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Un'altra selva di quadrelli si abbatté su Dante,
ma il drago piroettò su di sé respingendola con una facilità
disarmante. La falce di Etrom lo fece piegare all'indietro e, il sopraggiungere
di Shaia, gli fece terminare il movimento atterrando in verticale sulle
mani e difendendosi dalle carezze dell'elfo opponendo i propri calci.
Con una botta di reni Dante riconquistò la posizione eretta, giusto
in tempo per fermare la falce di Etrom concentrando in una mano di taglio
le sue energie, poi affondò l'altra col palmo in alto verso Shaia
a cui volò il cappello. Wein scagliò altre frecce, ma stavolta
Dante le fermò con un solo sguardo vaporizzandole in aria.
«Merda!» esclamò Wein non credendo ai propri occhi.
«Manoa! Fa qualcosa anche tu! Prova a tenerlo impegnato!»
L'elfa si scagliò su Dante, il guerriero di energia provò
a colpirlo ma Dante sfruttò l'impeto dell'attacco per afferrarlo
e scagliarlo verso Etrom che lo schivò teletrasportandosi e attaccando
nuovamente Dante. Un solo colpo di quella falce avrebbe potuto ucciderlo
all'istante e Dante conosceva bene i poteri dell'arma della Morte. Il
Drago, con dei passi di danza, schivò la lama e ne colpì
il retro, in un modo che per poco non tagliò di netto la testa
a Shaia. A quel punto l'elfo strinse le mani davanti a sé e si
concentrò emettendo un boato di energia che risuonò in tutto
il Santuario. I movimenti di Dante parvero rallentare fino quasi a fermarsi.
Wein aguzzò la vista non credendo ai propri occhi. Shaia stava
fermando Dante e anche Etrom, lì vicina, sembrava rallentata
il tipo in toga
stava fermando il tempo?
L'elfo si avventò su Dante concentrando in una mano tutte le sue
energie pronto a colpirlo. Il colpo andò a segno e Dante si incurvò
sputando un fiotto di sangue. Il sorriso di Shaia però divenne
presto unespressione sconcertata, nonostante avesse subito parte
dell'onda d'urto, Dante era riuscito a fermare quel colpo... nonostante
il suo potere sul tempo.
«Non puoi sperare di fermare il tempo con dentro qualcuno che padroneggia
la tua stessa tecnica
anche meglio di te» sussurrò
Dante, poi concentrò nelle mani altra energia fino quasi a spezzare
quella di Shaia che si ritrasse gridando di dolore. L'incantesimo sul
tempo si ruppe con uno schianto scagliando lontano sia l'elfo che Etrom,
che registrava attonita quello che era appena successo. Durante il suo
volo Etrom scomparve nel nulla e riapparve alle spalle di Dante, mentre
la sua falce sfrigolava incendiata da un potere terrificante. Dante capì
che non avrebbe potuto pararla solo con la propria energia e tentò
di evitarla, ma il danno subito da Shaia si faceva ancora sentire. Schivò
sentendo il proprio corpo pesante e la lama lo colpì di striscio
aprendogli una ferita sulla schiena.
Nel frattempo Wein tornò in posizione di guardia e tentò
la sua carta vincente.
«Vediamo se questa la fermi
» sibilò mentre concentrava
in un unico quadrello tutte le energie che era in grado di accumulare.
Il quadrello avvampò di una luce nerastra. Dante si staccò
di dosso Shaia, tornato alla carica, con una spazzata bassa e si trovò
di nuovo a fronteggiare Etrom. Wein fece partire il colpo che venne seguito
da un boato assordante. Un torrente di energia seguì quella freccia
fino ad arrivare a pochi centimetri dalla fronte di Dante. Il drago inizialmente
si preparò a respingerla come aveva fatto con le altre poi, in
una frazione di secondo, capì che quel colpo non era neanche paragonabile
alle frecce con cui aveva avuto a che fare prima e lo schivò all'ultimo
spostando di qualche centimetro il capo. «Non male!» gridò
mentre un piccolo taglio gli si apriva su una guancia, «un colpo
del genere mi avrebbe di sicuro ucciso!» ma Wein non aveva ancora
finito.
«Non credere che basti così poco!» gridò di
rimando il drago scostando la balestra in un ampio circolo come se avesse
una specie di canna da pesca in mano. Il torrente di energia che seguiva
il quadrello funzionò come una specie di filo e il dardo cambiò
direzione tornando all'attacco di Dante.
