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L'isola di Leto a est di Aman era circondata da uno strato
di ghiaccio spesso forse più di quattro metri. Le energie di Galder
avevano stravolto l'atmosfera dell'isola rendendola simile a un gigantesco
iceberg nel bel mezzo dell'oceano tropicale. Il Santuario dell'Artemide
sorgeva in cima a montagne come lame su di un altipiano nevoso nel centro
di quel lembo di terra. Il volo di Wein trasformato in drago non era durato
molto... giunti in prossimità dell'isola, però, i due avevano
deciso di proseguire con più cautela e adesso sfidavano a piedi
gli impervi passi che conducevano alla loro ultima meta.
Il gelo aveva stretto quella terra in una morsa terribile e l'ultimo giorno
di viaggio sarebbe stato certamente il più faticoso.
Non avevano praticamente parlato per tutta la settimana e la sera del
sesto giorno il loro accampamento situato in un crepaccio della catena
montuosa sembrava più freddo dell'interminabile tempesta che spazzava
quei luoghi. Wein fissava ipnotizzato la debole fiammella magica che riscaldava
e illuminava il rifugio. Mangiarono un pasto frugale e si prepararono
per andare a dormire. Quando Manoa fece per entrare nel sacco a pelo improvvisamente
lui ruppe il silenzio.
«Manoa...»
L'elfa si bloccò fissandolo, senza sapere bene cosa dire.
«Prima di arrivare al Santuario... vorrei palarti...»
Una bottiglia di vino rotolò verso il bordo del crepaccio cadendo
nel nulla per centinaia di metri.
«Ehm...ho già bevuto abbastanza oggi eh... niente vino...»
rispose lei abbozzando un sorriso, ma Wein rimase serio.
«Non è vero e lo sai... a ogni modo niente vino... voglio
mostrarti una cosa.»
Così dicendo il drago si concentrò per qualche istante e,
dalla sua schiena, si spiegarono due meravigliose ali dalle piume nere
come la notte. Manoa contemplò affascinata quello spettacolo.
«Se, dovrò combattere con Dante non credo che me la caverò
solo con qualche graffio...»
«Beh questo sì che si chiama ottimismo eh... andiamo, tutti
hanno dei limiti e dei punti deboli... basterà scoprire quello
di Dante e...»
«No... non credo che ne abbia... e, anche se ne avesse, non sarei
in grado di trovarli prima di essere annientato... o prima di perdere
la mia ultima chiave.»
Il ragazzo fece scorrere i suoi occhi verdi sulle meravigliose ali che
si richiusero leggermente come a proteggerlo dal freddo.
«Beh!? E mi spieghi in che modo puoi prepararti a uno scontro vedendo
le cose così grigie?»
Wein si strinse nelle spalle. Poi portò la mano destra sulle ali
e ne staccò una piuma. La portò davanti agli occhi continuando
a fissarla intensamente.
«Il destino di così tante creature dipende da una stupida
piuma... che potrebbe volarmi via dalle mani con un soffio di vento...
divertente vero?»
«A vederti in questo stato non ci trovo nulla di divertente. Andiamo,
falla sparire.»
Wein continuò a guardarla in trance.
Poi sembrò come svegliarsi e guardò Manoa con decisione:
«A prescindere da come andrà domani il mio incontro con Lord
Reznor... voglio che tu prenda questa piuma.»
Manoa sgranò gli occhi non credendo alle proprie orecchie allungate
da elfa.
«Che cosa!?»
«Hai sentito bene. Prendila tu questa. Considerala un portafortuna
ok?»
Il ragazzo la porse a Manoa che non si mosse di un millimetro.
«Se questo deve essere il tuo testamento sappi che io non sono né
un notaio né la tua dolce metà, quindi sei fuori luogo.»
«Non è un testamento... ma sei l'ultima persona rimasta di
cui io possa fidarmi. Voglio che la prenda tu di modo che, comunque vadano
le cose... la speranza di una risoluzione pacifica della vicenda continui
a esistere.»
Manoa scostò la piuma nelle mani di Wein schiaffeggiandole col
dorso della mano.
«Ma si può sapere di che diamine stai parlando!? Fino a una
settimana fa eri carico di speranza nel futuro! Avevi sulle tue spalle
il peso di una intera razza e del tuo migliore amico e sembravi preoccupato
solo degli sguardi delle ragazze acqua e sapone dei villaggi dove passavamo!»
«Ormai è tutto perduto Manoa» nel tono di Wein non
c'era rabbia o disperazione, sembrava più una calma rassegnazione.
«I miei piani per aiutare Astea... sua sorella... e me... tutto
è andato in malora... posso solo andare incontro al destino che
mi rimane da affrontare... ma non voglio che sia un viaggio senza ritorno...»
