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Noah di Tradnor, Re della landa ghiacciata, signore del
fiero popolo del nord, sovrano decaduto di un regno una volta fiorente,
guidava un carro rozzo e puzzolente carico di barili di birra. Un somaro
rachitico arrancava sotto al peso di un giogo costruito alla belle
meglio mentre il ragazzo reggeva le redini come se fossero state pesanti
come macigni.
«Andiamo bello, un altro po di strada e siamo arrivati
»
sussurrò mentre ciancicava una paglia in bocca. Era vestito come
uno straccione, pantaloni strappati di iuta, maglia di stoffa pesante
e sudicia, un cappello di paglia in testa.
Il viso era sporco e pieno di lividi
ma la cosa non faceva parte
del travestimento. Sulla strada per Ithos si era azzuffato con un gruppo
di pastori che guidavano una mandria sconfinata di maiali. Non ricordava
nemmeno chi avesse cominciato per primo ma si era divertito un mondo.
Verso mezzogiorno arrivò in vista della città. La cinta
muraria si elevava maestosa gettando unombra scura sulla strada.
Arrivato a poca distanza dalla porta si mise placidamente in fila per
entrare. La sorveglianza era strettissima, cera un mago incaricato
di controllare i carichi e tre soldati che frugavano, in maniera maniacale,
qualsiasi merce che entrava in città.
Si destò mentre lo stavano chiamando: «Ehi straccione! Così
blocchi la fila!»
«Eh cazzo scusate se ho sonno!» biascicò dando un po
di briglia al ronzino che sbuffò come se quello dovesse essere
il suo ultimo viaggio.
Il sole era alto in cielo, probabilmente era stato appisolato per unoretta
e la fila si era mossa.
Arraffò un altro stelo di paglia da un carro vicino e se lo mise
in bocca, era il suo turno.
«Cosa portate ad Ithos?» chiese una guardia che non superava
il metro e mezzo di altezza fermando il ronzino con una mano. La bestia
lo accolse come un salvatore.
«Birra.»
«Birra e?»
«Birra e basta.»
«E cosa dovete farci?»
«Scolarmela tutta da solo. Solo che volevo farlo in città,
così mi faccio mettere dentro e mi pagate vitto e alloggio per
un po.»
Lespressione della guardia si indurì. Sfilò un pugnale
dallarmatura di cuoio borchiato e scostò il telo che copriva
il carro, cerano in tutto dodici barili.
«Eh già. Sai contare, sono una dozzina.»
«Ci siamo svegliati male straccione?»
«A dire la verità sì. La fila era così scorrevole
che ho dormito solo unora prima di arrivare alla porta. A quanto
pare siete dei fulmini qua in città
altro che noi poveracci
di campagna
»
«E così non hai nulla in contrario se diamo una occhiata
qua dentro vero?»
«Beh ecco
devo essere proprio sincero?»
«Che altro hai da perdere se non il tuo carico?» sorrise sarcastico
il soldato.
Le altre due guardie presero a controllare il carro mentre il mago lanciava
un incantesimo di individuazione. Sembrava di stare in tempo di guerra
tanti erano i controlli.
Noah ridacchiò pensando che tutto quel casino laveva combinato
anche lui.
«Che cè da ridere?» sussurrò la guardia
di prima.
«Rido per non piangere. Che diamine ci fanno due guardie e mezzo
e un mago a controllare un carro di birra?»
La guardia gli lanciò una occhiata al vetriolo che Noah fece finta
di non cogliere.
«Posso andare?»
«No, apri i barili.»
«Ma signore
non posso aprirli tutti, la birra si rovinerà.»
protestò di nuovo Noah allargando le braccia. Dietro di lui la
gente cominciava a spazientirsi e arrivarono insulti degni di lui.
«Ho detto aprili. Se fossi stato un po meno sbruffone forse
saresti passato senza problemi
»
Noah morse la paglia che aveva in bocca, si tolse il cappello e passò
una mano sulla fronte per asciugare il sudore della giornata torrida dopodiché
riprese la parola.
«E se invece di una dozzina finissi col ritrovarmi con un barile
di meno? Sarebbe più comodo?»
La guardia ci pensò su. Poi disse a uno dei suoi di prendere un
barile e di andarlo a mettere nella guarnigione. Noah sorrise e fece per
spronare il ronzino, ma la guardia lo fermò di nuovo.
