Ottantesimo Episodio: John the Revelator


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Arrivarono di notte. Le lance dei draghi trasformati nella loro forma naturale baluginavano alla luna piena che di tanto in tanto veniva offuscata da qualche nuvola.
Astea roteò l’alabarda e si sistemò il cappello sulla testa per fare in modo che non gli volasse.
«Due o trecento» sussurrò fra sé e sé.
«Nonostante sappiano che gli occulti non muoveranno un dito ci vanno pesanti» sussurrò Wein di fianco a lui.
«Già…» Astea sputò per terra.
«Hanno schermato magicamente l’intero centro. Nessuno percepirà le energie liberate qua dentro… ne tanto meno vedrà i bagliori dello scontro. Un lavoro pulito. Devono avere qualche potente Sacerdote dalla loro.»
«Lo senti anche tu?»
«Che cosa?»
«Il brivido dello scontro, il formicolio nelle membra, lo stomaco che si chiude.»
«Sì, lo sento…» Wein mise mano alla mantellina che gli circondava le spalle, attivando uno strano incantesimo. La mantellina divenne una lunga tunica che lo fasciò, alzò un cappuccio sulla testa dopodiché sparì nel nulla, celato dall’invisibilità magica.
«Come ai vecchi tempi?»
«Come ai vecchi tempi. Dove sono Teiris e Manoa?»
«Sono nel municipio assieme alla popolazione. Qualora dovesse passare qualche cugino ci penseranno loro.»
«Mi domando se saranno in grado.»
«Non sembra ma Manoa è parecchio forte. Quella sua tecnica di combattimento la rende forte quanto un occulto.»
«E Teiris?»
«Teiris interverrà per proteggere la popolazione. I suoi poteri sul tempo andranno più che bene… e poi, come mai ti preoccupi tanto? Il Fante Oscuro non mi pare tipo da farsi questi problemi.»
«Sto solo pensando alla migliore strategia da adottare. Se sono così tanti difficilmente riuscirò a bloccare tutta la loro carica.»
Wein sorrise: «Bloccare la carica? Secondo me sarà già un miracolo se non ti farai ridurre a pezzetti.»
«Si vedrà.»
«Ora mi allontano. Lascio tutto nelle tue mani.»
«A dopo; e datti da fare con quella balestra. Cerca di abbattere la loro artiglieria quanto prima... potrebbe rallentarmi.»
Wein era già lontano. Astea serrò la presa sull’alabarda appoggiando il peso di ferro a terra e puntando l’estremità dell’arma verso il gruppo.

