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«Coraggio tizio col cilindro; per tutta la vita sei
stato per me un esempio e un maestro. Ora è giunto il momento che
io ricambi.»
«Hai ricambiato combattendo con Shaia, Noah
»
Il ragazzone alzò lo sguardo al cielo perdendosi fra le stelle.
Dante era di nuovo nei suoi abiti ufficiali.
«Non è un qualcosa che possa essere restituito mettendo la
propria vita in pericolo, quello di cui parlo io è
una specie
di apertura. Essere disposto a esporsi per capire gli altri, fino a correre
il rischio di rimanerne feriti molto più profondamente...»
«Perché mi hai portato Ithos?»
«È semplice, e poi non lamentarti, il cimitero dovrebbe piacerti
come posto no?»
I due vagavano per quel panorama funebre con naturalezza. Noah spingeva
la sedia a rotelle e Dante, di tanto in tanto, si girava intorno colpito
da qualche dettaglio infinitesimo di questa o quella lapide. Dal canto
dellupupa o da qualche strano spirito che forse solo lui poteva
vedere. Nessuno disturbava i dormienti a quellora.
«Non lo nego
i simulacri, la bruma e il silenzio
tutto
qui è così
fermo e immobile da non farmi sentire solo
nelleternità del tempo.»
«Solo?»
«Solo Noah, anche tu
non sei che una piccola parentesi nella
mia vita. Non durerai più di quanto potrebbe durare per te la vita
di una farfal-la
» Dante fece unespressione strana, quasi
interrompendo a metà la sua frase.
«Che ti prende?»
«No niente
pensavo che probabilmente Vir Eliel avrà
detto qualcosa di simile a Sierra
»
«Beh
che cazzo, noi siamo amici, mica scopiamo!»
Una brezza fresca si divertì a muovere qualche foglia secca e gli
steli derba fra le lapidi.
«Certo
però il senso è lo stesso Noah, limmortalità
è possibile solo nel momento in cui smetti di anelarla. Nel momento
in cui lasci che le tue passioni mortali appassiscano in un angolo buio
della tua testa, perché in fondo, quella, è lunica
cosa che possono fare.»
La carrozzella improvvisata girò un paio di curve nel cimitero
fino a giungere in una zona più vecchia delle altre... confinante
con i ruderi della città antica. Le tombe erano a tratti ammucchiate
e a tratti separate, dislocate su più livelli, modificate dalle
radici degli alberi e da piccole collinette che serano formate nel
corso dei secoli. Tutto era fuori posto eppure sembrava normale che lantichità
del luogo avesse rimodellato il cimitero come meglio credeva, lasciandolo
in una stasi perfetta.
«Torna indietro Dante
torna con noi.»
«Non sono mai stato con voi
»
«Io credo che, in alcuni momenti, io abbia potuto ammirare il vero
Dante, quello che adesso se ne sta seduto in un angolo della tua testa.
Troppo spaventato per farsi vedere di nuovo.»
«Spaventato?»
«Già. Tu hai paura di affrontare le conseguenze di quanto
hai fatto, paura di tirare nuovamente le somme della tua vita.»
La sedia a rotelle si fermò di fronte a una lapide sbiadita e ormai
quasi semidistrutta. Ledera laveva corrosa e spaccata come
se fosse stata lì da secoli
millenni.
«Cosè questa?»
«La tomba di Sierra, Dante. La sua tomba mortale.»
Stettero fermi a lungo in quel luogo. La scritta sulla lapide era quasi
illeggibile, nulla, in fondo, diceva chiaramente che quello fosse il luogo,
eppure entrambi lo sapevano.
«Aimee mi venne a trovare spesso quando divenni re. Parlava sovente
di te, con una luce negli occhi che ho avuto modo di vedere solo nelle
donne innamorate. Mi disse che quando me ne andai tu prendesti una decisione
sulla tua vita.»
«Aimee
anche lei era parte del mio disegno
» Dante
chinò il capo.
«È morta?»
«No. Ma ora come ora non so che farmene di lei
»
«Quale decisione prendesti Dante?»
«Io non
»
«Decidesti di ricominciare a vivere
decidesti di avviarti
verso un finale strepitoso. Perché adesso vacilli?»
«Io
non vacillo
semplicemente ciò che mi sembrava
giusto trecento anni fa, ora mi appare confuso e sbiadito.»
«Hai mai provato a parlarne con qualcuno che non fosse te stesso?»
Una cornacchia si fermò sulla tomba per poi volare via strepitando.
«No, mai, chi altri potrebbe capirmi?»
«Riesci a farmi innervosire anche su una sedia a rotelle davanti
alla tomba di Sierra! Perché è Sierra la donna per la quale
continuasti a vivere e al contempo smettesti di farlo vero?»
