|
Noah chiuse in silenzio la porta della camera del capitano.
Lei si era addormentata vestita sul letto. Beveva sempre quando lui le
raccontava del suo passato
poi a un certo punto lei crollava addormentata
e lui la sera dopo ricominciava da dove lei ricordava.
Dormiva serena, il petto si innalzava ritmicamente quasi a tempo delle
onde della scia della nave.
Il ragazzo si passò una mano fra i capelli, la mano rimase impigliata
in un nodo.
Tolse il cerchietto e provò in qualche modo a togliere il nodo.
Niente da fare.
Dopo qualche minuto passato ad armeggiare si decise a tirare con forza.
Venne via, insieme a un bel po di capelli.
Si rimise il cerchietto e si incamminò verso le scale, poi si fermò.
«Veramente divertente» parlò una voce emergendo dalloscurità.
«I miei capelli non sono affari tuoi. Piuttosto
non è
un po tardi per una visita?»
Noah non rivolse lo sguardo alla voce rimanendo con lo sguardo fisso davanti
a sé su nulla in particolare.
«Devo parlare con Ridley.»
«Capitano Ridley.»
«Devo parlare col capitano Ridley.» Dante fece per avvicinarsi
alla porta ma Noah si frappose.
«Adesso non puoi. Sta dormendo.»
«È una cosa abbastanza importante.» Dante fece un altro
passo avanti.
Noah di rimando sguainò con la destra la sua katana e la frappose
parallelamente fra se e Reznor. Con laltra mano reggeva il fodero
di unaltra spada con lelsa e il manico di una strana foggia.
«Non intendo ripetermi.»
Dante sorrise.
«Sei sempre il solito
mi piacerebbe avere uno come te al mio
servizio
»
«Già
peccato che abbia scelto la bella addormentata
di là
»
Dante si voltò e salutò di spalle. «A domani.»
Svanì dopo pochi passi.
Noah si accese una sigaretta. Poi fece retro-march, si fermò davanti
alla porta del capitano, si sedette a gambe incrociate e finì la
sigaretta.
Provò a prendere sonno, appoggiato di schiena alla porta.
Astea si copriva il volto spaventato mentre Manoa reggeva nelle mani una
catena e una cinta stringendole come se le volesse spezzare.
«Che diavolo sono questi legacci!? Come diavolo si sciolgono?»
Il ragazzo tremava
Manoa si accorse di averlo terrorizzato
e cambiò tono di
voce...
«Astea
scusa se sono un po
irruenta
»
cercò le parole giuste, gli si avvicinò e lo baciò
su un orecchio con dolcezza.
«e
e
eh...» sussurrò il ragazzo rilassandosi
un po
«Come mai vai in giro legato come un salame??»
«Ehm
è una storia lunga
» provò a
ribattere
La ragazza ebbe un tic al sopracciglio
poi colta da ira omicida
riprese ad armeggiare con il vestiario di Astea col solo risultato di
legarsi anche lei come un salame
«Che
che diavolo! Liberami!!!» urlò.
«Aspetta
non ti agitare
»
Il ragazzo prese in mano la situazione
«
ora sposta la mano destra qua sotto
»
La ragazza ci provò ma sbagliò buco.
«no
non la
qua sotto
» continuò paziente
Astea
«Come fai a slegarmi essendo completamente cieco?»
«Sento i rumori
e tocco
le corde
» si affrettò
ad aggiungere
«Impressionante
»
«Ora lorecchio destro
abbassalo e spostalo in parallelo
al capo
»
dopo qualche minuto era libera
e anche lui.
La ragazza lo guardò. Poi si stropicciò gli occhi e lo guardò
ancora. Astea era vestito solo dei pantaloni adesso
su tutto il
suo petto campeggiava uno strano tatuaggio sbiadito, intorno a lui catene
e legacci erano ricomparsi in forma di presenze magiche
non proprio
reali
non proprio inesistenti
Il ragazzo rivolse lo sguardo verso il basso
indeciso fra limbarazzato
e il mortificato.
Le catene le cinte e il resto erano a terra sopra la sua maglia
ma ne erano in qualche modo comparse altre, magiche
Intanto a una ventina di chilometri di distanza un ragazzo dalle orecchie
allungate se ne stava davanti al fuoco a ravvivarlo, seduto vicino al
somaro... anche lui seduto.
Tutti e due a farsi caldo con un'unica coperta.
