Dodicesimo Episodio: Sunbrun  


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Nella sua stanza Dante giocherellava con due sfere di ferro con dentro dei sonagli facendole roteare in una mano.
Dopo qualche tempo gli si avvicinò un globo di luce, ne uscì una voce bassa e distorta forse per la lontananza. Una strana lingua.
Dante attese prestando molta attenzione alle parole incomprensibili che uscivano dal globo… si sistemò gli occhiali il cui riflesso luminoso gli conferiva un’aria innaturale.
Dopo alcuni minuti il globo si zittì. Dante salutò e diede qualche cenno di assenso dopodiché sprofondò nel silenzio più totale. Il globo scomparve piano piano.


«Capo?»
«Si Noah?»
«Esattamente… che si prova a fare i pirati? Cioè… perché fai questo lavoro?»
«Perché è un modo di tirare avanti?»
«Si ma… questo ragionamento potrei accettarlo all’inizio… adesso che sei piena di soldi e potere… che hai uno fra i migliori equipaggi del continente al tuo servizio… che hai raggiunto una fama inimmaginabile col soprannome di “il paio di gambe migliore di tutti i Mari del Nord…” insomma…»
La donna scosse la testa sentendo il soprannome…
«Il soprannome te lo sei inventato adesso?»
«Beh si…» Noah tossicchiò… «cioè… no… insomma… è vero che si dice che voi abbiate le gambe migliori del continente… e poi quel vestito pare fatto apposta per sfoggiarle... cioè...forse lo è…»
La donna buttò giù un bicchiere di un forte liquore in voga sulle navi per il basso costo… sorrise.
«Vedi… secondo te deve esistere un motivo per fare questo lavoro?»
Noah la guardò pensoso, lei era voltata di spalle e affacciata ad una larga finestra della sua stanza, rivolta a poppa.
Nella stanza della donna c’era un comune armadio a due ante, un tavolino pieno di segni di coltello, due sedie, un letto e uno specchio montato su una scrivania.
Nulla era di troppo, a parte forse il bersaglio sul retro della sua porta.
«Beh capo… non credo che il lavoro che fai sia esattamente uguale al fare il fornaio oppure il garzone… insomma... su questa nave si depreda e si ruba… e si uccide se necessario…»
«Proprio tu mi fai un discorso del genere? Insomma… non te ne frega nulla della vita degli altri… e scommetto che a uccidere quei tre Sovrani dei Draghi Occulti ti sei anche divertito…»
«Vedi… per me il discorso è d’altro ordine credo… io ho sempre dovuto provvedere agli altri… e adesso che mi è stata offerta un’altra occasione sento che solo io sono importante per me stesso… gli altri non hanno valore.»
Il capitano della nave si voltò e lo fissò negli occhi. Noah era sempre vestito con quella casacca nera con le piastre. Non aveva più le spade al fianco, ed era appoggiato alla porta chiusa. Il ragazzo aveva lo sguardo di chi esce con la polmonite in una giornata di pioggia e se ne frega di essersi dimenticato l’ombrello.
«Pensarti vivere in questa ottica è strano…» disse lei, poi si versò un altro bicchiere e lo mandò giù, quindi girò intorno al tavolino e gli si avvicinò.
«Insomma… ho capito che non te ne frega nulla degli altri… e che vivi solo per te stesso… ma non dimenticare che sei sempre un mio uomo...» mentre parlava Noah si accorse della lama che gli era spuntata a pochi millimetri dal pomo d'Adamo.
«Non ti preoccupare… sono fedele… e poi sei la persona che mi ha dato questa opportunità… è ovvio che per te questi discorsi non valgano…»
«Sono onorata…» la donna si allontanò facendo sparire lo stiletto.
Noah sorrise espirando una lunga boccata di fumo.
«Se non ne vuoi parlare capo non fa nulla… io vado…»
«No rimani… parlami ancora delle mie gambe…»
«Bevuto troppo?»


