| Decimo Episodio: The lost art of Keeping a Secret |
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è meglio che mi lasciate
andare
e che mi portate dal vostro capo
» sentenziò
il tizio dai capelli bianchi con la sigaretta ancora fra i denti. I draghi intorno a lui ridacchiarono sommessamente. «Certo come dici tu amico » disse uno affibbiandogli una botta in testa con la lancia che lo mandò giù lungo disteso. «Oh beh... in tal caso...io vi avevo avvertito » Sorrideva. Dopo qualche minuto arrivò il padrone di casa. «Si può sapere che sta succedendo qui? Cosa è tutto questo baccano??» Era uno dei Draghi Occulti della riunione con i Celesti di qualche giorno prima, indossava una vestaglia rossa. «Ci scusi Signore ma questo fallito è entrato nella vostra residenza probabilmente per rubare qualcosa gli abbiamo trovato addosso una miniatura della vostra collezione » fece rapporto uno dei soldati alzando per il bavero della casacca il ragazzo e mostrando nellaltra il soldatino di giada. La faccia del tipo era un miscuglio di bernoccoli e sangue. «Che schifo! Mettete via quel coso!» Il sovrano distolse disgustato lo sguardo. «Subito signore!» Ma il soldato non fece a tempo a trascinare via il tipo che si ritrovò sollevato da terra. Il ragazzo che avevano picchiato con tanta diligenza fino a qualche istante fa, lo reggeva per il collo a mezzo metro da terra. Ora che i soldati ci facevano caso il tipo era sul metro e novanta, ma non sembrava capace di sorreggere con quella facilità un drago non doveva essere un tipo normale... I suoi occhi azzurri divennero taglienti come lame. «Che ne dite ora, mi fate fare il mio dovere oppure volete ancora mettervi di mezzo??» «Che per Galder mettilo giù!» ordinò il signore della villa mentre le lance ritornavano a lambire il collo dellintruso. Il ragazzo sorrideva con le pupille ridotte un puntino: obbedì. Scaraventò lontano il corpo del Drago Occulto in armatura come se fosse fatto di paglia liberandosi dalle lance che lo circondavano. «Bastardo!» urlò uno dei soldati scagliandoglisi contro, seguito dalla carica di tutti gli altri. Ma lintruso scattò in alto con leggerezza e grazia per poi atterrare con una serie di capriole, davanti al signore dei draghi. «Cosa fate inetti! Uccidete-» Ma la fine della parola gli morì in gola. Tossì sangue e fece scorrere lentamente lo sguardo verso il basso, notando una lunga katana conficcata nello stomaco. Non era riuscito a vedere quando lassassino laveva estratta e non si era accorto nemmeno del dolore. Cercò di afferrare la schiena delluomo che laveva trafitto ma il suo gesto non fu altro che una carezza di morte mentre scivolava a terra. Fu un trapasso molto veloce «Astea Ingram di Shaen; lei verrà giustiziato quest'oggi nella pubblica piazza del paese di Lokart. Le accuse che le sono state mosse dal popolo, e per le quali è stato condannato, sono di distruzione di metà della città e infedeltà al ducato di Sadon.» Era mattina e la piazza del patibolo era piena di gente... praticamente tutti i sopravvissuti alle due visite del mostro vermoso. «Ma io dico! Vi salvo dal vermone e voi mi ghigliottinate? Sarebbe civiltà questa?? E poi che cazzecca linfedeltà al ducato??» «Silenzio infedele! È chiaro che lei sia un infedele! È vestito tutto di nero e poi ha quegli occhi bianchi da spettro!!» accusò con tono perentorio il ministro di morte. Astea scosse la testa sconsolato. « con linfedeltà al ducato possono ghigliottinarti senza troppi problemi insomma vanno sul sicuro » «Ciao Etrom! » salutò Astea passando da una espressione incavolata col mondo a un sorrisone a trentasei denti. «Ciao macchina di morte » Astea si rabbuiò... «perché mi chiami così??» iniziò in tono serio per poi passare a una espressione da pervertito «mi vuoi tutto per te vero? Una macchina di Morte un tuo schiavetto che non parli troppo ma che sia in-» «Finiscila dimmi piuttosto perché diavolo ti fai