Il drago iniziò a schivare quel colpo mentre Etrom e Shaia lo assalivano
con tutta l'abilità di cui erano capaci.
«
in tre non sono da sottovalutare
» registrò
Dante mentre schizzava da una parte all'altra dell'immensa arena. Un movimento
avventato e l'avrebbero ucciso. L'Artemide rimaneva lì, protetta
dal suo sigillo occulto. «Non ho molto tempo
ma devo saper
aspettare
» sussurrò fra sé e sé.
Vir Eliel si mosse su Noah che lo evitò per puro istinto. Il colpo
del Maestro vaporizzò di netto una parte della balaustra ma Coral
e Ridley gli furono addosso scaraventandogli contro degli incantesimi
di un potere brutale. Eliel si smaterializzò nel luogo in cui era,
lasciando che i due poteri esplodessero scontrandosi.
La luce illuminò quell'oscurità impalpabile facendo svolazzare
la toga della creatura più potente di Aman, nel frattempo ricomparsa
dietro Coral. Il demone si teletrasportò lontano evitando le mani
letali, mentre Noah tornava alla carica. Impugnò le lame al contrario
e menò una quindicina di fendenti nello spazio in una frazione
di secondo dopodiché lasciò partire uno dei suoi terribili
calci. Eliel schivò le lame divenendo simile a un fazzoletto di
stoffa sballottato dal vento, poi fermò con una mano il calcio
concentrando le proprie energie per attutire l'impatto.
«Ottima tecnica di combattimento, Re di Tradnor. Ma non sperare
di ingannare Vir Eliel con un trucco che può andare bene con un
principiante.»
Noah riportò il calcio e scattò all'indietro e stavolta
un fascio di luce si schiantò sulla figura di Eliel colpendolo
in pieno. Subito dopo anche un fiume di oscurità, creato da Coral,
raggiunse il Maestro e i due maghi gridarono in segno di vittoria ma,
una volta diradatasi la polvere dell'esplosione, Eliel era ancora lì.
Attorno a sé baluginava una strana luminescenza simile a quella
che scaturiva dalle sue mani.
«Niente da fare signori
siete ancora lontani dalla vittoria.»
«Ridley! Che diamine è quello!» gridò Noah studiando
l'avversario.
«Sembra che abbia concentrato attorno a sé il potere delle
sue mani
come
una specie di schermatura magica
»
«Ben detto Vecchia Morte. Speravo di non dover ricorrere a questo
ma, a quanto pare, ve la cavate meglio di quanto potessi immaginare.»
«E non finisce qua» rise Noah mettendo mano all'arma ancora
avvolta nella stoffa. Tolse quel poco che rimaneva di fasciatura e sotto
finalmente si intravide il fodero di una superba katana.
«La riconosci Eliel? Dovrebbe essere stata forgiata dagli occulti
questa
me l'ha regalata il tuo allievo prima del nostro scontro
sai
la gemella di questa era andata distrutta durante un mia zuffa
con Brynard
»
Eliel fissò il fodero e vi riconobbe l'artigianato della sua stirpe.
«Indubbiamente una mirabile arma, come l'altra che state usando,
è capace di aumentare il proprio filo e la propria resistenza in
proporzione allo spirito di chi la utilizza
ma ditemi
come
farete a usarne tre contemporaneamente?»
Noah ridacchiò divertito: «Sai a cosa serve avere un demone
in squadra? A conoscere i trucchi delle armi demoniache che ti porti dietro!»
Detto questo Noah lasciò l'arma di Brynard a galleggiare davanti
a sé. Coral gli apparve dietro lanciandogli unocchiata eloquente:
«quanto parli
»
«Bene quattrocchi. Se quanto hai detto è vero
adesso
ne vedremo delle belle
»
«Sono sicuro che sia vero. Come ti ho spiegato quell'arma è
un Demone Maggiore
il primo tentativo di Brynard produsse un'arma
e non un demone con una propria volontà come Ghorost o Fharst...
in quanto Demone Maggiore la forma fisica della spada è comunque
variabile come la mia
inoltre
sono sicuro che Brynard non
la usasse solamente come spada.»
«Mi viene solo da chiedermi perché me l'abbia lasciata tutto
questo tempo
»
«Boh
magari gli stai simpatico.»