Ormai i due chiacchieravano allegramente del più e del meno. Il somaro era più tranquillo non dovendo più scarrozzare Astea e sembrava decisamente più rilassato…
«E così alla fine ha accettato di combattere contro quel tiranno…» continuò Teiris.
Wein la seguiva attento… senza darle a intendere che non era particolarmente interessato alle gesta di Astea.
«Ops! Parlo di nuovo di lui! Mi dispiace… ma sono uscita da poco dal mio addestramento e ho conosciuto così poche persone da allora… sarà per quello che parlo di Astea… e più in generale parlo tanto…»
«Oh figurati… piuttosto… che ne dici di accamparci per la notte? Questo mi sembra un buon posto e non credo ne incontreremo altri prima del calar della notte…»
«Per me va benissimo… solo che la mia tenda ha un posto solo…»
Wein sorrise. «Avanti non preoccuparti! Anche io ho i miei bagagli anche se non sembra...»
Con un "pof" apparvero accanto al ragazzo uno zaino e un sacco per una tenda.
Teiris rimase interdetta.
«Magiaa!» sorrise Wein prima di avviarsi verso un posto pianeggiante e riparato dal vento.
Dopo qualche minuto arrivarono in un posto che faceva al caso loro… e ad una cinquantina di metri nel bosco passava un piccolo ruscelletto per l'acqua.
Mentre Wein montava la propria tenda aiutandosi con la balestra che maneggiava con agilità, era immerso nei pensieri più osceni… alla disperata ricerca di un modo per dormire insieme…
«Ma!» esclamò la ragazza, «maledizione!» concluse mordendosi un labbro.
«C’è qualcosa che non va??» chiese il ragazzo alzandosi e sventolando curioso le orecchie.
«Ehm… sono una pasticciona… nel viaggio… prima che incontrassi lo Wyrm si è bruciato il telo della tenda… e al paese mi sono dimenticata di ricomprarlo… morale della favola sono senza tenda!»
Wein deglutì. Mentre la ragazza fissava i pali inutilizzabili della sua tenda lui cominciò a ballare con ampi e leggiadri balzi intorno alla sua di tenda, gli occhi un concentrato di perversione, rivolti in un ghigno verso l'alto.
Appena lei si girò lui ridivenne “normale” anzi, serio e concentrato…
Avrebbe voluto rispondere “Oh ma non c’è problema! La mia tenda è grande abbastanza!” oppure “ Beh ti scalderò io questa notte” magari prima di saltarle definitivamente addosso… ma fu tremendamente più sottile.
«Beh io posso anche dormire fuori la notte... all’addiaccio, non è un problema…»
Il volto della ragazza si illuminò. «Ma figurati se ti faccio dormire fuori! Tu, il mio salvatore! Piuttosto mi sembra che hai una tenda grande abbastanza per due persone…» nella mente della ragazza si collegarono un po’ di idee e immediatamente le guance avvamparono di rosso… «ehm…beh …si …se non hai nulla in contrario… potremmo… dormire…»
«Insieme??» completò Wein che in una frazione di secondo le si era avvicinato e l’aveva presa per le mani.
«Ehm... beh… s... si…» provò a rispondere la ragazza con la faccia ormai in tono col rosso dei vestiti.
Wein si allontanò da lei in maniera teatrale come in un balletto.
«Non vorrei arrecarti disturbo!!»
E lei come se rispondesse al balletto…
«Oh ma non preoccuparti! Mi dai l’idea di uno di cui ci si possa fidare!!!»
Allora lui si voltò nuovamente verso di lei ritornando alla posizione di partenza… «Sono onorato!»
Andarono verso la tenda stile “nido” col somaro che li guardava storto…


«Manoaaa?? Dove seiiii??»
Astea era solo al centro di una radura inginocchiato con le mani in grembo. Si tirava la maglia.
«Manoaaa??»
«E quanto urli per Galder!» gridò imbufalita la donna fuoriuscendo dal bosco…
«Dove sei stata?»
«A cacciare per te e al bagno!»
«C’è un bagno?»
«No, imbecille.»
«Spero tu non abbia fatto le due cose contemporaneamente…»
Le spalle di Manoa si innalzarono tremanti d’ira mentre prendeva a contare fino a trecentoventisei per evitare un accesso d'ira.
«Toh! » E così dicendo gli fece cadere davanti agli occhi la carcassa di un grosso essere dalla pelle dura come roccia, numerose corna e una lunga coda chitinosa.
Astea toccò la bestiaccia per esaminarla… poi indicandola commentò.
«Non sarà un po’ troppo stoppacciosa?»
«Un’altra parola e ti uccido.»


