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«Voi immagino siate il Fante Oscuro vero?» Dante
diede le spalle ad Astea dirigendosi verso Manoa. «A cosa devo la
vostra presenza qui?»
Etrom si rialzò e Shaia ultimò di lanciare l'incantesimo
curativo.
«Due motivi, proteggere
e vendicare i miei amici» Astea
era sporco di sangue dalla testa ai piedi e sembrava che parte di quel
sangue fosse anche suo dato che il suo vestito era strappato in più
punti e al di sotto delle ferite aperte continuavano a sanguinare. «Fuori
i celesti non ci daranno più fastidio.»
A quelle parole Dante si girò e Shaia ebbe un sussulto.
«Volete dirmi che avete fatto fuori la guarnigione che presidiava
il Santuario?» domandò il Drago Occulto.
«Non li ho sterminati tutti
è bastato mostrare loro
i miei poteri
e, dopo le prime due centinaia di morti, hanno capito
che non era aria. Non sono un esercito disciplinato
»
«Bastardo! Come hai osato affrontare la mia truppa! Siete stato
sempre voi a fare quel carnaio nel centro dei Draghi Occulti vero?»
gridò Shaia astioso avvicinandosi ad Astea.
«Non mi è chiara la parte della vendetta
» ragionò
Dante avvicinandosi a Manoa. «C'è qualcosa che mi sfugge.»
«Lurido Messaggero traditore!» continuò Shaia mentre
le sue mani divenivano illuminate. «Passerò sopra al precetto
di non ferire il Fante Oscuro, feccia!»
L'elfo si avventò da destra su Astea accecato dall'odio, le sue
mani saettarono agili al volto del ragazzo. Astea non fece altro che capovolgere
l'alabarda in una rotazione così veloce da non risultare percettibile
e lasciò che l'elfo nell'impeto dell'assalto si scontrasse di faccia
sul peso al termine del bastone. Con un secondo ed elegante movimento
conficcò tutta la punta della gigantesca alabarda nel petto dell'allievo
di Vir Eliel come se fosse la cosa più facile del mondo. L'elfo
sbarrò gli occhi fissando la gigantesca arma infilzata nel torace
e boccheggiò per qualche istante sputando un fiotto di sangue.
«La faccenda della vendetta è sistemata» concluse Astea
sfilando l'alabarda con un suono secco. Shaia Limdorel allievo di Vir
Eliel si accasciò a terra soffocando nel suo stesso sangue, dopodiché
Astea portò l'alabarda di nuovo in posizione di guardia davanti
a Dante.
«Astea ma cosa
» sussurrò Wein, ma poi gli fu
tutto chiaro. Il maestro elfico di cui parlava Teiris... e Shaia in grado
di fermare il tempo...
Mentre fissava le spalle di Astea arrivato a difenderlo tutto si sistemò
nella sua testa. Fu come se quello che era accaduto gli scorresse davanti
agli occhi come in un sogno muto. Vide Teiris parlare ad Astea e rivelargli
il suo segreto, vide Astea infuriarsi e poi calmarsi... incapace di ucciderla,
e poi vide come Shaia, venuto a sapere del tradimento. Vide quando la
rapì, fermando il tempo e vide quando la uccise, poco dopo. Vide
Astea inseguire Shaia... e ritrovare il corpo di Teiris... fino a quando...
non li aveva raggiunti anche lui... in fondo rapirla e ucciderla con il
controllo del tempo non doveva essere stato difficile per Shaia
anche trovandosi davanti qualcuno come Astea.
Aveva frainteso tutto
proprio nel momento in cui Astea aveva avuto
più bisogno di lui, ancora una volta
lo aveva colpito scaricandogli
addosso tutta la colpa di quella morte ingiustificata.
Cercò di aprire bocca ma Astea lo interruppe.
«Non preoccuparti Wein. Dopo tutto il male che ti ho fatto non hai
bisogno di scusarti in alcun modo. Gli uomini non cambiano da un giorno
all'altro
ma io sono un Messaggero
e cercherò di fare
uneccezione.»
