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Dopo quasi cinquemila anni di nuovo i due si fronteggiavano.
Lontano dall'oceano, seduto comodamente su un masso squadrato nel mezzo
di una pianura sterminata circondata da lontani monti all'orizzonte. Come
se tutto ciò che aveva attorno non avesse significato; così
attendeva Vir Eliel, la creatura più potente di Aman. La tunica
lo fasciava ricadendo a terra resa pesante dall'acqua ed il cappello ed
il velo gli schermavano il volto e l'espressione. Fumava una lunga pipa
dalla quale usciva un esile filo di fumo.
Dante scese dal cielo con leggerezza atterrando con pochi passi ad una
decina di metri dalla figura.
Vir Eliel, il Maestro, e Dante Reznor, lAllievo. Il cielo rimbombava
di fragorosi tuoni ed la pioggia circondava i due di un alone fatto di
polvere finissima dacqua.
«E passato tanto tempo Dante.»
«Per quello che possa significare
si.»
Il Sovrano dei Draghi Occulti passeggiò per qualche tempo attorno
alla creatura seduta che rimase immobile.
«Io
voglio ucciderti.» disse Dante.
«Sapresti spiegarmene il motivo?»
Non riusciva a vederlo da sotto quel velo
ma sapeva che stava ridendo.
«Io
ti odio. Non credi sia normale che io provi questo sentimento
per te?»
«E dimmi Dante, perché dovresti provare odio nei confronti
di chi ti ha salvato la vita e ti ha elevato ad un grado superiore di
conoscenza? Non dirmi che è per via di Sierra.»
Dante si inumidì le labbra.
«Mi hai condannato ad una immortalità di solitudine. Un tempo
forse non capivo perché ti odiassi, ora lo so. Si, è per
Sierra, e per me.»
Le mani di Eliel, esili e raffinate vagarono per laria come per
afferrare qualche concetto.
«In fondo senza di me forse non avresti mai compreso il significato
della vita non credi? Non saresti mai riuscito ad afferrare quanto di
affascinante cera da perdere
la tua vita per te era un giocattolo,
prima.» le mani stavolta si mossero come per scacciare quel concetto
che librava sinuoso nellaria.
«Vivevi la tua vita come una bambola senza coscienza non avrebbe
saputo far meglio. Ora invece, sai.»
«Senza di te non avrei perso Sierra.»
Stavolta il tono di Eliel si fece più deciso. «Non lavresti
mai nemmeno incontrata
non lavresti amata. Non avresti capito.
Sei uno sciocco Dante. Più sciocco di quanto pensassi.»
Il drago serrò i pugni dalla rabbia.
«Non pretendere di venire qua dopo cinquemila anni con la presunzione
di continuare a fare la parte del Maestro.»
«Pretendere? Speravo che in questi anni fossi riuscito a
capire cosa tu fossi realmente
ma a quanto pare non ne sei stato
in grado
» Eliel sospirò, «Dante Dante
.
sono deluso. Molto deluso
»
«Deluso? TU
» il drago riconquistò la
calma. «Tu
di cosa dovresti essere deluso? Sono la tua macchina
da guerra, il tuo capolavoro. Voglio sapere perché ti interessasti
a me. Perché non qualcun altro?»
Vir Eliel rise ancora scuotendo la testa. «Dante
Dante
possibile che tu non abbia ancora capito? Eri già unopera
darte dotata di una fragilità disarmante
ma ora sei
cosciente della tua immortalità
sei invincibile
sei
completo.»
«Completo? Fragile?»
Ora Eliel sembrava che stesse parlando di lui in terza persona. «Ed
era un capolavoro, nella sua innocenza, nella sua naturale malvagità.
Nel suo essere così bello e potente insieme, avrei dovuto soltanto
affinarlo, renderlo più perfetto di quanto non fosse già.
Meno rozzo, più sublime.»
«Se solo io fossi stato in grado di capire
» riprese
Dante con una punta di rimorso, «ma ero giovane
e tu non facesti
nulla per istruirmi su quanto di realmente importante dovevo imparare.
