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«Coral.»
«Sì capo?»
Il giovane demone era inginocchiato al cospetto di Enid. La donna era
seduta con le gambe accavallate e il suo sguardo era più freddo
dellimmensa sala del trono.
«Quanto mi hai raccontato è parecchio interessante
sembra che alla fine Dante abbia deciso di accorciare i tempi e muovere
allattacco indiscriminato contro tutti
si sente sicuro di
sé, non è vero?»
«Credo di si capo. È ritornato nel pieno delle forze e ritengo
sia anche più pericoloso di prima.»
«Bene, lArtemide deve essere nostra. Credo che presto Dante
ti chiederà di schierarti
come procede lapprendimento
della sua tecnica?»
«Gli scontri con Shaia sono stati molto istruttivi
quali sono
le nuove disposizioni?»
«Dora in poi dovrai cavartela da solo. Kaviel ha escluso noi
Sovrani dalloperazione. Con le forze in gioco dice che è
troppo pericolosa leventualità di perdere uno di noi nella
battaglia col rischio di veder sfumare anche lArtemide. I miei contatti
con te finiranno una volta in prossimità dellisola sacra
di Leto
e credo che, proprio per questo, la Northern Star arriverà
presto a portata del potere di Galder che ha permeato quei luoghi di modo
da eliminare mie eventuali intrusioni. Il nostro obbiettivo rimane sempre
lo stesso: prendere lArtemide. Il modo per raggiungerla sarà
affare tuo. Ricorda che cè anche Etrom in gioco e non ho
idea di come potrebbe rientrare nella faccenda. Ricorda il tuo patto con
Dante. Sarà un tuo alleato prezioso, finché non sarete riusciti
a prendere larma. Subito dopo potrebbe divenire il tuo peggior nemico.»
Coral annuì mentre i suoi occhi si perdevano nelle venature del
marmo di fronte al trono di Enid.
«Ora puoi andare Coral.» disse Enid con una leggera inflessione
di calore nella voce.
Coral si alzò e fece per andarsene poi si fermò.
«Unultima cosa capo.»
«Parla.»
«Vorrei chiedervi
se non era troppo disturbo per voi, di mostrarmi
linterno dellala Ovest.»
Enid aguzzò lo sguardo e i suoi braccialetti tintinnarono.
La pioggia batteva forte su una lapide di legno con sopra incisi, con
pochi e incerti movimenti, i caratteri di Teiris Lephrea Kursch.
Wein e Manoa erano immobili come statue. La rupe frusciava dei suoi alberi
e del vento e in lontananza dei lampi illuminavano di tanto in tanto le
schiene dei due.
Passarono molto tempo a contemplare il luogo in cui avevano sepolto la
ragazza. Non cera niente da dire o, forse, cerano fin troppe
parole per descrivere lodio che adesso infiammava il cuore di Wein,
o il senso di impotenza di Manoa venuta a conoscenza dei fatti quando
ormai non cera più nulla da fare. Proprio quando sembravano
essere divenuti un gruppo, quando le loro capacità si erano unite
per compiere unimpresa memorabile
proprio ora che iniziavano
a essere parte di qualcosa di più grande di loro, tutto sinfrangeva
in mille pezzi senza la speranza che qualcuno potesse rimettere a posto
le cose.
Il primo a voltarsi fu Wein, con un ampio gesto del braccio destro scrollò
di dosso un po dacqua dalla mantellina. Manoa si girò
dopo poco e gli si avvicinò. Gli poggiò una mano sulla spalla
e insieme si allontanarono dalla rupe.
Etrom rimase lì ancora più a lungo. Avrebbe voluto parlare.
Ma in fondo per dire cosa? Era così che le cose dovevano andare,
Teiris aveva pianto a lungo nel viaggio verso laldilà. Aveva
pianto tutta la sua frustrazione e la tristezza per come la sua vita era
finita senza aver conseguito il suo scopo. Poche altre volte aveva sentito
così pesante il suo lavoro. Forse mai. Perché adesso le
sorti di Astea la interessavano da vicino. Il Fante Oscuro era tornato
tale
e lei non ne era felice.
