Quarto Episodio: Cruel Sister  


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Era il turno di Brynard il Signore dei Ghiacci, Demone Sovrano della Guerra.
Il demone camminò a lungo davanti a lui con un passo leggermente più lungo e lento senza fiatare.
Aveva un incedere regale, un qualcosa di magnetico polarizzava la sua figura dalle spalle larghe e dalla corta e liscia chioma blu. Emanava un’aura di rispetto.
«Sei dotato di grandi poteri, sei un Demone Maggiore, sappi che questa forza sarà tua croce e delizia e che, se non imparerai a utilizzare le tue facoltà al massimo in breve tempo, verrai spazzato via come un fuoco di paglia.»
Queste furono le poche parole del Demone Sovrano.
L'espressione di Coral acquisì una connotazione sicura.

«Non credo che la conversazione con Ghorost sia stata molto interessante. Lo conosco da qualche centinaio di anni e non è mai stato granché di compagnia,» disse Etrom quando fu il suo turno di parlare con Coral. «Di sicuro ti avrà parlato di come dovrai bilanciare le capacità di Enid, mentre con tutte le probabilità Brynard sarà stato di poche e "fredde" parole... parole da Signore dei Ghiacci…»
Coral ancora con l'espressione mista fra i sorrisi per Ghorost e l’altezzosità di Brynard annuì.
Camminava per i corridoi nella penombra del palazzo di fianco a una donna che si era presentata come Etrom l'Eterna Consolatrice, Demone Maggiore unica sottoposta di Kaviel il Guardiano. Capì subito che i poteri di quella ragazza erano di gran lunga superiori a quelli, comunque terribili, di Ghorost. Cercò di fare mente locale sulla storia demoniaca ancora una volta. Le nozioni erano ancora parecchio confuse. Stando alle sue informazioni Ghorost era molto più antico di Etrom, il demone di Kaviel doveva avere all'incirca trecento anni, mentre Ghorost probabilmente oltrepassava il migliaio. Pensò che fosse strano che fra i Demoni Sovrani fosse stato Brynard il primo a creare dei sottoposti, era più logico supporre che sarebbe stato Kaviel a mostrare agli altri la via... invece ci aveva pensato Brynard... con Ghorost e Fharst... ecco ora ricordava il nome!
Si chiese che tipo fosse stato Fharst..
Erano all'interno di un chiostro, le ombre, intervallate delle colonne, illuminavano cadenzate i due mentre avanzavano. Cercò di ricordare altre informazioni sul demone defunto ma non vi riuscì e la ragazza riprese a parlare.
«Beh lascialo perdere Ghorost, sa fare maledettamente bene il suo lavoro quando si tratta di ridurre in ginocchio interi regni... ed è effettivamente quello che Brynard gli richiede.»
Coral rimase ancora in atteggiamento riflessivo, con occhi felini e aperti fissava la ragazza al suo fianco. A occhio e croce non dimostrava più di venticinque anni umani, ed era decisamente splendida nel suo vestito a fasce di stoffa nera.
«Beh datti da fare. Non sarà una passeggiata rispondere alle aspettative di Enid... qualunque esse siano. Per me fu dura e credo che lo sarà anche per te... quanto a Brynard, sarà una mia impressione ma non gli stai simpatico.»
Nonostante il tono di Etrom fosse abbastanza confidenziale, sentiva che la loro era una conversazione "ufficiale" ed evidentemente richiedeva una certa etichetta. Ogni frase non sembrava lasciare spazio a risposte di sorta.
Coral annuì e passò il resto del tempo a riflettere sul significato della sua presenza in quel mondo. Domande alle quali probabilmente Etrom non poteva rispondere.

