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Dante riapparve sulla Northern Star con Ridley e Noah. I
capelli del capitano del vascello pirata erano divenuti completamente
bianchi e rendevano l'aspetto della donna più saggio e maturo.
Dante la osservò rapito.
«Semplicemente sorprendente... anche per una come lei... lincantesimo
che ha utilizzato era al di sopra di qualunque possibilità umana.
Con Coral è riuscita a tenere testa a Shaia
in una condizione
sfavorevole come una città abitata
e per poco non è
riuscita a sopraffare lelfo.»
Noah si grattò il mento.
«La carrozzina lhai lasciata a Ithos?»
Dante lo guardò sfoderando la migliore delle sue facce indifferenti.
Poi il suo sguardo mutò in una sfumatura di calore.
«Ti ringrazio Noah.»
Gli diede la mano da stringere ma Noah invece gli batté un cinque
così forte da portargliela via.
Dante mascherò a stento una smorfia di dolore.
«Cosè questa storia dellArtemide? Andiamo al
Santuario?»
«Sì, fra una settimana. Così avremo il tempo di avvertire
tutte le potenze in gioco... ed il capitano potrà riacquistare
le forze...»
Noah si grattò di nuovo il mento, dove cera la cicatrice
che aveva rimediato secoli addietro per via della peste.
«Non capisco
prima fai il misterioso e ti nascondi su questa
nave e ora chiami tutti a raccolta?»
«Nessuno adesso ha il potere di sconfiggermi.»
«Beh cazzo; e Vir Eliel?»
«Vir Eliel non si è ancora fatto vivo
quando si farà
vivo lo affronterò. Inoltre ho bisogno di invitare anche il possessore
dellultima piuma
e visto che non ho più voglia di perdere
tempo farò in modo di avvertirlo allertando lintera Aman.»
«E i tuoi famosi contatti in giro per il mondo a cercarlo?»
«Non ho intenzione di utilizzarli prima della battaglia finale.
E ora basta domande. Ne parleremo quando Ridley si sarà ripresa.»
Avevano passato una settimana fra i boschi e le radure e finalmente adesso
potevano dormire in una locanda. Erano giunti ormai al confine sud del
ducato di Sadon e fra poco sarebbero entrati nel regno di Celestia.
Fu verso le dieci di sera che Astea sentì bussare alla porta della
sua stanza.
«È aperto, tanto nessuno può farmi del male
»
biascicò lui da dentro.
La porta si aprì ed entrò Teiris, la ragazza arrossì
leggermente, Astea aveva addosso solo i pantaloni. Sul suo petto erano
ben visibili il tatuaggio di Enid e le catene immateriali di energia che
lo circondavano illuminando debolmente la stanza.
«Wein non è, lui cammina più silenzioso
e a
questo punto escluderei anche Manoa, che nonostante sia unelfa cammina
più rumorosamente di te, Teiris
»
La ragazza sorrise.
«Centro. Con te non si può fare il giochetto di arrivare
alle spalle e metterti le mani sugli occhi
non ci sarebbe gusto
»
Stavolta fu il ragazzo a sorridere.
La ragazza si sedette al tavolino che cera nella stanza singola.
Astea rimase in piedi fissando il vuoto. I suoi occhi andavano da una
parte allaltra come se stesse pensando.
«Astea
io
volevo parlarti
»
Lui non ebbe reazioni.
«Volevo
raccontarti un po di cose
perché
non ce la faccio più a tenertele segrete
»
Lui si voltò e non le permise di finire: «forse sono io che
dovrei parlarti
ecco
il fatto è che quando ho detto
che saresti morta
non lho detto perché
sì
insomma
ti odio o cose simili
anzi
sei una delle poche
persone con cui io abbia ricominciato a parlare dopo secoli di silenzio
se escludiamo la Morte
e quell'altro matto...»
Teiris scosse la testa non capendo.
«Il fatto è che, ti piaccia o no, chi mi sta vicino fa una
brutta fine
prima è successo con la mia ragazza
poi
con mia sorella
e Wein non fa eccezione.»
«Astea io
»
«È per questo che ho detto quelle cose e le penso ancora.
In fondo non mi sono mai fatto scrupoli sulluccidere innocenti.
Lo sai questo?»
La ragazza si sistemò meglio sulla sedia. La figura del ragazzo
che si stagliava contro la finestra era inquietante.
«Sei a conoscenza del fatto che anni fa radevo al suolo interi villaggi
senza lasciare superstiti?»
«Astea
cosa stai dicendo?»
«Nulla
solo la verità. Ho passato stagioni a sentire
il profumo del sangue. Sangue di uomini, donne e bambini. Fino a distinguerne
le più piccole sfumature
alcune acri, altre dolci
altre
ancora
profumate.»
La ragazza si ritrovò a guardare il pavimento intimorita.
