Sesto Episodio: We’re in this Togheter Now  


MusicPlaylist
MySpace Music Playlist at MixPod.com

Un rumore di passi in un ambiente gigantesco.
«Mio signore, ho delle notizie non proprio confortanti...» parlò una voce.
Nessuna risposta.
«Seiphen Lun è stato sconfitto...»
Una timida risata risuonò in un ambiente completamente scavato nella roccia ed illuminato da numerosi globi dalla luce rossa opaca.
«Sconfitto? Era ora.»
La figura che aveva parlato indossava un alto cilindro e sul volto splendevano in controluce degli occhiali tondi da vista. Era appoggiato col capo su una mano e sedeva su un trono dalle forme scheletriche raccapriccianti avvolte nelle ombre.
«Si mio signore, abbiamo mandato un uomo dell'avanguardia, fra poco avremo notizie dal luogo dello scontro.»
«Interessante...»
I due pazientarono per lunghi minuti finché un globo di luce rossa prese a lampeggiare diversamente dagli altri per poi materializzare al suo interno una immagine.
Il servitore indietreggiò raggelato...
« Ma... ma cosa?»


Gli abitanti del villaggio di Gailic avevano chiaramente riconosciuto l'uomo della descrizione fornita da Manoa. Il "disegno" del ricercato l'aveva buttato via poco dopo aver lasciato l'accampamento di "Wein Qualcosa-blade".
«Uno stregone?» Rispose sorpresa Manoa all'ultimo contadino.
«Si! L'abbiamo impiccato ma il patibolo si è rotto ed è fuggito nel caos...»
«Capisco... è una cosa terribile...» disse senza troppa convinzione allontanandosi. Assurdo! Continuava a scampare a ogni forma di esecuzione che gli veniva inflitta.
Arrivata alla casa del saggio svoltò nella linea retta di devastazione che divideva a metà la foresta. Era notte e nessuno l'avrebbe disturbata. Nel sacco aveva l'occorrente per mangiare e dormire fuori... non c'era motivo di fermarsi a mangiare in quel posto di forcaioli...senza contare che il locandiere che aveva interrogato aveva anche detto di essere rimasto a corto di cibo dopo l'impiccagione del pomeriggio.
Si domandò che relazione ci fosse fra le due cose.
Gli alberi erano stati letteralmente spezzati, divelti o distrutti, alcuni erano stati scagliati a metri di distanza, e il sentiero che si era formato dava una sensazione di distruzione e desolazione.
Nulla in confronto a quello che trovò arrivata alla fine del sentiero.
Una parete verticale si alzava a sbarrare la foresta... e in essa l’apertura di una grotta.
Dallo zaino estrasse una torcia e dopo qualche ora passata a cercare di fare qualche scintilla con acciarino e pietra focaia, entrò con un po' di illuminazione. Sembrava una apertura recente, tutto era spezzato e ridotto in macerie per nulla erose dal tempo, dal taglio grossolano; spaccature fresche.
Sembrava che qualcosa l'avesse scavata in pochi istanti. Dopo una decina di metri percorsi all'interno dell'ambiente arrivò in uno spiazzo più grande, sembrava più antico... dal soffitto gocciava acqua... anche se non c'era alcun tipo di stalattite o stalagmite... c'era un odore pungente nella grotta.
«Curioso...»
Una goccia le cadde nel colletto facendola rabbrividire.
Come un fulmine passò una mano fra colletto e pelle per lavarla via, ma quando portò la mano davanti agli occhi rimase pietrificata, l'acqua... il suo colore, non era...
il colore di quello che gocciava era rosso sangue.
ERA sangue.
Mosse qualche passo indietro andando a sbattere su qualcosa che scricchiolò. OSSA.
Anche molto grandi. Con ancora attaccati brandelli di carne. Tutto spaccato e lacerato come da una lama.
Si portò una mano alla bocca per soffocare un conato di vomito.
«Merda!» sibilò. Quel luogo era stato teatro di uno scontro del quale ancora si vedevano le conseguenze.
Fece per voltarsi e andarsene quando una voce la immobilizzò.
«Non così in fretta, signorina.»


Coral era tornato nuovamente nella biblioteca dell'isola di Cathal per ripetere quanto aveva fatto nella sua prima missione. Voleva approfondire la sua conoscenza e così ricominciò a far vorticare i libri attorno a sé per riceverli.
Le ultime essenze dei libri attraversarono il ragazzo come strali e il demone si lasciò cadere a terra, era sfinito ma non era svenuto.
Sorrise.
Pensò di fare un giro per il castello, d'altra parte lo conosceva ancora così poco.
Quella sera sarebbe toccata all'ala ovest.
I corridoi del castello gli trasmettevano sempre la stessa sensazione mista di familiarità e inconsistenza. Lo sguardo si perdeva sempre in un orizzonte indefinito e la cosa era quasi rilassante.
Non avvertiva la presenza di Enid, probabilmente era fuori.
La sua vista traballò per qualche secondo, era stanco.
C'era un dito di polvere su qualsiasi cosa presente nel castello, un giorno avrebbe dovuto rimettere tutto a posto.
Circa ogni cinque metri si aprivano delle porte, la maggior parte erano state elette a ripostigli senza il più pallido ordine che le distinguesse, anche li avrebbe dovuto rimediare.
Molte stanze erano arredate con letti e armadi, probabilmente le stanze degli ospiti. Chi si sarebbe mai sognato di farsi ospitare da Enid la Tessitrice?
Il rumore quasi distante dei suoi passi lo accompagnava, in quel luogo lo faceva sentire vivo.
Non che avesse bisogno di sentirsi vivo... a che serviva essere vivo se in realtà non era mai realmente nato ma era stato creato?
La filosofia sarebbe venuta dopo, adesso bisognava imparare a stare al mondo in senso più pratico...
O almeno era quello che si diceva per scacciare questi pensieri che lo mettevano a disagio.
Finalmente giunse alla fine del corridoio, aveva curvato più volte in varie direzioni e non era più sicuro di sapere dove fosse arrivato.
Improvvisamente avvertì una sensazione di sconforto tremendo.
Proprio alla fine del corridoio c'era una porta, in legno, ampia e massiccia.
Ma intorno alla porta c'era dell'edera, non ne aveva vista in tutto il castello, come se quella parte fosse più vecchia, o semplicemente... più "inutilizzata" del resto.
Fece scorrere la mano sulla maniglia, la porta non reagiva alla sua presenza.
Arrivato a percepirne l'aura fredda allontanò la mano come spinto da qualcosa a non farlo, poi la curiosità ebbe il sopravvento, la maniglia girò e la porta scattò all'indietro trascinandosi dietro una serie di rami spezzati di edera.
All'interno.
Distruzione. Venne investito da un torrente di potere che gli fece quasi perdere l'equilibrio.
«Coral.»
Rabbrividì. Era la voce di Enid. Si voltò e lei era li.
«Mia sovrana.» rispose.
«Vieni con me, stasera farai un altro tipo di allenamento oltre a quello nella biblioteca.»
Coral richiuse la porta e la seguì.


