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Novantatreesimo Episodio: Cassandra Gemini
«Voi immagino siate il Fante Oscuro vero?» Dante diede le
spalle ad Astea dirigendosi verso Manoa. «A cosa devo qui la vostra
presenza?»
Etrom si rialzò e Shaia ultimò di lanciare l'incantesimo
curativo.
«Sono qui per due motivi: proteggere
e vendicare i miei amici»
Astea era sporco di sangue dalla testa ai piedi e sembrava che parte di
quel sangue fosse anche suo dato che il suo vestito era strappato in più
punti e al di sotto delle ferite aperte continuavano a sanguinare. «Fuori
i Celesti non ci daranno più fastidio.»
A quelle parole Dante si girò e Shaia ebbe un sussulto.
«Volete dirmi che avete fatto fuori la guarnigione che presidiava
il Santuario?» domandò il Drago Occulto.
«Non li ho sterminati tutti
è bastato mostrare loro
i miei poteri
e, dopo le prime due centinaia di morti, hanno capito
che non era aria. Non sono un esercito disciplinato
»
«Bastardo! Come hai osato affrontare la mia truppa! Siete stato
sempre voi a fare quel carnaio nel centro dei Draghi Occulti vero?»
gridò Shaia astioso avvicinandosi ad Astea.
«Non mi è chiara la parte della vendetta
» ragionò
Dante avvicinandosi a Manoa. «C'è qualcosa che mi sfugge.»
«Lurido Messaggero traditore!» continuò Shaia mentre
le sue mani divenivano illuminate. «Passerò sopra al precetto
di non ferire il Fante Oscuro, feccia!»
L'elfo si avventò da destra su Astea accecato dall'odio, le sue
mani saettarono agili al volto del ragazzo. Astea non fece altro che capovolgere
l'alabarda in una rotazione così veloce da non risultare percettibile
e lasciò che l'elfo nell'impeto dell'assalto si scontrasse di faccia
sul peso al termine del bastone. Con un secondo ed elegante movimento
conficcò tutta la punta della gigantesca alabarda nel petto dell'allievo
di Vir Eliel come se fosse la cosa più facile del mondo. L'elfo
sbarrò gli occhi fissando la gigantesca arma infilzata nel torace
e boccheggiò per qualche istante sputando un fiotto di sangue.
«La faccenda della vendetta è sistemata» concluse Astea
sfilando l'alabarda con un suono secco. Shaia Limdorel allievo di Vir
Eliel si accasciò a terra soffocando nel suo stesso sangue, dopodiché
Astea portò l'alabarda di nuovo in posizione di guardia davanti
a Dante.
«Astea ma cosa
» sussurrò Wein, ma poi gli fu
tutto chiaro. Teiris aveva parlato di un maestro elfico
e Shaia
durante lo scontro aveva fermato il tempo proprio come era in grado di
fare Teiris coi propri poteri! Adesso capiva
probabilmente Teiris
non aveva resistito a tenere il proprio segreto per sé e ne aveva
parlato con Astea
ma non era stato Astea a ucciderla! Shaia era
venuto a sapere del tradimento della ragazza e l'aveva uccisa prima che
Astea potesse fare qualcosa
in fondo rapirla e ucciderla con il
controllo del tempo non doveva essere stato difficile
anche trovandosi
davanti qualcuno come Astea.
Aveva frainteso tutto
proprio nel momento in cui Astea avrebbe avuto
bisogno del suo conforto
lo aveva colpito scaricandogli addosso
tutta la colpa di quella morte ingiustificata.
Cercò di aprire bocca ma Astea lo interruppe.
«Non preoccuparti Wein. Dopo tutto il male che ti ho fatto non hai
bisogno di scusarti in alcun modo. Gli uomini non cambiano da un giorno
all'altro
ma io sono un Messaggero
e cercherò di fare
uneccezione.»
