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La Northern Star ormeggiò al largo dell'isola di
Leto.
La meravigliosa poltrona del tugurio in cui dormiva Dante era stata portata
sul cassero di poppa. A pochi metri dal timone sedeva Lord Dante Reznor.
Alla sua destra Ridley Salgado indossava il pesante cappotto di capitano
della nave con le spalline e il simbolo della stella del nord sulla schiena,
mentre alla sua sinistra Noah di Tradnor se ne stava immobile con gli
occhi fissi verso l'isola. Era appoggiato all'arma che gli aveva regalato
Dante, ancora fasciata e, dal suo fianco, pendevano le altre due spade.
«Ci metterà tanto a venire?» domandò Noah grattandosi
il mento.
«Non si farà attendere
» ribatté Ridley
«siamo stati dei pazzi ad accettare i piani di Dante
»
«Mah
in un modo o nell'altro ce la caveremo
vero corvaccio?»
Il tizio col cilindro seduto sulla sedia rispose con un cenno del capo.
Ridley lanciò una occhiata alle scialuppe che abbandonavano la
nave.
«Tutta la ciurma è scesa. Siamo pronti.»
«Torneranno qua sopra quando tutto sarà finito?» domandò
Noah.
Ridley non rispose.
Una figura avvolta da un pesante manto nero si materializzò a poche
centinaia di metri dal Santuario dell'Artemide. Una colossale costruzione
che dominava quello sterminato altipiano. Un enorme pronao alto più
di cinquanta metri con sei colonne monolitiche di granito apriva su di
un ambiente a pianta circolare, sul quale si innestava una gigantesca
cupola forata nel mezzo dalla quale usciva una colonna di luce.
La figura avanzò con passo sicuro. Un migliaio di profughi di Draghi
Occulti circondava quel palazzo e la disperazione si aggirava fra di loro
come uno spettro. I loro occhi non guardavano nulla in particolare e si
perdevano in quella distesa bianca troppo grande per dare loro il minimo
conforto. Il tempio dominava l'altipiano fra monti di una bellezza selvaggia.
Le nuvole che circondavano la zona vennero scacciate dai possenti battiti
d'ala delle truppe di élite dei Draghi Celesti. Duemila draghi
armati di tutto punto comparvero come dal nulla atterrando a un paio di
centinaia di metri dal tempio e in pochi istanti lo circondarono completamente
creando un cordone di cinque soldati, tagliando fuori i sacerdoti degli
occulti a guardia del Santuario. Dal gruppo gigantesco dei celesti si
staccò una figura avvolta in una tunica verde con un cappello di
vimini, che iniziò lentamente a salire le scale del basamento che
portava al tempio.
Dalla folla che circondava il tempio, altre quattro figure si mossero
verso l'entrata e i draghi rimasero immobili nella loro forma naturale,
mentre quelle formiche attraversavano il colonnato e accedevano all'enorme
sala centrale.
«Siete pronti?» disse una voce calda e profonda. In un frusciare
di stoffa apparve l'uomo col cappello di vimini, Vir Eliel. «Pronti
a dire addio alle vostre vite terrene? Non credo sia un'ottima idea cercare
di proteggere Reznor.»
«Dev'essere una brutta abitudine del maestro quella di non presentarsi
quando si è al cospetto del padrone di casa
» sussurrò
Ridley tagliente.
La figura col cappello di vimini ebbe una leggera indecisione.
«Domando perdono. Pensavo mi conosceste già» in un
lento inchino la figura tolse il cappello di vimini scoprendo il volto
identico in tutto e per tutto a quello di Dante. «Il mio nome è
Vir Eliel ma ne ho molti altri. Sono qui per riprendermi le chiavi dell'Artemide.»
Ridley si lasciò sfuggire unimprecazione mentre Noah lasciava
cadere a terra la sigaretta che aveva in bocca.
«Dante?» sbottò il capitano della nave.
«Non è lui. Ma sono
identici» rispose Noah chiudendo
il discorso. Ridley lo fulminò con lo sguardo, come se, dopo tutti
gli studi che avevano fatto sullo scontro, lui e Dante si fossero dimenticati
di raccontare il particolare più importante
ma ormai era
tardi per recriminare.
«Come diceva quel versetto sacro di Galder? A propria immagine e
somiglianza?» sorrise la figura.
I suoi occhi, i capelli e il taglio della bocca, persino nelle movenze
Vir Eliel ricordava in ogni dettaglio Dante. Solo il tono della voce
più sprezzante e sereno sembrava diverso in quel momento.
Ridley si inumidì le labbra.