«Bene, un carro con undici barili di birra, ora aprili e vediamo
che cè dentro.»
Noah imprecò per la corruzione evidentemente naufragata contro
una guardia ancora più corrotta di quanto potesse credere. Scivolò
sul carro dal cocchio e aprì uno a uno i barili sotto lo sguardo
attento delle guardie.
Quando anche il mago fece segno che non cera nulla di strano Noah
spronò il ronzino e varcò finalmente le porte della città.
Proprio mentre se ne stava per svanire nel bel mezzo del trambusto della
città, arrivarono tre guardie, una delle tre ferita, che si sbracciavano
a più non posso.
«Fermate quel carro! Fermatelo per Galder!» gridò uno
dei due sani, portavano a spalla la guardia ferita, le loro divise erano
sporche di sangue.
«Che diavolo succede!» gridò il mago al posto di blocco.
«Il carro con lo spilungone coi capelli bianchi! Quelluomo
è Dante camuffato! Ha rubato un carro poco fuori dalla città!
Noi tre di ritorno dal congedo siamo intervenuti per difendere il mercante
ma Dante ha ferito uno di noi e è fuggito! Fermatelo maledizione
e chiamate un dottore!»
La guardia che non superava il metro e mezzo di altezza sbiancò
in volto.
«Rimanete qui maledizione e fermate lingresso in città!»
Mandò uno dei suoi a chiamare il dottore e si precipitò
allinseguimento del carro seguito dal mago e dallaltra guardia,
gridando allallarme.
Quando arrivò il dottore le tre guardie erano svanite nel nulla,
il carro venne trovato poco più avanti semi distrutto e del suo
conducente non vera traccia.
Teiris si svegliò nella propria stanza nel centro dei Draghi Occulti.
Guardò il letto di Manoa e lo vide vuoto.
Scivolò via dalle coperte, le girava un po la testa per via
delle energie utilizzate in battaglia. Barcollando si avvicinò
a una brocca dacqua posata su di un comodino, ne versò un
po in un recipiente metallico e si sciacquò la faccia per
svegliarsi.
In quel momento rientrò Manoa.
«Oh, finalmente sei di nuovo fra noi Ter
»
«Sì
lo scontro immagino sia andato bene vero?»
«Liscio come lolio direi
credo che alla fine sarebbe
bastato anche Astea da solo a tenere a bada quei rettiloni
»
Teiris annuì con un guizzo negli occhi.
«Si è comportato bene vero?»
«Beh
se per bene intendi fare a pezzi centinaia di draghi
allora sì
non ho mai visto nulla di simile...»
«Sì ma
questa volta lha fatto per gli altri
non per se stesso o altro
»
«Magari aveva solo voglia di menare le mani e non si è fatto
tanti scrupoli
»
«Oh no! Credo che pian piano stia cambiando!»
Manoa si strinse nelle spalle, prese il soprabito che cercava e se lo
mise sulle spalle. La brezza serale nel centro era abbastanza pungente
«Secondo me qualcuno che ha vissuto in quel modo per tutto quel
tempo non cambia nello spazio di qualche settimana
anzi
ne
sono sicura.»
Teiris finì di sciacquarsi e si asciugò il volto. Manoa
richiuse la porta dietro di sé e scese le scale.
«Devo trovare il coraggio di parlargli
» sussurrò
Teiris con lo sguardo fisso nel vuoto.
Ridley sbottò a ridere menando pacche sulle spalle di Noah: «Vecchio
pazzo ci farai ammazzare tutti un giorno! Che bisogno cera di scassare
così le balle alla guardia!?»
«Bwhahah ma che ne so mi è stato sulle palle dal primo
sguardo!»
Noah sbatté il proprio boccale su quello di Ridley e di Coral,
mentre Dante, a un lato del tavolo, sorseggiava compostamente del tè
vestito da vecchio mendicante. Il giogo e due tappi tondi e larghi dei
barili di birra erano serviti a rimontargli una sedia a rotelle rudimentale,
così che non dovessero usare alcun tipo di magia all'interno della
città.
«Ancora non capisco che diavolo ci facciamo in questa città»
borbottò il Drago Occulto stizzito. La barba finta gli prudeva
sul mento e i suoi vestiti erano puzzolenti almeno tanto quanto la bettola
in cui stavano bevendo.
