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La piccola pioggerellina che aveva colpito la Northern Star
continuava a scendere placida... poi improvvisamente all'orizzonte comparvero
degli ammassi nuvolosi più neri di un baratro senza fondo. La luna
sparì rendendo la notte più nera di un incubo.
Dei colpi decisi alla porta della stanza di Ridley «Capitano! Prevedo
noie col mare... se la sente di venire a dare una occhiata?» Parlò
Shepard con voce ferma.
La ragazza aprì poco dopo. Sul tavolino c'erano delle carte nautiche
aperte. Dopo il discorso col Drago Occulto... ed il presagio di Eliel
non se l'era sentita di rimanere di sopra ad attendere e così aveva
trovato il modo di occupare la testa.
Uno scossone per poco non la mandò a terra ma Shepard la resse,
era ancora debole.
«Grazie Shepard... pare che oggi non ci sia modo di tirare il fiato
eh?»
Shepard le rispose accennando un sorriso, poi il suo volto divenne grave.
«In tutti i miei anni di marinaio ho mai visto niente di simile...
ci sono degli ammassi nuvolosi neri come la pece che viaggiano più
veloci di una lancia della flotta di Ithos... sembrano quasi comparsi...
dal nulla.»
I due si mossero in fretta per i corridoi di legno della nave.
Ridley annuì pensosa. «Coral dov'è?»
«E' sul ponte pronto a dare una mano ai maghi. Aspettiamo le tue
disposizioni...»
«Perfetto... ed ora vediamo con chi o che cosa abbiamo a che fare.»
Uno spettacolo grandioso si parò di fronte al capitano quando mise
piede sul ponte.
Quattro o cinque fulmini si schiantarono in mare quasi contemporaneamente
dando inizio ad una tempesta di proporzioni terrificanti. La notte venne
rischiarata a giorno per una ventina di secondi. E quella luce mortale
illuminò tutti i volti della ciurma della Northern Star, salita
sul ponte.
«Noah! Ricontrolla coi tuoi che tutte le vele ammainate siano ben
legate per evitare scherzi, una folata di questo vento potrebbe ridurre
a pezzi l'albero maestro. Artiglieria! Assetto da tempesta! Portiamoci
fuori di qui il prima possibile!»
Noah prese ad arrampicarsi come un gatto sugli alberi insieme ad altri
quattro della sua truppa di assalto per controllare lo stato delle vele,
il movimento della nave era così forte che ad un certo punto mancò
la presa e si afferrò alla meno peggio ad una corda volante rimanendo
sospeso a una ventina di metri d'altezza prima di ritornare sull'albero
e ricominciare a salire.
Quando fu in cima lanciò una rapida occhiata al cielo che lo sovrastava.
Un fulmine rombò a pochi metri dalla nave seguito dal sospiro dei
marinai.
Il ragazzo si grattò il mento interdetto riflettendo sul fatto
che un colpo del genere avrebbe potuto far colare a picco la nave con
tutto l'equipaggio... dopodiché si mise placidamente a controllare
i nodi.
Le truppe di artiglieria invece andarono a posizionarsi in angoli specifici
della nave. Degli occhielli di corde pesanti sporgevano dagli alberi e
dalle pareti libere, e presto, aiutati dal resto della ciurma, i maghi
vennero legati con dei solidi nodi rimanendo con le mani ed il volto libero.
Lanciare incantesimi che richiedevano libertà di movimento per
le braccia e per il volto in un mare in tempesta era impossibile se non
si aveva l'equilibrio e la stabilità di un acrobata... o se non
si era legati alla nave.
Corde e cinte vennero strette finché l'intera artiglieria ad eccezione
di Coral non fu fissata su ciascuna delle postazioni.
«Shepard, la situazione!»
«Capitano la tempesta viene da ovest, scappando verso est non faremo
che seguirla, le uniche due rotte possibili sono il Nord od il Sud.»
Ridley si fermò qualche istante a riflettere con gli occhi verdi
puntati nel cielo. Poi con qualche falcata fu sul timone e lo girò
con forza facendo alzare la nave di qualche metro dal livello dell'acqua.
«Andiamo a nord!» Gridò risoluta. Cercheremo di sfruttare
le correnti calde di Ithos per aumentare la velocità.
I flutti presero a crescere e gonfiarsi fino a diventare più alti
della stessa nave che veniva sballottata di qua e di la come se non avesse
peso.
«Capitano! Se provassimo a sollevarci in aria? Un ondata del genere
presa male può spaccare lo scafo!»
«Ci penserò io a guidare la Northern Star sull'acqua. Siamo
già abbastanza alti con l'albero maestro Shepard... non voglio
dare a questi fulmini un punto di riferimento ancora più grande.»