Il ragazzo si voltò in direzione di Wein con un sorriso idiota,
Wein si issò sui gomiti e gli sorrise di rimando, ritrovandolo
dopo trecento anni, come una volta.
«Ora mi occupo io di Dante Reznor
»
Dante prese le piume e le fece sparire con un gioco di prestigio.
«A quanto pare sembra che io abbia trovato pane per i miei denti,
Messaggero. Finalmente potrò prendermi... a modo mio... la mia
rivincita sulla tecnica di Enid
e porre fine a questa tragica storia.
Coraggio Fante Oscuro
mostrami di cosa sei capace.»
Astea sistemò la tesa del cappello e si preparò allo scontro.
Una gigantesca esplosione oscura risucchiò dentro di sé
una parte dell'albero maestro facendolo semplicemente svanire nel nulla.
Ma Eliel era riuscito a evitarla salendo alto in cielo. Noah scattò
ancora più in alto e le fiamme che aveva sulla schiena gli diedero
una spinta a mezz'aria facendolo piombare su Eliel con entrambe le spade.
La figura roteò su se stessa evitando quell'attacco di sorpresa
ma un gigantesco drago d'acqua lo avviluppò completamente serrandolo
in una morsa mortale.
Dopo qualche istante l'incantesimo esplose lasciando al posto di Eliel
il nulla più completo. Ridley, posseduta dalla Northern Star, si
guardò attorno non vedendo il maestro che le apparve alle spalle.
Una mano saettò veloce al collo della ragazza ma le due armi di
Noah, disposte a croce, la fermarono a qualche centimetro dalla gola.
«Non così in fretta vecchio» sussurrò Noah tradendo
lo sforzo immane che stava facendo per bloccare l'assalto del Maestro.
Eliel scostò le armi di lato e roteò su se stesso per colpire
con un calcio al volto Noah, ma il ragazzo si mosse ancora più
velocemente, fermando quel calcio alzando un ginocchio fasciato da uno
schiniero ghiacciato. Lo scontro fra Vir Eliel e i tre eroi della Northern
Star infuriava.
Coral apparve di fianco a Eliel ma, quando il Maestro lo colpì,
si divise in una ventina di copie che attaccarono la creatura con fasci
di energia oscura.
«Non male come pallida imitazione della mia tecnica demone! Continuate
a farmi il verso?»
«Non è unimitazione Eliel! È uninterpretazione.»
Il Maestro distrusse i fasci di energia, ma presto si accorse della differenza
apportata da Coral alla tecnica dello sdoppiamento. Le tante immagini
di Coral si mossero all'attacco in corpo a corpo e, appena furono vicine
al Maestro, iniziarono a scambiarsi di posto attraversando lo spazio in
un teletrasporto imperfetto che lasciava delle scie oscure, il risultato
era semplicemente devastante, come quella notte al castello di Sierra.
Eliel venne colpito da quello sfasamento spaziale di potenza brutale e
la sua armatura venne letteralmente vaporizzata, eppure, un secondo dopo
era di nuovo attorno a lui, rigenerata a difenderlo.
Il Maestro venne scaraventato lontano. Il boato dell'esplosione fischiava
ancora nelle orecchie dei combattenti che Noah, con un paio di balzi,
lo raggiunse pronto a colpirlo, ma tagliò a metà il nulla.
Anche Eliel si divise in un centinaio di proprie copie riempiendo il ponte
della nave.
«Te lo concedo demone. I tuoi poteri sono immensi
e la variante
alla tecnica del teletrasporto è interessante
è un
utilizzo superbo dei poteri demoniaci insieme alla mia tecnica
ma
tutti questi espedienti... per quanto brillanti... non vi salveranno da...
questo.»
Il centinaio di Eliel si scaraventò sui tre combattenti.
Dante venne scosso da un profondo fremito e per poco non perse l'equilibrio,
quando lui e Astea si scontrarono per la prima volta, il boato che ne
seguì fece cadere calcinacci, sabbia e polvere accumulata da chissà
quante ere all'interno della gigantesca cupola. Uno schianto assordante.