L’aria fresca della notte fischiava sotto le gigantesche ali del capo del battaglione.
«Sacerdote,» parlò un drago decisamente più piccolo che volava alla sua destra. «Sembra che si aspettassero il nostro arrivo, non c’è nessuno in giro.»
«Ci faciliteranno il compito riunendosi tutti in un unico luogo.»
Il Sacerdote si alzò alto in cielo prima di iniziare la picchiata verso il centro.
Tutta la truppa di trecento draghi lo seguì con precisione millimetrica lanciandosi a folle velocità verso il centro del paese, pronti a soffiare.
«C’è una sola figura al centro della piazza, forse un occulto del Clan di Gaul.»
«Concentrate il primo soffio su di lui, non voglio perdite.»
I movimenti delle code segnalavano in pochi istanti a tutti i draghi della truppa gli ordini del comandante. Quando furono ormai a un centinaio di metri di distanza, prepararono il soffio.
«Truppa pronta!»
I trecento draghi si disposero in una formazione di volo costituita da sei file di cinquanta draghi l’una.
«Inspirare: FUOCO
I primi cinquanta soffiarono picchiando verso la piazza mentre le altre file si preparavano a seguirli. Poi, nel centro dello spiazzo, baluginò una strana luce, come il movimento di un’arma che si abbassava e improvvisamente una folata di aria tagliente spaccò in due tronconi il battaglione facendo esplodere il soffio di una decina di draghi sul suo tragitto.
«Sacerdote, il nemico attacca con armi sconosciute!»
«Manovra evasiva, fuoco di sbarramento e attacco sui fianchi!»
La truppa si divise aggirando il centro del villaggio e preparandosi a incrociare il nemico dai fianchi. Attaccarono di nuovo ma stavolta la folata generò una mezzaluna di vuoto d’aria che fece perdere quota ai draghi.
«Le squadre uno e due attacchino da terra. Tre e quattro, artiglieria! Tenete gli occhi aperti! Forse è un demone.»
Un centinaio di draghi scese a terra schiacciando le case attorno alla piazza e finalmente lo videro. Un semplice uomo con un’alabarda.
Il Sacerdote sbiancò in volto «Che cosa? Non è possibile!! Sembra il Fante Oscuro! Chiamate a supporto la squadra d’élite!»
Un grido disumano scosse la notte mentre Astea si lanciava in corpo a corpo contro una massa sconfinata di giganteschi draghi iniziando a danzare fra di loro evitando qualsiasi forma di attacco.
«Perdite sostenute Sacerdote!»
«Artiglieria!»
«Ma Sacerdote! Ci sono i nostri compagni laggiù!»
«Ho detto artiglieria maledizione!»
Le squadre tre e quattro si prepararono a soffiare ma improvvisamente una strana pioggia luminosa iniziò a cadere su di loro.
«Sacerdote l’artiglieria non fa fuoco! Sembra sotto attacco!»
«Maledizione!»
La pioggia luminosa bucò le loro ali e la dura pelle di scaglie sfasciando con facilità incredibile lo schieramento.
«Sono dardi magici!»
I draghi si dispersero cercando di riformarsi lontano da quell’attacco incredibilmente preciso e letale.
Astea staccò la testa a un altro drago mentre, attorno a lui, catene, legacci e cinte svolazzavano impazzite nello sforzo di contenere il suo potere.
«CORAGGIO FECCIA! NON MI AVETE ANCORA COLPITO!» gridò scagliandosi verso un gruppo di tre draghi e colpendoli in volo con un unico fendente. Ma dietro di loro ce ne erano altri, Astea venne bersagliato da una pioggia di incantesimi e da numerosi soffi ma li schivò tutti deviando qualche colpo col piatto dell’arma. La sua era una sagoma scura che lasciava una scia negli occhi degli assalitori, scivolava come una stoffa di seta fra i draghi lasciando dietro di se morte e distruzione.
«Squadre uno e due! Forma umana! In questo modo non possiamo far valere la superiorità numerica e, a quanto pare, quella di massa non conta!»
Un bagliore accecante sconvolse il campo di battaglia mentre i draghi si trasformavano in forma umana per attaccare contemporaneamente il Fante. Ma Astea non perse colpi non venendo abbagliato e continuò a fare a pezzi i draghi che aveva ingaggiato in combattimento ravvicinato.
«Sacerdote sono in arrivo le squadre di élite! Sono le Ali d’Argento!»
«In corpo a corpo!»
Le Ali picchiarono sul centro dello scontro ma, incredibilmente, un’ombra scura e gigantesca passò davanti a loro deviando il loro percorso. Si guardarono intorno cercando di vedere cosa li aveva attaccati, la luna venne oscurata da una nuvola e, quando la nuvola sparì, si ritrovarono davanti un gigantesco drago dalle piume nere che soffiò nella loro direzione un fascio di energia abbattendo cinque di loro.
«È un Occulto! Concentrate su di lui l’attacco!»
«È gigantesco!»
Il sacerdote si trasformò in forma umana e atterrò su un’alta torre del villaggio per osservare lo scontro. A terra un’unica persona stava dilaniando il suo esercito mentre, in aria, un Drago Occulto gigantesco aveva disperso due squadre e stava tenendo testa alle Ali d’Argento.
«Squadra quattro, trovate i Draghi Occulti del villaggio e distruggeteli. Squadra Tre, supporto sulla piazza!!»

