Settantasettesimo Episodio: Northern Star


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Qualche giorno dopo, Noah era di nuovo in piedi e scorrazzava libero per la nave. Bazzicava sul ponte rimuginando con la sigaretta in bocca e le mani dietro la testa.
Aveva smesso di muoversi come un geco sui soffitti ma il suo sguardo perso nel vuoto, oltre a sottintendere una stupidità senza confini, sembrava celare anche un che di riflessivo.
Dopo un po' si decise ad agire, andò da Coral e gli farfugliò qualcosa che suonava come un "dobbiamo parlare alla svelta".
Noah salì in vedetta portandosi dietro Coral reggendolo per la cintola, dopodiché si fermò lì a fissare davanti a sé. La vedetta presente se ne tornò giù stiracchiandosi il collo.
«Allora quattrocchi... c'è una cosa che devo chiederti.»
«Beh... sì ma... perché quassù?»
«Perché nessuno deve sentirci.»
«Capisco... però diamo nell'occhio.»
Noah si guardò intorno. La gente di sotto li stava fissando.
«Merda non ci avevo pensato. Torna giù ne parleremo dopo.»
«O...ok.» Coral ridiscese svolazzando dalla vedetta e tornò alle sue mansioni.


«Beh... ma ogni tanto qualcuno che ti piace ammazzarlo lo trovi no?»
«Astea con chi ce l'hai?» domandò Teiris.
«Con la Morte.»
«Ah...»
Etrom camminava di fianco ad Astea con le mani dietro la schiena.
«Beh... che ne so... ogni tanto incontro qualche bastardo... sai.. una volta mi è capitato di uccidere uno stupratore che prima di "riuscire nello stupro" ha avuto un attacco di cuore! È stato uno spasso!»
«Uno stupratore!? BELLISSIMO
Teiris mandò di traverso la saliva; guardò Wein e Manoa che scossero la testa.
«Tutto ok Astea?»
«Sì, sì ovvio... » rispose poco convinto, poi riprese a parlare con Etrom. «Com'è che stai da queste parti?»
«Che domande! Viaggiamo da un sacco di tempo insieme!» ribatté Teiris.
«Sono in vacanza.»
«In vacanza? Fico, non muore nessuno! Non hai mai niente da fare pare!»
«In vacanza? Ma quale vacanza... certo... se per te è una vacanza sono più contenta...» Sorrise Teiris.
«Niente da fare?» ribatté invece Etrom «Ma figuriamoci! È solo che di qui a cinque minuti avevo un "buco" diciamo la pausa caffè.»
«Un buco? Non ci credo! Vuoi che ammazzo qualcuno?»
«E perché dovresti ammazzare qualcuno?» risposero in coro Etrom e Teiris...
«Ah boh che ne so... per movimentare un po' la giornata.»
Teiris rimase qualche passo indietro, insieme a Etrom.
«Wein? Che gli piglia?»
«E io che ne so!» Sbuffò il drago.
«A ogni modo grazie Astea, ma sono già troppo occupata senza che ti ci metta anche tu a fare di nuovo sfaceli...»
«Ok ok... allora non uccido nessuno.»
«Ecco, da bravo Astea... aargh» Teiris era finita lunga a terra, inciampando in una radice.
Astea si fermò a "guardare" Teiris, poi la afferrò e se la mise sulle spalle per riprendere a camminare.
«Fa male?»
Teiris acquistò il colore della sua veste.
«Beh non proprio... comunque... gra...grazie...»
«No... non fa male morire. È semplicemente un passaggio... se poi sono io a dare la morte... dico se uso la falce... si prova un piacere assoluto lo sai?»
«Bello! Una morte piacevole! Il sogno di una vita...»
«Astea non morirò per una storta!»
«Ah non sai quanto!» Ribatté Astea... a Etrom.
«INSOMMA LA PIANTATE VOI DUE! STO DIVENTANDO PAZZO!» esclamò Wein.


«Allora caschetto. Devi spiegarmi che cosa è successo quando Shaia se n'è andato. Hai guardato in alto e c'era la Northern Star ma non ti ho mai visto così... come dire, atterrito.»
«Beh... credo che sulla nave Ridley stesse per lanciare un incantesimo.»