«E allora perché quella faccia!? Queste parole e quella dannata
piuma!? Ne hai tante altre!»
«Tu prendila. E io sarò più sereno... fammi questo
favore...» e così dicendo prese le mani della ragazza fra
le sue e la baciò profondamente.
L'elfa cercò di divincolarsi quel tanto che bastava per rendere
il tutto più scenico dopodiché si lasciò andare al
calore del ragazzo.
Quando Wein spezzò il bacio, la sua piuma nera era nelle mani dell'elfa.
Coral tamburellava con le dita sull'impugnatura del bastone. Vicino a
lui Noah fumava una sigaretta con lo sguardo perso nel vuoto. Faceva freddo
ma nessuno dei due era granché toccato dalla cosa.
«Ho bisogno di te Noah...»
«Hai bisogno di me? Sai che novità.»
«Non sto scherzando... senza il tuo aiuto non sarò mai in
grado di concludere ciò che mi sono prefisso... tutto era a portata
di mano... ma Eliel...»
«Le piume?»
«Le ho ancora io.»
«Lo hai sconfitto?»
«No.»
«Dovresti far finta di avere freddo... come finto umano non vali
un cavolo» bofonchiò Noah.
«Tu non hai freddo, perché dovrei averne io?»
«Io non ho mai freddo... o quasi...»
«Allora anche tu come essere umano non vali un cavolo.»
Noah ridacchiò divertito. Dietro di loro l'albero maestro della
Northern Star se ne stava spezzato a mezza altezza ma ancora attaccato
al resto della nave. Dell'albero di trinchetto non c'era traccia, come
pure del bompresso.
«Ho bisogno del tuo aiuto... e del tuo potere... ora... ora che
sono così vicino al raggiungimento del mio scopo... improvvisamente
tutto si è allontanato... e tutto non è più come
sembra.»
«Che palle, un'altra crisi d'identità?»
«Humpf... sei più vicino alla vera realtà dei fatti
di quanto tu possa immaginare.»
«E tu sei una checca.»
«Idiota.»
«Ci vorrà tanto per rimettere a posto la nave?»
«Mah... abbiamo ottimi carpentieri a bordo... e nelle stive c'è
un albero di maestra da rimettere in sede... normalmente l'operazione
andrebbe fatta a terra ma con i maghi possiamo riuscire a fare tutto rimanendo
in acqua... piuttosto mi chiedo se questa nave non si curerà da
sola col tempo... magari non dovremo muovere un dito.»
«Sarà...»
Sul ponte della nave qualche figura sbiadita nell'oscurità passeggiava
per prendere un po' d'aria prima di andare a dormire.
«Il frutto della sua tecnica? Che assurdità... vorresti dirmi
che non sei altro che... una specie di incantesimo?»
«Non lo so...»
«E credi che la cosa abbia importanza?»
«No, oggi credo di no, forse un tempo l'avrebbe avuta.»
«Ridley come sta?»
«Si è ripresa a tempo di record... »
«Certo che non sei normale... buttarsi in acqua nel bel mezzo di
un uragano per andare a ripescarla...»
Noah sbuffò una boccata odorosa di tabacco: «Sapevo di poterla
salvare e l'ho fatto. Tutto qua. Tu piuttosto... hai tirato su questa
nave come se fosse un giocattolo...»
Coral tossicchiò imbarazzato: «Beh si... è stato divertente...
sai... tempo fa il mio capo mi ha mostrato una parte della nostra essenza
demoniaca... molto intima...»
«Avete trombato?»
«Beh... non è questo... è che... conoscendo meglio
il mio essere demone... acquisisco maggiore capacità di usare i
miei poteri...»
«Avete trombato! Non pensavo che anche i demoni trombassero!»
«Che cosa vuoi fare una volta entrato in possesso dell'Artemide?»
«Come?»
«Mi hai sentito... anche se tieni le orecchie dentro il cilindro.
Che intenzioni hai? È da quando sei tornato a farti vivo che hai
qualcosa in mente... ma non capisco cosa.»
«Credi che la cosa abbia importanza?»
«Cazzo se ne ha. Se avessi il potere di fermare un pazzo omicida
che adesso crede per giunta di non esistere... lo farei senza pensarci
su due volte...»
«Hai paura della morte?»
Dopo qualche tempo un rumore di passi sulla scala che portava al castello
di prua annunciò l'arrivo del capitano.
«Salve gente» salutò Ridley ammantata in un pesante
cappotto di pelle.
«Ciao capo... come va la convalescenza?»
«Convalescenza? Sto meglio di quando siamo arrivati a Ithos... la
nave si è presa cura di me...»
Ridley si appoggiò alla balaustra e si mise a guardare le stelle
davanti a loro.