La cena procedeva senza intoppi, Coral si era cambiato di vestito dopo l’aperitivo e sfoggiava una tunica nera fregiata d'argento con sopra il simbolo demoniaco di Enid elegantemente stilizzato.
Mentre mangiavano c’erano momenti in cui Enid, pur mantenendo un contegno dignitoso rimaneva immersa nell’intensa attività dell’ingurgitare cibo… era affascinante anche in questo… la sua purezza di fiera di fronte a una preda, come schiava di un magnetismo ancestrale.
Coral le lanciava sguardi furtivi mentre cercava di fare i conti con pezzi di carne masticati che andavano a finire chissà dove nel suo corpo… non proprio una bella sensazione per chi non ha mai sperimentato…
Decise che si sarebbe reso così simile agli umani solo in situazioni simili… già cominciava a scorgere le migliaia di problemi che potevano portare gli organi nel suo corpo…
Enid finì di mangiare il secondo e sorseggiò beata una coppa di rosso di Ithos, il re dei vini rossi.
Il decanter era quasi vuoto ma lei ne fece apparire un altro, pieno.
Coral prese il coraggio a quattro mani e si sforzò di fare qualche domanda.
«Mia Sovrana?» provò a dire.
Enid alzò gli occhi dal desco e lo fissò a una decina di metri di distanza all’altra parte del tavolo.
«Si?»
«È inopportuno chiedere in cosa sia consistita la mia missione?»
Enid sorseggiò altro vino poi rispose.
«Beh credo di no… tu prova a chiedere…»
Coral deglutì. «Ad esempio… chi è Dante? Come mai ha giustiziato uno dei Sovrani di Draghi Occulti… perché lei è stata così contenta della mia… hum… indecorosa fuga?»
Enid fissò Coral a lungo prima di rispondere…
«Allora, Dante è uno dei Sovrani dei Draghi Occulti… e come hai potuto sperimentare ha dei poteri terrificanti… non è “solo” un Drago Occulto… come hai visto si serve di una tecnica di combattimento particolare… non esistono altri esperti in quella tecnica al mondo e ci sono buone probabilità che Dante l’abbia sviluppata in proprio…»
Coral seguiva attento.
«Tramite un utilizzo chirurgico di enormi quantità di energia magica, Dante riesce a deformare lo spazio tramite il tocco… ma vedi… non è una deformazione comune come questa…» e mentre lo diceva fece svolazzare a mezz’aria una forchetta che poi si piegò su se stessa per poi tornare relativamente dritta… «è qualcosa di diverso…»
«Già… me ne sono accorto quando mi hanno raggiunto i suoi attacchi…»
Enid fece un cenno di assenso col capo… «devi essere più potente di quanto non sembri…»
Coral non sapeva se sentirsi imbarazzato od orgoglioso…
«Forse sono riuscito ad ammortizzare i suoi attacchi non venendo mai colpito in pieno…»
«E allora significa che sei un combattente più abile di quanto non sembri…»
Coral cedette.
«Vedi… i cinque Sovrani dei Draghi Occulti oltre a costituire una sorta di governo per quella razza, si occupano direttamente di un’arma di cui avrai sicuramente letto nei libri della biblioteca…»
«L'Artemide…»
«Precisamente… e proprio per ottenere l'Artemide Dante si è occupato di tutti e quattro gli altri sovrani.»
Coral annuì.
«Se non ricordo male quell’arma ha poteri inimmaginabili… e nelle mani di un tipo come Dante…»
«Esatto…»
Enid attese.
«Ma… come mai noi demoni non abbiamo fatto nulla per fermarlo? Non è un pericolo per noi che un Drago Occulto abbia pieno accesso all'arma?»
«Vedi… i Draghi Occulti sono depositari dell’arma da millenni ma non l’hanno mai voluta concedere ai Draghi Celesti che l’avrebbero voluta impiegare nella lotta contro di noi…»
Coral si grattò una tempia… «insomma… se Dante rende utilizzabile l’arma noi potremmo appropriarcene prima dei Draghi Celesti. »
«Già… come ben saprai il patriarca Mustis col suo popolo costituisce una seria minaccia per noi demoni, quell’arma potrebbe risolvere molti dei nostri problemi…»
Coral si grattò ancora il capo.
«Ma se ora è in mano a Dante suppongo che anche per noi non sarebbe una cosa facile sottrargliela…a meno che...»
«Appunto… noi siamo in possesso di una informazione di vitale importanza…»
Coral socchiuse gli occhi mostrando le sue iridi violette tagliate verticalmente dalla pupilla.
Enid si alzò e andò a prendere il dolce.
Ritornò dopo qualche minuto con una torta di panna guarnita..
Coral non sapeva perché… ma era sicuro di adorare i dolci… e quella torta alla panna destò in lui un desiderio improvviso.
Anche Enid sembrava elettrizzata dalla cosa… fece le parti e diede una bella fetta a Coral con sopra una fragola.
Il demone prese a mangiare di gusto… cominciava ad abituarsi alle sensazioni strane… poteva gustare meglio i sapori adesso…
«Il sigillo dei Draghi Occulti sull'Artemide è strutturato in modo che solo attraverso il consenso di tutti e cinque i Sovrani l’arma si possa utilizzare.»
«Ma evidentemente Dante ha trovato il modo per sciogliere il sigillo… e contemporaneamente liberarsi degli altri quattro…»
«Ma…» li interruppe una voce conosciuta.
Enid spostò lo sguardo da Coral a dietro di lui. Il demone subordinato avvertì un tremendo ammontare d’energia dietro di sé tanto da voltarsi quasi spaventato, pronto a combattere… ma si ritrovò davanti un bambino non più alto del metro e venti. Kaviel il Guardiano.
«Buon appetito…» osservò il demone passando accanto a Coral.
«Non sapete che è tradizione fra i mortali apparecchiare sempre per una persona in più?»
Enid lo guardò seccata.
«Volevate mangiarvi tutta la torta da soli? Che ingordi!» disse quasi sbalordito, poi il suo tono di voce cambiò in una supplica «me ne date una fetta per favore??»
Enid fece apparire nella esatta metà del tavolo una sedia e, in pochi istanti, una fetta di torta su un piattino insieme alle posate veleggiò verso il nuovo posto approntato sulla tavola.
«Grazie!» sorrise felice il bambino.
Enid sorrise a sua volta, anche se era il classico sorriso che l’adulto scocciato fa al bambino per dargli il contentino...
«C’era un “ma” vero? Devo avervi interrotto…» si scusò Kaviel.
«Si… parlavamo di Dante…»
«Una bella gatta da pelare quel Dante Reznor… è una scheggia impazzita…» commentò il Guardiano addentando una forchettata di torta.
Coral continuò a mangiare silenzioso.
«C’è un “ma” perché io so che Dante non potrà usare l'Artemide anche dopo aver fatto quello che doveva fare con gli altri Sovrani dei Draghi Occulti. Non perché non sappia cosa stia facendo… ma semplicemente perché Lord Gaul è stato più furbo di lui sin dall'inizio…»
«Come disse un poeta del periodo immediatamente conseguente alla Vera Guerra di qualche migliaio di anni fa… “Lord Gaul è morto al di sopra dei suoi mezzi”.» Commentò Kaviel stonando con la sua figura di bambino che si ingozza di torta.
Il demone subordinato si decise a rivolgere ulteriori domande ai due Demoni Sovrani… nell’atteggiamento del Guardiano c’era qualcosa che lo metteva a suo agio come quella sera nel suo castello… d’altra parte c’era un baratro di oscurità del quale non riusciva a vedere la fine… un senso di indeterminato lo avvolgeva, Enid era diversa… con lei si sentiva in qualche modo… affine…


