Novantatreesimo Episodio: Knigths of Cydonia


MusicPlaylist
MySpace Music Playlist at MixPod.com

Un'altra selva di quadrelli si abbatté su Dante, ma il drago piroettò su di sé respingendola con una facilità disarmante. La falce di Etrom lo fece piegare all'indietro e, il sopraggiungere di Shaia, gli fece terminare il movimento atterrando in verticale sulle mani e difendendosi dalle carezze dell'elfo opponendo i propri calci.
Con una botta di reni Dante riconquistò la posizione eretta, giusto in tempo per fermare la falce di Etrom concentrando in una mano di taglio le sue energie, poi affondò l'altra col palmo in alto verso Shaia a cui volò il cappello. Wein scagliò altre frecce, ma stavolta Dante le fermò con un solo sguardo vaporizzandole in aria.
«Merda!» esclamò Wein non credendo ai propri occhi. «Manoa! Fa qualcosa anche tu! Prova a tenerlo impegnato!»
L'elfa si scagliò su Dante, il guerriero di energia provò a colpirlo ma Dante sfruttò l'impeto dell'attacco per afferrarlo e scagliarlo verso Etrom che lo schivò teletrasportandosi e attaccando nuovamente Dante. Un solo colpo di quella falce avrebbe potuto ucciderlo all'istante e Dante conosceva bene i poteri dell'arma della Morte. Il Drago, con dei passi di danza, schivò la lama e ne colpì il retro, in un modo che per poco non tagliò di netto la testa a Shaia. A quel punto l'elfo strinse le mani davanti a sé e si concentrò emettendo un boato di energia che risuonò in tutto il Santuario. I movimenti di Dante parvero rallentare fino quasi a fermarsi. Wein aguzzò la vista non credendo ai propri occhi. Shaia stava fermando Dante e anche Etrom, lì vicina, sembrava rallentata… il tipo in toga… stava fermando il tempo?
L'elfo si avventò su Dante concentrando in una mano tutte le sue energie pronto a colpirlo. Il colpo andò a segno e Dante si incurvò sputando un fiotto di sangue. Il sorriso di Shaia però divenne presto un’espressione sconcertata, nonostante avesse subito parte dell'onda d'urto, Dante era riuscito a fermare quel colpo... nonostante il suo potere sul tempo.
«Non puoi sperare di fermare il tempo con dentro qualcuno che padroneggia la tua stessa tecnica… anche meglio di te» sussurrò Dante, poi concentrò nelle mani altra energia fino quasi a spezzare quella di Shaia che si ritrasse gridando di dolore. L'incantesimo sul tempo si ruppe con uno schianto scagliando lontano sia l'elfo che Etrom, che registrava attonita quello che era appena successo. Durante il suo volo Etrom scomparve nel nulla e riapparve alle spalle di Dante, mentre la sua falce sfrigolava incendiata da un potere terrificante. Dante capì che non avrebbe potuto pararla solo con la propria energia e tentò di evitarla, ma il danno subito da Shaia si faceva ancora sentire. Schivò sentendo il proprio corpo pesante e la lama lo colpì di striscio aprendogli una ferita sulla schiena.
Nel frattempo Wein tornò in posizione di guardia e tentò la sua carta vincente.
«Vediamo se questa la fermi…» sibilò mentre concentrava in un unico quadrello tutte le energie che era in grado di accumulare.
Il quadrello avvampò di una luce nerastra. Dante si staccò di dosso Shaia, tornato alla carica, con una spazzata bassa e si trovò di nuovo a fronteggiare Etrom. Wein fece partire il colpo che venne seguito da un boato assordante. Un torrente di energia seguì quella freccia fino ad arrivare a pochi centimetri dalla fronte di Dante. Il drago inizialmente si preparò a respingerla come aveva fatto con le altre poi, in una frazione di secondo, capì che quel colpo non era neanche paragonabile alle frecce con cui aveva avuto a che fare prima e lo schivò all'ultimo spostando di qualche centimetro il capo. «Non male!» gridò mentre un piccolo taglio gli si apriva su una guancia, «un colpo del genere mi avrebbe di sicuro ucciso!» ma Wein non aveva ancora finito.