«Cosa puoi saperne tu.»
«Io posso sapere cosa significa amare e poi perdere
E so quanto
possa essere sciocco non riuscire a bearsi di una meraviglia così
grande da avere il potere di anestetizzare i sentimenti.» Dante
si voltò leggermente a guardare Noah. Il ragazzo lo fissava con
un'espressione intraducibile.
«Se non ti conoscessi, direi che adesso stai parlando con saggezza.»
disse tornando a guardare la lapide di Sierra.
«La saggezza non centra. Se fossi stato saggio, per me le
cose non sarebbero andate così; se lo fossi diventato, ugualmente
non avrei corso il rischio di rovinare tutto con Ridley
una delle
poche persone che a me ci tiene veramente
»
«Cosa vuoi da me Noah?»
«Voglio che tu trovi la forza di alzarti di nuovo in piedi. Non
cè malattia o malore che possa stendere il Sovrano dei Draghi
Occulti allievo di Vir Eliel
nessun male che non sia te stesso.
Ed è da te stesso che io voglio
»
«Proteggermi?»
Noah sorrise. Lanciò unocchiata al cilindro di Dante seduto
davanti a lui e per qualche strano motivo si sentì osservato dal
drago.
«Non so se è il termine giusto
probabilmente anche
il senso di disagio che ti ha portato qui è solo una tua difesa,
qualcuno nella tua testa ti vede in pericolo e sta facendo di tutto per
fare sì che tu non corra più tali rischi. Fai la cosa giusta
Dante, non abbiamo tutta la vita. Fallo adesso... credo tu sappia come.»
Dante serrò la presa sui braccioli della carrozzella.
«Sierra
quando decisi di sistemare la mia vita sul mio cammino
cerano solo Eliel e l'Artemide
andai da Sierra cercando informazioni
ma scoprii che, in realtà, la ferita che lui mi aveva inferto tramite
lei era ancora aperta
e sanguinava
»
«Liberatene Dante
senza fare confusione. Liberatene; dai inizio
alla festa.»
«La ferita era ancora aperta
e ho provato per la prima volta
dopo secoli
indecisione.»
«Indecisione?»
«Sì, se quel dolore di cinquemila anni fa era ancora in grado
di farmi così male ero veramente colui che credevo di essere?»
«Dante
»
«No
non ero me stesso
o meglio
lidea che
avevo di me. Ero più debole
più fragile
indifeso
contro me stesso.»
«Te stesso.»
«Sì! Me stesso!» alzò la voce per un attimo,
poi la riabbassò come per rispettare quel luogo che in un certo
modo gli era affine.«Fare i conti con la propria fragilità
dallalto di cinquemila anni di sicurezza era forse lunica
cosa che potesse farmi crollare.»
«Fare i conti con le proprie debolezze è un segno di forza.
La grandezza degli esseri viventi non è nel non cadere mai, ma
nel sapersi rialzare più forti ogni volta che si è caduti.»
«Tuttaltro. Per tutta la mia esistenza sono asceso verso linfinito
ed ero condannato a cadere. Anelando la verità ho vissuto una menzogna.»
«Stronzate! È paura
la paura di avere paura
paura
di non essere come ci aspettiamo di essere, paura di non essere allaltezza.
È di questo che si tratta?»
«Forse, uccidere Sierra, senza regalarle nemmeno uno sguardo di
addio, mi ha fatto sentire di nuovo forte
eppure
stavo negando
a una parte di me lultimo barlume di amore che potessi regalare.»
Noah si mise a sedere di fianco alla sedia di Dante, si accese una sigaretta
e spirò una lunga boccata.
«Vuoi sapere che ne penso io?»
Il drago si girò a guardarlo
ma, una volta tanto, Noah resse
lo sguardo senza sfida, come si guarda un amico.
«Ora dirò una cosa romantica da checca impazzita, ma non
farti strane idee
è che adesso mi vengono solo parole di
questo tipo
tu sei come la volta stellata delluniverso.»
Dante sorrise.
«Un brutto giorno la tua stella del nord sè spenta
e hai iniziato a vagare senza nemmeno renderti conto di dove stessi andando.
Vagavi di costellazione in costellazione, cercando quella stella senza
troppa convinzione, registrando solo il vuoto che aveva lasciato, fino
a che non hai smarrito definitivamente la via.»
Dante fissò le scritte sulla lapide che ormai solo lui e Noah erano
in grado di leggere.
«Ok una stella sè spenta, ma tu sei anche tutto il
resto. Mettersi a fissare quello spazio vuoto credendo che tutto debba
oscurarsi non è qualcosa che può aiutarti a uscire da questo
coma.»
