Quinto Episodio: Blow Up the Outside World  


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«Che c'è? Non ti basta una ragazza come pubblico e t’inventi anche gli amici invisibili?» bofonchiò Seiphen.
«Amico, ho fame» tagliò corto.
Seiphen serrò i denti emettendo un rantolo sommesso.
«Mi hai scocciato coi tuoi modi da re del mondo...»
Quel poco che riuscì a vedere Teiris la lasciò pietrificata. Prima una tremenda esplosione avvampò intorno ad Astea, poi, erano semplicemente scomparsi.
Si accorse della direzione che avevano preso i due, quando vide i primi alberi del bosco crollare l'uno dopo l'altro lungo un’ampia "ferita".

Seiphen fece esplodere una tremenda serie di pugni che quando non andavano a segno scaraventavano alberi secolari a decine di metri di distanza.
Astea immobilizzato dall'attacco veniva scaraventato lontano e raggiunto in pochi istanti dall'avversario, Etrom li seguiva silenziosa come un'ombra.
La loro corsa finì sulla roccia di un monte che s’innalzava verticale. Con l'ultimo colpo Seiphen scaraventò Astea sulla parete affossandolo di un paio di palmi.
Tutto intorno la roccia si era piegata come se schiacciata da una sfera.
«Allora? Fai ancora lo sbruffone?» sibilò Seiphen.
«Amico... te lo ripeto, trasformati, mi sto stancando.»
Il sopracciglio di Seiphen guizzò.
«Hai pure il volto coperto di sangue... non vedrai nulla così...»
«Mi dispiace ma non vedevo nulla prima e le cose non è che siano cambiate tanto...»
«Sei sicuro di te...»
Il sorriso beffardo di Astea divenne un ghigno che fece gelare il sangue nelle vene di Seiphen.
«Tu invece... sei già morto.»

Un tuono scosse il villaggio. Il suolo prese a tremare sbattendo a terra Teiris che si era lanciata all'inseguimento dei due lungo la ferita nella foresta.
Poi un'ombra la oscurò e sopra la sua testa si alzò in cielo un drago gigantesco dalle scaglie nere e le ali piumate...
«Per il Mana! Astea!»
Il drago passò nuovamente sopra la sua testa diritto al monte che delimitava la foresta.
La ragazza serrò i denti, provò a rialzarsi e a proseguire l'inseguimento... ma incespicò «Un... Drago... Occulto... Astea io... non sapevo...»
Il servitore di Seiphen Lun arrivò correndo e inciampando per la foresta distrutta.
«Piccola sciocca!!! Hai condannato il tuo amico e tutto il villaggio!» Rise l'uomo istericamente poi fuggì nella direzione opposta.
Paralizzata dall'orrore, Teiris si lasciò cadere a terra e pianse sommessamente.

Lo sguardo era reso sfocato dalle lacrime e non distinse la figura che a lenti passi le si avvicinava nel bel mezzo di quella distruzione.
Poi la figura inciampò nella radice di un albero divelto e crollò a terra con un tonfo sordo.
«Astea?!» gridò sentendo che il cuore aveva ripreso a battere all'impazzata.
Si passò una manica del vestito davanti al volto e lo vide li, sempre storto e smontato, ma vivo.
«Astea! Sei tu! Che fine ha fatto Seiphen?»
Astea la salutò da una posizione poco consona alla figura dell'eroe che torna dalla lotta.
«Ciao Teiris, mi stavo chiedendo che fine avessi fatto... sono minuti che giro andando a sbattere ogni tre passi...»
La ragazza gli si gettò al collo abbracciandolo, poi le lacrime ripresero a scorrere, di gioia.
«Ehm che ti prende? Eri affezionata a quel tipo?»
«Scemo scemo! Avevo paura che non saresti più tornato!» continuò mentre i singhiozzi le spezzavano la voce. «E con te... tutto il villaggio... »
«Ehm... sembro inutile ma almeno in combattimento me la cavo...»
«Non ci posso credere! Sei vivo! Dov'è Seiphen?!?»
«Ehm... l'ho mangiato... dato che avevo fame...»
«L'hai mangiato!?!?!» disse la ragazza allontanandolo da sé e cercando di guardarlo negli occhi, la ferita dell'alabarda aveva smesso di sanguinare e il volto era tutto sporco di sangue rappreso.
«Beh era un drago non era un uomo!»
«Lo so che era un drago! Un Drago Occulto! Avanti non raccontarmi idiozie… come hai fatto a batterlo??»