«Lo scontro è già cominciato…» sussurrò Manoa scostando la tendina di una finestra. Numerosi bagliori rischiaravano la notte gettando ombre lunghe su tutte le altre case.
Reldan si materializzò al centro della stanza. «Il popolo è al sicuro nel sotterraneo del palazzo. Di sicuro ci metteranno un bel po’ ad arrivare la sotto se cercheranno di soffiare dall’alto. Se invece cercheranno di entrare allora dovremo combattere, piuttosto, siete sicure che quei vostri due amici siano in grado di combattere da soli?»
«Astea ha detto che ce l’avrebbe fatta… e con lui c’è Wein» rispose Teiris continuando a sbirciare dalla finestra.
«Arrivano» sussurrò Manoa. «Sono una cinquantina… e sono abbastanza esili, probabilmente la loro artiglieria.»
«Allora colpiranno da lontano!»
«Teiris! Rallenta la loro carica, dobbiamo uscire e attaccarli in corpo a corpo come da programma.»
«E io che devo fare?» ribatté Reldan fissando Manoa.
«Al mio segnale sali alto in cielo e utilizza i tuoi attacchi più potenti a distanza, finita la prima ondata, termina l’assalto e proteggi Teiris.»
«Bene e che Galder ce la mandi buona.»

La truppa si draghi piegò in una lunga virata deviando verso il municipio, un alto palazzo articolato in una decina di terrazze di legno schiacciate, a ovest della piazza centrale. Wein li vide cambiare strategia e provò a soffiare in quella direzione ma le Ali d’Argento gli furono addosso. Il capo della squadra lo addentò al collo e subito dopo gli altri lo assalirono facendogli perdere quota. Dalle fauci del drago occulto uscì un torrente di energia che disegnò un lungo arco in cielo, la mossa gli levò di dosso un paio di draghi, ma altri ne sopraggiunsero lacerandogli un’ala.
Il suo possente lamento sollevò le tegole delle case vicine mentre si schiantava a terra demolendo un intero isolato.

«Arrivano Teiris!» gridò Manoa.
Teiris uscì dal municipio e andò a nascondersi dietro un edificio, la chiave le brillava davanti al petto e le sue ultime parole trasformarono l’area attorno a lei rallentando il tempo e la carica dei draghi.
Manoa saltò sul tetto di un palazzo ed il suo guerriero di energia divenuto molto più grande del solito le comparve a fianco. Allargò le mani in una posa di guardia e la creatura avvampò di energia azzurrina mentre si scagliava all’attacco dei primi draghi della truppa. L’elfa inspirò profondamente disegnando in aria lenti ed equilibrati movimenti di arti marziali, come se stesse carezzando una piuma che le ballava davanti sospinta dai suoi stessi movimenti. L’elfo sopra di lei colpì, col massimo della forza di cui era capace, tutti i draghi nel proprio raggio d’azione. I colpi deviavano leggermente la carica dei draghi ancora sotto l’effetto del potere di Teiris.
«Reldan!» gridò poi l’elfa.
Reldan trasformato in drago passò davanti alla luna, si stabilizzò in aria con un paio di possenti battiti d’ali e soffiò con tutta la forza di cui era capace trasformando la carica dei celesti in una cometa luminosa.
Teiris crollò a terra sfinita mentre il tempo riprendeva il suo normale corso. Venti draghi, quelli colpiti da Manoa, piombarono improvvisamente a terra come proiettili infuocati mentre il resto della carica di disperse senza che i celesti riuscissero a soffiare anche solo una volta.
La truppa si divise, alcuni salirono in cielo ad affrontare Reldan mentre altri puntarono dritti su Manoa che iniziò a sfuggire saltando di tetto in tetto con un’agilità fuori dal comune. Alle spalle arrivò un altro drago, ma il guerriero elfico piombò dall’alto con un calcio in spaccata affossandolo nel terreno.
Reldan si librava nel cielo stellato cercando di raggiungere Teiris ma una decina di draghi lo impegnarono in un duello aereo e, in breve tempo, le sorti dello scontro si ribaltarono. Manoa era aggredita da ogni lato e il guerriero che aveva creato non riusciva a star dietro a tutti gli avversari… senza contare che quella tecnica le consumava molte energie e di conseguenza la capacità di schivare gli attacchi.
«Merda…»

