| Ottavo Episodio: Traveller in Time |
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| Manoa e Wein si erano accampati sulla strada
che da Gailic portava a Burcardo, il paese dove ritenevano si fosse diretto
luomo che rispondeva alla descrizioni di Astea, i contadini le avevano
anche detto che era in viaggio con una donna
una sacerdotessa di un
antico culto a quanto aveva detto il saggio. Wein addentò la carne secca mentre offriva le proprie razioni a Manoa. «E così cerchi Astea come mai i draghi sono sulle sue tracce?» domandò di punto in bianco Wein. La ragazza sospirò, il sigillo sulla lettera era la prova inconfutabile che lavorava per i Draghi Celesti, era inutile continuare a mentire. «Perché devi continuare a fare queste domande? Lo sai che non posso dirtelo no?» Mentre i due parlavano la Morte apparve fra loro silenziosa come ehm la morte. Non si accorsero della splendida donna dal cappello da giullare e la terribile falce che girava loro intorno, li osservava semplicemente mentre proseguivano la loro conversazione. Etrom fece volteggiare la sua falce e la passò a qualche centimetro dal collo di Wein. Rimase per qualche secondo in quella posizione, il ragazzo continuò a parlare come nulla fosse. «Sono curioso... anche se mio padre diceva sempre che quelli troppo curiosi finiscono sempre per lasciarci le penne...» Etrom sorrise. «Ad ogni modo » continuò Manoa, «da come ne parli sembri conoscerlo parlo di Astea » «Si un tempo eravamo grandi amici » «Davvero?» ribatté lei. «Si più o meno poi le nostre strade si sono divise e ognuno è andato per la sua » Etrom fece sparire la falce con un gesto circolare della mano e si posizionò davanti a Wein, fra lui e Manoa, fissandolo intensamente negli occhi verdi. «E dimmi un po che che tipo è Astea?» chiese lelfa. «Astea » cominciò Wein mentre i suoi occhi divenivano distanti. Non finì la frase, improvvisamente le sue orecchie allungate si drizzarono impazzite e prima ancora che Manoa potesse accorgersene volavano a decine di metri di distanza dal campo, o meglio, non volavano, stavano semplicemente saltando, rimase paralizzata dalla velocità e dallo stacco del ragazzo; dopo qualche frazione di secondo, dove prima stavano mangiando s'innalzò unesplosione di rocce e detriti e quando il terriccio si fu diradato, lì, alto più di una quarantina di metri, la parte terminale del gigantesco corpo di uno Wyrm. «Sacro Galder!» esclamò Manoa. «Non ne avevo mai visto uno in carne e ossa.» «Curiosa combinazione che siano in pochi quelli che lhanno visto e che poi sono sopravvissuti per raccontarlo» commentò Wein fissando la creatura. Riatterrarono e Wein posò a terra la ragazza. «Bene! Sarà un bel diversivo in attesa d'incontrare uno dei due famosi Ingram di Shaen!» esclamò Manoa. «Stupida! Non dirmi che vuoi combattere contro quella cosa!» «Niente di più vero, abbiamo finito il vino e se non mi diverto in qualche altro modo passerò una serataccia!» Wein senza dirle nientaltro le mollò un pugno diretto alla bocca dello stomaco con lintento di farla svenire. Ottenne solo di ricevere in risposta una testata che lo mandò knock out. Lelfa era più dura di quanto non sembrasse. Si scagliò contro la creatura. Etrom riapparve vicino a Wein. Intenta a guardare Manoa che si scagliava contro il vermone: un'enorme torre pulsante, il capo era un intricato labirinto di denti e bocche, e gocciava un liquido che corrodeva le sterpaglie su cui cadeva. Con agili passi lelfa l'aggirò mentre concentrava intorno a sé la propria energia. Come dal nulla riapparve di nuovo lelfo alle sue spalle, la lunga ciocca di capelli che gli ricadeva davanti al volto e i vestiti da maestro darti marziali. Lelfa si rimise in posizione di guardia mentre la figura alle spalle scagliava una raffica di colpi alla creatura che risuonavano come tuoni nella notte. Lenorme torre emise un sinistro rantolo prima di crollare a terra aprendo una profonda crepa seguita da un terremoto che per poco non mandò gambe allaria lelfa. Il corpo del verme sbucava dalla terra, ma Manoa non perse tempo, innalzò la mano