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La Northern Star era alla deriva verso quella destinazione
dannata e Coral era fermo e immobile seduto al centro del ponte.
«Maledizione Coral! In piedi e dammi una mano!» lo scosse
la voce di Ridley, tornata in sé.
«Noah è morto
la Northern Star ha preso lui
invece
di te
» disse non capendo bene cosa fosse quella sensazione
che gli serrava lo stomaco.
«Ma dove hai la testa stupido demone! Presto! Corri a prendere la
bottiglia col sangue di Sierra! E prega il Mana che non sia troppo tardi
o ti farò frustare!» imprecò Ridley mettendo mano
al timone.
La nave, poco più che un legno vecchio, virò bruscamente
opponendo la poppa a quell'imboccatura.
Coral apparve poco dopo con in mano la bottiglia di Sierra, presa dalla
camera di Noah non sapendo bene che farsene «ecco la bottiglia!»
«Il tuo bastone!» urlò Ridley e Coral non se lo fece
dire due volte, le lanciò quel pezzo di legno ormai pressoché
inutilizzabile e la maga lo utilizzò per incastrare alla bell'e
meglio il timone sulla rotta prefissata.
Poi con un balzo fu su Noah. Lo sollevò con la testa appoggiata
al suo petto e cercò di fargli bere quel sangue denso e di un rosso
quasi accecante.
«Andiamo ufficiale! Te lo farò ingoiare tutto se necessario!»
tuonò Ridley imperterrita. «Coral, muovi questa dannata bagnarola
e portaci fuori di qui!»
«Capitano io
»
«Utilizza il potere che ti è rimasto
e, se non ne hai
più, prendi un remo e comincia a remare!»
Coral si posizionò al centro della nave, non c'erano vele su cui
far spirare del vento allora, con le poche energie rimaste, cercò
dinvertire la rotta della nave sempre più vicina a quel gorgo
luminescente. Guardando dietro le sue spalle, poteva intravedere delle
fiamme blu e delle lande desolate simili al ghiaccio, che però
gli davano la sensazione del calore più assoluto. Guardò
il suo corpo e vide che c'era rimasto ben poco da guardare. Era quasi
svanito del tutto.
«Andiamo Noah!» gridò Ridley. Finita la bottiglia lo
fece distendere a terra e iniziò con la respirazione bocca a bocca
e il massaggio cardiaco. Aveva gli occhi lucidi. Ricordava che cosa aveva
detto la Northern Star quando lei era semi-cosciente. Doveva essere lei
ad andarsene
e non lui.
«Cazzo! Questo cuore ne ha viste di peggio! Dopo tutto quello che
hai fatto, morire adesso sarebbe da idioti! Non ti lascerò andare
via con la Northern!» Qualche goccia salata cominciò a bagnare
la casacca di Noah.
Il capitano della nave continuò per un minuto intero a praticare
la respirazione e il massaggio cardiaco ma Noah continuava a rimanere
immobile
i suoi occhi erano riversi.
Il vecchio re sembrava ormai un contenitore vuoto.
Del sangue di Sierra gli uscì dalla bocca durante il tentativo
disperato di Ridley, ma sembrava non esserci nulla da fare.
«Merda!» urlò Ridley alzandosi in piedi con una espressione
risoluta.
Alzò una mano in cielo ed evocò un incantesimo del fulmine.
Dopodiché lo scagliò con tutta la forza che aveva nel petto
del ragazzo.
«ANDIAMO NOAH NON MI LASCIARE!!»
Coral era allo stremo. Il gorgo ormai lambiva la poppa della nave e già
le prime assi di legno iniziavano a sollevarsi per venire risucchiate.
Non sapeva proprio più come fare, sentì le forze venire
meno.
Avrebbe potuto teletrasportarsi via di lì e lasciare quei due a
una sorte ormai certa
eppure
rimaneva là
anche
contro ogni speranza
ad aspettare che qualcosa succedesse.
D'un tratto sentì la nave muoversi finalmente nella direzione opposta.
Ridley era di nuovo in piedi e, con i palmi rivolti verso il basso, la
stava spingendo, con chissà quali poteri residui, verso il luogo
dal quale provenivano.
Aveva le guance rigate da lacrime.