Ma venne zittita dal ragazzo che le appoggiò un dito sulle labbra.
«Che cos-?»
«Zitta.»
Dopo qualche minuto iniziò a sentire anche lei dei passi e delle voci concitate.
Quando li vide sbucare da dietro un albero il ragazzo le cinse la vita e le spalle e la baciò profondamente.
Teiris divenne una statua di gesso che si sbriciolò in qualche secondo.
«Sono loro! È lui lo stregone! Prendetelo!»
La ragazza tornò in sé e allontanò Astea, rossa come i suoi vestiti.
«Che diavolo t'è saltato in mente?!?»
«Non so! Questo trucco funziona sempre per essere lasciato in pace da qualcuno che ti cerca!!!»
Teiris ridivenne statua di gesso e poi si sciolse di nuovo in briciole.
«Sei un porco!» Ma prima di poterlo colpire venne allontanata dalla gente del villaggio.
«Prendetelo! È uno stregone »
«Stregone? Ma di che state parlando?» Protestò Teiris.
«Non l'ha visto signorina Lephrea Kursh!? Con la sua magia nera ha evocato un drago! Questo qua è ben più pericoloso di Seiphen Lun!»
Due tizi del villaggio schiaffarono un fazzoletto in bocca ad Astea e lo imbavagliarono così che non riuscisse a parlare.
«Bene! Così non potrà usare le sue magie!»