Poi tornò il ragazzino.
Parlarono di come era bello il castello per tutto il tempo, il Guardiano non sembrava avere qualcosa in particolare da dirgli... sembrava semplicemente contento di avere un adulto che camminasse al suo fianco e che lo scortasse per i corridoi bui del castello...
Insomma... si comportava da bambino. Coral sorrideva e stava attento che non cadesse o che si facesse male; quando ebbero finito di parlare del castello, erano arrivati in un giardino pieno di splendide piante dai colori sbiaditi alla tenue luce notturna. Il ragazzo prese a raccontargli delle leggende del deserto mentre il vento frusciava fra le alte palme del giardino.
Kaviel sembrò realmente interessato alla storia e alla fine applaudì divertito.
«Sei veramente bravo a raccontare le favole Coral! Me ne racconti un'altra!?»
«Veramente è tardi... dovremmo tornare dagli altri ora...»
«Solo un'altra!»
«... e va bene... sai perché in cielo ci sono così tante stelle??» Disse avvicinandosi alla sua faccia con occhi socchiusi e sorridenti.
«No! No! Non lo so!» Esclamò Kaviel allontanandosi ridendo mentre si andava a sedere a gambe incrociate sopra il bordo di una monumentale vasca che occupava il centro del giardino.
«Devi sapere che prima non esisteva la notte... e i bambini non dovevano mai andare a letto e giocavano tutto il giorno e si fermavano solo per mangiare o bere...»
Kaviel portò i pugni chiusi sotto il mento rapito dal racconto...


Il canto monotono degli uccelli l’aveva svegliata.
Dalla luce dentro la tenda saranno state al massimo le cinque del mattino.
Manoa si issò sui gomiti con uno sbadiglio da record.
Scostò la coperta.
Gelo.
Nuda.
Gelo due, quello fisico.
La sua mente collegò fin troppo in fretta quello che poteva essere successo la sera precedente.
Gelo tre, mentale.
«OH NO! DI NUOVO
Manoa si voltò e accanto a lei dormiva Wein Swiftqualcosa… alzò la coperta e ritrasse subito lo sguardo: anche lui era nudo.
«Merda!»
Si vestì in fretta e furia e in meno di tre minuti fu in piedi fuori dalla tenda.
Un tremendo mal di testa la assalì non appena raggiunse la posizione eretta. Le orecchie si abbassarono piegate dal dolore.
«Perché non è la prima volta che mi succede?»
Nell’andarsene sorpassò cinque bottiglie di vino vuote fino all’ultima goccia.
Sospirò scuotendo la testa, poi assumendo un'espressione incavolata si allontanò a grandi passi dall’accampamento.


Astea si risvegliò legato di nuovo all’asino come un salame, così non sarebbe caduto.
La schiena era da buttare, si sentiva completamente distrutto… poi ricordò come aveva dormito, o meglio come non aveva dormito quella notte.
Tossicchiò come per segnalare che era sveglio.
«Teiris cara? Sei ancora arrabbiata?»
«Non chiamarmi in quel modo, porco.»
«Avanti… non ti sembra di avermi fatto star male abbastanza ieri notte?»
«Perché che cosa ho fatto?» rispose con naturalezza.
Astea si zittì per il resto del viaggio.

Era ora di pranzo quando Teiris intravide le prime case del villaggio.
«Siamo quasi arrivati!»
Astea felice ricominciò la sua danza da vermone…asbd asbd
«Si mangia si mangia! E stavolta in una locanda!»
«Prima di mangiare dovrai risolvere il problema di questo paese… altrimenti niente cibo…»
Il ragazzo impallidì da sotto il cappello.
«Cosa? Che problema?»
«Un uomo tremendamente potente ha preso il controllo del villaggio e ha iniziato a governarlo in maniera spietata senza risparmiare donne e bambini… noi non possiamo fare nulla per ribellarci ma mi hanno detto che tu invece sei forte, forse potrai fare qualcosa…»
«Che sarei io? Per chi, dovrei fare qualcosa??»
«Per il nostro villaggio...» Teiris si voltò verso di lui stavolta con aria supplichevole.
«Ti prego Astea… fa questo per quella povera gente e poi sarai libero…» La sua voce era rotta dal dolore.
Astea riprese a fare il vermone… asbd asbd
...
...
...