Kaviel le aveva appena dato le ultime disposizioni
e quel luogo
la cullò in una concentrazione assoluta.
Enid faceva strada per le sale dellimponente castello. Quel giorno
lisola era scossa da una violenta tempesta tropicale e le palme
si piegavano fin quasi a toccare terra sotto le grida del vento. Il dedalo
di cunicoli iniziò a sapere di antico e di polvere. Erano rimasti
segnati nella polvere i passi delle prime volte in cui Coral si era ritrovato
di fronte a quella porta invasa dalledera. Dove il sole non entrava
e dove tutto ciò che era vivo sembrava intimorito e debole.
Quando finalmente quella porta fu davanti a loro, Enid si fermò
e fece segno a Coral di precederla.
«Qui giace il frutto dellodio di un Demone Sovrano. Motivo
di mio piacere e diletto
eppure macchia della mia lunga esistenza.
Non ti mostro questo luogo perché non farai ritorno dallultima
missione. Anzi, sono sicura che sopravvivrai. Ti mostro questo luogo perché
voglio che tu sia capace di leggermi dentro, oggi.»
Coral smise di respirare e di sudare come un essere umano. Fece per avvicinare
la mano alla maniglia della porta ma, senza che se ne accorgesse, anche
la mano di Enid era sulla sua. La donna lo baciò dolcemente sulla
bocca prima che lui aprisse la porta. Poi gli occhi del demone si restrinsero
per la luce che fuoriuscì dallambiente.
Entrò.
Il Santuario dellArtemide era situato su di unisola sacra
a est di Aman. Nonostante la sua latitudine fosse la stessa del deserto
di Cleiral dove si ergeva la residenza del Guardiano, le energie di Galder
vi erano confluite a seguito della Vera Guerra rendendola unisola
completamente innevata e bagnata da mari gelidi.
Un contingente di sacerdoti dei Draghi Occulti del Clan di Gaul vegliava
sulle sorti dellarma da secoli e nessuna creatura che non fosse
occulta si recava in quei luoghi da molto tempo.
La Northern Star spinta dalla magia dellequipaggio e da forti venti
si mosse da Ithos a vele spiegate di modo che potesse arrivare, in corrispondenza
del settimo giorno dallappuntamento di Dante, in vista dellisola.
Era una di quelle sere serene in cui non cera un filo di vento in
mare. La truppa dei maghi era impegnata a pieno regime, Ridley passava
di tanto in tanto a decidere i turni per far riposare tutti e la serata
scorreva tranquilla. Il morale della nave era tornato buono con il ritorno
in forze di Dante ed avere qualcosa da fare aiutava tutti a stare più
tranquilli.
Coral era tornato sulla nave e dava una mano come poteva senza utilizzare
troppo i propri poteri per evitare che potesse venire rintracciato.
Dante passeggiava sul ponte. Immerso nelle sue riflessioni
e nella
sua pausa lavorativa.
Ridley lo raggiunse quando la luna stava fuoriuscendo dalle onde per descrivere
un lungo arco in cielo. Era gigantesca quel giorno e sorgeva tinta di
un colore purpureo.
«Bello spettacolo vero?» salutò Ridley dando unocchiata
di sbieco a Dante.
«Indubbiamente. Una volta tanto siamo daccordo capitano.»
«Che cosa ne sarà di questa nave quando saremo in vista di
Leto?»
«Strana domanda se fatta dal capitano al mozzo.»
«Andiamo Dante. Ho controllo su questa nave nel preciso momento
in cui tu mi permetti di averlo. Non essere sciocco.»
«Sapete che non è così. Avreste potuto gettarmi in
mare quando non ero capace di occuparmi di me stesso
e invece non
lavete fatto. Adesso sono in debito con voi.»
Ridley sorrise. «Certo, dici che avrei potuto? Con Noah di mezzo?
Si sarebbe messo a strillare come un bambino.»