«Non credere che basti così poco!» gridò di rimando il drago scostando la balestra in un ampio circolo come se avesse una specie di canna da pesca in mano. Il torrente di energia che seguiva il quadrello funzionò come una specie di filo e il dardo cambiò direzione tornando all'attacco di Dante.
Il drago iniziò a schivare quel colpo mentre Etrom e Shaia lo assalivano con tutta l'abilità di cui erano capaci.
«… in tre non sono da sottovalutare…» registrò Dante mentre schizzava da una parte all'altra dell'immensa arena. Un movimento avventato e l'avrebbero ucciso. L'Artemide rimaneva lì, protetta dal suo sigillo occulto. «Non ho molto tempo… ma devo saper aspettare…» sussurrò fra sé e sé.


Vir Eliel si mosse su Noah che lo evitò per puro istinto. Il colpo del Maestro vaporizzò di netto una parte della balaustra ma Coral e Ridley gli furono addosso scaraventandogli contro degli incantesimi di un potere brutale. Eliel si smaterializzò nel luogo in cui era, lasciando che i due poteri esplodessero scontrandosi.
La luce illuminò quell'oscurità impalpabile facendo svolazzare la toga della creatura più potente di Aman, nel frattempo ricomparsa dietro Coral. Il demone si teletrasportò lontano evitando le mani letali, mentre Noah tornava alla carica. Impugnò le lame al contrario e menò una quindicina di fendenti nello spazio in una frazione di secondo dopodiché lasciò partire uno dei suoi terribili calci. Eliel schivò le lame divenendo simile a un fazzoletto di stoffa sballottato dal vento, poi fermò con una mano il calcio concentrando le proprie energie per attutire l'impatto.
«Ottima tecnica di combattimento, Re di Tradnor. Ma non sperare di ingannare Vir Eliel con un trucco che può andare bene con un principiante.»
Noah riportò il calcio e scattò all'indietro e stavolta un fascio di luce si schiantò sulla figura di Eliel colpendolo in pieno. Subito dopo anche un fiume di oscurità, creato da Coral, raggiunse il Maestro e i due maghi gridarono in segno di vittoria ma, una volta diradatasi la polvere dell'esplosione, Eliel era ancora lì. Attorno a sé baluginava una strana luminescenza simile a quella che scaturiva dalle sue mani.
«Niente da fare signori… siete ancora lontani dalla vittoria.»
«Ridley! Che diamine è quello!» gridò Noah studiando l'avversario.
«Sembra che abbia concentrato attorno a sé il potere delle sue mani… come… una specie di schermatura magica…»
«Ben detto Vecchia Morte. Speravo di non dover ricorrere a questo ma, a quanto pare, ve la cavate meglio di quanto potessi immaginare.»
«E non finisce qua» rise Noah mettendo mano all'arma ancora avvolta nella stoffa. Tolse quel poco che rimaneva di fasciatura e sotto finalmente si intravide il fodero di una superba katana.
«La riconosci Eliel? Dovrebbe essere stata forgiata dagli occulti questa… me l'ha regalata il tuo allievo prima del nostro scontro… sai… la gemella di questa era andata distrutta durante un mia zuffa con Brynard…»
Eliel fissò il fodero e vi riconobbe l'artigianato della sua stirpe.
«Indubbiamente una mirabile arma, come l'altra che state usando, è capace di aumentare il proprio filo e la propria resistenza in proporzione allo spirito di chi la utilizza… ma ditemi… come farete a usarne tre contemporaneamente?»
Noah ridacchiò divertito: «Sai a cosa serve avere un demone in squadra? A conoscere i trucchi delle armi demoniache che ti porti dietro!»
Detto questo Noah lasciò l'arma di Brynard a galleggiare davanti a sé. Coral gli apparve dietro lanciandogli un’occhiata eloquente: «quanto parli…»
«Bene quattrocchi. Se quanto hai detto è vero… adesso ne vedremo delle belle…»
«Sono sicuro che sia vero. Come ti ho spiegato quell'arma è un Demone Maggiore…il primo tentativo di Brynard produsse un'arma e non un demone con una propria volontà come Ghorost o Fharst... in quanto Demone Maggiore la forma fisica della spada è comunque variabile come la mia… inoltre… sono sicuro che Brynard non la usasse solamente come spada.»
