Ottantottesimo Episodio: Bodies


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La piccola pioggerellina che aveva colpito la Northern Star continuava a scendere placida... poi improvvisamente all'orizzonte comparvero degli ammassi nuvolosi più neri di un baratro senza fondo. La luna sparì rendendo la notte più nera di un incubo.
Dei colpi decisi alla porta della stanza di Ridley «Capitano! Prevedo noie col mare... se la sente di venire a dare una occhiata?» Parlò Shepard con voce ferma.
La ragazza aprì poco dopo. Sul tavolino c'erano delle carte nautiche aperte. Dopo il discorso col Drago Occulto... ed il presagio di Eliel non se l'era sentita di rimanere di sopra ad attendere e così aveva trovato il modo di occupare la testa.
Uno scossone per poco non la mandò a terra ma Shepard la resse, era ancora debole.
«Grazie Shepard... pare che oggi non ci sia modo di tirare il fiato eh?»
Shepard le rispose accennando un sorriso, poi il suo volto divenne grave. «In tutti i miei anni di marinaio ho mai visto niente di simile... ci sono degli ammassi nuvolosi neri come la pece che viaggiano più veloci di una lancia della flotta di Ithos... sembrano quasi comparsi... dal nulla.»
I due si mossero in fretta per i corridoi di legno della nave.
Ridley annuì pensosa. «Coral dov'è?»
«E' sul ponte pronto a dare una mano ai maghi. Aspettiamo le tue disposizioni...»
«Perfetto... ed ora vediamo con chi o che cosa abbiamo a che fare.» Uno spettacolo grandioso si parò di fronte al capitano quando mise piede sul ponte.
Quattro o cinque fulmini si schiantarono in mare quasi contemporaneamente dando inizio ad una tempesta di proporzioni terrificanti. La notte venne rischiarata a giorno per una ventina di secondi. E quella luce mortale illuminò tutti i volti della ciurma della Northern Star, salita sul ponte.
«Noah! Ricontrolla coi tuoi che tutte le vele ammainate siano ben legate per evitare scherzi, una folata di questo vento potrebbe ridurre a pezzi l'albero maestro. Artiglieria! Assetto da tempesta! Portiamoci fuori di qui il prima possibile!»
Noah prese ad arrampicarsi come un gatto sugli alberi insieme ad altri quattro della sua truppa di assalto per controllare lo stato delle vele, il movimento della nave era così forte che ad un certo punto mancò la presa e si afferrò alla meno peggio ad una corda volante rimanendo sospeso a una ventina di metri d'altezza prima di ritornare sull'albero e ricominciare a salire.
Quando fu in cima lanciò una rapida occhiata al cielo che lo sovrastava. Un fulmine rombò a pochi metri dalla nave seguito dal sospiro dei marinai.
Il ragazzo si grattò il mento interdetto riflettendo sul fatto che un colpo del genere avrebbe potuto far colare a picco la nave con tutto l'equipaggio... dopodiché si mise placidamente a controllare i nodi.
Le truppe di artiglieria invece andarono a posizionarsi in angoli specifici della nave. Degli occhielli di corde pesanti sporgevano dagli alberi e dalle pareti libere, e presto, aiutati dal resto della ciurma, i maghi vennero legati con dei solidi nodi rimanendo con le mani ed il volto libero. Lanciare incantesimi che richiedevano libertà di movimento per le braccia e per il volto in un mare in tempesta era impossibile se non si aveva l'equilibrio e la stabilità di un acrobata... o se non si era legati alla nave.
Corde e cinte vennero strette finché l'intera artiglieria ad eccezione di Coral non fu fissata su ciascuna delle postazioni.
«Shepard, la situazione!»
«Capitano la tempesta viene da ovest, scappando verso est non faremo che seguirla, le uniche due rotte possibili sono il Nord od il Sud.»
Ridley si fermò qualche istante a riflettere con gli occhi verdi puntati nel cielo. Poi con qualche falcata fu sul timone e lo girò con forza facendo alzare la nave di qualche metro dal livello dell'acqua. «Andiamo a nord!» Gridò risoluta. Cercheremo di sfruttare le correnti calde di Ithos per aumentare la velocità.
I flutti presero a crescere e gonfiarsi fino a diventare più alti della stessa nave che veniva sballottata di qua e di la come se non avesse peso.
«Capitano! Se provassimo a sollevarci in aria? Un ondata del genere presa male può spaccare lo scafo!»