«No... è una tipa bella e affascinante... sì certo...
le donne un po' mi intimoriscono... ma lei no... lei è un tipo
a posto.»
«Bene... allora ti chiedo un ultimo favore... oltre alla tua fiducia.»
«L'ultimo è per chi muore.»
Dal nulla una voce calda e suadente riempì il vuoto della notte:
«Perdonatemi l'attesa.»
Dante Reznor apparve davanti a loro in un frusciare di indumenti. Stringeva
nelle mani una lunga spada fasciata in una stoffa pregiata. Sembrava una
katana.
«Ce l'hai fatta ad arrivare corvaccio. Sarebbe stato sgarbato non
presentarsi a un appuntamento che hai dato tu stesso vero?»
Dante sorrise inclinando leggermente il capo da un lato.
«Tieni Noah. Questa è per te. Diciamo che è un incentivo
per quello che mi appresto a comunicarvi.»
Noah aguzzò lo sguardo riconoscendo subito l'arte dei Draghi Occulti.
Era una katana in tutto e per tutto simile a quelle che Dante gli aveva
regalato ormai secoli addietro.
«Vi ho convocato questa sera perché ho intenzione di rivelarvi
quale sarà il vostro ruolo domani.»
«Portare in giro bibite e salatini?» azzardò Noah accendendosi
un'altra sigaretta.
«Non esattamente. Vir Eliel cercherà di mettermi i bastoni
fra le ruote domani... e voglio che voi lo fermiate.»
«Ben detto Dante... perché non proviamo direttamente ad andare
all'aldilà a ripescare Galder per farlo?» sbottò Ridley
passandosi una mano fra i capelli.
«In effetti la tua idea non è poi così distante dalla
realtà che ho ipotizzato Ridley... come vi dissi tempo addietro,
una buona strategia è alla base di ogni scontro. Vir Eliel è
potente... forse la creatura più potente di Aman... ma studiare
il terreno dello scontro... e renderlo a noi congeniale è alla
base della riuscita della vostra impresa.»
Coral fece per aprire bocca ma Dante lo interruppe.
«Se sopravvivrai allo scontro Coral, l'Artemide sarà tua.»
Gli occhiali del demone baluginarono sinistri: «È una follia.
Mettiamo che Eliel sia forte "solo" quanto Shaia... non avremmo
comunque speranze. Stavolta il teatro dello scontro sarà un semplice
Santuario, non un luogo in cui sono state sigillate enormi energie demoniache...
hai visto anche tu come sono andate le cose a Ithos...»
«Credo che ormai Shaia non costituisca più un problema per
voi tre... in fondo l'altra volta a Ithos eravate solo in due e ve la
siete cavata egregiamente... io mi occuperò di raccogliere la rimanente
chiave... e potrò farlo solo se Eliel sarà occupato. Eliel
non vuole che l'Artemide torni in uso... e farà di tutto per impedirlo.
In ogni caso prima o poi dovrai affrontarlo se vuoi mettere le mani su
quell'arma... e poi avevi in mente di affrontare anche me prima o poi
no?»
Noah guardò Coral scuotendo la testa.
«Puttanate Dante! Gli stai dicendo di andare a morire...»
sbottò Ridley «CI, stai dicendo di andare a morire. Così
tutto tornerebbe a tuo vantaggio. Una volta in possesso dell'Artemide
non dovrebbe essere difficile per te fare fuori Eliel dico bene?»
Noah fissò alternativamente i due con la faccia di chi non ha voglia
di pensare e lascia il lavoro di cervello agli altri.
«Non esattamente. Voi dovrete ucciderlo. Non sarà mio compito
liberarmi di Vir Eliel anche se, non lo nego, è uno degli obbiettivi
che mi ero prefissato di raggiungere senza l'aiuto di esterni. Questa
notte vi illustrerò il modo per poter combattere contro Eliel.
Se riuscirò a convincervi, sarete della partita, altrimenti sarete
liberi di chiudere qui la nostra collaborazione. In fondo ho già
abusato fin troppo dei vostri mezzi.»
Coral si grattò il mento tornando alla sua espressione innocua
di sempre: «Sono d'accordo col Capitano. Affrontare Eliel è
troppo rischioso... e inoltre chi ci dice che una volta in possesso dell'Artemide
non la userai come meglio ti aggrada?»
«Avete la mia parola. Signori.»
Le risate di Noah risuonarono fino al limitare della costa di Leto.
«Come ti senti ad aver quasi finito di scrivere la storia?»
domandò Dante lanciando una occhiata allo Scrittore.
«Mi sento come avvolto dal fardello dei ricordi, del futuro e del
passato. Ho portato per così tanto tempo in testa i fili di questa
storia che ormai cominciavano a pesare.»
«Cosa succederà quando finirai di scriverla?» Dante
versò del cognac in due coppe larghe.
