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Qualche giorno dopo, Noah era di nuovo in piedi e scorrazzava
libero per la nave. Bazzicava sul ponte rimuginando con la sigaretta in
bocca e le mani dietro la testa.
Aveva smesso di muoversi come un geco sui soffitti ma il suo sguardo perso
nel vuoto, oltre a sottintendere una stupidità senza confini, sembrava
celare anche un che di riflessivo.
Dopo un po' si decise ad agire, andò da Coral e gli farfugliò
qualcosa che suonava come un "dobbiamo parlare alla svelta".
Noah salì in vedetta portandosi dietro Coral reggendolo per la
cintola, dopodiché si fermò lì a fissare davanti
a sé. La vedetta presente se ne tornò giù stiracchiandosi
il collo.
«Allora quattrocchi... c'è una cosa che devo chiederti.»
«Beh... sì ma... perché quassù?»
«Perché nessuno deve sentirci.»
«Capisco... però diamo nell'occhio.»
Noah si guardò intorno. La gente di sotto li stava fissando.
«Merda non ci avevo pensato. Torna giù ne parleremo dopo.»
«O...ok.» Coral ridiscese svolazzando dalla vedetta e tornò
alle sue mansioni.
«Beh... ma ogni tanto qualcuno che ti piace ammazzarlo lo trovi
no?»
«Astea con chi ce l'hai?» domandò Teiris.
«Con la Morte.»
«Ah...»
Etrom camminava di fianco ad Astea con le mani dietro la schiena.
«Beh... che ne so... ogni tanto incontro qualche bastardo... sai..
una volta mi è capitato di uccidere uno stupratore che prima di
"riuscire nello stupro" ha avuto un attacco di cuore! È
stato uno spasso!»
«Uno stupratore!? BELLISSIMO!»
Teiris mandò di traverso la saliva; guardò Wein e Manoa
che scossero la testa.
«Tutto ok Astea?»
«Sì, sì ovvio... » rispose poco convinto, poi
riprese a parlare con Etrom. «Com'è che stai da queste parti?»
«Che domande! Viaggiamo da un sacco di tempo insieme!» ribatté
Teiris.
«Sono in vacanza.»
«In vacanza? Fico, non muore nessuno! Non hai mai niente da fare
pare!»
«In vacanza? Ma quale vacanza... certo... se per te è una
vacanza sono più contenta...» Sorrise Teiris.
«Niente da fare?» ribatté invece Etrom «Ma figuriamoci!
È solo che di qui a cinque minuti avevo un "buco" diciamo
la pausa caffè.»
«Un buco? Non ci credo! Vuoi che ammazzo qualcuno?»
«E perché dovresti ammazzare qualcuno?» risposero in
coro Etrom e Teiris...
«Ah boh che ne so... per movimentare un po' la giornata.»
Teiris rimase qualche passo indietro, insieme a Etrom.
«Wein? Che gli piglia?»
«E io che ne so!» Sbuffò il drago.
«A ogni modo grazie Astea, ma sono già troppo occupata senza
che ti ci metta anche tu a fare di nuovo sfaceli...»
«Ok ok... allora non uccido nessuno.»
«Ecco, da bravo Astea... aargh» Teiris era finita lunga
a terra, inciampando in una radice.
Astea si fermò a "guardare" Teiris, poi la afferrò
e se la mise sulle spalle per riprendere a camminare.
«Fa male?»
Teiris acquistò il colore della sua veste.
«Beh non proprio... comunque... gra...grazie...»
«No... non fa male morire. È semplicemente un passaggio...
se poi sono io a dare la morte... dico se uso la falce... si prova un
piacere assoluto lo sai?»
«Bello! Una morte piacevole! Il sogno di una vita...»
«Astea non morirò per una storta!»
«Ah non sai quanto!» Ribatté Astea... a Etrom.
«INSOMMA LA PIANTATE VOI DUE! STO DIVENTANDO PAZZO!»
esclamò Wein.
«Allora caschetto. Devi spiegarmi che cosa è successo quando
Shaia se n'è andato. Hai guardato in alto e c'era la Northern Star
ma non ti ho mai visto così... come dire, atterrito.»
«Beh... credo che sulla nave Ridley stesse per lanciare un incantesimo.»
