Settantottesimo Episodio: Sin City


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Coral apparve sulla isola di Cathal di buon mattino.
L'aria fresca di salsedine gli schiaffeggiò il volto portando con sé una serie di piccoli ricordi che significavano così tanto per la sua breve vita.
Respirò a pieni polmoni, in un gesto completamente umano, poi si decise a prendere la via del castello.
«Ho intenzione di incontrare nuovamente Noah» proclamò Brynard sicuro di sé. Passeggiava attorno al trono di Enid carezzandosi il mento con fare riflessivo.
«E perché? Il suo castello ce l'hai ed è anche la più bella residenza tra quelle di noi Demoni Sovrani... certo... non fosse per le temperature artiche e la mancanza di sole...» Brynard incassò quelle che invece di frecciate suonavano per lui come complimenti, «che motivo hai di andare di nuovo da quell'umano?» riprese la Dark Lady.
«Ha una mia spada, inoltre gli avevo promesso che ci saremmo rincontrati. Di questo passo finirà ammazzato prima che questo possa succedere.»
«Ti riferisci alla comparsa di Vir Eliel?»
Brynard arrestò la passeggiata.
«E così... te ne sei accorta anche tu...»
«Sì, stando alle mie informazioni, Dante Reznor si è recato dal vampiro antico Sierra per un regolamento di conti e, poco dopo, Vir Eliel è riapparso.»
«Qualcuno l'ha visto?»
«No. Ma... riconoscere la sua aura di potere è fin troppo facile... è come se tutta la penisola ne risuonasse...»
«Sembra proprio che lo scontro per l’Artemide si farà aspro di qui a poco...»
«Intanto la Northern Star è stata attaccata da Shaia del Clan Limdorel, si dice sia stato il secondo allievo di Eliel.»
«Sopravvissuti?»
«Tutti quanti. Pare che Noah e Coral siano riusciti a sconfiggerlo da soli.»
Brynard strabuzzò gli occhi.
«Impossibile!»
Enid sorrise ma prima ancora di parlare venne interrotta da una voce fanciullesca.
«Oh no! Non è impossibile se dietro quei due mettiamo uno stratega formidabile e un asso nella manica di mia vecchia conoscenza.»
Il Guardiano fece capolino da dietro il trono di Enid, come un bambino che fosse stato lì tutto il tempo a origliare.
«Ho sentito dire che hanno combattuto alla Collina d'Acciaio. Il luogo dove gli Ingram sconfissero il mio Fharst...» commentò Brynard.
«Per l'appunto. Posso ipotizzare che un luogo così denso di potere demoniaco non sia il luogo migliore per qualcuno che fa uso della tecnica di Eliel, la realtà è vincolata da un potente sigillo quindi diviene più faticoso plasmarla, direi che Shaia era troppo sicuro di sé; oltretutto, sembra che per rifilare a Shaia il colpo di grazia, sia stato distrutto lo stesso sigillo che teneva racchiuse le energie residue del tuo Demone Maggiore sulla collina.»
Brynard sbuffò. «Interessante... di sicuro hanno preparato per bene lo scontro. Credi sia stato Reznor?»
«Sicuramente, in fondo probabilmente quel drago conosce la tecnica di Eliel quanto il suo stesso maestro.»
Enid accavallò le gambe accompagnata dal tintinnio delle numerose cavigliere. «E l'asso nella manica? Chi sarebbe?»
«Oh è semplice. Non ne ero ancora sicuro dopo lo scontro alla Collina d'Acciaio, ma i miei informatori mi hanno tolto ogni dubbio. A quanto pare un essere umano si è impadronito della vera Northern Star. La nave su cui viaggia Lord Reznor, è proprio la nave che Etrom sconfisse secoli addietro per ottenere il posto di "Morte".»
«Non ci raccontasti mai che fine fece la nave.»
«Beh... nonostante tutti gli sforzi che fece Etrom per distruggerla, non ci fu verso. Utilizzammo il metallo dell'ancora per forgiare la sua falce, ma non fu possibile annientarla, anche perché quella nave era composta di energia primordiale... quella del Mana per intenderci...»
Brynard batté un pugno sul palmo della mano. «Curioso che un umano riesca a muovere quella nave. Non credete?»