Il ragazzo si voltò in direzione di Wein che tramutò le
lacrime da un pianto di disperazione a un pianto di gioia.
«Ora mi occupo io di Dante Reznor
»
Dante prese le piume e le fece sparire nella sua giacca.
«A quanto pare sembra che io abbia trovato pane per i miei denti,
Messaggero. Finalmente potrò prendermi la mia rivincita sulla tecnica
di Enid
e porre fine a questa tragica storia. Coraggio Fante Oscuro
mostrami di cosa sei capace.»
Astea sistemò la tesa del cappello e si preparò allo scontro.
Una gigantesca esplosione oscura risucchiò dentro di sé
una parte dell'albero maestro facendolo semplicemente svanire nel nulla.
Ma Eliel era riuscito a evitarla salendo alto in cielo. Noah scattò
ancora più in alto e le fiamme che aveva sulla schiena gli diedero
una spinta a mezz'aria facendolo piombare su Eliel con entrambe le spade.
La figura roteò su se stessa evitando quell'attacco di sorpresa
ma un gigantesco drago d'acqua lo avviluppò completamente serrandolo
in una morsa mortale.
Dopo qualche istante l'incantesimo esplose lasciando al posto di Eliel
il nulla più completo. Ridley, posseduta dalla Northern Star, si
guardò attorno non vedendo il maestro che le apparve alle spalle.
Una mano saettò veloce al collo della ragazza ma le due armi di
Noah, disposte a croce, la fermarono a qualche centimetro dalla gola.
«Non così in fretta vecchio» sussurrò Noah tradendo
lo sforzo immane che stava facendo per bloccare l'assalto del Maestro.
Eliel scostò le armi di lato e roteò su se stesso per colpire
con un calcio al volto Noah, ma il ragazzo si mosse ancora più
velocemente, fermando quel calcio alzando un ginocchio fasciato da uno
schiniero gemmato. Lo scontro fra Vir Eliel e i tre eroi della Northern
Star infuriava.
Coral apparve di fianco a Eliel ma, quando il Maestro lo colpì,
si divise in una ventina di copie che attaccarono la creatura con fasci
di energia oscura.
«Non male come pallida imitazione della mia tecnica Demone! Continuate
a farmi il verso?»
«Non è unimitazione Eliel! È uninterpretazione.»
Il Maestro distrusse i fasci di energia, ma presto si accorse della differenza
apportata da Coral alla tecnica dello sdoppiamento. Le tante immagini
di Coral si mossero all'attacco in corpo a corpo e, appena toccarono il
Maestro, esplosero con una potenza brutale che vaporizzò l'armatura
di Eliel prontamente rigenerata.
Il Maestro venne scaraventato lontano. Il boato dell'esplosione fischiava
ancora nelle orecchie dei combattenti che Noah, con un paio di balzi,
lo raggiunse pronto a colpirlo, ma tagliò a metà il nulla.
Anche Eliel si divise in un centinaio di proprie copie riempiendo il ponte
della nave.
«Te lo concedo Demone. I tuoi poteri sono immensi
e la variante
delle copie esplosive è interessante
è un utilizzo
superbo dei poteri demoniaci insieme alla mia tecnica
ma non vi
salverà da questo.»
Il centinaio di Eliel si scaraventò sui tre combattenti.
Dante venne scosso da un profondo fremito e per poco non perse l'equilibrio,
quando lui e Astea si scontrarono per la prima volta, il boato che ne
seguì fece cadere calcinacci, sabbia e polvere accumulata da chissà
quante ere all'interno della gigantesca cupola. Uno schianto assordante.