Noah si alzò in piedi. Buttò la cicca a terra ancora a metà
e se ne andò.
«Fallo ora, fallo adesso, credo che tu sappia come... dai inizio
alla festa.»
Si allontanò, a pochi metri di distanza era già uno spettro
che vagava per il cimitero. Poi venne inghiottito dalle nebbie. Dante
alzò gli occhi alla volta celeste striata fra i rami degli alberi.
Ridley e Coral erano sempre più in difficoltà, il demone
non contrattaccava mai e si limitava a difendere se stesso e Ridley. Il
capitano evitava qualsiasi scontro e Shaia aveva gioco facile.
«Non abbiamo una buona strategia. Shaia sta utilizzando gran parte
dei suoi poteri per fermare il tempo qua intorno. Potremmo contrattaccare
adesso e
»
Shaia si fece di nuovo sotto e Coral si teletrasportò più
volte, evitando ogni volta gli attacchi dellelfo.
«Sei migliorato demone! Impari in fretta!» commentò
lelfo «È evidente che sei uno di quei tipi che migliorano
maggiormente quando si trovano di fronte a situazioni senza speranza
»
«Non fiatare Coral! Shaia sta controllando la zona solo in una minuscola
porzione di città, ricordi come è stato in grado di controllare
la Collina dAcciaio che era per lui un terreno difficile? Lelfo
sta attendendo che uno di noi due scopra il fianco per colpire, non ha
intenzione di sprecare energie, dato che questa notte vuole uccidere anche
Dante.»
«Se continuiamo a difenderci prima o poi lo troverà ugualmente
un fianco da colpire! Dobbiamo provare a ferirlo almeno!»
Coral stavolta si materializzò davanti a Ridley per deviare col
bastone unaltra carezza di Shaia.
«No, Coral, è un ordine» gridò Ridley imperiosa
bucando i suoi pensieri.
«Disgustose pulci non crediate di potermi rubare altro tempo!»
sbottò infine lelfo fintando un attacco su Ridley ma colpendo
invece direttamente Coral.
La sua mano lo toccò appena e il demone gridò di dolore,
venendo scaraventato allinterno di una casa in fiamme. Tutto ciò
che era bloccato nel tempo diveniva più duro della roccia e il
demone venne sbattuto più volte dentro ledificio semidistrutto
rimbalzando come un corpo senza vita.
«Coral!» gridò Ridley.
«Ora tocca a voi madame» disse nuovamente Shaia avvicinandosi
con quattro passi serrati.
«Maled-» ma non fece a temo a schivare, Ridley venne passata
da parte a parte dalla mano di Shaia che si lasciò andare a un
sospiro di sollievo. Il corpo del capitano della Northern Star cadde a
terra esanime e poco dopo la figura della donna si smaterializzò
nel nulla.
Il silenzio arrivò assordante attorno allelfo rimasto attonito.
Poi gli occhi di Shaia si socchiusero arcigni: «Per Galder! Unillusione!»
Con un segno imperioso della mano rilasciò il tempo attorno allarea
per permettere alla deflagrazione di scaricare la propria rabbia.
Pochi istanti dopo era nuovamente sparito.
Coral e Ridley correvano lungo i vicoli della città.
«Siete sicuro capitano che quellillusione abbia funzionato?
Non credo che Shaia sia tipo da farsi ingannare con così poco
»
«Così poco Coral?» disse Ridley svanendogli nel nulla
davanti agli occhi e ridivenendo visibile dietro di lui.
Coral rimase allibito. «Cos
ma
unaltra illusione?»
«Sì Coral, se ha ingannato te che sei un demone fatto di
energia, credo che non avrò problemi con Shaia almeno per un po
specialmente pensando allo sforzo che stava facendo per mantenere fermo
il tempo...»
«I vostri poteri sono terrificanti capitano
molto più
di quanto potessi immaginare
» commentò Coral abbassando
lo sguardo riflessivo. I ciottoli della strada scorrevano sotto di loro
con quel rumore ritmico e imprevedibile.
Poco dopo un boato scosse la città.
«Ha mangiato la foglia!» gridò Ridley. «O ha
scoperto lillusione o ci ha già uccisi e le nostre immagini
sono svanite nel nulla.»
«Non mi stupirei se fosse accaduta la seconda ipotesi
»
«Coraggio Coral, il porto è ormai vicino.»
«Perché proprio il porto?»
«Gli incantesimi dacqua sono la mia specialità.»
rise lei sicura di se.
I due fuggitivi arrivarono in prossimità del porto, una palazzata
di edifici alti e uniformi aveva sostituito lantica cinta muraria
che in passato aveva difeso la città dagli attacchi via mare. Lo
spazio davanti a loro si apriva come una lingua di strada costruita su
uninfinita distesa dacqua. Cerano poche navi ormeggiate
con i nuovi controlli della città. Solo un paio veramente grosse.