«Astea Ingram di Shaen; lei verrà giustiziato quest'oggi nella pubblica piazza del paese di Gailic del ducato di Sadon. Le accuse che le sono state mosse dal sovrintendente di questo villaggio, e per le quali è stato condannato sono di stregoneria incontrollata e messa a repentaglio dell'integrità del paese... nonché infedeltà al ducato di Sadon ed eresia.»
«Mah si e perché non ci mettete pure stupro e abigeato?»
«Ah l'uomo ha ripreso a parlare! Presto, altro cibo!»
Alcuni uomini del villaggio erano stati incaricati di riempire la bocca di Astea di cibo per non permettergli di scagliare i presunti incantesimi.
«Ma perché non l'hanno imbavagliato?» Domandò un contadino del posto.
« L'hanno fatto ma ha mangiato pure il fazzoletto...» rispose seccato uno degli incaricati.
Il ragazzo mangiava di gusto.
«Ciao Etrom... ci vediamo spesso ultimamente...»
Astea aveva la testa infilata in un cappio sopra un patibolo di legno rudimentale con la botola. Una trave di legno passava sopra di lui e su di essa era legata la corda.
«Comincio veramente a credere che tu lo faccia apposta a farti giustiziare ogni qual volta ne hai l'opportunità...»
«Perché non ti fidi di me? Te l'ho detto che lo faccio per vederti dato che sei l'unica donna che riesco a vedere...»
«Ironia della sorte eh?»
«Già...»
«Intanto però te la sei fatta con l'umana...»
«Me la sono fatta?? Le ho dato solo un bacio... non è che sei gelosa?»
La Morte sbuffò sorridendo, «ma non farmi ridere... piuttosto, se sai che i contadini bigotti di Sadon ti impiccano se solo provi a salvarli perché non te ne vai da questo postaccio e non vai in qualche regno più evoluto come Ithos o Kalderon?»
«E secondo te è facile andarsene da Sadon da ciechi?? Sono anni che ci provo ma mi ritrovo sempre qua dentro!!»
La Morte scosse la testa sconsolata.
«Non ho parole...»
«E poi te l'ho detto, io voglio morire non ho nemmeno tentato di farmi scagionare... mentre alla ragazza non hanno dato retta.»
«Senti già che ci siamo perché non mi fai la tua ultima confessione?»
«Perché? Sto per morire??»
«Devo dirti la verità?»
«Si, si!»
«Beh, no, non stai per morire, sono qui in vacanza, volevo vedere come avresti fatto a cavartela pure oggi...»
«Sei in vacanza?!?! Mi sei venuta a trovare e non è per lavoro! Ti adoro mia Etrom!»
E nel dirlo si sporse i avanti tornando alla realtà che lo teneva ben stretto a una corda intorno al suo collo.
«Infedele! Cosa tenti di fare? Le tue ultime malefatte? Altro cibo!» Il vecchio saggio tuonava parole imperiose e dense di una mistica punizione divina.
Stavolta gli infilarono una coscia intera di cinghiale in bocca, ci avrebbe messo un po' a finirla... specialmente per spolpare l'osso senza le mani... «Senti un po'...ma mi dici chi sei e come fai a essere così tranquillo in una situazione del genere?» domandò la Morte.
«Sono affascinante vero Etrom?»
Il demone si passò una mano fra i capelli blu guardandolo storto.
«Etrom non è un nome che si addice alla tua bellezza... perché non facciamo Damiel o Uriel o Belial che fa molto più “Eterna Consolatrice”?»
«Ma ci pensi a 'ste cose, o ti vengono sul momento?»
«Penso a un tuo nome più bello dalla prima volta che ti ho visto...»
«Mi dispiace ma alla tua "prima volta" non c'ero io... altrimenti ne saprei qualcosa di più del tuo passato... io mi sono beccata solo i tuoi tentativi di morte inutili...»
Arrivò il turno del boia.
«Ho ho... ti spezzerò le ossa del collo ma prima di morire per la rottura... se sono bravo... ti faccio soffocare nel tuo sangue...»
Astea scosse il capo... «Sei stata presente solo ai “tentativi di morte inutili”? Ma che mi tocca sentire...»
«Senti stupido umano! Non so nemmeno come sei diventato cieco!» sbraitò infine la Morte.
«Beh, già sai però che non sono cieco dalla nascita...»
«Già... ma il mio capo è avaro di informazioni...»
«Hai un capo? Non lavori in proprio?» Astea era incuriosito.
«Con tutto il lavoro che c'è da fare? Noooo figurati...»
«Certo che deve essere una bella fatica vero?»
«Non mi lamento... la paga è buona... MA INSOMMA, mi stai facendo perdere tempo? Vuoi rimandare la tua morte, o, SEMPLICEMENTE, STAI SVIANDO IL DISCORSO
«Toh te ne sei accorta alla terza volta che ci provavo...»
La Morte sbuffò ancora, «Non sei per nulla simpatico...»
«Andiamo! Non sono cose che si rivelano ai primi appuntamenti...»
«Primi? Ma se sarà una quindicina di volte che trovi il modo di farti ammazzare!»
«Suvvia! Non siamo mai scesi in intimità...»
«Scordatelo, sono un demone e pure molto impegnato, cosa ti fa credere che tu abbia qualche speranza con me?»
«Il mio fascino magnetico?»
«O la tua completa idiozia?»
Astea si strinse nelle spalle... «credo che ora, a meno che non ci siano strani colpi di scena ti dovrò salutare... magari mi hai detto una bugia... e sto per morire davvero, d'altra parte sei un demone...»
«Chissà, magari è andata così... ci vediamo... all'altro mondo Astea...»
«Ciao ciao Damiel...»
La Morte per poco non scivolò mentre andava via dal patibolo. Fece alcuni passi nella folla, senza essere vista da nessuno e si voltò a guardare Astea. Negli occhi del ragazzo lei sembrava come galleggiare nel nulla.
«…vedete?! Il condannato non rinnega le sue radici...» Il Saggio aveva continuato a parlare ma lui non ci aveva fatto caso.
«Procedi.» Ordinò al boia che mise mano alla manopola che azionava la botola.
Un rumore di legno che cigola e poi il secco scattare della molla.
Seguito subito dopo dal rumore della trave di legno che reggeva la corda che si spezzava precipitando nella botola insieme ad Astea.

Il caos si diffuse nella folla, la gente gridava al miracolo e al sortilegio. Astea era caduto a terra con tanto di corda e impalcatura. Dopo qualche secondo, l'alabarda appoggiata vicino al patibolo era scomparsa, di Astea nemmeno una traccia.
Etrom si voltò e svanì nel nulla sorridendo divertita.