«Ok... ma in fondo non era la prima volta che faceva una cosa simile
no? E poi tu hai visto anche quando ha lanciato l'Ira di Shagrath... quindi
non dovresti stupirti più di tanto no?»
«Sì... ma non era l'incantesimo dell'Ira di Shagrath... facciamo
così, ora ti spiego un paio di cose...» disse il ragazzo
appoggiandosi alla balaustra. Il vento sferzava con molta forza quella
mattina.
«Ok sono tutt'orecchi.»
«Vedi, gli incantesimi che gli umani possono lanciare, sono delle
"evocazioni" verso delle entità superiori.»
«Cioè?»
«È come se io pregassi qualche creatura dotata di enormi
poteri magici di prestarmi il suo potere capisci? Gli umani non hanno
magia al loro interno.»
«Sì... più o meno... anche le Palle di Fuoco funzionano
così?»
«Beh... ecco, ci sono incantesimi "elementali" che attingono
il loro potere da "dimensioni elementali", immagina un mondo
fatto solo di fuoco dove ci sono solo creature di fuoco... è come
se la Palla di Fuoco attingesse potere da quel posto e lo materializzasse
in questo mondo.»
«Esistono più mondi?»
«Diciamo di sì... ma ora non ti fossilizzare sui dettagli,
cerca di capire come funziona. Ci sono incantesimi come le Palle di Fuoco
che funzionano così, altri che invece chiedono poteri a creature
come demoni o divinità ok? Sono molto simili a vere e proprie preghiere.
Come un sacerdote prega Galder per curare qualcuno, un potente stregone
può pregare Shagrath per lanciare un incantesimo come la sua Ira...
che comunque a quanto ne so è un incantesimo che riescono ad utilizzare
solo Ridley ed Elder Rhian...»
«Ok... grosso modo ho capito... ora se tu sai tutte queste cose
perché hai avuto quella reazione? Era troppo potente?»
«Beh sì... l'incantesimo era di ordine diverso rispetto all'Ira
di Shagrath...ma la cosa più particolare è che non ho riconosciuto
la fonte di potere... anzi... sembrava come se la fonte di potere fosse
lo stesso stregone che lanciava l'incantesimo. Un po' come facciamo noi
demoni.»
«Voi demoni?»
«Beh sì... noi demoni utilizziamo esclusivamente i "nostri
poteri"; essendo creature composte di energia, andare a pregare qualcun
altro per ottenere del potere sarebbe un po' come negare la propria esistenza...»
Noah iniziò a grattarsi la testa, un coniglio di peluche rovinò
fuori bordo ma Noah lo prese al volo. Si accese una sigaretta.
«Coral... mi stai dicendo che Ridley è un demone?»
«No, no... che io sappia no. Me ne sarei accorto... la cosa strana
però è che ha attinto potere da una fonte sconosciuta che
sembrava generarsi dentro lei stessa... o nella nave... non so... in fondo
anche quando la nave vola succede qualcosa di simile. I maghi della nave
lanciano degli incantesimi di vento... ma la nave sembra attivarsi insieme
a questi incantesimi...»
«Ridley dice che è una nave magica... non funzionano così
gli oggetti magici? In fondo quando io uso la spada di Brynard utilizzo
dei poteri che sono dentro la spada no? Magari la nave Northern Star contiene
delle energie e Ridley le usa quando fa gli incantesimi strani...»
«Sì... è possibile... è solo che mentre stava
per lanciare l'incantesimo l'altra sera... ho percepito come se fosse
lei stessa a rilasciare quei poteri per utilizzarli.»
Noah finì la sigaretta con un ultimo interminabile tiro. Poi sbufò
fumo pensoso.
«Secondo te che significa?»
«Ah...» Coral sorrise gioviale. «Non ne ho la più
pallida idea!»
Noah scosse la testa.
Era sera quando Noah entrò nella stanza di Ridley senza ovviamente
bussare. Un coltello lo raggiunse sullo sterno.
Non fece nulla per evitarlo e finì a terra in un lago di sangue.
«MA CHE FAI NON TI SPOSTI?»
«MA CHE FAI MI LANCI UN COLTELLO?»
Dopo qualche minuto di incantesimi curativi era di nuovo in piedi.
Uscì dalla porta.
Ridley scosse la testa e tornò a sedere.