L'arma di Astea era piombata su Dante che l'aveva fermata a metà
strada stringendola fra i palmi aperti. Dopo quel primo contatto, i due
iniziarono a muoversi con lenti passi cadenzati. Astea sembrava muovere
l'arma con lentezza spostandola davanti al corpo di Dante in un movimento
quasi ipnotico, ma agli occhi di Wein si rivelò la realtà
dello scontro. Astea si spostava secondo una serie di movimenti predeterminati
e sferrava degli attacchi di una violenza e velocità disumane partendo
dalle posizioni base di quei lenti movimenti. Dante seguiva la danza di
Astea schivando e controbattendo ogni volta, come se ogni attacco dovesse
essere l'ultimo. Etrom si scagliò verso Dante pronta a colpirlo,
il Drago uscì da quella danza e colpì nuovamente Etrom direttamente
al petto. Il demone in un ultimo disperato tentativo calò la sua
arma su Dante, ma Astea la scostò via frapponendosi fra i due prima
che Dante riuscisse a darle il colpo di grazia.
«Anche tu, Sofìa. Stanne fuori, solo io posso sconfiggerlo.»
Etrom crollò a terra mentre la sua figura diveniva intermittente.
Anche se la sua falce era di certo l'arma più pericolosa presente,
dopo l'Artemide, non sarebbe stata capace di colpire ancora Dante con
le poche energie che le erano rimaste. Cadde a terra seduta mentre le
parole di Astea le risuonavano nella mente come se dovessero fargliela
scoppiare.
«
farai prima te Fante
o soccomberà prima Eliel?»
sussurrò fra sé e sé il Drago Occulto, era sicuro
che Noah e gli altri sarebbero riusciti nell'impresa disperata
quanto
tempo aveva ancora a disposizione? Per un istante gli parve di vedere
attraverso il suo braccio destro. Scacciò quel pensiero con forza
e si tuffò nuovamente nello scontro. Il combattimento continuava
a crescere di intensità, i lenti movimenti di Astea divennero sempre
più svelti aumentando così il ritmo degli attacchi imprevisti
che partivano ogni volta.
La velocità crebbe finché i passi dei due non arrivarono
alla stessa velocità degli assalti e attorno a loro rocce e detriti
presero a sollevarsi in un piccolo terremoto ogni volta che si scontravano.
Improvvisamente Dante cambiò strategia. Mostrò un fianco
e Astea colpì sicuro di ucciderlo.
L'alabarda colpì Dante ma il drago non accusò minimamente
il colpo. L'armatura di energia sembrava aver fermato l'alabarda con naturalezza
e Dante aveva ricevuto poco più di un buffetto amorevole.
Astea strinse gli occhi cercando di ritirare via l'arma ma Dante la fermò
stringendola con una mano.
«Non ci siamo Fante
in queste condizioni siete forte e la
vostra tecnica è splendida ma non sarete mai capace di sconfiggermi.
Lo capite voi stesso vero?»
Astea sollevò Dante con tutta l'alabarda e lo scagliò lontano
per riordinare le idee. Il Drago aveva ragione. Nonostante Dante fosse
probabilmente più ferito di lui, era in netto svantaggio.
«Ce n'è solo uno vero!» gridò Noah.
«Sì, ma quale?» ribattè Coral roteando il bastone
per proteggersi da quella carica furiosa.
«Questo qua!» gridò Noah scagliando un pugno con tutta
la forza di cui era capace a una delle figure. Al contatto il centinaio
di doppi scomparse nel nulla ed Eliel volò verso la poppa polverizzando
la parte sorretta dalla polena.
«Bel colpo Re di Tradnor! Come avete fatto?» gridò
la Northern Star.
«Ho tirato a indovinare!» gridò di rimando il ragazzo
tornando in posizione di guardia.
Il bastone volò via dalle mani di Coral mentre Eliel si rialzava
malconcio. La sua armatura iniziava a divenire intermittente.
Anche la Northern Star, nel corpo di Ridley, scosse la testa in un gesto
tipicamente umano, dopodiché concentrò la sua attenzione
sui propri compagni: «Tenetelo occupato. Ho bisogno di tempo
per il prossimo incantesimo.»
