Novantaquattresimo Episodio: Cassandra Gemini


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«Voi immagino siate il Fante Oscuro vero?» Dante diede le spalle ad Astea dirigendosi verso Manoa. «A cosa devo la vostra presenza qui?»
Etrom si rialzò e Shaia ultimò di lanciare l'incantesimo curativo.
«Due motivi, proteggere… e vendicare i miei amici» Astea era sporco di sangue dalla testa ai piedi e sembrava che parte di quel sangue fosse anche suo dato che il suo vestito era strappato in più punti e al di sotto delle ferite aperte continuavano a sanguinare. «Fuori i celesti non ci daranno più fastidio.»
A quelle parole Dante si girò e Shaia ebbe un sussulto.
«Volete dirmi che avete fatto fuori la guarnigione che presidiava il Santuario?» domandò il Drago Occulto.
«Non li ho sterminati tutti… è bastato mostrare loro i miei poteri… e, dopo le prime due centinaia di morti, hanno capito che non era aria. Non sono un esercito disciplinato…»
«Bastardo! Come hai osato affrontare la mia truppa! Siete stato sempre voi a fare quel carnaio nel centro dei Draghi Occulti vero?» gridò Shaia astioso avvicinandosi ad Astea.
«Non mi è chiara la parte della vendetta…» ragionò Dante avvicinandosi a Manoa. «C'è qualcosa che mi sfugge.»
«Lurido Messaggero traditore!» continuò Shaia mentre le sue mani divenivano illuminate. «Passerò sopra al precetto di non ferire il Fante Oscuro, feccia!»
L'elfo si avventò da destra su Astea accecato dall'odio, le sue mani saettarono agili al volto del ragazzo. Astea non fece altro che capovolgere l'alabarda in una rotazione così veloce da non risultare percettibile e lasciò che l'elfo nell'impeto dell'assalto si scontrasse di faccia sul peso al termine del bastone. Con un secondo ed elegante movimento conficcò tutta la punta della gigantesca alabarda nel petto dell'allievo di Vir Eliel come se fosse la cosa più facile del mondo. L'elfo sbarrò gli occhi fissando la gigantesca arma infilzata nel torace e boccheggiò per qualche istante sputando un fiotto di sangue.
«La faccenda della vendetta è sistemata» concluse Astea sfilando l'alabarda con un suono secco. Shaia Limdorel allievo di Vir Eliel si accasciò a terra soffocando nel suo stesso sangue, dopodiché Astea portò l'alabarda di nuovo in posizione di guardia davanti a Dante.
«Astea ma cosa…» sussurrò Wein, ma poi gli fu tutto chiaro. Il maestro elfico di cui parlava Teiris... e Shaia in grado di fermare il tempo...
Mentre fissava le spalle di Astea arrivato a difenderlo tutto si sistemò nella sua testa. Fu come se quello che era accaduto gli scorresse davanti agli occhi come in un sogno muto. Vide Teiris parlare ad Astea e rivelargli il suo segreto, vide Astea infuriarsi e poi calmarsi... incapace di ucciderla, e poi vide come Shaia, venuto a sapere del tradimento. Vide quando la rapì, fermando il tempo e vide quando la uccise, poco dopo. Vide Astea inseguire Shaia... e ritrovare il corpo di Teiris... fino a quando... non li aveva raggiunti anche lui... in fondo rapirla e ucciderla con il controllo del tempo non doveva essere stato difficile per Shaia… anche trovandosi davanti qualcuno come Astea.
Aveva frainteso tutto… proprio nel momento in cui Astea aveva avuto più bisogno di lui, ancora una volta… lo aveva colpito scaricandogli addosso tutta la colpa di quella morte ingiustificata.
Cercò di aprire bocca ma Astea lo interruppe.
«Non preoccuparti Wein. Dopo tutto il male che ti ho fatto non hai bisogno di scusarti in alcun modo. Gli uomini non cambiano da un giorno all'altro… ma io sono un Messaggero… e cercherò di fare un’eccezione.»