Dopo poco la porta si riaprì. Lanciò di nuovo il coltello
ma stavolta Noah la richiuse in fretta e il coltello centrò il
bersaglio che stava all'interno. Il ragazzo scivolò all'interno
della stanza.
«Hai fatto centro.»
«E tu sei entrato di nuovo senza bussare.»
Noah sfilò la spada di Brynard dalla cinta e la lanciò con
tutto il fodero a Ridley che la prese al volo.
«Beh?»
Noah la guardò meglio poi si sedette sul letto.
«Che ti piglia?»
«Non sei un demone.»
Ridley si grattò la testa e posò la spada sulla scrivania.
«Si può sapere che ti piglia?»
«Mi piglia che a quanto pare non sono l'unico che nasconde la verità
e se ne sbatte degli altri.»
«Cosa?»
«Vieni con me Rid. Andiamo a fare due chiacchiere...» disse
Noah con un tono autorevole che non ammetteva rifiuti.
Pochi minuti dopo erano sul ponte. Ridley sembrava nervosa mentre Noah
le camminava qualche passo davanti.
«Ho incontrato Elder Rhian dopo la fine del castello di Sierra lo
sai?»
«Elder Rhian?» Gli occhi della ragazza ebbero unindecisione.
«Il tizio mi ha regalato un coniglio con la toga in tutto simile
a lui.»
Silenzio.
«Ah sì...e poi mi ha detto che non ha alcuna sorella.»
«Sicuro che fosse lui? Tanta gente si spaccia per una persona importante
come lui.»
«No. Non ne sono sicuro ma la cosa mi ha messo la pulce nell'orecchio.»
«Pulce? Ma quale pulce...»
«Ascoltami. Sei qui su questa nave da più tempo di ogni altro
membro dell'equipaggio e nessuno ti ha visto cambiare di una virgola.
Elder Rhian dice di non avere sorelle e infine Coral durante lo scontro
con Shaia rimane addirittura spaventato dai tuoi poteri.»
«Che cosa stai dicendo Noah?»
«Sto dicendo che probabilmente tu non sei chi fai credere di essere.
C'è qualcosa di strano in te.»
«Strano? Pensi che io sai un demone?»
«No. Quando hai preso in mano la spada l'avrei avvertito...»
«Come?»
«Fra me e quella spada c'è uno strano legame... aver passato
trecento anni praticamente fusi insieme ha fatto sì che io riesca
a percepire un minimo le cose che mi circondano anche attraverso lei...
quando l'hai impugnata avrei sentito chiaramente se non fossi stata umana...»
Erano arrivati a prua. Di notte non c'era nessuno sul ponte. Solo la vedetta
in alto e il timoniere.
«E poi c'è un'altra cosa che mi ha dato da pensare. Shaia
ha parlato della stella del nord come la stella verso cui vanno le anime...
e guarda caso questa nave è magica e si chiama proprio stella del
nord... nella lingua di Kalderon.»
Ridley sospirò. Si affiancò alla balaustra e assieme a Noah
guardò per alcuni minuti la luna che si tuffava in mare.
Poi si voltò verso di lui e con un giochetto di prestigio fece
apparire un pesante libro rilegato in pelle e molto alto.
«Tieni,» gli disse, «è il diario di bordo di
questa nave... lo tenevo nascosto magicamente... »
«Che cosa?! Un libro così grosso! Ma dove l'avevi ficca-»
Noah venne raggiunto al volto da un bel gancio sinistro. Ritornò
in sé.
«Ok l'avevi nascosto magicamente» registrò.
Lo aprì lentamente. Una piccola cordicella legava le due estremità
della rilegatura a un piolo che stava sulla copertina. La fece girare
lentamente svolgendo alcune spirali, poi lo aprì.
Le prime pagine erano strappate.
«Beh? Che me ne faccio di un libro strappato?»
«Quelle le ho strappate in preda alla disperazione... se vuoi...
ti racconterò io... l'inizio della mia storia.»
Noah si accese una sigaretta.
