Secondo Episodio: Clean  


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Astea si svegliò sganasciandosi in uno sbadiglio epocale.
«I mihei occhi... sonho tutti impasthati dala notthe... non vedho nulla...»
«Non credo cambi tanto vero?»
Il ragazzo si voltò in direzione della voce era Teiris, la sua salvatrice.
«Ti ho portato l'acqua per lavarti... l'ho scaldata con una formula magica del fuoco... »
«Schei genthile.»
«Forse ieri ti ho trattato un po' male dopotutto...»
«'fa 'ulla... ci sonho abituatho...»
La ragazza gli avvicinò una bacinella di legno ripiena d'acqua.
Nel prenderla Astea scrocchiò in più punti come un ingranaggio rotto, la pelle si alzò intirizzita lungo la direttrice del dolore come quella di un gatto spaventato.
«Argh!»
«Che ti prende???»
«Nulla...suppongho sia la notthe dolmitha fuoli...»
Si alzò a sedere, sotto la schiena c'era un sasso bello appuntito...
«Ma non potevi spostarti?» La ragazza si interruppe e lo guardò meglio: un braccio di Astea ricadeva immobile.
«Che ti piglia? Perché parli strano e hai il braccio così?»
«Hon ti pleoccupae ho pelso la sensibilità alla palte sinistlha del colpo...tohlnelà...»
«Cosa? Hai perso la sensibilità alla parte sinistra del corpo??? Dove ce l'avevi ficcato quel sasso nella spina dorsale???»
Astea abbassò la testa sconsolato.
Si tolse il mantello a fatica come un bambino che cerca di uscire da sotto le coperte, sotto indossava una maglia pesante nera e dei pantaloni attillati, il tutto legato con decine e decine di cinture, cinghie e catene.
«Dai, ti do una mano a lavarti, reggo la bacinella...» tagliò corto poi Teiris mossa da pietà; si voltò dall'altra parte.
«Glathie»
La ragazza sospirò.


Coral apparve davanti ad un altro portone alto più di cinque metri, intarsiato e tremendamente antico. Era al pianterreno.
Fece qualche passo in avanti, negli stivali non sentiva più il pavimento gelido.
Anche questo portone reagì alla sua presenza e si spalancò su qualcosa di orripilante.
Un ambiente costellato di librerie alte decine di metri completamente a soqquadro.
Tavoli con appoggiati sopra centinaia di libri, scrivanie delle quali non si scorgeva più l'inizio, scale sgangherate che salivano a metri di altezza in equilibrio precario, libri usati come sottobicchieri, libri usati sotto le poltrone per non farle traballare, ce n'era uno persino sotto una delle scale più alte sull'altro lato della colossale sala.
E poi c’era un odore tremendo di stantio, di carta e di polvere. Non come il mare e salsedine del resto del castello.
Polvere e ragnatele ovunque.
La stanza era profonda una trentina di metri per una larghezza superiore ai cinquanta. Lunghe colonne si innalzavano sottili e sgangherate in maniera irregolare.
Il ragazzo deglutì.
Fece per uscire da dove era entrato ma improvvisamente gli occhi della dark lady tornarono nella sua mente vividi e quanto mai terrificanti.
Entrò risoluto e chiuse la porta dietro di sé.