«Quellalabarda che tu hai portato a lungo fasciata sulla schiena
quellarma mi è stata regalata da un Demone Sovrano
e ha mietuto più vittime della peste o della guerra. Io sono un
mostro e tu non devi più venire con noi. Nessuno deve viaggiare
con me.»
«Ma
Astea
tu adesso
sei diverso, lhai detto
tu stesso no? Hai parlato di tempo fa
»
«Teiris
come fai
» si fermò a cercare le
parole «a essere così ingenua? Le persone non cambiano, io
sono un mostro
»
«Tu sei
umano
hai aiutato le persone del mio villaggio
hai sconfitto lo Wyrm
e non hai mai fatto del male a quelli che
volevano giustiziarti
»
«Io sono un mostro. Il fatto che adesso non abbia voglia di uccidere
non significa che io non ne sia capace.»
Il ragazzo si avvicinò a Teiris che sussultò leggermente.
Le sue mani le sfiorarono il volto e poi il collo.
«Io
probabilmente sarei capace di spezzarti la spina dorsale
e non proverei nientaltro che apatia. Lo capisci questo?»
Astea scostò il capo
come se questa verità gli facesse
un po male.
«Io non
»
Le mani della ragazza erano sulle braccia di lui
ma non lo stringevano.
«Devi capirlo. Non sono chi tu credi io sia. Wein ha paura di me.
Wein mi conosce. Perché non provi a sforzarti? Solo lodio
e la paura ti salveranno da me.»
Teiris sospirò.
Allontanò delicatamente le mani di Astea e le strinse nelle sue.
«Tu vuoi morire
non esiste alcun altro modo per risolvere
la tua situazione?»
Astea non rispose rimanendo assolutamente impassibile.
«O magari un modo c'è... ma è troppo pericoloso per
coinvolgermi vero?»
«Non so bene cosa mi stia succedendo Teiris,» sospirò
Astea «uccidendo i draghi mi sono sentito di nuovo bene... eppure
adesso ricomincio a tenere un minimo alla vostra incolumità...
e non voglio coinvolgervi. Solo io e Wein facciamo parte di questa storia...
e continuo a credere che l'unico modo di uscirne per me sia quello di
morire.»
«Morire non è un modo!» continuò Teiris «non
puoi morire. Perché non provi qualche altra via?»
«Perché altre vie non esistono. Forse dovrei seppellirmi
sotto terra
e attendere che le ere scorrano. Così che arrivi
la fine del mondo.»
«Astea
»
«Ma se lo facessi mia sorella continuerebbe a soffrire le ere. Io
DEVO morire
» il suo tono di voce era diventato man mano più
tagliente.
«Senti Astea
io
voglio fare qualcosa per te. Potrà
sembrarti stupido
allinizio non avevo intenzione di mettermi
in mezzo
cioè
non per aiutarti
ma ora
ora
che ho imparato a conoscerti voglio fare qualcosa per te
per quanto
possa essere piccolo il mio aiuto.»
Lui le scostò via le mani con forza.
«Ma come faccio a spiegartelo! Tu non puoi fare nulla! Nulla! Adesso
vattene, stanotte!»
«Ma
»
«Va via. Non abbiamo più motivo di parlare
non costringermi
a dirti altre cose orribili per allontanarti da me.»
Gli occhi di Teiris divennero per qualche momento liquidi. Poi una nuova
espressione le incorniciò il viso. Ostinazione.
«Astea. Io lavoro per i Draghi Celesti.»
Il ragazzo si bloccò. Trapassandola con gli occhi. Una scarica
di brividi gli passò la schiena facendogli dimenticare qualsiasi
sentimento di benevolenza.
«Come?»
«È quello che ho detto. La mia tecnica mi venne insegnata
da un maestro elfico al servizio dei Draghi Celesti e la mia esistenza
è stata votata sin dalla nascita al ritrovamento del fratello scomparso
degli Ingram di Shaen: al Fante Oscuro.»
Astea sorrise. «Andiamo
di che diamine stai parlando
»
«Il mio villaggio
tutte quelle belle parole che ti ho detto
erano tutte menzogne.»
«Cosa
»
«Il mio compito era di riavvicinarti alla causa del bene. Ma
passando questo tempo con te ho capito che era un compito che non faceva
per me, forse perché il bene inteso dai draghi non
si avvicina nemmeno un po allidea che ho io di bene. Nonostante
sia stata cresciuta per pensarla nel loro modo. È per questo motivo
che ora te lo rivelo. Io
non voglio più mentire con te. Io
voglio-»
«STA ZITTA!» gridò lui.
Le orecchie di Wein, seduto al bancone dellosteria al piano terra
sfarfallarono.
«Manoa
rimani qui. Ho
uno strano presentimento
»
La ragazza ciondolò un po la testa e sorrise senza capire.