«Bene! Chissenefrega! Andiamo spada! Diamo una lezione al vecchio
bavoso!»
L'arma di Brynard esplose in una croce di energia accecante e andò
a urtare di piatto sul torace di Noah iniziando la sua trasformazione.
Dal manico dell'elsa refoli di nevischio, che poi divennero simili a un
metallo trasparente, andarono ad avvolgere il corpo di Noah permeando
la sua vecchia armatura, la lama si appiattì e si divise in varie
piastre e l'elsa andò a formare una meravigliosa decorazione sul
torace dellex-re. In poco meno di qualche istante, l'arma si era
trasformata in una splendida armatura di piastre di ghiaccio. Noah crollò
a terra avvolto da una accecante luce e si incurvò su se stesso
fumante, finché dalla schiena due meravigliose ali di energia non
comparvero dal nulla, simili a sei fiamme cilindriche, tre per parte,
di un blu profondo.
«Tutto bene Noah?» gridò Ridley dietro di loro.
Noah venne sollevato in cielo in un ruggito poco umano, il volto circondato
da un elmo trasparente e ornato da un cimiero ghiacciato. «Mai stato
meglio
non sai che fresco qua dentro
» sibilò
prima di riatterrare. Le assi su cui poggiavano i suoi piedi esplosero
in aria frantumate dal movimento e, in un batter d'occhio, Noah fu su
Eliel muovendosi a una velocità che forse neanche il Maestro di
Aman era in grado di raggiungere. Le spade fischiarono sulla creatura
ed Eliel fu costretto a schivarle arretrando con un movimento dotato di
eleganza e tecnica superbe.
«Mancato!» gridò, ma dopo qualche istante l'armatura
luminosa che il Maestro aveva addosso si sciolse in più punti disfacendosi
nel nulla.
«Ne sei così sicuro?» ghignò Noah.
Eliel reclinò il capo da una parte: «Non male.»
Il quadrello magico di Wein continuò a inseguire Dante con una
precisione e una velocità terrificanti, Etrom e Shaia continuavano
ad aggredirlo utilizzando dei poteri immensi ma improvvisamente le sorti
dello scontro cambiarono drasticamente. Dante intravide finalmente il
primo spiraglio nella difesa di Shaia e sferrò un unico colpo di
palmo al ventre dell'elfo. L'energia in un movimento elastico sembrò
bucare il corpo dell'allievo e il volto di Shaia si trasfigurò
mentre un rivoletto di sangue gli scendeva dalla bocca. L'elfo piombò
a terra tramortito. Etrom cercò di sfruttare nuovamente quel lasso
di tempo per colpire fatalmente il Drago, ma Dante sfruttò quell'attacco
a proprio vantaggio. Con un movimento serrato scivolò indietro
dalla posizione di attacco.
«Troppo lenta!» gridò e colpì con il gomito
una delle mani che reggevano la falce facendo volare lontana l'arma. Con
un secondo movimento, girando su se stesso la raggiunse al ventre. Il
quadrello di Wein arrivò in pieno volto e neanche la velocità
di Dante avrebbe potuto schivarlo ormai, ma il drago, invece di evitarlo,
lo colpì con la coda illuminata di energia con tutta la violenza
di cui era capace, mandandolo a forare la cupola del Santuario.
Etrom cadde a terra ferita gravemente, Wein e Manoa rimasti gli unici
in piedi, si lanciarono unocchiata preoccupata.
La coda del drago si mosse sinuosa, poi Dante si lanciò su Wein
in corpo a corpo e, come quella volta nella casa stregata contro Astea,
Wein si dimostrò in possesso di uneleganza e di unagilità
fuori dal comune. I primi assalti di Dante andarono a vuoto.
«Gli altri quattro Sovrani non erano neanche lontanamente paragonabili
al vostro livello Lord Swiftblade!» commentò riconquistando
la posizione di guardia. «Ma quanto potrai resistere continuando
a schivare i miei assalti? Il tuo migliore attacco è stato neutralizzato
e la tua agilità non durerà all'infinito. Consegnami la
piuma e facciamola finita.»
Wein con un balzò guadagnò una ventina di metri da Dante
e spiegò le ali in un gesto maestoso. Il laccio di stoffa dei capelli
si sciolse e le miriadi di fili corvini accompagnarono il dispiegarsi
di quel manto piumato in uno spettacolo grandioso.