L'arma di Astea era piombata su Dante che l'aveva fermata a metà
strada stringendola fra i palmi aperti. Dopo quel primo contatto, i due
iniziarono a muoversi con lenti passi cadenzati. Astea sembrava muovere
l'arma con lentezza spostandola davanti al corpo di Dante in un movimento
quasi ipnotico, ma agli occhi di Wein si rivelò la realtà
dello scontro. Astea si spostava secondo una serie di movimenti predeterminati
e sferrava degli attacchi di una violenza e velocità disumane partendo
dalle posizioni base di quei lenti movimenti. Dante seguiva la danza di
Astea schivando e controbattendo ogni volta, come se ogni attacco dovesse
essere l'ultimo. Etrom si scagliò verso Dante pronta a colpirlo,
il drago uscì da quella danza colpendo nuovamente il demone direttamente
al petto con il palmo della mano girato verso il basso. Ancora quell'effetto
di distorsione dello spazio come se venisse tirato da un elastico. Il
demone in un ultimo disperato tentativo calò la sua arma su Dante,
ma Astea la scostò via frapponendosi prima che Dante riuscisse
a darle il colpo di grazia.
«Anche tu, Sofìa. Stanne fuori, solo io posso sconfiggerlo.»
Etrom crollò a terra mentre la sua figura diveniva intermittente.
Anche se la sua falce era di certo l'arma più pericolosa presente,
dopo l'Artemide, non sarebbe stata capace di colpire ancora Dante con
le poche energie che le erano rimaste. Cadde a terra in ginocchio mentre
le parole di Astea le risuonavano nella mente come se dovessero fargliela
scoppiare.
«
farai prima te Fante
o soccomberà prima Eliel?»
sussurrò fra sé e sé il Drago Occulto, «quanto
tempo mi rimane?» per un istante al Sovrano parve di vedere attraverso
il suo braccio destro. Scacciò quel pensiero con forza e si tuffò
nuovamente nello scontro. Il combattimento continuava a crescere di intensità,
i lenti movimenti di Astea divennero sempre più svelti aumentando
così il ritmo degli attacchi imprevisti che partivano ogni volta.
La velocità crebbe finché i passi dei due non arrivarono
alla stessa velocità degli assalti e attorno a loro rocce e detriti
presero a sollevarsi in un piccolo terremoto ogni volta che si scontravano.
Improvvisamente Dante cambiò strategia. Mostrò un fianco
e Astea colpì sicuro di ucciderlo.
L'alabarda colpì Dante ma il drago non accusò minimamente
il colpo. L'armatura di energia sembrava aver fermato l'alabarda con naturalezza
e Dante aveva ricevuto poco più di un buffetto amorevole.
Astea strinse gli occhi cercando di ritirare via l'arma ma Dante la fermò
all'altezza del bastone stringendola con una mano fra l'avambraccio ed
il fianco.
«Non ci siamo Fante
in queste condizioni siete forte e la
vostra tecnica è splendida ma non sarete mai capace di sconfiggermi.
Lo capite voi stesso vero?»
Astea sollevò Dante con tutta l'alabarda e lo scagliò lontano
per riordinare le idee. Il drago aveva ragione. Nonostante Dante fosse
probabilmente più ferito di lui, era in netto svantaggio.
«Ce n'è solo uno vero!» gridò Noah.
«Sì, ma quale?» ribatté Coral roteando il bastone
per proteggersi da quella carica furiosa.
«Questo qua!» gridò Noah scagliando un pugno con tutta
la forza di cui era capace a una delle figure. Al contatto il centinaio
di doppi scomparse nel nulla ed Eliel volò verso la poppa polverizzando
la parte sorretta dalla polena.
«Bel colpo Re di Tradnor! Come avete fatto?» gridò
la Northern Star.
«Ho tirato a indovinare!» gridò di rimando il ragazzo
tornando in posizione di guardia.
Il bastone per poco non volò via dalle mani di Coral mentre Eliel
si rialzava malconcio. La sua armatura iniziava a divenire intermittente.