Il Guardiano fece apparire un piccolo lecca lecca. «Sì... indubbiamente. Quella nave deve averla accettata come legittimo capitano.»
Brynard riprese a passeggiare in tondo, molto lentamente. «Interessante! A quanto la Northern Star è piena di sorprese...»
«Sì... anche se, per quel che ne so, la Northern Star non è intervenuta attivamente nello scontro... insomma, un trionfo su tutta la linea e senza l'utilizzo diretto di Lord Reznor...»
I tre Demoni Sovrani rimasero per qualche istante in silenzio. Fu Brynard a riprendere la parola.
«Indubbiamente un capolavoro strategico... ma sconfiggere Eliel... è tutt'altra impresa...»
«Appunto» concluse il Guardiano in tono autoritario, la discussione da informale divenne seria e rigorosa in pochi secondi, Enid e Brynard avvertirono il cambiamento e rimasero in attesa.
«Sono venuto qui per comunicarvi i miei nuovi ordini. Brynard, se vuoi concludere la tua partita fanciullesca con Noah fallo subito, dopodiché tutti i Demoni Sovrani si ritireranno dallo scontro.»
«Come?» domandò incredulo Brynard perdendo un po' della sua regalità.
«Hai sentito bene. Non possiamo permetterci la perdita di anche uno solo di noi, qualora Eliel decidesse di affrontarci direttamente. Per questo motivo conferisco a Enid pieni poteri sull'operazione, assieme all'ordine di non intervenire in prima persona. A breve Reznor entrerà in possesso dell'ultima chiave, Eliel è di nuovo in movimento, come del resto il Fante Oscuro. Il nostro obbiettivo sarà recuperare l'Artemide ed evitare perdite. Mi avete compreso?»
Brynard mugugnò un sì scocciato. Enid invece sorrise divertita. «Hai grande fiducia nelle capacità di Coral non è vero?»
In quell'istante le porte della sala del trono si spalancarono e il giovane demone di cui avevano appena parlato scivolò all'interno preceduto dalla sua lunga ombra.
«Sì, ma non ho intenzione di lasciarlo da solo. Etrom gli darà una mano» commentò Kaviel mentre il suo braccio destro gli appariva al fianco. Etrom salutò con un cenno del capo gli altri Sovrani accompagnata dal tintinnare del suo cappello da giullare.
Quando Coral fu di fronte al trono di Enid, si inginocchiò in profonda riverenza.
«Come avete chiesto, sono qui mia Sovrana.»
Brynard e il Guardiano si disposero ai lati del trono. Etrom, senza dire una parola, s’inginocchiò di fianco a Kaviel.
«La tua arma è finalmente pronta Coral. Essa diverrà parte di te e tu diverrai parte di essa, sarà la tua difesa e il tuo attacco, una nuova fonte di poteri a cui attingere per completare le missioni che ti verranno assegnate.»
La donna alzò un braccio al cielo e dal nulla apparve un lungo bastone che alla sommità si arricciava in una grande voluta nodosa. Al suo interno era incastonata una sfera rilucente di un rosso sangue acceso. Tutta l'arma era circondata di numerose lingue di energia cremisi, come se non fosse in grado di contenere tutta l'energia di cui era imbevuta.
«Alzati Coral e ricevi questo mio dono» comandò Enid e il demone si alzò in piedi. Porse una mano verso Enid che fece discendere lentamente verso di lui il potente artefatto. Mentre si avvicinava a Coral, l'arma prese a emettere lamenti sempre più sinistri poi le dita del demone si serrarono attorno a quello che sembrava un comune legno e tutta l'energia che vi era rinchiusa lo circondò per qualche breve istante per poi esplodere in una colonna di energia che lambì le volte dell'immensa sala del trono.
Coral alzò il capo verso Enid con un sorriso di cruda malvagità.
«La mia unica ragione di vita sarà servirvi e la mia causa sarà la causa demoniaca… sono stato generato dalle vostre energie e sono parte di voi, come voi siete parte di me.»
Detto questo, con un piccolo inchino, svanì nel nulla.
Il Guardiano sospirò. «Ah se ha classe! Deve avergli fatto bene il periodo trascorso con Reznor.»
Enid sorrise.


Astea si stiracchiò per bene. Erano arrivati di fronte alle porte di un villaggio fortificato.