destra davanti al volto e il combattente alle sue spalle, alto forse tre metri e composto della sua energia, scaraventò unaltra serie di pugni nel punto piegato della creatura concludendo con un calcio in spaccata che squarciò la pelle della creatura, spessa come la roccia generando una tremenda esplosione. Era come se quellelfo etereo stesse prendendo a pugni una muro di cinta e la cosa impressionante era che sembrava sortire un certo effetto. Lelfa si allontanò dalla creatura attendendo qualche reazione, ma in tutta risposta dietro di lei esplose la coda del verme, che la scaraventò in aria. Atterrò dolorante reggendosi il ventre. Apparve nuovamente il guerriero elfico mentre il verme con la coda cercava di schiacciarla, lelfo con un calcio rotante colpì la coda mentre Manoa trovò il tempo di schivare. Per l'impatto la materializzazione della sua energia svanì nel nulla. «Mi sa che aveva ragione Wein » commentò la ragazza alla scomparsa del guerriero elfico fatto della sua energia spirituale. Il capo dello Wyrm si girò verso di lei con una velocità impressionante ma qualcosa lo bloccò, una detonazione lo colpì in prossimità di quelli che sembravano essere gli occhi ed esitò. Poi ancora, Manoa si sentì portare via come pacco postale. La terra sotto i suoi piedi si allontanava e si avvicinava facendole vedere a tratti la curva dellorizzonte e lerba sotto di lei sembrava un fiume in piena che scorreva veloce. Wein stava fuggendo via portandola con sé ed era impressionante quanto fosse veloce. «Senti visto che ormai siamo intimi mi dici come hai fatto a salvarmi quella volta dalla ghigliottina?» «No, non te lo dico.» Astea scaraventò via una coscia di capriolo. «Andiamo! Mi hai anche presentato alla tua famiglia! Fra poco dovremo sposar-» La chiave di Teiris lo zittì piantandoglisi nella faccia che rientrò come una tovaglia che scivola in un buco del tavolo. «Ok ok non ci sposeremo ma viaggiamo insieme e dormiamo la notte insieme la gente potrebbe rumoreggiare » «PRIMO! Noi non dormiamo insieme!» Esplose Teiris piantandogli un dito (che lui non avrebbe comunque visto) davanti alla faccia. «SECONDO! Quale gente che siamo nel bel mezzo di una foresta?» «Ehm a esempio lo Wyrm che sta correndo in questa direzione a una velocità terrificante e proviene dalla direzione da dove veniamo?» «Di che diavolo stai parlando??» «Corri!» Disse Astea scappando nella direzione del paese che dovevano raggiungere. «Corro? Attent-» Il ragazzo si schiantò sul primo albero della foresta. «Ma è calamitato!» Gridò esasperata la ragazza. Afferrò le cose alla rinfusa (compreso Astea) e salì sul mulo lanciandosi al galoppo, dopo qualche minuto la terra cominciò a tremare sotto di loro. Astea era svenuto, con una espressione assolutamente beota stampata in faccia. «CHE DIAVOLO FAI IN UN MOMENTO SIMILE?? SCAPPI COME UN FORSENNATO NEL PANICO, TI SPETASCI SUL PRIMO ALBERO CHE INCONTRI E POI SVIENI COME UNA FEMMINUCCIA??? COME FACCIO IO CONTRO UNO COSO DEL GENERE?!?!? SVEGLIATI SVEGLIATI!» Teiris strapazzò Astea come una bambola di pezza ma non sortì alcun effetto. «Sacro Galder!» disse mentre riprendeva a lanciare incantesimi curativi sul mulo per non farlo stancare. Dietro di lei in linea retta gli alberi cominciarono a sparire sotto terra come risucchiati. Mandò giù un malloppo in gola. « Ma quanto è grosso!?» «Sei pronto Coral?» «Si Maestro, anche se...» La donna attese in silenzio. «Nulla come non detto » «Ricorda. Conosci te stesso.» Coral annuì recuperando il suo volto sorridente. «Comincia» imperò lei. Coral alzò la mano al cielo e intorno a lui apparve una sfera che ricordava in tutto e per tutto gli strali di conoscenza che vorticavano nella biblioteca. «Bene» annuì la donna accompagnata da un tintinnare di braccialetti e cavigliere. I due scomparvero insieme alla sfera di energie vorticanti che li circondava. Riapparvero sopra i mari della isola di Cathal. «Oggi usa questo. » E così dicendo la donna gli passò un bastone nodoso di legno. «Ma non ho mai combattuto col bastone...» «Co-...» «Conosci te stesso si!» riprese Coral