Wein piombò a terra divincolandosi per scrollarsi di dosso le Ali d’Argento. La sua coda sferzò in aria allontanando uno degli avversari ma subito gli altri tornarono alla carica lacerando il suo manto piumato in gigantesche ferite.
Il Drago Occulto cercò di alzarsi in volo ma venne di nuovo assalito in massa. Posò le zampe a terra e proruppe in un ruggito terrificante che spazzò via un paio di palazzi e i draghi che aveva attorno. Cercò nuovamente di prendere quota, ma cinque draghi lo puntarono in una rotta di intercettazione nel tentativo di dargli il colpo di grazia.
Wein ruggì cercando di soffiare ma non avrebbe fatto in tempo, le zanne delle Ali d’Argento luccicarono sinistre alla luce della luna. Improvvisamente, una macchia scura piombò su di loro tranciandone tre di netto e scaraventando lontano gli altri due.
Wein soffiò ugualmente incenerendo quattro celesti che in corpo a corpo cercavano di stare dietro alla Fante Oscuro, Astea aumentò ancora il ritmo dello scontro con le Ali d’Argento permettendo a Wein di riprendere quota.
Quando il drago fu di nuovo in cielo cercò altri celesti da assalire ma rimase pietrificato.
Nella piazza dove Astea aveva combattuto giacevano i corpi riversi e straziati di almeno due centinaia di draghi… compreso quello del sacerdote.
Uno scenario terrificante.
Dopo un paio di battiti d’ali, per cercare di mantenere la quota, guardò verso il municipio dove Reldan e Manoa rispondevano come potevano alla squadra che li attaccava.
Lanciò un ultimo sguardo ad Astea poi si diresse con un ruggito terrificante verso il municipio.
I celesti gridarono e fuggirono teletrasportandosi via.
L’assalto era finito.


«Un momento! Chi cazzo ha detto che io voglia aiutare il dragogay!?!»
Noah si sbracciava in piedi davanti alla scrivania di Ridley. Coral col suo bastone nuovo di zecca sedeva di lato mentre Ridley, con una mano sotto il mento in fare riflessivo, cercava di racimolare le idee.
«Calmati Noah… nessuno ha detto che lo vuoi aiutare» provò a ribattere Coral.
«Anche se, di fatto, è quello che hai proposto» tagliò corto Ridley.
«Sì, ma lo faccio per la nave! Così Dante è inutile! Cioè… più inutile del solito!»
«Beh… aveva imparato a fare bene gli antipasti in cucina» ragionò Coral.
«Più che inutile è dannoso… se tutta la gente, che ha dei conti in sospeso con lui, comincia a farci visita, la vedo grigia per la Northern Star…»
«Certo! Attira più guai di un coniglio con un fiocco rosso!»
Ridley si massaggiò le tempie, Noah aveva la facoltà di farle arrivare dei mal di testa fulminanti con le sue idiozie.
«Quindi qual’è il tuo piano?» disse dopo qualche istante.
Sid il gatto bianco che le aveva “regalato” Noah la puntava da sotto la sedia. Stimò un po’ le distanze dopodiché le saltò in grembo.
«Choeff
«Come?»
«Ehm no dicevo…» riprese Noah «secondo me il tizio col cilindro ha bisogno di una scossa.»
«Quindi che suggerisci di fare?» domandò il capitano della nave iniziando a grattare Sid dietro le orecchie.
«Ehm… dobbiamo fare rotta per Ithos!»
«Di nuovo?!» esclamò Ridley. Il micio sgattaiolò sulla scrivania evitando calamai cartine e penne d’oca.
«Si capo!»
«È una follia. Ithos è blindata dopo quanto è accaduto al castello di Sierra… per me non è stato difficile tornare ma portarci dietro Dante è assurdo, i celesti, gli occulti e forse anche i demoni,» riprese adocchiando Coral «ci cercano in tutti i mari e tu vorresti tornare sul luogo del delitto!? È un classico!»
«Appunto! Nessuno è mai così stupido da tornare sul luogo del delitto!»
«Noah… credo sia il contrario, i colpevoli tornano sempre sul luogo del delitto» commentò Coral sistemandosi gli occhiali sul volto.
«Beh allora perché non dovremmo farlo!?»
«Perché ci abbatterebbero prima di vedere la costa! Ormai conoscono il giochetto di Coral e non possiamo mascherare di nuovo la nave sperando che non ci vedano!»
Coral provò ad accarezzare il micio che si irrigidì e gli soffiò. Il demone gli lanciò una occhiataccia.
«Beh dobbiamo inventarci un modo… a costo di portarcelo a nuoto dobbiamo tornare là.»
Sid si allontanò dal demone e puntò Noah.
«Perché Ithos è così importante?»
«Non è importante Ithos in sé… ma il suo cimitero… si dice sia fra i più antichi di Aman non è vero?»
«Sì, copre un’area sconfinata» ribatté Ridley.
«Bene… allora ci sarà anche quello che cerco.»
Sid spiccò un balzo dalla scrivania e si aggrappò con tutte e quattro le zampe sulla casacca di Noah, rimanendo appeso come uno scalatore.
«Choeeeeeeff