Cinque figure entrarono lentamente nel tempio. Shaia Limdorel guidava
il gruppo da sotto il cappello di vimini. Dietro di lui due persone avanzavano
appaiate seguite poco dopo da altre due staccate da qualche metro. Superato
il pronao di ingresso e la foresta di colonne, lo spettacolo che si aprì
nell'enorme ambiente interno mozzò il fiato a tutti.
Una cupola immensa, così grande da rivaleggiare con la volta celeste,
si innalzava da un ambiente cilindrico decorato con motivi geometrici.
Dovettero camminare per qualche istante prima di riuscire a scorgere nel
centro esatto della costruzione una lancia dalla foggia magnifica, di
grandezza umana, che emanava la colonna di luce che saliva alta fino a
entrare nel buco scoperto della cupola. Il pavimento era ornato da un
marmo così candido da sembrare neve.
La luce del foro sembrava far galleggiare in una leggerezza divina l'intera
copertura.
Le figure andarono a disporsi ai quattro angoli di un quadrato e il primo
a togliersi il cappello fu Shaia.
«Benvenuti. Visto che non vedo ancora Lord Reznor, sarò io
a fare gli onori di casa. Questo è il tempio dell'Artemide, il
Santuario ove fu sigillata quest'arma ormai millenni fa. Se siete qui
significa che avete le vostre ragioni, perché non vi presentate
uno a uno? Avverto una vibrazione teatrale in tutto ciò
non
è splendido?»
La seconda figura a togliere il cappuccio fu quella sull'angolo opposto
rispetto a Shaia.
Una fluente chioma corvina dai riflessi blu scendeva da sotto un capello
da giullare.
«Sono la Morte
e sono qui per reclamare l'anima di Lord Dante
Reznor e per impossessarmi dell'Artemide» annunciò Etrom
facendo comparire nella mano destra la lunga falce illuminata di un rosso
acceso come i suoi occhi.
Alla sinistra di Etrom le due figure scostarono indietro i cappucci. Wein
tradì appena un po' di emozione quando vide il volto della Morte
Demone Maggiore di Kaviel il Guardiano. Era proprio lei: Roxane, Damiel
o come diavolo si chiamava
alla fine era realmente divenuta la nuova
Morte. Pensò ad Astea
quando diceva di vedere la Morte e
un minimo di compassione si riaccese nel suo cuore
scacciata subito
dall'odio per la fine di Teiris. Era tutto assurdo
ma sarebbe tutto
finito di lì a poco.
Il ragazzo riconquistò unespressione risoluta.
«Il mio nome è Wein
»
«
Wein Shaft
Shell
Shaghahod!»
Dalla sua sinistra fece un passo avanti l'elfa: «Io sono Manoa Veda
d'Uryll e sono qui con Wein Swiftblade.»
«Grazie Manoa» sussurrò Wein senza farsi sentire.
«Non c'è di che imbecille
» gli rispose lei di
rimando.
«Quindi
l'ultima figura è
» sussurrò
Shaia.
«Finiamola con questa messa in scena Dante! Le chiavi» intimò
Vir Eliel protendendo una mano verso di lui.
Ridley fece un passo avanti e si portò sul timone. Con un cenno
del suo capo le ancore tornarono a bordo come se risucchiate all'interno
della nave da qualche strana creatura e la nave si mosse leggermente.
«È mai stato su questa nave signor Eliel?» domandò
Ridley.
«No
non ho mai avuto il piacere di morire
da quando
la Northern Star non è più se stessa non vedo quale altro
motivo assurdo potrebbe portarmi qui.»
«Assurdo come la vostra morte?»
«Precisamente.»
«Beh
non siate troppo cinico
la vita può sempre
riservarci delle sorprese.»
La nave si mosse. Quella fregata, ridotta dallo scontro a poco più
di un rudere, iniziò a solcare le acque come mossa da una strana
forza. La sera scese quasi all'improvviso lasciando in cielo una luna
gigantesca più rossa del sangue.
Il capitano della nave prese a cantilenare come se stesse recitando una
vecchia filastrocca: «...quando la luna sorgeva tardi e rossa
proprio come oggi, alcuni dicevano di vedere una splendida nave arrivare
dal cielo. Si muoveva leggera e silenziosa come se non avesse peso. Scendeva
nel deserto e lo solcava con una scia meravigliosa, raccoglieva le anime
dei morti rimasti sul campo e li portava tutti sul ponte
dal quale
questi salutavano le loro spoglie mortali, gli amici e le loro donne.»
Vir Eliel si voltò di scatto a guardare dietro di sé. Il
cielo era diventato purpureo.
«Che diamine
Reznor! Che scherzo è questo?»
«
quando poi il tempo a disposizione dei caduti era finito,
la nave faceva delle piccole evoluzioni nel deserto fin quando non riusciva
a sollevarsi da terra.»