Il vento prese a ululare impazzito ma la nave con le vele ammainate non
offriva superficie di contatto.
Noah se ne stava in alto a godersi lo spettacolo quando venne preso in
testa da un ferro da stiro.
Cadde sul ponte come un sasso spaccando qualche asse.
L'equipaggio si fermò di botto non vedendo rialzarsi il ragazzo.
Dopo qualche secondo una mano di Noah fece capolino fra le assi seguita
subito dopo dalla chioma del ragazzo e dalle spalle larghe. Una sequela
di imprecazioni portate via dal vento si sparsero per la nave.
«Che diamine ti piglia Noah!» Gridò Ridley.
«Capo, ho preso in faccia un ferro da stiro!»
«Come?» Ribatté il capitano mettendo una mano vicino
all'orecchio. Il vento continuava a soffiare con forza incredibile e le
parole arrivavano a tratti anche se ci si parlava da pochi metri di distanza.
Una folata di vento ed acqua sollevò un paio di marinai che si
ressero alle gomene.
«HO DETTO UN CAZZO DI FERRO DA STIRO!!»
«COME!? IL SOMARO DA TIRO? SONO SICURA CHE QUELLA BESTIACCIA
RACHITICA A ITHOS SE LA STIA CAVANDO A MERAVIGLIA MA CHE C'ENTRA CON TE
CHE SEI CADUTO!?»
«NO NO! CHI SE LO SCOPA IL SOMARO! » Si sbracciò
Noah esasperato. «HO DETTO FERRO DA STIRO! QUESTO VENIVA DAL
CONTINENTE CAPO! E' UN URAGANO!»
Nell'esatto momento in cui Noah disse "uragano" tutta la nave
riuscì a sentirlo. Voci di sconforto si sparsero mentre ognuno
rinforzava l'allerta.
«Tranquilli uomini e donne della ciurma! Non è il primo e
non sarà l'ultimo visto dalla Northern Star!» gridò
Ridley sovrastando con l'aiuto di un pizzico di magia il frastuono della
tempesta.
La nave iniziò a salire e ridiscendere con salti sempre più
ampi fino a ricadere a peso morto per decine di metri nel vuoto. Lo stomaco
dell'equipaggio e dell'artiglieria in particolare era in subbuglio nonostante
i molti anni di esperienza.
«Artiglieria! Alziamo gli scudi!» Comandò imperioso
il capitano.
Il gruppo di maghi legato alla nave iniziò a recitare all'unisono
un incantesimo elementale del vento, presto delle correnti formatesi dal
nulla iniziarono a circondare la nave fino a ricoprirla di una opalescenza
chiara. L'incantesimo diede subito i suoi frutti. I salti della nave divennero
meno traumatici per lo scafo e lo stesso vento arrivava molto attutito
così da rendere più agevole la comunicazione, un fulmine
si schiantò sulla sfera venendo deviato in mare.
Intanto da ovest in direzione di Aman nuvole e tuoni sempre più
grandi si avvicinavano riuscendo quasi a schiacciare a terra la ciurma
di pirati.
«Shepard, la situazione!»
«Lo scafo regge e non abbiamo ancora riportato danni!»
«Coral, la situazione!»
Il ragazzo apparve di fianco a Ridley reggendosi come poteva alla grossa
bussola magica vicino al timone. «L'artiglieria può reggere
per una mezz'ora buona con questo scudo. Successivamente dovremo pensare
qualcos'altro.»
«Cosa ne pensi di questo uragano?»
Coral si trovò impreparato. «Non saprei capitano!»
gridò per far arrivare le sue parole. «L'esperta è
lei...»
«Non ho mai visto un uragano così veloce. Avremmo dovuto
avvertirne la presenza almeno con qualche ora di anticipo ed invece le
nuvole e la tempesta sono esplose nel giro di pochi minuti!»
«Non capisco capitano! A cosa si riferisce?»
In quel momento oltre una gigantesca onda più alta delle altre
apparve la figura di uno scafo enorme dalle forme sbiadite. Era tondeggiante
e rastremato verso l'alto. Quattro alberi giganteschi sfidavano il cielo
in quella tempesta.
«E' semplice. Questo uragano viene da Aman... ma qualcuno... dotato
di enormi poteri ha fatto in modo che ci intercettasse in questo esatto
momento. Forse proprio in concomitanza dell'assenza di Reznor sulla nave.»