Era in difficoltà. Dante non bluffava. Poteva continuare a schivarlo,
ma non sarebbe mai riuscito a batterlo con gli altri due in quelle condizioni,
Manoa non sembrava semplicemente all'altezza dello scontro. Non c'era
altra scelta
doveva giocare la sua ultima carta.
Il suo sguardo cambiò dall'indecisione alla risolutezza più
profonda. Dante avvertì quel cambiamento nelle iridi verdi del
consanguineo e un brivido freddo gli scosse la schiena.
«Si fermi Lord Swiftblade! Cosa vuole fare!»
Ma era troppo tardi.
Wein alzò in aria le proprie mani e da esse scaturirono due gigantesche
fiamme di una luce accecante.
«NON FARLO!» gridò Dante lanciandosi verso Wein,
ma non fece in tempo.
Il Sovrano Fantasma incrociò le braccia sul petto e volse le mani
verso di sé, le fiamme andarono a colpire le proprie ali bruciandole
in una gigantesca fiammata.
Il drago gridò di dolore e cadde in ginocchio mentre quel fuoco
purificatore inceneriva e distruggeva le sue piume, le chiavi dell'Artemide
e i sogni di Dante.
«SCIOCCO!» gridò Dante fuori di sé. «COME
HAI POTUTO! STUPIDO DRAGO! NON HAI IDEA DEL DISASTRO CHE HAI CREATO!»
Dante fu su Wein e lo colpì con un calcio alla bocca dello stomaco
lasciandolo raggomitolato a rantolare dal dolore.
Poi il Sovrano dei Draghi Occulti lo afferrò per il bavero e lo
sollevò in aria finché i loro volti non si sfioravano. Le
iridi di Dante erano venate di un odio inesauribile mentre Wein, con gli
occhi socchiusi, lo guardava sorridente.
«Che c'è? Ti ho rotto il giocattolo?» sussurrò
divertito il Sovrano Fantasma.
Gli occhi di Dante si restrinsero ancora di più se possibile. Alzò
una mano illuminata verso Wein con l'intenzione di colpirlo con tutta
l'energia creata dal suo odio, poi una voce lo fermò.
«Un momento Maestro! Non tutto è ancora perduto.»
Wein ebbe un sussulto e i suoi occhi si spostarono sconvolti oltre il
viso di Dante. La dove Manoa, in piedi, con la sua ultima piuma in mano
aveva parlato.
Eliel si scagliò su Noah per chiudere la partita, avendo individuato
nel Re di Tradnor il problema più impellente ma Coral si frappose
fra i due fermandolo senza difficoltà con uno scudo creato dal
proprio bastone.
Eliel indietreggiò sgomento. Aveva le mani intorpidite «Che
cosa
»
«In questo piano di esistenza
» sussurrò Coral
mentre i suoi occhiali baluginavano sinistri. «I miei poteri sono
ben diversi da quelli che sono capace di liberare sulla terra
»
Il demone venne circondato da una vampata di luce oscura e il legno della
nave scricchiolò sommesso. I capelli del ragazzo svolazzavano in
aria impazziti mentre tutta quellenergia curvava lo spazio in decine
di onde concentriche dimostrando una grande padronanza della tecnica di
Eliel. Il vestito di Dante svanì nel nulla lasciando Coral nel
suo normale abbigliamento, a quel punto il demone alzò una mano
verso il Maestro e una colonna terrificante di energia avvolse l'avversario
bruciacchiando la toga e facendolo cadere in ginocchio.
Il sottoposto della Tessitrice lo fissò per qualche istante ma,
inspiegabilmente, non colse il momento in cui Vir si rialzò da
prono e si portò alla sua schiena. Eliel lo centrò al torace
con tutta l'energia di cui era capace e Coral emise un grido sommesso.
«Stupidi presuntuosi!» sorrise Vir, ma improvvisamente delle
lingue di energia oscura lo colpirono alla schiena sfruttando la sua stessa
tecnica.
Eliel sputò del sangue incurvandosi ferito.
Coral davanti a lui si girò leggermente per sorridergli in faccia:
«coraggio Eliel
avete già combattuto col mio Demone
Sovrano
dovreste sapere di cosa siamo capaci no?»