«Chi diavolo sei e cosa vuoi da me?» Sbottò la ragazza in clergymen.
«Potrei farle la stessa domanda, che interessi ha in questo luogo?»
«Affari miei. Mi lasci andare via.»
«Oh certo… ma prima dovrò farle qualche domanda…»
Manoa gettò la fiaccola e alzò il dito medio della mano destra. «Fottiti.» La luce si spense.


La figura dal cilindro si allontanò dalla sfera. Il suo servitore era rimasto atterrito dalla portata della distruzione e dallo scempio che era stato fatto di Seiphen Lun.
«Non è normale…» continuava a sibilare nervoso.
«Dove va mio signore?» disse poi vedendo che l’uomo col cilindro si era allontanato.
«A dormire, ho sonno.»
«Ma non guarda lo scontro? Sembra che la donna voglia combattere…»
«Se volete farle qualche domanda è il caso che mandiate subito qualcun altro. E che non sia soltanto una vedetta.»
Il servo deglutì.
«Si signore.»


Manoa sbottonò i primi bottoni del lungo vestito così da essere più libera nei movimenti.
La creatura le si scagliò contro sfoderando degli artigli che baluginarono nell'oscurità. La ragazza li schivò facendo qualche passo indietro e contrattaccò con un calcio che venne prontamente schivato. Prima che potesse disimpegnarsi la ragazza venne aggirata e ricevette una tremenda ginocchiata nella bocca dello stomaco.
Cadde in ginocchio tossendo.
«Allora signorina… è disposta a scambiare due parole??» La voce non era più umana, era divenuta mostruosa.
«Mi stavo solo scaldando…» disse e intorno a lei si sprigionò una luminescenza azzurrina.
La creatura indietreggiò. «Che…»
La luminescenza rischiarò la stanza assumendo una forma umana.
Era un elfo dai lunghi capelli legati, una ciocca gli ricadeva davanti sul volto, indossava una maglia a maniche lunghe con una chiusura che dal busto girava dietro al collo e numerosi lacci sul petto al posto dei bottoni.
«Che cavolo è quello??» biascicò la creatura…
Manoa portò avanti una gamba che fece capolino dallo spacco che si era formato nella toga, e si mise in posizione di difesa con una mano rivolta al cielo e l’altra attaccata al corpo col pugno serrato. Poi tutto avvenne velocemente, lo sguardo dell’elfa divenne freddo e concentrato e l’energia azzurra che aveva preso la forma dell’elfo sopra le sue spalle si scagliò in una serie serrata di attacchi di arti marziali che colpirono l’avversario in pochi istanti. Tutto senza che la ragazza muovesse un dito.
La creatura venne scaraventata a terra a metri di distanza. La figura svanì e la Manoa fuggì da dove era venuta.
I passi nella grotta rimbombarono così forte che non avvertì nemmeno l’atterraggio di fronte alla grotta di qualcosa di grande e alato.
Appena fuori venne tramortita da una botta in testa, probabilmente una mazza chiodata.
Finì a terra svenuta.
Dei pesanti passi le si fecero vicini. Poi la figura che l’aveva colpita si chinò su di lei per afferrarla, ma un enorme quadrello di balestra si piantò nella mano strappandogli un rantolo sommesso.
«Manoa non si tocca nemmeno con un fiore amico.» rimproverò una voce da lontano.
La figura si guardò intorno ma non vide nulla. Lunghe ali nere fuoriuscivano dalla sua schiena assieme a una grande coda squamata. Era un Drago Occulto, nella sua trasformazione da drago in umano aveva preferito mantenere coda e ali, proporzionate al corpo umano, come era in uso dovendo prepararsi a combattere in luoghi ristretti che non permettevano la forma draconica.
«Sono dietro di te…» sibilò di nuovo la voce che l'aveva interrotto.
La creatura si scostò e in pochi attimi dieci metri li separavano, estrasse il dardo dalla mano e lo spezzò.
«Chi sei…»
La figura fece scivolare l’enorme balestra appoggiata sulla spalla destra dietro la schiena con un rumore metallico.
«Sono Wein… Swift… swhush… Swatch…
SONO WEIN E BASTA!.»
La tossicchiò interdetta. In un batter d’occhio Manoa e il ragazzo erano scomparsi nella notte.
Volatilizzati.

previous
index
next