«Ci penserò io a guidare la Northern Star sull'acqua. Siamo già abbastanza alti con l'albero maestro Shepard... non voglio dare a questi fulmini un punto di riferimento ancora più grande.»
Il vento prese a ululare impazzito ma la nave con le vele ammainate non offriva superficie di contatto.

Noah se ne stava in alto a godersi lo spettacolo quando venne preso in testa da un ferro da stiro.
Cadde sul ponte come un sasso spaccando qualche asse.
L'equipaggio si fermò di botto non vedendo rialzarsi il ragazzo.
Dopo qualche secondo una mano di Noah fece capolino fra le assi seguita subito dopo dalla chioma del ragazzo e dalle spalle larghe. Una sequela di imprecazioni portate via dal vento si sparsero per la nave.
«Che diamine ti piglia Noah!» Gridò Ridley.
«Capo, ho preso in faccia un ferro da stiro!»
«Come?» Ribatté il capitano mettendo una mano vicino all'orecchio. Il vento continuava a soffiare con forza incredibile e le parole arrivavano a tratti anche se ci si parlava da pochi metri di distanza. Una folata di vento ed acqua sollevò un paio di marinai che si ressero alle gomene.
«HO DETTO UN CAZZO DI FERRO DA STIRO!!»
«COME!? IL SOMARO DA TIRO? SONO SICURA CHE QUELLA BESTIACCIA RACHITICA A ITHOS SE LA STIA CAVANDO A MERAVIGLIA MA CHE C'ENTRA CON TE CHE SEI CADUTO!?»
«NO NO! CHI SE LO SCOPA IL SOMARO! » Si sbracciò Noah esasperato. «HO DETTO FERRO DA STIRO! QUESTO VENIVA DAL CONTINENTE CAPO! E' UN URAGANO
Nell'esatto momento in cui Noah disse "uragano" tutta la nave riuscì a sentirlo. Voci di sconforto si sparsero mentre ognuno rinforzava l'allerta.
«Tranquilli uomini e donne della ciurma! Non è il primo e non sarà l'ultimo visto dalla Northern Star!» gridò Ridley sovrastando con l'aiuto di un pizzico di magia il frastuono della tempesta.
La nave iniziò a salire e ridiscendere con salti sempre più ampi fino a ricadere a peso morto per decine di metri nel vuoto. Lo stomaco dell'equipaggio e dell'artiglieria in particolare era in subbuglio nonostante i molti anni di esperienza.
«Artiglieria! Alziamo gli scudi!» Comandò imperioso il capitano.
Il gruppo di maghi legato alla nave iniziò a recitare all'unisono un incantesimo elementale del vento, presto delle correnti formatesi dal nulla iniziarono a circondare la nave fino a ricoprirla di una opalescenza chiara. L'incantesimo diede subito i suoi frutti. I salti della nave divennero meno traumatici per lo scafo e lo stesso vento arrivava molto attutito così da rendere più agevole la comunicazione, un fulmine si schiantò sulla sfera venendo deviato in mare.
Intanto da ovest in direzione di Aman nuvole e tuoni sempre più grandi si avvicinavano riuscendo quasi a schiacciare a terra la ciurma di pirati.
«Shepard, la situazione!»
«Lo scafo regge e non abbiamo ancora riportato danni!»
«Coral, la situazione!»
Il ragazzo apparve di fianco a Ridley reggendosi come poteva alla grossa bussola magica vicino al timone. «L'artiglieria può reggere per una mezz'ora buona con questo scudo. Successivamente dovremo pensare qualcos'altro.»
«Cosa ne pensi di questo uragano?»
Coral si trovò impreparato. «Non saprei capitano!» gridò per far arrivare le sue parole. «L'esperta è lei...»
«Non ho mai visto un uragano così veloce. Avremmo dovuto avvertirne la presenza almeno con qualche ora di anticipo ed invece le nuvole e la tempesta sono esplose nel giro di pochi minuti!»
«Non capisco capitano! A cosa si riferisce?»
In quel momento oltre una gigantesca onda più alta delle altre apparve la figura di uno scafo enorme dalle forme sbiadite. Era tondeggiante e rastremato verso l'alto. Quattro alberi giganteschi sfidavano il cielo in quella tempesta.
«E' semplice. Questo uragano viene da Aman... ma qualcuno... dotato di enormi poteri ha fatto in modo che ci intercettasse in questo esatto momento. Forse proprio in concomitanza dell'assenza di Reznor sulla nave.»