Coral sentì la morsa allo stomaco crescere. Probabilmente era tutta
suggestione
in fondo non aveva neanche uno stomaco da sentire schiacciato
eppure anche dai suoi occhi cominciò a scendere del liquido
che arrivato alla bocca sapeva di salato.
Guardò verso il corpo di Noah ma non lo vide dove lo aveva lasciato.
«Stavolta stai esagerando a fare l'umano eh
non hai mezze
misure» lo scosse una voce. «Tieni questa
magari ti
ridà un po' di energie.»
Si girò dall'altra parte e vide la mole di Noah che gli porgeva
la spada di Brynard sorridente. Coral lafferrò avido e sentì
subito che le forze gli stavano tornando. Il ragazzo dalla chioma bianca
fece quattro passi incerti e si andò a sedere sui gradini del cassero
di prua. Tirò fuori l'astuccio con le sigarette da una tasca della
sua casacca-armatura e se la accese facendo scorrere un fiammifero sul
legno della nave.
«Come
fai a essere così tranquillo!» disse Coral
mentre aumentava la spinta della nave con le nuove forze. «Stiamo
per finire tutti e tre all'aldilà!»
«Beh
tu guarda il capitano
ha la faccia di una che ci
lascerà finire la dentro?»
Coral guardò verso Ridley, immersa in uno sforzo sovrumano eppure
sicura di riuscire nell'impresa.
«E poi
dopo tutto quello che abbiamo fatto
morire adesso
sarebbe da idioti
»
Dante e Wein si guardarono per un interminabile istante. Wein pensò
di vederci ormai doppio, la figura di Dante non era più facilmente
distinguibile.
«Adesso non ci sarà più nulla per cui combattere
perché porrò fine a tutto
» sussurrò il
drago, non avvertiva quasi più il suo corpo e si sentiva sempre
meno parte di tutto ciò che lo circondava
ma non aveva importanza
perché la sua vita e la sua esistenza erano libere dal fato che
Vir Eliel aveva scelto per lui. Adesso... era libero.
Prese la lancia magica di nome Artemide fra entrambe le mani e in un ultimo
disperato dispendio di energie la fece piombare violentemente sulla coscia
spezzandola in due.
Astea ed Etrom sbarrarono gli occhi mentre Wein fissò la scena
immobile.
«La verità è che non faccio più parte di questo
mondo
sono il pallido ricordo del mio tempo e sono destinato a scomparire
»
sussurrò stremato e ferito a morte «con oggi
tutte
le creature più antiche della Vera Guerra abbandonano questa esistenza.
Oggi
inizierà una nuova epoca
» l'arma spezzata
iniziò a liberare tutte le proprie energie.
Il Santuario venne scosso da un forte terremoto. L'intera volta venne
percorsa da decine di crepe e tutta la costruzione iniziò a crollare.
Dante cadde all'indietro e Manoa lo sorresse inginocchiandosi. Laddove
l'arma giaceva rotta, la terra si incrinò e si spalancò
aprendo un gigantesco crepaccio e lasciando i due su una piccola isola
di terra sospesa quasi nel vuoto.
L'ultima immagine che Astea, Wein ed Etrom ebbero dell'ultimo Sovrano
dei Draghi Occulti, allievo di Vir Eliel, fu quella di Manoa che lo stringeva
dolcemente fra le braccia, in lacrime, mentre la figura del drago ridivenuta
ben visibile, si guardava attorno assente.
Poi la terra li inghiottì in un baratro senza fine.
Astea si girò verso Wein regalandogli il primo vero sorriso dopo
secoli di lontananza.
E il Sovrano Fantasma rispose con un sorriso ancora più radioso.
Non disse nulla quando vide la figura di Etrom dietro di lui brandire
la falce. Come trecento anni prima, le sorti del suo migliore amico erano
in qualche modo di nuovo nelle sue mani
eppure, negli occhi di Etrom
che lo fissarono non vide lo sguardo del Demone della Morte, ma quello
della ragazza che aveva viaggiato con loro tanto tempo fa. Non delle orbite
rosse come la falce
ma degli occhi
umani e innamorati.
Un suono secco e Astea, già stremato, cadde a terra ferito a morte.
Le catene e i mille legacci magici del sigillo di Enid caddero assieme
a lui, spezzati in più punti e iniziarono a trasformarsi in tante
piccole luci che salirono lentamente al cielo. Wein si alzò lentamente
in piedi guardando alternativamente lui ed Etrom.
