Ottantaduesimo Episodio: Whiskey Bar


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Noah di Tradnor, Re della landa ghiacciata, signore del fiero popolo del nord, sovrano decaduto di un regno una volta fiorente, guidava un carro rozzo e puzzolente carico di barili di birra. Un somaro rachitico arrancava sotto al peso di un giogo costruito alla bell’e meglio mentre il ragazzo reggeva le redini come se fossero state pesanti come macigni.
«Andiamo bello, un altro po’ di strada e siamo arrivati…» sussurrò mentre ciancicava una paglia in bocca. Era vestito come uno straccione, pantaloni strappati di iuta, maglia di stoffa pesante e sudicia, un cappello di paglia in testa.
Il viso era sporco e pieno di lividi… ma la cosa non faceva parte del travestimento. Sulla strada per Ithos si era azzuffato con un gruppo di pastori che guidavano una mandria sconfinata di maiali. Non ricordava nemmeno chi avesse cominciato per primo ma si era divertito un mondo.
Verso mezzogiorno arrivò in vista della città. La cinta muraria si elevava maestosa gettando un’ombra scura sulla strada. Arrivato a poca distanza dalla porta si mise placidamente in fila per entrare. La sorveglianza era strettissima, c’era un mago incaricato di controllare i carichi e tre soldati che frugavano, in maniera maniacale, qualsiasi merce che entrava in città.
Si destò mentre lo stavano chiamando: «Ehi straccione! Così blocchi la fila!»
«Eh cazzo scusate se ho sonno!» biascicò dando un po’ di briglia al ronzino che sbuffò come se quello dovesse essere il suo ultimo viaggio.
Il sole era alto in cielo, probabilmente era stato appisolato per un’oretta e la fila si era mossa.
Arraffò un altro stelo di paglia da un carro vicino e se lo mise in bocca, era il suo turno.
«Cosa portate ad Ithos?» chiese una guardia che non superava il metro e mezzo di altezza fermando il ronzino con una mano. La bestia lo accolse come un salvatore.
«Birra.»
«Birra e?»
«Birra e basta.»
«E cosa dovete farci?»
«Scolarmela tutta da solo. Solo che volevo farlo in città, così mi faccio mettere dentro e mi pagate vitto e alloggio per un po’.»
L’espressione della guardia si indurì. Sfilò un pugnale dall’armatura di cuoio borchiato e scostò il telo che copriva il carro, c’erano in tutto dodici barili.
«Eh già. Sai contare, sono una dozzina.»
«Ci siamo svegliati male straccione?»
«A dire la verità sì. La fila era così scorrevole che ho dormito solo un’ora prima di arrivare alla porta. A quanto pare siete dei fulmini qua in città… altro che noi poveracci di campagna…»
«E così non hai nulla in contrario se diamo una occhiata qua dentro vero?»
«Beh ecco… devo essere proprio sincero?»
«Che altro hai da perdere se non il tuo carico?» sorrise sarcastico il soldato.
Le altre due guardie presero a controllare il carro mentre il mago lanciava un incantesimo di individuazione. Sembrava di stare in tempo di guerra tanti erano i controlli.
Noah ridacchiò pensando che tutto quel casino l’aveva combinato anche lui.
«Che c’è da ridere?» sussurrò la guardia di prima.
«Rido per non piangere. Che diamine ci fanno due guardie e mezzo e un mago a controllare un carro di birra?»
La guardia gli lanciò una occhiata al vetriolo che Noah fece finta di non cogliere.
«Posso andare?»
«No, apri i barili.»
«Ma signore… non posso aprirli tutti, la birra si rovinerà.» protestò di nuovo Noah allargando le braccia. Dietro di lui la gente cominciava a spazientirsi e arrivarono insulti degni di lui.
«Ho detto aprili. Se fossi stato un po’ meno sbruffone forse saresti passato senza problemi…»
Noah morse la paglia che aveva in bocca, si tolse il cappello e passò una mano sulla fronte per asciugare il sudore della giornata torrida dopodiché riprese la parola.
«E se invece di una dozzina finissi col ritrovarmi con un barile di meno? Sarebbe più comodo?»
La guardia ci pensò su. Poi disse a uno dei suoi di prendere un barile e di andarlo a mettere nella guarnigione. Noah sorrise e fece per spronare il ronzino, ma la guardia lo fermò di nuovo.
«Bene, un carro con undici barili di birra, ora aprili e vediamo che c’è dentro.»
Noah imprecò per la corruzione evidentemente naufragata contro una guardia ancora più corrotta di quanto potesse credere. Scivolò sul carro dal cocchio e aprì uno a uno i barili sotto lo sguardo attento delle guardie.
Quando anche il mago fece segno che non c’era nulla di strano Noah spronò il ronzino e varcò finalmente le porte della città.
Proprio mentre se ne stava per svanire nel bel mezzo del trambusto della città, arrivarono tre guardie, una delle tre ferita, che si sbracciavano a più non posso.
«Fermate quel carro! Fermatelo per Galder!» gridò uno dei due sani, portavano a spalla la guardia ferita, le loro divise erano sporche di sangue.
«Che diavolo succede!» gridò il mago al posto di blocco.
«Il carro con lo spilungone coi capelli bianchi! Quell’uomo è Dante camuffato! Ha rubato un carro poco fuori dalla città! Noi tre di ritorno dal congedo siamo intervenuti per difendere il mercante ma Dante ha ferito uno di noi e è fuggito! Fermatelo maledizione e chiamate un dottore!»
La guardia che non superava il metro e mezzo di altezza sbiancò in volto.
«Rimanete qui maledizione e fermate l’ingresso in città!»
Mandò uno dei suoi a chiamare il dottore e si precipitò all’inseguimento del carro seguito dal mago e dall’altra guardia, gridando all’allarme.
Quando arrivò il dottore le tre guardie erano svanite nel nulla, il carro venne trovato poco più avanti semi distrutto e del suo conducente non v’era traccia.