«E' la nave fantasma!» gridò qualcuno. «Ci vengono a dare una mano!» gridò qualcun altro ma lo sguardo di Ridley si fece ancora più torvo. Il vascello fantasma lontano qualche centinaio di metri non aveva un aspetto tranquillizzante.
«Da che parte stai Coral.» sussurrò il capitano con un filo di voce... così tanto che Coral capì più che altro la sua espressione.
«Non capisco capitano...»
«Io lo sento... su quella nave non ci sono solo Dyon e gli altri... ma c'è anche un demone... il loro comandante. Se è venuto qui adesso ci sarà un motivo e non credo sia una visita di cortesia. Tu da che parte stai?»
Agire di istinto. Ricordò i propri pensieri: tutto si sarebbe basato sulla sua capacità di improvvisazione. Con loro o contro? Non aveva immaginato una simile eventualità... ma la sua missione era e rimaneva legata a Dante e all'Artemide, non poteva abbandonare la nave prima di averla conseguita. Mentre i pensieri gli attraversarono la mente notò la mano destra di Ridley, illuminata di una energia terrificante poco davanti al suo stomaco.
«Con voi Capitano. Sono un membro della ciurma.»
Ridley ritrasse la mano e disperse l'incantesimo offensivo.
«Ti avrei ucciso se avessi risposto di no... o almeno ci avrei provato. Sappi che se fai il doppio gioco questo uragano sarà la tua tomba.»
Coral sorrise scostando i capelli da davanti al viso e facendo apparire il bastone. «Per il momento preoccupiamoci di non farlo diventare la tomba di tutti.»
Dal vascello fantasma partì un fascio di energia che si infranse sullo scudo della Northern Star diminuendo drasticamente la sua capacità di attutire i colpi. L'artiglieria gridò di dolore mentre la nave avversaria preparava il secondo colpo.
In quel momento Ridley attirò l'attenzione di tutti aumentando ancora il volume della propria voce. «Ciurma! Donne e uomini della Northern Star! Se siete su questa nave significa che siete i migliori nel vostro campo! Ed è finalmente giunto il momento di dimostrarlo! La nostra fregata è chiamata ad un ultimo sforzo prima del meritato ritorno alle proprie scorribande! Davanti alla nostra nave c'è un vascello di almeno cinquemila tonnellate con almeno il doppio degli uomini a bordo! Stregoni non morti e persino un demone a capitanarlo! Siete pronti a combattere la furia degli elementi e dell'oscurità per la nostra sola sopravvivenza!?»
Un urlo di assenso scosse la nave.
«Pronti a ingaggiare la più grande battaglia della storia degli oceani
Un urlo ancora più forte si alzò dalla coperta.
«QUESTA NOTTE SI SCRIVERA' LA STORIA! SIETE PRONTI AD ENTRARE NELLA LEGGENDA!?»
La risposta fu un boato che sovrastò il fragore dell'uragano.
«CIURMA! ARRIVANO E VOGLIONO NOI! SIATE PRONTI
Il secondo colpo probabilmente avrebbe mandato in frantumi lo scudo ma Coral apparve nel bel mezzo dell'oceano deviando con un cenno del bastone la colonna di energia mandandola lontana oltre l'orizzonte.
In quel momento Etrom gli comparve davanti.
«Fai resistenza?» Domandò con un tono privo di emozioni.
«Il mio compito è su questa nave. Sono fedele solo ad Enid.»
La falce di Etrom saettò sul ragazzo che parò col bastone. Le due armi sfavillarono in cielo illuminando con un boato simile a quello dei fulmini la notte.
«Coraggioso e incosciente. Hai stoffa ma contro di me non hai speranze.»
Coral resse la presa e spinse sulla falce. «Non ne sarei così sicura se fossi in te... e comunque non credo che sarò io il tuo avversario. La Northern Star ti ha riconosciuto.»
Con la comparsa di Etrom in assetto da guerra lo scafo della Northern Star si illuminò di migliaia di glifi e rune magiche esplodendo in una colonna di energia.
«Te la senti di darle la rivincita?» Sorrise Coral.
Etrom fece forza ed allontanò il demone. «Non chiedevo di meglio!»


Il cielo si aprì come nella fine dei tempi mentre Dante si scagliava accecato da una ira pura nei confronti del suo Maestro.
Le mani carezzavano lo spazio generando colpi che schiantarono le montagne quasi invisibili a chilometri di distanza, mostri dormienti che vegliavano la pianura. Ed ogni volta che colpiva, la terra intera si lamentava, rantolava dolorante.
