Nono Episodio: Midnight Slayer  


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«Di questo passo arriveremo al prossimo villaggio vecchi! Non puoi affrettare un po’ il passo?»
«Ma insomma! Sono ore che camminiamo, è notte e, fosse per me, staremo già dormendo da un bel po’ di tempo…»
«Dormendo??» rispose Wein quasi sorridente. L’elfa si girò di scatto.
«Beh si perché?»
«Oh niente niente…» si affrettò a rispondere… «è che quel “verme-coso” mi ha tolto il sonno… ora ho voglia di camminare…» tagliò corto Wein incrociando le mani dietro la testa.
«Altri dieci minuti… poi mi fermo non me ne frega nulla.»
Il ragazzo sorrise.


Era stanco… molto stanco, gli allenamenti di Enid erano terribili… non c’era attimo in cui non temesse di essere distrutto per sempre. Ma era proprio quello che doveva imparare a controllare, combattere senza freddezza con i poteri di cui era dotato poteva essere più pericoloso degli avversari stessi.
Si lasciò cadere su una sedia in ebano della sua stanza. Se ne stette un po’ a fissare la notte fuori come se cercasse l’ispirazione… poi si alzò risoluto e si avviò vero il vestibolo centrale del castello.

L’oscurità nel corridoio che dava accesso alle stanze di Enid venne turbata per qualche istante accompagnando la comparsa di Brynard il Signore dei Ghiacci.
Fece per bussare alla porta ma la voce di Enid lo anticipò.
«Entra… è aperto.» disse la donna accompagnando il movimento silenzioso della porta che si apriva.
Brynard si mosse con sicurezza emergendo dalle tenebre.
«Buonasera Enid…» Il Demone Sovrano dai capelli bianchi dotati di riflessi di un celeste tenue era con una toga regale legata in vita da una cintura incastonata di lapislazzuli.
«Qual buon vento?» sorrise la donna con una punta di sarcasmo.
«Passavo di qui… e mi son detto perché non fare una visitina a-»
«…la fiera del sarcasmo» tagliò corto la donna.
«Già… sei un po’ nervosetta o sbaglio?»
«A te che te ne frega???»
«Oh beh cuoci nel tuo brodo…»
«E tu vai a fare compagnia ai trichechi nel tuo nord!!»
Brynard la guardò inarcando un sopracciglio…
Enid sorrise in tono si sfida.
«Finiscila!»
Il Signore dei Ghiacci diede uno spintone alla donna seduta sul suo baldacchino che volò lunga distesa sul letto.
«Pezzo d’idiota ti sei bevuto il cervello???» ribatté Enid rialzandosi in piedi come un gatto e puntandolo dal basso verso l'alto, naso contro naso.
Il demone per tutta risposta la baciò sibilando un: «detesto i preliminari…»
Mentre Enid sussurrava un "idiota" di rimando, un terremoto scosse il palazzo mandando Brynard lungo per terra.
«Ma che diavolo??» Il Demone Sovrano della Guerra si avviò a grandi passi verso la porta e l'aprì con violenza.
Dal fondo del corridoio un intricato fascio di volti straziati dal dolore, giganteschi e grotteschi, che scorrevano gli uni su gli altri con lamenti dolorosi, si diresse a grande velocità verso di lui.
Il Demone Sovrano si ritrovò a indietreggiare di un mezzo passo mentre faceva comparire la spada nella mano, pronto a ricevere l’attacco. Era una spada di incredibile fattura, sembrava scolpita in una lastra di ghiaccio e ornata dalle fantasie dei fiocchi di neve. Quando l'affare fu a portata, fece per mollare un fendente ma i volti semplicemente lo attraversarono, entrando nella camera di Enid. Girarono intorno alla donna che li guardò incuriosita… un volto le si fermò davanti e lei provò a toccarlo timidamente con l’indice della mano destra.
Questo per tutta risposta esplose come una bolla di sapone.
Con una faccia a metà fra il divertito e il sorpreso e qualche capello fuori posto, Enid fissò le altre facce mentre giravano per tutta la stanza, per poi uscirne e proseguire per la loro strada.
«Ma che… per Shagrath cos'è questa roba!» esplose Brynard sbiancando le nocche che impugnavano l'elsa della spada in una presa ferrea. Qualche istante dopo si materializzò Coral fuori dalla stanza inginocchiandosi al suo cospetto.
«Sono costernato Demone Sovrano Brynard » si affrettò a spiegare il demone subordinato «… il mio incantesimo deve essermi sfuggito di mano… non doveva arrivare anche in questa stanza…»
«Incantesimo?» Chiese Enid facendo capolino dalla porta… prima il capo, poi le lunghe gambe flessuose.
«Beh… si… serve a togliere la polvere nel castello…»
La dark lady lo guardò prima seriamente, poi fissò Brynard ancora con la spada in mano… per poi scoppiare in una risata sguaiata reclinando la testa all’indietro.
«BWHAHAHAHAH!!»
Dopo qualche pacca sulla spalla di Brynard se ne rientrò nella stanza chiudendo la porta dietro di sé.
Coral ed il Signore dei Ghiacci si ritrovarono l’uno davanti l’altro a fissarsi imbarazzati.
«Mi scusi ancora…» disse Coral prima di svanire nel nulla... la cosa migliore da fare…
Brynard lanciò la spada che svanì prima di toccare terra.
«…»