Era notte fonda e i tre se ne stavano ancora chiusi nella stanza di Ridley a cercare una via d’uscita.
«Ci sono!» gridò Noah.
«Cosa?» esclamarono gli altri due.
«E se ci arrivassimo via terra?»
Ridley scosse la testa «Sarebbe pericoloso affrontare il mare aperto su di una scialuppa lasciando la Northern Star così tanto al largo…»
«Pericoloso ma tu sei il miglior marinaio del mondo vero?»
«Beh… si potrebbe fare ma a ogni modo, una volta a terra, raggiungere la città ed entrare sarebbe comunque impossibile, i loro controlli magici sono di altissimo livello» ribatté il capitano.
«Non potresti schermare la nostra presenza con un incantesimo come hai fatto per camuffare la nave?» chiese Noah stavolta al demone.
«Beh non è la stessa cosa… al porto non si aspettavano un trucco simile e non c’erano controlli magici. Per l’ingresso in città invece ce ne saranno di sicuro.»
«E non puoi schermare la schermatura?» incalzò Noah preso dal discorso come un bambino.
«È a rischio. Di solito le schermature magiche si usano nei confronti di chi non usa la magia per rivelarle» riprese Ridley. «Le schermature magiche contro la magia sono poco usate perché di solito anche l’incantesimo di schermatura lascia una traccia che un bravo mago è in grado di trovare.»
Noah si grattò la testa.

«Ci sono!» gridò Noah.
«Cosa?» esclamarono gli altri due.
«Coral! Tu puoi teletrasportarti coi tuoi poteri no?»
«Beh si…»
«E allora perché non ci porti tutti e tre di là?»
«Beh il teletrasporto per noi demoni è una cosa particolare, praticamente noi “esistiamo” nel piano negativo, o piano astrale a seconda di come lo chiami, come pura energia. Le distanze, come le conosci qui nel piano materiale, sono diverse nel piano astrale…»
Noah lo guardò con espressione attonita.
«Testone, è come se noi nel piano materiale per attraversare una collina dobbiamo aggirarla mentre lui può passarci attraverso… entrando in una galleria.»
«Beh? E non possiamo entrarci tutti e tre nella galleria?»
«Beh no… per un demone è facile perché, per noi, quel luogo è come una seconda casa… portarci dentro degli estranei è una cosa molto difficile; senza contare che Ithos è una città molto ben schermata verso i teletrasporti demoniaci dai tempi della Vera Guerra…» Coral posò il bastone sulle gambe. «Mi chiedi una cosa quasi impossibile, solo i Demoni Sovrani potrebbero esserne in grado visto che la loro confidenza col piano oscuro è pressoché totale… e poi il problema è sempre lo stesso. Lord Reznor non passa inosservato...»
Noah si grattò la testa «insomma, non ho capito perché, ma non possiamo usarti vero?»
«No, credo di no… e in ogni caso una volta lì avremmo tutti addosso perché l'utilizzo di potere verrebbe di sicuro percepito.»
Sid si era acciambellato addosso ad un paio di volumoni sulla scrivania. Noah lo carezzava tranquillamente mentre fumava la sua centesima sigaretta. La camera dava adesso l’idea di una bisca clandestina.
«Hai detto che è complesso e che Ithos è schermata, ma tu potresti entrarci singolarmente vero?» Domandò ancora Noah.
«Beh, sì… non sarebbe propriamente facile ma credo di potercela fare…»
«Perfetto… un modo per entrare ad Ithos c’è.»
«Ok, ma poi come si entra in città? Dante non si regge in piedi e non potrei nemmeno farvi entrare da dentro, la sorveglianza è -» continuò Coral, ma Ridley li interruppe battendo una mano sul tavolo che svegliò Sid di soprassalto.
«Trovato!» disse con una strana luce negli occhi. «Non ci sarà bisogno né di giochetti di prestigio né di fenomeni da baraccone, basterà usare un po’ di questa!» disse battendo l’indice sulla fascia che le cingeva la fronte.

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