Novantunesimo Episodio: Furious Angels


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La Northern Star ormeggiò al largo dell'isola di Leto.
La meravigliosa poltrona del tugurio in cui dormiva Dante era stata portata sul cassero di poppa. A pochi metri dal timone sedeva Lord Dante Reznor. Alla sua destra Ridley Salgado indossava il pesante cappotto di capitano della nave con le spalline e il simbolo della stella del nord sulla schiena, mentre alla sua sinistra Noah di Tradnor se ne stava immobile con gli occhi fissi verso l'isola. Era appoggiato all'arma che gli aveva regalato Dante, ancora fasciata e, dal suo fianco, pendevano le altre due spade.
«Ci metterà tanto a venire?» domandò Noah grattandosi il mento.
«Non si farà attendere…» ribatté Ridley «siamo stati dei pazzi ad accettare i piani di Dante…»
«Mah… in un modo o nell'altro ce la caveremo… vero corvaccio?»
Il tizio col cilindro seduto sulla sedia rispose con un cenno del capo.
Ridley lanciò una occhiata alle scialuppe che abbandonavano la nave.
«Tutta la ciurma è scesa. Siamo pronti.»
«Torneranno qua sopra quando tutto sarà finito?» domandò Noah.
Ridley non rispose.


Una figura avvolta da un pesante manto nero si materializzò a poche centinaia di metri dal Santuario dell'Artemide. Una colossale costruzione che dominava quello sterminato altipiano. Un enorme pronao alto più di cinquanta metri con sei colonne monolitiche di granito apriva su di un ambiente a pianta circolare, sul quale si innestava una gigantesca cupola forata nel mezzo dalla quale usciva una colonna di luce.
La figura avanzò con passo sicuro. Un migliaio di profughi di Draghi Occulti circondava quel palazzo e la disperazione si aggirava fra di loro come uno spettro. I loro occhi non guardavano nulla in particolare e si perdevano in quella distesa bianca troppo grande per dare loro il minimo conforto. Il tempio dominava l'altipiano fra monti di una bellezza selvaggia.
Le nuvole che circondavano la zona vennero scacciate dai possenti battiti d'ala delle truppe di élite dei Draghi Celesti. Duemila draghi armati di tutto punto comparvero come dal nulla atterrando a un paio di centinaia di metri dal tempio e in pochi istanti lo circondarono completamente creando un cordone di cinque soldati, tagliando fuori i sacerdoti degli occulti a guardia del Santuario. Dal gruppo gigantesco dei celesti si staccò una figura avvolta in una tunica verde con un cappello di vimini, che iniziò lentamente a salire le scale del basamento che portava al tempio.
Dalla folla che circondava il tempio, altre quattro figure si mossero verso l'entrata e i draghi rimasero immobili nella loro forma naturale, mentre quelle formiche attraversavano il colonnato e accedevano all'enorme sala centrale.


«Siete pronti?» disse una voce calda e profonda. In un frusciare di stoffa apparve l'uomo col cappello di vimini, Vir Eliel. «Pronti a dire addio alle vostre vite terrene? Non credo sia un'ottima idea cercare di proteggere Reznor.»
«Dev'essere una brutta abitudine del maestro quella di non presentarsi quando si è al cospetto del padrone di casa…» sussurrò Ridley tagliente.
La figura col cappello di vimini ebbe una leggera indecisione.
«Domando perdono. Pensavo mi conosceste già» in un lento inchino la figura tolse il cappello di vimini scoprendo il volto identico in tutto e per tutto a quello di Dante. «Il mio nome è Vir Eliel ma ne ho molti altri. Sono qui per riprendermi le chiavi dell'Artemide.»
Ridley si lasciò sfuggire un’imprecazione mentre Noah lasciava cadere a terra la sigaretta che aveva in bocca.
«Dante?» sbottò il capitano della nave.
«Non è lui. Ma sono… identici» rispose Noah chiudendo il discorso. Ridley lo fulminò con lo sguardo, come se, dopo tutti gli studi che avevano fatto sullo scontro, lui e Dante si fossero dimenticati di raccontare il particolare più importante… ma ormai era tardi per recriminare.
«Come diceva quel versetto sacro di Galder? A propria immagine e somiglianza?» sorrise la figura.
I suoi occhi, i capelli e il taglio della bocca, persino nelle movenze Vir Eliel ricordava in ogni dettaglio Dante. Solo il tono della voce… più sprezzante e sereno sembrava diverso in quel momento.
Ridley si inumidì le labbra.