La storia del trono coi teschi serviva solo per darsi un tono con i suoi stupidi subordinati, i lacchè, quelli che credevano di contare qualcosa nel suo dominio.
Non gli piaceva nemmeno un po’ quella sala affogata nel rosso, dai muri pieni di architettura mischiata a roccia.
Quando accese la luce manovrando un timido globo di luce le forme perfette e squadrate della sua dimora lo accolsero fredde e calcolatrici.
Si portò alla bocca una sigaretta e l'accese semplicemente fissandola svogliato.
Ogni muro era perfettamente levigato, i volumi fuoriuscivano per rendere la casa abitabile… o per renderla il meno abitabile possibile, i colori sulle pareti erano neri, lo trovava rilassante… la luce che cadeva sui blocchi di pietra levigatissima illuminava timidamente le sale di una tonalità appena più chiara.
Posò il cilindro sull'appendiabiti liberando le sue orecchie da drago da impedimenti.
Si tolse di dosso il cappotto, slacciò con fare distratto il cravattino e la camicia spogliandosi. I capelli gli ricadevano lisci sul petto e sulla schiena. Sorpassato il soggiorno passò per un corridoio stretto, claustrofobico, che lo portò nello spogliatoio antecedente alla camera da letto.
Aprì un armadio a muro e ne estrasse degli abiti più congeniali per il suo scopo.

Dopo una decina di minuti se ne stava accucciato sulla punta più alta di una delle guglie del suo castello ad ammirare il panorama notturno. Le lunghe e larghe maniche della sua maglia nera ricadevano come due grandi ali lungo le decorazioni impervie del palazzo.
Le undici e mezza.
Respirò a pieni polmoni l’aria pulita della sera alzandosi in piedi. La luna era cinerea e sembrava guardarlo dall’alto disegnando ombre sicure e decise sul suo volto.
Ad un tratto con gesti così fluidi da non sembrare umano, Dante si lanciò da dove era verso terra.
Atterrò senza il minimo rumore e senza il più piccolo alito di vento svanì nel nulla. Quando svanì i rumori ripresero a imperversare nella sera… come fossero stati col fiato sospeso.


Era passato un po’ di tempo dall'episodio del “mangiapolvere”, esperimento che, inoltre, aveva funzionato alla grande, quelle facce mangiavano la polvere con precisione in tutti gli interstizi semplicemente passando in mezzo a tutto…
Coral era nuovamente inginocchiato al cospetto del suo Demone Sovrano.
Mentre sentiva le parole della donna spargersi nella stanza fino a diventare flebili gli parve di vedere le venature del marmo sotto di lui muoversi.
Deglutì.
«Sono al vostro servizio mia Sovrana.»
«Dovrai andare in questo luogo e riferirmi cosa accadrà…»


Dante comparve in una villetta arrampicata su un promontorio sul quale infrangeva la sua furia il Mare del Sud. Confondendosi con le ombre intervallate di un colonnato scivolò come un veleno nero per i corridoi della dimora, fino a una porta.
Le guardie smisero presto di fare la guardia… e la villa divenne improvvisamente silenziosa.


«Il luogo dove andrai è proibito a noi demoni… o meglio… possiamo recarci lì solamente a nostro rischio e pericolo…»
Coral fissava il suolo con gli occhi aperti.
«Spero sarai all’altezza del compito.»
Il demone annuì e scomparve. Mentre galleggiava nel Piano Negativo in cui i demoni finivano quando si teletrasportavano una serie di dubbi lo attanagliarono. Perché proprio lì?
Perché la residenza di Lord Gaul, Sovrano dei Draghi Occulti?