«Mi viene solo da chiedermi perché me l'abbia lasciata tutto questo tempo…»
«Boh… magari gli stai simpatico.»
«Bene! Chissenefrega! Andiamo spada! Diamo una lezione al vecchio bavoso!»
L'arma di Brynard esplose in una croce di energia accecante e andò a urtare di piatto sul torace di Noah iniziando la sua trasformazione. Dal manico dell'elsa refoli di nevischio, che poi divennero simili a un metallo trasparente, andarono ad avvolgere il corpo di Noah permeando la sua vecchia armatura, la lama si appiattì e si divise in varie piastre e l'elsa andò a formare una meravigliosa decorazione sul torace dell’ex-re. In poco meno di qualche istante, l'arma si era trasformata in una splendida armatura di piastre di ghiaccio. Noah crollò a terra avvolto da una accecante luce e si incurvò su se stesso fumante, finché dalla schiena due meravigliose ali di energia non comparvero dal nulla, simili a sei fiamme cilindriche, tre per parte, di un blu profondo.
«Tutto bene Noah?» gridò Ridley dietro di loro.
Noah venne sollevato in cielo in un ruggito poco umano, il volto circondato da un elmo trasparente e ornato da un cimiero ghiacciato. «Mai stato meglio… non sai che fresco qua dentro…» sibilò prima di riatterrare. Le assi su cui poggiavano i suoi piedi esplosero in aria frantumate dal movimento e, in un batter d'occhio, Noah fu su Eliel muovendosi a una velocità che forse neanche il Maestro di Aman era in grado di raggiungere. Le spade fischiarono sulla creatura ed Eliel fu costretto a schivarle arretrando con un movimento dotato di eleganza e tecnica superbe.
«Mancato!» gridò, ma dopo qualche istante l'armatura luminosa che il Maestro aveva addosso si sciolse in più punti disfacendosi nel nulla.
«Ne sei così sicuro?» ghignò Noah.
Eliel reclinò il capo da una parte: «Non male.»


Il quadrello magico di Wein continuò a inseguire Dante con una precisione e una velocità terrificanti, Etrom e Shaia continuavano ad aggredirlo utilizzando dei poteri immensi ma improvvisamente le sorti dello scontro cambiarono drasticamente. Dante intravide finalmente il primo spiraglio nella difesa di Shaia e sferrò un unico colpo di palmo al ventre dell'elfo. L'energia in un movimento elastico sembrò bucare il corpo dell'allievo e il volto di Shaia si trasfigurò mentre un rivoletto di sangue gli scendeva dalla bocca. L'elfo piombò a terra tramortito. Etrom cercò di sfruttare nuovamente quel lasso di tempo per colpire fatalmente il Drago, ma Dante sfruttò quell'attacco a proprio vantaggio. Con un movimento serrato scivolò indietro dalla posizione di attacco.
«Troppo lenta!» gridò e colpì con il gomito una delle mani che reggevano la falce facendo volare lontana l'arma. Con un secondo movimento, girando su se stesso la raggiunse al ventre. Il quadrello di Wein arrivò in pieno volto e neanche la velocità di Dante avrebbe potuto schivarlo ormai, ma il drago, invece di evitarlo, lo colpì con la coda illuminata di energia con tutta la violenza di cui era capace, mandandolo a forare la cupola del Santuario.
Etrom cadde a terra ferita gravemente, Wein e Manoa rimasti gli unici in piedi, si lanciarono un’occhiata preoccupata.
La coda del drago si mosse sinuosa, poi Dante si lanciò su Wein in corpo a corpo e, come quella volta nella casa stregata contro Astea, Wein si dimostrò in possesso di un’eleganza e di un’agilità fuori dal comune. I primi assalti di Dante andarono a vuoto.
«Gli altri quattro Sovrani non erano neanche lontanamente paragonabili al vostro livello Lord Swiftblade!» commentò riconquistando la posizione di guardia. «Ma quanto potrai resistere continuando a schivare i miei assalti? Il tuo migliore attacco è stato neutralizzato e la tua agilità non durerà all'infinito. Consegnami la piuma e facciamola finita.»
Wein con un balzò guadagnò una ventina di metri da Dante e spiegò le ali in un gesto maestoso. Il laccio di stoffa dei capelli si sciolse e le miriadi di fili corvini accompagnarono il dispiegarsi di quel manto piumato in uno spettacolo grandioso.