giustiziare ogni volta in questo modo quando potresti benissimo ammazzarli tutti questi esseri umani » «Ma perché ti ostini a volerlo sapere? Non è meglio che io rimanga ammantato nella mia figura da personaggio imbecille che però ha un passato tenebroso? Altrimenti presto la gente si stancherà di me!» «C cosa hai detto? Gente?» «Ehm niente niente!!! Comunque non te lo dico! È un segreto! Non abbiamo avuto mai nemmeno un appuntamento mi sembra un po prematuro vuotare il sacco sui nostri passati per esempio che penseresti se ti chiedessi di parlarmi di te?» «Beh non è che io abbia questo gran passato ho ammazzato gente da quando sono stata creata » Astea cercò di grattarsi la testa rimanendo però bloccato sulla gogna mentre una balla di sterpaglie attraversava il patibolo. «Come li vuoi i capelli?? Scalati o magari rasati a zero?? HO HO!?» ironizzò il boia mentre tirava su la lama e fissava la corda a un anello apposito. Astea scosse la testa « tutti cabarettisti i boia??» « Sorvoliamo » rivolse nuovamente la sua attenzione a Etrom «non essere così tassativa sulla questione sono sicuro che avrai fatto un sacco di cose interessanti ho come lidea che facendo il tuo lavoro si imparino un sacco di cose sulla gente.» «Oh andiamo perché devi sempre provare a sviare il discorso? Non me lo vuoi dire? Beh pazienza! CHISSENEFREGA!» la Morte aveva perso la pazienza, ne aveva abbastanza di farsi prendere per il naso da quello spaventapasseri nero. «Mi ucciderai???» chiese supplicante. «Sono spiacente.. ma non ti tocca nemmeno questa volta mi sa » «Peccato » «Peccato un corno! Se ci tenevi tanto potevi farti ammazzare da Seiphen Lun o dallo Wyrm! Invece di implorare me!» «Eh magari fosse così facile » «Cosa?» «Voglio morire per mano di una bella ragazza!!!» «E io che ti do pure ascolto » «Una domanda » provò a dire Astea ritornando serio prima che la Morte se ne andasse ma venne interrotto «la ragazza è al sicuro dorme beatamente in una locanda di questo postaccio » «Oh beh menomale » «Non mi pare che in tutti questi anni tu ti sia mai interessato di qualcuno...» «Che ci vuoi fare? Ah lamour!» Ammiccò. «A proposito di amore che era quella storia di ieri sulla mia presunta amante??» «Oh niente! Niente!! Ehm ah lamour » e riprese ad ammiccare. Etrom scosse la testa e se ne andò. «Ci vediamo buffone » «Spero quanto prima Delilah!» La Morte tossicchiò nervosa ripensando alla storia assurda di Astea di darle nomi più scenografici «Vedi? Siamo arrivati in città di prima mattina grazie alla scorciatoia che ti ho fatto prendere stanotte!» esclamò felice Wein. «Scorciatoia?? Ma saranno stati almeno tre giorni di cammino!!» «Ehm dicevo vedi? Siamo arrivati talmente in anticipo sulla tabella di marcia che potremmo anche trovare il tizio che stai cercando » Le orecchie allungate di Wein sfarfallavano incoraggianti Ma Manoa si rabbuiò ancora di più (insieme alle orecchie di Wein ) «certo e io intanto non sento più le gambe voglio una locanda, un posto per mangiare, per dormire e voglio Astea sono stanca di cercarlo » lelfa camminava con la schiena curva e le braccia penzoloni. Accanto a lei, Wein, fresco come una rosa passeggiava con disinvoltura. «Avanti Lokart è un villaggio famoso per la zuppa di cinghiale di sicuro troveremo un posto dove riposarci » improvvisamente Manoa si bloccò e Wein le andò a sbattere contro. «Attento a dove metti i piedi idiota!» urlò la ragazza. Ad una cinquantina di metri da lei una grande folla era ammassata intorno a quella che dava tutta limpressione di essere una ghigliottina. «Scusami tanto » fece ammenda il ragazzo, poi spostò lattenzione sulla folla grattandosi il mento... «ehm sembra che nel villaggio stiano per giustiziare qualcuno » «Già e guarda che distruzione pare che questa città sia stata attaccata dal coso di ieri » «Già .» «Muoviti! Andiamo a vedere!» «C certo!!!» Wein si affrettò a seguire la ragazza che aveva preso a correre. «Hai