Ottantaquattresimo Episodio: This Dying Soul


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Dante riapparve sulla Northern Star con Ridley e Noah. I capelli del capitano del vascello pirata erano divenuti completamente bianchi e rendevano l'aspetto della donna più saggio e maturo. Dante la osservò rapito.
«Semplicemente sorprendente... anche per una come lei... l’incantesimo che ha utilizzato era al di sopra di qualunque possibilità umana. Con Coral è riuscita a tenere testa a Shaia… in una condizione sfavorevole come una città abitata… e per poco non è riuscita a sopraffare l’elfo.»
Noah si grattò il mento.
«La carrozzina l’hai lasciata a Ithos?»
Dante lo guardò sfoderando la migliore delle sue facce indifferenti. Poi il suo sguardo mutò in una sfumatura di calore.
«Ti ringrazio Noah.»
Gli diede la mano da stringere ma Noah invece gli batté un cinque così forte da portargliela via.
Dante mascherò a stento una smorfia di dolore.
«Cos’è questa storia dell’Artemide? Andiamo al Santuario?»
«Sì, fra una settimana. Così avremo il tempo di avvertire tutte le potenze in gioco... ed il capitano potrà riacquistare le forze...»
Noah si grattò di nuovo il mento, dove c’era la cicatrice che aveva rimediato secoli addietro per via della peste.
«Non capisco… prima fai il misterioso e ti nascondi su questa nave e ora chiami tutti a raccolta?»
«Nessuno adesso ha il potere di sconfiggermi.»
«Beh cazzo; e Vir Eliel?»
«Vir Eliel non si è ancora fatto vivo… quando si farà vivo lo affronterò. Inoltre ho bisogno di invitare anche il possessore dell’ultima piuma… e visto che non ho più voglia di perdere tempo farò in modo di avvertirlo allertando l’intera Aman.»
«E i tuoi famosi contatti in giro per il mondo a cercarlo?»
«Non ho intenzione di utilizzarli prima della battaglia finale. E ora basta domande. Ne parleremo quando Ridley si sarà ripresa.»