Cinque figure entrarono lentamente nel tempio. Shaia Limdorel guidava il gruppo da sotto il cappello di vimini. Dietro di lui due persone avanzavano appaiate seguite poco dopo da altre due staccate da qualche metro. Superato il pronao di ingresso e la foresta di colonne, lo spettacolo che si aprì nell'enorme ambiente interno mozzò il fiato a tutti.
Una cupola immensa, così grande da rivaleggiare con la volta celeste, si innalzava da un ambiente cilindrico decorato con motivi geometrici. Dovettero camminare per qualche istante prima di riuscire a scorgere nel centro esatto della costruzione una lancia dalla foggia magnifica, di grandezza umana, che emanava la colonna di luce che saliva alta fino a entrare nel buco scoperto della cupola. Il pavimento era ornato da un marmo così candido da sembrare neve.
La luce del foro sembrava far galleggiare in una leggerezza divina l'intera copertura.
Le figure andarono a disporsi ai quattro angoli di un quadrato e il primo a togliersi il cappello fu Shaia.
«Benvenuti. Visto che non vedo ancora Lord Reznor, sarò io a fare gli onori di casa. Questo è il tempio dell'Artemide, il Santuario ove fu sigillata quest'arma ormai millenni fa. Se siete qui significa che avete le vostre ragioni, perché non vi presentate uno a uno? Avverto una vibrazione teatrale in tutto ciò… non è splendido?»
La seconda figura a togliere il cappuccio fu quella sull'angolo opposto rispetto a Shaia.
Una fluente chioma corvina dai riflessi blu scendeva da sotto un capello da giullare.
«Sono la Morte… e sono qui per reclamare l'anima di Lord Dante Reznor e per impossessarmi dell'Artemide» annunciò Etrom facendo comparire nella mano destra la lunga falce illuminata di un rosso acceso come i suoi occhi.
Alla sinistra di Etrom le due figure scostarono indietro i cappucci. Wein tradì appena un po' di emozione quando vide il volto della Morte… Demone Maggiore di Kaviel il Guardiano. Era proprio lei: Roxane, Damiel… o come diavolo si chiamava… alla fine era realmente divenuta la nuova Morte. Pensò ad Astea… quando diceva di vedere la Morte e un minimo di compassione si riaccese nel suo cuore… scacciata subito dall'odio per la fine di Teiris. Era tutto assurdo… ma sarebbe tutto finito di lì a poco.
Il ragazzo riconquistò un’espressione risoluta.
«Il mio nome è Wein…»
«…Wein Shaft… Shell… Shaghahod!»
Dalla sua sinistra fece un passo avanti l'elfa: «Io sono Manoa Veda d'Uryll e sono qui con Wein Swiftblade.»
«Grazie Manoa» sussurrò Wein senza farsi sentire.
«Non c'è di che imbecille…» gli rispose lei di rimando.
«Quindi… l'ultima figura è…» sussurrò Shaia.