«INSOMMA SMETTILA DI FARE COSI' MI FAI SENSO!» Teiris lo tramortì con un colpo della chiave d’oro.
Astea tornò in sé.
«Ehm scusa ma mi spieghi perché dovrei andare in giro a fare il giustiziere della situazione? Sono già cieco e i guai non me li vado pure a cercare…»
«Giustiziere??» rispose incredula Teiris.
«Si insomma... che ci guadagno io?»
«Beh… fare del bene non è già una ricompensa?»
Il cappellone di Astea si mosse in cenno negativo.
«Se ci libererai da quell’uomo poi sarai libero…»
«Come… così?» E senza fare il minimo sforzo Astea spezzò le decine di giri di corda che lo legavano…
Teiris indietreggiò «Ma che Shagrath...»
Perso il legame con l’asino, il ragazzo crollò a terra in malomodo…

Dopo qualche minuto impiegato a ricomporre la figura umana… Teiris stava curando gli acciacchi del ragazzo con un incantesimo curativo di magia bianca… «Ti pagheremo…»
«Me ne faccio poco dei soldi, sono cieco e nessuna mi vuole…» piagnucolò…
«Oh insomma! Ci serve assolutamente il tuo aiuto! Farò qualsiasi cosa tu voglia!»
Il cappellone di Astea si alzò. A Teiris sembrò che il ragazzo la fissasse negli occhi, o quantomeno in quella direzione.
«C… cosa ho detto?» chiese la ragazza a nessuno in particolare.
«Nulla nulla… può andare… e poi hai detto che mangerò se riesco a sconfiggerlo no?»
«Credo di si…»
«Oh beh allora… cominciavo ad avere fame...»
Il ragazzo si incamminò verso la città… o almeno verso la direzione in cui credeva fosse la città… per poco non cadde in un burrone, ma fu ripescato un attimo prima dal somaro insieme a Teiris.


«Mio signore Seiphen ecco la fanciulla che avevate richiesto» parlò un servo inchinandosi al cospetto di un uomo dalla folta chioma corvina che sedeva su una poltrona improvvisata a trono.
«Stupenda… ora potete andare.»
La ragazza che era stata introdotta dal servo singhiozzava sommessamente.
«Avanti piccola mia… non mordo mica…» sorrise l’uomo mostrando un ghigno innaturale. I suoi occhi erano tagliati trasversalmente come quelli dei felini.
«Vieni… avvicinati mia splendida fanciulla… come ti chiami?»
«… Lyria…» rispose trepidante la ragazza… cercava di trattenere i singhiozzi ma non ci riusciva.


«Siamo arrivati Saggio!» proclamò Teiris arrestando il somaro nel centro del paese. Era una piccola piazza in un villaggio con non più di cento case.
Tutte le porte erano sbarrate e chiuse, ma appena la ragazza ebbe finito di urlare alcune cominciarono ad aprirsi finché tutto il villaggio non si fu riversato in piazza.
«Signorina Lephrea Kursh! Finalmente è arrivata! La stavamo aspettando! Non c’è tempo da perdere! Dovete andare subito da Seiphen Lun!» Gridò il vecchio uscito da una casa senza troppi convenevoli, aveva la faccia scavata dagli anni e dalla fame, pochi capelli radi e si reggeva ad un bastone nodoso.
Teiris prese Astea per mano e senza scambiare altre parole col vecchio corse verso la residenza del tiranno lasciandosi alle spalle un brusio preoccupato.
Era la vecchia casa del saggio, nulla di speciale, una modesta casa in muratura e legno a due piani. Fuori dalla porta una specie di sentinella imbracciava una lancia.
«Chi siete e dove credete di andare?» chiese lo stesso uomo che poco prima aveva parlato a Seiphen.
«Fuori dai piedi scagnozzo! Va a chiamare il tuo capo!» gridò sprezzante la ragazza.
«Non lo disturberò certo adesso che si sta divertendo con una delle ragazze del villag-» La ragazza gli piantò la chiave d'oro nello stomaco ed il tipo cadde a terra bocconi.

