|
Era il turno di Brynard il Signore dei Ghiacci, Demone Sovrano della
Guerra.
Il demone camminò a lungo davanti a lui con un passo leggermente
più lungo e lento senza fiatare.
Aveva un incedere regale, un qualcosa di magnetico polarizzava la sua
figura dalle spalle larghe e dalla corta e liscia chioma blu. Emanava
unaura di rispetto.
«Sei dotato di grandi poteri, sei un Demone Maggiore, sappi che
questa forza sarà tua croce e delizia e che, se non imparerai a
utilizzare le tue facoltà al massimo in breve tempo, verrai spazzato
via come un fuoco di paglia.»
Queste furono le poche parole del Demone Sovrano.
L'espressione di Coral acquisì una connotazione sicura.
«Non credo che la conversazione con Ghorost sia stata molto interessante.
Lo conosco da qualche centinaio di anni e non è mai stato granché
di compagnia,» disse Etrom quando fu il suo turno di parlare con
Coral. «Di sicuro ti avrà parlato di come dovrai bilanciare
le capacità di Enid, mentre con tutte le probabilità Brynard
sarà stato di poche e "fredde" parole... parole da Signore
dei Ghiacci
»
Coral ancora con l'espressione mista fra i sorrisi per Ghorost e laltezzosità
di Brynard annuì.
Camminava per i corridoi nella penombra del palazzo di fianco a una donna
che si era presentata come Etrom l'Eterna Consolatrice, Demone Maggiore
unica sottoposta di Kaviel il Guardiano. Capì subito che i poteri
di quella ragazza erano di gran lunga superiori a quelli, comunque terribili,
di Ghorost. Cercò di fare mente locale sulla storia demoniaca ancora
una volta. Le nozioni erano ancora parecchio confuse. Stando alle sue
informazioni Ghorost era molto più antico di Etrom, il demone di
Kaviel doveva avere all'incirca trecento anni, mentre Ghorost probabilmente
oltrepassava il migliaio. Pensò che fosse strano che fra i Demoni
Sovrani fosse stato Brynard il primo a creare dei sottoposti, era più
logico supporre che sarebbe stato Kaviel a mostrare agli altri la via...
invece ci aveva pensato Brynard... con Ghorost e Fharst... ecco ora ricordava
il nome!
Si chiese che tipo fosse stato Fharst..
Erano all'interno di un chiostro, le ombre, intervallate delle colonne,
illuminavano cadenzate i due mentre avanzavano. Cercò di ricordare
altre informazioni sul demone defunto ma non vi riuscì e la ragazza
riprese a parlare.
«Beh lascialo perdere Ghorost, sa fare maledettamente bene il suo
lavoro quando si tratta di ridurre in ginocchio interi regni... ed è
effettivamente quello che Brynard gli richiede.»
Coral rimase ancora in atteggiamento riflessivo, con occhi felini e aperti
fissava la ragazza al suo fianco. A occhio e croce non dimostrava più
di venticinque anni umani, ed era decisamente splendida nel suo vestito
a fasce di stoffa nera.
«Beh datti da fare. Non sarà una passeggiata rispondere alle
aspettative di Enid... qualunque esse siano. Per me fu dura e credo che
lo sarà anche per te... quanto a Brynard, sarà una mia impressione
ma non gli stai simpatico.»
Nonostante il tono di Etrom fosse abbastanza confidenziale, sentiva che
la loro era una conversazione "ufficiale" ed evidentemente richiedeva
una certa etichetta. Ogni frase non sembrava lasciare spazio a risposte
di sorta.
Coral annuì e passò il resto del tempo a riflettere sul
significato della sua presenza in quel mondo. Domande alle quali probabilmente
Etrom non poteva rispondere.
Poi tornò il ragazzino.
Parlarono di come era bello il castello per tutto il tempo, il Guardiano
non sembrava avere qualcosa in particolare da dirgli... sembrava semplicemente
contento di avere un adulto che camminasse al suo fianco e che lo scortasse
per i corridoi bui del castello...