Era in difficoltà. Dante non bluffava. Poteva continuare a schivarlo, ma non sarebbe mai riuscito a batterlo con gli altri due in quelle condizioni, Manoa non sembrava semplicemente all'altezza dello scontro. Non c'era altra scelta… doveva giocare la sua ultima carta.
Il suo sguardo cambiò dall'indecisione alla risolutezza più profonda. Dante avvertì quel cambiamento nelle iridi verdi del consanguineo e un brivido freddo gli scosse la schiena.
«Si fermi Lord Swiftblade! Cosa vuole fare!»
Ma era troppo tardi.
Wein alzò in aria le proprie mani e da esse scaturirono due gigantesche fiamme di una luce accecante.
«NON FARLO!» gridò Dante lanciandosi verso Wein, ma non fece in tempo.
Il Sovrano Fantasma incrociò le braccia sul petto e volse le mani verso di sé, le fiamme andarono a colpire le proprie ali bruciandole in una gigantesca fiammata.
Il drago gridò di dolore e cadde in ginocchio mentre quel fuoco purificatore inceneriva e distruggeva le sue piume, le chiavi dell'Artemide e i sogni di Dante.
«SCIOCCO!» gridò Dante fuori di sé. «COME HAI POTUTO! STUPIDO DRAGO! NON HAI IDEA DEL DISASTRO CHE HAI CREATO
Dante fu su Wein e lo colpì con un calcio alla bocca dello stomaco lasciandolo raggomitolato a rantolare dal dolore.
Poi il Sovrano dei Draghi Occulti lo afferrò per il bavero e lo sollevò in aria finché i loro volti non si sfioravano. Le iridi di Dante erano venate di un odio inesauribile mentre Wein, con gli occhi socchiusi, lo guardava sorridente.
«Che c'è? Ti ho rotto il giocattolo?» sussurrò divertito il Sovrano Fantasma.
Gli occhi di Dante si restrinsero ancora di più se possibile. Alzò una mano illuminata verso Wein con l'intenzione di colpirlo con tutta l'energia creata dal suo odio, poi una voce lo fermò.
«Un momento Maestro! Non tutto è ancora perduto.»
Wein ebbe un sussulto e i suoi occhi si spostarono sconvolti oltre il viso di Dante. La dove Manoa, in piedi, con la sua ultima piuma in mano aveva parlato.


Eliel si scagliò su Noah per chiudere la partita, avendo individuato nel Re di Tradnor il problema più impellente ma Coral si frappose fra i due fermandolo senza difficoltà con uno scudo creato dal proprio bastone.
Eliel indietreggiò sgomento. Aveva le mani intorpidite «Che cosa…»
«In questo piano di esistenza…» sussurrò Coral mentre i suoi occhiali baluginavano sinistri. «I miei poteri sono ben diversi da quelli che sono capace di liberare sulla terra…»
Il demone venne circondato da una vampata di luce oscura e il legno della nave scricchiolò sommesso. I capelli del ragazzo svolazzavano in aria impazziti mentre tutta quell’energia curvava lo spazio in decine di onde concentriche dimostrando una grande padronanza della tecnica di Eliel. Il vestito di Dante svanì nel nulla lasciando Coral nel suo normale abbigliamento, a quel punto il demone alzò una mano verso il Maestro e una colonna terrificante di energia avvolse l'avversario bruciacchiando la toga e facendolo cadere in ginocchio.
Il sottoposto della Tessitrice lo fissò per qualche istante ma, inspiegabilmente, non colse il momento in cui Vir si rialzò da prono e si portò alla sua schiena. Eliel lo centrò al torace con tutta l'energia di cui era capace e Coral emise un grido sommesso.
«Stupidi presuntuosi!» sorrise Vir, ma improvvisamente delle lingue di energia oscura lo colpirono alla schiena sfruttando la sua stessa tecnica.
Eliel sputò del sangue incurvandosi ferito.
Coral davanti a lui si girò leggermente per sorridergli in faccia: «coraggio Eliel… avete già combattuto col mio Demone Sovrano… dovreste sapere di cosa siamo capaci no?»
