Settantanovesimo Episodio: The Sky Is Falling


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Dopo qualche passo percorso nel vicolo, svanirono all’interno di una piccola casetta.
Wein si voltò di scatto verso il legno marcio sfiorandolo con una mano.
«Una schermatura magica… da chi abbiamo avuto il piacere di essere salvati?»
Il vecchietto tossicchiò divertito «non vi sfugge niente… bene, meglio così.»
Le rughe e la pelle del vecchio mutarono in quella di un giovane drago con delle lucenti ali piumate nere che uscivano dalla schiena.
«Toh guarda un compaesano…» ribatté Manoa dando una gomitata a Wein.
«Vorrete perdonarmi per il travestimento… ma girare da Drago Occulto in questa terra è divenuto oltremodo pericoloso…» la figura fece apparire un piccolo globo di luce e fece strada all’interno di una modesta casetta arredata con un tavolo e qualche sedia.
«Sedetevi… vi prego. Dopo il macello che avete combinato, i soldati di Celestia vi cercheranno per un bel po’…»
Astea si sedette in tranquillità.
«Per me non è una novità… ci sono abituato…»
«Oh avete anche voi brutti trascorsi con i Celesti?»
«Che cosa intendete con “anche voi” signore?» si intromise Teiris.
«Oh… dove ho lasciato le buone maniere… vi prego di scusarmi» il drago si inchinò in una profonda riverenza. «Il mio nome è Reldan Fun e sono una guardia del vicino centro di Draghi Occulti, Kajal.»
«Piacere, Wein, Teiris, Astea e Manoa» rispose Astea indicando prima Manoa, poi se stesso, poi ancora Manoa e per ultima Teiris.
Il tipo rimase un po’ interdetto… poi riprese a parlare: «Se venite da Sadon probabilmente non saprete nulla delle ultime politiche applicate dal regno di Celestia nei confronti di noi Draghi Occulti, dico bene?»
Teiris scosse la testa.
«Beh… i Draghi Occulti hanno perso in una sola notte quattro dei cinque Sovrani, una specie di colpo di stato… e ovviamente l’indiziato numero uno è proprio Dante Reznor, l’unico Sovrano che forse è sopravvissuto.»
«Come diavolo può essere successa una cosa simile?» sbottò Manoa.
«Basterebbe organizzare molto bene ogni spostamento… oppure trovare le persone giuste…» sentenziò Astea.
Reldan rimase in silenzio per un po’, finì di preparare una bevanda per infusione e la servì ai presenti. Quando riprese la parola il suo tono era triste e serio: «Si dice che, nell’operazione, siano stati impiegati centinaia di assassini che non hanno lasciato traccia…» la guardia stringeva i pugni.
«Beh… ultimamente non se la stavano passando troppo bene i vari Sovrani… se escludiamo Lord Gaul VII, ognuno degli altri quattro aveva le mani sporche per qualche motivo e la loro politica sull’Artemide nei riguardi del Draghi Celesti iniziava a diventare parecchio rischiosa» ribatté Wein.
«L’Artemide?» domandò Teiris. «Mi pare di averne sentito parlare…»
Wein si preparò a fare un breve riepilogo delle puntate precedenti: «Come sai l’origine dei Draghi Occulti si perde nei tempi della Creazione e molte solo le leggende che la circondano. Non è un caso che gli Occulti si dimostrarono pressoché neutrali anche nel corso della Vera Guerra che investì tutti i popoli di Aman. Un solo Clan degli Occulti vi partecipò, guidato da Lord Gaul II, costituendo la truppa di punta delle forze di Galder nello scontro. L’Artemide è l’arma più potente che questa terra abbia mai conosciuto. Fu creata dallo stesso Clan degli Occulti attraverso una tecnica sconosciuta che probabilmente è da far risalire alla nostra misteriosa origine. Fu una mossa che attirò su questo Clan, e su tutta la specie occulta, le invidie dei cugini celesti, nonostante venisse usata in favore del Luminoso.»
Wein posò alabarda e balestra in un angolo e si sedette ruotando la sedia al contrario e appoggiandovisi sopra a braccia conserte.
«Quando la Vera Guerra finì il Clan guerriero rientrò nel proprio popolo e l’Artemide, visti i suoi terrificanti poteri, fu sigillata dagli Occulti subordinando un suo eventuale riutilizzo al volere dell’intero popolo… e quindi anche dei Clan che erano rimasti neutrali nel corso della Vera Guerra.»