Insomma... si comportava da bambino. Coral sorrideva e stava attento che
non cadesse o che si facesse male; quando ebbero finito di parlare del
castello, erano arrivati in un giardino pieno di splendide piante dai
colori sbiaditi alla tenue luce notturna. Il ragazzo prese a raccontargli
delle leggende del deserto mentre il vento frusciava fra le alte palme
del giardino.
Kaviel sembrò realmente interessato alla storia e alla fine applaudì
divertito.
«Sei veramente bravo a raccontare le favole Coral! Me ne racconti
un'altra!?»
«Veramente è tardi... dovremmo tornare dagli altri ora...»
«Solo un'altra!»
«... e va bene... sai perché in cielo ci sono così
tante stelle??» Disse avvicinandosi alla sua faccia con occhi socchiusi
e sorridenti.
«No! No! Non lo so!» Esclamò Kaviel allontanandosi
ridendo mentre si andava a sedere a gambe incrociate sopra il bordo di
una monumentale vasca che occupava il centro del giardino.
«Devi sapere che prima non esisteva la notte... e i bambini non
dovevano mai andare a letto e giocavano tutto il giorno e si fermavano
solo per mangiare o bere...»
Kaviel portò i pugni chiusi sotto il mento rapito dal racconto...
Il canto monotono degli uccelli laveva svegliata.
Dalla luce dentro la tenda saranno state al massimo le cinque del mattino.
Manoa si issò sui gomiti con uno sbadiglio da record.
Scostò la coperta.
Gelo.
Nuda.
Gelo due, quello fisico.
La sua mente collegò fin troppo in fretta quello che poteva essere
successo la sera precedente.
Gelo tre, mentale.
«OH NO! DI NUOVO!»
Manoa si voltò e accanto a lei dormiva Wein Swiftqualcosa
alzò la coperta e ritrasse subito lo sguardo: anche lui era nudo.
«Merda!»
Si vestì in fretta e furia e in meno di tre minuti fu in piedi
fuori dalla tenda.
Un tremendo mal di testa la assalì non appena raggiunse la posizione
eretta. Le orecchie si abbassarono piegate dal dolore.
«Perché non è la prima volta che mi succede?»
Nellandarsene sorpassò cinque bottiglie di vino vuote fino
allultima goccia.
Sospirò scuotendo la testa, poi assumendo un'espressione incavolata
si allontanò a grandi passi dallaccampamento.
Astea si risvegliò legato di nuovo allasino come un salame,
così non sarebbe caduto.
La schiena era da buttare, si sentiva completamente distrutto
poi
ricordò come aveva dormito, o meglio come non aveva dormito quella
notte.
Tossicchiò come per segnalare che era sveglio.
«Teiris cara? Sei ancora arrabbiata?»
«Non chiamarmi in quel modo, porco.»
«Avanti
non ti sembra di avermi fatto star male abbastanza
ieri notte?»
«Perché che cosa ho fatto?» rispose con naturalezza.
Astea si zittì per il resto del viaggio.
Era ora di pranzo quando Teiris intravide le prime case del villaggio.
«Siamo quasi arrivati!»
Astea felice ricominciò la sua danza da vermone
asbd asbd
«Si mangia si mangia! E stavolta in una locanda!»
«Prima di mangiare dovrai risolvere il problema di questo paese
altrimenti niente cibo
»
Il ragazzo impallidì da sotto il cappello.
«Cosa? Che problema?»
«Un uomo tremendamente potente ha preso il controllo del villaggio
e ha iniziato a governarlo in maniera spietata senza risparmiare donne
e bambini
noi non possiamo fare nulla per ribellarci ma mi hanno
detto che tu invece sei forte, forse potrai fare qualcosa
»
«Che sarei io? Per chi, dovrei fare qualcosa??»
«Per il nostro villaggio...» Teiris si voltò verso
di lui stavolta con aria supplichevole.