Eliel fissò meglio il punto in cui aveva colpito Coral e si accorse che il demone si era come scomposto per far passare il suo attacco senza ricevere danni. Aveva… colpito il nulla e Coral se ne stava aperto a metà davanti a lui a sorridere mentre un'altra parte di sé lo aveva colpito.
Eliel si scrollò di dosso quelle lingue di energia. Noah si fece sotto, ma lo fece cadere a terra con una spazzata facendo seguire subito dopo un colpo diretto al torace del ragazzo. Coral si voltò rimanendo sul posto, semplicemente invertendo la posizione del proprio corpo e scattò in avanti per colpirlo, ma Eliel fintò di attaccarlo di nuovo al torace quando invece il suo assalto arrivò dritto al volto di Coral che venne scaraventato lontano.
In poco più di una frazione di secondo il Maestro aveva di nuovo ribaltato le sorti dello scontro. Noah tossì sangue e Eliel improvvisamente venne sollevato da terra.
Alla sua destra Ridley, con una mano protesa verso di lui lo fissava coi suoi occhi di brace.
«Non ti batteranno solo in due, Vir» sussurrò la donna. «Questo è il mio dominio Eliel… e non transigo che qualcuno si ribelli al mio volere, ferisca i miei protetti o vaneggi di venire meno ai miei precetti tornandosene indietro.»
La nave scricchiolò sommessamente e le vesti di Ridley vennero ricoperte da miriadi di ricami intarsiati di un argento luccicante fino a formare il disegno di una complicata ragnatela.
La ragazza trasse un profondo sospiro e cercò di rilassarsi: «Lascio tutto a te Northern Star» disse con voce ferma. «È ora che sia io a fidarmi di te… e non viceversa.»
Ridley lasciò cadere indietro il capo svenuta e, quando lo rialzò, le sue iridi erano scomparse. Era circondata da una fiammante energia che la teneva sollevata da terra di qualche palmo e riluceva illuminando a giorno quel luogo impossibile. Quell'ambiente assurdo risuonò di una risata da far gelare il sangue nelle vene.
Eliel concentrò attorno a sé le sue energie e respinse il potere che lo immobilizzava cadendo a terra. Sorrise e si rialzò passandosi una mano sulla bocca pulendo il sangue. Lo fissò con una espressione intraducibile.
«Sangue Eliel? Quant'era che non lo vedevi?» sorrise Noah rialzandosi in piedi. L'armatura l'aveva protetto più che a dovere persino da un colpo del Maestro.
«Il mio sangue… in effetti era molto che non lo vedevo… ma non crediate di aver già vinto. Forse adesso avete qualche speranza… ma non ho mai creduto nelle probabilità.»
Detto questo l'armatura magica di Eliel avvampò di nuovo, mentre il Maestro si metteva in posizione di guardia, segno che riconosceva il valore degli avversari. Si abbassò sulle gambe stendendone una davanti a sé, portò una mano vicino al mento e l'altra protesa verso uno degli avversari. Poi con la mano stesa fece loro cenno di farsi sotto.
«Coraggio. O valorosi… le imprese impossibili non fanno parte di questo mondo. Ma lo stesso non si può dire delle fini gloriose.»
In un solo urlo, tre si scagliarono sulla creatura più potente di Aman.


Dante venne scosso da un fremito. Evidentemente Eliel aveva ricevuto i primi danni. Lasciò cadere a terra Wein e senza la minima esitazione si lasciò andare del tutto ad una risata isterica
«La fortuna non mi ha abbandonato!» gridò e alzò al cielo le braccia come se richiedesse l'applauso del pubblico in quella sterminata distesa sormontata da quella volta gigantesca. «Sembrava che l'ingegno e l'astuzia di un’intera epoca non fossero sufficienti a garantirmi il successo… eppure… eppure tutto andrà come volevo! Coraggio Aimee! Riconduciti al tuo vecchio maestro che ora richiede il tuo aiuto… consegnami ciò che possiedi… e insieme poniamo fine a tutto.»
Manoa rispose al nome di Aimee e si avvicinò lentamente a Dante porgendo la piuma che aveva così faticosamente guadagnato attraverso la fiducia di Wein.
Shaia stava cercando di rialzarsi e aveva lanciato su di sé un potente incantesimo di guarigione, Etrom era ancora a terra ma era ricomparsa vicino alla falce. Entrambi non sembravano in grado di intervenire in quel momento.