dunque qualcosa da dire prima di dover spiegare i tuoi misfatti al misericordioso e terribile Galder?» «Dico che ho fame ieri notte praticamente non ho mangiato e stamattina nemmeno la colazione dico io se è il modo di trattare qualcuno che sta per morire » Gli occhi del predicatore divennero un puntino in una pupilla iniettata di sangue. «Ammazzalo!» ordinò al boia. Intanto in mezzo alla folla Manoa prese a farsi largo a spintoni scaraventando a terra vecchiette e bambini. «Via! Via! Levatevi dai piedi! Quel tizio SERVE A ME!!» Continuava a urlare ma era ancora lontana quando il boia con un elegante gesto slegò il nodo che legava la corda e la lama della ghigliottina saettò verso il basso. «Merda!» urlò Manoa. « È fatta!!! » sorrise Astea ma venne assordato da uno stridere impazzito sopra la testa. La folla si ammutolì. «Che diavolo significa!?!» esclamò il predicatore. La lama si era fermata a mezzaria, ancora molto lontana dal collo di Astea. «Deve essersi arrugginita non laveva mai fatto prima » provò a scusarsi il boia mentre provava a spingere sopra la lama con scarsi risultati. «Spingi spingi!!» Anche il predicatore prese a spingere ma non cera niente da fare il vecchietto divenne rosso per lo sforzo per poi accasciarsi al patibolo. «Avanti fedeli! Salite a dare una mano!!» imperò gesticolando con fare plateale, ma la prima persona a salire sul patibolo fu Manoa che con un bel calcione lo fece volare di sotto. Di seguitò tamburellò sulla spalla del boia che appena si girò venne scaraventato a metri di distanza da un pugno ben assestato. La folla prese a rumoreggiare inferocita mentre Manoa liberava Astea e cercava di portarlo via. «Che che succede?? Chi è che mi tira la coda!!» Protestò Astea mentre veniva tirato per il mantello da Manoa che aveva sollevato il legno che lo bloccava. «Zitto tu e dammi una mano!» provò a dire mettendosi Astea su una spalla che ricominciò la sua danza del vermone asbd asbd lelfa afferrò lalabarda e provò ad abbandonare il patibolo ma una freccia le fischiò vicino alla testa. «Idioti che sperate di fare!» Gridò inferocita. Per schivarne unaltra indietreggiò mandando a sbattere Astea sulla lama di morte ferma a mezzaria mandandolo knock out. Il corpo del ragazzo si afflosciò, -bd. La donna slacciò gli ultimi bottoni del vestito e scese in mezzo alla folla facendosi largo a suon di calci. Wein dallaltra parte della folla stava ancora cercando di arrivare al patibolo chiedendo permesso ogni volta che superava qualcuno «Ehm permesso con permesso permesso... mi scusi » continuava a chiedere il ragazzo, poi vide Manoa salire sul patibolo a malmenare i presenti. Vicino a lui qualcuno scoccò una freccia. «Woha! Per poco la prendevi! Mira più a destra!» incitò mentre il brutto ceffo riprendeva la mira. «Permesso » chiese ancora e anche la seconda freccia andò lontana dal bersaglio. «Pezzo didiota mhai fatto sbagliare di nuovo!!» «Ehm sono mortificato » provò a dire. «Di un po non è che la conosci? Non ti ho mai visto qua!» «Io?? Chi quella?? Noo.» Quando si liberò del tizio di Manoa non cera più traccia. «Chissà dove sarà andata » Si chiese mentre vagava per i vicoli del paese poi arrivò in una piazza affollata sulla quale si affacciava la locanda del Cinghiale Inzuppato. «Magari è la dentro a mangiare » pensò Wein a voce alta. Entrò, facendo girare tutti gli avventori verso di lui con un suono metallico. La balestra non passava dalla porta scosse la testa con un sospiro, fece un po di manovre per entrare e constatò subito che Manoa non era li Cera un grande odore di zuppa di cinghiale in quel posto e gli venne quasi subito lacquolina in bocca Si avvicinò al bancone per chiedere un tavolo al proprietario indaffarato ma a un certo punto una visione lo fulminò sul posto. Dalle scale che conducevano al primo piano scese con passi eleganti e aggraziati una splendida fanciulla avvolta in una vestaglia di seta, dai