impugnando il bastone con la mano sollevata. Poi l'abbassò e le energie intorno a lui cominciarono a passarlo da parte a parte, come nella biblioteca. Fu allora che Enid scagliò il suo attacco. Sarebbe stato un buon allenamento. Passarono pochi istanti prima che il demone precipitasse in mare. Enid fermò la sfera d'essenze e la tenne sospesa sopra la sua testa. Dopo qualche istante Coral riapparve fradicio con in mano il bastone. «Ricominciamo!» gridò. La lotta riprese. «Lo sta facendo a pezzi!» gridò il bambino Kaviel stringendo i denti in un sorriso divertito. Brynard prese a ridere sommessamente a braccia conserte. «Non resisterà un giorno.» Etrom apparve accanto ai due Demoni Sovrani che da lontano si gustavano la scena. «Vedi Etrom? Enid sta allenando Coral...» le disse Kaviel senza scollare gli occhi dalla scena. Coral cadde di nuovo in mare e Enid bloccò nuovamente la sfera. «Sento una strana... sensazione Maestro» commentò Etrom. «Lo senti anche tu vero? È impressionante. Suppongo sia molto simile a quello che gli umani chiamano nervosismo...» «Nervosismo Maestro? È forse per i poteri di Enid?» «Vedere i poteri di Enid è traumatico si, sono terrificanti... forse ti senti minacciata...» Etrom continuò a fissare la scena, gli occhi rossi scattavano da una parte all'altra seguendo gli spostamenti della sfera che aveva ripreso a vorticare intorno ai due. «... ma le cose non stanno veramente così vero?» riprese la Morte, «... se posso permettermi Maestro... non avverto Enid come una minaccia, avverto in Coral la minaccia. Anche se più passa il tempo e meno la percepisco.» Kaviel si voltò a guardarla e sorrise amabile. «Hai centrato il punto. Enid sta combattendo con quelle energie senza trasmettere vibrazioni negative, Coral invece va lentamente sbiadendo...» Il demone subordinato della isola di Cathal venne scagliato nuovamente in mare ma tornò subito in aria. «Gli sta insegnando come combatte un Demone Sovrano o un Demone Maggiore, con implacabile e fredda calma, necessaria per governare al massimo le energie di cui disponiamo.» Etrom riprese a fissare lo scontro quasi ipnotizzata. «Come fa?» chiese ancora. «Cosa Etrom?» rispose Kaviel. «Come fa Coral a essere già a quel punto?» Lo sguardo di Brynard fu sulla Morte. «Evidentemente la Tessitrice ci sa fare come maestro d'armi e comunque ci sta andando piano...» commentò il Signore dei Ghiacci. «Forse... o forse è anche in gran parte merito del suo subordinato» concluse Kaviel sorridente. «Ad ogni modo non credo che Enid tramanderà a Coral la propria tecnica di combattimento sviluppata nella Vera Guerra, forse la più letale in assoluto nel corpo a corpo. Sono proprio curioso di sapere come lo istruirà di qui a poco...» «C'è mancato poco vero? » Provò a dire Manoa mentre Wein passeggiava avanti e indietro nel posto dove si era fermato. Il ragazzo non rispose. «Avrei potuto farcela... non fosse stato per la cena... ero appesantita...» Il ragazzo la guardò. «Beh se avessi conosciuto un po' di più le sue capacità...» Il ragazzo riprese a passeggiare. «Beh ora potresti anche dire qualcosa... anzi... sono io a doverti fare delle domande» Completamente ignorata. «E va bene, scusami! Non avrei dovuto farlo!» urlò esasperata la ragazza. Wein si girò con un sorriso a trentasei denti. «Cominciamo a capirci dolce elfa!» Manoa sbuffò ferita nellorgoglio. Il somaro aveva la bava alla bocca e ormai c'era ben poco che gli incantesimi di Teiris potessero fare. Fu allora che la ragazza decise di scendere e guadagnare tempo... «Moriremo tutti... sono giovane e bella... non voglio morire adesso... sono nel fiore della gioventù... e sono ancora ve-» si interruppe, le parve che Astea si riprendesse per qualche istante come cercando di capire quello che stava per dire... poi svenne di nuovo. «Inutile.» Lo gettò a terra ed estrasse la sua chiave d'oro. La creatura era vicina, forse non avrebbe nemmeno avuto il tempo di lanciare l'incantesimo... ma doveva tentare... «Meglio provare subito e togliersi il dente... » e così dicendo prese a recitare una formula in una antica