Il ragazzo aveva una enorme chiave doro piantata in testa
abbastanza in profondità da non dare lidea di venire fuori
con facilità. Il somaro aveva in testa un lungo cappuccio notturno
verde con ponpon.
Lespressione di Wein era a metà fra lo sconfortato e limbronciato.
Teiris se la dormiva della grossa invece. Era la seconda buona dormita
che faceva da un bel po di tempo
senza Astea a romperle
e a farle gli agguati
o a piagnucolare
Dopo un po Wein smosse il fuoco e ne estrasse qualcosa avvolto in
alcune foglie verdi.
Il somaro allungò il muso interessato e anche lespressione
del ragazzo si tramutò in attesa spasmodica
Aprì le foglie e dentro cera una patata
provò
ad addentarla
ma lespressione ancora una volta fu eloquente
con sconforto profondo riavvolse il tubero nelle foglie e lo rimise sotto
le braci
«È ancora cruda
»
Il somaro sospirò.
Manoa continuava a fissare le catene immateriali intorno a Astea
poi provò a toccarle
rispondevano in qualche modo al tatto.
Afferrò una cinghia e la strattonò fra le mani. La sua espressione
da stupita e comprensiva divenne sadica.
«Hum
sarà una bella variante non cè che
dire
»
Gli occhi di Astea divennero due palloni. «CHE?!»
La risata di Manoa risuonò per chilometri.
Certo
insieme alla urla di Astea.
La cena era finita, Kaviel se nera andato. Dal colloquio di qualche
ora fa Enid non aveva potuto fare a meno di notare un cambiamento nellatteggiamento
di Coral nei suoi confronti. Era più
felice.
Sorrise.
«Mia Sovrana?»
«Si?»
«Posso
posso lavarli io i piatti?»
La donna sorrise ancora. «Come vuoi, come vuoi
ho lidea
che se non sgobbi non ti diverti
»
Coral sorrise scivolando in cucina.
Non ci era voluto poco a lavare i piatti
erano state un bel po
di portate
e poi nellusare le pentole Enid aveva fatto in
modo da rendere il compito di lavarle unardua prova
Per quanto non s'intendesse granché di critica culinaria, Coral
aveva mangiato delle vere prelibatezze
anche complicate da preparare,
stando ai libri che gli tornavano alla mente
Il demone sciolse il fazzoletto in testa che raccoglieva i capelli, ripose
il vecchio grembiule rosa spiegazzato e diede una spazzata alla cucina
prima di uscire, finalmente, a cuor leggero.
Non sentiva laura di Enid.
Camminando per arrivare alla sua camera si imbatté nel portone
di entrata aperto.
Andò a vedere come mai fosse aperto e notò delle orme
sembravano di qualche grosso felino
ma era certo di poter affermare
che non cera pantera o tigre su quellisola capace di lasciare
impronte così grandi
si domandò se le tigri abitassero
sulle isole tropicali.
Dopo un po' si scosse e decise di seguire la pista
sentiva qualcosa
in quelle orme.
Si ritrovò fuori dal castello, i suoi passi si fecero man mano
più veloci
e il loro rumore lo accompagnava nella notte insieme
ai freschi aliti di vento. Il cielo era un misto fra il blu della notte
e il riverbero soffuso di miliardi di stelle vicine e lontane
tutte
visibili in quella meravigliosa isola.
Prese a correre veloce
incredibilmente veloce
fu quando arrivò
in prossimità di un gruppo di pantere che si accorse che il rumore
dei suoi passi era cambiato e ora era un ritmico alternarsi di due tempi.
Abbassò lo sguardo e si ritrovò delle zampe
zampe
da pantera.
Solo adesso fece caso alla lunga coda che lo aiutava a mantenere una andatura
armoniosa.
Annebbiato da centinaia di sensazioni nuove arrivò al cospetto
del più grande felino di tutti. Conosceva quella strana e maestosa
pantera
aveva decine di code diverse e dalla schiena possenti ali
dipartivano in un piumaggio di colori del piccolo branco. Un branco di
pantere! Un'assurdità.
Non ebbe il tempo di riflettere su quella figura, che la caccia iniziò.
Un branco di daini. Ne scelse uno
notò che le altre pantere
lo seguivano. Il cuore prese a battere allimpazzata, sentiva forza,
velocità e adrenalina pompare direttamente nella sua testa insieme
a un misto di sete di sangue. Mentre correva la sua mente prendeva momenti
di pausa sempre più lunghi in cui non riusciva a pensare ad altro
che al battito del cuore della preda e degli zoccoli sul terreno soffice.