Camminava con le mani incrociate dietro la testa per una villa immersa nella notte. Una piccola scia di fumo bianco lo seguiva docile. Era parecchio che girava… provò a entrare in una stanza da cui filtrava della luce, si bloccò immobile, davanti a lui un Drago Occulto di guardia sonnecchiava amabilmente, mentre l’altro girato di spalle stava facendo un solitario con vecchie carte di Kalderon. Richiuse con circospezione la porta e riprese la passeggiata. Urtò con uno dei due foderi che gli pendevano dal fianco sinistro un vaso. Si guardò intorno allarmato appiattendosi al muro… dopo qualche secondo di silenzio sospirò e riprese a vagabondare. Provò un’altra porta, sembrava una specie di ripostiglio, o forse era una sala di rappresentanza, roba da ricevimenti noiosi… poi qualcosa attirò la sua attenzione. C’erano due statuette su una scrivania… un drago e un uomo… erano posizionate l’una di fronte all’altra come se stessero ingaggiando un duello…


La porta cedette a una sua carezza e Dante volteggiò nella stanza a mezz’aria per atterrare pesantemente su un baldacchino alto e gigantesco.
Nessun altro rumore. Apparve curvo sulle lenzuola, fra le tendine che lentamente si afflosciavano a terra. Alzò in alto il capo guardandosi intorno come un predatore che ha mancato la preda. Fu allora che lo vide.
Lord Gaul era in piedi affacciato alla finestra della sua residenza, di spalle. Dante sembrava poco più di un gioco d’ombre sul letto.
«E così alla fine sei venuto Dante. Anzi… forse dovrei chiamarla Lord Reznor... dandole del lei…» Gaul si voltò fissandolo torvo. «Sappia che ho atteso questo momento per molto tempo.»
«Posso assicurarti che lo stesso vale per me vecchio mio.» Sorrise.
C’era una antica pendola nella stanza, i suoi rintocchi divennero quasi assordanti.
«Come hai potuto pensare di farci questo… cosa speri di ottenere?»


Due aure, molto potenti e di natura diversa da quelle demoniache, questo percepì Coral quando apparve sopra l’oceano agitato che lambiva le coste del continente di Aman.
Scese in silenzio, poteva sentire dentro di sé un misto di agitazione e paura… ma, al contempo, sentiva anche la voglia di dimostrare quanto realmente valeva, nella sua prima missione esterna.
Tutto era silente. Le due aure erano all’interno della villa, tutti gli altri abitanti erano stati uccisi.


«Ho bisogno di un motivo per fare tutto ciò??» rispose Dante con sguardo ingenuo.
«Tsk!… la cancrena nella tua testa si è spinta fino a questo punto, Lord Reznor!? Eri ancora giovane quando entrasti a far parte della nostra società, e ora?»
Il ragazzo si lasciò andare a una risata sommessa mentre scivolava via dal letto e riconquistava la posizione eretta… «cerco il cambiamento» rispose infine. «Attraverso quel potere da cui voi tutti fuggite!»
«Immagino che il “dopo” non ti interessi vero?» riprese Lord Gaul spiegando le sue ali nere nella stanza, «per ora t'importa solo d'impossessarti dell'Artemide…»
«Vedo che dopo un bel po’ di secoli cominci a capirmi vecchio mio…» continuò il ragazzo girando lentamente attorno all’avversario guardandolo negli occhi. Poi qualcosa sembrò spezzarsi nello sguardo vacuo di Dante… «peccato che ormai sia troppo tardi…»
Lord Gaul serrò i denti facendoli scorrere gli uni sugli altri con un suono sordo.
«Vieni a prenderlo questo potere!! Chissà se ne sarai in grado!!!» concluse Gaul, sferrando con tutta la forza un pugno che si illuminò di oscurità. Colpì in pieno Dante che indietreggiò barcollando per qualche passo. Poi il ragazzo reclinò in avanti il capo incurvando la schiena. Sollevò le braccia mentre assaporava un rivoletto di sangue che gli scendeva dalle labbra. Le maniche della maglia ora sembravano come lame ricurve che scendevano dagli arti.
«Basta con questi buffetti da padre amorevole…» sogghignò «…mostrami subito il tuo vero potere… o non avrai altre occasioni.»
Allora Dante fece scorrere indietro la gamba sinistra e le mani comparvero dalle strane maniche allungate, emanavano una strana luminescenza, e intorno a esse c’era uno strano effetto ottico come l’increspatura di uno specchio d’acqua.
Lord Gaul impallidì.
«Quella… quella tecnica.»
Dante sorrise.