«Finiamola con questa messa in scena Dante! Le chiavi» intimò Vir Eliel protendendo una mano verso di lui.
Ridley fece un passo avanti e si portò sul timone. Con un cenno del suo capo le ancore tornarono a bordo come se risucchiate all'interno della nave da qualche strana creatura e la nave si mosse leggermente.
«È mai stato su questa nave signor Eliel?» domandò Ridley.
«No… non ho mai avuto il piacere di morire… da quando la Northern Star non è più se stessa non vedo quale altro motivo assurdo potrebbe portarmi qui.»
«Assurdo come la vostra morte?»
«Precisamente.»
«Beh… non siate troppo cinico… la vita può sempre riservarci delle sorprese.»
La nave si mosse. Quella fregata, ridotta dallo scontro a poco più di un rudere, iniziò a solcare le acque come mossa da una strana forza. La sera scese quasi all'improvviso lasciando in cielo una luna gigantesca più rossa del sangue.
Il capitano della nave prese a cantilenare come se stesse recitando una vecchia filastrocca: «...quando la luna sorgeva tardi e rossa proprio come oggi, alcuni dicevano di vedere una splendida nave arrivare dal cielo. Si muoveva leggera e silenziosa come se non avesse peso. Scendeva nel deserto e lo solcava con una scia meravigliosa, raccoglieva le anime dei morti rimasti sul campo e li portava tutti sul ponte…dal quale questi salutavano le loro spoglie mortali, gli amici e le loro donne.»
Vir Eliel si voltò di scatto a guardare dietro di sé. Il cielo era diventato purpureo.
«Che diamine… Reznor! Che scherzo è questo?»
«… quando poi il tempo a disposizione dei caduti era finito, la nave faceva delle piccole evoluzioni nel deserto fin quando non riusciva a sollevarsi da terra.»
Dietro di sé vide che la prua della nave si era alzata dall'acqua senza che se ne accorgesse e ora la fregata stava solcando il cielo.
«A quel punto la sua consistenza alla vista diveniva flebile e aumentava ancora di più la sua leggerezza. La prua si sollevava dalla sabbia e iniziava a salire alta in cielo senza il minimo suono. Poi la nave prendeva la rotta del nord, in salita, verso la stella che le dà il nome. Quando era abbastanza vicina e sembrava ormai simile alle stelle che ornavano il cielo di fronte a essa, si apriva una specie di cancello nel quale spariva portando con sé i mugolii e le parole degli spiriti che trasportava.»
«Bene. Non ho interesse a perdere altro tempo. Vogliate scusarmi.»
Vir Eliel si mosse verso la sedia e colpì Dante in pieno volto, ma quell'attacco gli fece solo volare il cappello. Da sotto gli occhiali tondi, le iridi violette di Coral fissarono il volto del Maestro divertite. Poi un fiume violetto sprigionò dal demone.
«Ora capitano!» gridò il ragazzo. Vir Eliel mosse qualche passo indietro ma le lingue di energia emesse dal demone iniziarono a circondarlo e a fermarsi su di lui come filamenti appiccicosi. Allora Noah gli fu addosso e liberò su di lui tutto il potere della spada, imprigionandolo in una teca di spesso ghiaccio.
«Forza Rid! Non rimarrà fermo per molto!»
Ridley con un cenno del capo si scostò dei capelli dal volto, poi aprì le mani davanti al corpo e si abbandonò a una concentrazione profonda.
«Coraggio Northern Star» parlò con l'eco rimbombante che compariva ogni qual volta si sintonizzava con la nave, «se è ancora in me che credi, è giunto il momento di rivelarmi i tuoi segreti più reconditi… fino alle porte dell'aldilà
«Il ghiaccio si spezza... Capitano! »
La nave aumentò di andatura fino a superare qualunque velocità sperimentabile sull'acqua. Le stelle attorno iniziarono a lampeggiare, un vento pazzesco spazzava il ponte mentre davanti a loro comparve la sagoma di un enorme cancello la cui porta sembrava fatta di un metallo che rifletteva l'immensità del cielo notturno. L'energia sprigionata dalla nave aumentò a dismisura fino a emettere un vero e proprio boato assordante.
«Ci siamo!» gridò Ridley.
«È ora! Le energie di due demoni maggiori non bastano a tenerlo fermo per più di qualche secondo!» gridò Coral spossato mentre il ghiaccio liberato dall'arma di Noah iniziava a creparsi.
Le miriadi di stelle divennero scie luminose che la nave si lasciò dietro lanciata a folle velocità verso il cancello.
«Le porte non si aprono! Ci andremo a sbattere!» gridò Noah esaltato.
Ridley era in trance e Coral non riusciva più a parlare per lo sforzo.
«Una cosa è certa… in un modo o nell'altro andremo tutti all'aldilà.»


Lord Dante Reznor, ultimo Sovrano dei Draghi Occulti, tolse il manto che lo copriva rivelando finalmente la propria presenza nel Santuario dell'Artemide.
«Vedo che abbiamo un rappresentante di ogni fazione in gioco. Uno per i Draghi Celesti, uno per i demoni, uno per il popolo degli occulti. E me, possessore delle cinque chiavi… a questo punto credo che siate voi, Lord Swiftblade, il Sovrano Fantasma detentore della sesta» il drago scostò con un cenno imperioso il proprio mantello nero. «Attaccatemi tutti e tre assieme e forse avrete una speranza di sconfiggermi e spartire successivamente il bottino. Altrimenti lasciate qui ciò che mi appartiene e andatevene.»
«L'Artemide sarà dei Draghi Celesti… così da poter porre fine al nostro scontro eterno coi demoni, concludendo finalmente la guerra in nostro favore» sentenziò Shaia.
«L'Artemide sarà dei demoni, così che questo mondo possa cadere nell'oscurità… a partire dai Draghi Celesti nostri eterni avversari» proclamò Etrom.
«E tu Reznor, perché brami l'Artemide?» chiese infine Wein scrutando prima il drago e poi la meravigliosa lancia circondata da una candida luminescenza, il sigillo degli occulti.
«Utilizzerò quest'arma per porre fine a tutto… così che tutto torni al Mana» disse perentorio il drago. Wein socchiuse gli occhi lasciandosi sfuggire un'imprecazione. Con quell'arma fra le mani Dante avrebbe avuto realmente il potere di distruggere tutto. Spazzare via Mustis o i tre Demoni Sovrani. Nessun potere avrebbe potuto opporsi a quel dominatore… e questo… non poteva permetterlo. Quell'arma… da sola, teneva in scacco l'intero mondo da millenni.