La sua velocità era superiore a quella di tutti gli altri. Gli
sembrava di far parte di una orchestra affiatata e coordinata da un unico
grande direttore, quella belva fantastica e gigantesca. Sentì lorchestra
prepararsi al gran finale, i rumori delle altre fiere intorno a lui divennero
lontani e distanti mentre il tempo rallentava e si fermava sulla preda.
Poi il balzo. I suoi muscoli scattarono come una frusta e le zanne si
chiusero come una tagliola sul collo della preda. Sentì il daino
scalciare, dibattersi, ma sempre con meno forza
finché la
vita calda non scivolò via bagnandolo del calore del sangue.
Nella notte le altre fiere, raggiunta una loro preda, iniziarono a cibarsi.
Un rumore ipnotico.
Le pantere furono infine riunite di fronte alla nuova belva, saranno stati
i riflessi della luce stellare o il sangue ancora caldo della preda che
bagnava la bestia, ma sembrava che il suo manto scuro risplendesse di
riflessi viola.
Ridley aprì la porta della propria camera vedendosi rotolare allinterno
Noah ancora profondamente addormentato.
«Noah?»
«Aoh!»
Il ragazzo nonostante rispondesse continuava a dormire.
«Noah?»
«Aoooh!»
La donna gli mollò una pedata in testa scostandolo dallentrata.
Poi lo scavalcò e si diresse verso il ponte.
Continuò a dormire.
Ridley si allontanò scrollando le spalle.
Quando la ragazza arrivò sul ponte si fermò di fronte al
timone a fissare il mare, non cera nessuno, la rotta era fissa su
una direzione. Diede qualche ampia boccata daria, poi si decise
a parlare.
«Hai intenzione di stare li a fare il guardone oppure vuoi parlarmi?»
«Sempre acuto come al solito il capitano della Northern Star
»
rispose Dante emergendo da unombra lunga della mattina.
«Tu invece non rinunci mai allentrata in scena ad effetto
»
«Avrei voluto parlarti ieri bussando semplicemente alla
tua porta
ma un testone coi capelli pieni di nodi mi ha sbarrato
la strada
»
La ragazza sorrise.
«Ora mi spiego qualche suo strano comportamento
»
«Ovvero?»
«Ovvero laver passato tutta la notte a dormire appoggiato
alla mia porta?»
Stavolta fu Dante a sorridere.
«Che caro
»
«Già
un vero tesoro
» constatò Ridley.
Un uomo della ciurma salì al timone e tolse il blocco correggendo
la rotta di qualche grado e segnando le correzioni su di una piccola lavagna
vicino al timone. La grossa bussola immersa in acqua girò lievemente,
per poi tornare stabile.
«Serve una mano capitano?» chiese il pirata squadrando lo
strano tipo apparso sulla nave, vestito con un cilindro, occhiali da vista
e un completo nero con cravattino.
«No, grazie Shepard...»
Il tizio diede unaltra occhiataccia a Dante e poi se ne andò.
«Come mai passi da queste parti? T'interessa una romantica alba
sul trinchetto della mia nave?»
«Hai frainteso, sono troppo antico per essere romantico, lascio
il romanticismo ai giovani
»
La ragazza spostò lo sguardo su Dante, il suo lungo cappotto svolazzava
alla fresca brezza mattutina.
«Sputa il rospo corvaccio.»
«Non essere impertinente.»
«Tsk!»
«Il mio educatore mi diceva sempre di non essere impertinente
passo sempre agli altri gli utili insegnamenti, è lunico
modo in cui riesco a servirmene, per me sono perfettamente inutili
»
La ragazza prese qualche istante per riflettere tranquillamente sulle
parole del Drago.
«Brillantemente insopportabile come sempre
» concluse
alla fine.
«Già
mi perdo sempre in chiacchiere e non arrivo mai
al dunque
sono tremendo
»
«Sono tremendi i tuoi finti sorrisi
»
«Ma non sono finti, non posso nascondere la gioia nel vederti
»
«Allora vedi di girare sui tacchi e andartene, se era
solo di questo che volevi parlarmi
»
«Non mi sento granché il benvenuto sulla tua nave
sarà
che non sono un uomo di mare
»
«Già
e poi non sai che le donne portano sfortuna sulle
navi?»
