare il giochetto di prima.
«Non dev'essere tanto semplice» disse Astea fissando il vuoto.
«Ovvio! Hai visto quanto è piccola la freccia?» ribatté Teiris mentre finiva di chiudere il suo zaino. Poi i tre si immobilizzarono a fissare Astea.
«E tu come hai fatto a vederlo?» domandò Manoa di botto.
«Beh non l'ho visto... ma so esattamente cosa sta facendo Wein.»
Teiris si grattò il collo. «Pensavo riuscissi a sentire quello che avevi attorno solo con l'alabarda...»
«Beh l'alabarda mi aiuta... però in realtà certe cose le sento tranquillamente anche senza...»
Manoa si passò una mano alla base del naso sotto la fronte come per arrestare le prime avvisaglie di mal di testa. «Roba da non credere... la prossima volta che prendi fuoco ti butto addosso tutte le bottiglie di vino di Wein...»
«Io ve l'avevo detto che era solo un imbecille... voi tutte a trattarlo come un bisognoso...» si strinse nelle spalle.
Un grosso covone di fieno entrò dalla porta del rifugio e uscì dalla finestra.


Noah si svegliò nel suo letto. La prima cosa che vide furono gli occhialetti tondi di Dante.
Prese le coperte e se le mise sul volto in fretta e furia.
Dopo un po’ le tirò giù. Gli occhiali erano ancora là e c'era anche il resto di Dante. Sì, insomma, naso, bocca, collo, unghie e bottoni.
Rimase immobile a fissarlo.
Dopo un po' Bellamy saltò sul letto e andò ad annusare Noah con qualche balzello fra le coperte.
Silenzio.
«Beh di’ qualcosa cazzo.»
«Pardon?»
«Dico di’ qualcosa! Se stavi qui a vegliarmi ci si aspetta che quando mi sveglio tu dica qualcosa tipo "Finalmente ti sei svegliato, sono tot giorni che dormi".»
«Finalmente ti sei svegliato. Sono due ore e mezza che dormi.»
«Così poco? Faceva più scena se erano giorni.»
«Non riuscirei a rimanere un giorno intero qua dentro nella tua stanza rosa. Nemmeno drogato.»
«Ma vaffanculo.»
Dante si mosse, sistemò gli occhiali sul naso e si dispose più comodo sulla sedia a rotelle.
«Picchiava duro quel tipo.»
«Lo so. Non credevo poteste sconfiggerlo voi due da soli... anche se con una buona strategia. Ridley non è dovuta intervenire.»
«Già, è stata una botta di culo. Quando ha cominciato a "fermare il tempo" mi sono dato per spacciato.»
«Già.»
«Potevi dircelo che sapeva fare questo trucchetto.»
«Ma io non lo sapevo.»
«Come non lo sapevi! Se avete avuto lo stesso maestro significa che sapete le stesse cose!»
«Beh non necessariamente... Vir Eliel probabilmente ci ha insegnato le basi... poi entrambi le abbiamo sviluppate in modo diverso. Evidentemente Shaia ha imparato a utilizzare la magia come strumento per influenzare più il tempo dello spazio. Non ci sarebbe da stupirsi se i suoi colpi erano più leggeri dei miei.»
Noah sorrise.
«È probabile. Mi ha usato come punch ball per tutto lo scontro. Dammi una sigaretta.»
«No.»
«Vaffanculo» sospirò. «Non solo i suoi colpi erano più leggeri. Anche la sua costituzione era diversa. Con due o tre calci si è ridotto peggio di te l'altra volta.»
«E anche questa è stata una fortuna...»
«Già. Dammi una sigaretta.»
«No.»
Silenzio.
«Coral? Sta bene?» chiese Noah mentre Bellamy gli toccava il mento col naso facendogli un po' di solletico.
«Ci sta mettendo parecchio a riprendersi. Appena l'hanno lasciato solo in infermeria è sparito nel nulla.»
«Sparito?»
«Sì. I demoni non sono creature di questo piano di esistenza, sono creature che esistono come pura energia nel "piano astrale", il piano dove demoni e draghi entrano quando si teletrasportano. Evidentemente anche il piccolo sforzo di mantenere la sua forma umana era diventato troppo.»
«Capisco. È stata un’ottima idea quella di usare le energie demoniache rimaste immagazzinate nel sigillo per colpire Shaia.»
«Te l'avevo detto che l'area dello scontro era un punto a nostro favore. Abbiamo semplicemente preparato bene la battaglia e Coral non ci ha pensato su due volte. L'ha colpito con tutta l'energia che è stato capace di utilizzare, utilizzandone il minimo possibile per se stesso.»
«Strano che Shaia fosse ancora in piedi dopo quel colpo se come dici era così terribile.»
«Evidentemente l'elfo l'ha attutito in qualche modo. Non ho altre spiegazioni. Tutta quell'energia avrebbe fatto male anche a me... cioè... al me di qualche tempo fa... ora come ora probabilmente mi avrebbe distrutto.»
Lo sguardo di Noah si fece più torvo. «Dammi una sigaretta.»
«No.»
«Eddai.»
«No.»
«Dico a tutti che annusi le pantofole di Ridley nel tempo libero.»
«Se dico no è no.»
«Bastardo.»
Provò ad alzare un braccio per accarezzare Bellamy, il coniglio rosa, ma non ci riuscì. Si domandò come aveva fatto prima a muovere le coperte. Il coniglio lardoso si accoccolò fra il torace e il braccio sinistro di Noah continuando ad annusare col musetto a pochi centimetri da Noah.
«Che palle. Ripigliati tizio, mi irrita vederti in questo stato.»
«Senti chi parla.»
«Parla quello che ha appena combattuto col personaggio forte inventato apposta per la terza serie, mentre te qua per ora hai solo rotto i coglioni!»
Dante tolse gli occhiali e li pulì con un lembo del lenzuolo. «Credo che andrò.»
«Ok, prima dammi una sigaretta.»
«Va bene.»
«Davvero?»
«No.»
Dante fece per aprire la porta della stanza ma Noah lo chiamò.
«Un'ultima cosa Dante.»
«Cosa?»
«Prima di sparire, Shaia ha farfugliato qualcosa su una stella del nord verso la quale saremmo dovuti andare. Credo fosse il suo modo di dire "vi manderò all'aldilà la prossima volta".»
«Sì, immagino di sì.»
«Che significa? La stella del nord intendo...»
Dante sulla carrozzella fece una piccola giravolta sul posto senza perdere un minimo del suo stile. «Anticamente si pensava che le anime dei morti venissero guidate verso l'altro mondo dalla stella del nord, l'unica che rimaneva fissa in cielo mentre le altre ruotavano.»
«Capisco.»
Dante chiuse la porta.
Dopo un po' Noah sgranò gli occhi spaventando Bellamy: «CHE COSA?!»

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