Il cancello era più grande di una montagna e la prua della nave si schiantò sul terrificante portone proprio mentre Vir Eliel distruggeva in un’esplosione di energia il tentativo di Coral e Noah di immobilizzarlo, anche se solo per pochi istanti.
A contatto col portale la realtà che avevano attorno subì una distorsione. Non furono le porte ad aprirsi, ma fu come se la realtà si trasformasse a partire dal portale fino a comprendere tutto ciò che avevano attorno. Figure ancestrali di demoni e draghi, di umani ed elfi si rincorrevano sugli stipiti che si perdevano nell'infinito. Poi uno schianto terribile e un bagliore accecante accompagnarono la fine di quel fenomeno spettacolare. Quando Noah riaprì gli occhi, la Northern Star volava… nel nulla. Il buio più completo. Senza vento né suoni. Le figure attorno a lui, illuminate anche se immerse nel buio, lasciavano una strana scia…come se le guardasse da ubriaco, non sentiva il proprio respiro né quello degli altri… e non sentire nulla, per uno che aveva l'udito sviluppato come Noah, era una cosa nuova.
In realtà non era nemmeno sicuro di essere in movimento… dato che non sentiva vento in faccia.
«Se questo significa essere morti… ho fatto bene a non fare il fico col sangue della tizia svuotandolo in mare.»
Vir Eliel apparve dietro di lui. La tunica, il cappello e due baluginii rossi, i suoi occhi, che come quelli dei felini lampeggiavano nell'oscurità.
«Piccole… stupide creature» sibilò la figura.


«Fermo Reznor» intimò Shaia. «Non è un caso che fuori dal Santuario ci siano tutte quelle truppe di Draghi Celesti. Sono disposto a trucidare tutti i profughi dei Draghi Occulti se le chiavi non mi verranno consegnate immediatamente» l'elfo si inumidì le labbra.
Dante fissò Shaia come se fosse trasparente: «Questo, non ha la minima importanza.»
In quel preciso istante lo scontro iniziò con una sincronia pressoché perfetta. Wein scagliò una cinquantina di frecce verso Dante a una velocità che non permetteva di distinguerle a occhio nudo, le sue braccia sembravano tanti lembi di stoffa che svolazzavano attorno alla sua balestra. Shaia si mosse verso Wein nel tentativo di ucciderlo sul colpo e prendere in qualche modo le sue piume. Etrom si teletrasportò sulla linea di intercettazione di Dante, mentre Dante puntò dritto a Shaia. Solo Manoa rimase immobile evocando la propria aura combattente.
Dante saettò davanti a Etrom evitando i suoi colpi e il demone fu costretto a deviare le frecce di Wein perdendo l'attimo per colpire il tizio col cilindro che si allontanava. Shaia fu su Wein ma Dante per poco non lo sfiorò con un suo attacco.
Poi Etrom e Shaia attaccarono insieme Reznor che schivò e passò al contrattacco, ma i suoi colpi non andarono a segno perché alcuni quadrelli di Wein gli fischiarono a pochi centimetri dalle orecchie.
Quella frazione di secondo era servita a tutti per capire che il primo avversario da battere era Dante, per poi decidere fra loro come sarebbero andate le cose.
«Bene! Così dovete fare! Alleatevi o non avrete alcuna speranza!» gridò Dante nel tumulto della battaglia.


«Pronto a combattere Eliel? Non uscirai mai più di qui.» disse Noah iniziando a togliere la stoffa dal bastone a cui prima era appoggiato.
«Mi si permetta di contraddirti. Basterà uccidere voi e piegare il potere di questa nave al mio volere per uscire di qui. In verità credo che ci vorrà molto poco… così che io possa tornare subito da Dante… lo scontro di qualche giorno fa dovrebbe aver ridotto in pessime condizioni quel fantoccio… d'altra parte era logico supporre che un allievo non avrebbe mai potuto superare il maestro dico bene?»
Noah sputò in terra: «Cattive condizioni? A me sembrava in piena forma.»
Eliel sorrise divertito: «Credo che nemmeno lui possa riprendersi da un diverbio come quello che abbiamo avuto… sono persino sorpreso che sia sopravvissuto.»
Noah sorrise facendo qualche passo dandogli le spalle e poi girandosi con la nuova katana appoggiata su una spalla come una mazza. «Sarà... ma le chiavi... le aveva ancora lui dopo il vostro... “diverbio”... »

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