Avevano passato una settimana fra i boschi e le radure e finalmente adesso potevano dormire in una locanda. Erano giunti ormai al confine sud del ducato di Sadon e fra poco sarebbero entrati nel regno di Celestia.
Fu verso le dieci di sera che Astea sentì bussare alla porta della sua stanza.
«È aperto, tanto nessuno può farmi del male…» biascicò lui da dentro.
La porta si aprì ed entrò Teiris, la ragazza arrossì leggermente, Astea aveva addosso solo i pantaloni. Sul suo petto erano ben visibili il tatuaggio di Enid e le catene immateriali di energia che lo circondavano illuminando debolmente la stanza.
«Wein non è, lui cammina più silenzioso… e a questo punto escluderei anche Manoa, che nonostante sia un’elfa cammina più rumorosamente di te, Teiris…»
La ragazza sorrise.
«Centro. Con te non si può fare il giochetto di arrivare alle spalle e metterti le mani sugli occhi… non ci sarebbe gusto…»
Stavolta fu il ragazzo a sorridere.
La ragazza si sedette al tavolino che c’era nella stanza singola. Astea rimase in piedi fissando il vuoto. I suoi occhi andavano da una parte all’altra come se stesse pensando.
«Astea… io… volevo parlarti…»
Lui non ebbe reazioni.
«Volevo… raccontarti un po’ di cose… perché… non ce la faccio più a tenertele segrete…»
Lui si voltò e non le permise di finire: «forse sono io che dovrei parlarti… ecco… il fatto è che quando ho detto che saresti morta… non l’ho detto perché… sì insomma… ti odio o cose simili… anzi… sei una delle poche persone con cui io abbia ricominciato a parlare dopo secoli di silenzio… se escludiamo la Morte… e quell'altro matto...»
Teiris scosse la testa non capendo.
«Il fatto è che, ti piaccia o no, chi mi sta vicino fa una brutta fine… prima è successo con la mia ragazza… poi con mia sorella… e Wein non fa eccezione.»
«Astea io…»
«È per questo che ho detto quelle cose e le penso ancora. In fondo non mi sono mai fatto scrupoli sull’uccidere innocenti. Lo sai questo?»
La ragazza si sistemò meglio sulla sedia. La figura del ragazzo che si stagliava contro la finestra era inquietante.
«Sei a conoscenza del fatto che anni fa radevo al suolo interi villaggi senza lasciare superstiti?»
«Astea… cosa stai dicendo?»
«Nulla… solo la verità. Ho passato stagioni a sentire il profumo del sangue. Sangue di uomini, donne e bambini. Fino a distinguerne le più piccole sfumature… alcune acri, altre dolci… altre ancora… profumate.»
La ragazza si ritrovò a guardare il pavimento intimorita.
«Quell’alabarda che tu hai portato a lungo fasciata sulla schiena… quell’arma mi è stata regalata da un Demone Sovrano… e ha mietuto più vittime della peste o della guerra. Io sono un mostro e tu non devi più venire con noi. Nessuno deve viaggiare con me.»
«Ma… Astea… tu adesso… sei diverso, l’hai detto tu stesso no? Hai parlato di tempo fa…»
«Teiris… come fai…» si fermò a cercare le parole «a essere così ingenua? Le persone non cambiano, io sono un mostro…»
«Tu sei… umano… hai aiutato le persone del mio villaggio… hai sconfitto lo Wyrm… e non hai mai fatto del male a quelli che volevano giustiziarti…»
«Io sono un mostro. Il fatto che adesso non abbia voglia di uccidere non significa che io non ne sia capace.»
Il ragazzo si avvicinò a Teiris che sussultò leggermente. Le sue mani le sfiorarono il volto e poi il collo.
«Io… probabilmente sarei capace di spezzarti la spina dorsale e non proverei nient’altro che apatia. Lo capisci questo?» Astea scostò il capo… come se questa verità gli facesse un po’ male.
«Io non…»
Le mani della ragazza erano sulle braccia di lui…ma non lo stringevano.
«Devi capirlo. Non sono chi tu credi io sia. Wein ha paura di me. Wein mi conosce. Perché non provi a sforzarti? Solo l’odio e la paura ti salveranno da me.»
Teiris sospirò.
Allontanò delicatamente le mani di Astea e le strinse nelle sue.
«Tu vuoi morire… non esiste alcun altro modo per risolvere la tua situazione?»
Astea non rispose rimanendo assolutamente impassibile.
«O magari un modo c'è... ma è troppo pericoloso per coinvolgermi vero?»
«Non so bene cosa mi stia succedendo Teiris,» sospirò Astea «uccidendo i draghi mi sono sentito di nuovo bene... eppure adesso ricomincio a tenere un minimo alla vostra incolumità... e non voglio coinvolgervi. Solo io e Wein facciamo parte di questa storia... e continuo a credere che l'unico modo di uscirne per me sia quello di morire.»
«Morire non è un modo!» continuò Teiris «non puoi morire. Perché non provi qualche altra via?»
«Perché altre vie non esistono. Forse dovrei seppellirmi sotto terra… e attendere che le ere scorrano. Così che arrivi la fine del mondo.»
«Astea…»
«Ma se lo facessi mia sorella continuerebbe a soffrire le ere. Io DEVO morire…» il suo tono di voce era diventato man mano più tagliente.
«Senti Astea… io… voglio fare qualcosa per te. Potrà sembrarti stupido… all’inizio non avevo intenzione di mettermi in mezzo… cioè… non per aiutarti… ma ora… ora che ho imparato a conoscerti voglio fare qualcosa per te… per quanto possa essere piccolo il mio aiuto.»
Lui le scostò via le mani con forza.
«Ma come faccio a spiegartelo! Tu non puoi fare nulla! Nulla! Adesso vattene, stanotte!»
«Ma…»
«Va via. Non abbiamo più motivo di parlare… non costringermi a dirti altre cose orribili per allontanarti da me.»
Gli occhi di Teiris divennero per qualche momento liquidi. Poi una nuova espressione le incorniciò il viso. Ostinazione.
«Astea. Io lavoro per i Draghi Celesti.»
Il ragazzo si bloccò. Trapassandola con gli occhi. Una scarica di brividi gli passò la schiena facendogli dimenticare qualsiasi sentimento di benevolenza.
«Come?»
«È quello che ho detto. La mia tecnica mi venne insegnata da un maestro elfico al servizio dei Draghi Celesti e la mia esistenza è stata votata sin dalla nascita al ritrovamento del fratello scomparso degli Ingram di Shaen: al Fante Oscuro.»
Astea sorrise. «Andiamo… di che diamine stai parlando…»
«Il mio villaggio… tutte quelle belle parole che ti ho detto… erano tutte menzogne.»
«Cosa…»
«Il mio compito era di riavvicinarti alla causa del bene. Ma… passando questo tempo con te ho capito che era un compito che non faceva per me, forse perché il “bene” inteso dai draghi non si avvicina nemmeno un po’ all’idea che ho io di bene. Nonostante sia stata cresciuta per pensarla nel loro modo. È per questo motivo che ora te lo rivelo. Io… non voglio più mentire con te. Io voglio-»
«STA ZITTA!» gridò lui.

Le orecchie di Wein, seduto al bancone dell’osteria al piano terra sfarfallarono.
«Manoa… rimani qui. Ho… uno strano presentimento…»
La ragazza ciondolò un po’ la testa e sorrise senza capire. Posò il bicchiere di vino che aveva in mano, vuoto. Wein era già sparito.