Il Drago Occulto sbuffò.
«Oh andiamo
non è da te fare apprezzamenti del genere
»
e così dicendo si avvicinò di qualche passo.
«Hum
fammi pensare
forse sarà il fatto che vai
in giro vestito da corvaccio sorridendo con aria di superiorità
e con una vena di follia?» lei si allontanò.
«È vero
devo smettere di sorridere, così forse
verrò preso più sul serio.»
Il drago fissò per qualche istante in maniera seria il capitano
della nave. Lei era voltata di spalle ma intravide nella sua mente lo
sguardo tagliente di Dante.
Trafitta.
Il drago riprese a sorridere.
«Ho ancora bisogno di voi.»
«Oh questa è bella
»
«A dire la verità ho vagliato altre ipotesi ma alla fine
credo che solo voi facciate al mio caso
»
«Non vogliamo più soldi
siamo a posto
»
«Si
capisco... ma vedi
non ti sto proponendo un contratto...
ti sto solo facendo presente che da oggi mi serve il vostro aiuto
che voi lo vogliate o meno.» La sua voce si era rifatta tagliente
come il suo sguardo invisibile.
Ridley indietreggiò ancora e si voltò con sguardo di sfida.
«Gentile come tutti i sovrani dei Draghi Occulti...»
«Non sono stato io a cominciare
» le si era avvicinato
più di quanto lei potesse immaginare
il drago alzò
una mano sulla donna carezzandole il volto. «Così bella e
così ostile
»
Rimasero immobili per qualche istante, non cera nessuno. Ridley
era sola, con la mano affusolata di Dante sul volto e il suo sguardo ipnotico
ben fisso su lei. Era come attendere immobile sul picco di una montagna
un turbine di tempeste che si avvicinano a vista docchio.
Si ricordò della sua magia
la sua mano prese a brillare mentre
Dante continuava a far scorrere il suo sguardo ora distaccato, sul suo
corpo
poi
«YAAAAWN!!» Uno sbadiglio apocalittico
altro
che tempesta.
Dante per poco non cadde a terra, aggrappandosi al timone.
Noah aveva fatto capolino sul ponte sganasciandosi in uno dei suoi migliori
stiramenti/sbadigli.
Il ragazzo si tese come una corda di violino per poi tornare normale con
qualche altro verso strano
«Aeeh! Yaah
»
La mano di Ridley smise di brillare.
Noah salì sul ponte e salutò Dante che ancora si reggeva
al legno.
«Ciao tizio col cilindro
che ci fai aggrappato al timone?
Mal di mare??» chiese guardandolo curioso.
Dante si ricompose dando qualche pacca sulla piega dei pantaloni.
«Nulla che ti riguardi
» tagliò corto Dante.
«Io credo di si
il signorino ha bisogno di noi
»
ribatté Ridley.
«Oh beh
ci paga?»
«È questo il punto
»
«No» rispose serio Dante fissando Noah stavolta.
I due si fronteggiarono per qualche istante.
«Bene
direi che non abbiamo scelta. Accettiamo vero?»
constatò Noah.
«Credo di si» rispose Ridley.
«Bene
sapevo che avremmo trovato un punto daccordo
»
Dante si sistemò gli occhiali sul volto. «Portatemi con voi.
Sto cercando una persona
»
Noah inarcò un sopracciglio, poi portò la mano sulla katana.
Dante chinò il capo sistemandosi ancora gli occhiali sul volto,
lo guardò con la coda dellocchio, sorridente, come a invitarlo
a colpire alla giugulare.
Ridley deglutì, poi Noah sfoderò la sua arma facendola volteggiare
a pochi centimetri dalla gola di Dante, per poi oltrepassarlo e andarsi
a piazzare a poppa, a fissare il mare.
I due lo guardarono in attesa
Noah prese a farsi la barba con la katana.
Una ciocca dei capelli di Ridley le scivolò sul volto mentre Dante
scuoteva la testa.
«Che diavolo ti salta in mente idiota!»
«Cosa? Mi sto facendo la barba? Ieri mi hai detto che pungevo!»
Dante socchiuse gli occhi fissando Ridley
ma la donna lo guardò
con lespressione di NON SO DI COSA STIA PARLANDO!!
Allora Noah si rigirò e li fissò entrambi
«beh
che
ho detto??»