«Sei sicura che non vuoi essere tu a cavalcare? Mi metti a disagio...»
«Tu sei il prigioniero dovresti essere a disagio ma per altri motivi...»
«Prigioniero?»
«Ehm beh si insomma...»
«Senti una cosa... ma come abbiamo fatto a fuggire da quella situazione... io sono sicuro di aver sentito la corda che si tagliava...»
«Beh... è un segreto... non te lo dico.»
«Ci sono! Hai promesso al boia la chiave d'oro delle tue grazie e-» La chiave di Teiris lo fece volare giù dal ronzino con cattiveria.
«Come ti vengono in mente queste cose idiota!?»
«Ti vengono in mente spiegazioni più plausibili??»
«Ehm no ecco... ma... ma quella è assurda!»
«E poi che fine ha fatto la mia alabarda??»
«L'ho legata al mio zaino, l'ho fasciata così non da nell'occhio... pensavo fosse più pesante...»
«Ah ecco...» Astea batté un pugno sul palmo della mano. «Che malizioso che sono! Sai che ero andato a pensare inve??-» ma venne schiantato dalla sua stessa alabarda di piatto.
«Fai schifo! Filtra la tua mente bacata prima di parlare se vuoi restare in vita!» tuonò Teiris allontanandosi a cavallo del ronzino mentre Astea rimaneva piantato a terra.
La ragazza sparì dietro un gruppo di alberi.
Si fermò dopo una decina di metri. Di Astea nemmeno l'ombra.
Sussultò, fece dietro front e si lanciò al galoppo, il ronzino aveva una espressione veramente seria...
Quando tornò dove era tirò un sospiro di sollievo.
«Teiris?? Dove sei?? Non mi lasciare solo non ci vedo nulla...» Astea vagava per la strada trasversalmente in cerca della ragazza.
Teiris si portò una mano alla bocca guardando il ragazzo mentre andava sbattere contro un albero.
Ragazza e somaro si ritrovarono a sospirare insieme di fronte allo spettacolo pietoso.
«Per Shagrath sei cieco! Non andare alla cieca in cerca di me!»
Astea si grattò la testa confuso.
«Ehm... vieni qui... segui il ronzino va...»

Una manciata di denti di Astea cadde a mischiarsi con i sassi della strada.
«Ma non riesci nemmeno a seguire un somaro a piedi? Tu hai qualche problema serio!»
«Non ci vedo...»
«Ho capito che non ci vedi ma quella è stupidità! Bastava seguire il didietro di questo coso!»
Il somaro sbuffò per il "coso".
«Si certo seguo il didietro, poi alla prima bizza mi ritrovo con due zoccoli tatuati nell'inguine...»
La ragazza scosse la testa.
Sospirò.
Si levò il cappello grattandosi la testa, qualche capello fuori posto. Lo guardò, tolse qualche granello di polvere dall'indumento poi se lo rimise sospirando ancora.
«Avanti sali. Vado io a piedi... però ti tieni lo zaino...»
«O... ok...»


«Lo sapevo che avrei dovuto prendere un cavallo... specialmente per farmi queste maledette salite del ducato...»
La ragazza vestita in nero, continuava a inveire e imprecare mentre con una mano trascinava stancamente dietro di sé il sacco in cui teneva gli effetti personali.
Arrivata in cima a una collina decise di fare una meritata pausa. Il sole era basso... Si passò una mano fra i capelli sfiorando col polso un lungo orecchino d'argento a forma di croce che le pendeva dall'orecchio sinistro.
Davanti a lei si stendeva una serie di altre colline e la strada che percorreva si snodava fra loro come se si divertisse a fare su e giù per sfiancare i viandanti.
Sospirò.
Poi si voltò.
La città dalla quale era partita era a meno di una decina di minuti di strada... si grattò la testa nervosa poi si rimise in marcia.


