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Un rumore di passi in un ambiente gigantesco.
«Mio signore, ho delle notizie non proprio confortanti...»
parlò una voce.
Nessuna risposta.
«Seiphen Lun è stato sconfitto...»
Una timida risata risuonò in un ambiente completamente scavato
nella roccia ed illuminato da numerosi globi dalla luce rossa opaca.
«Sconfitto? Era ora.»
La figura che aveva parlato indossava un alto cilindro e sul volto splendevano
in controluce degli occhiali tondi da vista. Era appoggiato col capo su
una mano e sedeva su un trono dalle forme scheletriche raccapriccianti
avvolte nelle ombre.
«Si mio signore, abbiamo mandato un uomo dell'avanguardia, fra poco
avremo notizie dal luogo dello scontro.»
«Interessante...»
I due pazientarono per lunghi minuti finché un globo di luce rossa
prese a lampeggiare diversamente dagli altri per poi materializzare al
suo interno una immagine.
Il servitore indietreggiò raggelato...
« Ma... ma cosa?»
Gli abitanti del villaggio di Gailic avevano chiaramente riconosciuto
l'uomo della descrizione fornita da Manoa. Il "disegno" del
ricercato l'aveva buttato via poco dopo aver lasciato l'accampamento di
"Wein Qualcosa-blade".
«Uno stregone?» Rispose sorpresa Manoa all'ultimo contadino.
«Si! L'abbiamo impiccato ma il patibolo si è rotto ed è
fuggito nel caos...»
«Capisco... è una cosa terribile...» disse senza troppa
convinzione allontanandosi. Assurdo! Continuava a scampare a ogni forma
di esecuzione che gli veniva inflitta.
Arrivata alla casa del saggio svoltò nella linea retta di devastazione
che divideva a metà la foresta. Era notte e nessuno l'avrebbe disturbata.
Nel sacco aveva l'occorrente per mangiare e dormire fuori... non c'era
motivo di fermarsi a mangiare in quel posto di forcaioli...senza contare
che il locandiere che aveva interrogato aveva anche detto di essere rimasto
a corto di cibo dopo l'impiccagione del pomeriggio.
Si domandò che relazione ci fosse fra le due cose.
Gli alberi erano stati letteralmente spezzati, divelti o distrutti, alcuni
erano stati scagliati a metri di distanza, e il sentiero che si era formato
dava una sensazione di distruzione e desolazione.
Nulla in confronto a quello che trovò arrivata alla fine del sentiero.
Una parete verticale si alzava a sbarrare la foresta... e in essa lapertura
di una grotta.
Dallo zaino estrasse una torcia e dopo qualche ora passata a cercare di
fare qualche scintilla con acciarino e pietra focaia, entrò con
un po' di illuminazione. Sembrava una apertura recente, tutto era spezzato
e ridotto in macerie per nulla erose dal tempo, dal taglio grossolano;
spaccature fresche.
Sembrava che qualcosa l'avesse scavata in pochi istanti. Dopo una decina
di metri percorsi all'interno dell'ambiente arrivò in uno spiazzo
più grande, sembrava più antico... dal soffitto gocciava
acqua... anche se non c'era alcun tipo di stalattite o stalagmite... c'era
un odore pungente nella grotta.
«Curioso...»
Una goccia le cadde nel colletto facendola rabbrividire.
Come un fulmine passò una mano fra colletto e pelle per lavarla
via, ma quando portò la mano davanti agli occhi rimase pietrificata,
l'acqua... il suo colore, non era...
il colore di quello che gocciava era rosso sangue.
ERA sangue.
Mosse qualche passo indietro andando a sbattere su qualcosa che scricchiolò.
OSSA.
Anche molto grandi. Con ancora attaccati brandelli di carne. Tutto spaccato
e lacerato come da una lama.
Si portò una mano alla bocca per soffocare un conato di vomito.
«Merda!» sibilò. Quel luogo era stato teatro di uno
scontro del quale ancora si vedevano le conseguenze.
Fece per voltarsi e andarsene quando una voce la immobilizzò.
«Non così in fretta, signorina.»
Coral era tornato nuovamente nella biblioteca dell'isola di Cathal per
ripetere quanto aveva fatto nella sua prima missione. Voleva approfondire
la sua conoscenza e così ricominciò a far vorticare i libri
attorno a sé per riceverli.
Le ultime essenze dei libri attraversarono il ragazzo come strali e il
demone si lasciò cadere a terra, era sfinito ma non era svenuto.
Sorrise.
Pensò di fare un giro per il castello, d'altra parte lo conosceva
ancora così poco.
Quella sera sarebbe toccata all'ala ovest.
I corridoi del castello gli trasmettevano sempre la stessa sensazione
mista di familiarità e inconsistenza. Lo sguardo si perdeva sempre
in un orizzonte indefinito e la cosa era quasi rilassante.
Non avvertiva la presenza di Enid, probabilmente era fuori.
La sua vista traballò per qualche secondo, era stanco.
C'era un dito di polvere su qualsiasi cosa presente nel castello, un giorno
avrebbe dovuto rimettere tutto a posto.
Circa ogni cinque metri si aprivano delle porte, la maggior parte erano
state elette a ripostigli senza il più pallido ordine che le distinguesse,
anche li avrebbe dovuto rimediare.
Molte stanze erano arredate con letti e armadi, probabilmente le stanze
degli ospiti. Chi si sarebbe mai sognato di farsi ospitare da Enid la
Tessitrice?
Il rumore quasi distante dei suoi passi lo accompagnava, in quel luogo
lo faceva sentire vivo.
Non che avesse bisogno di sentirsi vivo... a che serviva essere vivo se
in realtà non era mai realmente nato ma era stato creato?