Irruppero nella camera da letto, l’uomo si era avvicinato alla donna e l’aveva fatta rintanare in un angolo della stanza.
«Il tuo regno di terrore finisce qua mostro!» gridò Teiris.
Seiphen si girò di scatto.
«Mi sembrava di aver comunicato a Delo che non doveva fare entrare nessuno… si sarà dimenticato di fare la guardia…» sibilò l’uomo mentre le ragazza scappava verso Teiris.
«Vatti a vestire cara, a questo ci pensiamo noi…» comandò la ragazza facendo segno alla vittima di fuggire.
«Vatti a vestire?? È nuda? Dove dove??» Astea si girò intorno brancolando nel buio della sua vista per qualche secondo prima di essere interrotto da un destro di Teiris.
«Vuoi darti una calmata e fare il serio? Idiota!»
«Idioti voi! Come pensate di fare irruzione nella mia dimora, di interrompere i miei affari e farla franca!?» Seiphen cominciava perdere la pazienza. Indossò una maglia e scrocchiò le mani.
Teiris fece per rispondere ma prima di aprire bocca sentì una folata di vento andare nella sua direzione, dietro di lei il muro esplose facendole svolazzare il vestito e i capelli celesti. Di Astea e Seiphen non c’era più traccia nella casa.
Corse indietro affacciandosi alla voragine, Seiphen aveva piantato a terra Astea facendogli fare un salto di qualche metro e ora gli stava stringendo il collo con l’intenzione di romperlo.
«Astea! No!» urlò la ragazza portandosi una mano alla bocca.
Il ragazzo prese a fare gesti inconsulti con la mano.
«Cosa c’è? Vuoi il cambio??»
Sbatté la mano a terra dalla rabbia e ricominciò a fare i gesti.
«Mi stai salutando?? Stai per morire???»
Sbatté ancora la mano, poi fece leva con un piede e scaraventò via Seiphen con un calcio.
Si alzò in piedi riprendendo fiato poi imprecò.
«Passami quella dannata alabarda idiota!» sbraitò guardando in cagnesco verso il secondo piano sfondato della casa.
«Oh l’alabarda!» fece Teiris come ricordandosi di qualcosa di importante.
La sfilò dallo zaino e la lanciò dal primo piano.
Astea saltò verso l’arma sorridente.
«Yah!»
Teiris scivolò e per poco non cascò di sotto.
Astea centrò il bastone dell'alabarda in piena fronte ricadendo a terra tramortito. Il cappello svolazzò a terra.
«Sacro Galder!! Astea!» gridò Teiris.
Dopo qualche istante il ragazzo si rimise in piedi come nulla fosse. Afferrò l'arma e con due abili mosse sfilò la stoffa che l’avvolgeva...
... mentre un rivoletto di sangue prendeva a zampillargli dalla fronte.
L’arma emise qualche strano sibilo.
«Allora avete finito col teatrino?» Sibilò Seiphen rimettendosi in piedi. «Devo riprendere a fare quello che stavo facendo.»
Astea inclinò la testa verso di lui e fissò nella sua direzione con occhi chiarissimi «amico… è meglio che ti trasformi subito se non vuoi sparire fin troppo velocemente da questo mondo…» parlò per la prima volta con tono serio. Fece vorticare in aria l’alabarda che sibilò secca, poi si chinò a raccogliere il cappello come se sapesse perfettamente dove fosse caduto.
Se lo posizionò sulla testa e fermò l’arma sproporzionata a mezz'aria davanti al petto.
«Salve Etrom… per chi sei venuta oggi?»
«Non te lo dico…» Rispose il demone che era appena comparso a fianco del ragazzo.

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