«Etrom
ma che cosa
» sussurrò Astea mentre
il suo respiro si faceva sempre più affannato e sentiva le forze
scorrergli via come acqua dalle mani.
«Wein
sto morendo
» disse quasi senza voce, i suoi
occhi tradirono un barlume di felicità
poi anche la bocca
si allargò in un sorriso. «Wein sto morendo
»
disse continuando a ridere «dopo tutto questo tempo
Etrom
»
«Chiamami Sofìa, vecchio idiota
» sussurrò
lei chinandosi su di lui. «Andiamo a casa» disse e lo baciò
dolcemente.
Quando Etrom si ritrasse, Astea era morto.
Morto veramente. I suoi occhi guardavano un punto imprecisato dell'orizzonte
come quando era cieco. Solo che non si muoveva più, non andava
a fuoco e non stava scherzando. Era semplicemente morto.
Ucciso dalla Morte.
Sopra l'ala Ovest del castello sull'isola di Cathal, le stesse piccole
luci si alzavano in cielo timidamente, arricciandosi in volute, inseguendosi
al soffio del vento e danzando al suono della risacca.
Una sola figura, claudicante e malandata uscì dal Santuario di
Leto quel giorno, mentre i resti del tempio crollavano in un gigantesco
spettacolo.
Un drago senza le ali, unico testimone degli eventi che avevano scosso
dall'interno il continente di Aman.
Molte leggende quel giorno si crearono sull'identità dell'unico
superstite di quello scontro ma nessuno seppe mai quale fosse la vera
identità di colui che entrò nel mito col nome di Sovrano
Fantasma.
Una brezza temporalesca spazzava le spiagge dell'isola di Cathal. Il sole
si stava tuffando in quelle acque calde e limpidissime.
«E così mi stai dicendo che non solo hai distrutto la tua
arma
quel bastone dotato di poteri incredibili
ma hai anche
perso l'Artemide, distrutta da Lord Dante Reznor?» parlò
Enid incredula.
Coral non aveva parole. Fino a quando non si era trovato al cospetto del
suo Demone Sovrano si era sentito vittorioso di fronte a quella situazione
disperata
eppure, ora che ci pensava, aveva fallito su tutta la
linea.
«Un fallimento completo!» continuò Enid alzando le
braccia al cielo. «Totale!» continuò.
«Io
capo
non so come
»
«Basta, non voglio sentire altro!» gridò la dark lady
furibonda.
«Non tornare qui finché non ti sarai procurato da solo un'altra
arma di quel livello! Stavolta non muoverò neanche un dito!»
comandò imperiosa.
Coral fece per sparire mortificato ma, improvvisamente, sentì il
profumo e la presenza di Enid dietro di sé, lei era svanita dal
trono.
Il Demone Sovrano lo abbracciò cingendogli il collo.
«Non ci sono parole per descrivere il valore della tua impresa Coral
sono felice che tu sia sopravvissuto» gli sussurrò all'orecchio
«e, prima di andartene, passa a dare una pulita all'ala ovest
sono secoli che qualcuno non ci mette più piede.»
Coral mandò giù un groppo in gola beandosi di quell'abbraccio
che lo riscaldava delle energie del demone per il quale aveva compiuto
tutte quelle imprese. Enid afferrò una parte del suo ragionamento
e gli diede una pacca su una spalla.
«Ora muoversi. Non mi piace ripetermi!» lo rimbrottò
severa.
Coral scomparve, lei si rimise a sedere accompagnata dal tintinnare ipnotico
dei suoi bracciali e delle sue cavigliere, e fece comparire il copricapo
che Dante aveva indossato durante la Vera Guerra. Lo strinse nelle mani
e, quando le riaprì, vi era rimasta solo della polvere.
Due figure camminavano nel fresco della primavera di Kalderon. Gli alberi
fiorivano e, nell'aria, c'era quel profumo di una nuova vita che rendeva
tutti più allegri. Una delle due figure portava sulla schiena una
grossa balestra
utile probabilmente per la caccia degli obesi elefanti
volanti rosa che giravano da quelle parti
o forse solo un ferro
vecchio senza la benché minima utilità. L'altra invece era
coperta completamente da una tunica nera e camminava ancora con passi
incerti sorretta dal tizio con la balestra. Probabilmente era l'aria della
primavera
il tizio ogni tanto allungava le mani e veniva ogni volta
bacchettato prontamente dalla figura incappucciata.