Anche la Northern Star, nel corpo di Ridley, scosse la testa in un gesto
tipicamente umano, dopodiché concentrò la sua attenzione
sui propri compagni: «Tenetelo occupato. Ho bisogno di tempo
per il prossimo incantesimo.»
«Ma quale occupato
lo faccio a fette!» gridò
Noah. Il ragazzo con un balzo impossibile fu di nuovo sulla figura e ingaggiò,
con la velocità che era capace di raggiungere, un corpo a corpo
furibondo in cui le sue lame sembravano formare un muro mobile di metallo.
Ogni tanto il muro veniva forato da qualche calcio ed Eliel rispondeva
colpo su colpo nonostante l'incredibile abilità e velocità
del re di Tradnor.
Coral guizzava attorno ai due intervenendo di tanto in tanto in supporto
di Noah, dato che il corpo a corpo non era il suo forte. Il suo bastone
mandava a vuoto una parte degli attacchi del Maestro e le sue lingue di
energia lambivano i due pronte a colpire come serpenti al primo segno
di sbilanciamento di Eliel. Ma dopo poco capì che avrebbe potuto
attendere anche la fine dei tempi, prima che Eliel mettesse un piede in
fallo. Ogni passo del Maestro sembrava previsto da secoli e ogni suo movimento
era parte di una strategia che aveva già calcolato nel futuro almeno
venti o trenta mosse successive, come in una partita a scacchi. La velocità,
l'istinto e le abilità sovrannaturali di Noah erano ridotte a ben
poca cosa di fronte a quell'esperienza e a quella sapienza tecnica.
Noah mostrò di nuovo il fianco in uno dei suoi affondi più
azzardati e Coral deviò col bastone il contrattacco di Eliel venendo
scaraventato via assieme a Noah.
«Merda
è troppo forte anche in queste condizioni!»
gridò Noah passandosi una manica sulla bocca per togliere un po'
di sangue.
«Tutto ok col cuore?» domandò Coral.
«Mai stato meglio» tagliò corto Noah.
«Capite adesso, il divario!?» rise Eliel beandosi di quel
momento, ma improvvisamente qualcosa gli fece sparire il sorriso dalle
labbra.
Decine di migliaia di occhi si erano accesi nell'oscurità immateriale
attorno alla nave. In fondo, a poppa, la Northern Star preparava il suo
ultimo incantesimo.
Dante atterrò su una parete del gigantesco vano del Santuario ma,
in una frazione di secondo, fu di nuovo davanti ad Astea. Fintò
un assalto al ventre, ma poi colpì Astea al centro della fronte
in uno schianto di energia incredibile. Astea riuscì a leggere
quel movimento solo troppo tardi e la lunghezza dell'alabarda non gli
permise di intervenire. La mano del drago sembrò come penetrare
nel cranio di Astea e afferrare qualcosa proprio in mezzo agli occhi,
mentre il ragazzo gridava di dolore. La luce accecante fece distogliere
lo sguardo a Wein, mentre il Drago Occulto con la forza magica che era
in grado di generare estirpava qualcosa dalla testa del ragazzo. Dante
venne sbalzato via e Astea si sollevò in una gigantesca colonna
di luce violetta che salì alto in cielo aprendo un buco gigantesco
nella volta.
«Astea!» gridò Wein.
Il Fante Oscuro ricadde a terra in uno schianto spaccando le lastre di
marmo. Tramortito. Dante, atterrato a un centinaio di metri di distanza,
si risistemò scrollando via un po' di polvere dalla mantellina
e si avviò verso il sigillo.
«Merda Astea
neanche tu
» sibilò Wein, mentre
persino Etrom rimaneva immobile di fronte alla scena. Nemmeno la tecnica
del Fante Oscuro aveva potuto qualcosa contro Lord Dante Reznor, Sovrano
dei Draghi Occulti, e, adesso, quella sottile figura si avviava verso
la sua naturale vittoria finale.
Il Drago Occulto arrivò in prossimità del sigillo. Alzò
in aria le piume strette nel pugno e recitò una antica litania
del suo popolo concludendo con delle parole in lingua corrente: «Le
chiavi mi appartengono e con me è il volere del mio popolo. Vieni
a me Artemide, Sigillo del popolo Occulto io ti sciolgo.»