La tua tecnica
solo quella contava per te. Anche a costo di annullare
la mia personalità, i miei sogni
le aspirazioni
»
«Aspirazioni? Avevi forse delle aspirazioni degne di questo nome
prima che io mi occupassi di te?»
«BASTA ELIEL! Ne avrei avute! Avrei potuto essere felice!
Avrei avuto un migliaio di anni per invecchiare, capire il senso di quanto
mi circondava e trovare alfine la pace dei sensi
invece ora
»
«È qui che ti sbagli
mio Dante
»
Gli occhiali del Drago Occulto baluginarono. «Che cosa?»
«Questa tecnica ha il potere di rendere immortale chi la controlla
a pieno, non lo nego. Governare spazio e tempo per mezzo della magia
un uso chirurgico del potere è in grado di assurgere anche a tali
livelli di perfezione
ma tu
eri già immortale... o
meglio... non era contemplata la tua fine... come del resto il tuo principio...»
Dante indietreggiò di un passo.
«Quale miasma oscuro e mortale sta uscendo dalla tua bocca? Quali
nuove menzogne?»
Eliel si alzò in piedi scuotendo la testa, era imponente. Si avvicinò
a Dante come per far si che le sue parole divenissero più chiare.
«Dimmi Dante
potresti mostrarmi una delle tecniche che hai
appreso per mezzo del mio insegnamento? Potresti farmi questo ultimo favore?»
«Eliel
il tuo tempo si sta esaurendo
perché è
di tempo che ora voglio parlare
di quel poco che ti rimane
perché fra poco di te non esisterà che un vago ricordo.»
«Coraggio Dante
la tecnica che attraverso la capacità
di modificare lo spazio materializza delle aure combattenti
»
Gli occhi di Dante si restrinsero mentre un vento forte lo scosse.
«Dove... dove vuoi arrivare
»
«Coraggio mio Dante
fallo.» Il suo era un tono categorico,
e Dante non riuscì ad opporre un rifiuto.
Il Drago si concentrò ed attorno a lui apparvero un centinaio di
suoi doppi. Non era una versione sommaria della tecnica. Quei doppi sembravano
in tutto e per tutto reali. Sembrava che adesso larea fosse piena
di decine di Dante, ed ognuno di loro fissava Eliel con un odio antico.
«Nemmeno adesso riesci ad avere una visione completa di noi due?»
«Noi due? Chi diamine sei. »
«Te lo dissi cinquemila anni fa, sono il tuo maestro.» stavolta
il drago lo sentì ridere. La mano di Eliel salì lentamente
verso la stoffa che gli copriva il viso e la afferrò. «Ho
molti nomi... ma tu chiamami Vir Eliel... oppure... Lord Dante Reznor.»
E così dicendo strappò via il lembo rivelando il suo volto
identico in tutto e per tutto a quello di Dante. Lo stesso taglio degli
occhi, lo stesso rosso spento delle iridi, la forma esile del volto, il
mento deciso e persino le stesse orecchie sotto il capello.
Il drago ebbe un capogiro. «Tu
. creatura corrotta
è
uno dei tuoi soliti giochi! Non posso averti
creato con questa tecnica
»
«Oh infatti non è accaduto
non sei stato TU
a creare me, mio piccolo presuntuoso
hai forse tanti ricordi della
tua gioventù? Ricordi alla perfezione chi ti insegnò a leggere?
Chi ti donò quella leggiadria imperturbabile che accompagna ogni
tuo singolo movimento come una armonia classica suonata da una orchestra
impeccabile? Oh! Vedo un po di smarrimento sul tuo volto
vuoi
sapere perché anche sforzandoti non lo ricordi o hai solo immagini
imprecise? Vuoi saperlo?»
«Basta
»
«Te lo svelerò io! Perché tu non hai avuto una infanzia!
Non sei mai stato giovane, fanciullo! Tu sei sempre stato così
non rifuggiarti nella tua lunga vita, conservi così bene i ricordi
di Sierra che risalgono a quasi cinquemila anni fa, come mai non hai il
benché minimo ricordo, anche fumoso della tua infanzia?»
«Io
»
«Sei tu che non sei altro che una mia emanazione
persino il
termine creare non è propriamente adeguato. Definiresti creature
viventi i doppi che hai materializzato? Ti definiresti il loro creatore?