«Ti prego Astea
fa questo per quella povera gente e poi sarai
libero
» La sua voce era rotta dal dolore.
Astea riprese a fare il vermone
asbd asbd
...
...
...
«INSOMMA SMETTILA DI FARE COSI' MI FAI SENSO!» Teiris
lo tramortì con un colpo della chiave doro.
Astea tornò in sé.
«Ehm scusa ma mi spieghi perché dovrei andare in giro a fare
il giustiziere della situazione? Sono già cieco e i guai non me
li vado pure a cercare
»
«Giustiziere??» rispose incredula Teiris.
«Si insomma... che ci guadagno io?»
«Beh
fare del bene non è già una ricompensa?»
Il cappellone di Astea si mosse in cenno negativo.
«Se ci libererai da quelluomo poi sarai libero
»
«Come
così?» E senza fare il minimo sforzo Astea
spezzò le decine di giri di corda che lo legavano
Teiris indietreggiò «Ma che Shagrath...»
Perso il legame con lasino, il ragazzo crollò a terra in
malomodo
Dopo qualche minuto impiegato a ricomporre la figura umana
Teiris
stava curando gli acciacchi del ragazzo con un incantesimo curativo di
magia bianca
«Ti pagheremo
»
«Me ne faccio poco dei soldi, sono cieco e nessuna mi vuole
»
piagnucolò
«Oh insomma! Ci serve assolutamente il tuo aiuto! Farò qualsiasi
cosa tu voglia!»
Il cappellone di Astea si alzò. A Teiris sembrò che il ragazzo
la fissasse negli occhi, o quantomeno in quella direzione.
«C
cosa ho detto?» chiese la ragazza a nessuno in particolare.
«Nulla nulla
può andare
e poi hai detto che mangerò
se riesco a sconfiggerlo no?»
«Credo di si
»
«Oh beh allora
cominciavo ad avere fame...»
Il ragazzo si incamminò verso la città
o almeno verso
la direzione in cui credeva fosse la città
per poco non cadde
in un burrone, ma fu ripescato un attimo prima dal somaro insieme a Teiris.
«Mio signore Seiphen ecco la fanciulla che avevate richiesto»
parlò un servo inchinandosi al cospetto di un uomo dalla folta
chioma corvina che sedeva su una poltrona improvvisata a trono.
«Stupenda
ora potete andare.»
La ragazza che era stata introdotta dal servo singhiozzava sommessamente.
«Avanti piccola mia
non mordo mica
» sorrise luomo
mostrando un ghigno innaturale. I suoi occhi erano tagliati trasversalmente
come quelli dei felini.
«Vieni
avvicinati mia splendida fanciulla
come ti chiami?»
«
Lyria
» rispose trepidante la ragazza
cercava
di trattenere i singhiozzi ma non ci riusciva.
«Siamo arrivati Saggio!» proclamò Teiris arrestando
il somaro nel centro del paese. Era una piccola piazza in un villaggio
con non più di cento case.
Tutte le porte erano sbarrate e chiuse, ma appena la ragazza ebbe finito
di urlare alcune cominciarono ad aprirsi finché tutto il villaggio
non si fu riversato in piazza.
«Signorina Lephrea Kursh! Finalmente è arrivata! La stavamo
aspettando! Non cè tempo da perdere! Dovete andare subito
da Seiphen Lun!» Gridò il vecchio uscito da una casa senza
troppi convenevoli, aveva la faccia scavata dagli anni e dalla fame, pochi
capelli radi e si reggeva ad un bastone nodoso.
Teiris prese Astea per mano e senza scambiare altre parole col vecchio
corse verso la residenza del tiranno lasciandosi alle spalle un brusio
preoccupato.
Era la vecchia casa del saggio, nulla di speciale, una modesta casa in
muratura e legno a due piani. Fuori dalla porta una specie di sentinella
imbracciava una lancia.
«Chi siete e dove credete di andare?» chiese lo stesso uomo
che poco prima aveva parlato a Seiphen.