«Per nulla una bella fine! Lord Swiftblade, Sovrano Fantasma!» continuò a infierire Dante di fronte allo sguardo perso di Wein. «Tradito dall'ultima persona che ti era rimasta vicina sino alla fine!»
Wein guardò con occhi vacui il volto di Manoa cercando una qualche reazione. Manoa scostò lo sguardo evitando quello di Wein.
«Mi dispiace Wein… ma… io lo amo… e farei qualunque cosa per lui.»
Wein sbuffò amareggiato cercando di sorridere: «Tradito da una donna… non sono un granché col gentil sesso…» ma mentre parlava delle lacrime presero a scendergli sul volto e la bocca divenne secca.
«Non... non riesco neanche più a sollevare un braccio...» disse fra respiri irregolari «ecco... la fine del Sovrano Fantasma dei Draghi Occulti... alla mercé dei suoi avversari e della sua solitudine, incapace di proteggere il proprio popolo, i suoi amici... e se stesso.»
Gli parve di sentire dei lamenti di morte fuori dal Santuario… come se le anime dei dannati gli fossero già vicine per condurlo all'aldilà.
Dante si voltò verso Aimee con uno sguardo comprensivo: «Sei stata brava Aimee… anche a costo di distruggere il tuo cuore hai agito per il mio fine. E te ne sono grato.»
Le si avvicinò e l’abbracciò come si abbracciava un’amica. Delle lacrime sgorgarono anche dagli occhi della ragazza di fronte a quell'ennesimo rifiuto mascherato da congratulazioni, si scostò da lui come per dire qualcosa ma Dante le poggiò un dito sulle labbra per farla tacere: «Sapevi che sarebbe andata a finire così, Manoa…» disse utilizzando il suo vero nome. «Il tuo volto è ancora bello come un tempo mia elfa… e i tuoi capelli corti ancora profumano di selvaggio.»
La ragazza era scossa da tremiti e singhiozzi ma continuava a cercare di mantenere una parvenza di contegno.
«Dante io…»
Ma il Drago la interruppe nuovamente: «Non chiedermi ciò che non posso più offrirti… non essere più crudele con noi di quanto lo sia stato il destino.»
«Destino Dante? DESTINO!?» gridò Wein con voce rotta. «Stai commettendo il tuo ennesimo errore! Quell'arma non ti ridarà nulla di quello che hai perso! E l'amore che ha abbandonato il tuo cuore da millenni non può più tornare perché il tuo animo è ormai vuoto!»
Dante guardò ancora Wein con una vena di tristezza negli occhi.
«Neanche colui che come me ha perso tutto riesce a capirmi… nessuno mi capirà mai… in fondo… è anche questo il mio... destino.»
Con lenti passi fu di nuovo vicino a Wein, alzò su di lui una mano e la caricò di energia: «Addio, Sovrano Fantasma dei Draghi Occulti, saresti stato un buon sovrano se solo il fato non ti avesse riservato un altro ruolo e un altro cuore.»
Poi la mano cadde su Wein.

Ma il colpo non arrivò mai a destinazione.
L'entrata del Santuario esplose scaraventando una ventina di corpi di Draghi Celesti nel tempio e Dante si ritrovò bloccato dal piatto di una gigantesca alabarda, sulla quale si rifletté l’immagine incantata dell'Artemide.
Lo sguardo del Drago Occulto scorse sulla lunga arma fino a incrociare, sotto a un cappello da strega, degli occhi spenti e grigi dotati di una determinazione incredibile.
«Astea…» sussurrò Wein immobile. Adesso capiva cosa fossero quei lamenti fuori dal Santuario. Non se li era immaginati… Astea aveva affrontato da solo l'esercito dei celesti. «Astea… cosa…»
Astea scostò Dante con l'alabarda e si frappose fra i due.
«Ho preso la mia decisione. Un uomo che non ha motivi per cui morire…»
«… non ne ha neanche per cui vivere.» concluse Dante riconquistando la posizione eretta.
Lo scontro era appena cominciato. Astea afferrò l'alabarda a due mani e l’alzò verso Dante in posizione di guardia: «Non mi avrete mai vivo, Lord Reznor…»

previous
index
next