«Ma quale occupato
lo faccio a fette!» gridò
Noah. Il ragazzo con un balzo impossibile fu di nuovo sulla figura e ingaggiò,
con la velocità che era capace di raggiungere, un corpo a corpo
furibondo in cui le sue lame sembravano formare un muro mobile di metallo.
Ogni tanto il muro veniva forato da qualche calcio ed Eliel rispondeva
colpo su colpo nonostante l'incredibile abilità e velocità
del Re.
Coral guizzava attorno ai due intervenendo di tanto in tanto in supporto
di Noah, dato che il corpo a corpo non era il suo forte. Il suo bastone
mandava a vuoto una parte degli attacchi del Maestro e le sue lingue di
energia lambivano i due pronte a colpire come serpenti al primo segno
di sbilanciamento di Eliel. Ma dopo poco capì che avrebbe potuto
attendere anche la fine dei tempi, prima che Eliel mettesse un piede in
fallo. Ogni passo del Maestro sembrava previsto da secoli e ogni suo movimento
era parte di una strategia che aveva già calcolato nel futuro almeno
venti o trenta mosse successive, come in una partita a scacchi. La velocità
e l'abilità sovrannaturali di Noah erano ridotte a ben poca cosa
di fronte a quell'esperienza e a quella sapienza tecnica.
Noah mostrò di nuovo il fianco in uno dei suoi affondi più
profondi e Coral deviò col bastone il contrattacco di Eliel venendo
scaraventato via assieme a Noah.
«Merda
è troppo forte anche in queste condizioni!»
gridò Noah passandosi una manica sulla bocca per togliere un po'
di sangue.
«Tutto ok col cuore?» domandò Coral.
«Mai stato meglio» tagliò corto Noah.
«Capite adesso, il divario!?» rise Eliel beandosi di quel
momento, ma improvvisamente qualcosa gli fece sparire il sorriso dalle
labbra.
Decine di migliaia di occhi si erano accesi nell'oscurità immateriale
attorno alla nave. In fondo, a poppa, la Northern Star preparava il suo
incantesimo più potente.
Dante atterrò su una parete del gigantesco vano del Santuario ma,
in una frazione di secondo, fu di nuovo davanti ad Astea. Fintò
un assalto al ventre, ma poi colpì Astea al centro della fronte
in uno schianto di energia incredibile. Astea riuscì a leggere
quel movimento solo troppo tardi e la lunghezza dell'alabarda non gli
permise di intervenire. La mano del drago sembrò come penetrare
nel cranio di Astea e afferrare qualcosa proprio in mezzo agli occhi,
mentre il ragazzo gridava di dolore. La luce accecante fece distogliere
lo sguardo a Wein, mentre il Drago Occulto con la forza magica che era
in grado di generare estirpava qualcosa dalla testa del ragazzo. Dante
venne sbalzato via e Astea si sollevò in una gigantesca colonna
di luce violetta che salì alto in cielo aprendo un buco gigantesco
nella volta.
«Astea!» gridò Wein.
Il Fante Oscuro ricadde a terra in uno schianto spaccando le lastre di
marmo. Tramortito. Dante, atterrato a un centinaio di metri di distanza,
si risistemò scrollando via un po' di polvere dalla mantellina
e si avviò verso il sigillo.
«Merda Astea
neanche tu
» sibilò Wein, mentre
persino Etrom rimaneva immobile di fronte alla scena. Nemmeno la tecnica
del Fante Oscuro aveva potuto qualcosa contro Lord Dante Reznor, Sovrano
dei Draghi Occulti, e, adesso, quella sottile figura si avviava verso
la sua naturale vittoria finale.
Il Drago Occulto arrivò in prossimità del Sigillo. Alzò
in aria le piume strette nel pugno e recitò una antica litania
del suo popolo concludendo con delle parole in lingua corrente: «Le
chiavi mi appartengono e con me è il volere del mio popolo. Vieni
a me Artemide, Sigillo del popolo Occulto io ti sciolgo.»