«Ok... ma in fondo non era la prima volta che faceva una cosa simile no? E poi tu hai visto anche quando ha lanciato l'Ira di Shagrath... quindi non dovresti stupirti più di tanto no?»
«Sì... ma non era l'incantesimo dell'Ira di Shagrath... facciamo così, ora ti spiego un paio di cose...» disse il ragazzo appoggiandosi alla balaustra. Il vento sferzava con molta forza quella mattina.
«Ok sono tutt'orecchi.»
«Vedi, gli incantesimi che gli umani possono lanciare, sono delle "evocazioni" verso delle entità superiori.»
«Cioè?»
«È come se io pregassi qualche creatura dotata di enormi poteri magici di prestarmi il suo potere capisci? Gli umani non hanno magia al loro interno.»
«Sì... più o meno... anche le Palle di Fuoco funzionano così?»
«Beh... ecco, ci sono incantesimi "elementali" che attingono il loro potere da "dimensioni elementali", immagina un mondo fatto solo di fuoco dove ci sono solo creature di fuoco... è come se la Palla di Fuoco attingesse potere da quel posto e lo materializzasse in questo mondo.»
«Esistono più mondi?»
«Diciamo di sì... ma ora non ti fossilizzare sui dettagli, cerca di capire come funziona. Ci sono incantesimi come le Palle di Fuoco che funzionano così, altri che invece chiedono poteri a creature come demoni o divinità ok? Sono molto simili a vere e proprie preghiere. Come un sacerdote prega Galder per curare qualcuno, un potente stregone può pregare Shagrath per lanciare un incantesimo come la sua Ira... che comunque a quanto ne so è un incantesimo che riescono ad utilizzare solo Ridley ed Elder Rhian...»
«Ok... grosso modo ho capito... ora se tu sai tutte queste cose perché hai avuto quella reazione? Era troppo potente?»
«Beh sì... l'incantesimo era di ordine diverso rispetto all'Ira di Shagrath...ma la cosa più particolare è che non ho riconosciuto la fonte di potere... anzi... sembrava come se la fonte di potere fosse lo stesso stregone che lanciava l'incantesimo. Un po' come facciamo noi demoni.»
«Voi demoni?»
«Beh sì... noi demoni utilizziamo esclusivamente i "nostri poteri"; essendo creature composte di energia, andare a pregare qualcun altro per ottenere del potere sarebbe un po' come negare la propria esistenza...»
Noah iniziò a grattarsi la testa, un coniglio di peluche rovinò fuori bordo ma Noah lo prese al volo. Si accese una sigaretta.
«Coral... mi stai dicendo che Ridley è un demone?»
«No, no... che io sappia no. Me ne sarei accorto... la cosa strana però è che ha attinto potere da una fonte sconosciuta che sembrava generarsi dentro lei stessa... o nella nave... non so... in fondo anche quando la nave vola succede qualcosa di simile. I maghi della nave lanciano degli incantesimi di vento... ma la nave sembra attivarsi insieme a questi incantesimi...»
«Ridley dice che è una nave magica... non funzionano così gli oggetti magici? In fondo quando io uso la spada di Brynard utilizzo dei poteri che sono dentro la spada no? Magari la nave Northern Star contiene delle energie e Ridley le usa quando fa gli incantesimi strani...»
«Sì... è possibile... è solo che mentre stava per lanciare l'incantesimo l'altra sera... ho percepito come se fosse lei stessa a rilasciare quei poteri per utilizzarli.»
Noah finì la sigaretta con un ultimo interminabile tiro. Poi sbufò fumo pensoso.
«Secondo te che significa?»
«Ah...» Coral sorrise gioviale. «Non ne ho la più pallida idea!»
Noah scosse la testa.

Era sera quando Noah entrò nella stanza di Ridley senza ovviamente bussare. Un coltello lo raggiunse sullo sterno.
Non fece nulla per evitarlo e finì a terra in un lago di sangue.
«MA CHE FAI NON TI SPOSTI
«MA CHE FAI MI LANCI UN COLTELLO
Dopo qualche minuto di incantesimi curativi era di nuovo in piedi.
Uscì dalla porta.