«Fuori dai piedi scagnozzo! Va a chiamare il tuo capo!» gridò
sprezzante la ragazza.
«Non lo disturberò certo adesso che si sta divertendo con
una delle ragazze del villag-» La ragazza gli piantò la chiave
d'oro nello stomaco ed il tipo cadde a terra bocconi.
Irruppero nella camera da letto, luomo si era avvicinato alla donna
e laveva fatta rintanare in un angolo della stanza.
«Il tuo regno di terrore finisce qua mostro!» gridò
Teiris.
Seiphen si girò di scatto.
«Mi sembrava di aver comunicato a Delo che non doveva fare entrare
nessuno
si sarà dimenticato di fare la guardia
»
sibilò luomo mentre le ragazza scappava verso Teiris.
«Vatti a vestire cara, a questo ci pensiamo noi
» comandò
la ragazza facendo segno alla vittima di fuggire.
«Vatti a vestire?? È nuda? Dove dove??» Astea si girò
intorno brancolando nel buio della sua vista per qualche secondo prima
di essere interrotto da un destro di Teiris.
«Vuoi darti una calmata e fare il serio? Idiota!»
«Idioti voi! Come pensate di fare irruzione nella mia dimora, di
interrompere i miei affari e farla franca!?» Seiphen cominciava
perdere la pazienza. Indossò una maglia e scrocchiò le mani.
Teiris fece per rispondere ma prima di aprire bocca sentì una folata
di vento andare nella sua direzione, dietro di lei il muro esplose facendole
svolazzare il vestito e i capelli celesti. Di Astea e Seiphen non cera
più traccia nella casa.
Corse indietro affacciandosi alla voragine, Seiphen aveva piantato a terra
Astea facendogli fare un salto di qualche metro e ora gli stava stringendo
il collo con lintenzione di romperlo.
«Astea! No!» urlò la ragazza portandosi una mano alla
bocca.
Il ragazzo prese a fare gesti inconsulti con la mano.
«Cosa cè? Vuoi il cambio??»
Sbatté la mano a terra dalla rabbia e ricominciò a fare
i gesti.
«Mi stai salutando?? Stai per morire???»
Sbatté ancora la mano, poi fece leva con un piede e scaraventò
via Seiphen con un calcio.
Si alzò in piedi riprendendo fiato poi imprecò.
«Passami quella dannata alabarda idiota!» sbraitò guardando
in cagnesco verso il secondo piano sfondato della casa.
«Oh lalabarda!» fece Teiris come ricordandosi di qualcosa
di importante.
La sfilò dallo zaino e la lanciò dal primo piano.
Astea saltò verso larma sorridente.
«Yah!»
Teiris scivolò e per poco non cascò di sotto.
Astea centrò il bastone dell'alabarda in piena fronte ricadendo
a terra tramortito. Il cappello svolazzò a terra.
«Sacro Galder!! Astea!» gridò Teiris.
Dopo qualche istante il ragazzo si rimise in piedi come nulla fosse. Afferrò
l'arma e con due abili mosse sfilò la stoffa che lavvolgeva...
... mentre un rivoletto di sangue prendeva a zampillargli dalla fronte.
Larma emise qualche strano sibilo.
«Allora avete finito col teatrino?» Sibilò Seiphen
rimettendosi in piedi. «Devo riprendere a fare quello che stavo
facendo.»
Astea inclinò la testa verso di lui e fissò nella sua direzione
con occhi chiarissimi «amico
è meglio che ti trasformi
subito se non vuoi sparire fin troppo velocemente da questo mondo
»
parlò per la prima volta con tono serio. Fece vorticare in aria
lalabarda che sibilò secca, poi si chinò a raccogliere
il cappello come se sapesse perfettamente dove fosse caduto.
Se lo posizionò sulla testa e fermò larma sproporzionata
a mezz'aria davanti al petto.
«Salve Etrom
per chi sei venuta oggi?»
«Non te lo dico
» Rispose il demone che era appena comparso
a fianco del ragazzo.
|