«E' la nave fantasma!» gridò qualcuno. «Ci vengono
a dare una mano!» gridò qualcun altro ma lo sguardo di Ridley
si fece ancora più torvo. Il vascello fantasma lontano qualche
centinaio di metri non aveva un aspetto tranquillizzante.
«Da che parte stai Coral.» sussurrò il capitano con
un filo di voce... così tanto che Coral capì più
che altro la sua espressione.
«Non capisco capitano...»
«Io lo sento... su quella nave non ci sono solo Dyon e gli altri...
ma c'è anche un demone... il loro comandante. Se è venuto
qui adesso ci sarà un motivo e non credo sia una visita di cortesia.
Tu da che parte stai?»
Agire di istinto. Ricordò i propri pensieri: tutto si sarebbe
basato sulla sua capacità di improvvisazione. Con loro o contro?
Non aveva immaginato una simile eventualità... ma la sua missione
era e rimaneva legata a Dante e all'Artemide, non poteva abbandonare la
nave prima di averla conseguita. Mentre i pensieri gli attraversarono
la mente notò la mano destra di Ridley, illuminata di una energia
terrificante poco davanti al suo stomaco.
«Con voi Capitano. Sono un membro della ciurma.»
Ridley ritrasse la mano e disperse l'incantesimo offensivo.
«Ti avrei ucciso se avessi risposto di no... o almeno ci avrei provato.
Sappi che se fai il doppio gioco questo uragano sarà la tua tomba.»
Coral sorrise scostando i capelli da davanti al viso e facendo apparire
il bastone. «Per il momento preoccupiamoci di non farlo diventare
la tomba di tutti.»
Dal vascello fantasma partì un fascio di energia che si infranse
sullo scudo della Northern Star diminuendo drasticamente la sua capacità
di attutire i colpi. L'artiglieria gridò di dolore mentre la nave
avversaria preparava il secondo colpo.
In quel momento Ridley attirò l'attenzione di tutti aumentando
ancora il volume della propria voce. «Ciurma! Donne e uomini
della Northern Star! Se siete su questa nave significa che siete i migliori
nel vostro campo! Ed è finalmente giunto il momento di dimostrarlo!
La nostra fregata è chiamata ad un ultimo sforzo prima del meritato
ritorno alle proprie scorribande! Davanti alla nostra nave c'è
un vascello di almeno cinquemila tonnellate con almeno il doppio degli
uomini a bordo! Stregoni non morti e persino un demone a capitanarlo!
Siete pronti a combattere la furia degli elementi e dell'oscurità
per la nostra sola sopravvivenza!?»
Un urlo di assenso scosse la nave.
«Pronti a ingaggiare la più grande battaglia della storia
degli oceani?»
Un urlo ancora più forte si alzò dalla coperta.
«QUESTA NOTTE SI SCRIVERA' LA STORIA! SIETE PRONTI AD ENTRARE
NELLA LEGGENDA!?»
La risposta fu un boato che sovrastò il fragore dell'uragano.
«CIURMA! ARRIVANO E VOGLIONO NOI! SIATE PRONTI!»
Il secondo colpo probabilmente avrebbe mandato in frantumi lo scudo ma
Coral apparve nel bel mezzo dell'oceano deviando con un cenno del bastone
la colonna di energia mandandola lontana oltre l'orizzonte.
In quel momento Etrom gli comparve davanti.
«Fai resistenza?» Domandò con un tono privo di emozioni.
«Il mio compito è su questa nave. Sono fedele solo ad Enid.»
La falce di Etrom saettò sul ragazzo che parò col bastone.
Le due armi sfavillarono in cielo illuminando con un boato simile a quello
dei fulmini la notte.
«Coraggioso e incosciente. Hai stoffa ma contro di me non hai speranze.»
Coral resse la presa e spinse sulla falce. «Non ne sarei così
sicura se fossi in te... e comunque non credo che sarò io il tuo
avversario. La Northern Star ti ha riconosciuto.»
Con la comparsa di Etrom in assetto da guerra lo scafo della Northern
Star si illuminò di migliaia di glifi e rune magiche esplodendo
in una colonna di energia.
«Te la senti di darle la rivincita?» Sorrise Coral.
Etrom fece forza ed allontanò il demone. «Non chiedevo di
meglio!»
Il cielo si aprì come nella fine dei tempi mentre Dante si scagliava
accecato da una ira pura nei confronti del suo Maestro.
Le mani carezzavano lo spazio generando colpi che schiantarono le montagne
quasi invisibili a chilometri di distanza, mostri dormienti che vegliavano
la pianura. Ed ogni volta che colpiva, la terra intera si lamentava, rantolava
dolorante.
Il drago si lanciò verso Eliel avvitandosi su se stesso mulinelando
in aria una selva di calci, Eliel li schivò tutti per parare lultimo.