Ridley scosse la testa e tornò a sedere.
Dopo poco la porta si riaprì. Lanciò di nuovo il coltello ma stavolta Noah la richiuse in fretta e il coltello centrò il bersaglio che stava all'interno. Il ragazzo scivolò all'interno della stanza.
«Hai fatto centro.»
«E tu sei entrato di nuovo senza bussare.»
Noah sfilò la spada di Brynard dalla cinta e la lanciò con tutto il fodero a Ridley che la prese al volo.
«Beh?»
Noah la guardò meglio poi si sedette sul letto.
«Che ti piglia?»
«Non sei un demone.»
Ridley si grattò la testa e posò la spada sulla scrivania. «Si può sapere che ti piglia?»
«Mi piglia che a quanto pare non sono l'unico che nasconde la verità e se ne sbatte degli altri.»
«Cosa?»
«Vieni con me Rid. Andiamo a fare due chiacchiere...» disse Noah con un tono autorevole che non ammetteva rifiuti.

Pochi minuti dopo erano sul ponte. Ridley sembrava nervosa mentre Noah le camminava qualche passo davanti.
«Ho incontrato Elder Rhian dopo la fine del castello di Sierra lo sai?»
«Elder Rhian?» Gli occhi della ragazza ebbero un’indecisione.
«Il tizio mi ha regalato un coniglio con la toga in tutto simile a lui.»
Silenzio.
«Ah sì...e poi mi ha detto che non ha alcuna sorella.»
«Sicuro che fosse lui? Tanta gente si spaccia per una persona importante come lui.»
«No. Non ne sono sicuro ma la cosa mi ha messo la pulce nell'orecchio.»
«Pulce? Ma quale pulce...»
«Ascoltami. Sei qui su questa nave da più tempo di ogni altro membro dell'equipaggio e nessuno ti ha visto cambiare di una virgola. Elder Rhian dice di non avere sorelle e infine Coral durante lo scontro con Shaia rimane addirittura spaventato dai tuoi poteri.»
«Che cosa stai dicendo Noah?»
«Sto dicendo che probabilmente tu non sei chi fai credere di essere. C'è qualcosa di strano in te.»
«Strano? Pensi che io sai un demone?»
«No. Quando hai preso in mano la spada l'avrei avvertito...»
«Come?»
«Fra me e quella spada c'è uno strano legame... aver passato trecento anni praticamente fusi insieme ha fatto sì che io riesca a percepire un minimo le cose che mi circondano anche attraverso lei... quando l'hai impugnata avrei sentito chiaramente se non fossi stata umana...»
Erano arrivati a prua. Di notte non c'era nessuno sul ponte. Solo la vedetta in alto e il timoniere.
«E poi c'è un'altra cosa che mi ha dato da pensare. Shaia ha parlato della stella del nord come la stella verso cui vanno le anime... e guarda caso questa nave è magica e si chiama proprio stella del nord... nella lingua di Kalderon.»
Ridley sospirò. Si affiancò alla balaustra e assieme a Noah guardò per alcuni minuti la luna che si tuffava in mare.
Poi si voltò verso di lui e con un giochetto di prestigio fece apparire un pesante libro rilegato in pelle e molto alto.
«Tieni,» gli disse, «è il diario di bordo di questa nave... lo tenevo nascosto magicamente... »
«Che cosa?! Un libro così grosso! Ma dove l'avevi ficca-»
Noah venne raggiunto al volto da un bel gancio sinistro. Ritornò in sé.
«Ok l'avevi nascosto magicamente» registrò.
Lo aprì lentamente. Una piccola cordicella legava le due estremità della rilegatura a un piolo che stava sulla copertina. La fece girare lentamente svolgendo alcune spirali, poi lo aprì.
Le prime pagine erano strappate.
«Beh? Che me ne faccio di un libro strappato?»
«Quelle le ho strappate in preda alla disperazione... se vuoi... ti racconterò io... l'inizio della mia storia.»
Noah si accese una sigaretta.