Teiris non beveva molto, Teiris non era molto estroversa… cioè… lo era ma non in modo sguaiato… era difficile portare il discorso su certi argomenti… Teiris dava l’idea di sapersi difendere… Teiris era composta… era difficile avvicinarla in maniera casuale… Teiris era un osso duro.
Wein Swiftblade era un osso molto duro…
«Pensare che non gli avevo nemmeno detto come mi chiamavo!!» concluse il ragazzo prima di sbottare a ridere insieme a Teiris. Un’altra delle sue strambe storie...
«Certo che ne hai vissute di avventure eh?»
«Non mi lamento… a girare il mondo in questa epoca buia le avventure accadono per forza di cose!»
La luna stava lentamente scendendo oltre un monte. Era tardi.
«Beh credo sia meglio andare a riposare… domani dovremo alzarci presto per continuare l’inseguimento…»
«Certo certo! Sono stato uno stupido a chiacchierare così tanto! »
«Bene allora vado al ruscello a cambiarmi e lavarmi... e poi andrei a letto…»
«Certo… poi col somaro in giro non credo ci sarà bisogno di fare i turni di guardia… sono ottime sentinelle…» constatò Wein, mentre il somaro come se chiamato in causa brontolava qualcosa e dava qualche calcio al terreno.
La ragazza andò in tutta tranquillità e “stranamente” Wein non la seguì, non voleva rovinarsi lo spettacolo… la sorpresa… la suspance…
Quando lei tornò andò anche lui in fretta e furia. Tornò con una maglia verde scura con tasche e maniche coi risvolti. Per la sera usava anche un cappello lungo col pon pon in cima.
Entrò in tenda in silenzio, il suo sguardo magnetico puntato sul volto della ragazza… ma…
Lei già dormiva.
Per poco non gli si staccò la mascella dalla bocca.
Era caduta come un sasso.
A questo punto si passava al piano B: baciarla e risvegliarla con un misto di passione e seduzione…
Le si avvicinò lentamente, una ciocca di capelli le cadde sul viso facendole fare una strana faccia… fu a pochi centimetri dalla sua bocca e poteva sentire il solletico del suo respiro… ma improvvisamente la ragazza lo afferrò per il cappuccio strattonando con violenza.
«Va via tu e i tuoi capelli ricciolosi!!!» Biascicò determinata nel sonno.
Il cappuccio venne via insieme a qualche sparuto capello di Wein che guardò la preda che Teiris stringeva in mano con spavento. La ragazza prese a sventolare il cappuccio con furia per poi scagliarlo lontano.
«E la prossima volta che ci riprovi ti castro!»
Wein deglutì.
L’immagine di giovane fanciulla indifesa appena uscita dal convento era andata in mille pezzi nella mente di Wein di fronte all’immagine della ragazza che ancora nel sonno sventolava il suo amato zuccotto verde.
Il ragazzo la guardò raggomitolarsi nelle coperte con la faccia ancora più determinata.
Sospirò. Si legò in malomodo i lunghi capelli corvini per riuscire a non schiacciarseli durante il sonno, poi scivolò nel proprio sacco a pelo e provò a prendere sonno. Sarebbe stata una lunga notte con quella macchina da guerra che gli dormiva a fianco.