La filosofia sarebbe venuta dopo, adesso bisognava imparare a stare al
mondo in senso più pratico...
O almeno era quello che si diceva per scacciare questi pensieri che lo
mettevano a disagio.
Finalmente giunse alla fine del corridoio, aveva curvato più volte
in varie direzioni e non era più sicuro di sapere dove fosse arrivato.
Improvvisamente avvertì una sensazione di sconforto tremendo.
Proprio alla fine del corridoio c'era una porta, in legno, ampia e massiccia.
Ma intorno alla porta c'era dell'edera, non ne aveva vista in tutto il
castello, come se quella parte fosse più vecchia, o semplicemente...
più "inutilizzata" del resto.
Fece scorrere la mano sulla maniglia, la porta non reagiva alla sua presenza.
Arrivato a percepirne l'aura fredda allontanò la mano come spinto
da qualcosa a non farlo, poi la curiosità ebbe il sopravvento,
la maniglia girò e la porta scattò all'indietro trascinandosi
dietro una serie di rami spezzati di edera.
All'interno.
Distruzione. Venne investito da un torrente di potere che gli fece quasi
perdere l'equilibrio.
«Coral.»
Rabbrividì. Era la voce di Enid. Si voltò e lei era li.
«Mia sovrana.» rispose.
«Vieni con me, stasera farai un altro tipo di allenamento oltre
a quello nella biblioteca.»
Coral richiuse la porta e la seguì.
«Chi diavolo sei e cosa vuoi da me?» Sbottò la ragazza
in clergymen.
«Potrei farle la stessa domanda, che interessi ha in questo luogo?»
«Affari miei. Mi lasci andare via.»
«Oh certo
ma prima dovrò farle qualche domanda
»
Manoa gettò la fiaccola e alzò il dito medio della mano
destra. «Fottiti.» La luce si spense.
La figura dal cilindro si allontanò dalla sfera. Il suo servitore
era rimasto atterrito dalla portata della distruzione e dallo scempio
che era stato fatto di Seiphen Lun.
«Non è normale
» continuava a sibilare nervoso.
«Dove va mio signore?» disse poi vedendo che luomo col
cilindro si era allontanato.
«A dormire, ho sonno.»
«Ma non guarda lo scontro? Sembra che la donna voglia combattere
»
«Se volete farle qualche domanda è il caso che mandiate subito
qualcun altro. E che non sia soltanto una vedetta.»
Il servo deglutì.
«Si signore.»
Manoa sbottonò i primi bottoni del lungo vestito così da
essere più libera nei movimenti.
La creatura le si scagliò contro sfoderando degli artigli che baluginarono
nell'oscurità. La ragazza li schivò facendo qualche passo
indietro e contrattaccò con un calcio che venne prontamente schivato.
Prima che potesse disimpegnarsi la ragazza venne aggirata e ricevette
una tremenda ginocchiata nella bocca dello stomaco.
Cadde in ginocchio tossendo.
«Allora signorina
è disposta a scambiare due parole??»
La voce non era più umana, era divenuta mostruosa.
«Mi stavo solo scaldando
» disse e intorno a lei si sprigionò
una luminescenza azzurrina.
La creatura indietreggiò. «Che
»
La luminescenza rischiarò la stanza assumendo una forma umana.
Era un elfo dai lunghi capelli legati, una ciocca gli ricadeva davanti
sul volto, indossava una maglia a maniche lunghe con una chiusura che
dal busto girava dietro al collo e numerosi lacci sul petto al posto dei
bottoni.
«Che cavolo è quello??» biascicò la creatura
Manoa portò avanti una gamba che fece capolino dallo spacco che
si era formato nella toga, e si mise in posizione di difesa con una mano
rivolta al cielo e laltra attaccata al corpo col pugno serrato.
Poi tutto avvenne velocemente, lo sguardo dellelfa divenne freddo
e concentrato e lenergia azzurra che aveva preso la forma dellelfo
sopra le sue spalle si scagliò in una serie serrata di attacchi
di arti marziali che colpirono lavversario in pochi istanti. Tutto
senza che la ragazza muovesse un dito.
La creatura venne scaraventata a terra a metri di distanza. La figura
svanì e la Manoa fuggì da dove era venuta.
I passi nella grotta rimbombarono così forte che non avvertì
nemmeno latterraggio di fronte alla grotta di qualcosa di grande
e alato.
Appena fuori venne tramortita da una botta in testa, probabilmente una
mazza chiodata.
Finì a terra svenuta.
Dei pesanti passi le si fecero vicini. Poi la figura che laveva
colpita si chinò su di lei per afferrarla, ma un enorme quadrello
di balestra si piantò nella mano strappandogli un rantolo sommesso.
«Manoa non si tocca nemmeno con un fiore amico.» rimproverò
una voce da lontano.
La figura si guardò intorno ma non vide nulla. Lunghe ali nere
fuoriuscivano dalla sua schiena assieme a una grande coda squamata. Era
un Drago Occulto, nella sua trasformazione da drago in umano aveva preferito
mantenere coda e ali, proporzionate al corpo umano, come era in uso dovendo
prepararsi a combattere in luoghi ristretti che non permettevano la forma
draconica.
«Sono dietro di te
» sibilò di nuovo la voce che
l'aveva interrotto.
La creatura si scostò e in pochi attimi dieci metri li separavano,
estrasse il dardo dalla mano e lo spezzò.
«Chi sei
»
La figura fece scivolare lenorme balestra appoggiata sulla spalla
destra dietro la schiena con un rumore metallico.
«Sono Wein
Swift
swhush
Swatch
SONO WEIN E BASTA!.»
La tossicchiò interdetta. In un batter docchio Manoa e il
ragazzo erano scomparsi nella notte.
Volatilizzati.
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