Il drago si lanciò verso Eliel avvitandosi su se stesso mulinelando in aria una selva di calci, Eliel li schivò tutti per parare l’ultimo. Lo afferrò e lo scagliò a terra. Dante tossì sangue.
Si rialzò, gli fu di nuovo a dosso e lo passò da parte a parte con un braccio ma Eliel sbiadì nel nulla.
«Dante Dante…» Rideva gioioso Vir.
«NON DEVI PARLARE!» gridò il drago per poi divenire serio e sorridente anche lui. «O mi rovinerai il divertimento… voglio che tu gridi di dolore…» il suo tono era amorevole…come se stesse spiegando qualcosa ad un bambino. «Voglio sentire le convulsioni del tuo corpo vibrare nell’aria. Le ossa… gli organi… contorcersi fino all’agonia e alla follia.»
«Avanti avanti!» lo esortò Eliel. «Non aspetto altro mio Dante!!»
Dante svanì nel nulla e si materializzò in quattro copie di se stesso attorno ad Eliel colpendolo stavolta in pieno.
Eliel si accasciò a terra... ma poco dopo anche lo stesso Dante ebbe un mancamento finendo in ginocchio.
«Cosa… CHE COSA SEI TU.» gridò Dante. Le quattro copie di lui continuarono a colpirlo, scaraventandolo da una parte all’altra per chilometri. Il corpo di Eliel copriva quelle distanze in un batter d'occhio e la sua tunica svolazzava impazzita ogni qual volta veniva colpito di nuovo. Ad ogni attacco aumentava la velocità, aumentavano le copie, in una terrificante comparsa in cielo di numerose macchie di oscurità che crebbero fino a divenire un migliaio. L’urlo di Dante a terra, una mano aperta davanti al volto, esplose in tutta la sua furia mentre Eliel schizzava da una parte all'altra della sfera creata dalle copie di Dante che lo tempestava di assalti con una violenza sempre maggiore.
Ogni colpo più forte, più carico d’odio. Di una rabbia inesauribile, finché l’urlo di Dante non venne sovrastato dall’urto dei colpi, dallo stormo oscuro entro il quale Eliel urtava da una parte all’altra lasciando scie di sangue troppo lente per seguire tutti gli spostamenti.
Sembrava che il sangue stesse ricoprendo quelle centinaia di Dante colando sopra la sfera di emanazioni che aveva creato, come una melassa densa.
La terra iniziò a spaccarsi e a salire in volute verso l'alto mentre gli urti erano percepibili da centinaia di chilometri di distanza come un leggero terremoto.
Poi tutto finì, Eliel esplose in un grido e le copie di Dante svanirono nel nulla lasciando un’unica figura, a terra ansante. Eliel in un ultimo dispendio di energia fu sopra questa e la colpì una unica volta con le braccia giunte, sul capo, facendola inghiottire dalla roccia al di sotto.
Il Maestro cadde a terra malridotto, la faccia nel fango. Il sangue in cielo prese a cadere come una sottile pioggia che aveva sostituito quella naturale.
Le sue parole turbarono il silenzio prima come un lieve sussurro... divenendo man mano più sicure. «Io...o forse dovrei dire... noi... siamo la prima creatura del Mana in questo piano di esistenza. Il primo Drago Occulto. Colui che avrebbe dovuto essere il giudice dello scontro che di li a poco sarebbe iniziato fra Galder e Shagrath. Io vivo da quando questa terra nacque.»
Dante apparve di nuovo di fronte a lui, barcollava. Eliel invece non si era ancora rialzato, ma attorno al suo corpo baluginava una strana luce.
«Hai attutito i colpi con una specie di corazza magica... ma non durerai ancora molto.» sibilò Dante.
«Tu credi? E di te cosa mi dici? Non senti le forze venire meno? Fra poco non sarai più in grado neanche di alzare un dito.»
Dante sputò a terra del sangue. «Se sono una tua tecnica perché non mi fai sparire? Perché non mi uccidi?»
Eliel sorrideva con gli stessi occhi, la stessa bocca e gli stessi capelli di Dante... di una espressione però differente da quelle che erano mai comparse sul volto di Dante. Era una risata gioiosa e sarcastica... superba e al contempo meschina.