capelli di un azzurro tenue mossi. Si reggeva insicura al corrimano cingendo il capo con laltra mano. Wein rimase impalato, pietrificato, la vide camminare illuminata di una strana luce, in mezzo agli avventori delle locanda fino al bancone. «Mi scusi » domandò la visione alloste con una voce delicata «non ricordo di esser entrata in questa locanda potrebbe dirmi che cosa è successo » Wein deglutì mentre il locandiere prendeva la parola «vede labbiamo trovata qua dentro ad unora tarda della notte... di fianco a lei cera una lettera scritta con una strana calligrafia che diceva di prendermi cura di lei per una notte ah si cera anche una strana moneta doro sembra un obolo » Wein aguzzò la vista «Ehm non so esattamente da dove sia venuta » l'oste scartabellò per qualche istante sotto il bancone e ne estrasse prima l'obolo che posò sul bancone e poi la lettera scritta con una calligrafia ammirevole. Dopo un po, i primi fischi di approvazione per le curve di quella ragazza vestita solo della vestaglia cominciarono ad arrivare dalla platea. Gli occhi di Wein si infiammarono. «Silenzio villici!» sbraitò agitando un pugno per fortuna non cera nessuno abbastanza ubriaco da andare ad attaccare briga senza contare che anche se Wein non dava per niente lidea di essere uno difficile da mandare al tappeto, si portava dietro una balestra lunga un paio di metri e larnese non era esattamente un capolavoro di innocenza A ogni modo la ragazza che aveva accanto lo guardò ringraziandolo con un sorriso, per poi avviarsi per le scale Il momento era perfetto doveva trovare un modo per abbordarla disse la prima cosa che gli passò per la mente. «Sono stato io a scrivere la lettera!» proclamò come se fosse la cosa più importante del mondo. La ragazza si voltò lentamente e lo guardò negli occhi, per poco Wein non divenne un ammasso gelatinoso ma resistette nella sua posa imperiosa «Davvero? Oh la prego mi spieghi cosa è successo!!» lo esortò la ragazza. Il ragazzo la prese per le mani fissandola intensamente. «Non ora, non qui cè troppa gente in questo posto andiamo nella mia stanza » i suoi occhi erano profondi e splendidi, del verde acceso e brillante di un prato montano. Così dicendo lanciò un sacchetto tintinnante al locandiere che lo afferrò al volo. Il tipo provò a ribattere che non gli aveva ancora dato la chiave, ma Wein la sventolò insieme allobolo doro da dietro mentre accompagnava la ragazza per le scale. Il locandiere guardò sul bancone vedendo che la moneta era sparita. «Figlio dun cane » biascicò facendo sparire il sacchetto Il rumore ricorrente delle onde che si infrangevano sulla chiglia non era che un riverbero fra i sospiri del vento quella mattina. Cera una nebbia densa tuttintorno alla nave ed era difficile distinguere gli oggetti a pochi metri di distanza. Dalla nave venne calata una scialuppa che scomparve nella nebbia. Il ragazzo della sera prima coi capelli bianchi apparve fra i fumi e si fermò con una gamba sul parapetto fissando linconsistenza innaturale davanti a lui con occhi azzurri. Alcuni flash attraversarono la sua mente, ghiaccio, neve e vento, una nave che esplode allorizzonte, quella nave. E delle creature che sciamano sulla sua isola scosse la testa per scacciare quei ricordi. «Beh io vado! A dopo ciurma!» Qualche saluto portato via dal vento lo accompagnò mentre si lanciava dalla nave nel punto in cui era stata calata la scialuppa... ma fece un buco nell'acqua. Una figura che aveva osservato la scena ammantata dalle nebbie scosse la testa sconsolata. «Che idiota » Arrivò inzuppato fino al midollo alle porte del castello di Dante Reznor. «Aprite!» gridò a nessuno in particolare Dopo un paio di minuti passati al freddo e al gelo in cui si formò la brina sui capelli, si decise ad aprire da solo la porta era aperta. ... Linterno del castello era caldo si scrollò dalla testa ai piedi come un gatto bagnato per poi proseguire. Il vestibolo del