Teiris annuì insieme agli altri presenti, escluso Astea immerso nel compito impegnativo di girarsi i pollici.
«I Draghi Celesti da sempre fanno la corte a questa terrificante arma che, a loro avviso, potrebbe costituire da sola il deterrente in grado di tagliare fuori i demoni dalla sfera di influenza di Aman. I draghi Occulti però, coscienti dei reali pericoli che potrebbero conseguire dal ritorno di un simile flagello, l’hanno sempre difesa da qualsivoglia interessamento, mantenendo in questo modo la pace su Aman. Ultimamente le richieste dei Draghi Celesti sono divenute sempre più pressanti, probabilmente perché all’orizzonte si prepara un nuovo terrificante scontro fra loro e i demoni. Una rivalità che ormai da diversi secoli ha tagliato fuori gli umani.»
«Arriva al punto Wein, il lettore si annoia» tagliò corto Astea.
Teiris mandò di traverso il tè mentre Wein riprendeva il filo del discorso.
«Beh ecco… con i Clan privi di guida, ora come ora, il destino dell’Artemide non è più al sicuro come un tempo… e nel caso ci fosse Dante Reznor dietro il colpo di stato, non è escluso che sia proprio l’ultimo Sovrano dei Draghi Occulti rimasto a volerla utilizzare per chissà quale scopo.»
La guardia annuì grave: «e non è finita qua… il nostro popolo non è poi così allo sbando come si dice. Come ha precisato precedentemente il signor Wein, i Sovrani di questa epoca non stavano facendo esattamente opere di bene e inoltre alcuni di loro iniziavano a rientrare nelle sfere di influenza dei celesti. La cultura della neutralità stava lentamente svanendo dalle loro menti e, probabilmente, il patriarca Mustis iniziava a intravedere la possibilità di mettere le mani su quest’arma. Ora che la possibilità si è allontanata, i Draghi Celesti stanno mettendo a ferro e fuoco gli occulti per cercare di farla uscire fuori… in un modo o nell’altro.»
«Ferro e fuoco? Ma di cosa state parlando…» ribatté Teiris.
«È semplice; Dante Reznor è scomparso ed esiste anche la possibilità che sia morto, siamo altresì sicuri che l’Artemide è ancora al suo posto nel Santuario di Leto dove il sigillo è ancora attivo. I celesti stanno cercando di mettere le mani sull’arma muovendo una subdola guerra ai loro cugini, distruggendo i centri e bruciando interi territori, giustificando il tutto col pretesto di un popolo senza sovrani nell’anarchia. I Draghi Occulti non si sono mossi e non hanno dato segni di instabilità, eppure i celesti hanno occupato le città principali e il più piccolo sospetto è in grado di scatenare dei veri e propri massacri, delle… pulizie etniche.»
Teiris guardò Wein cercando di leggere qualche espressione sul volto del compagno ma non vi riuscì.
«È quello che succederà fra poco anche al mio centro e, dopo il casino che avete combinato, direi che ora hanno anche il pretesto. Basterà dire che hanno trovato una cellula anarchica nel nostro villaggio… porteranno il vostro scontro alla guarnigione come inizio delle ostilità e raderanno al suolo un altro villaggio.»
«Ma perché lo fanno?»
«Se esiste una persona che in questo momento ha il potere di rimuovere il sigillo sull’Artemide, questa è un Drago Occulto. Vogliono scaricare il peso di questi massacri su questo manovratore dietro le quinte. In un modo o nell’altro, dovrà muoversi presto o nell’arco di qualche anno il nostro popolo rischierà l’estinzione. Ci sono già masse di profughi che si stanno accampando attorno al Santuario dell’Artemide.»
«Non è possibile che abbiano il potere di fare tutto ciò senza che gli altri popoli di Aman si ribellino!» sbottò Teiris.
«E invece è possibile. I Draghi Occulti sono sempre stati un popolo molto riservato e, per creature col potere dei Draghi Celesti, non è difficile insabbiare ogni volta lo scempio di cui si rendono i carnefici. Inoltre i regni umani sono spezzettati e Kalderon stessa non è che lo spettro di quella che fu millenni fa. I demoni traggono solo vantaggio da queste lotte intestine e si sono anche loro affacciati in attesa di veder sbucare fuori l’Artemide da qualche parte. Nessuno muove un dito… e gli occulti, fedeli alla loro neutralità non intendono muovere guerra ai celesti perché significherebbe tradire se stessi e ciò in cui credono. Il clan guerriero che un tempo faceva capo a Gaul è ormai diviso in ogni piccola città sotto forma di servizio di guardia e da solo non è in grado di opporsi agli eserciti dei Celesti senza affrontare un sicuro annientamento.»