«Sono nata in una famiglia di marinai ma, la passione che decisi di coltivare da giovane fu lo studio delle arti magiche. Divenni una studentessa modello all'Accademia magica di Ithos. A sedici anni ricevetti il diploma e iniziai a viaggiare da sola. Un anno dopo mi imbarcai su una nave di pirati come ufficiale magico e divenni in breve tempo una delle cariche più alte della nave. Diventare un pirata era il modo più veloce e meno sicuro per esplorare il mondo ed ampliare la mia conoscenza magica con gli incontri che sarei riuscita a fare. A diciannove anni l'equipaggio della nave si divise, avevamo guadagnato abbastanza denaro da comprare un'altra nave e io decisi di andarmene con un gruppo di pirati sulla nave gemella.»
La ragazza prese a giocherellare con la punta di un pugnale. «Non fu una vita facile. Il viaggio da sola mi portò più volte a rischiare la vita; uscita dall'Accademia pensavo che la mia magia mi avrebbe permesso qualsiasi cosa ma la realtà dei fatti era un'altra. E ci andai subito a sbattere il muso.»
Noah si appoggiò alla balaustra e scrocchiò il collo. Ridley riprese il racconto.
«Non bastava eccellere nell'utilizzo degli incantesimi, dovevo riuscire a sviluppare la mia forza d'animo, la capacità di riprendermi di fronte ai fallimenti... e alle difficoltà della vita. Sulla mia prima nave la carica che ricoprivo mi metteva al di sopra di tanti marinai più esperti, cercai di imparare quello che potevo, ma furono in pochi ad accogliermi a braccia aperte... la maggior parte pensava semplicemente che le donne portassero sfortuna sulla nave e fu solo grazie al medico di bordo... un vecchio pirata di nome Leman, che non feci una brutta fine, mi prese sotto la sua ala protettiva finché non fui abbastanza esperta da cavarmela da sola.
Dopo qualche mese mi guadagnai la fiducia degli uomini... e dopo qualche anno alla scissione della nave, riuscii a ottenere il ruolo di capitano...»
«Wow...capitano a diciannove anni... una vera secchiona...»
Ridley sbuffò sorridente, «una volta ottenuta la mia piccola nave decisi di comune accordo con l'equipaggio di andare in cerca dei fantastici tesori di cui avevo sentito parlare nella mia breve carriera di maga; e uno di questi si chiamava Northern Star. La Stella del Nord, una nave leggendaria che si diceva traghettasse le anime dei defunti verso l'aldilà. Dopo i primi mesi di collaudo di nave ed equipaggio partimmo alla volta del Mare del Nord dove si diceva venisse avvistata dai marinai durante i giorni di nebbia.
Capivo che era poco più di una superstizione ma avevo trovato tracce della sua esistenza anche nei miei studi all'Accademia e così decisi che era giunto il momento di verificarli.»
«Però... c'è una cosa che non mi torna... a diciannove anni non eri ancora sulla Northern Star ma io non ti do più di venticinque anni... a dire tanto...»
Ridley si lasciò scappare una espressione intraducibile, «trovammo la nave all'interno di una piccola isola nel bel mezzo di quel mare pieno di scogli e ghiaccio. Era una fregata meravigliosa eppure vecchia e semi distrutta. Sembrava fosse sopravvissuta a chissà quali scontri e, infine, fosse capitolata.
Quando vi salimmo sopra fu come se la nave si riattivasse. Nessuno di noi aveva mai visto qualcosa di simile, il ponte tornò lucente, le vele si gonfiarono all'unisono e il legno non era più marcio.
Decidemmo di abbandonare la nostra nave per salpare con la Northern Star e i tesori che conteneva... ma nelle prime settimane di viaggio accadde qualcosa di strano... il resto... dovrebbe essere sul diario di bordo.»
Fu come se Noah si destasse da una specie di trance, ricordò di avere il libro fra le mani e prese a sfogliarlo avido, divorando le righe che vi erano scritte: era la bella calligrafia di Ridley. La prima cosa che lo colpì furono le date... risalivano a più di una ventina di anni fa...

9 Aprile 1236
Questa nave è splendida, veloce come il vento e salda come la terra. I tesori in essa contenuti sono il giusto prezzo che la sorte paga ai coraggiosi. Siamo ricchi e siamo potenti. Presto saremo anche famosi.