complesso era ricolmo di figure grottesche e illuminato da globi rossi, anche nella sala del trono non cera nulla a parte quei globi rossi ma lui sapeva dove andare. Prese la destra della sala e dopo una lunga serie di corridoi arrivò in un gigantesco spazio scavato nella roccia, al centro del quale si ergeva unabitazione dai volumi squadrati e freddi. «Non farò un altro passo senza essere ricevuto da qualcuno!» gridò nellambiente facendo rimbombare la sua voce. «Cosa ti importa dellessere ricevuto??» disse Dante apparendogli alle spalle. Il tipo si scansò con un brivido vedendo la figura del signore del castello emergere dalloscurità. «Non dimenticarti che sono pur sempre un re io » «Certo Sire solo, voi ve ne ricordate solo quando vi fa comodo » rispose sarcastico Dante squadrandolo dal basso verso lalto. «Piuttosto tu che ti atteggi tanto a re anche se sei solo uno dei cinque Sovrani dei Draghi Occulti che fine hanno fatto i servitori?» «Scioperano » Il tizio dai capelli bianchi scoppiò in una risata fragorosa che riempì la gigantesca grotta. «Dove hai mandato il neonato?» «A sbrigare alcune faccende tu piuttosto? Ghorost mi sembra parecchio giù ultimamente. Creare un nuovo Demone Maggiore?» «Prima o poi lo farò il fatto è che ormai non mi ci vedo più con "bambini" in giro per casa » Enid scosse la testa «Forse la vedi nel modo sbagliato » «O forse la vedi TU nel modo sbagliato cosa credi di aver creato dando vita a quel demone? Una mente come noi? Oppure una pallida imitazione della nostra purezza?» «Nessuna delle due Brynard non mi aspetto né che sia un Demone Sovrano né che ragioni come noi è questo il bello » Brynard scostò il lungo mantello che lo avvolgeva ricadendo in eleganti panneggi. Due spallacci con motivi glaciali e due bracciali rappresentavano simbolicamente la sua armatura da battaglia. «Non ti capisco » «Anche questo è bello » Il Signore dei Ghiacci sorrise. «Gli umani direbbero "ah le donne io cosa posso dire? Sei un demone come me » Stavolta fu Enid a sorridere «le donne sono affascinanti e anche gli uomini diciamo che il mondo è bello perché vario » «Gli umani non sono affascinanti, le loro paure, le loro rabbie, i loro odi... lo sono. Sono simulacri di entità più evolute come i draghi, brutte copie di una razza sbagliata » «Oppure qualcosa di diverso dai draghi e da noi » «Da quando sei diventata lavvocato di difesa dellumanità??» insinuò il demone. Enid si morse le labbra. Brynard fece per continuare il discorso ma un altro scossone mosse il castello. «Chi diavolo è adesso?» «Coral» rispose Enid diventando impassibile. Scomparve. Coral apparve in una esplosione di energia, inginocchiato di fronte al trono del castello della isola di Cathal. Enid non cera ma avvertiva la sua presenza nel castello insieme a quella di Brynard possibile che non avesse altro da fare quel Demone Sovrano? La sua vista vacillò, ondeggiò per qualche istante per poi cadere a terra. Non voleva farsi vedere in quelle condizioni da Enid, si rimise inginocchiato, poi piantò una mano a terra e concentrò le sue energie che lo avvolsero di fiamme impazzite di energia oscura. Quando apparve Enid la sua forma esteriore era tornata quella di sempre. Dopo qualche istante apparve anche Brynard. I tre se ne stettero in silenzio per lungo tempo, finché Enid non rivolse unocchiataccia a Brynard. «Insomma mi fai lavorare oppure vuoi seguirmi anche qua?» Brynard sorrise, «non lo so non vorrei ti succedesse qualcosa di brutto da sola e con quel coso malridotto » Enid per la prima volta da quando Coral la conosceva, avvampò dira. Serrò la presa sui braccioli rifilando allaltro Demone Sovrano uno sguardo di tagliente odio. Brynard scomparve. Coral rimase pietrificato da quella visione. Finora gli sguardi di Enid erano stati solo di superiore distacco mai di odio deglutì. «Coral?» Sussultò. «Si mia Sovrana?» «Avanti, il tuo rapporto.» Coral prese la parola non senza