«Astea io…»
«COME… come hai potuto… anzi … no, lo so come hai potuto, i Draghi Celesti non sono migliori dei loro cugini demoni… e tu non fai eccezione, una ragazza umana nata e cresciuta per me…» il ragazzo sorrise. «Veramente degno di loro… non credi?»
«Astea… è vero… ho votato la mia esistenza alla tua “redenzione”…» si morse le labbra «ma ora la mia idea di redenzione è diversa… io rinnego ciò che sono stata…»
«Ciò che sei stata? È perverso! E' orribile! E non c’è nulla di strano!» ruggì lui.
«Sì ma… Astea io sono cambiata… ora ho preso una decisione, voglio esserti vicina e non ha importanza quanto costi… non sono più una dei draghi… rinnego anche il mio maestro.»
Astea si allontanò verso la finestra e a Teiris sembrò di scorgere delle tonalità rossicce sulla sua figura... poi si voltò e le sorrise sereno, la ragazza sospirò.
«Te l’ho detto Teiris… tu non mi conosci… io ora ad esempio… ho soltanto voglia di ucciderti…» Sferrò un pugno sullo stipite della finestra vaporizzando metà del muro della stanza.
«Astea calmati!» gridò lei soffocando un grido di puro terrore. «Ti voglio bene non… lo so è stato orribile da parte mia... io... ma…»
«ORRIBILE?» In un battito di ciglia le apparve vicino, così vicino che la sfiorava. «Tu non sai cosa significhi orribile. Sei capace solo di rigirare il coltello nella piaga… tu e il tuo dannato profumo… così… ingenuo.» ringhiava.
Stavolta il pugno si conficcò nei mattoni del muro a poca distanza dal volto della ragazza, sulla quale si aprì una piccola ferita.
«Astea… odiami… uccidimi… se potrà farti stare meglio, fallo. Io… la mia vita… solo adesso capisco che non è mai valsa la pena di viverla.»
Il ragazzo ebbe un leggera indecisione.
Teiris rimase lì, immobile, le braccia unite in grembo. Evitava lo sguardo del ragazzo.
Astea venne scosso da una ondata di pura ferocia e frustrazione scariche azzurrine e rossastre lo circondarono.
«MALEDIZIONE!» Continuò a colpire il muro scaraventando via mattoni e intonaco mentre la ragazza si fece sempre più piccola.
Poi per Teiris fu come svegliarsi da un sogno. Alzò lo sguardo dietro Astea e le sue pupille si strinsero come se colpite da una luce tremenda.
Iniziò a tremare terrorizzata.

Quando Wein arrivò nella stanza di Astea, non c’era traccia né di lui, né di Teiris, né dell’alabarda del ragazzo. Tutto era in disordine, il buco al posto della finestra dava verso un villaggio spazzato dalla tempesta.
Si lanciò all’inseguimento dei due.
«Merda! ASTEA!!»