«Nulla nulla
continua a sbarbarti
»
Il capitano rivolse lattenzione a Dante
«E come mai se cerchi qualcuno vieni sulla nostra nave?»
«Al momento non ho uomini di fiducia che possano aiutarmi
e il tipo che cerco è scaltro
si accorgerebbe di me se lo
cercassi di persona
lunica soluzione consiste nell'imbarcarmi
con voi in incognito e raccogliere informazioni per quanto mi è
possibile
»
Ridley soppesò i fatti.
«A una condizione.»
«Quale?»
«Se ti fingerai uno della mia ciurma dovrai esserlo a tutti gli
effetti
»
«È ovvio
altrimenti il mio travestimento non funzionerebbe
»
Noah smise di farsi la barba e tornò indietro.
«Bene
allora come primo ufficiale di bordo ti ordino di andarmi
a pulire la stanza
vai mozzo... e fa un buon lavoro
senza
spostare le cose
»
Nel dirlo il ragazzo diede qualche affettuosa pacca sulla spalla destra
di Dante, per poi dargliene una terza e una quarta come a spolverarlo.
«Bene
ricordatevi comunque che ho sempre un piano B»
e così dicendo scese le scale. Quando ricomparve sul ponte erano
cambiati i suoi vestiti. Adesso aveva dei pantaloni lunghi e una maglia
larga. E
una benda sullocchio.
Noah soffocò una risatina
Dopo qualche tempo Ridley parlò.
«Il piano B è quello che penso io?»
«Beh credo di si
ci ucciderà tutti e andrà in
giro tipo sacro vendicatore della morte a uccidere tutti finché
non trova il tizio che cerca
»
«Ah beh
pensavo peggio
»
Noah si grattò la testa
«Mmm... un bel problema avercelo sulla nave...» commentò
il ragazzo. Poi mollò un buffetto a Ridley...
«E non fare quella faccia
ci sono qua io
» era
impossibile buttare giù danimo Noah.
La ragazza gli sorrise. «Già
ma vedo che anche tu vai
coi piedi di piombo con lui
»
Noah si strinse nelle spalle.
«Conosco i miei limiti
»
Quando Teiris si alzò Wein era già in piedi da un pezzo,
aveva già messo a posto le cose e preparato il campo per la partenza
anche il somaro era sveglio e brucava l'erba distrattamente.
«Buongiorno Wein
dormito be- OH MIO DIO UNO ZOMBIE!»
Le orecchie dellelfo sfarfallarono depresse.
«Ehm... hai una faccia distrutta
hai dormito male??»
Wein sospirò abbassando le spalle...
«Si
soffro d'insonnia
»
«Oh menomale! Pensavo fosse colpa mia
sai
io era un
bel po che non dormivo bene
ad andare in giro con Astea cera
sempre da stare con gli occhi aperti e i riflessi pronti
»
Le orecchie di Wein si ripresero...
Era così dolce Teiris
preoccuparsi di lui dopo così
poco tempo
«Si riparte! Non ci scapperà il cieco!!» Urlò
il ragazzo spronando la ragazza e il somaro.
Il sole era basso, le ombre lunghe.
Manoa se ne stava seduta con le gambe piegate sul petto a fumare beata
una sigaretta, Astea era sdraiato riverso. Privo di sensi, coperto col
suo mantellaccio nero
La donna lo fissò.
Sollevò il mantello senza malizia e afferrò con entrambe
le mani una di quelle catene magiche che lo legavano.
Si concentrò e dietro di lei apparve di nuovo il guerriero elfico
fatto di energia spirituale.
La creatura afferrò le catene e provò a romperle.
Nulla. Ressero come se fossero destinate a durare per sempre.
Terminò la sigaretta e si alzò.
Coral si risvegliò nel bel mezzo di un piccolo gruppo di pantere
aveva la testa appoggiata alla pancia morbida di un felino grosso quanto
lui
un piede era appoggiato sopra la schiena di un altro mentre
un cucciolo gli dormiva acciambellato sopra la pancia.
Sollevò il cucciolo in aria per la collottola e lo sistemò
in mezzo alla pelliccia di un'altra pantera nera.
Poi fece per alzarsi
la pantera sulla quale poggiava la testa si
svegliò spostando un orecchio nella sua direzione. Lo fissò
con occhi freddi ma benevoli. Non ostili. Si sentiva quasi a casa
quasi.
I suoi passi lo portarono indietro verso il castello della isola di Cathal.