Teiris si svegliò nella propria stanza nel centro dei Draghi Occulti. Guardò il letto di Manoa e lo vide vuoto.
Scivolò via dalle coperte, le girava un po’ la testa per via delle energie utilizzate in battaglia. Barcollando si avvicinò a una brocca d’acqua posata su di un comodino, ne versò un po’ in un recipiente metallico e si sciacquò la faccia per svegliarsi.
In quel momento rientrò Manoa.
«Oh, finalmente sei di nuovo fra noi Ter…»
«Sì… lo scontro immagino sia andato bene vero?»
«Liscio come l’olio direi… credo che alla fine sarebbe bastato anche Astea da solo a tenere a bada quei rettiloni…»
Teiris annuì con un guizzo negli occhi.
«Si è comportato bene vero?»
«Beh… se per bene intendi fare a pezzi centinaia di draghi allora sì… non ho mai visto nulla di simile...»
«Sì ma… questa volta l’ha fatto per gli altri… non per se stesso o altro…»
«Magari aveva solo voglia di menare le mani e non si è fatto tanti scrupoli…»
«Oh no! Credo che pian piano stia cambiando!»
Manoa si strinse nelle spalle, prese il soprabito che cercava e se lo mise sulle spalle. La brezza serale nel centro era abbastanza pungente…
«Secondo me qualcuno che ha vissuto in quel modo per tutto quel tempo non cambia nello spazio di qualche settimana… anzi… ne sono sicura.»
Teiris finì di sciacquarsi e si asciugò il volto. Manoa richiuse la porta dietro di sé e scese le scale.
«Devo trovare il coraggio di parlargli…» sussurrò Teiris con lo sguardo fisso nel vuoto.


Ridley sbottò a ridere menando pacche sulle spalle di Noah: «Vecchio pazzo ci farai ammazzare tutti un giorno! Che bisogno c’era di scassare così le balle alla guardia!?»
«Bwhahah ma che ne so mi è stato sulle palle dal primo sguardo!»
Noah sbatté il proprio boccale su quello di Ridley e di Coral, mentre Dante, a un lato del tavolo, sorseggiava compostamente del tè vestito da vecchio mendicante. Il giogo e due tappi tondi e larghi dei barili di birra erano serviti a rimontargli una sedia a rotelle rudimentale, così che non dovessero usare alcun tipo di magia all'interno della città.
«Ancora non capisco che diavolo ci facciamo in questa città» borbottò il Drago Occulto stizzito. La barba finta gli prudeva sul mento e i suoi vestiti erano puzzolenti almeno tanto quanto la bettola in cui stavano bevendo.
«E piantala di fare domande! Tutto a suo tempo giusto!?»
«Giusto!» gridò Rid un po’ brilla dando un altro colpo di boccale a quello di Noah prima di scolarsi il proprio in un solo fiato. «Era da tanto che non mi divertivo così tanto! HAH