La colonna luminosa attorno all'arma si esaurì con un lungo e interminabile
lamento e la lancia rimase sospesa a mezz'aria a poca distanza dalla mano
libera di Dante.
Il lungo bastone era fasciato da una pelle pregiata e l'elsa riproduceva
il volto di un Drago Occulto nelle sembianze naturali, dalle quali fauci
usciva una lunga lama ricurva come quella di una sciabola. Il materiale
dell'arma sembrava mithril ma, dalle vibrazioni di potere che l'arma emetteva,
sembrava che fosse fatto di vero e proprio Mana.
La mano di Dante si allungò sulla lancia per afferrarla, ma una
voce lo bloccò.
«Lord Reznor
siete un pazzo a concedere una chance del genere
al Fante Oscuro
» sorrise Astea rialzandosi lentamente in piedi.
Prese il cappotto e lo gettò via, al di sotto la sua maglia e le
miriadi di catene magiche macchiate del suo stesso sangue continuavano
a circondarlo
eppure
c'era qualcosa di diverso.
Astea afferrò il capello, fece qualche passo verso Etrom e glielo
posò delicatamente in testa sopra a quello da giullare. Fu allora
che Wein capì cosa era successo. Rialzandosi Astea lo aveva guardato
dritto negli occhi! Il Drago Occulto era sicuro di aver rivisto le iridi
marroni scure che non vedeva più da centinaia di anni. L'attacco
di Dante non sembrava aver colpito direttamente Astea
ma il sigillo
imposto da Enid ai suoi poteri. Le catene dell'immortalità erano
ancora salde, sotto la sua camicia lampeggiava ben visibile anche il tatuaggio
del marchio di Enid, ma il limite ai poteri del Messaggero era stato rimosso.
Gli occhi di Astea erano tornati quelli di un tempo e sembravano guardare
tutto ciò che aveva attorno con una determinazione assoluta.
Il ragazzo guardò di nuovo Wein, poi Etrom, infine parlò:
«Ora, Reznor
vi mostrerò il vero me» e così
dicendo puntò gli occhi nella lama dell'alabarda vedendo, dopo
più di trecento anni, i propri riflessi.
Il cielo sopra il Santuario si oscurò e Wein avvertì di
nuovo l'energia che aveva percepito nella casa stregata. Il potere di
Galder il Luminoso e quello di Sagrath l'Oscuro stavano confluendo ancora
una volta dentro Astea, contemporaneamente
e il ragazzo sembrava
capace di controllare quel fluire di energia e di emozioni. I suoi occhi
divennero iridescenti e, anche se potevano vedere tutto ciò che
lo circondava, sembravano rivolti a qualcos'altro
al passato e alla
Vera Guerra.
Astea emise un grido sovrannaturale che assordò i presenti per
degli attimi che sembrarono durare intere ore. Si alzò circondato
di nuovo da una colonna di energia accecante che lambì il cielo
divenuto improvvisamente notturno, forando le nuvole, dopodiché
riatterrò circondato da migliaia di striature e fumi sospesi fra
il rosso rubino e l'azzurro cielo.
«Di nuovo, Lord Dante Reznor. Stavolta evitate dimostrazioni di
forza perché potrebbero essere gli ultimi gesti della vostra esistenza»
detto questo, Astea svanì semplicemente dal luogo in cui stava
e apparve di fianco a Dante colpendolo con una spaventosa gomitata al
collo e scaraventandolo lontano dalla lancia. Un colpo che avrebbe tranquillamente
spezzato il collo a chiunque. L'armatura di Dante divenne intermittente.
Il Sovrano dei Draghi Occulti atterrò sulle gambe scivolando per
una decina di metri, poi si rimise in piedi.
«Così potremo avere un duello regolare. Astea Ingram di Shaen.»
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