23 Aprile 1236
Oggi Norman mi è sembrato strano. Ha parlato di una conversazione che non avevamo mai avuto. Nella quale per altro gli avevo detto che presto o tardi mi sarei liberata di loro. Credo che l'equipaggio sia stanco per il lungo viaggio e nonostante i tesori ritrovati la tensione continua a salire.
3 Maggio 1236
Sono molto stanca. Non solo Norman ma anche altri membri dell'equipaggio iniziano ad avere atteggiamenti strani nei miei confronti. Mi hanno attribuito azioni che non ho compiuto. Hanno anche insistito affinché Leman mi visitasse. Ho acconsentito per provare a smorzare la tensione. Oltre a un po' di stanchezza non mi è stato diagnosticato altro, anche se il medico aveva una aria strana. Cosa succede a tutti?
16 Maggio 1236
L'equipaggio ha cambiato la rotta a mia insaputa dirigendosi verso una tappa sconosciuta. Una sorta di ammutinamento. Ho spedito Norman e qualcun altro dei suoi in cella per un paio di giorni anche se hanno negato tutto. Siamo vicini al vero e proprio ammutinamento. Possibile che tutto debba finire in tragedia proprio adesso?
19 Maggio 1236
Ho avuto una discussione a quattrocchi con Leman, in qualità di medico mi ha detto che non è l'equipaggio a comportarsi in maniera insolita ma sono io. Le loro reazioni sono più che giustificate. Non so cosa pensare. Gli ho risposto che la terra è ormai vicina e che il tesoro fa gola a tutti... ho provato a spiegargli che probabilmente le prime dispute verranno a galla nella prossima settimana e sarà nostro compito evitare che sfoghino in qualche omicidio.
Mi ha risposto che l'equipaggio è abbastanza calmo. Solo, è spaventato, da me.
20 Maggio 1236
Ho parlato di nuovo con Leman, stavolta c'era anche Norman, mi hanno raccontato delle assurdità. Dicono di avermi visto sul ponte in orari in cui avrei dovuto dormire, dicono di aver anche parlato con me. Hanno asserito che avevo un'aria diversa, leggermente assente e sembrava quasi che non li riconoscessi. Leman parla di una forma di schizofrenia data dalla stanchezza. Norman ha adombrato il concetto che io sia troppo giovane per fare il capitano di vascello.
24 Maggio 1236
Questa notte mi sono chiusa in camera come al solito e ho messo la chiave in un piccolo scrigno che ho sigillato con della cera. Stamattina lo scrigno era aperto, la cera spezzata e io non ricordavo nulla. Che diavolo mi sta succedendo? I sibili del vento e i lamenti del legno sembrano quasi degli avvertimenti. C'è qualcosa di misterioso su questa nave.
27 Maggio 1236
Norman ha dichiarato all'equipaggio che ho tentato di assassinarlo. Sono tutti tesi e ormai la fazione di Norman ha decisamente più peso di coloro che ancora credono ancora in me. Forse non supereremo la notte. La mia solita fortuna. Proprio il giorno del mio ventesimo compleanno.


La calligrafia in questo punto sembrava mutare. Come se non fosse più Ridley a scrivere, Noah cercò di fare il raffronto fra le due... in effetti non sembravano proprio diverse... ma qualcosa gli diceva che non era più Ridley a scrivere.

28 Maggio 1236
C'è uno strano silenzio sulla nave ma non capisco bene perché. Credo che oggi andrò a dormire presto.
29 Maggio 1236
Oggi non ho incontrato nessuno. È strano. C'è qualcosa di curioso sul ponte, nella stiva, nelle stanze dell'equipaggio... ma non riesco a capire cosa.


Una interruzione nel diario, di qualche pagina, anche se il nuovo resoconto portava la data del giorno successivo.

30 Maggio 1236
Sono morti. Sono tutti morti. Qualcosa di terribile si è abbattuto su questa nave e io sono l'unica sopravvi-


Le scritte divennero quasi illeggibili. Noah mandò giù un malloppo in gola tornando a fissare Ridley, le iridi verdi della ragazza adesso sembravano terribilmente profonde.
Sembravano scrutare dentro di lui, come se cercassero la paura. Ma non la trovarono. Noah resse il suo sguardo tranquillamente, era solo incuriosito.