lingua differente sia da quella comune, che da quella dei Draghi Celesti o degli Elfi. Chiuse gli occhi in concentrazione. Un boato enorme segnalò la vicinanza della creatura. «Taneh na damdla, iralis den tah na thanamdla...» intorno alla ragazza presero ad affluire strane correnti di energia dorate, poi le mani che sorreggevano la chiave all'altezza del petto la lasciarono andare e l'oggetto prese a levitare lì dov'era, mentre Teiris rivolgeva i palmi delle mani verso il basso. «Minadridis lemoeth na denirgda. Der, leg Namya!» La chiave si sollevò in posizione eretta e si mosse di qualche centimetro avanti e le correnti dorate diedero forma ad una sorta di orologio in cui le lancette vorticavano come impazzite. Il rumore dello Wyrm divenne sempre più forte ed assordante. Poi la chiave si inserì nel centro dell'orologio con un meccanico "click" e con un rumore stavolta sinistro e da pelle d'oca, le lancette rallentarono per poi fermarsi. Tutto divenne silenzioso. La ragazza aprì timidamente gli occhi ed emise un grido soffocato cadendo a terra. A poco più di due metri da dove era, un ammasso incalcolabile di bocche grondanti saliva corrosiva, unite a un corpo gigantesco che fuoriusciva per una decina di metri dalla terra, puntavano verso di lei con semplice e brutale fame. Per fortuna tutto era fermo e silente. Non un alito di vento, non il più piccolo spostamento di una foglia fra le fronde degli alberi. Un albero era rimasto a metà strada nella sua caduta, divelto e scagliato in aria dal passaggio della creatura, polvere e pezzi di terra legati dalle radici erano sospesi a mezz'aria. Tutto il dinamismo di quella scena era sospeso in un surreale senso di immobilità. La creatura che aveva davanti sembrava veramente essere uno Wyrm come aveva detto Astea ed era di gran lunga peggiore di qualsiasi cosa avesse potuto immaginare. Se ne stette paralizzata a terra per qualche istante, per quello che potesse significare in quel momento in cui il tempo era fermo. Si riprese, si alzò in piedi e si avvicinò al somaro e ad Astea. Toccò il somaro che riprese a respirare e ansimare, poi toccò anche Astea, lo prese Astea e salì sul somaro ricominciando la fuga. L'orologio di energia che aveva fermato il tempo prese a seguirla svolazzandole intorno per quella foresta immobile. Non sentivano nemmeno i suoni dei passi del somaro, né della sua stanchezza. Dopo qualche tempo il somaro cozzò contro qualcosa e stramazzò definitivamente a terra. Teiris ruzzolò giù dal somaro con Astea e atterrò senza un graffio facendosi scudo col corpo del ragazzo. Astea ridivenne un groviglio intricato di ossa rotte... «Ehm andiamo ti sto salvando la vita non me ne vorrai per qualche costola incrinata...» Commentò fra sé e sé la ragazza mentre fissava il malcapitato Poi si guardò intorno. Contro cosa aveva sbattuto? Non c'era nulla davanti al somaro e non riusciva a capire come avesse fatto. Certo, quando spazio e tempo erano fermi ogni ostacolo diveniva inamovibile e poteva essere solamente aggirato... perciò anche un ramoscello d'albero avrebbe potuto frenare il somaro... è solo che non c'era veramente nulla davanti a loro. Provò ad avvicinarsi andando a tentoni... e finalmente toccò qualcosa. Era qualcosa di liscio e levigato, incredibilmente levigato, quasi una pelle, ma non conosceva nessun animale con una pelle simile, tanto meno che fosse invisibile... fece scorrere in alto le mani e incontrò qualcosa che le sembrava stoffa anche se la durezza di quello che stava toccando di certo non l'aiutava a capire di cosa si trattasse. Fece scorrere ancora più su le mani e dopo un lieve restringimento arrivò a due parti sporgenti... «Cavolo siete già a quel punto?!? E a al povero Astea chi ci pensa?» Teiris si voltò verso di lui. «Toh finalmente sei sveglio, di che diavolo stai parlando?» «Sto parlando di te che palpi le tette alla Morte!» Teiris avvampò di rosso, in effetti ricollegando i pezzi che aveva "palpato", poteva aver toccato gambe, fianchi, vita e infine seno... la morte aveva una forma umana? Che cos-... ma come faceva