«Se non mi sbaglio questo qua dovrebbe essere il primo paese del regno di Celestia! Finalmente siamo usciti da Sadon!» rise gioviale Teiris aumentando l'andatura seguita dal somaro.
Manoa mise mano a una mappa arricciando il naso. «Non siamo esattamente ancora nel territorio di Celestia... siamo in un lembo di terra in cui convivono Draghi Occulti e Celesti... certo... è sicuro che siamo fuori da Sadon...»
Astea chinò le spalle. «Mi mancherà la loro giustizia spicciola...»
Wein con le mani dietro la testa lo sorpassò aumentando l'andatura, «credo che avremo modo di ficcarci nei guai anche qui... del resto ci sei tu...»
Astea riprese a camminare rincuorato.
«Provate a combinare qualche altro casino e giuro che vi taglio i viveri» sibilò Manoa squadrandoli.
«Oh beh per quel che mi importa! Tanto non posso morire!» sorrise Astea dando qualche pacca sulle spalle a Wein caduto invece in una profonda crisi.
Giunti alle porte, un soldato da sopra una delle torrette ai lati del portone proruppe in un sonoro «Fermatevi e identificatevi!»
«Viandanti... viandanti in arrivo da Sadon.»
«Portate con voi delle merci di scambio?» disse la guardia fissando il carico del somaro.
«No signore, quelli sono i nostri effetti personali» rispose Manoa.
Le porte della città si aprirono. All'interno c'erano quattro soldati armati di lancia e una figura incappucciata sedeva a un tavolino di fianco all'entrata.
«Di un po' Wein, ma come mai ci sono tutte queste guardie? Capisco che sia una frontiera...» sussurrò Teiris.
Il drago sorrise. «Non saprei... magari c'è qualcosa in ballo fra i vari regni... in fondo è un bel po' che siamo tagliati fuori dalle informazioni in quel regno di contadini di Sadon...»
«Potete andare» disse una guardia mentre sventolava una mano davanti ad Astea che rimaneva perfettamente immobile. «E fate attenzione al cieco, con quell'affare sulle spalle potrebbe fare del male a qualcuno...»
Astea sorrise.
«Non sai quanto...» gli sussurrò in un orecchio.
I quattro proseguirono verso la piccola piazza che si apriva dietro il portone, poi la figura incappucciata nell'angolo chiamò l'alt.
«Fermi tutti, il tipo con la balestra è un Drago Occulto. Siete agli arresti.»
I quattro si ritrovarono le lance puntate alla gola.
«Wein? Ci spieghi che diavolo sta succedendo?»
«E io che ne so?»

«Non è possibile... non sono mai stata al fresco e da quando sono con Astea è già la seconda volta che mi succede...» Teiris si lagnava appoggiata alle sbarre mentre Manoa se ne stava sbracata su una panca di legno della fredda cella con due dita a stringere la base del naso nel vano tentativo di fermare un enorme mal di testa.
«Di un po' Wein come ti hanno riconosciuto? La coda?» sorrise Astea seduto a gambe incrociate nel bel mezzo della cella.
«Ma no... che coda...»
«Allora le ali!»
«Andiamo, lo sai che non le tengo mai fuori... quando mi trasformo magicamente divento in tutto e per tutto simile ad un elfo... non mi piace tenerle in giro le ali... rendono più difficile abbordare la classica contadinotta acqua e sapone...»
«E allora come hanno fatto?»
«Beh magari il tizio nella toga era un mago... o... un Drago Celeste...»
«Drago Celeste eh?» sorrise Astea.
«Piantala... evita di scatenarti qua dentro...»
«E perché?»
«Beh... prima cerchiamo almeno di capire che succede... non vedo come sia possibile che un Drago Occulto per il semplice motivo di essere tale venga arrestato...»
«Ma io...»
«Andiamo... porta pazienza... se ci capiamo qualcosa magari poi ci divertiamo di più...»
Astea si buttò a terra sdraiato a sonnecchiare. Wein si sciolse i capelli e prese a spazzolarseli... visto che non avevo ancora mai scritto che lo faceva.

«Allora, vorreste farci credere che non sapete nulla dei problemi sorti ultimamente con i Draghi Occulti?»