Stavolta fu Dante a sorridere.
«Nonostante non ne abbia alcun ragionevole motivo, quel ragazzo
mi vuole bene. »
«Balle. Se è vero che sei stato tu a crescerlo è ovvio
che ti sia molto attaccato.»
I due guardarono Noah sul ponte. Se ne stava sdraiato su una rete di corde
che collegava lalbero di mezzana alla balaustra della nave. Una
folata di vento fece piegare su di un fianco leggermente la nave e lui
rotolò giù cascando in acqua come un sasso. Poco dopo si
sentì un rumore sordo di scafo di nave che urta contro una testa
dura.
Noah riemerse dopo poco gridando improperi al cielo e sputazzando acqua
mentre mezzo equipaggio crepava dalle risate.
Dante tossicchiò. «Dovrei essere fiero di come è diventato
»
«E lo sei vero?»
Dante si avvolse di quel silenzio profondo che lasciava allinterlocutore
tutto il tempo per rispondersi nella maniera più ovvia.
«Conoscevate la Northern Star prima che io ne diventassi il capitano
vero?»
«Certo, in guerra la Morte è una delle compagnie più
fedeli... quale che sia la circostanza non ti abbandona mai
»
«Che
che cosa era
prima di me?»
Dante si sistemò gli occhiali sul naso lasciando che riflettessero
la luce scarlatta della luna...
Allinterno cera una colonna di luce.
La stanza tutta intorno riportava ancora i segni del loro scontro. Ferita,
sospesa nel tempo.
Il tempo aveva cessato di scorrere allinterno dellala Ovest
del castello di Enid la Tessitrice dInganni nellisola di Cathal.
Nulla era come nel resto del mondo. Non cera silenzio, né
polvere, solo distruzione. E lei era lì. Nella colonna di luce.
Bella e tremendamente martoriata.
Immobile, nel riflesso dei suoi occhi castani era possibile vedere qualche
vaga scia del dolore che stava provando, dolore.
Coral rimase pietrificato da quella visione. Le profondità più
recondite dellanimo di Enid si mostravano a lui in quella stanza
in tutto la loro più violenta oscurità. Cera dellordine
in quella distruzione. Ledera che dallesterno chiudeva la
porta
dei segni di vita pur minimi
tutto allinterno
scompariva in quello spettacolo grandioso e terrificante.
Avvertì dietro di sé la presenza del Demone Sovrano. Come
quella volta in cui laveva colto sul fatto, lei ora non emanava
alcuna aura di potere. Era semplicemente abbandonata alla visione. Inerme
e indifesa al suo cospetto. Non era il terrificante Demone dellInganno
che gli parlava durante le occasioni ufficiali, divenute sempre più
delle occasioni informali. Non era nemmeno la creatura sovrannaturale
e spigliata che lo conquistava fra limbarazzo e la bellezza. Era
semplicemente un guscio
o meglio
perdeva le sue connotazioni
sovrannaturali per divenire quasi
mortale.
Coral distolse lo sguardo dalla colonna di luce attirato da una Enid così
fuori dal tempo.
Dopo qualche istante in cui assorbì ancora le sensazioni abbiette
e terribili che emanava quel luogo, si avviò verso la porta dingresso
per poi uscirne scosso. Richiuse lentamente dietro di sé la porta
con un sospiro di sollievo.
Pensò che un demone non doveva rimanere sconvolto di fronte alla
visione di un baratro di odio e terrore. In fondo quelle erano le energie
emesse dalle creature viventi che meglio li sostentavano
eppure
era scosso. Finalmente si accorse che aveva smesso di respirare e sudare
e ritornò a una materializzazione più umana della sua forma,
come se concentrarsi sui dettagli gli permettesse di rimettere un po
di ordine fra i suoi pensieri.