Lo afferrò e lo scagliò a terra. Dante tossì sangue.
Si rialzò, gli fu di nuovo a dosso e lo passò da parte a
parte con un braccio ma Eliel sbiadì nel nulla.
«Dante Dante
» Rideva gioioso Vir.
«NON DEVI PARLARE!» gridò il drago per poi divenire
serio e sorridente anche lui. «O mi rovinerai il divertimento
voglio che tu gridi di dolore
» il suo tono era amorevole
come
se stesse spiegando qualcosa ad un bambino. «Voglio sentire le convulsioni
del tuo corpo vibrare nellaria. Le ossa
gli organi
contorcersi
fino allagonia e alla follia.»
«Avanti avanti!» lo esortò Eliel. «Non aspetto
altro mio Dante!!»
Dante svanì nel nulla e si materializzò in quattro copie
di se stesso attorno ad Eliel colpendolo stavolta in pieno.
Eliel si accasciò a terra... ma poco dopo anche lo stesso Dante
ebbe un mancamento finendo in ginocchio.
«Cosa
CHE COSA SEI TU.» gridò Dante. Le
quattro copie di lui continuarono a colpirlo, scaraventandolo da una parte
allaltra per chilometri. Il corpo di Eliel copriva quelle distanze
in un batter d'occhio e la sua tunica svolazzava impazzita ogni qual volta
veniva colpito di nuovo. Ad ogni attacco aumentava la velocità,
aumentavano le copie, in una terrificante comparsa in cielo di numerose
macchie di oscurità che crebbero fino a divenire un migliaio. Lurlo
di Dante a terra, una mano aperta davanti al volto, esplose in tutta la
sua furia mentre Eliel schizzava da una parte all'altra della sfera creata
dalle copie di Dante che lo tempestava di assalti con una violenza sempre
maggiore.
Ogni colpo più forte, più carico dodio. Di una rabbia
inesauribile, finché lurlo di Dante non venne sovrastato
dallurto dei colpi, dallo stormo oscuro entro il quale Eliel urtava
da una parte allaltra lasciando scie di sangue troppo lente per
seguire tutti gli spostamenti.
Sembrava che il sangue stesse ricoprendo quelle centinaia di Dante colando
sopra la sfera di emanazioni che aveva creato, come una melassa densa.
La terra iniziò a spaccarsi e a salire in volute verso l'alto mentre
gli urti erano percepibili da centinaia di chilometri di distanza come
un leggero terremoto.
Poi tutto finì, Eliel esplose in un grido e le copie di Dante svanirono
nel nulla lasciando ununica figura, a terra ansante. Eliel in un
ultimo dispendio di energia fu sopra questa e la colpì una unica
volta con le braccia giunte, sul capo, facendola inghiottire dalla roccia
al di sotto.
Il Maestro cadde a terra malridotto, la faccia nel fango. Il sangue in
cielo prese a cadere come una sottile pioggia che aveva sostituito quella
naturale.
Le sue parole turbarono il silenzio prima come un lieve sussurro... divenendo
man mano più sicure. «Io...o forse dovrei dire... noi...
siamo la prima creatura del Mana in questo piano di esistenza. Il primo
Drago Occulto. Colui che avrebbe dovuto essere il giudice dello scontro
che di li a poco sarebbe iniziato fra Galder e Shagrath. Io vivo da quando
questa terra nacque.»
Dante apparve di nuovo di fronte a lui, barcollava. Eliel invece non si
era ancora rialzato, ma attorno al suo corpo baluginava una strana luce.
«Hai attutito i colpi con una specie di corazza magica... ma non
durerai ancora molto.» sibilò Dante.
«Tu credi? E di te cosa mi dici? Non senti le forze venire meno?
Fra poco non sarai più in grado neanche di alzare un dito.»
Dante sputò a terra del sangue. «Se sono una tua tecnica
perché non mi fai sparire? Perché non mi uccidi?»
Eliel sorrideva con gli stessi occhi, la stessa bocca e gli stessi capelli
di Dante... di una espressione però differente da quelle che erano
mai comparse sul volto di Dante. Era una risata gioiosa e sarcastica...
superba e al contempo meschina.
«Credi di potermi sconfiggere Dante? Potrai colpirmi quante volte
vorrai ma non sarai capace di uccidermi del tutto
senza contare
che se io dovessi morire moriresti anche tu... mentre lo stesso non si
può dire di te
in noi scorre la stessa energia
sei
lultimo potere della mia tecnica. Il più dispendioso, il
più meraviglioso, il più perfetto.» il Maestro poggiò
una mano a terra cercando di rialzarsi ma non ne fu capace. «Sei
perfetto. Mi vai bene così come sei. Dov'è la tua gratitudine
per ciò che sei diventato, ora che sai? Non ci saranno ne vincitori
ne vinti. Non ho intenzione di ucciderti... ne tanto meno di distruggere
il frutto della mia superba tecnica.»