Il ragazzo si voltò in direzione di Wein con un sorriso idiota, Wein si issò sui gomiti e gli sorrise di rimando, ritrovandolo dopo trecento anni, come una volta.
«Ora mi occupo io di Dante Reznor…»
Dante prese le piume e le fece sparire con un gioco di prestigio.
«A quanto pare sembra che io abbia trovato pane per i miei denti, Messaggero. Finalmente potrò prendermi... a modo mio... la mia rivincita sulla tecnica di Enid… e porre fine a questa tragica storia. Coraggio Fante Oscuro… mostrami di cosa sei capace.»
Astea sistemò la tesa del cappello e si preparò allo scontro.


Una gigantesca esplosione oscura risucchiò dentro di sé una parte dell'albero maestro facendolo semplicemente svanire nel nulla. Ma Eliel era riuscito a evitarla salendo alto in cielo. Noah scattò ancora più in alto e le fiamme che aveva sulla schiena gli diedero una spinta a mezz'aria facendolo piombare su Eliel con entrambe le spade. La figura roteò su se stessa evitando quell'attacco di sorpresa ma un gigantesco drago d'acqua lo avviluppò completamente serrandolo in una morsa mortale.
Dopo qualche istante l'incantesimo esplose lasciando al posto di Eliel il nulla più completo. Ridley, posseduta dalla Northern Star, si guardò attorno non vedendo il maestro che le apparve alle spalle. Una mano saettò veloce al collo della ragazza ma le due armi di Noah, disposte a croce, la fermarono a qualche centimetro dalla gola.
«Non così in fretta vecchio» sussurrò Noah tradendo lo sforzo immane che stava facendo per bloccare l'assalto del Maestro.
Eliel scostò le armi di lato e roteò su se stesso per colpire con un calcio al volto Noah, ma il ragazzo si mosse ancora più velocemente, fermando quel calcio alzando un ginocchio fasciato da uno schiniero ghiacciato. Lo scontro fra Vir Eliel e i tre eroi della Northern Star infuriava.
Coral apparve di fianco a Eliel ma, quando il Maestro lo colpì, si divise in una ventina di copie che attaccarono la creatura con fasci di energia oscura.
«Non male come pallida imitazione della mia tecnica demone! Continuate a farmi il verso?»
«Non è un’imitazione Eliel! È un’interpretazione.»
Il Maestro distrusse i fasci di energia, ma presto si accorse della differenza apportata da Coral alla tecnica dello sdoppiamento. Le tante immagini di Coral si mossero all'attacco in corpo a corpo e, appena furono vicine al Maestro, iniziarono a scambiarsi di posto attraversando lo spazio in un teletrasporto imperfetto che lasciava delle scie oscure, il risultato era semplicemente devastante, come quella notte al castello di Sierra. Eliel venne colpito da quello sfasamento spaziale di potenza brutale e la sua armatura venne letteralmente vaporizzata, eppure, un secondo dopo era di nuovo attorno a lui, rigenerata a difenderlo.
Il Maestro venne scaraventato lontano. Il boato dell'esplosione fischiava ancora nelle orecchie dei combattenti che Noah, con un paio di balzi, lo raggiunse pronto a colpirlo, ma tagliò a metà il nulla. Anche Eliel si divise in un centinaio di proprie copie riempiendo il ponte della nave.
«Te lo concedo demone. I tuoi poteri sono immensi… e la variante alla tecnica del teletrasporto è interessante… è un utilizzo superbo dei poteri demoniaci insieme alla mia tecnica… ma tutti questi espedienti... per quanto brillanti... non vi salveranno da... questo.»
Il centinaio di Eliel si scaraventò sui tre combattenti.