Eliel fissò meglio il punto in cui aveva colpito Coral e si accorse
che il demone si era come scomposto per far passare il suo attacco senza
ricevere danni. Aveva
colpito il nulla e Coral se ne stava aperto
a metà davanti a lui a sorridere mentre un'altra parte di sé
lo aveva colpito.
Eliel si scrollò di dosso quelle lingue di energia. Noah si fece
sotto, ma lo fece cadere a terra con una spazzata facendo seguire subito
dopo un colpo diretto al torace del ragazzo. Coral si voltò rimanendo
sul posto, semplicemente invertendo la posizione del proprio corpo e scattò
in avanti per colpirlo, ma Eliel fintò di attaccarlo di nuovo al
torace quando invece il suo assalto arrivò dritto al volto di Coral
che venne scaraventato lontano.
In poco più di una frazione di secondo il Maestro aveva di nuovo
ribaltato le sorti dello scontro. Noah tossì sangue e Eliel improvvisamente
venne sollevato da terra.
Alla sua destra Ridley, con una mano protesa verso di lui lo fissava coi
suoi occhi di brace.
«Non ti batteranno solo in due, Vir» sussurrò la donna.
«Questo è il mio dominio Eliel
e non transigo che
qualcuno si ribelli al mio volere, ferisca i miei protetti o vaneggi di
venire meno ai miei precetti tornandosene indietro.»
La nave scricchiolò sommessamente e le vesti di Ridley vennero
ricoperte da miriadi di ricami intarsiati di un argento luccicante fino
a formare il disegno di una complicata ragnatela.
La ragazza trasse un profondo sospiro e cercò di rilassarsi: «Lascio
tutto a te Northern Star» disse con voce ferma. «È
ora che sia io a fidarmi di te
e non viceversa.»
Ridley lasciò cadere indietro il capo svenuta e, quando lo rialzò,
le sue iridi erano scomparse. Era circondata da una fiammante energia
che la teneva sollevata da terra di qualche palmo e riluceva illuminando
a giorno quel luogo impossibile. Quell'ambiente assurdo risuonò
di una risata da far gelare il sangue nelle vene.
Eliel concentrò attorno a sé le sue energie e respinse il
potere che lo immobilizzava cadendo a terra. Sorrise e si rialzò
passandosi una mano sulla bocca pulendo il sangue. Lo fissò con
una espressione intraducibile.
«Sangue Eliel? Quant'era che non lo vedevi?» sorrise Noah
rialzandosi in piedi. L'armatura l'aveva protetto più che a dovere
persino da un colpo del Maestro.
«Il mio sangue
in effetti era molto che non lo vedevo
ma non crediate di aver già vinto. Forse adesso avete qualche speranza
ma non ho mai creduto nelle probabilità.»
Detto questo l'armatura magica di Eliel avvampò di nuovo, mentre
il Maestro si metteva in posizione di guardia, segno che riconosceva il
valore degli avversari. Si abbassò sulle gambe stendendone una
davanti a sé, portò una mano vicino al mento e l'altra protesa
verso uno degli avversari. Poi con la mano stesa fece loro cenno di farsi
sotto.
«Coraggio. O valorosi
le imprese impossibili non fanno parte
di questo mondo. Ma lo stesso non si può dire delle fini gloriose.»
In un solo urlo, tre si scagliarono sulla creatura più potente
di Aman.
Dante venne scosso da un fremito. Evidentemente Eliel aveva ricevuto i
primi danni. Lasciò cadere a terra Wein e senza la minima esitazione
si lasciò andare del tutto ad una risata isterica
«La fortuna non mi ha abbandonato!» gridò e alzò
al cielo le braccia come se richiedesse l'applauso del pubblico in quella
sterminata distesa sormontata da quella volta gigantesca. «Sembrava
che l'ingegno e l'astuzia di unintera epoca non fossero sufficienti
a garantirmi il successo
eppure
eppure tutto andrà
come volevo! Coraggio Aimee! Riconduciti al tuo vecchio maestro che ora
richiede il tuo aiuto
consegnami ciò che possiedi
e
insieme poniamo fine a tutto.»
Manoa rispose al nome di Aimee e si avvicinò lentamente a Dante
porgendo la piuma che aveva così faticosamente guadagnato attraverso
la fiducia di Wein.
Shaia stava cercando di rialzarsi e aveva lanciato su di sé un
potente incantesimo di guarigione, Etrom era ancora a terra ma era ricomparsa
vicino alla falce. Entrambi non sembravano in grado di intervenire in
quel momento.