La sera scivolò silenziosa sulle mura e sui tetti di Ithos. Quando fu abbastanza buio per evitare domande e incontri sconvenienti, Noah e Dante uscirono dalla bettola col loro abituale abbigliamento, Dante sulla carrozzina col cilindro in grembo e avvolto da un pesante mantello.

«E così siamo rimasti noi due a bere mentre Noah porta Dante allo sfasciacarrozze…» commentò Ridley adocchiando il suo boccale di peltro semivuoto.
Coral diede un’occhiata in giro cercando di apprendere il più possibile da quell’ambiente sugli umani. «Dimmi un po’ Coral… cosa ne pensi della nave fantasma?»
«C… come?»
«Dico… come potenziale offensivo… hanno una capacità di manovra innaturale, è una nave fatta di energia quindi avremmo più problemi ad abbatterla con la nostra artiglieria magica… inoltre quei soldati scheletrici erano dei marinai di ottimo livello in vita e ora sono ancora più letali…dopo secoli di allenamento...»
«Ehm.. perché mi fai una domanda del genere?»
«Perché temo che li rincontreremo di nuovo… e non credo che tu combatterai ancora dalla nostra parte… saremo spacciati in pochi secondi…»
«Tu credi?»
«Inoltre, anche se Dyon era il loro capo… non ho visto un demone vero e proprio al comando. Chi è il vero capitano della nave?»
Coral bevve nuovamente una lunga sorsata.


Astea stava affilando la sua alabarda seduto sulla punta di uno dei timpani colossali del Centro dei Draghi Occulti. I celesti erano stati annientati, nessuno del villaggio sembrava essersi fatto male e ora si stava godendo un po’ di relativa pace. Combattere a quel modo l’aveva scaricato… era tornato a fare a pezzi la gente e si era trovato bene… o meglio… per un po’ di tempo, la furia dello scontro gli aveva fatto dimenticare tutto il resto.
Mosse appena il capo quando Wein apparve di fianco a lui.
«Salve drago. Contento di come siano andate le cose?»
«Sì, abbastanza, me la sono vista brutta ma ce la siamo cavata e siamo riusciti a fare abbastanza rumore da scatenare il caso… tuttavia solo il tempo ci farà capire quanto siamo riusciti a ottenere…»
«Certo, le ragazze stanno bene? »
«Benissimo, Manoa se l’è cavata alla grande e i poteri di Teiris hanno evitato il peggio.»
Rimasero un po’ lì in silenzio. Si erano scambiati poche fredde parole.
«Vuoi dirmi qualcosa Wein?»
«Ecco… in realtà sì… voglio spiegarti il motivo del mio ritorno.»
Astea posò la cote e rimise a posto l’alabarda.
«Sbagli a fidarti di me. A ogni modo parla.»


Manoa svicolò fuori dal letto di Reldan scrocchiando il collo. Sospirò guardando le sue cose sparse a terra in disordine. Fece scorrere lo sguardo sulla casa del Drago Occulto, sull’arredamento di quel popolo… scostò le tendine e guardò di fuori. La città era immersa in una calma surreale. I corpi dei celesti erano stati portati via e bruciati e ora su tutto regnava il silenzio. I suoi occhi continuarono a fissare rapiti la città degli occulti. Poi si voltò e fissò nel letto la figura dormiente di Reldan coperta da un leggero lenzuolo… i suoi occhi si fecero tristi.