Enid e Coral Erano tornati nella loro dimora sull'isola di Cathal. Il loro ritorno, sempre a bordo del tappeto volante era stato emozionante. Vedere l'isola di Cathal sbucare all'orizzonte all'alba, scorgere le impervie guglie oscure arrampicarsi verso il cielo mentre la solida base del castello, con le sue due ali volte ad est e ovest affondava i suoi bastioni come artigli all'interno di una rupe scoscesa. Poi la pianura, e la giungla, una macchia verde intricata e sconfinata fino a perdita d'occhio, che ricopriva gran parte dell'isola.
Di fronte allo stupore per quel paesaggio meraviglioso, Coral provava anche la sensazione di calore del ritorno a "casa".

«Che idea ti sei fatto dei miei colleghi?»
Era la prima volta che Enid domandava a Coral un parere...
«Sono tutti abili combattenti e condottieri temibili... sicuramente sono adatti alla nostra causa...»
La luce del sole calante filtrava dal coro della grossa sala del trono simile a una gigantesca cattedrale. La luce radente alle spalle della donna le oscurava il volto rendendo visibile solo una sagoma sfocata.
Poi di nuovo quegli occhi a specchio lo fissarono.
«Ti prendi un "sufficiente" in diplomazia... ora dimmi, veramente cosa ne pensi di loro.»
Coral prese qualche istante per riordinare le idee. Aveva già imparato a memoria le venature del marmo sul quale si inginocchiava ogni volta. C'erano facce di demoni, di umani e draghi nel contorto movimento della pietra.
«Ghorost è indubbiamente un demone sicuro di sé e che va poco per il sottile, per qualche motivo però ho avvertito una sorta di senso di competizione, che lo infiamma, specialmente fra gli altri Demoni Maggiori, sembra come che in questa indecisione ostenti la sua sicurezza.»
Il sopracciglio di Enid guizzò anche se Coral non fu capace di vederlo.
«Brynard il Signore della Guerra invece ha scambiato poche parole con me dotate di una freddezza e solennità uniche. La sua sola presenza evoca un senso di stima e rispetto nei suoi confronti... ma questa è stata proprio la cosa che mi ha turbato, ne voi ne Kaviel siete circondati da questa aura, mentre lui ne sembra dipendente.»
Stavolta Enid sorrise.
«Etrom, sottoposta di Kaviel mi ha dato l'idea di essere pragmatica e acuta. Nella conversazione con me ha avuto modo di esprimere i suoi giudizi con poche frasi sintetiche, in modo molto formale, senza darmi l'opportunità di rispondere. Credo sia "in gamba".»
Coral ripensò alle parole della donna, non sapeva dire perché o come, ma l'avevano lasciato con un senso di disagio... probabilmente il suo "compito" ancora non meglio precisato iniziava già a far sentire il suo peso.
«Infine c'è Kaviel il Guardiano.»
Enid si sporse in avanti dal trono.
«Devo confessare che è stato l'unico fra gli altri demoni, a parte voi... mia Sovrana, a trasmettermi un senso di paura...»
Enid lo interruppe.
«Io ti spaventerei?»
«Ci tengo a sottolineare che non lo considero un vostro difetto... è solo che non sono stato ancora in grado di sostenere il vostro sguardo senza sentire un diffuso senso di angoscia dentro di me...»
Enid tornò indietro nel trono.
«Continua.» Intimò, sempre fissandolo con quegli occhi.
«Dicevo... il Guardiano è stato l'unico a non parlare con me di nulla in particolare, e secondo me è stata proprio questa la sua grandezza. Con quel suo atteggiamento mi ha comunicato molte cose che gli altri non erano stati in grado di dire.»
Enid accese una sigaretta dal lungo bocchino.
«Dirmi che esisto per essere complementare rispetto alle vostre abilità, che se voi sapete essere irruenta e terribile io dovrò imparare ad essere calmo e compassato come il cielo e le nuvole di quel suo castello di cui abbiamo parlato tanto.»
Enid sbuffò una boccata di fumo alle parole "irruenta e terribile".
«Ma soprattutto è stato in grado di farmi capire che per un demone è importante essere se stessi al di sopra delle apparenze, essendo quella la nostra forza.»
Enid accavallò le gambe, le cavigliere risuonarono sensuali.
Nella sala del trono si diffuse una strana atmosfera di “in sospeso”, Coral trattenne il respiro.
Dopo alcuni minuti il sole sparì dietro una vetrata rendendo la sagoma di Enid leggermente più visibile ed eliminando l'illuminazione in controluce.
«Su Ghorost non ho nulla da eccepire... Brynard invece secondo me non l'hai ancora centrato bene per quello che è.» Poche frasi dirette e concise, era quello il suo stile, «quanto a Etrom, impara bene a soppesare le parole di coloro che ti circondano, le opinioni degli altri demoni, per potenti che siano, sono importanti, ma rimangono le loro opinioni. Infine Kaviel, ero sicura che un incontro con lui ti sarebbe stato utile.»
Coral si sentì sollevare dal peso tremendo che lo schiacciava mentre era inginocchiato.
«Ora va Coral, tra breve ti verrà assegnata la tua prima missione.»
Il ragazzo si produsse in un profondo inchino poi scomparve. Enid conosceva già la sua destinazione, la biblioteca.