Noah se ne stava in camera sua a rimettere a posto i conigli. Quando Coral
era entrato a prendere la bottiglia di Sierra aveva fatto un gran casino.
E ora a lui toccava rimettere tutto meticolosamente a posto insieme a
Bellamy il grosso coniglio rosa che scoppiava di salute. Quando ebbe messo
tutto in ordine ebbe un brutto presentimento e quando si girò
si ritrovò davanti la figura di Brynard il Signore dei Ghiacci
nella sua tenuta da battaglia.
«Sacro Mana! Che posto orribile!» gridò Brynard perdendo
quasi l'equilibrio.
Quella stanza era terrificante e tutto quell'amore e quel rosa pazzo e
sconsiderato gli fecero venire meno le forze. Ora capiva cosa intendeva
Enid quando diceva che non doveva andare a fargli visita
Il ragazzo non disse una parola fissandolo in silenzio. Erano alti uguale.
«Non hai nulla da dirmi
Noah di Tradnor?» disse dopo
un po' Brynard riconquistando un briciolo di contegno.
«Ehm
immagino che questa sia tua
la rivuoi indietro?»
disse dopo un po' Noah mettendo mano alla spada di ghiaccio. Le katane
erano andate perse nell'ultimo scontro e quella era l'unica arma che gli
era rimasta.
Brynard mascherò a stento la sorpresa, dopodiché scosse
la testa.
«Non vuoi vendicarti? Combattermi per tutto quello che ti ho causato?»
Noah estrasse una sigaretta e se la accese tranquillamente.
«Avrei qualche speranza si sopravvivere? E inoltre
servirebbe
a ridarmi quello che ho perso?»
Brynard si ritrovò a non avere una risposta
o meglio
la risposta era una sola, negativa.
«Se non servirebbe a nulla
allora è inutile che io
faccia qualcosa. Inoltre
ormai appartieni al passato della mia vita
un passato che sto cercando di superare... anche perché qui nel
presente c'è gente che ha bisogno di me.»
Brynard si voltò e fece per andarsene, soddisfatto da quelle poche
parole.
«E la tua spada?» domandò Noah.
«Tienila. È tua. E comunque credo che ormai ti sia affezionata.
Addio Re di Tradnor. Quando morirai celebrerò un funerale fastoso
nel tuo palazzo. E officerò dei riti sontuosi anche per la tua
famiglia. Con permesso.» Brynard aprì la porta e se ne andò,
sparendo dopo pochi passi.
Noah salì sul ponte della Northern Star. Ridley era al timone sicura,
una delle sue ciocche era rimasta completamente bianca e non era tornata
del rosso acceso dei capelli del capitano. Ridley sembrava maturata dopo
quello scontro terribile. Adesso dimostrava una trentina d'anni. La nave
era in subbuglio. Tutto l'equipaggio, dall'artiglieria alla truppa di
assalto era all'opera sotto lo sguardo dei carpentieri per riparare tutti
i danni che aveva subito. Avrebbero attraccato in un porto franco per
fare le riparazioni più grandi e dopo avrebbero ripreso il mare
pronti per nuove scorrerie.
Noah salì sul ponte e salutò Ridley.
«Tutto bene capitano?»
«Mai stata meglio» rispose lei con un sorriso.
«Già decisa la rotta?»
«Ovvio
se avessi dovuto aspettare te adesso saremmo in fondo
all'oceano a fare compagnia ai pesci.»
«E lei? Se n'è andata?»
«La Northern Star? Sì, per sempre.»
«Sembra andato tutto per il verso giusto no?»
«Direi di sì
un successo
a parte Dante
»
Gli occhi di Noah vennero attraversati da una vena di tristezza.
«Ha concluso la sua vita come voleva
anche lui era vissuto
più del dovuto
e in fondo credo sia giusto così»
concluse.
Dopo qualche istante si materializzò davanti a loro Coral. Era
in tutto e per tutto identico a come lo avevano conosciuto. Aveva rigenerato
il mantello e gli occhiali, solo i capelli erano un po' più lunghi.
Non aveva più quel taglio da scolaro e sembrava un po' più
adulto.
«Cambiato look?» rise Noah salutandolo con qualche pacca sulla
spalla.