«Non so... mi si libererà dello spazio nella testa per creare
qualcos'altro.»
Il Drago Occulto si sedette su una meravigliosa poltrona di velluto rosso,
lo Scrittore si lasciò cadere su qualcosa di comodo.
«Che ne sarà i noi?»
«Vivrete in eterno. Penso che questa sia la parte più interessante
del mio passatempo non credi?»
«Chissà. Credi veramente in un potere del genere?»
«Direi di no... se non fossi così superbo e altezzoso da
credere ciecamente in quello che faccio... Solo quando mi va.»
«Come stasera?»
«Forse.»
«Hai le idee chiare.»
«Uno con le idee chiare avrebbe scritto un guazzabuglio moderno
come questo?»
Bevvero.
«Cosa succederà quando finirai di scrivere Petrified Eyes?»
«Un capitolo della mia vita finirà. Petrified Eyes è
iniziata per alcune persone e finirà per altre. È cominciata
con uno Scrittore ed è finito con un altro.»
«Migliore?»
«Diverso. Cambiato nel profondo... quei cambiamenti di cui si accorgono
solo alcune persone... sì, migliore.»
«A seconda di come finirà Petrified Eyes darai un tuo punto
di vista sulla vita...»
«Petrified Eyes non è nata come una storia con una morale...
anche se alla fine credo che qualcosa sia venuto fuori da questi tre libri...
solo per chi ne aveva voglia.»
«A seconda di come finirà però darai un tuo giudizio?»
«Solo per chi vorrà trovarcelo. In fondo ognuno ci leggerà
la propria verità... se riuscirà a sentire la voce di quello
che ho scritto.»
«Sei retorico.»
«Eh e che cazzo fai domande meno profonde.»
«Cosa ne sarà di noi?»
«Qualcuno di voi morirà, qualcuno di voi no. Chissà.
Che gusto ci sarebbe a dirlo ora?»
«Potresti farlo... non avverti quel sottile potere nei confronti
dei lettori? Pensa che disastro sarebbe...»
«Stavolta sei tu che dai troppa importanza a Petrified Eyes...»
«Certo... ma... immagina, dopo tutte queste pagine lette, in una
discussione fuori dal tempo e dallo spazio l'autore dichiara il finale
prima di scriverlo... o forse non lo scrive più... che ne pensi?
Sarebbe un vero disastro.»
«Idea allettante... almeno sarebbe qualcosa di originale...»
«Petrified Eyes non lo è?»
«Mah... ho rubacchiato idee qua e là... ma spero che alla
fine il miscuglio che ne è venuto fuori sia qualcosa di originale.»
«E ora sta per concludersi tutto... dopo quattro o forse cinque
anni di gestazione. In fondo, intendi comunque farla finita.»
«Niente è per sempre...»
«Neanche una storia?»
«Una storia si svolge nel tempo... non ha senso una storia che non
nasce, cresce e finisce.»
«Non hai usato il termine "muore".»
«Io non ti vengo a dire come si fa a fare il personaggio decadente...
tu non venire a insegnarmi il mio lavoro.»
«Non è vero.»
«È vero. »
«Cosa? Che non è vero o è vero quello che ho detto?»
«Scegli tu.»
Bevvero nuovamente.
«È vero... mi prendi troppo sul serio... in fondo sono solo
Dante, un personaggio di un libro.»
«Eppure... come tutti gli altri... e per certi versi... più
di altri, sei anche una parte di me... ha senso non prenderti sul serio?»
«Stai chiedendo a una parte di te stesso di rispondere a una domanda
che tu stesso hai fatto?»
«Sei ubriaco?»
«A chi lo stai chiedendo?»
«Ah... ma vaffanculo.»
«Pardon?»
Bevvero.
Ancora.
«Mah sì. Finiamo qui Petrified Eyes e sveliamo tutto il finale...
così... a parole... senza farlo "accadere veramente"
come in quei libri che raccontano e non mostrano!»
«Non ne hai il coraggio.»
«...»
«Una sfida... da parte di te stesso... più intrigante di
tante altre non è vero? Sei pronto a raccoglierla?»
Lo Scrittore bevve a lungo dalla coppa, rallentando il tempo di quel tempo.
«No. Non la raccolgo perché arrivato a questo punto far spisciare
tutto sarebbe un modo per tirarsi indietro dalla vera sfida. Scrivere
che cosa ne sarà di voi. E farlo bene.»
«Che cosa ne sarà di noi?»
«Che cosa ne sarà di noi?»
«Che cosa ne sarà di noi?»
«Che cosa ne sarà di noi?»
«Che cosa ne sarà di noi?»
«Che cosa ne sarà di noi?»
«Che cosa ne sarà di noi?»
Ad libitum...
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