«E piantala di fare domande! Tutto a suo tempo giusto!?»
«Giusto!» gridò Rid un po brilla dando un altro
colpo di boccale a quello di Noah prima di scolarsi il proprio in un solo
fiato. «Era da tanto che non mi divertivo così tanto! HAH!»
La sera scivolò silenziosa sulle mura e sui tetti di Ithos. Quando
fu abbastanza buio per evitare domande e incontri sconvenienti, Noah e
Dante uscirono dalla bettola col loro abituale abbigliamento, Dante sulla
carrozzina col cilindro in grembo e avvolto da un pesante mantello.
«E così siamo rimasti noi due a bere mentre Noah porta Dante
allo sfasciacarrozze
» commentò Ridley adocchiando il
suo boccale di peltro semivuoto.
Coral diede unocchiata in giro cercando di apprendere il più
possibile da quellambiente sugli umani. «Dimmi un po
Coral
cosa ne pensi della nave fantasma?»
«C
come?»
«Dico
come potenziale offensivo
hanno una capacità
di manovra innaturale, è una nave fatta di energia quindi avremmo
più problemi ad abbatterla con la nostra artiglieria magica
inoltre quei soldati scheletrici erano dei marinai di ottimo livello in
vita e ora sono ancora più letali
dopo secoli di allenamento...»
«Ehm.. perché mi fai una domanda del genere?»
«Perché temo che li rincontreremo di nuovo
e non credo
che tu combatterai ancora dalla nostra parte
saremo spacciati in
pochi secondi
»
«Tu credi?»
«Inoltre, anche se Dyon era il loro capo
non ho visto un demone
vero e proprio al comando. Chi è il vero capitano della nave?»
Coral bevve nuovamente una lunga sorsata.
Astea stava affilando la sua alabarda seduto sulla punta di uno dei timpani
colossali del Centro dei Draghi Occulti. I celesti erano stati annientati,
nessuno del villaggio sembrava essersi fatto male e ora si stava godendo
un po di relativa pace. Combattere a quel modo laveva scaricato
era tornato a fare a pezzi la gente e si era trovato bene
o meglio
per un po di tempo, la furia dello scontro gli aveva fatto dimenticare
tutto il resto.
Mosse appena il capo quando Wein apparve di fianco a lui.
«Salve drago. Contento di come siano andate le cose?»
«Sì, abbastanza, me la sono vista brutta ma ce la siamo cavata
e siamo riusciti a fare abbastanza rumore da scatenare il caso
tuttavia
solo il tempo ci farà capire quanto siamo riusciti a ottenere
»
«Certo, le ragazze stanno bene? »
«Benissimo, Manoa se lè cavata alla grande e i poteri
di Teiris hanno evitato il peggio.»
Rimasero un po lì in silenzio. Si erano scambiati poche fredde
parole.
«Vuoi dirmi qualcosa Wein?»
«Ecco
in realtà sì
voglio spiegarti il
motivo del mio ritorno.»
Astea posò la cote e rimise a posto lalabarda.
«Sbagli a fidarti di me. A ogni modo parla.»
Manoa svicolò fuori dal letto di Reldan scrocchiando il collo.
Sospirò guardando le sue cose sparse a terra in disordine. Fece
scorrere lo sguardo sulla casa del Drago Occulto, sullarredamento
di quel popolo
scostò le tendine e guardò di fuori.
La città era immersa in una calma surreale. I corpi dei celesti
erano stati portati via e bruciati e ora su tutto regnava il silenzio.
I suoi occhi continuarono a fissare rapiti la città degli occulti.
Poi si voltò e fissò nel letto la figura dormiente di Reldan
coperta da un leggero lenzuolo
i suoi occhi si fecero tristi.
Wein spiegò le ali che presero il vento della sera gonfiandosi
in tutto il loro splendore.
«Hai sentito del casino che è successo fra occulti e celesti
della battaglia per lArtemide e tutto il resto
»
Astea continuò a fissare il vuoto davanti a sé.
«Quando
ormai tre secoli fa mi feci uccidere da voi
per finta
per ingannare tutti
lo feci per un motivo ben preciso.»