Posò il bicchiere di vino che aveva in mano, vuoto. Wein era già
sparito.
«Astea io
»
«COME
come hai potuto
anzi
no, lo so come
hai potuto, i Draghi Celesti non sono migliori dei loro cugini demoni
e tu non fai eccezione, una ragazza umana nata e cresciuta per me
»
il ragazzo sorrise. «Veramente degno di loro
non credi?»
«Astea
è vero
ho votato la mia esistenza alla
tua redenzione
» si morse le labbra «ma ora
la mia idea di redenzione è diversa
io rinnego ciò
che sono stata
»
«Ciò che sei stata? È perverso! E' orribile! E non
cè nulla di strano!» ruggì lui.
«Sì ma
Astea io sono cambiata
ora ho preso una
decisione, voglio esserti vicina e non ha importanza quanto costi
non sono più una dei draghi
rinnego anche il mio maestro.»
Astea si allontanò verso la finestra e a Teiris sembrò di
scorgere delle tonalità rossicce sulla sua figura... poi si voltò
e le sorrise sereno, la ragazza sospirò.
«Te lho detto Teiris
tu non mi conosci
io ora
ad esempio
ho soltanto voglia di ucciderti
» Sferrò
un pugno sullo stipite della finestra vaporizzando metà del muro
della stanza.
«Astea calmati!» gridò lei soffocando un grido di puro
terrore. «Ti voglio bene non
lo so è stato orribile
da parte mia... io... ma
»
«ORRIBILE?» In un battito di ciglia le apparve vicino,
così vicino che la sfiorava. «Tu non sai cosa significhi
orribile. Sei capace solo di rigirare il coltello nella piaga
tu
e il tuo dannato profumo
così
ingenuo.» ringhiava.
Stavolta il pugno si conficcò nei mattoni del muro a poca distanza
dal volto della ragazza, sulla quale si aprì una piccola ferita.
«Astea
odiami
uccidimi
se potrà farti stare
meglio, fallo. Io
la mia vita
solo adesso capisco che non
è mai valsa la pena di viverla.»
Il ragazzo ebbe un leggera indecisione.
Teiris rimase lì, immobile, le braccia unite in grembo. Evitava
lo sguardo del ragazzo.
Astea venne scosso da una ondata di pura ferocia e frustrazione scariche
azzurrine e rossastre lo circondarono.
«MALEDIZIONE!» Continuò a colpire il muro scaraventando
via mattoni e intonaco mentre la ragazza si fece sempre più piccola.
Poi per Teiris fu come svegliarsi da un sogno. Alzò lo sguardo
dietro Astea e le sue pupille si strinsero come se colpite da una luce
tremenda.
Iniziò a tremare terrorizzata.
Quando Wein arrivò nella stanza di Astea, non cera traccia
né di lui, né di Teiris, né dellalabarda del
ragazzo. Tutto era in disordine, il buco al posto della finestra dava
verso un villaggio spazzato dalla tempesta.
Si lanciò allinseguimento dei due.
«Merda! ASTEA!!»
Ridley riprese conoscenza nelle proprie stanze. Noah se ne stava affacciato
alla finestra a vedere il mare che scorreva. Il capitano del vascello
era stato lavato e asciugato dalle donne dellequipaggio e ora indossava
solo una camicia lisa e una calzamaglia comoda sotto le coperte.
Si stiracchiò e subito dopo si guardò i capelli che avevano
già ripreso un po di colore.
«Quanto ho dormito?»
«Un paio di giorni
»
«Non male
sono di nuovo un minimo colorati
»
«Pensavi di averceli ancora bianchi?»
«Sì
il potere della Northern Star è fenomenale
e non ha minimamente interferito col mio volere
»
«Già
non ho visto bene la dinamica dello scontro ma
se hai tenuto testa da sola a quellaffare di Shaia
devono
essere veramente dei poteri enormi
»
«Ovvio.»
«E brava Rid
Dante voleva fare due chiacchiere con te non
appena ti fossi svegliata
te la senti di rivederlo?»
Ridley sorrise. «Poche donne ti risponderebbero di no
»
Noah sospirò. «Non capisco che ci troviate in lui
bah
»
In quel momento bussarono alla porta.
«È aperto.» disse Ridley e Dante scivolò nella
stanza come unombra.
«Mi fa piacere rivederti in piedi Dante
»
«Non nascondo di provare lo stesso sollievo capitano.»
«Bene. Adesso vuoi spiegarmi che cosa hai in testa?»
«Col dovuto rispetto capitano vorrei raccontarvi i miei piani lasciando
qualche dettaglio per il finale
sapete
non vorrei rovinare
la sorpresa dei lettori
»
«Lettori?»