«Per nulla una bella fine! Lord Swiftblade, Sovrano Fantasma!»
continuò a infierire Dante di fronte allo sguardo perso di Wein.
«Tradito dall'ultima persona che ti era rimasta vicina sino alla
fine!»
Wein guardò con occhi vacui il volto di Manoa cercando una qualche
reazione. Manoa scostò lo sguardo evitando quello di Wein.
«Mi dispiace Wein
ma
io lo amo
e farei qualunque
cosa per lui.»
Wein sbuffò amareggiato cercando di sorridere: «Tradito da
una donna
non sono un granché col gentil sesso
»
ma mentre parlava delle lacrime presero a scendergli sul volto e la bocca
divenne secca.
«Non... non riesco neanche più a sollevare un braccio...»
disse fra respiri irregolari «ecco... la fine del Sovrano Fantasma
dei Draghi Occulti... alla mercé dei suoi avversari e della sua
solitudine, incapace di proteggere il proprio popolo, i suoi amici...
e se stesso.»
Gli parve di sentire dei lamenti di morte fuori dal Santuario
come
se le anime dei dannati gli fossero già vicine per condurlo all'aldilà.
Dante si voltò verso Aimee con uno sguardo comprensivo: «Sei
stata brava Aimee
anche a costo di distruggere il tuo cuore hai
agito per il mio fine. E te ne sono grato.»
Le si avvicinò e labbracciò come si abbracciava unamica.
Delle lacrime sgorgarono anche dagli occhi della ragazza di fronte a quell'ennesimo
rifiuto mascherato da congratulazioni, si scostò da lui come per
dire qualcosa ma Dante le poggiò un dito sulle labbra per farla
tacere: «Sapevi che sarebbe andata a finire così, Manoa
»
disse utilizzando il suo vero nome. «Il tuo volto è ancora
bello come un tempo mia elfa
e i tuoi capelli corti ancora profumano
di selvaggio.»
La ragazza era scossa da tremiti e singhiozzi ma continuava a cercare
di mantenere una parvenza di contegno.
«Dante io
»
Ma il Drago la interruppe nuovamente: «Non chiedermi ciò
che non posso più offrirti
non essere più crudele
con noi di quanto lo sia stato il destino.»
«Destino Dante? DESTINO!?» gridò Wein con voce
rotta. «Stai commettendo il tuo ennesimo errore! Quell'arma non
ti ridarà nulla di quello che hai perso! E l'amore che ha abbandonato
il tuo cuore da millenni non può più tornare perché
il tuo animo è ormai vuoto!»
Dante guardò ancora Wein con una vena di tristezza negli occhi.
«Neanche colui che come me ha perso tutto riesce a capirmi
nessuno mi capirà mai
in fondo
è anche questo
il mio... destino.»
Con lenti passi fu di nuovo vicino a Wein, alzò su di lui una mano
e la caricò di energia: «Addio, Sovrano Fantasma dei Draghi
Occulti, saresti stato un buon sovrano se solo il fato non ti avesse riservato
un altro ruolo e un altro cuore.»
Poi la mano cadde su Wein.
Ma il colpo non arrivò mai a destinazione.
L'entrata del Santuario esplose scaraventando una ventina di corpi di
Draghi Celesti nel tempio e Dante si ritrovò bloccato dal piatto
di una gigantesca alabarda, sulla quale si rifletté limmagine
incantata dell'Artemide.
Lo sguardo del Drago Occulto scorse sulla lunga arma fino a incrociare,
sotto a un cappello da strega, degli occhi spenti e grigi dotati di una
determinazione incredibile.
«Astea
» sussurrò Wein immobile. Adesso capiva
cosa fossero quei lamenti fuori dal Santuario. Non se li era immaginati
Astea aveva affrontato da solo l'esercito dei celesti. «Astea
cosa
»
Astea scostò Dante con l'alabarda e si frappose fra i due.
«Ho preso la mia decisione. Un uomo che non ha motivi per cui morire
»
«
non ne ha neanche per cui vivere.» concluse Dante
riconquistando la posizione eretta.
Lo scontro era appena cominciato. Astea afferrò l'alabarda a due
mani e lalzò verso Dante in posizione di guardia: «Non
mi avrete mai vivo, Lord Reznor
»
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