Le definiresti reali nel vero senso della parola? O forse le definiresti
solo un espediente per combattere? Il frutto di una tecnica? »
Dante era a bocca aperta. Cadde in ginocchio.
Improvvisamente nella sua testa confluirono centinaia di ricordi. I ricordi
di Vir Eliel che parlava con Sierra, i suoi stessi ricordi, sembrava come...
che fosse stato lui ad averli vissuti...
Un altro ricordo
ma stavolta era strano
era come se fissasse
la scena in terza persona.
Le parole arrivavano dritte alla sua testa
ma non era li.
«Fattene una ragione Sierra. Gli umani appassiscono e muoiono.»
Vir Eliel stava rassettando la sua scrivania prendendo qualche libro in
mano e riponendone altri in una libreria. Sembrava come non voler dar
peso alla conversazione agendo così.
«Lascia perdere Dante e pensa alla tua felicità. Non ricaverai
nulla di buono da questo amore morboso.»
«Sei crudele Vir. Sono tre anni che ti seguo
e queste sono
le uniche parole di conforto che hai per me?»
Vir Eliel si voltò verso Sierra. La casa di Vir sembrava scavata
allinterno di un grosso albero. I muri erano in legno vivo qualche
ramo sbucava verso linterno ogni tanto. Tavoli, sedie, tutto era
fisso al terreno, intagliato. Un lungo letto e un arredamento scarno,
non sembrava esserci nulla fuori posto.
C'erano molti, troppi libri, in ogni più piccolo anfratto.
La stanza era ordinata e pulita.
«Stupida. Tre anni per me e per lui non sono altro che un semplice
respiro
anche tu... non sei che una piccola parentesi nella nostra
vita. Non durerai più di quanto potrebbe durare per te la vita
di una farfalla... se riuscirà a padroneggiare la mia tecnica Dante
non avrà più limiti alla propria esistenza. Ne sei al corrente?
Sai di essere TU la farfalla?»
Sierra strinse i pugni
avrebbe voluto picchiarlo ma sapeva che sarebbe
stata una cosa stupida. Lo stupido gesto di una farfalla
nella sua
breve vita di un giorno.
«Ti odio Vir.»
«I sentimenti dei mortali scivoleranno su di noi come acqua piovana.
Lasciando umidi i nostri vestiti e arido il nostro cuore.»
Sierra si voltò e corse via.
La vista delle lacrime non sfuggì a Vir Eliel che la fissò
mentre andava via.
«Cara quanto stupida. Povera creatura
»
Le ali da farfalla... le reazioni di Sierra... Sierra sapeva tutto...
chissà cosa pensava di Eliel? Un pazzo con una doppia personalità?
Oppure vedeva in lui il suo gemello? Oppure... al fine aveva compreso...
e ciononostante si era innamorata di un semplice simulacro? Persino Shaia
probabilmente non scorgeva alcuna differenza fra loro due... ed ecco spiegato
il motivo delle sue parole... così ambigue...
«È normale che io sia più forte di voi Dante...
un buon allievo supera sempre il maestro...» il suo sguardo era
quello che si ha con i bambini, le sopracciglia leggermente incurvate
verso l'alto e gli occhi luminosi e delicati.
Dante si inumidì le labbra per poi fulminare Shaia con lo sguardo.
«Hmpf... per quanto la ritengo uneventualità remota...
potrete anche aver superato Eliel... ma ciò non significa che voi
possiate sconfiggermi.»
«Siete paradossale. Non trovate?
«Tutto l'odio che provi nei miei confronti... e nei confronti di
Enid... non ti sembra dopotutto irrazionale? Tutte le sfumature del tuo
rancore servivano a renderti ciò che sei divenuto. Nemmeno i tuoi
sentimenti sono reali. Ed i ricordi... conservi anche parte dei miei ricordi
vero? O forse dovrei dire i nostri ricordi? Tutto serviva al mio scopo.»
I cento doppioni creati da Dante svanirono nel nulla lasciandolo solo.
Eliel si guardò intorno vedendo le immagini ridivenire nulla e
sbuffò sorridente. «Certo... adesso è chiaro che la
mia tecnica era evidentemente più completa della tua...»