Chissà quale sarebbe stata la sua prossima missione
Si passò una mano fra i capelli. Era ancora un po scombussolato
per lesperienza della sera passata. Poi ripensò ai sorrisi
di Enid
ai suoi complimenti. Era sollevato.
Era giusto che un demone fosse felice? Non doveva provare solo odio e
rancore? No, Kaviel provava una quantità di emozioni apparentemente
inutili ad un demone. E Ghorost non veniva considerato granché
dagli altri...
Però non era il caso di essere tanto sollevato
per poco non
veniva ammazzato da quel Dante Reznor
anche se
non riusciva
a preoccuparsi
era troppo... fra le nuvole.
Mentre ragionava, o meglio, sragionava sulla sua natura demoniaca si ritrovò
di nuovo avvolto nelle mura del suo castello... la sua casa.
Aveva anche mangiato
pensò che ci si sarebbe abituato
e poi le torte
beh se gli uomini avevano inventato le torte qualcosa
per la quale valesse la pena studiarli cera
non servivano
solo a produrre il loro sostentamento... le energie negative...
Il castello aveva una strana atmosfera
lo sentiva parte di sé
il castello e lisola
pensò che in pochi giorni aveva
sperimentato sentimenti di attaccamento troppo forti
forse per via
del fatto che lui era stato creato da Enid che viveva in quei luoghi da
quasi cinquemila anni
Pensava
la voce che gli parlava dentro la testa continuava ad analizzare
strane curiosità della sua vita, quando, ancora una volta, si ritrovò
di fronte a quella porta.
Ledera. Il profumo di stantio. Loscurità che era piombata
intorno a lui allimprovviso.
Il sole fuori non riusciva a penetrare in quei luoghi
nonostante
le finestre
Entrava una luce strana, di morte.
Ancora una volta venne colto da un irrefrenabile desiderio di entrare
in quella porta. Tutto il suo essere...
Prima di potersene accorgere la mano scivolava sulla maniglia..
Poi si bloccò. Aveva percepito laura di Enid
o meglio
non la sentiva da nessuna parte ma in qualche modo sapeva che lei era
sullisola e, lunico posto dove potesse essere, era quello.
Avrebbe potuto entrare
il suo corpo era attirato da quel luogo..
Ma non lo fece.
Attese, ore, di fronte a quella porta, in piedi. Sembrava divenuto un
ornamento.
Era pomeriggio quando Enid ridivenne percepibile e uscì da quella
porta.
Coral non riuscì a scorgere cosa ci fosse dietro. Non vi guardò.
Lei uscendo e trovandoselo davanti ebbe unesitazione.
Si fissarono per lunghi momenti.
Fu lei la prima a prendere la parola.
«Anche tu attratto da questo luogo vero?»
Coral rimase silenzioso
forse non cera una risposta a quella
domanda.
La donna lo sorpassò riempiendo il corridoio di un tintinnio di
braccialetti stavolta sinistro.
Il suo profumo era quasi costretto in quel luogo.
«Grazie.»
Fu lunica cosa che lei aggiunse, i suoi passi si persero nel vuoto.
Manoa dormiva ubriaca. Avevano pranzato
Astea non aveva mangiato granché
l'affare della sera prima
gli era rimasto un po' sullo stomaco. Lei invece aveva finito il vino.
Astea prese la sua alabarda e dopo aver estratto una cote prese ad affilarla
i Draghi Celesti.
Sperava di non dover più sentir parlare di quei draghi.
Ma era normale
Seiphen Lun era un Drago Occulto, erano tutte collegate
quelle bestiacce. Anche se da lui non poteva essere aiutato
erano
poche le persone che potevano aiutarlo e tutte contro di lui.
Inutile starci a pensare
La cote si crepò. Forse la stava usando con troppa forza.
nessuno poteva aiutarlo
... nemmeno la Morte.
Manoa lo guardò di sottecchi
la reazione di Astea della sera
prima non era stata certo normale
nel poco tempo che ci aveva passato
assieme di tutto aveva pensato tranne che potesse avere una reazione simile.
Cosa avrebbe pensato il suo capo?
Provò a guardarlo meglio aprendo un po' di più le palpebre
Lo vedeva di spalle
il volto di profilo, il cappello copriva gli
occhi e i capelli ricadevano ricci e lunghi. Affilava la sua alabarda
Erano lacrime quelle che vedeva adesso?
|