Astea intanto stava ancora spolpando beato la sua sessantesima costina… quel coso catturato da Manoa aveva tante… troppe costole…
La ragazza invece se ne stava a fissare il fuoco mentre sorseggiava il vino.
«Ma… insomma… perché mi hai salvato?» domandò lui d’un tratto.
«Beh e tu me lo chiedi solo ora?»
«Si perché?»
«COME SI PERCHÉ!? C’erano il barbiere pazzo e il patriarca nero su quel patibolo pronti a farti la pelle; io ti salvo rischiando la vita, ti porto a peso morto per sfuggire dalla folla e tu non pensi a chiedermelo? Almeno non prima di una decina d’ore???»
«Non lo so… non mi è venuto in mente prima… » ciancicò Astea.
La ragazza sospirò.
«Beh… se sei chi dici di essere conoscerai sicuramente la storia dell'Artemide no?»
Astea smise di mangiare, si passò l’ultima costina tipo stuzzicadenti e poi la gettò nel cimitero degli elefanti che aveva dietro.
«Diciamo di si.»
«Beh diciamo anche che ultimamente ci sono dei problemi fra Draghi Occulti e Draghi Celesti.»
Astea ebbe un fremito.
La sua voce prese a uscire come un lieve sibilo di pura ira.
«Cosa… vogliono… da me… i Draghi… Celesti?»
La ragazza smise di bere e fissò il ragazzo.
Improvvisamente sentiva tintinnare tutte le catene che Astea aveva addosso e lamentarsi le cinte e i legacci che lo fasciavano. Si affrettò a mettere le mani avanti…
«Se non ne vuoi parlare adesso non fa nulla… chissenefrega di quei vecchiacci ne parleremo un’altra volta…»
Astea sembrò calmarsi. Manoa sospirò.
Che diavolo gli era preso?