Il sole era calato ed era scesa la notte.
Un solo, unico, misero e insignificante tavolo nella imponente biblioteca era stato rimesso a posto.
Coral si fece cadere pesantemente su una poltrona occupata da libri ridisegnandosi la spina dorsale.
Serrò i denti mugugnando di dolore. Anche quella era una sensazione nuova.
Sospirò e prese un libro dei tanti che erano posati un po' ovunque e lo aprì.
"Manuale di Cucina di Yama la Vestale".
Il libro che aveva in mano era strano... o meglio, gli sembrava strano rispetto all'idea di libri che aveva, sembrava in qualche modo reagire alla sua presenza.
Il ragazzo guardò più da vicino le pagine... e una specie di essenza luminescente fuoriuscì per qualche istante dal libro.
Provò a leggere delle lettere ma si sentiva come spinto a fare qualcos'altro...
Portò una mano sopra le pagine e la luminescenza riapparve... come attirata dalla sua mano.
Si concentrò.
L'essenza ballò per qualche istante sulle pagine, poi fuoriuscì dal libro e si scagliò verso la sua fronte.
Entrò nella sua testa per uscirne da dietro e ritornare nel libro.
Coral scattò all'indietro cadendo con tutta la poltrona e i libri ridisegnandosi di nuovo la spina dorsale.
Con gli occhi spalancati di chi si è visto arrivare addosso un lampo, cercò di capire cosa fosse successo.
Poi gli sembrò di vedere luminescenze diverse... a centinaia di migliaia sulle librerie che aveva davanti e su i libri che lo circondavano.
Ne prese un altro a caso, ancora sotto sopra nella poltrona rovesciata:
"Cibo per grandi felini: come prepararlo e come servirlo".
Lo aprì e provò a portarvi sopra la mano ma prima ancora che si muovesse l'essenza del libro gli penetrò la mente ritornando da dove era partita come quella del libro di cucina.
Il ragazzo completò la capriola in avanti tirandosi su col mantello davanti al viso.
Lo scostò.
Ora sorrideva col fare di chi aveva capito il trucco.
Socchiuse gli occhi e alzò in alto una mano.
Le librerie tremarono.

«Tsk! Sono ore che è li dentro e non ha ancora combinato nulla...» commentò sorridente la figura in abiti regali. Se ne stava a braccia conserte in piedi come una statua.
«Avanti Brynard... smettila di stare davanti a quella palla, diventi noioso.»
Il Demone Sovrano Brynard si allontanò dalla sfera di cristallo a mezz'aria nella sala del trono.
«Posso fare qualcosa per farmi perdonare?» sussurrò la figura guardando intensamente negli occhi Enid.
«Non so... forse qualcosa c'è...» rispose con voce svogliata la dark lady.
Si stiracchiò sprofondando ancora di più nel trono. Nel fare questo accavallò le gambe seguita da quel tintinnio melodioso e la piccola vestaglia bianca che indossava si ritirò inesorabilmente verso il ventre, lasciando scoperta una parte sempre maggiore di gambe e cosce abbronzate.
Brynard fissò rapito lo spettacolo, poi come se si svegliasse da un sogno si avvicinò al trono lasciando cadere il mantello regale sulla sfera.
Furono a pochi centimetri di distanza, sentivano il respiro reciproco sul volto... poi un terremoto scosse il castello.
Enid spalancò gli occhi togliendosi Brynard di dosso con una manata che lo scaraventò a terra.
Scostò con un gesto impaziente il mantello dalla sfera.
All'interno della sfera, Coral si ergeva a qualche metro d'altezza nella biblioteca e migliaia di libri gli vorticavano intorno mentre fasci di luce di ogni tipo lo attraversavano come lance.
La donna sorrise trionfante.

Le librerie cominciarono a tremare e i primi fasci di luce attraversarono la mente del demone... poi divennero decine e centinaia.
Coral a ogni colpo si contorceva e si divincolava come ferito... ma la velocità dei trasferimenti continuava ad aumentare.
Il ragazzo si sollevò in aria e tutti i tomi della biblioteca iniziarono a girargli intorno risucchiati dalle librerie, da terra e dalle scrivanie, spazzando via l'arredamento che aveva intorno; solo la poltrona che aveva sotto di sé era rimasta immobile.
Infine intorno a lui si creò una sfera di libri che iniziò man mano a esplodere scagliando lontano fasci di testi magici che si andavano a posizionare negli scaffali.
Emise un urlo di dolore sempre più straziante man mano che la sfera si assottigliava e che i libri si mettevano al loro posto in impeccabile ordine.
Poi venne avvolto da una luce oscura e la sfera terminò di esplodere tutta insieme.
Il demone crollò a terra… di faccia su un bracciolo della poltrona.
L'ultimo libro che si sollevò da terra era quello sotto la scala dall'altro lato della biblioteca.
Scala che gli crollò puntualmente in testa in un fracasso di legno rotto.
Svenne.

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