«Bene
e ora che si fa?»
«Tu prendi tempo se dovesse arrivare
io mi occuperò
di provare a fermarlo.»
Coral mandò giù un malloppo in gola, Ridley si lasciò
andare alla concentrazione chiudendo gli occhi e iniziando a sussurrare
parole che inizialmente gli risultarono incomprensibili. I suoi capelli
cominciarono a ballare come fiamme, mentre attorno a lei folate concentriche
sollevavano sassi, polvere e onde dacqua.
Shaia arrivò al porto in pochi istanti. Sotto di lui Coral sembrava
difendere Ridley intenta nel lanciare un incantesimo.
«Ridicole creature! Credete che questo gioco possa funzionare una
seconda volta sul sottoscritto?» Shaia alzò in alto una mano
dalla quale partì una perturbazione nello spazio che disperse questa
seconda illusione ma quello che gli si presentò davanti gli fece
sbarrare gli occhi. Nel suo inseguimento non era giunto al porto ma esattamente
dallaltra arte della città. Il palazzo reale, gigantesco
nella sua mole, emerse dalle acque illusorie con tutta la collina sul
quale era pesantemente arroccato come un mostro dormiente. Lillusione
stavolta non aveva coinvolto i due fuggitivi ma lintero centro abitato.
«Mana
la ragazza devessere uno dei maghi più
potenti di questepoca
» sibilò Shaia serrando
i denti innervosito. Strinse i pugni.
Si mosse curvando lo spazio attorno a sé divorando i metri che
lo separavano dal porto in un batter docchi.
Apparve nel porto a una velocità terrificante, ma, improvvisamente,
si accorse dellerrore che aveva commesso. La rabbia e il nervosismo
lo avevano portato a muoversi in un modo che lo lasciava troppo indifeso
quando si fermava per tornare a una velocità normale. Quando il
porto fu visibile sotto i suoi piedi si guardò immediatamente le
spalle, ma fu da sopra che arrivò una terribile botta del bastone
di Coral che lo fece schiantare a terra. Subito dopo il demone scaraventò,
nel punto in cui era caduto lelfo, una selva di sfere di energia
fino a dare un terrificante colpo di grazia con un unico fascio di energia
violacea che esplose in una colonna di luce che lambì le stelle.
«Shaia non ha la stessa resistenza di un Dante
forse
.»
Ridley intanto era immersa in una concentrazione che laveva isolata
dallo scontro. Il mare attorno alla città iniziò a ribollire
di onde terrificanti.
Wein comprese con un unico lungo sguardo tutta la città lasciandosi
beare da quella visione così familiare del suo popolo. La tranquillità
di quel panorama, nonostante quello che era appena accaduto, lo riconciliò
col mondo. Il peso delle sue scelte, le sue responsabilità e i
sensi di colpa sembravano più leggeri in quel momento. Una via
duscita forse cera e laveva appena comunicata al suo
vecchio migliore amico. Adesso erano di nuovo in due
o almeno così
sperava.
«Dovrai parlare con qualcuno che sia vicino a Kaviel ma che non
lo sia a Enid. Dovrai trovare il modo di proporre lo scambio
e solo
allora potrai lasciar intuire che sai come mettere le mani sullultima
piuma. Se vedi spesso qualcuno dei suoi sottoposti, non ci vorrà
molto a fare due più due, visto che io viaggio con voi ormai da
qualche tempo
quindi lo scambio dovrà avvenire poco dopo
il vostro incontro, qualsiasi ritardo verrà preso come un tentativo
di venire meno agli accordi, io sparirò nel nulla e nemmeno tu
saprai più dove andrò a finire.»
Erano passati alcuni minuti dallultima volta che Astea aveva parlato.
Ora aveva parlato solo lui. Per qualche istante Wein temette che il ragazzo
che conosceva fosse andato perduto definitivamente e che non se la sentisse
più di aiutarlo
e di aiutare lei, la loro Ville.
Invece Astea si alzò in piedi e gli porse una mano.
«È un accordo Wein Swiftblade, Sovrano fantasma dei Draghi
Occulti.»
Lo sguardo di Wein si illuminò e i suoi occhi divennero lucidi.
Scostò la mano e lo abbracciò come un fratello
«Diavolo Astea
mi sei mancato
sei di nuovo tu vero?»
Astea gli diede qualche pacca sulla spalla.
«Non so risponderti
ma farò il possibile per dare il
meglio di me in quello che ha tutta laria di essere lultimo
atto della nostra storia.»
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