«Li hai uccisi tu?» disse con un sussurro.
«Sì, il mio primo equipaggio. Una bella fine non credi?»
Noah sputò la sigaretta in mare, tirò fuori l'astuccio d'argento dove le conservava, con qualche colpetto ne fece sbucare fuori un'altra e l'accese sfregando il fiammifero sulla balaustra. Aprì nuovamente il libro cercando altre pagine, ma tutto diveniva confuso. I giorni si susseguivano con brandelli di parole sempre più illeggibili, pezzi di conversazioni, riflessioni e veri e propri brani privi di senso.
Si grattò la testa.
«Mangiato pesante?»
Ridley sorrise assente. «No, fu colpa della nave... ma ovviamente.. me ne accorsi quando fu tardi per tutti e anche per me. Un mese dopo riuscì a riprendere conoscenza e ricordai tutto. Il momento in cui Norman aveva cercato di pugnalarmi al cuore. La lama che mi frantumava una scapola e io che cadevo a terra sentendo le forze venire meno. Tossivo sangue mentre mi divincolavo a terra, poi tutto diveniva calmo.
Sentii le forze tornare e Norman fu il primo a fare le spese della mia ira. Alzai una mano su di lui incenerendolo con poteri magici che non ero mai stata in grado di padroneggiare e la cosa... più tremenda...» la ragazza si avvicinò a Noah fino a quasi sfiorarlo con le labbra, «la cosa più tremenda fu che non provai la minima emozione mentre facevo a pezzi tutto il mio equipaggio e lo mandavo all'altro mondo. I miei uomini morivano e basta, anzi... a dirla tutta sentivo un vago senso di sollievo. Ed era tutto merito della nave. Persino Leman... uccisi anche lui senza la minima indecisione, ricordo ancora l'espressione tradita nei suoi occhi quando avvenne.»
Noah si alzò dalla balaustra. Le piastre metalliche della casacca tintinnarono mentre si ergeva dritto di fronte a Ridley, la luna ormai quasi tramontata gli disegnò una strana espressione sul volto. «Vuoi spiegarmi il resto?»
«Il mese successivo fu un periodo di profonda lotta contro me stessa, sola su quella nave riuscivo a dirigerla senza sapere bene come, ogni qual volta mi addormentavo però la trasformazione si verificava di nuovo e la mattina seguente la rotta era cambiata.
Cessai di dormire per una settimana e finalmente riuscii ad approdare ad Ithos, scesi da quella nave e mi misi in cerca di qualcuno che potesse spiegarmi cosa mi fosse accaduto. Lontano dalla nave ero in grado di resistere maggiormente ai suoi poteri.»
Ridley interruppe il racconto, un uomo dell'equipaggio passò nelle vicinanze per andare a spostare delle pesanti corde.
«Qualche settimana dopo riuscii a contattare il Grande Saggio Elder Rhian, ancora molto giovane, che si interessò subito al mio caso. La sua diagnosi fu semplice e terribile. Era un caso di possessione. Una possessione molto potente perché a quanto pare quella nave, che aveva traghettato le anime dei morti fino all'aldilà, aveva una volontà molto forte e non era interessata a rispondere ai miei comandi. Nascondemmo la nave in un luogo sicuro e passai un intero anno col Saggio a studiare il fenomeno finché non riuscii ad affinare le mie capacità di resistere alla possessione. Col tempo la nave riconobbe in me un comandante valido e preparato e cessò di resistermi con tutte le sue forze, fu come ricevere da lei stessa il diritto e il dovere di capitanarla. Alla fine del periodo di addestramento, per sdebitarmi dell'aiuto ricevuto, insegnai allo stregone l'incantesimo dell'Ira di Shagrath, un incantesimo che ero stata in grado di elaborare per mezzo della mia simbiosi con la nave.
Tornai alla nave e mi scelsi un nuovo equipaggio. Da allora viaggio con la Northern Star e il peso delle mie scelte. In fondo ero stata io a cercare la nave, la mia bramosia di tesori e potere mi aveva portato ad affrontare questa situazione e ormai non potevo più tirarmi indietro.»
Rimasero in silenzio.