Stavano andando a letto. Non avevano parlato granché dopo quell’episodio.
«Astea? Io ho una tenda per due… non dormire fuori che poi ti prendi un malanno…» provò a rompere il ghiaccio la ragazza con solida praticità.
Improvvisamente il ragazzo si voltò scodinzolando.
«Davvero posso???» flap flap flap flap
«Beh certo…»
«E non hai paura che ti salti addosso?» flap?
«Beh perché dovrei avere paura? Sei un bel ragazzo.. si può fare...»

«CHE???»

«Ho detto... davvero posso??»
«Beh certo…»
«E non hai paura che IO salti addosso a TE»
«E PERCHÈ dovrei avere PAURA? TU sei un BEL RAGAZZO e quindi... SI PUO’ FARE»
Astea rimase impietrito. Si tolse il cappello, lo spolverò, ci soffiò sopra e cercò di ravvivare la punta spiegazzata che puntava strambamente verso l’alto per poi ricadere floscia e spiegazzata.
«Cioè… no… che... io…»
«Andiamo! Sei giovane, hai un bel fisico snello, un bel sedere sodo come piace a me… poi i ricci mi fanno impazzire... specialmente se sono portati in maniera sciatta ma sono luminosi, ci sono i tuoi occhi chiarissimi… e poi non lo so… hai qualcosa da bello e tenebroso…»
«CHI? IO
Astea oltre a essere pietrificato adesso era inserito in una morsa da fabbro.
La ragazza lo guardò di sottecchi.
«HAHAHAHAHA SCHERZAVO!!»
Astea sfoggiò l’espressione di qualcuno che è uscito di casa dimenticandosi dentro le chiavi.
Poi si sbriciolò.
«Scherzavi davvero?» disse tirando un sospiro di sollievo.
«No.» Le orecchie dell'elfa sventolarono perentorie.
La ragazza lo avvicinò e lo baciò salendogli sopra e mandandolo lungo disteso. Astea si irrigidì…
«Ehm… mmphh… aspetta… che fai!!» provò a dire divincolandosi stile anguilla.
Nei movimenti convulsi ma armoniosi una sua ciocca andò troppo vicina alle braci e prese fuoco.
«Sacro Galder vado a fuoco!!» urlò scrollandosi di dosso Manoa con incredibile facilità.
Cominciò a fuggire intorno al fuoco ma l’elfa gli fu subito addosso. Lo buttò a terra, gli piantò in faccia il cappello che soffocò le fiamme e poi prese a sfilargli la maglia nera dai pantaloni…
«A… aspe… tta» il ragazzo stava visibilmente perdendo forza di volontà…
L’elfa prese a dargli una serie di baci brucianti sull’addome chiaroscurato dai pochi muscoli mentre il ragazzo un po’ si divincolava un po’ si stirava…
«E…ehe...ee » la sua faccia da crucciata si rilassò… le braci crepitarono e qualche pezzo ancora intero riprese a bruciare vivace.

Dopo qualche minuto risuonò una unica, inferocita voce femminile nella foresta.
«COS’ È!? UNO SCHERZO?!»
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