«Beh...» tossicchiò lui «qualcuno dovrà
per forza scrivere questa storia
sarebbe un delitto non-»
«Piantala Dante
ci fai fare a tutti una figura di merda
»
sentenziò Noah.
«È semplice.» riprese tecnico, «i Draghi Celesti
sono informati dellappuntamento giacché Shaia fa parte delle
loro forze. I Draghi Occulti lo verranno a sapere dato che la mia presenza
a Ithos non passerà inosservata a coloro che sono ancora sulle
mie tracce, i demoni sono informati per via di Coral
e gli umani
hanno delle reti di informazione tali che una notizia simile avrà
già fatto il giro di Aman. Ovunque sia, il possessore della sesta
piuma è informato. Costeggiando il continente, con un piccolo aiuto
magico, arriveremo in vista di Leto, lisola sacra dove sorge il
Santuario dellArtemide entro cinque giorni da ora, in tempo per
il mio personale appuntamento.»
«E Vir Eliel? Stai facendo i conti senza di lui
»
Dante allontanò lo sguardo verso la finestra della stanza.
«Se conosco un minimo quella creatura
credo che si farà
viva molto presto. Credo stesse aspettando che fossi pronto per affrontarlo.»
«E ora lo sei?»
«Come non lo sono mai stato prima. Una volta affrontato Eliel parleremo
anche di quello che sarà il vostro ruolo in tutto ciò. Ora,
con permesso, devo andare.»
«Dove?»
«
a pelare le patate
» registrò non senza
una punta di imbarazzo «ho una montagna di lavoro arretrato.»
Ridley tossicchiò appena mentre Noah sbottava in una risata grassa.
Dante si richiuse la porta alle spalle e Noah era di nuovo serio.
«Credi che ci sia da fidarsi del tuo amico?» domandò
Ridley.
«Abbiamo altre alternative? Ormai ci siamo dentro fino al collo
»
La pioggia gli sferzò in faccia con incredibile forza mentre con
tre ampi balzi sui palazzi si alzava in cielo per una quarantina di metri.
Dallalto riuscì a scorgere con la coda dellocchio qualcosa
che si muoveva più veloce del resto, ma non riuscì a distinguere
di più. Era già sparito fuori città. Nello scendere
le sue ali si aprirono in cielo maestose. Una macchia scura attraversò
la luna, poi era di nuovo a piedi. Correva più veloce del vento,
gli alberi erano poco più che vaghe sagome. Le ali erano piegate
verso lalto per ricevere la spinta del vento e per non farlo sollevare
da terra vista la velocità con cui correva.
Aveva un cattivo presentimento.
Poi finalmente raggiunse una rupe. Si arrestò spiegando di nuovo
le ali per frenare la corsa.
Sul bordo della rupe cera Astea. Lalabarda era a terra, conficcata
nel terreno. Aveva in mano qualcosa.
«Astea?»
Nessuna risposta.
Cercò di aguzzare la vista ma appena ci riuscì piantò
gli occhi a terra.
Forse aveva visto male.
Mosse qualche passo in avanti. Un lampo illuminò meglio Astea.
E Teiris.
Wein si portò ancora più vicino.
E la vide lì. Fra le braccia di Astea, riversa.
Un sottile filo di sangue le usciva dalla bocca, aveva gli occhi aperti.
«Astea?»
Nessuna risposta ancora.
Wein inconsciamente fece per imbracciare la balestra ma non laveva
con sé.
«Astea cosa è successo?»
Ora i due si fronteggiavano, lespressione di Astea era distante.
«Che diamine è successo! PARLA!» Wein lo scosse.
Poi si chinò sul petto della ragazza per sentire i battiti del
cuore.
Nulla.
Le sue pupille si restrinsero, poi chiuse gli occhi lentamente, scacciando
qualche lacrima che si era fermata sulle palpebre.
Prese la ragazza dalle braccia di Astea e la adagiò a terra chiudendole
gli occhi.
Tornò a guardarlo. La rabbia del drago prese forma in piccole volute
di energia.
«Parla.»
Ma Astea non diceva nulla, sembrava una statua.
Lo afferrò per il bavero. Lo sollevò da terra, ma era come
avere a che fare con un manichino.
«Come
come hai potuto
tu
sei veramente cambiato.
Non cè più nulla che io possa fare e mi dispiace che
la mia Ville sia legata a una creatura abbietta come te!»
Gli sferrò un pugno con tutta la forza di cui era capace.
Astea volò di sotto dal dirupo, senza il minimo suono.
La pioggia aumentò dintensità, raccogliendosi in piccoli
rivoletti mentre scendeva fra gli occhi e le guance di Teiris, le bagnava
i capelli color indaco e le vesti rosse. Lacqua le solcava il viso
come se la ragazza stesse piangendo.
Dietro Wein, in ginocchio, apparve Etrom.
Teiris era morta.
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