Wein spiegò le ali che presero il vento della sera gonfiandosi in tutto il loro splendore.
«Hai sentito del casino che è successo fra occulti e celesti… della battaglia per l’Artemide e tutto il resto…»
Astea continuò a fissare il vuoto davanti a sé.
«Quando… ormai tre secoli fa mi feci uccidere da voi… per finta… per ingannare tutti… lo feci per un motivo ben preciso.»
Astea si voltò leggermente guardando nella sua direzione.
«Sull’Artemide grava un potente sigillo dei Draghi Occulti. Dopo la Vera Guerra, l’Artemide venne concessa dal Clan di Lord Gaul II a tutto il popolo degli occulti che impose su di essa il controllo di tutti i Clan principali. Per utilizzarla nuovamente sarebbe stato necessario il consenso di tutti e cinque i Sovrani dei Draghi Occulti. Sarebbero servite le piume di tutti e cinque i Sovrani per poterla utilizzare.»
«Le piume?»
«Sì… un modo per legare il sangue dei cinque Sovrani alle sorti dell’Artemide.»
«Così Dante uccidendo i Sovrani e rubando loro almeno una piuma si è assicurato il controllo dell’Artemide no? Perché ancora non l’ha presa?»
«Perché Lord Gaul II fu più furbo di lui… o forse semplicemente previdente. Sapendo che prima o poi una situazione simile si sarebbe potuta verificare… per mano di Dante che cinquemila anni fa era già un personaggio pericoloso...o per altre cause… decise di introdurre segretamente nel sigillo il veto della piuma di un altro clan di Draghi Occulti… un clan pressoché sconosciuto che sarebbe dovuto sparire per sempre dalla faccia della terra… il mio.»
«Che cosa? Significa che è solo grazie alla tua scomparsa che Dante non è ancora riuscito a utilizzare l’Artemide? È su di te che grava il peso delle sorti dell’intero popolo degli occulti?»
Wein rimase impassibile a fissare l’altro tempio che si inseriva nei monti in maniera simmetrica rispetto a quello sul quale stavano.
«Quando trecento anni fa Lord Gaul VII mi venne a parlare sembrava agitato. Disse che il mio clan non poteva più mantenere semplicemente un basso profilo... ma doveva estinguersi del tutto. Venire ucciso da voi era un modo come un altro per far perdere le mie tracce. E così per trecento anni sono scomparso dalla faccia della terra…»
Astea rimase silenzioso. In fondo non c’era molto che potesse o che volesse dire.
«Ora come ora le sorti del mio popolo e dell’Artemide sono appese a un filo sottile. È questione di tempo prima che Dante scopra di me… e forse i suoi agenti sono già in movimento. Per ristabilire l’equilibrio ora messo in grave pericolo ci sono solo due possibili vie: concedere l’unica piuma restante ai Draghi Celesti… o ai Demoni.»
Astea si voltò di scatto.