«Sono nata in una famiglia di marinai ma, la passione che decisi
di coltivare da giovane fu lo studio delle arti magiche. Divenni una studentessa
modello all'Accademia magica di Ithos. A sedici anni ricevetti il diploma
e iniziai a viaggiare da sola. Un anno dopo mi imbarcai su una nave di
pirati come ufficiale magico e divenni in breve tempo una delle cariche
più alte della nave. Diventare un pirata era il modo più
veloce e meno sicuro per esplorare il mondo ed ampliare la mia conoscenza
magica con gli incontri che sarei riuscita a fare. A diciannove anni l'equipaggio
della nave si divise, avevamo guadagnato abbastanza denaro da comprare
un'altra nave e io decisi di andarmene con un gruppo di pirati sulla nave
gemella.»
La ragazza prese a giocherellare con la punta di un pugnale. «Non
fu una vita facile. Il viaggio da sola mi portò più volte
a rischiare la vita; uscita dall'Accademia pensavo che la mia magia mi
avrebbe permesso qualsiasi cosa ma la realtà dei fatti era un'altra.
E ci andai subito a sbattere il muso.»
Noah si appoggiò alla balaustra e scrocchiò il collo. Ridley
riprese il racconto.
«Non bastava eccellere nell'utilizzo degli incantesimi, dovevo riuscire
a sviluppare la mia forza d'animo, la capacità di riprendermi di
fronte ai fallimenti... e alle difficoltà della vita. Sulla mia
prima nave la carica che ricoprivo mi metteva al di sopra di tanti marinai
più esperti, cercai di imparare quello che potevo, ma furono in
pochi ad accogliermi a braccia aperte... la maggior parte pensava semplicemente
che le donne portassero sfortuna sulla nave e fu solo grazie al medico
di bordo... un vecchio pirata di nome Leman, che non feci una brutta fine,
mi prese sotto la sua ala protettiva finché non fui abbastanza
esperta da cavarmela da sola.
Dopo qualche mese mi guadagnai la fiducia degli uomini... e dopo qualche
anno alla scissione della nave, riuscii a ottenere il ruolo di capitano...»
«Wow...capitano a diciannove anni... una vera secchiona...»
Ridley sbuffò sorridente, «una volta ottenuta la mia piccola
nave decisi di comune accordo con l'equipaggio di andare in cerca dei
fantastici tesori di cui avevo sentito parlare nella mia breve carriera
di maga; e uno di questi si chiamava Northern Star. La Stella del Nord,
una nave leggendaria che si diceva traghettasse le anime dei defunti verso
l'aldilà. Dopo i primi mesi di collaudo di nave ed equipaggio partimmo
alla volta del Mare del Nord dove si diceva venisse avvistata dai marinai
durante i giorni di nebbia.
Capivo che era poco più di una superstizione ma avevo trovato tracce
della sua esistenza anche nei miei studi all'Accademia e così decisi
che era giunto il momento di verificarli.»
«Però... c'è una cosa che non mi torna... a diciannove
anni non eri ancora sulla Northern Star ma io non ti do più di
venticinque anni... a dire tanto...»
Ridley si lasciò scappare una espressione intraducibile, «trovammo
la nave all'interno di una piccola isola nel bel mezzo di quel mare pieno
di scogli e ghiaccio. Era una fregata meravigliosa eppure vecchia e semi
distrutta. Sembrava fosse sopravvissuta a chissà quali scontri
e, infine, fosse capitolata.
Quando vi salimmo sopra fu come se la nave si riattivasse. Nessuno di
noi aveva mai visto qualcosa di simile, il ponte tornò lucente,
le vele si gonfiarono all'unisono e il legno non era più marcio.
Decidemmo di abbandonare la nostra nave per salpare con la Northern Star
e i tesori che conteneva... ma nelle prime settimane di viaggio accadde
qualcosa di strano... il resto... dovrebbe essere sul diario di bordo.»
Fu come se Noah si destasse da una specie di trance, ricordò di
avere il libro fra le mani e prese a sfogliarlo avido, divorando le righe
che vi erano scritte: era la bella calligrafia di Ridley. La prima cosa
che lo colpì furono le date... risalivano a più di una ventina
di anni fa...
9 Aprile 1236
Questa nave è splendida, veloce come il vento e salda come la terra.
I tesori in essa contenuti sono il giusto prezzo che la sorte paga ai
coraggiosi. Siamo ricchi e siamo potenti. Presto saremo anche famosi.