una punta di trepidazione. La vista gli vacillò. Dante fece strada nella sua dimora. «Che posto da brividi ci vedrei bene un po di rosa » ironizzò lospite guardando le pareti scure e appena violette che si alternavano con fredda logica. Se ne camminava tranquillo ancora con le mani incrociate dietro la testa e una sigaretta in bocca. «Per fortuna non sei tu a occuparti della mia immagine Noah.» Ribatté Dante. «Beh cosha che non va con la mia immagine?» «Il tuo portamento trasandato? I capelli sciatti? Il cerchietto? Quella casacca che ha visto troppe stagioni? La tua camera sulla Northern Star?» «La MIA CAMERA sulla nave del MIO capo non ha nulla che non va, i miei capelli sono uno status symbol, la mia casacca è di certo più utile dei tuoi cravattini in combattimento e il cerchietto è un regalo.» Dante si sistemò gli occhiali sul volto sorridendo. Arrivarono in una stanza arredata con poche e calcolate poltrone dalla linea tagliente. Si sedettero entrambi il ragazzo pesantemente, il drago con grazia. «Vuoi qualcosa da bere?» «E lo chiedi? E poi non posso perdermi per tutto loro del mondo lesteta Dante Reznor che mi serve da bere » «In effetti non ne avevo intenzione. Gli alcolici sono in quella vetrina » indicò con un cenno del capo. Noah si alzò scompostamente da una poltrona e si avviò verso la vetrina. Prese la bottiglia di liquore al caffè... e scartabellò per un po fra gli alcolici «Il latte e la Vodka?» «Sono nel frigo » «Frigo??» «Si lho chiamato così è quello scaffale sotto la vetrina è diviso in due zone: in una cè il latte nellaltra, più fredda, la vodka » «E come fai a tenerlo freddo? Non mi sembra faccia granché freddo qua dentro » «Un po di magia » disse mostrandogli la mano destra che generò ancora quello strano effetto di riverbero nello spazio. Noah si strinse nelle spalle, trovò quello che cercava e si preparò il drink. Tornò a sedersi. «E tu non prendi nulla?» chiese. «Cognac » rispose Dante con un cenno del capo. «Beh vattelo a prendere » sorrise. Dante per tutta risposta lo fece apparire in una mano. Noah perse il suo sorriso acquistando una punta di sospetto «chissà che brodaglia che sarà » Dante sbuffò «Allora, Sire, sei stato ricevuto, hai da bere il tuo drink ora vogliamo parlare di affari?» «Si credo sia il caso mi avevi chiesto delle piume vero??» E così dicendo Noah estrasse dalla casacca tre piume. «Precisamente » sorrise Dante. «Hai fatto in modo che non ce ne fossero altre?» «Come no » Le piume svolazzarono dalle mani di Noah a quelle di Dante. «Certo sono proprio loro» disse il drago fissandole con attenzione. Le piume gli scomparvero di mano. «Non mi sembrava di averti dato il permesso di intascarle prima di darmi il compenso » «Andiamo Noah lo sai che sono un uomo di parola finisci il tuo drink » Noah buttò giù il restante mezzo bicchiere e posò il calice su un tavolino di vetro lasciandoci il segno. Un sopracciglio di Dante guizzò mentre ondeggiava con flemma lampio bicchiere del Cognac. Bevve un piccolo sorso e poi fece apparire un baule. «È tutto la dentro, controlla se vuoi.» Noah si alzò e si avvicinò al baule. Fece per aprire ma poi non lo fece Dante ringraziò con un cenno del capo. «Lhai detto tu sei un uomo di parola » «Già cè abbastanza mithril la dentro per comprare il ducato di Sadon fatene buon uso » «Certo il capo ne sarà entusiasta » «Salutamela quando la rivedi » «Questo non posso garantirtelo » sorrise Noah sollevando il baule di mithril e issandoselo su una spalla. «Pesa?» «Cè di peggio » «Allora arrivederci Noah » «Arrivederci Dante è sempre un piacere fare affari con te » il ragazzo si incamminò poi arrivato sulluscio si fermò di spalle. «Una cosa Dante » «Si?» «Come mai ti trema la mano destra?» «Chiamiamolo un contrattempo » «Alla faccia » Uscì. Dopo un quarto dora ritornò. «Non trovo luscita » disse imbarazzato. Dante scosse la testa. |
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