Aste-... Una serie di domande ovvie le turbinarono in testa mentre il ragazzo riprendeva a parlare seduto a gambe incrociate mentre scuoteva mestamente la testa. «Non pensavo fossi una ragazza di quel tipo... e nemmeno tu Etrom... mi hai spezzato il cuore...» «Idiota che-!» palpò meglio quello che aveva davanti, era duro e immobile... ma di certo sembrava un seno femminile... c'erano pure i capezzoli. «Argh! Per l'amor di Galder non fatelo davanti a me! Non resisterei!» continuò Astea. Teiris divenne così imbarazzata da avere un mancamento. Barcollò, sentiva le forze venirle meno. L'orologio che aveva vicino cominciò a perdere quota fino a toccare terra insieme alla ragazza. E allora tutto ridivenne vivo e vivente. L'albero crollò, il vento riprese a spirare, i rumori invasero tutto e specialmente, lo Wyrm addentò il nulla per poi riprendere la sua folle corsa con un ruggito di rabbia. Astea mise mano all'alabarda e in pochi secondi fu su Teiris. La prese e la lanciò alla Morte. «Toh Etrom! Renditi utile! Prendi la tua amante, il somaro e portali via che devo essere libero nei movimenti.» Etrom come nulla fosse si ritrovò Astea a pochi passi di distanza che gli lanciava Teiris. La prese al volo e vide anche dove fosse il somaro. «La mia amante? Ma di che stai parlando??» «Avanti non fare storie o la ragazza ci rimarrà secca!» La Morte scomparve sbuffando mentre Astea si sistemava il cappello in testa attendendo lo Wyrm. L'alabarda prese a volteggiare emettendo degli strani suoni, man mano che descriveva archi in cielo, Astea si voltò prima da una parte e poi dall'altra come a guardare qualcosa. Il verme non tardò ad arrivare. «Quanto fai schifo! E quanto sei grosso!» commentò il ragazzo non smettendo di far volteggiare l'arma. Ovviamente non poteva vederlo ma sembrava aver percepito in qualche modo la creatura. Venne caricato ma schivò con pochi passi studiati ed una velocità impressionante. Lo Wyrm provò ad attaccarlo ancora col corpo ma lui schivava come se vedesse perfettamente cosa cercasse di colpirlo. Etrom era riapparsa a debita distanza e fissava lo scontro. Di fianco a lei c'era anche un'altra figura molto più piccola. «Come diavolo fa?» «Porta pazienza Etrom e cerca di osservare invece di farti domande» commentò Kaviel. «Si Maestro... ma è incredibile... come fa se è cieco a combattere in quel modo? Nemmeno un demone ha una percezione così accurata della posizione dell'avversario, anche se ne percepisce l'aura.» «Come avrai capito, Astea non è un demone.» «Sembra di no... sembra in tutto e per tutto umano...» la Morte continuò a fissare il ragazzo. «Astea sembra più che altro ballare mentre combatte... sulle note di una musica che solo lui riesce a sentire.» «Bella immagine Etrom... e non sai quanto è vicina alla realtà. Prova a "percepire" ciò che ti circonda...» La ragazza cercò di capire le parole del Guardiano. Poi ogni pensiero venne cancellato. Astea si decise a passare all'attacco. «Guarda che casino che hai combinato! Ci sono alberi a pezzi ovunque...» commentò secco mentre si sistemava il cappello in testa, la visiera era più bassa degli occhi, ma non è che gli importasse... tanto era cieco. Lo Wyrm con una codata lo colpì in pieno schiacciandolo a terra e sollevando un gran polverone. Un colpo che avrebbe tranquillamente smantellato le mura di un castello o il fianco di un monte La Morte deglutì quando vide il ragazzo alzarsi nuovamente da terra, fu allora che vide nuovamente l'Astea che aveva visto contro Seiphen Lun. «Tanto non puoi uccidermi » sibilò con un sorriso forzato e innaturale. L'alabarda quasi scomparve per la velocità con cui la muoveva e presto scomparve anche lui. Lo Wyrm si fermò interdetto, quasi stranito dalla scomparsa dell'avversario. Ed Etrom iniziò a sentire qualcosa, lievi aliti di vento, piccoli spostamenti d'aria. Poi una macchia nera si avvicinò alla creatura e l'alabarda ridivenne visibile nei pochi istanti in cui affettava la creatura, il riflesso della luna in cielo non le permise di vedere limpatto. |
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