La luminescenza che componeva la colonna attorno all'Artemide divenne
prima leggermente intermittente, poi, accompagnata da un interminabile
lamento, si estinse. La splendida lancia rimase sospesa a mezz'aria a
poca distanza dalla mano libera di Dante.
Il lungo bastone era fasciato da una pelle pregiata e l'elsa riproduceva
il volto di un Drago Occulto nelle sembianze naturali, dalle quali fauci
usciva una lunga lama ricurva come quella di una sciabola. Il materiale
dell'arma sembrava mithril ma, dalle vibrazioni di potere che l'arma emetteva,
sembrava che fosse fatto di vero e proprio Mana.
La mano di Dante si allungò sulla lancia per afferrarla, ma una
voce lo bloccò.
«Lord Reznor
siete un pazzo a concedere una chance del genere
al Fante Oscuro
» sorrise Astea rialzandosi lentamente in piedi.
Prese il cappotto e lo gettò via, al di sotto la sua maglia e le
miriadi di catene magiche macchiate del suo stesso sangue continuavano
a circondarlo
eppure
c'era qualcosa di diverso.
Astea afferrò il capello, fece qualche passo verso Etrom e glielo
posò delicatamente in testa sopra a quello da giullare. Fu allora
che Wein capì cosa era successo. Rialzandosi Astea lo aveva guardato
dritto negli occhi! Il Drago Occulto era sicuro di aver rivisto le iridi
marroni scure che non vedeva più da centinaia di anni.
Le catene dell'immortalità erano ancora salde, sotto la sua camicia
del Fante lampeggiava ben visibile anche il tatuaggio del marchio di Enid,
ma il limite ai poteri del Messaggero era stato rimosso.
Gli occhi di Astea erano tornati quelli di un tempo e sembravano guardare
tutto ciò che aveva attorno con una determinazione assoluta.
Il ragazzo guardò di nuovo Wein, poi Etrom, infine parlò:
«ora, Reznor
vi mostrerò il vero me» e così
dicendo puntò gli occhi nella lama dell'alabarda vedendo, dopo
più di trecento anni, i propri riflessi.
Il cielo sopra il Santuario si oscurò e Wein avvertì di
nuovo l'energia che aveva percepito nella casa stregata. Il potere di
Galder il Luminoso e quello di Shagrath l'Oscuro stavano confluendo ancora
una volta dentro Astea, contemporaneamente
ma la differenza era
che il ragazzo sembrava capace di controllare quel fluire di energia e
di emozioni. I suoi occhi divennero iridescenti e, anche se potevano vedere
tutto ciò che lo circondava, sembravano rivolti a qualcos'altro
al passato e alla Vera Guerra.
Astea emise un grido sovrannaturale che assordò i presenti per
degli attimi che sembrarono durare intere ore. Si alzò circondato
da una colonna di energia accecante che lambì il cielo divenuto
improvvisamente notturno, forando le nuvole, dopodiché riatterrò
circondato da migliaia di striature e fumi sospesi fra il rosso rubino
e l'azzurro cielo, a volte rassomigliavano delle ali demoniache, a volte
delle ali piumate, a volte semplici visi distorti nel dolore, altre volte,
al volto della serenità.
«Di nuovo, Lord Dante Reznor. Stavolta evitate dimostrazioni di
forza perché potrebbero essere gli ultimi gesti della vostra esistenza»
detto questo, Astea svanì semplicemente facendo saltare in aria
le lastre di marmo su cui stava in piedi, dal luogo in cui stava e apparve
di fianco a Dante colpendolo con una spaventosa gomitata al collo e scaraventandolo
lontano dalla lancia. Un colpo che avrebbe tranquillamente spezzato il
collo a chiunque. L'armatura di Dante divenne intermittente. Il Sovrano
dei Draghi Occulti atterrò curvo sulle gambe scivolando per una
decina di metri, poi si rimise in piedi.
«Così potremo avere un duello regolare. Astea Ingram di Shaen.»
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