Astea si voltò leggermente guardando nella sua direzione.
«SullArtemide grava un potente sigillo dei Draghi Occulti.
Dopo la Vera Guerra, lArtemide venne concessa dal Clan di Lord Gaul
II a tutto il popolo degli occulti che impose su di essa il controllo
di tutti i Clan principali. Per utilizzarla nuovamente sarebbe stato necessario
il consenso di tutti e cinque i Sovrani dei Draghi Occulti. Sarebbero
servite le piume di tutti e cinque i Sovrani per poterla utilizzare.»
«Le piume?»
«Sì
un modo per legare il sangue dei cinque Sovrani
alle sorti dellArtemide.»
«Così Dante uccidendo i Sovrani e rubando loro almeno una
piuma si è assicurato il controllo dellArtemide no? Perché
ancora non lha presa?»
«Perché Lord Gaul II fu più furbo di lui
o forse
semplicemente previdente. Sapendo che prima o poi una situazione simile
si sarebbe potuta verificare
per mano di Dante che cinquemila anni
fa era già un personaggio pericoloso...o per altre cause
decise di introdurre segretamente nel sigillo il veto della piuma di un
altro clan di Draghi Occulti
un clan pressoché sconosciuto
che sarebbe dovuto sparire per sempre dalla faccia della terra
il
mio.»
«Che cosa? Significa che è solo grazie alla tua scomparsa
che Dante non è ancora riuscito a utilizzare lArtemide? È
su di te che grava il peso delle sorti dellintero popolo degli occulti?»
Wein rimase impassibile a fissare laltro tempio che si inseriva
nei monti in maniera simmetrica rispetto a quello sul quale stavano.
«Quando trecento anni fa Lord Gaul VII mi venne a parlare sembrava
agitato. Disse che il mio clan non poteva più mantenere semplicemente
un basso profilo... ma doveva estinguersi del tutto. Venire ucciso da
voi era un modo come un altro per far perdere le mie tracce. E così
per trecento anni sono scomparso dalla faccia della terra
»
Astea rimase silenzioso. In fondo non cera molto che potesse o che
volesse dire.
«Ora come ora le sorti del mio popolo e dellArtemide sono
appese a un filo sottile. È questione di tempo prima che Dante
scopra di me
e forse i suoi agenti sono già in movimento.
Per ristabilire lequilibrio ora messo in grave pericolo ci sono
solo due possibili vie: concedere lunica piuma restante ai Draghi
Celesti
o ai Demoni.»
Astea si voltò di scatto.
Ridley si alzò lasciando cadere un paio di monete sul tavolo.
Poi improvvisamente tutto attorno al demone e alla ragazza si bloccò,
le monete non caddero a terra e tutto divenne silenzioso In una frazione
di secondo Coral fu su di lei teletrasportandola fuori dalla locanda.
Il tempo riprese a scorrere per qualche secondo facendo esplodere, in
una gigantesca deflagrazione, tutto ledificio e parte di quelli
che aveva vicino. Quando lesplosione fu circa a metà del
suo corso e il fumo e le fiamme stavano ancora gonfiandosi verso il cielo,
tutto si bloccò di nuovo e una voce parlò.
«Salve signori,» risuonò il canto di Shaia nella città
«sono costernato di dover ricorrere a tali metodi spicci dimenticando
le buone maniere, ma non sono più disposto a cadere nei vostri
sporchi trucchi.»
«È lelfo! Sta fermando il tempo attorno a noi. Probabilmente
non vuole interferenze da parte delle forze cittadine ed è convinto
di poterci battere senza troppi problemi.» gridò Coral cercando
di concentrarsi per percepire le energie dellavversario.
«E ti senti di dargli torto?» ribatté Ridley improvvisamente
sobria scostando con un ampio gesto della mano il manto che la copriva.
«Beh
non esattamente.»
I due schizzarono lontano in due direzioni opposte evitando un attacco
di Shaia. Ora lelfo era fra loro due e li fissava sorridente.
«Se non posso avere subito quella creatura
avrò prima
voi e poi mi occuperò di trovarla.»
Coral fece apparire il bastone dal nulla con un cenno della mano.
«Vediamo se questo affare servirà a qualcosa contro uno come
lui
»
Shaia era vestito come la prima volta che lavevano visto: una pesante
toga verde e un capello di vimini in testa.