Dante venne scosso da un profondo fremito e per poco non perse l'equilibrio, quando lui e Astea si scontrarono per la prima volta, il boato che ne seguì fece cadere calcinacci, sabbia e polvere accumulata da chissà quante ere all'interno della gigantesca cupola. Uno schianto assordante. L'arma di Astea era piombata su Dante che l'aveva fermata a metà strada stringendola fra i palmi aperti. Dopo quel primo contatto, i due iniziarono a muoversi con lenti passi cadenzati. Astea sembrava muovere l'arma con lentezza spostandola davanti al corpo di Dante in un movimento quasi ipnotico, ma agli occhi di Wein si rivelò la realtà dello scontro. Astea si spostava secondo una serie di movimenti predeterminati e sferrava degli attacchi di una violenza e velocità disumane partendo dalle posizioni base di quei lenti movimenti. Dante seguiva la danza di Astea schivando e controbattendo ogni volta, come se ogni attacco dovesse essere l'ultimo. Etrom si scagliò verso Dante pronta a colpirlo, il drago uscì da quella danza colpendo nuovamente il demone direttamente al petto con il palmo della mano girato verso il basso. Ancora quell'effetto di distorsione dello spazio come se venisse tirato da un elastico. Il demone in un ultimo disperato tentativo calò la sua arma su Dante, ma Astea la scostò via frapponendosi prima che Dante riuscisse a darle il colpo di grazia.
«Anche tu, Sofìa. Stanne fuori, solo io posso sconfiggerlo.»
Etrom crollò a terra mentre la sua figura diveniva intermittente. Anche se la sua falce era di certo l'arma più pericolosa presente, dopo l'Artemide, non sarebbe stata capace di colpire ancora Dante con le poche energie che le erano rimaste. Cadde a terra in ginocchio mentre le parole di Astea le risuonavano nella mente come se dovessero fargliela scoppiare.
«… farai prima te Fante… o soccomberà prima Eliel?» sussurrò fra sé e sé il Drago Occulto, «quanto tempo mi rimane?» per un istante al Sovrano parve di vedere attraverso il suo braccio destro. Scacciò quel pensiero con forza e si tuffò nuovamente nello scontro. Il combattimento continuava a crescere di intensità, i lenti movimenti di Astea divennero sempre più svelti aumentando così il ritmo degli attacchi imprevisti che partivano ogni volta.
La velocità crebbe finché i passi dei due non arrivarono alla stessa velocità degli assalti e attorno a loro rocce e detriti presero a sollevarsi in un piccolo terremoto ogni volta che si scontravano. Improvvisamente Dante cambiò strategia. Mostrò un fianco e Astea colpì sicuro di ucciderlo.
L'alabarda colpì Dante ma il drago non accusò minimamente il colpo. L'armatura di energia sembrava aver fermato l'alabarda con naturalezza e Dante aveva ricevuto poco più di un buffetto amorevole.
Astea strinse gli occhi cercando di ritirare via l'arma ma Dante la fermò all'altezza del bastone stringendola con una mano fra l'avambraccio ed il fianco.
«Non ci siamo Fante… in queste condizioni siete forte e la vostra tecnica è splendida ma non sarete mai capace di sconfiggermi. Lo capite voi stesso vero?»
Astea sollevò Dante con tutta l'alabarda e lo scagliò lontano per riordinare le idee. Il drago aveva ragione. Nonostante Dante fosse probabilmente più ferito di lui, era in netto svantaggio.


«Ce n'è solo uno vero!» gridò Noah.
«Sì, ma quale?» ribatté Coral roteando il bastone per proteggersi da quella carica furiosa.
«Questo qua!» gridò Noah scagliando un pugno con tutta la forza di cui era capace a una delle figure. Al contatto il centinaio di doppi scomparse nel nulla ed Eliel volò verso la poppa polverizzando la parte sorretta dalla polena.
«Bel colpo Re di Tradnor! Come avete fatto?» gridò la Northern Star.
«Ho tirato a indovinare!» gridò di rimando il ragazzo tornando in posizione di guardia.
Il bastone per poco non volò via dalle mani di Coral mentre Eliel si rialzava malconcio. La sua armatura iniziava a divenire intermittente.