«GLWAAAAAA!!»
«ARGH!! Muori MOSTRO!!» La lama passò sulla gola della bestia.
«UOOOOORGH!!» Il drago cadde a terra, mentre l’omino intagliato nella giada saltava in aria dalla gioia.
Fu allora che il ragazzo che muoveva i due contendenti si accorse di aver combinato un bel po’ di casino.
«Porc!» Si voltò intorno non c’era nessun nascondiglio nella stanza. Poi qualcuno entrò dalla porta.
«Venivano da qua i rumori!!!»
Due Draghi Occulti, le due sentinelle di poco prima, fecero irruzione nella sala.
«Strano non c’è nessuno…» disse uno.
«C’è qualcosa!!! Ho sentito dei rumori prima!!!»
«Certo! Un tremendo drago sputa fuoco…» disse il primo raddrizzando la miniatura del drago e rimettendola in posizione eretta. «Ecco qui la fonte dei rumori che hai sentito…»
«Non era il rumore di quel drago di piombo che cadeva… era una voce! Più voci!»
«Vedi nessuno qui?»
Il ragazzo se ne stava arrampicato sopra lo stipite della porta stile ragno col fiato sospeso.
«Non senti puzza di fumo?» riprese la seconda sentinella.
L'intruso deglutì, fissando lo sguardo sulla sigaretta che aveva in bocca.
«Ok ok! Ho fumato in servizio!! Ti da problemi la cosa??» Sbottò di nuovo il primo drago.
«Diamine quanto sei suscettibile stanotte…»
Il ragazzo appeso al soffitto fece per tirare un sospiro di sollievo ma la cenere dalla sigaretta era pronta a cadere nel momento meno indicato, proprio in corrispondenza di uno dei draghi sotto di lui.
Nonostante fosse già di un pallido cadaverico, sbiancò se possibile ancora di più.
Poi senza sapere bene cosa fare ingollò la sigaretta per intero.
Divenne per qualche istante verdognolo…
… fortuna dopo qualche altro attimo di perlustrazione i due draghi se ne andarono via borbottando qualcosa.
Chiusero la porta di scatto riportandolo bruscamente alla realtà. Si morse le labbra cercando di non urlare. Nell’uscire gli avevano chiuso una ciocca di lunghi capelli bianchi nella porta. Se n’erano andati …ma ora i capelli erano nella porta…
Provò ad arrivare con un piede alla maniglia della porta per aprirla…ma era troppo lontana…
Ondeggiò per qualche secondo a qualche centimetro dal pomello… per poi cadere a terra.
Si avvitò in aria con l’agilità di un gatto e toccando terra non fece il minimo rumore… peccato per quella ciocca di capelli rimasta attaccata allo stipite della porta.
Scosse la testa sconsolato. Poi serrò i denti per la rabbia reclinando indietro il capo intento a lanciare con grande trasporto una sequela di imprecazioni silenziose a tutte le divinità di sua conoscenza.
Dopo qualche istante aprì delicatamente la porta e riprese la sua passeggiata. Non che si notasse tanto la perdita della ciocca, i suoi capelli ricadevano scomposti sugli spalacci di ferro della casacca rinforzata che indossava. Scosse un attimo la testa e voilà: il buco era scomparso.
Si risistemò il cerchietto rosso che usava per evitare che i capelli gli ostruissero la vista, poi sorrise fiero di sé riprendendo la passeggiata. La sigaretta era finita (nella sua pancia...) e così, con un piccolo gioco di prestigio, ne fece apparire un’altra nella mano destra… se la portò alle labbra, infine tirò fuori una scatola di fiammiferi e l’accese.