Ridley riprese conoscenza nelle proprie stanze. Noah se ne stava affacciato alla finestra a vedere il mare che scorreva. Il capitano del vascello era stato lavato e asciugato dalle donne dell’equipaggio e ora indossava solo una camicia lisa e una calzamaglia comoda sotto le coperte.
Si stiracchiò e subito dopo si guardò i capelli che avevano già ripreso un po’ di colore.
«Quanto ho dormito?»
«Un paio di giorni…»
«Non male… sono di nuovo un minimo colorati…»
«Pensavi di averceli ancora bianchi?»
«Sì… il potere della Northern Star è fenomenale… e non ha minimamente interferito col mio volere…»
«Già… non ho visto bene la dinamica dello scontro ma se hai tenuto testa da sola a quell’affare di Shaia… devono essere veramente dei poteri enormi…»
«Ovvio.»
«E brava Rid… Dante voleva fare due chiacchiere con te non appena ti fossi svegliata… te la senti di rivederlo?»
Ridley sorrise. «Poche donne ti risponderebbero di no…»
Noah sospirò. «Non capisco che ci troviate in lui… bah…»
In quel momento bussarono alla porta.
«È aperto.» disse Ridley e Dante scivolò nella stanza come un’ombra.
«Mi fa piacere rivederti in piedi Dante…»
«Non nascondo di provare lo stesso sollievo capitano.»
«Bene. Adesso vuoi spiegarmi che cosa hai in testa?»
«Col dovuto rispetto capitano vorrei raccontarvi i miei piani lasciando qualche dettaglio per il finale… sapete… non vorrei rovinare la sorpresa dei lettori…»
«Lettori?»
«Beh...» tossicchiò lui «qualcuno dovrà per forza scrivere questa storia… sarebbe un delitto non-»
«Piantala Dante… ci fai fare a tutti una figura di merda…» sentenziò Noah.
«È semplice.» riprese tecnico, «i Draghi Celesti sono informati dell’appuntamento giacché Shaia fa parte delle loro forze. I Draghi Occulti lo verranno a sapere dato che la mia presenza a Ithos non passerà inosservata a coloro che sono ancora sulle mie tracce, i demoni sono informati per via di Coral… e gli umani hanno delle reti di informazione tali che una notizia simile avrà già fatto il giro di Aman. Ovunque sia, il possessore della sesta piuma è informato. Costeggiando il continente, con un piccolo aiuto magico, arriveremo in vista di Leto, l’isola sacra dove sorge il Santuario dell’Artemide entro cinque giorni da ora, in tempo per il mio personale appuntamento.»
«E Vir Eliel? Stai facendo i conti senza di lui…»
Dante allontanò lo sguardo verso la finestra della stanza.
«Se conosco un minimo quella creatura… credo che si farà viva molto presto. Credo stesse aspettando che fossi pronto per affrontarlo.»
«E ora lo sei?»
«Come non lo sono mai stato prima. Una volta affrontato Eliel parleremo anche di quello che sarà il vostro ruolo in tutto ciò. Ora, con permesso, devo andare.»
«Dove?»
«…a pelare le patate…» registrò non senza una punta di imbarazzo «ho una montagna di lavoro arretrato.»
Ridley tossicchiò appena mentre Noah sbottava in una risata grassa. Dante si richiuse la porta alle spalle e Noah era di nuovo serio.
«Credi che ci sia da fidarsi del tuo amico?» domandò Ridley.
«Abbiamo altre alternative? Ormai ci siamo dentro fino al collo…»


La pioggia gli sferzò in faccia con incredibile forza mentre con tre ampi balzi sui palazzi si alzava in cielo per una quarantina di metri. Dall’alto riuscì a scorgere con la coda dell’occhio qualcosa che si muoveva più veloce del resto, ma non riuscì a distinguere di più. Era già sparito fuori città. Nello scendere le sue ali si aprirono in cielo maestose. Una macchia scura attraversò la luna, poi era di nuovo a piedi. Correva più veloce del vento, gli alberi erano poco più che vaghe sagome. Le ali erano piegate verso l’alto per ricevere la spinta del vento e per non farlo sollevare da terra vista la velocità con cui correva.
Aveva un cattivo presentimento.
Poi finalmente raggiunse una rupe. Si arrestò spiegando di nuovo le ali per frenare la corsa.
Sul bordo della rupe c’era Astea. L’alabarda era a terra, conficcata nel terreno. Aveva in mano qualcosa.
«Astea?»
Nessuna risposta.
Cercò di aguzzare la vista ma appena ci riuscì piantò gli occhi a terra.
Forse aveva visto male.
Mosse qualche passo in avanti. Un lampo illuminò meglio Astea.
E Teiris.
Wein si portò ancora più vicino.
E la vide lì. Fra le braccia di Astea, riversa.
Un sottile filo di sangue le usciva dalla bocca, aveva gli occhi aperti.
«Astea?»
Nessuna risposta ancora.
Wein inconsciamente fece per imbracciare la balestra ma non l’aveva con sé.
«Astea cosa è successo?»
Ora i due si fronteggiavano, l’espressione di Astea era distante.
«Che diamine è successo! PARLA!» Wein lo scosse. Poi si chinò sul petto della ragazza per sentire i battiti del cuore.
Nulla.
Le sue pupille si restrinsero, poi chiuse gli occhi lentamente, scacciando qualche lacrima che si era fermata sulle palpebre.
Prese la ragazza dalle braccia di Astea e la adagiò a terra chiudendole gli occhi.
Tornò a guardarlo. La rabbia del drago prese forma in piccole volute di energia.
«Parla.»
Ma Astea non diceva nulla, sembrava una statua.
Lo afferrò per il bavero. Lo sollevò da terra, ma era come avere a che fare con un manichino.
«Come… come hai potuto… tu… sei veramente cambiato. Non c’è più nulla che io possa fare e mi dispiace che la mia Ville sia legata a una creatura abbietta come te!»
Gli sferrò un pugno con tutta la forza di cui era capace.
Astea volò di sotto dal dirupo, senza il minimo suono.
La pioggia aumentò d’intensità, raccogliendosi in piccoli rivoletti mentre scendeva fra gli occhi e le guance di Teiris, le bagnava i capelli color indaco e le vesti rosse. L’acqua le solcava il viso come se la ragazza stesse piangendo.
Dietro Wein, in ginocchio, apparve Etrom.
Teiris era morta.

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