23 Aprile 1236
Oggi Norman mi è sembrato strano. Ha parlato di una conversazione
che non avevamo mai avuto. Nella quale per altro gli avevo detto che presto
o tardi mi sarei liberata di loro. Credo che l'equipaggio sia stanco per
il lungo viaggio e nonostante i tesori ritrovati la tensione continua
a salire.
3 Maggio 1236
Sono molto stanca. Non solo Norman ma anche altri membri dell'equipaggio
iniziano ad avere atteggiamenti strani nei miei confronti. Mi hanno attribuito
azioni che non ho compiuto. Hanno anche insistito affinché Leman
mi visitasse. Ho acconsentito per provare a smorzare la tensione. Oltre
a un po' di stanchezza non mi è stato diagnosticato altro, anche
se il medico aveva una aria strana. Cosa succede a tutti?
16 Maggio 1236
L'equipaggio ha cambiato la rotta a mia insaputa dirigendosi verso una
tappa sconosciuta. Una sorta di ammutinamento. Ho spedito Norman e qualcun
altro dei suoi in cella per un paio di giorni anche se hanno negato tutto.
Siamo vicini al vero e proprio ammutinamento. Possibile che tutto debba
finire in tragedia proprio adesso?
19 Maggio 1236
Ho avuto una discussione a quattrocchi con Leman, in qualità di
medico mi ha detto che non è l'equipaggio a comportarsi in maniera
insolita ma sono io. Le loro reazioni sono più che giustificate.
Non so cosa pensare. Gli ho risposto che la terra è ormai vicina
e che il tesoro fa gola a tutti... ho provato a spiegargli che probabilmente
le prime dispute verranno a galla nella prossima settimana e sarà
nostro compito evitare che sfoghino in qualche omicidio.
Mi ha risposto che l'equipaggio è abbastanza calmo. Solo, è
spaventato, da me.
20 Maggio 1236
Ho parlato di nuovo con Leman, stavolta c'era anche Norman, mi hanno raccontato
delle assurdità. Dicono di avermi visto sul ponte in orari in cui
avrei dovuto dormire, dicono di aver anche parlato con me. Hanno asserito
che avevo un'aria diversa, leggermente assente e sembrava quasi che non
li riconoscessi. Leman parla di una forma di schizofrenia data dalla stanchezza.
Norman ha adombrato il concetto che io sia troppo giovane per fare il
capitano di vascello.
24 Maggio 1236
Questa notte mi sono chiusa in camera come al solito e ho messo la chiave
in un piccolo scrigno che ho sigillato con della cera. Stamattina lo scrigno
era aperto, la cera spezzata e io non ricordavo nulla. Che diavolo mi
sta succedendo? I sibili del vento e i lamenti del legno sembrano quasi
degli avvertimenti. C'è qualcosa di misterioso su questa nave.
27 Maggio 1236
Norman ha dichiarato all'equipaggio che ho tentato di assassinarlo. Sono
tutti tesi e ormai la fazione di Norman ha decisamente più peso
di coloro che ancora credono ancora in me. Forse non supereremo la notte.
La mia solita fortuna. Proprio il giorno del mio ventesimo compleanno.
La calligrafia in questo punto sembrava mutare. Come se non fosse più
Ridley a scrivere, Noah cercò di fare il raffronto fra le due...
in effetti non sembravano proprio diverse... ma qualcosa gli diceva che
non era più Ridley a scrivere.
28 Maggio 1236
C'è uno strano silenzio sulla nave ma non capisco bene perché.
Credo che oggi andrò a dormire presto.
29 Maggio 1236
Oggi non ho incontrato nessuno. È strano. C'è qualcosa di
curioso sul ponte, nella stiva, nelle stanze dell'equipaggio... ma non
riesco a capire cosa.
Una interruzione nel diario, di qualche pagina, anche se il nuovo resoconto
portava la data del giorno successivo.
30 Maggio 1236
Sono morti. Sono tutti morti. Qualcosa di terribile si è abbattuto
su questa nave e io sono l'unica sopravvi-
Le scritte divennero quasi illeggibili. Noah mandò giù un
malloppo in gola tornando a fissare Ridley, le iridi verdi della ragazza
adesso sembravano terribilmente profonde.
Sembravano scrutare dentro di lui, come se cercassero la paura. Ma non
la trovarono. Noah resse il suo sguardo tranquillamente, era solo incuriosito.