Dietro di sé vide che la prua della nave si era alzata dall'acqua
senza che se ne accorgesse e ora la fregata stava solcando il cielo.
«A quel punto la sua consistenza alla vista diveniva flebile
e aumentava ancora di più la sua leggerezza. La prua si sollevava
dalla sabbia e iniziava a salire alta in cielo senza il minimo suono.
Poi la nave prendeva la rotta del nord, in salita, verso la stella che
le dà il nome. Quando era abbastanza vicina e sembrava ormai simile
alle stelle che ornavano il cielo di fronte a essa, si apriva una specie
di cancello nel quale spariva portando con sé i mugolii e le parole
degli spiriti che trasportava.»
«Bene. Non ho interesse a perdere altro tempo. Vogliate scusarmi.»
Vir Eliel si mosse verso la sedia e colpì Dante in pieno volto,
ma quell'attacco gli fece solo volare il cappello. Da sotto gli occhiali
tondi, le iridi violette di Coral fissarono il volto del Maestro divertite.
Poi un fiume violetto sprigionò dal demone.
«Ora capitano!» gridò il ragazzo. Vir Eliel mosse qualche
passo indietro ma le lingue di energia emesse dal demone iniziarono a
circondarlo e a fermarsi su di lui come filamenti appiccicosi. Allora
Noah gli fu addosso e liberò su di lui tutto il potere della spada,
imprigionandolo in una teca di spesso ghiaccio.
«Forza Rid! Non rimarrà fermo per molto!»
Ridley con un cenno del capo si scostò dei capelli dal volto, poi
aprì le mani davanti al corpo e si abbandonò a una concentrazione
profonda.
«Coraggio Northern Star» parlò con l'eco rimbombante
che compariva ogni qual volta si sintonizzava con la nave, «se
è ancora in me che credi, è giunto il momento di rivelarmi
i tuoi segreti più reconditi
fino alle porte dell'aldilà!»
«Il ghiaccio si spezza... Capitano! »
La nave aumentò di andatura fino a superare qualunque velocità
sperimentabile sull'acqua. Le stelle attorno iniziarono a lampeggiare,
un vento pazzesco spazzava il ponte mentre davanti a loro comparve la
sagoma di un enorme cancello la cui porta sembrava fatta di un metallo
che rifletteva l'immensità del cielo notturno. L'energia sprigionata
dalla nave aumentò a dismisura fino a emettere un vero e proprio
boato assordante.
«Ci siamo!» gridò Ridley.
«È ora! Le energie di due demoni maggiori non bastano a tenerlo
fermo per più di qualche secondo!» gridò Coral spossato
mentre il ghiaccio liberato dall'arma di Noah iniziava a creparsi.
Le miriadi di stelle divennero scie luminose che la nave si lasciò
dietro lanciata a folle velocità verso il cancello.
«Le porte non si aprono! Ci andremo a sbattere!» gridò
Noah esaltato.
Ridley era in trance e Coral non riusciva più a parlare per lo
sforzo.
«Una cosa è certa
in un modo o nell'altro andremo tutti
all'aldilà.»
Lord Dante Reznor, ultimo Sovrano dei Draghi Occulti, tolse il manto che
lo copriva rivelando finalmente la propria presenza nel Santuario dell'Artemide.
«Vedo che abbiamo un rappresentante di ogni fazione in gioco. Uno
per i Draghi Celesti, uno per i demoni, uno per il popolo degli occulti.
E me, possessore delle cinque chiavi
a questo punto credo che siate
voi, Lord Swiftblade, il Sovrano Fantasma detentore della sesta»
il drago scostò con un cenno imperioso il proprio mantello nero.
«Attaccatemi tutti e tre assieme e forse avrete una speranza di
sconfiggermi e spartire successivamente il bottino. Altrimenti lasciate
qui ciò che mi appartiene e andatevene.»
«L'Artemide sarà dei Draghi Celesti
così da
poter porre fine al nostro scontro eterno coi demoni, concludendo finalmente
la guerra in nostro favore» sentenziò Shaia.
«L'Artemide sarà dei demoni, così che questo mondo
possa cadere nell'oscurità
a partire dai Draghi Celesti nostri
eterni avversari» proclamò Etrom.
«E tu Reznor, perché brami l'Artemide?» chiese infine
Wein scrutando prima il drago e poi la meravigliosa lancia circondata
da una candida luminescenza, il sigillo degli occulti.
«Utilizzerò quest'arma per porre fine a tutto
così
che tutto torni al Mana» disse perentorio il drago. Wein socchiuse
gli occhi lasciandosi sfuggire un'imprecazione. Con quell'arma fra le
mani Dante avrebbe avuto realmente il potere di distruggere tutto. Spazzare
via Mustis o i tre Demoni Sovrani. Nessun potere avrebbe potuto opporsi
a quel dominatore
e questo
non poteva permetterlo. Quell'arma
da sola, teneva in scacco l'intero mondo da millenni.