Coral giunse in vista della stanza da letto di Lord Gaul per gli ultimi scambi di parole fra i due i due sovrani dei Draghi Occulti, era mezzanotte in punto.
Lontano nell’entroterra risuonarono i rintocchi di una campana. Era appena visibile la punta di un campanile oltre gli alberi di una collina.
Non riuscì a seguire i movimenti dei due mentre si affrontarono, ma in pochi istanti il risultato dello scontro fu deciso. Sembrava che le mani di Reznor emanassero qualche strano potere.
Lord Gaul crollò a terra reggendosi l’addome, lunghe ali nere fuoriuscivano dalla sua schiena, una era rotta e gocciava sangue. Dopo qualche altro istante di pausa il vecchio sussurrò qualcosa e Dante sembrò infuriarsi. Alzò una mano sull’avversario e la calò con forza come strappandogli qualcosa, poi il soffitto della stanza esplose in aria e una torcia di fuoco illuminò a giorno la notte sporcando di un rosso sangue la luna.

«Che cosa…» Coral non riuscì a dire altro, serrando gli occhi per l’esplosione.
Prima di potersene accorgere l’ombra che aveva fatto visita a Lord Gaul quella notte lo colpì con quelle che sembravano due semplici carezze scaraventandolo lontano con una violenza inaudita.
Se avesse avuto organi sarebbero esplosi con quei due semplici tocchi; una potenza distruttiva inimmaginabile.
Il demone riprese quota con una capriola in aria scaraventando sulla figura sfere di energia negativa ma Dante si fece nuovamente sotto con velocità impressionante, scansando le sfere di energia con le mani.
«Ma… maledizione!» sibilò Coral lanciando una seconda e più fitta pioggia di sfere nere contro la creatura, ma le sfere non giunsero a destinazione… prima di accorgersene, le dolci carezze dell’aggressore gli erano di nuovo addosso, iniziò a teletrasportarsi più e più volte nell’arco di pochi istanti, attaccando ogni qual volta con delle materializzazioni della sua energia, ma fu di nuovo Dante ad andare a segno sfiorandolo nuovamente. Coral precipitò in mare in balia dei flutti.
Con un sibilo sinistro l’ombra continuò a compiere cerchi concentrici nel luogo dove il demone era caduto…
Poi le onde del mare sembrarono come fermarsi e dalle profondità dell’oceano si innalzò una colonna di energia che saettò verso Dante con una velocità impressionante.
Il drago scansò l’energia con una manata, deviandone la traiettoria, poi tutto ridivenne silente. Del demone con cui aveva avuto a che fare… neppure l’ombra.
«Tsk!» Dante fece comparire in mano una piuma nera. Alzò lo sguardo al cielo poi svanì nel nulla.


Nella residenza di un altro dei sovrani dei Draghi Occulti una figura imponente dai lunghi capelli bianchi camminava tranquillamente per i corridoi bui in cerca delle stanze da letto del sovrano, poi, improvvisamente, starnutì rumorosamente.
«AAAEEEETCHUM!!»
In pochi istanti decine e decine di draghi gli furono addosso puntandogli lance acuminate al collo.
Infine venne illuminato in viso.
I suoi occhi erano di un azzurro tenue. Indossava un paio di pantaloni lunghi blu scuro dal taglio dritto, una casacca pesante nera sulla quale erano fissate una serie di piastre squadrate di uno strano metallo, l’abito scendeva oltre la vita fino a sfiorargli le ginocchia, sembrava la casacca di un fabbro modificata in armatura di piastre. Due spallacci completavano l’abbigliamento, uno più squadrato simile alle piastre che gli riparavano il petto, l’altro curveggiante.
Dal fianco sinistro pendevano una spada e una katana.
«Chi è lei e cosa vuole qui??» gridò uno.
«Lo vedi!!! Lo vedi che c’era qualcuno!?!!» urlò un altro.
«Merda…» sibilò l’intruso con un sorriso forzato.


Fu come l'apocalisse nel piccolo villaggio già semidistrutto dal passaggio dello wyrm.
Prima fu come un terremoto... poi un maremoto d’alberi che s'alzavano da terra, la foresta si muoveva e poi arrivarono i due contendenti. Astea balzava da una parte all'altra davanti al vermone che cercava di divorarlo lasciando dietro di sé scie di sangue corrosivo dal colorito nauseabondo.
Infine il ragazzo si decise a scagliare l'ultimo attacco.
«Non ho più l'età per certe cose...» biascicò ghignando mentre la montagna gli si scagliava nuovamente contro.
Il corpo del verme crollò di peso sul villaggio già deturpato schiacciando Astea e trascinandosi per un centinaio di metri oltre il paese.
Poi silenzio. La polvere prese a posarsi sulle macerie…
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