«Perché credi che Enid abbia declinato il tuo invito quando
ti sei presentato nuovamente da lei? Tu lavevi sconfitta... perché
IO lavevo sconfitta. Lavevo già battuta una
volta. Lei vide il mio volto. Non cera motivo perché tu chiedessi
una rivincita
chissà cosa pensò di te quel giorno...
se si sentì ancora più umiliata da quel gesto...»
Lo sguardo di Dante divenne vacuo.
«Era logico no?» Proseguì Eliel.
«Per lunghi secoli mi sono disinteressato di questa storia e ho
vagato per luoghi che non ricordo... sai... sono anche tornato su alcune
mie vecchie posizioni... ad esempio Sierra. Anche io mi ero leggermente
affezionato alla ragazza e quando lei divenne una creatura immortale il
mio amore per lei crebbe fino a strapparmi al mio vagabondare
»
«Chi sei adesso? Sei tu Dante? Sei impazzito
»
Solo in quel momento Dante capiva il senso di quelle parole.
«Dante sei tu? Non sei Vir Eliel? Siete la stessa cosa... ma
tu non sei mai venuto qui... da me.»
Era andato a chiedere di Eliel proprio a lei, una delle poche creature
che sapeva che loro erano una unica entità. Eliel
era andato
a farle visita chissà quante volte
le sue mani avevano carezzato
il corpo freddo di lei in decine di migliaia di occasioni. Le sue labbra
lavevano sfiorata chissà quante centinaia di volte
in tutti quegli anni
«Come
come hai potuto...»
«Come ho potuto? Come hai potuto tu startene per cinquemila anni
fra le mura di un qualche polveroso castello a leggere ed a deprimerti!
La vita aveva così tanto da offrirti
non immagini neanche.
Ma in fondo anche questo era parte del piano.»
I canini di Dante fecero capolino dagli angoli della bocca trasfigurandolo
in una specie di belva.
«STA ZITTO!»
Si mosse con una velocità fuori dal comune colpendo Eliel in pieno
volto scaraventando lontano il suo dannato cappello di vimini.
Lui rideva. Rideva di gusto.
«Coraggio Dante! Tutto quello che ho fatto lho fatto per te!
Dal suggerire a Sierra quella soluzione fino al fare si che tu potessi
vivere in eterno essendo a conoscenza di quegli stessi poteri che ti avevano
fatto comparire su Aman! Come fai a provare rancore! In fondo sei un unicum...
un capolavoro artistico... il frutto ultimo della mia tecnica... io
»
aprì le braccia come per abbracciarlo, «...vieni qua mia
immagine riflessa... sei diventato come io volevo eppure non sei mai stato
nulla ed è ora che tu lo sappia
»
Il drago si serrò le mani attorno alla testa «UAAAAAAAARGH!»
«Se è me che volevate, potevate anche evitare di creare
tutti questi disturbi a questa povera città.» sussurrò
Reznor con un tono di voce così caldo e profondo da far gelare
il sangue nelle vene di Shaia. Scorse poi la paura nei suoi occhi e tutto
ciò non fece altro che accrescere la sua sicurezza.
«C
come
» Shaia perse la calma, cercò di
liberarsi come se scosso da spasimi e la sua espressione così sicura
divenne una maschera di terrore.
«Maestro!» gridò scorgendo negli occhi di Dante la
stessa espressione di Vir Eliel, la sicurezza del potere e della saggezza
di una creatura millenaria capace di compiere qualsiasi impresa.
«Stai facendo tutto questo per lei? Vendetta o
»
«Basta Sierra. Non parlare più. La sconfitta brucia ancora
troppo.»
Sierra aveva una splendida carnagione chiara, capelli corvini mossi e
degli occhi acuti del colore del cielo.
«Argh
mi stai facendo male...» disse Dante.
Inavvertitamente lei laveva stretto troppo.
«No
Vir Eliel è saggio e potente
ed è
anche dotato di una sensibilità sovrannaturale. Quella che ancora
manca a te per raggiungere i suoi livelli
»
«Stupido tizio col cilindo...»