«Li hai uccisi tu?» disse con un sussurro.
«Sì, il mio primo equipaggio. Una bella fine non credi?»
Noah sputò la sigaretta in mare, tirò fuori l'astuccio d'argento
dove le conservava, con qualche colpetto ne fece sbucare fuori un'altra
e l'accese sfregando il fiammifero sulla balaustra. Aprì nuovamente
il libro cercando altre pagine, ma tutto diveniva confuso. I giorni si
susseguivano con brandelli di parole sempre più illeggibili, pezzi
di conversazioni, riflessioni e veri e propri brani privi di senso.
Si grattò la testa.
«Mangiato pesante?»
Ridley sorrise assente. «No, fu colpa della nave... ma ovviamente..
me ne accorsi quando fu tardi per tutti e anche per me. Un mese dopo riuscì
a riprendere conoscenza e ricordai tutto. Il momento in cui Norman aveva
cercato di pugnalarmi al cuore. La lama che mi frantumava una scapola
e io che cadevo a terra sentendo le forze venire meno. Tossivo sangue
mentre mi divincolavo a terra, poi tutto diveniva calmo.
Sentii le forze tornare e Norman fu il primo a fare le spese della mia
ira. Alzai una mano su di lui incenerendolo con poteri magici che non
ero mai stata in grado di padroneggiare e la cosa... più tremenda...»
la ragazza si avvicinò a Noah fino a quasi sfiorarlo con le labbra,
«la cosa più tremenda fu che non provai la minima emozione
mentre facevo a pezzi tutto il mio equipaggio e lo mandavo all'altro mondo.
I miei uomini morivano e basta, anzi... a dirla tutta sentivo un vago
senso di sollievo. Ed era tutto merito della nave. Persino Leman... uccisi
anche lui senza la minima indecisione, ricordo ancora l'espressione tradita
nei suoi occhi quando avvenne.»
Noah si alzò dalla balaustra. Le piastre metalliche della casacca
tintinnarono mentre si ergeva dritto di fronte a Ridley, la luna ormai
quasi tramontata gli disegnò una strana espressione sul volto.
«Vuoi spiegarmi il resto?»
«Il mese successivo fu un periodo di profonda lotta contro me stessa,
sola su quella nave riuscivo a dirigerla senza sapere bene come, ogni
qual volta mi addormentavo però la trasformazione si verificava
di nuovo e la mattina seguente la rotta era cambiata.
Cessai di dormire per una settimana e finalmente riuscii ad approdare
ad Ithos, scesi da quella nave e mi misi in cerca di qualcuno che potesse
spiegarmi cosa mi fosse accaduto. Lontano dalla nave ero in grado di resistere
maggiormente ai suoi poteri.»
Ridley interruppe il racconto, un uomo dell'equipaggio passò nelle
vicinanze per andare a spostare delle pesanti corde.
«Qualche settimana dopo riuscii a contattare il Grande Saggio Elder
Rhian, ancora molto giovane, che si interessò subito al mio caso.
La sua diagnosi fu semplice e terribile. Era un caso di possessione. Una
possessione molto potente perché a quanto pare quella nave, che
aveva traghettato le anime dei morti fino all'aldilà, aveva una
volontà molto forte e non era interessata a rispondere ai miei
comandi. Nascondemmo la nave in un luogo sicuro e passai un intero anno
col Saggio a studiare il fenomeno finché non riuscii ad affinare
le mie capacità di resistere alla possessione. Col tempo la nave
riconobbe in me un comandante valido e preparato e cessò di resistermi
con tutte le sue forze, fu come ricevere da lei stessa il diritto e il
dovere di capitanarla. Alla fine del periodo di addestramento, per sdebitarmi
dell'aiuto ricevuto, insegnai allo stregone l'incantesimo dell'Ira
di Shagrath, un incantesimo che ero stata in grado di elaborare per
mezzo della mia simbiosi con la nave.
Tornai alla nave e mi scelsi un nuovo equipaggio. Da allora viaggio con
la Northern Star e il peso delle mie scelte. In fondo ero stata io a cercare
la nave, la mia bramosia di tesori e potere mi aveva portato ad affrontare
questa situazione e ormai non potevo più tirarmi indietro.»
Rimasero in silenzio.