«Problemi? Da quando in qua i Draghi Occulti creano dei problemi? Guardate lui!» gridò Astea indicando Wein placido in un angolo della stanza a sorseggiare del tè. Il drago diede una sorsata poi sospirò sereno.
«Eh già cari miei» ribatté la guardia pestando un pugno sul tavolo. Cosa che fece sobbalzare Teiris, Manoa, invece, lo guardava con aria di sufficienza.
I quattro erano stati portati all'interno di un grosso stanzone arredato con un tavolo rozzo e una mezza dozzina di sedie. C'erano cinque guardie armate più la figura incappucciata che se ne stava in silenzio.
«Sembra che Lord Reznor, uno dei sovrani dei Draghi Occulti, abbia cercato di compiere un colpo di stato ma sia poi stato messo in fuga. Quello che è certo è che tutti gli altri sovrani sono morti, compreso il grande Lord Gaul VII.»
Gli occhi di Wein ebbero un guizzo ma, quando la figura incappucciata lo guardò, era di nuovo a sorseggiare il tè.
«E i Draghi Celesti? Che c'entrano in tutto ciò?» chiese Manoa indicando il tizio incappucciato.
«Beh staranno sbavando dietro all'Artemide che custodiscono i cugini Occulti... conoscendoli...» commentò Astea stiracchiandosi.
La figura incappucciata si avvicinò ad Astea posando una mano sul tavolo.
«Cosa c'è orbo... non gradisci la politica dei vostri protettori?»
Astea guardò nella direzione del tizio e gli altri tre compagni trattennero il respiro.
«Ah... ma vaffanculo» disse semplicemente.
«Bada a come parli spaventapasseri!» gridò una guardia, ma il tipo incappucciato fece segno di calmarsi.
«A ogni modo i Draghi Occulti sono molto vicini alla guerra civile... e i Draghi Celesti hanno il dovere di mantenere l'ordine di un popolo allo sbando. Dobbiamo quindi tenere gli occhi aperti su eventuali Draghi Occulti sospetti. Ecco perché siete stati fermati.»
«Bene, quello la è un Drago Occulto, stiamo facendo due passi e non ce ne frega nulla degli intrighi politici, adesso ci fate andare via?» tagliò corto Manoa.
«Ancora non lo so...» disse la figura incappucciata. «Non avete l'aria di essere normali viandanti, innanzitutto andate in giro con due affari che non sono proprio bastoni da viaggio...» continuò alludendo alla balestra e l'alabarda appoggiate in un angolo della stanza.
«Sai com'è, ci teniamo in allenamento, scommetto che non riusciresti nemmeno a sollevarla l'alabarda» riprese Astea.
Ci furono alcuni attimi di silenzio, poi Teiris prese la parola conciliante.
«Andiamo signore, non abbiamo alcuna relazione con i Draghi Occulti anche se Wein è uno di loro. Vi mettereste a fermare tutti gli umani se ci fossero problemi con loro?»
Un soldato ridacchiò prontamente zittito da un cenno del capo dell'incappucciato.
«No, ma dobbiamo trattenervi per alcuni accertamenti...»
«Certo! Wein potrebbe essere Dante Reznor!» ribatté Astea.
Wein mandò di traverso il tè.
«Non mi sta un granché simpatico quello là...» borbottò dalle retrovie.
«Non è escluso...» riprese la figura incappucciata.
«Ah... in tal caso state freschi. Se fosse lui e non volesse farsi prendere non avreste la più pallida speranza di fermarlo» commentò Manoa.
Stavolta il drago celeste si lasciò sfuggire un’imprecazione, evidentemente colpito nel vivo.
«La pianti sgualdrina, non ho tempo da perdere» l’aggredì caustico.
Teiris posò una mano sul braccio di Astea per evitare che rispondesse a qualsiasi provocazione. Anche se, il pugno che volò in faccia al togato, non fu dato da Astea, ma dalla stessa Manoa.
«Sgualdrina a chi!? STUPIDO RETTILE?!»
Le guardie si lanciarono sulla ragazza, Wein ne fece inciampare una facendogli lo sgambetto e le altre finirono knock out dopo pochi secondi.
«Via!» Astea afferrò Manoa per la cintola come un sacco e fuggì portandosi dietro l'alabarda. L'unico dettaglio è che non prese la porta come via di fuga, ma se ne aprì una nelle pesanti mura rocciose della guarnigione.