Il cancello era più grande di una montagna e la prua della nave
si schiantò sul terrificante portone proprio mentre Vir Eliel distruggeva
in unesplosione di energia il tentativo di Coral e Noah di immobilizzarlo,
anche se solo per pochi istanti.
A contatto col portale la realtà che avevano attorno subì
una distorsione. Non furono le porte ad aprirsi, ma fu come se la realtà
si trasformasse a partire dal portale fino a comprendere tutto ciò
che avevano attorno. Figure ancestrali di demoni e draghi, di umani ed
elfi si rincorrevano sugli stipiti che si perdevano nell'infinito. Poi
uno schianto terribile e un bagliore accecante accompagnarono la fine
di quel fenomeno spettacolare. Quando Noah riaprì gli occhi, la
Northern Star volava
nel nulla. Il buio più completo. Senza
vento né suoni. Le figure attorno a lui, illuminate anche se immerse
nel buio, lasciavano una strana scia
come se le guardasse da ubriaco,
non sentiva il proprio respiro né quello degli altri
e non
sentire nulla, per uno che aveva l'udito sviluppato come Noah, era una
cosa nuova.
In realtà non era nemmeno sicuro di essere in movimento
dato
che non sentiva vento in faccia.
«Se questo significa essere morti
ho fatto bene a non fare
il fico col sangue della tizia svuotandolo in mare.»
Vir Eliel apparve dietro di lui. La tunica, il cappello e due baluginii
rossi, i suoi occhi, che come quelli dei felini lampeggiavano nell'oscurità.
«Piccole
stupide creature» sibilò la figura.
«Fermo Reznor» intimò Shaia. «Non è un
caso che fuori dal Santuario ci siano tutte quelle truppe di Draghi Celesti.
Sono disposto a trucidare tutti i profughi dei Draghi Occulti se le chiavi
non mi verranno consegnate immediatamente» l'elfo si inumidì
le labbra.
Dante fissò Shaia come se fosse trasparente: «Questo, non
ha la minima importanza.»
In quel preciso istante lo scontro iniziò con una sincronia pressoché
perfetta. Wein scagliò una cinquantina di frecce verso Dante a
una velocità che non permetteva di distinguerle a occhio nudo,
le sue braccia sembravano tanti lembi di stoffa che svolazzavano attorno
alla sua balestra. Shaia si mosse verso Wein nel tentativo di ucciderlo
sul colpo e prendere in qualche modo le sue piume. Etrom si teletrasportò
sulla linea di intercettazione di Dante, mentre Dante puntò dritto
a Shaia. Solo Manoa rimase immobile evocando la propria aura combattente.
Dante saettò davanti a Etrom evitando i suoi colpi e il demone
fu costretto a deviare le frecce di Wein perdendo l'attimo per colpire
il tizio col cilindro che si allontanava. Shaia fu su Wein ma Dante per
poco non lo sfiorò con un suo attacco.
Poi Etrom e Shaia attaccarono insieme Reznor che schivò e passò
al contrattacco, ma i suoi colpi non andarono a segno perché alcuni
quadrelli di Wein gli fischiarono a pochi centimetri dalle orecchie.
Quella frazione di secondo era servita a tutti per capire che il primo
avversario da battere era Dante, per poi decidere fra loro come sarebbero
andate le cose.
«Bene! Così dovete fare! Alleatevi o non avrete alcuna speranza!»
gridò Dante nel tumulto della battaglia.
«Pronto a combattere Eliel? Non uscirai mai più di qui.»
disse Noah iniziando a togliere la stoffa dal bastone a cui prima era
appoggiato.
«Mi si permetta di contraddirti. Basterà uccidere voi e piegare
il potere di questa nave al mio volere per uscire di qui. In verità
credo che ci vorrà molto poco
così che io possa tornare
subito da Dante
lo scontro di qualche giorno fa dovrebbe aver ridotto
in pessime condizioni quel fantoccio
d'altra parte era logico supporre
che un allievo non avrebbe mai potuto superare il maestro dico bene?»
Noah sputò in terra: «Cattive condizioni? A me sembrava in
piena forma.»
Eliel sorrise divertito: «Credo che nemmeno lui possa riprendersi
da un diverbio come quello che abbiamo avuto
sono persino sorpreso
che sia sopravvissuto.»
Noah sorrise facendo qualche passo dandogli le spalle e poi girandosi
con la nuova katana appoggiata su una spalla come una mazza. «Sarà...
ma le chiavi... le aveva ancora lui dopo il vostro... diverbio...
»
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