Anche la Northern Star, nel corpo di Ridley, scosse la testa in un gesto tipicamente umano, dopodiché concentrò la sua attenzione sui propri compagni: «Tenetelo occupato. Ho bisogno di tempo per il prossimo incantesimo
«Ma quale occupato… lo faccio a fette!» gridò Noah. Il ragazzo con un balzo impossibile fu di nuovo sulla figura e ingaggiò, con la velocità che era capace di raggiungere, un corpo a corpo furibondo in cui le sue lame sembravano formare un muro mobile di metallo. Ogni tanto il muro veniva forato da qualche calcio ed Eliel rispondeva colpo su colpo nonostante l'incredibile abilità e velocità del re di Tradnor.
Coral guizzava attorno ai due intervenendo di tanto in tanto in supporto di Noah, dato che il corpo a corpo non era il suo forte. Il suo bastone mandava a vuoto una parte degli attacchi del Maestro e le sue lingue di energia lambivano i due pronte a colpire come serpenti al primo segno di sbilanciamento di Eliel. Ma dopo poco capì che avrebbe potuto attendere anche la fine dei tempi, prima che Eliel mettesse un piede in fallo. Ogni passo del Maestro sembrava previsto da secoli e ogni suo movimento era parte di una strategia che aveva già calcolato nel futuro almeno venti o trenta mosse successive, come in una partita a scacchi. La velocità, l'istinto e le abilità sovrannaturali di Noah erano ridotte a ben poca cosa di fronte a quell'esperienza e a quella sapienza tecnica.
Noah mostrò di nuovo il fianco in uno dei suoi affondi più azzardati e Coral deviò col bastone il contrattacco di Eliel venendo scaraventato via assieme a Noah.
«Merda… è troppo forte anche in queste condizioni!» gridò Noah passandosi una manica sulla bocca per togliere un po' di sangue.
«Tutto ok col cuore?» domandò Coral.
«Mai stato meglio» tagliò corto Noah.
«Capite adesso, il divario!?» rise Eliel beandosi di quel momento, ma improvvisamente qualcosa gli fece sparire il sorriso dalle labbra.
Decine di migliaia di occhi si erano accesi nell'oscurità immateriale attorno alla nave. In fondo, a poppa, la Northern Star preparava il suo ultimo incantesimo.


Dante atterrò su una parete del gigantesco vano del Santuario ma, in una frazione di secondo, fu di nuovo davanti ad Astea. Fintò un assalto al ventre, ma poi colpì Astea al centro della fronte in uno schianto di energia incredibile. Astea riuscì a leggere quel movimento solo troppo tardi e la lunghezza dell'alabarda non gli permise di intervenire. La mano del drago sembrò come penetrare nel cranio di Astea e afferrare qualcosa proprio in mezzo agli occhi, mentre il ragazzo gridava di dolore. La luce accecante fece distogliere lo sguardo a Wein, mentre il Drago Occulto con la forza magica che era in grado di generare estirpava qualcosa dalla testa del ragazzo. Dante venne sbalzato via e Astea si sollevò in una gigantesca colonna di luce violetta che salì alto in cielo aprendo un buco gigantesco nella volta.
«Astea!» gridò Wein.
Il Fante Oscuro ricadde a terra in uno schianto spaccando le lastre di marmo. Tramortito. Dante, atterrato a un centinaio di metri di distanza, si risistemò scrollando via un po' di polvere dalla mantellina e si avviò verso il sigillo.
«Merda Astea… neanche tu…» sibilò Wein, mentre persino Etrom rimaneva immobile di fronte alla scena. Nemmeno la tecnica del Fante Oscuro aveva potuto qualcosa contro Lord Dante Reznor, Sovrano dei Draghi Occulti, e, adesso, quella sottile figura si avviava verso la sua naturale vittoria finale.