Wein finì di sorseggiare il tè, porse il braccio a Teiris che sospirò sconsolata raccogliendo le loro cose. Poi, insieme, varcarono la nuova apertura fatta dal cieco.


Coral riapparve sulla Northern Star con un sorriso ebete stampato in faccia.
Prese a correre per la nave in cerca di Noah. Dopo averla setacciata in lungo e in largo, lo trovò che sonnecchiava con un libro sulla faccia, sdraiato su delle gomene arrotolate sul ponte sotto l'albero maestro.
«Noah! Noah!»
«Eh... che co... arrivo. Stavo lavorando!» biascicò alzandosi lentamente. Il libro gli scivolò via dal muso ma lo raccolse al volo. «Dove scappi.»
«Che stavi leggendo?»
«Pensieri oziosi di un ozioso, perché?»
Coral ridacchiò.
«Beh niente... volevo farti vedere... QUESTO!» e così dicendo dal nulla fece comparire il suo meraviglioso bastone.
Noah spalancò gli occhi curioso. «Fico! Cos'è? La tua nuova arma?»
«Sì! È un bastone potentissimo! Con questo i miei poteri si moltiplicano! Sarà una difesa infallibile!»
«Ficata! Se ritorna Shaia ci pensi tu da solo allora! BWHAHAHAHAH
I due si misero a ridere divertiti dandosi pacche sulle spalle.
Dopo un po' salì sul ponte Ridley con una faccia preoccupata.
«Avete avvertito nulla?»
Coral si batté una mano sulla testa.
«Oh sì, mi scusi capitano! Le energie che ha sentito credo provengano da questo!»
Ridley si avvicinò incuriosita mentre Noah era indeciso se sbirciare la sfera rossa del bastone o le gambe di Rid che si avvicinava. Poi decise per le gambe.
«Ecco qua la mia arma!» disse Coral fiero di sé.
«E questa chi te l'ha fatta??»
«Il mio capo!»
«Il tuo... capo?» Ridley mandò giù un malloppo in gola «e... come funziona?»
«È un potente artefatto di difesa! Proviamola subito! Mi lanci contro qualche incantesimo!»
«Che assurdità, qui sulla mia nave!»
«Andiamo Rid! Solo un incantesimo!» provò a convincerla Noah.
«Non se ne parla. Sono felice per te ma fare prove qua sopra con oggetti di quel potere è una follia.»
«Giusto! Quindi è una cosa che fa per me!» Noah sfoderò la spada di Brynard e mollò un fendente dritto alla gola di Coral, che frappose il bastone per puro istinto.
Il contatto fra le due armi generò una vampata di energia oscura che baluginò in una sfera che apparve attorno al giovane demone.
Brina e ghiaccio caddero tutti intorno, Coral era illeso.
«Wow! Funziona!» gridò Noah!
«Mi hai quasi ammazzato!» gridò il demone.
«Appunto! QUASI! Quindi funziona!»
I due ricominciarono a festeggiare mentre Ridley si allontanava scuotendo la testa sconsolata dalla stupidità del suo ufficiale.


I quattro in fuga si ritrovarono in pochi minuti alle calcagna tutte le guardie della piccola cittadina.
«Non è stata una grande idea sbroccare in quel modo....» rise Astea che correva di fianco a Manoa.
«Non è stata una grande idea per quella lucertola celeste offendermi» rispose stizzita lei.
Wein sbucò da un vicolo alla loro destra. Teiris si domandò come diavolo avesse fatto a sparire dalla sua sinistra per poi risbucare da quella parte.
«Gente la vedo brutta... o ci mettiamo a tramortire tutte le guardie... che per altro sono umani e non c'entrano nulla coi draghi... oppure troviamo il modo di sparire in fretta.»
«Ehi giovanotti! Per di qua!»
Un vecchietto li chiamava da un vicolo buio.
Wein e Astea si lanciarono un'occhiata di intesa. O meglio ,Wein la lanciò ad Astea che la fece cadere nel vuoto... ad ogni modo i tre imboccarono il vicolo, mentre Astea sparse una manciata di denti sul viale centrando in pieno il muro di dura madre e kevlar che chiudeva la strada.
Sparì nel vicolo tirato per un piede poco prima che i soldati lo trovassero.

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