«Un po'
al mio capo piacciono coi capelli lunghi
»
sorrise, poi spostò serio lo sguardo su Ridley. «Capitano»
disse poco dopo.
«Sì?» rispose lei fiutando la beffa.
«Potrei
continuare a viaggiare con voi
per un po' dico
»
«E
perché mai?»
«Beh
io ho bisogno di una nuova arma
e
non mi
viene in mente nessun altro modo per trovarla che non sia viaggiare per
un altro po' con voi alla ricerca di qualche tesoro o
qualche avventura
in fondo è questa ora la mia nuova missione.»
Noah guardò Ridley grave
nascondendo un sorriso beffardo.
Anche Shepard si avvicinò con aria grave.
«Shepard. Cosa ne dici?»
Il timoniere trasse un lungo respiro: «Questa nave dovrà
ricevere delle riparazioni in un porto, dovrà essere tirata in
secca per i ponteggi
dovremo dare fondo alle casse per riparare tutti
i danni, inoltre, una delle prossime priorità, consiste nel cercare
una nuova arma per l'ufficiale Noah
vista la fine che hanno fatto
le sue katane
e poi
»
«
non sappiamo quando riprenderemo il mare» proseguì
Ridley «e per quale rotta quindi
»
«Accetto!» sorrise Coral senza aspettare che il capitano finisse
di parlare.
«Bene
ma dopo tutto quello che è successo
ti
meriti una promozione sul campo. Diventerai il comandante della truppa
di artiglieria
che ne dici?»
Il volto di Coral si rischiarò in un sorriso solare.
Di sotto, nella stanza di Noah, Bellamy continuava a frugare col musetto
in una catasta di conigli addossata ad un angolo della stanza. Dopo qualche
tempo ne rotolò fuori uno con in testa un grosso cilindro nero,
un cappotto lungo e degli occhialetti tondi sul naso.
Etrom teneva per mano Astea mentre insieme camminavano verso le porte
dell'aldilà. Era una specie di collina in cui l'erba cresceva bianca.
Anche le vesti di Astea erano bianche
una lunga e semplice toga
bianca. I colori erano così forti che il ragazzo aveva gli occhi
socchiusi e così anche Etrom.
«Che dici? Con tutto il male che ho causato mi toccherà scontare
la mia pena in qualche modo nell'aldilà vero?»
«Mah non saprei
secondo me hai scontato abbastanza in terra
tu che dici?»
«E tu
verrai con me?» chiese Astea speranzoso, ma la
ragazza non rispose.
Quando erano ormai a pochi metri da uno strano portale nel bel mezzo della
collina bianca, davanti a loro comparve il Demone Sovrano Kaviel il Guardiano.
«Che cosa hai fatto Etrom. Sei venuta meno a uno dei comandamenti
di noi Demoni Sovrani uccidendolo. Non te l'avevo ordinato» disse
il bambino con un tono serio che mal s'adattava alle sue sembianze.
La ragazza si inginocchiò mortificata: «È stata una
mia grave mancanza
mio sovrano.»
Il bambino schioccò la bocca seccato.
«Se è così che svolgi il tuo lavoro allora sei licenziata!»
disse arrabbiato.
«Licenziata?» disse Etrom mentre un fremito di gioia le percorreva
la schiena.
«Sì, licenziata. Sei morta e basta. Addio!»
Astea era rimasto in silenzio per tutto il tempo e guardava la scena curioso
come se non riuscisse a sentire cosa si stessero dicendo i due demoni.
Il bambino fece per andarsene ma Etrom lo chiamò di nuovo.
«Kaviel!» gridò. «Tu sapevi già tutto?»
Il bambino si girò imbronciato «Forse.»
«Allora perché hai perso così tanto tempo con me?»
«Sei stata la migliore, anche se per poco tempo
e poi
»
«Deve esserci un motivo quando scatta una passione?»
Kaviel parlava di quel desiderio in maniera chiara e quasi disarmante.
Enid sembrò non capire bene a cosa si riferisse.
Fu di nuovo Enid a parlare, dopo qualche tempo.
«Dimmi Kaviel. Ti sembra che tutto questo sia stupido?»
Il bambino ci rifletté su. Poi sissò a sedere con
una movenza fanciullesca.
«Perché stupido? È divertente, questo basta.»
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