Wein si massaggiò il mento: «Sporchi Draghi Celesti… dimmi un po’ Reldan… se ci hai condotti qui è perché hai un piano vero?»
«Credo, credo che voi siate dei mercenari… il nostro centro è molto ricco e possiamo pagare molto bene la vostra truppa per evitare che venga annientato. È una decisione che sto prendendo deliberatamente… senza avere l’accordo del Saggio del villaggio ma… la prendo lo stesso perché ho famiglia e amici e non voglio che vengano sterminati per via dei giochi di potere dei celesti. Riunite il vostro esercito e combattete contro la truppa che di qui a poco invieranno da noi. Ve ne prego.»
«Truppa? E a chi serve una truppa. Se c’è da picchiare i celesti… basto io» sibilò Astea dalle retrovie. Aveva alzato la testa e guardava intensamente nella direzione di Reldan.»
«Anche ammesso di riuscire a respingerli una volta torneranno… e distruggeranno ugualmente il villaggio» ribatté Wein.
«Non se la vostra diviene una azione talmente forte da ottenere una qualche risonanza in tutta Aman… a quel punto dovranno modificare la loro strategia, perché lo scandalo del loro operato verrà alla luce.»
Astea era in piedi ed aveva preso l’alabarda.
«Portaci al tuo villaggio… o “centro” come lo chiami tu, non sono un mercenario ma ho voglia di menare la mani.»

Il centro dei Draghi Occulti era celato in una piccola valle non molto lontana dal paese di frontiera in cui erano stati arrestati. Non era stato un problema passare attraverso le maglie della sorveglianza Celeste grazie alla conoscenza del territorio di Reldan.
Quando girarono l’ultima curva a gomito, uno spettacolo meraviglioso si aprì di fronte agli occhi di quattro dei cinque viaggiatori. Il villaggio dei Draghi Occulti, come le altre città dei draghi o la capitale di Celestia, era diviso in due ordini di architettura diversa. Ai quattro angoli della città, orientati secondo i punti cardinali, c’era quella megalitica utilizzata per le cerimonie e le funzioni sociali di retaggio antico alle quali i draghi partecipavano nella loro forma naturale, al centro della città, invece, c’era l’architettura a dimensione umana, abitata quotidianamente dai draghi “trasformati”. Le città degli occulti venivano chiamate “centri” nella loro lingua perché erano una via di mezzo fra la tipica città umana e una più rarefatta natura abitata. L’intera valle era la città, anche se la città di case e palazzi, come gli umani la conoscevano, ne occupava solo il centro.
A colossali templi incassati nei monti dai quali si vedeva solo il gigantesco ingresso, si alternava, nel mezzo dell’insediamento, un tessuto urbano fatto di case piccole in legno.
I quattro templi megalitici si alzavano su otto colonne che culminavano con capitelli a forma di drago e reggevano un timpano in roccia sul quale erano raffigurate scene della misteriosa genesi dei Draghi Occulti.
L’Aula dell’Armonia, il municipio cittadino di dimensioni umane, dirimpetto al tempio posto a sud, era una struttura alta più di quaranta metri e, come tutti gli altri edifici a scala umana, tutta di legno, costruita con incastri, senza chiodi o altri sistemi. La costruzione era sorretta da ventiquattro colonne di cui le sei centrali dorate e del diametro di un metro decorate con motivi di drago.
I mattoni della pavimentazione, di tutte le vie della città, erano stati cotti con olio di lino per renderli perennemente lucidi e così la città adornata di incredibili meraviglie rifulgeva di una tenue luminescenza al tramonto. Una sottile musica di litofoni di giada e campane d’oro segnalava la fine della giornata e i draghi iniziavano a tornare a casa, alcuni atterrando nella grossa piazza centrale al centro della città, altri trasformandosi in prossimità dei quattro templi e poi camminando in forma umana fino alle proprie case.
Teiris era rimasta a bocca aperta assieme al somaro. Tanto che Astea per poco non la acciaccò nella sua marcia alla cieca.
«Beh?»
«Come beh? Tu hai mai visto un villaggio di Draghi Occulti?» ribatté Teiris assestandogli una gomitata.