«Non è finito amore mio
è iniziato adesso
qualsiasi cosa adesso ci accada io sarò tua
e tu sarai mio
»
«comunque
quei tuoi occhiali... come mai non li togli
mai o quasi?»
«Beh
non lo so
abitudine.»
«Posso toglierteli e vedere che occhi hai?»
«Se ci tieni tanto
» Dante fece per toglierseli ma fu
lei ad afferrare il piccolo paio di occhiali tondi e a sfilarli.
Rimase un po interdetta.
Era scuro, sera, ma i suoi occhi felini erano ridotti a una fessura.
«Non riesco
non riesco nemmeno a vederne il colore
»
«È un rosso scuro
quasi castano
»
Ridley se ne stette un po a fissarlo.
«Immaginavo di vedere qualcosa di più spietato, sembrano
solo
fuori dal mondo
» Ridley prese tempo per riflettere,
«come mai anche se è sera e cè poca luce le
tue pupille sono così chiuse?»
Il drago si passò una mano fra i capelli lisci che scendevano dal
cilindro, poi si tolse il cappello.
«Non lo so, non ci avevo mai fatto caso, forse
i miei occhi
sono stanchi di questo mondo.»
Il drago prese gli occhiali dalle mani di Ridley e li indossò nuovamente,
indossò anche il cilindro.
Con lenti passi si allontanò dal ponte.
«La verità è che non faccio più parte di questo
mondo
sono il pallido ricordo del mio tempo e sono destinato a scomparire
»
«Povero e sciocco Dante
migliaia di anni non sono serviti
a sciogliere i tuoi dubbi
i tuoi rancori
e i tuoi amori
»
«Non hai nientaltro da dirmi?»
«Immagino di no, altrimenti lavrei fatto entrando» constatò.
«Bene. Fa come ti pare» sbuffò lei chiudendo il libro.
«Sei in ritardo per la sveglia della mattina.» Concluse indicando
la pendola che scandiva i secondi.
Dante tolse il soprabito, sospirò e si sedette di fronte alla ragazza
velata.
«Come fa quel vecchio orologio a sapere cosa fa il meraviglioso
sole ogni volta?»
«Combatti. Voglio la mia rivincita.»
«Non ti sembra un po anacronistico?» le cavigliere ed
i bracciali del demone tintinnarono.
«Forse, ma io non ho dimenticato lumiliazione.»
La donna si alzò dal trono, lo raggiunse e gli girò intorno
spandendo nell'aria il suo denso profumo di salsedine e frutti esotici.
«E così vorresti sfidarmi, Sovrano dei Draghi Occulti?»
Dante non parlò.
«Mi dispiace
ma non accetterò la tua sfida.»
«Che cosa?»
«Hai capito bene drago
»
Dante serrò i pugni.
«Maledizione non puoi farmi questo! Il dolore che sopportai per
poterti battere
la volontà
i sacrifici... i duelli
con me stesso per arrivare ogni volta alla fine di ogni, dannata, giornata
»
«Mi dispiace Dante
ma mi hai già battuta una volta
»
«Quanto inutile
tempo dovrà ancora passare, Dante? Ancora non hai capito nulla,
Dante! Né di te, né di nessun altro!» si morse le
labbra, poi riprese a sorridere. Ma smise quasi subito.
«Per quanto continuerai a camminare di fianco alla storia, Dante?
Per quanto ancora la tua ombra carezzerà la strada senza intralciarla,
Dante? Per quanto ancora camminerai di fianco al sentiero fissando il
mondo con quegli occhi spenti, DANTE?»
«Dante!»
«Dante
»
«... potrete anche aver superato Eliel... ma ciò non significa
che voi possiate sconfiggermi.»
«Siete paradossale. Non trovate? Ma non temete... mi basterà
poco tempo per liberarmi di voi.»
«Finiscila
»
Dante si guardò attorno, l'erba, la pioggia, il cielo e la terra.
Tutto ciò era una menzogna, non era vero. Non poteva esserlo. Si
issò in piedi incurvato, sprigionava una energia terrificante.
«Che io sia reale o meno... che tu sia reale o meno. Oggi morirai.
Non per il mio rancore né per i tuoi atti, ma per la mia libertà.»
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