«Credi di potermi sconfiggere Dante? Potrai colpirmi quante volte vorrai ma non sarai capace di uccidermi del tutto… senza contare che se io dovessi morire moriresti anche tu... mentre lo stesso non si può dire di te… in noi scorre la stessa energia… sei l’ultimo potere della mia tecnica. Il più dispendioso, il più meraviglioso, il più perfetto.» il Maestro poggiò una mano a terra cercando di rialzarsi ma non ne fu capace. «Sei perfetto. Mi vai bene così come sei. Dov'è la tua gratitudine per ciò che sei diventato, ora che sai? Non ci saranno ne vincitori ne vinti. Non ho intenzione di ucciderti... ne tanto meno di distruggere il frutto della mia superba tecnica.»
«Non hai intenzione... o non puoi?» sibilò Dante avvicinandosi ancora e chinandosi per arrivare a pochi centimetri dal suo volto. «Se è così che deve finire allora ben venga… ti condurrò per mano fra i flutti dell'aldilà e del Mana e sospirerò di piacere ad ogni tuo rantolo di dolore. Perché sarà un percorso lungo e doloroso.»
Eliel si issò di nuovo in piedi barcollando. Era incredibile come fosse ancora vivo dopo quella tempesta di colpi della sua stessa tecnica.
«Coraggio Dante… chissà se sospirerai bene almeno quanto Sierra…»
Il volto di Dante si mosse di scatto e i suoi occhi svanirono dietro le orbite. Il drago si sbilanciò all'indietro per poi reggersi in piedi come privo di qualsiasi movimento umano. La successione di esplosioni che seguirono rischiararono a giorno l’intero globo. Si rifletterono sulla luna visibile in un cielo di tempesta bucato dalle energie che si erano liberate. Una luna che prese ad illuminarsi impazzita e rossa di sangue.

Gli assalti di Dante si fecero man mano più violenti le mani del drago si muovevano impazzite tagliando l'aria fino ad arrivare a pochi centimetri da qualche punto vitale di Eliel, ma il Maestro arrivava sempre in tempo, parava con una mano liberando la stessa energia e frenando ogni colpo scatenando dei tuoni assordanti. Di tanto in tanto passava all'attacco e Dante schivava con tutto l'istinto e l'abilità di cui era capace vedendo ogni volta in faccia la morte. Dopo qualche minuto fu chiaro che le loro capacità in combattimento si equivalevano.
Adesso erano in piedi uno di fronte all'altro curvi per lo sforzo e gli attacchi ricevuti.
«Andiamo Dante... non sei in grado di sconfiggermi... e non lo sarai mai. Arrenditi all'evidenza dei fatti...e rinuncia ai tuoi propositi. Ho intuito quali siano i tuoi veri obbiettivi riguardo all'Artemide e non posso permetterti di conseguirli. Per quanto tu sia forte non potrai mai fermarmi. Ti lascerò debole e privo di volontà nel fango quest'oggi. Così che tu non possa arrivare all'appuntamento. Oppure puoi consegnarmi subito le tue piume... così da evitarti il dolore dell'ennesima sconfitta.»
Così dicendo Eliel concentrò nella mano destra un quantitativo immenso di energia, così tanto che la sua stessa figura veniva turbata dalle onde di potere che sprigionava, la terra prese a tremare e rombare sorda come se temesse quell'energia.
Dante sorrise ansante mentre un rivoletto di sangue gli scendeva lungo la bocca.
«L'Artemide... capisco il perché della tua opposizione... oltre alla neutralità che mantieni da quando questa terra nacque... non sopporti che sia io a decidere di mia iniziativa, fuori dai tuoi schemi e dai tuoi presunti piani, il destino di questa terra, libero.»
«Che assurdità, mio Dante...» ma negli occhi di Eliel Dante era sicuro di aver notato una piccola indecisione.
«Continui a parlare... senza far seguire alle tue parole i fatti Eliel. Fra i due quello sporco... e non solo di fango, sei tu Vir. Ti estirperò da questo mondo. E di te scomparirà anche il ricordo.»
Anche Dante richiamò a se le proprie forze. Alzò la mano destra aperta verso Eliel ed iniziò a concentrarvi tutte le energie che gli erano rimaste.
«Coraggio Maestro. Te la senti di vedere chi di noi due è il più forte una volta per tutte?»
«Speravo di non avere più nulla da insegnarti ma a quanto pare la modestia e l'umiltà sono atteggiamenti che non faranno mai parte della tua persona.»
«Basta parlare! En garde.» E così dicendo Dante serrò la mano in un pugno comprimendo ulteriormente le energie che aveva concentrato. Il volto di Eliel tradì una punta di sorpresa mentre Dante si scagliava verso di lui. Poi anche il Maestro si lanciò all'attacco.
Si incontrarono a metà strada e la notte svanì del tutto per alcuni, interminabili, istanti.

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