Ridley si alzò lasciando cadere un paio di monete sul tavolo.
Poi improvvisamente tutto attorno al demone e alla ragazza si bloccò, le monete non caddero a terra e tutto divenne silenzioso In una frazione di secondo Coral fu su di lei teletrasportandola fuori dalla locanda. Il tempo riprese a scorrere per qualche secondo facendo esplodere, in una gigantesca deflagrazione, tutto l’edificio e parte di quelli che aveva vicino. Quando l’esplosione fu circa a metà del suo corso e il fumo e le fiamme stavano ancora gonfiandosi verso il cielo, tutto si bloccò di nuovo e una voce parlò.
«Salve signori,» risuonò il canto di Shaia nella città «sono costernato di dover ricorrere a tali metodi spicci dimenticando le buone maniere, ma non sono più disposto a cadere nei vostri sporchi trucchi.»
«È l’elfo! Sta fermando il tempo attorno a noi. Probabilmente non vuole interferenze da parte delle forze cittadine ed è convinto di poterci battere senza troppi problemi.» gridò Coral cercando di concentrarsi per percepire le energie dell’avversario.
«E ti senti di dargli torto?» ribatté Ridley improvvisamente sobria scostando con un ampio gesto della mano il manto che la copriva.
«Beh… non esattamente.»
I due schizzarono lontano in due direzioni opposte evitando un attacco di Shaia. Ora l’elfo era fra loro due e li fissava sorridente.
«Se non posso avere subito quella creatura… avrò prima voi e poi mi occuperò di trovarla.»
Coral fece apparire il bastone dal nulla con un cenno della mano.
«Vediamo se questo affare servirà a qualcosa contro uno come lui…»
Shaia era vestito come la prima volta che l’avevano visto: una pesante toga verde e un capello di vimini in testa.
L’elfo si mosse prima verso Ridley, ma Coral si materializzò fra i due frapponendo il bastone che generò attorno una luminescenza opaca e nerastra che respinse la prima “carezza” della mano di Shaia. L’esplosione che ne seguì rischiarò di un tramonto innaturale la città.
«Non male! A cosa devo questo nuovo giochetto!?» gridò l’elfo allontanandosi dai due e riconquistando la posizione di guardia con agili e studiati movimenti, il bagliore di quel piccolo scontro era ancora vivo nei suoi occhi..
«Nulla che ti riguardi ovviamente…» rispose Coral con un sorrisetto sulle labbra. Il bastone aveva funzionato meglio di quanto potesse sperare; ora poteva anche pensare al contrattacco.
Ridley studiò la situazione in pochi attimi.
«Dobbiamo prendere tempo e fuggire… almeno finché Noah non tornerà con Dante. Così saremo almeno in tre contro uno… inoltre c’è il tuo nuovo bastone che sembra averlo innervosito. Evita i suoi attacchi e non pensare ad attaccare, finiresti con lo scoprire il fianco presto o tardi.»
«Shaia sta fermando il tempo qui attorno… e non sappiamo se anche Dante e Noah sono interessati dal suo potere ora. Potremmo ritrovarci ad aspettare Noah per sempre se Shaia controlla anche loro…»
«È un rischio che dobbiamo correre Coral, ora come ora non abbiamo alcuna possibilità di batterlo.»
Coral fece schioccare la bocca in un gesto di disappunto mentre Shaia prendeva a fissarlo premuroso. «Peccato vero? Volevi utilizzare la tua nuova arma per vedere se era davvero in grado di mettermi in difficoltà…»
«Dimmi Shaia, sono tutti così saccenti e noiosi gli elfi, o tu fai eccezione?» domandò sinceramente Coral.
«Sono un’eccezione, una meravigliosa eccezione fra le schiere di anonimi.»
Shaia si preparò ad affrontarli nuovamente ma Coral lo interruppe di nuovo.
«Posso sapere come mai nutri tanto odio per quell’essere? Se riuscissi a spiegarti magari potremmo arrivare a un accordo… in fondo… ora come ora noi due siamo in svantaggio e io, come demone, non ho alcun interesse a farmi distruggere.» sussurrò Coral mentre i suoi occhiali baluginavano sinistri.
«Coral!» gridò Ridley dando una forte carica tragica a quella parola.
Shaia si inumidì le labbra.
«In che modo credi che una tua collaborazione potrebbe essermi utile?»
«Io so dell’Artemide… e so anche chi potrebbe possedere l’ultima piuma.»
Ridley aguzzò lo sguardo, questa volta non era stata capace di capire se Coral stesse bluffando o meno.


Astea alzò il capo stupito.
«Demoni? Di che diavolo stai parlando Wein?»
«Non è importante che la piuma sia in possesso dei draghi o dei demoni. Dante è un’entità potente e non sarebbe comunque facile per loro recuperare le altre quattro. Una delle mie piume, ora come ora, è una merce di scambio dal valore inestimabile potrebbe indurre… persino Enid a tornare sui propri passi.»
«Follia.»
«Non se l’affare viene proposto a Kaviel il Guardiano. Per quanto Enid sia potente e testarda non potrà contravvenire all’ordine di un suo superiore. La nostra maledizione al momento dipende da una mia piuma.»
«Perché non me ne hai parlato prima?»
«Le notizie su Dante non erano ancora certe…e inoltre avevo bisogno di rincontrarti per sapere quale fosse la cosa giusta da fare…» Wein sfarfallò le orecchie. «Da quando ci siamo incontrati comunque siamo in viaggio verso sud e non abbiamo perso tempo. Continuando su questa strada saremo all’Isola di Cathal in poco meno di un mese… e tutto il nostro dolore potrebbe finalmente finire.»
«I demoni ci uccideranno e ruberanno le tue piume se sapranno una cosa del genere.»
«Non lo faranno se sarai tu il nostro ambasciatore… in fondo… a sentire come parli… sei spesso in contatto con la Morte, non è vero?»
«La vedo ogni giorno.»

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