Lelfo si mosse prima verso Ridley, ma Coral si materializzò
fra i due frapponendo il bastone che generò attorno una luminescenza
opaca e nerastra che respinse la prima carezza della mano
di Shaia. Lesplosione che ne seguì rischiarò di un
tramonto innaturale la città.
«Non male! A cosa devo questo nuovo giochetto!?» gridò
lelfo allontanandosi dai due e riconquistando la posizione di guardia
con agili e studiati movimenti, il bagliore di quel piccolo scontro era
ancora vivo nei suoi occhi..
«Nulla che ti riguardi ovviamente
» rispose Coral con
un sorrisetto sulle labbra. Il bastone aveva funzionato meglio di quanto
potesse sperare; ora poteva anche pensare al contrattacco.
Ridley studiò la situazione in pochi attimi.
«Dobbiamo prendere tempo e fuggire
almeno finché Noah
non tornerà con Dante. Così saremo almeno in tre contro
uno
inoltre cè il tuo nuovo bastone che sembra averlo
innervosito. Evita i suoi attacchi e non pensare ad attaccare, finiresti
con lo scoprire il fianco presto o tardi.»
«Shaia sta fermando il tempo qui attorno
e non sappiamo se
anche Dante e Noah sono interessati dal suo potere ora. Potremmo ritrovarci
ad aspettare Noah per sempre se Shaia controlla anche loro
»
«È un rischio che dobbiamo correre Coral, ora come ora non
abbiamo alcuna possibilità di batterlo.»
Coral fece schioccare la bocca in un gesto di disappunto mentre Shaia
prendeva a fissarlo premuroso. «Peccato vero? Volevi utilizzare
la tua nuova arma per vedere se era davvero in grado di mettermi in difficoltà
»
«Dimmi Shaia, sono tutti così saccenti e noiosi gli elfi,
o tu fai eccezione?» domandò sinceramente Coral.
«Sono uneccezione, una meravigliosa eccezione fra le schiere
di anonimi.»
Shaia si preparò ad affrontarli nuovamente ma Coral lo interruppe
di nuovo.
«Posso sapere come mai nutri tanto odio per quellessere? Se
riuscissi a spiegarti magari potremmo arrivare a un accordo
in fondo
ora come ora noi due siamo in svantaggio e io, come demone, non ho alcun
interesse a farmi distruggere.» sussurrò Coral mentre i suoi
occhiali baluginavano sinistri.
«Coral!» gridò Ridley dando una forte carica tragica
a quella parola.
Shaia si inumidì le labbra.
«In che modo credi che una tua collaborazione potrebbe essermi utile?»
«Io so dellArtemide
e so anche chi potrebbe possedere
lultima piuma.»
Ridley aguzzò lo sguardo, questa volta non era stata capace di
capire se Coral stesse bluffando o meno.
Astea alzò il capo stupito.
«Demoni? Di che diavolo stai parlando Wein?»
«Non è importante che la piuma sia in possesso dei draghi
o dei demoni. Dante è unentità potente e non sarebbe
comunque facile per loro recuperare le altre quattro. Una delle mie piume,
ora come ora, è una merce di scambio dal valore inestimabile potrebbe
indurre
persino Enid a tornare sui propri passi.»
«Follia.»
«Non se laffare viene proposto a Kaviel il Guardiano. Per
quanto Enid sia potente e testarda non potrà contravvenire allordine
di un suo superiore. La nostra maledizione al momento dipende da una mia
piuma.»
«Perché non me ne hai parlato prima?»
«Le notizie su Dante non erano ancora certe
e inoltre avevo
bisogno di rincontrarti per sapere quale fosse la cosa giusta da fare
»
Wein sfarfallò le orecchie. «Da quando ci siamo incontrati
comunque siamo in viaggio verso sud e non abbiamo perso tempo. Continuando
su questa strada saremo allIsola di Cathal in poco meno di un mese
e tutto il nostro dolore potrebbe finalmente finire.»
«I demoni ci uccideranno e ruberanno le tue piume se sapranno una
cosa del genere.»
«Non lo faranno se sarai tu il nostro ambasciatore
in fondo
a sentire come parli
sei spesso in contatto con la Morte, non è
vero?»
«La vedo ogni giorno.»
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