«Non hai intenzione... o non puoi?» sibilò Dante avvicinandosi
ancora e chinandosi per arrivare a pochi centimetri dal suo volto. «Se
è così che deve finire allora ben venga
ti condurrò
per mano fra i flutti dell'aldilà e del Mana e sospirerò
di piacere ad ogni tuo rantolo di dolore. Perché sarà un
percorso lungo e doloroso.»
Eliel si issò di nuovo in piedi barcollando. Era incredibile come
fosse ancora vivo dopo quella tempesta di colpi della sua stessa tecnica.
«Coraggio Dante
chissà se sospirerai bene almeno quanto
Sierra
»
Il volto di Dante si mosse di scatto e i suoi occhi svanirono dietro le
orbite. Il drago si sbilanciò all'indietro per poi reggersi in
piedi come privo di qualsiasi movimento umano. La successione di esplosioni
che seguirono rischiararono a giorno lintero globo. Si rifletterono
sulla luna visibile in un cielo di tempesta bucato dalle energie che si
erano liberate. Una luna che prese ad illuminarsi impazzita e rossa di
sangue.
Gli assalti di Dante si fecero man mano più violenti le mani del
drago si muovevano impazzite tagliando l'aria fino ad arrivare a pochi
centimetri da qualche punto vitale di Eliel, ma il Maestro arrivava sempre
in tempo, parava con una mano liberando la stessa energia e frenando ogni
colpo scatenando dei tuoni assordanti. Di tanto in tanto passava all'attacco
e Dante schivava con tutto l'istinto e l'abilità di cui era capace
vedendo ogni volta in faccia la morte. Dopo qualche minuto fu chiaro che
le loro capacità in combattimento si equivalevano.
Adesso erano in piedi uno di fronte all'altro curvi per lo sforzo e gli
attacchi ricevuti.
«Andiamo Dante... non sei in grado di sconfiggermi... e non lo sarai
mai. Arrenditi all'evidenza dei fatti...e rinuncia ai tuoi propositi.
Ho intuito quali siano i tuoi veri obbiettivi riguardo all'Artemide e
non posso permetterti di conseguirli. Per quanto tu sia forte non potrai
mai fermarmi. Ti lascerò debole e privo di volontà nel fango
quest'oggi. Così che tu non possa arrivare all'appuntamento. Oppure
puoi consegnarmi subito le tue piume... così da evitarti il dolore
dell'ennesima sconfitta.»
Così dicendo Eliel concentrò nella mano destra un quantitativo
immenso di energia, così tanto che la sua stessa figura veniva
turbata dalle onde di potere che sprigionava, la terra prese a tremare
e rombare sorda come se temesse quell'energia.
Dante sorrise ansante mentre un rivoletto di sangue gli scendeva lungo
la bocca.
«L'Artemide... capisco il perché della tua opposizione...
oltre alla neutralità che mantieni da quando questa terra nacque...
non sopporti che sia io a decidere di mia iniziativa, fuori dai tuoi schemi
e dai tuoi presunti piani, il destino di questa terra, libero.»
«Che assurdità, mio Dante...» ma negli occhi di Eliel
Dante era sicuro di aver notato una piccola indecisione.
«Continui a parlare... senza far seguire alle tue parole i fatti
Eliel. Fra i due quello sporco... e non solo di fango, sei tu Vir. Ti
estirperò da questo mondo. E di te scomparirà anche il ricordo.»
Anche Dante richiamò a se le proprie forze. Alzò la mano
destra aperta verso Eliel ed iniziò a concentrarvi tutte le energie
che gli erano rimaste.
«Coraggio Maestro. Te la senti di vedere chi di noi due è
il più forte una volta per tutte?»
«Speravo di non avere più nulla da insegnarti ma a quanto
pare la modestia e l'umiltà sono atteggiamenti che non faranno
mai parte della tua persona.»
«Basta parlare! En garde.» E così dicendo Dante serrò
la mano in un pugno comprimendo ulteriormente le energie che aveva concentrato.
Il volto di Eliel tradì una punta di sorpresa mentre Dante si scagliava
verso di lui. Poi anche il Maestro si lanciò all'attacco.
Si incontrarono a metà strada e la notte svanì del tutto
per alcuni, interminabili, istanti.
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