Noah finì la seconda sigaretta e rimase immobile a lungo, tanto
che quasi non si bruciò col mozzicone.
«E così... questa nave ti mantiene in vita?»
«Pressappoco. Finché avrò ancora la forza di resisterle
rimarrò giovane e forte, quando lei avrà il sopravvento,
tutto ciò che ho guadagnato svanirà assieme alla mia volontà,
qualunque cosa accadrà sarà terribile... ma per ora cerco
di non pensarci.»
«Insomma tu sei questa nave! Bel segreto che ti tenevi dentro!»
«Non ho mai detto di NON essere la nave!»
Noah scosse la testa ridacchiando.
«Quanti anni hai?»
«Cinquantadue, cambio il mio equipaggio ciclicamente affinché
non si insospettisca. Sono con Shepard e gli altri ormai da una decina
d'anni ed è il migliore equipaggio che abbia mai avuto. È
terribile dovermi separare ogni volta dai miei uomini ma è l'unica
cosa che posso fare... in fondo nessuno riuscirebbe a capire la mia situazione.»
«Ti separerai anche da noi?»
«Credo di sì. Quando qualcuno inizierà a farsi domande
sul mio aspetto gli risponderò che con la magia è possibile
rallentare i segni dell'invecchiamento... qualcuno se ne andrà
via dalla nave per vecchiaia ma i più giovani rimarranno e inizieranno
a farsi domande che è impossibile evitare con qualche scusa...
così... arriverà anche per loro il momento di andarsene...
salperanno con una nuova nave, in fondo la Northern Star è famosa.
Non sarà difficile per loro trovare un nuovo equipaggio...»
«E se qualche vecchio membro della ciurma dovesse rincontrarti?»
«Hai mai sentito parlare del pirata Rolonoa?»
«Sì... me ne hanno parlato i tuoi uomini ogni tanto... è
abbastanza famoso... perché?»
«Beh l'ho incontrato almeno quattro volte durante la mia vita. E
ogni volta era diverso.»
«Diverso?»
«Sì... era un'altra persona. Il suo nome rimane a incutere
timore e a guadagnare prestigio, ma i capitani che si avvicendano sotto
di esso cambiano ogni qual volta il successore si stanca della vita di
pirata o diventa così schifosamente ricco da capire che non vale
più la pena rischiare la vita.»
«E tu? Quando finirai di fare il pirata? Ha senso chiamarti Ridley...
Rhian?»
«Il mio vero nome è Ridley Salgado, il nome di Rhian lo presi
per evitare che la gente si insospettisse troppo. In fondo sono l'unica
persona al mondo assieme a Elder, in grado di lanciare l'Ira di Shagrath.
La scusa che in qualità di sua parente lo avevo appreso da lui
stesso mi ha evitato parecchie noie. Sono io, Ridley, la ragazza che decise
di farsi carico delle sue scelte tanto tempo fa. La donna matura che ancora
oggi, ogni giorno, lotta con quella parte di sé che è altro
da lei.»
Noah le diede qualche pacca sulla schiena. «Cazzo, cinquant'anni...»
La ragazza sorrise. «Ha parlato quello che ha trecentotrentatré
anni, che dici, sono troppo giovane per te?»
«Bwhah! Chi ti ha detto che mi interessi! E comunque a me piacciono
le donne mature, Lilith era più grande di me!» concluse con
qualche colpetto di tosse.
Ridley si mise a braccia conserte a fissarlo con uno sguardo un po' incuriosito.
«Che c'è? Ho un brufolo sulla faccia?»
«No, pensavo al fatto che sei il primo membro dei miei equipaggi
a cui racconto la mia storia... e l'ho fatto perché ho pensato
che saresti stato l'unico a non scandalizzarsi e a ritenermi un mostro.»
«Ovvio. Come me anche tu porti addosso il peso delle tue scelte.
E il fatto che tu, ancora oggi, combatta per quanto decidesti tempo addietro
ti fa onore.»
«Noah le tue non furono scelte. Quel regno doveva cadere e nessuno
avrebbe potuto impedirlo. Smettila di colpevolizzarti.»
Il ragazzo si allontanò a lenti passi dalla prua accendendosi l'ennesima
sigaretta. Ridley si ritrovò col diario di bordo fra le mani.
Lo fece sparire.
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