Da ora in poi sarebbe stato di nuovo solo. Solo contro tutti. Persino
degli stessi demoni non poteva fidarsi. Il suo obbiettivo primario era
recuperare lArtemide. Un obbiettivo che veniva prima anche della
sua stessa sopravvivenza. Dante era un enigma
per non parlare delle
altre figure che gli ruotavano attorno, non ultimo il capitano della Northern
Star, Ridley Rhian. Sapeva per altro così poco degli intrighi fra
tutte le fazioni in gioco che non avrebbe potuto escogitare un piano ben
congeniato. Avrebbe dovuto fare affidamento solo sulla sua capacità
di improvvisazione e la cosa lo mise a disagio.
Si allontanò dallala Ovest vagando immerso nei propri pensieri.
Fin quando non rivide Enid davanti ai propri occhi. La sua veste chiara
copriva a malapena i circoli rosa delle punte dei suoi seni e il respiro
ora visibile in quella donna era un ritmo ipnotico che sembrava attrarlo
con una forza terrificante. Le cavigliere e i bracciali luccicavano come
bagnati dalla poca luce che filtrava nel castello sull'isola di Cathal;
ma non riuscivano a superare la luminosità di quegli occhi di ghiaccio,
azzurri e freddi come il Mare del Nord.
Tutto si sarebbe basato sulla sua capacità di improvvisazione.
Si avvicinò arrivandole così vicino da vedere quanto fosse
la loro differenza di altezza. Da quella distanza lei sembrava più
piccola e meno terribile
quasi
delicata. Il profumo esotico
e appena accennato dei suoi capelli lo inebriò ancora di più
e le sue mani la afferrarono ormai spasmodiche. La strinse a sé
e lei alzò piano il capo verso di lui sorridente.
La baciò sentendo esplodere le proprie energie negative in un uragano
di potere. Si sentì risucchiare in un turbine di calore che a ogni
voluta lo rendeva più grande e forte fino a farlo perdere del tutto
in lei.
Le loro spoglie dalle sembianze mortali trovarono in una delle tante sale
un letto su cui piombare. Un letto che in un attimo divenne il baldacchino
della stanza reale della Tessitrice. Con imponenti colonne tortili e tende
di seta, con la volta e gli archi della stanza ottagonale.
La veste del Demone Sovrano scivolò via con decisione lasciando
il corpo vibrante di lei a premere contro quello di Coral che si ritrovò
presto senza più vestiti addosso.
La carne mulatta di Enid scivolava sul bianco diafano di Coral stringendolo
e avviluppandolo in un crescendo di piacere finché lei non si issò
sul ragazzo e i propri fianchi e le sue cosce imperlate di sudore non
iniziarono ad accogliere avide le spinte di lui.
Poi improvvisamente si fermarono in un profondo sospiro e lei lo guardò
bucandogli lo spirito.
«Facciamo di noi ciò che vogliamo.» sussurrò
sorridente.
Il fuoco nel caminetto ardeva intensamente... da qualche parte. Sulla
Northern Star invece la luna era ormai salita del tutto in cielo perdendo
la sua colorazione rossastra.
«Questa nave
prima di te era unentità. Durante
la Vera Guerra
quando la luna sorgeva tardi e rossa proprio come
oggi, alcuni dicevano di vedere una splendida nave arrivare dal cielo.
Si muoveva leggera e silenziosa come se non avesse peso. Scendeva nel
deserto e lo solcava con una scia meravigliosa, raccoglieva le anime dei
morti rimasti sul campo e li portava tutti sul ponte
dal quale questi
salutavano le loro spoglie mortali, gli amici e le loro donne.»
Ridley rimase assorta a immaginare lo spettacolo sovrannaturale.
«Quando poi il tempo a disposizione dei caduti era finito, la nave
faceva delle piccole evoluzioni nel deserto fin quando non riusciva a
sollevarsi da terra. A quel punto la sua consistenza alla vista diveniva
flebile e aumentava ancora di più la sua leggerezza. La prua si
sollevava dalla sabbia e iniziava a salire alta in cielo senza il minimo
suono. Poi la nave prendeva la rotta del nord, in salita, verso la stella
che le dà il nome. Quando era abbastanza vicina e sembrava ormai
simile alle stelle che ornavano il cielo di fronte a essa, si apriva una
specie di cancello nel quale spariva portando con se i mugolii e le parole
degli spiriti che trasportava.»