Teiris sentiva gli schiamazzi provenire dalla vicina locanda. Risate grida e qualche vago suono di fisarmonica. L'ideale da ascoltare all'interno di una cella.
Il Granducato di Sadon era famoso per la sua legislazione spicciola... ma quel colpo basso non se lo sarebbe mai aspettato, figurarsi dagli abitanti del villaggio che aveva appena liberato dalla minaccia del suo tiranno.
Aveva pianto amaramente e a lungo per Astea, ora le lacrime erano finite e aveva solo una gran rabbia in corpo, anche se da quel posto coi suoi poteri avrebbe potuto fare ben poco.
Dopo un po' sentì un sibilo secco.
«Allontanati da dove sei Ter!»
Stentò a credere alle proprie orecchie.
«Astea?» E si aggrappò alle sbarre della finestra cella. Poi una folata di vento le portò alle orecchie come un suono tagliente.
Il muro al quale era aggrappata, semplicemente, venne tagliato via dal resto della prigione e cadde all'indietro… con lei sotto.

«Te l'avevo detto di stare lontana dal muro...»
«Avresti potuto spiegarti meglio!»
La ragazza stava sul somaro, Astea cavalcava davanti a lei. Teiris si era spezzata una gamba o qualcosa di simile nella "fuga" dalle prigioni e non aveva avuto occasione di rimettersi a posto così si era rassegnata ad avere vicino Astea almeno finché non sarebbero stati abbastanza sicuri di aver seminato la gente di Gailic da fare una sosta.
«Fa male?» chiese Astea.
«Un po’… ma fra poco mi curerò… non ti preoccupare...»
La ragazza si sistemò sul somaro con una smorfia di dolore.
«Perché ti sei fatto prendere da quelli del villaggio?»
«Cosa?»
«Come cosa!? Se hai fatto fuori un Drago Occulto sicuramente i forconi dei cittadini non ti spaventeranno no?»
«Mi davano da mangiare...»
Teiris scosse la testa sconsolata.
«Solo per quello?? Oh certo, prima il Drago Occulto come antipasto poi il resto...»
Astea non rispose subito «Beh... la carne di Drago credo sia un bel po' stoppacciosa...»
«Saremmo dovuti andare a controllare il luogo dove era avvenuto lo scontro... magari Seiphen è ancora vivo...» riprese Teiris.
«Non lo è, non ti preoccupare...»
«Come mai sei venuto a liberami?»
«Non lo capisci? Hai ancora un debito con me... e dopo la fuga dalle prigioni saliamo a due...»
La ragazza si staccò da Astea, involontariamente l'aveva abbracciato mentre andavano a cavallo del somaro.
«E... e come posso fare per sdebitarmi?»
«Per ora verrai con me, non mi farai andare a sbattere almeno...»
«Beh questo lo farò con piacere...» rispose raggiante.
«Per l'altro favore... si vedrà...»
«Astea...»
«Si?» Nel voltarsi non centrò esattamente con lo sguardo gli occhi di Teiris.
«Grazie... non sono cattive persone... ti ringrazio per averli aiutati e per aver aiutato me...»
«Non mi guardare così, non mi conosci ancora...» Rispose serio.
«Guardarti?»
«Andiamo si capisce dal tono della voce l'espressione che avevi!»
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