Noah finì la seconda sigaretta e rimase immobile a lungo, tanto che quasi non si bruciò col mozzicone.
«E così... questa nave ti mantiene in vita?»
«Pressappoco. Finché avrò ancora la forza di resisterle rimarrò giovane e forte, quando lei avrà il sopravvento, tutto ciò che ho guadagnato svanirà assieme alla mia volontà, qualunque cosa accadrà sarà terribile... ma per ora cerco di non pensarci.»
«Insomma tu sei questa nave! Bel segreto che ti tenevi dentro!»
«Non ho mai detto di NON essere la nave!»
Noah scosse la testa ridacchiando.
«Quanti anni hai?»
«Cinquantadue, cambio il mio equipaggio ciclicamente affinché non si insospettisca. Sono con Shepard e gli altri ormai da una decina d'anni ed è il migliore equipaggio che abbia mai avuto. È terribile dovermi separare ogni volta dai miei uomini ma è l'unica cosa che posso fare... in fondo nessuno riuscirebbe a capire la mia situazione.»
«Ti separerai anche da noi?»
«Credo di sì. Quando qualcuno inizierà a farsi domande sul mio aspetto gli risponderò che con la magia è possibile rallentare i segni dell'invecchiamento... qualcuno se ne andrà via dalla nave per vecchiaia ma i più giovani rimarranno e inizieranno a farsi domande che è impossibile evitare con qualche scusa... così... arriverà anche per loro il momento di andarsene... salperanno con una nuova nave, in fondo la Northern Star è famosa. Non sarà difficile per loro trovare un nuovo equipaggio...»
«E se qualche vecchio membro della ciurma dovesse rincontrarti?»
«Hai mai sentito parlare del pirata Rolonoa?»
«Sì... me ne hanno parlato i tuoi uomini ogni tanto... è abbastanza famoso... perché?»
«Beh l'ho incontrato almeno quattro volte durante la mia vita. E ogni volta era diverso.»
«Diverso?»
«Sì... era un'altra persona. Il suo nome rimane a incutere timore e a guadagnare prestigio, ma i capitani che si avvicendano sotto di esso cambiano ogni qual volta il successore si stanca della vita di pirata o diventa così schifosamente ricco da capire che non vale più la pena rischiare la vita.»
«E tu? Quando finirai di fare il pirata? Ha senso chiamarti Ridley... Rhian?»
«Il mio vero nome è Ridley Salgado, il nome di Rhian lo presi per evitare che la gente si insospettisse troppo. In fondo sono l'unica persona al mondo assieme a Elder, in grado di lanciare l'Ira di Shagrath. La scusa che in qualità di sua parente lo avevo appreso da lui stesso mi ha evitato parecchie noie. Sono io, Ridley, la ragazza che decise di farsi carico delle sue scelte tanto tempo fa. La donna matura che ancora oggi, ogni giorno, lotta con quella parte di sé che è altro da lei.»
Noah le diede qualche pacca sulla schiena. «Cazzo, cinquant'anni...»
La ragazza sorrise. «Ha parlato quello che ha trecentotrentatré anni, che dici, sono troppo giovane per te?»
«Bwhah! Chi ti ha detto che mi interessi! E comunque a me piacciono le donne mature, Lilith era più grande di me!» concluse con qualche colpetto di tosse.
Ridley si mise a braccia conserte a fissarlo con uno sguardo un po' incuriosito.
«Che c'è? Ho un brufolo sulla faccia?»
«No, pensavo al fatto che sei il primo membro dei miei equipaggi a cui racconto la mia storia... e l'ho fatto perché ho pensato che saresti stato l'unico a non scandalizzarsi e a ritenermi un mostro.»
«Ovvio. Come me anche tu porti addosso il peso delle tue scelte. E il fatto che tu, ancora oggi, combatta per quanto decidesti tempo addietro ti fa onore.»
«Noah le tue non furono scelte. Quel regno doveva cadere e nessuno avrebbe potuto impedirlo. Smettila di colpevolizzarti.»
Il ragazzo si allontanò a lenti passi dalla prua accendendosi l'ennesima sigaretta. Ridley si ritrovò col diario di bordo fra le mani.
Lo fece sparire.

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