«Beh… no… mi pare di no… ho girato parecchio il mondo… ma dopo essere diventato cieco… prima cercavamo di stare alla larga dai draghi sai com’è…»
«Beh cavolo è fantastico! Ci sono quattro…»
«Sì sì bello… lo Scrittore l’ha già descritto e se riappalli di nuovo i lettori co ‘sta roba ci chiudono la trilogia…»
Teiris rimase di nuovo imbambolata.
Astea allungò il passo raggiungendo Wein.
«Quanti ricordi eh? Quant’è che non passavi da un posto del genere?»
«Un bel po’ direi… ma tanto ormai nessuno sa più chi sono… mi hai ucciso tu, ricordi?»
«Come no! Ovvio che t’ho fatto a pezzi.»
Wein sorrise e si issò la mantellina sul volto a mò di cappuccio, celando il suo volto mentre Manoa camminava tranquilla vicino a Reldan.
«Sono tutti così prestanti i Draghi Occulti del Clan guerriero?»
Reldan tossicchiò imbarazzato: «Beh ecco… lei non rimane colpita dalla città? Di solito gli elfi e gli umani che la vedono…»
«Oh via… le case possono anche aspettare… qua davanti ho qualcosa di ben più interessante da ammirare…» disse lanciando una occhiata di intesa al drago.
Reldan allungò il passo imbarazzato. «Siamo quasi arrivati, si sta facendo notte.»

I quattro vennero ricevuti nell’Aula dell’Armonia dal giudice del villaggio che racchiudeva in se tutte le maggiori cariche civili, sindaco, magistrato e giudice, era un vecchio drago dalla barba lunga e dai baffetti a punta.
«Sariel Kun Evenor, il favore degli Immortali vi accompagni» salutò Reldan producendosi in un cerimonioso inchino e facendo segno agli altri di fare altrettanto.
«Con la benevolenza di Galder» rispose il vecchio.
«Sariel Kun, questi sono i guerrieri mercenari che voglio coinvolgere nella difesa del paese» disse l’Occulto rimettendosi in piedi.
Il vecchio drago ammiccò leggermente guardando meglio chi aveva davanti. Indossava un cappello quadrato con delle alucce ai lati che stavano a simboleggiare che la sua carica veniva direttamente dal “cielo”.
«Due mortali, un’elfa e un Occulto del tuo Clan devo supporre… giacché i Draghi Occulti non combattono mai.»
Sedeva su un trono rialzato su sette appoggi con due bracieri al lato che diffondevano nell’aria una sottile essenza esotica.
«Credi che con l’aiuto di questi quattro tu possa fare qualcosa contro i celesti?»
Reldan strinse i pugni di fronte alla calma ingiustificata del vecchio.
«Moriremo tutti comunque. Ma il tuo Clan è libero di provare a proteggerci… in fondo è nel vostro sangue. Ora va. »
«Non prima di avervi detto quanto ho da dirvi. Stasera il popolo dovrà ritirarsi sotto questo palazzo, quest’oggi i Draghi Celesti hanno ottenuto il motivo per sterminarci e verranno di notte come fanno sempre. Voi dovrete riunire il popolo nei sotterranei e rimanere di sotto per tutta la durata dello scontro.»
Il vecchio non diede particolarmente ascolto alle parole del giovane.
Fece per liquidarlo con qualche parola ma Wein fece un passo in avanti scoprendo il proprio volto. «Il favore degli Immortali vi accompagni Sariel Kun Evenor, sarei grato se deste ascolto a Reldan Fun incaricato di proteggere questo villaggio dal cielo e dall’ormai scomparso Lord Gaul.»
Astea si guardò in giro avvertendo un po’ di tensione nell’aria, dopodiché il vecchio parlò di nuovo. «E sia, con la benevolenza di Galder.»
I cinque si ritirarono mentre un servitore giungeva dal capo del villaggio per ricevere disposizioni.
«Bene, ora ditemi come preferite morire… visto che non riusciremo mai a fare fronte ai Draghi Celesti che arriveranno» disse Reldan seduto al tavolo di una locanda. «Ancora non capisco come possiate aver accettato la mia richiesta senza avere un esercito cui chiedere supporto…»
«Non credo che stanotte morirà qualcuno di noi…» rispose Astea posando la sua birra. «Io non posso morire e non farò morire gli altri. Semplice. Piuttosto mi preoccuperei per i tuoi cugini… se volete un gran bel casino stanotte è quello che otterrete.»

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