«Hai mai visto in prima persona uno spettacolo simile?»
«No mai. Ma ho sempre voluto sperare di vederlo un giorno. Poi Eliel
mi portò via dal deserto, dalla Vera Guerra e dalle mie truppe.
Per rendermi ciò che sono diventato.»
«Perché non rifiutasti i suoi servigi?»
«Perché ero giovane e lodio e la vendetta muovevano
il mio cuore.»
«Mentre ora
cosa muove il tuo cuore?»
«La ricerca della pace.»
Ridley rimase in silenzio a lungo.
«Quanto credi che potrò resistere ancora alla volontà
di questa nave?»
«Ancora a lungo
sei forte e lei ti ha riconosciuto come tale.
Forse ancora lesistenza di una vita mortale. Forse meno
forse
più.»
«Sembra sia arrivato il momento di fare un bilancio della mia vita
vero?»
«Abbandonerete anche questo equipaggio?»
«Credo accadrà prima del previsto. La tua comparsa nella
mia vita ha accelerato certi meccanismi
e dovrò liberarmi
di tutti molto presto.»
In queste ultime parole Dante colse un po di tristezza.
Con un gioco di prestigio fece apparire due calici molto ampi in cui versò
un liquido dal colore caldo e corposo.
«Cognac?»
«Cognac.»
Wein e Manoa camminavano sotto la pioggia incuranti del vento e dellumidità.
«Che cosa faremo adesso Wein?»
Wein non rispose. Sembrava immerso in una specie di trance. Camminarono
ancora a lungo senza andare in una direzione ben precisa. Poi un colombo
apparve dalle nuvole sferzate dal vento e arrivò a posarsi sul
braccio alzato di Wein. Quando il colombo toccò il drago, svanì
nel nulla lasciando posto a una missiva di poche righe che terminava con
la firma elegante di Reldan. Portava la data di due giorni fa, Wein la
lesse ad alta voce.
«Fra una settimana al Santuario dellArtemide. Dante sarà
là e ci saranno i celesti, i demoni e gli occulti. Sembra che la
vicenda sia vicino a un epilogo. Volevo che lo sapeste. Reldan.»
Wein strinse la lettera nel pugno. Poi guardò Manoa e lelfa
lo ricambiò con unocchiata interrogativa.
«Che cosa centra tutto questo con te? »
«Andrò incontro al mio destino. Non cè altro
che io possa fare.»
«Al tuo destino? Di che diavolo stai parlando?»
«Ormai tutto è perduto. Cè ancora ben poco che
io possa fare
ma lo farò.»
Wein alzò gli occhi al cielo di una notte tempestosa come se cercasse
per la sua decisione la benedizione della pioggia. «È un
addio Manoa. Non voglio che anche tu sia coinvolta in tutto ciò.»
Sospirò sereno.
«Non è un addio. Verrò con te Wein. Non posso abbandonare
tutto ora. Ho bisogno di vivere questa faccenda fino in fondo per poterla
chiudere una volta per tutte.»
Manoa si appoggiò a Wein portandogli di nuovo una mano sulla spalla
e affondando il volto nei suoi capelli.
Wein le sfiorò la mano in segno di gratitudine. «Sai a cosa
vai incontro?»
«No, e tu?»
Dante assaporò le ultime gocce di Cognac dopodiché la sua
espressione cambiò.
Ridley si accorse del cambiamento e lo fissò con aria interrogativa.
Il suo calice era ancora mezzo pieno.
«Devo congedarmi momentaneamente madame.»
«Come?»
«Ho avvertito chiaramente la sua presenza. È a pochi chilometri
dalla nave
sulla costa. Mi sta chiamando
e sorride.»
«Hai bevuto troppo Dante?»
Il cielo si oscurò improvvisamente e una fitta pioggia fina prese
a scendere senza preavviso.
«Vir Eliel
è qui.»
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