Il Drago Occulto arrivò in prossimità del sigillo. Alzò in aria le piume strette nel pugno e recitò una antica litania del suo popolo concludendo con delle parole in lingua corrente: «Le chiavi mi appartengono e con me è il volere del mio popolo. Vieni a me Artemide, Sigillo del popolo Occulto io ti sciolgo
La luminescenza che componeva la colonna attorno all'Artemide divenne prima leggermente intermittente, poi, accompagnata da un interminabile lamento, si estinse. La splendida lancia rimase sospesa a mezz'aria a poca distanza dalla mano libera di Dante.
Il lungo bastone era fasciato da una pelle pregiata e l'elsa riproduceva il volto di un Drago Occulto nelle sembianze naturali, dalle quali fauci usciva una lunga lama ricurva come quella di una sciabola. Il materiale dell'arma sembrava mithril ma, dalle vibrazioni di potere che l'arma emetteva, sembrava che fosse fatto di vero e proprio Mana.
La mano di Dante si allungò sulla lancia per afferrarla, ma una voce lo bloccò.
«Lord Reznor… siete un pazzo a concedere una chance del genere al Fante Oscuro…» sorrise Astea rialzandosi lentamente in piedi. Prese il cappotto e lo gettò via, al di sotto la sua maglia e le miriadi di catene magiche macchiate del suo stesso sangue continuavano a circondarlo… eppure… c'era qualcosa di diverso.
Astea afferrò il capello, fece qualche passo verso Etrom e glielo posò delicatamente in testa sopra a quello da giullare. Fu allora che Wein capì cosa era successo. Rialzandosi Astea lo aveva guardato dritto negli occhi! Il Drago Occulto era sicuro di aver rivisto le iridi marroni scure che non vedeva più da centinaia di anni.
Le catene dell'immortalità erano ancora salde, sotto la sua camicia del Fante lampeggiava ben visibile anche il tatuaggio del marchio di Enid, ma il limite ai poteri del Messaggero era stato rimosso.
Gli occhi di Astea erano tornati quelli di un tempo e sembravano guardare tutto ciò che aveva attorno con una determinazione assoluta.
Il ragazzo guardò di nuovo Wein, poi Etrom, infine parlò: «ora, Reznor… vi mostrerò il vero me» e così dicendo puntò gli occhi nella lama dell'alabarda vedendo, dopo più di trecento anni, i propri riflessi.
Il cielo sopra il Santuario si oscurò e Wein avvertì di nuovo l'energia che aveva percepito nella casa stregata. Il potere di Galder il Luminoso e quello di Shagrath l'Oscuro stavano confluendo ancora una volta dentro Astea, contemporaneamente… ma la differenza era che il ragazzo sembrava capace di controllare quel fluire di energia e di emozioni. I suoi occhi divennero iridescenti e, anche se potevano vedere tutto ciò che lo circondava, sembravano rivolti a qualcos'altro… al passato e alla Vera Guerra.
Astea emise un grido sovrannaturale che assordò i presenti per degli attimi che sembrarono durare intere ore. Si alzò circondato da una colonna di energia accecante che lambì il cielo divenuto improvvisamente notturno, forando le nuvole, dopodiché riatterrò circondato da migliaia di striature e fumi sospesi fra il rosso rubino e l'azzurro cielo, a volte rassomigliavano delle ali demoniache, a volte delle ali piumate, a volte semplici visi distorti nel dolore, altre volte, al volto della serenità.
«Di nuovo, Lord Dante Reznor. Stavolta evitate dimostrazioni di forza perché potrebbero essere gli ultimi gesti della vostra esistenza» detto questo, Astea svanì semplicemente facendo saltare in aria le lastre di marmo su cui stava in piedi, dal luogo in cui stava e apparve di fianco a Dante colpendolo con una spaventosa gomitata al collo e scaraventandolo lontano dalla lancia. Un colpo che avrebbe tranquillamente spezzato il collo a chiunque. L'armatura di Dante divenne intermittente. Il Sovrano dei Draghi Occulti atterrò curvo sulle gambe scivolando per una decina di metri, poi si rimise in piedi.
«Così potremo avere un duello regolare. Astea Ingram di Shaen.»

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