Quattordicesimo Episodio: Down with the Sickness  


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Se c’era un momento in cui bisognava solo aspettare che la burrasca passasse… beh quello era il momento.
Astea… non sembrava se stesso.
Una strana aria sottile e tesa traspirava dalla sua figura curva.
L’elfa era sicura di aver conosciuto abbastanza feccia da non spaventarsi più per così poco… ma in qualche modo era tremendamente a disagio.
Cercò di rilassarsi ma era più difficile di quanto non credesse.
Ci volle un’ora… prima che quella strana atmosfera di attenuasse.


Coral apparve in una via semi deserta, di fronte a lui delle colline lontane e dietro, l’orizzonte e una foresta.
Attese un bel po’, poi decise di agire.
Rivolse il palmo della mano destra verso l’alto e fece apparire un pugnale.
Sussurrò qualche parola e dal pugnale comparvero quattro demoni. Erano del tipo più debole, demoni di basso livello dalle fattezze orrende e dalla consistenza eterea.
Le quattro creature esitarono di fronte alla sua presenza. Poi attaccarono, mosse dalla sua stessa volontà.


Wein e Teiris avevano ripreso l’inseguimento alle prime ore dell’alba. Fu circa verso mezzogiorno che il ragazzo dalle orecchie a punta percepì qualcosa.
Le sue orecchie allungate scattarono e sfarfallarono un po’, poi il ragazzo si voltò verso Teiris.
«Teiris! Un combattimento! »
«Forse è lui! Da che parte?»
I due si lanciarono verso i suoni che per ora sentiva solo Wein.
Quando arrivarono sulla scena del combattimento videro un ragazzo giovane che da solo combatteva contro quattro demoni inferiori.
Le creature apparivano e sparivano nel nulla, mentre il ragazzo cercava di difendersi come poteva lanciando timidi incantesimi.
«Tsk! Non è Astea! » fece Teiris schioccando le dita sconsolata «però non possiamo lasciare quel tipo a morire…»
«Ehm... Teiris… ma lo sai che quei cosi sono demoni? Meglio evitare coinvolgimenti…»
La ragazza si voltò come se il suo cavaliere e protettore avesse detto qualcosa fuori posto.
Wein afferrò il concetto all’istante e si affrettò a correggere le parole con uno smagliante sorriso.
«Scherzavo scherzavo! Aiutiamolo!!»
«Si!!»
La ragazza si voltò verso lo scontro, Wein dall’altra parte invece digrignò i denti in un sorriso forzato mentre faceva scorrere la sua enorme balestra dalla schiena alla spalla seguendo una guida di legno che aveva legata sotto il vestito.
«Tieni duro amico! Arriviamo!» urlò Teiris scagliandosi contro uno dei demoni.
«Sadaled Daramala!!» gridò mentre dalle sue mani numerosi strali di ghiaccio si materializzavano per andare a colpire la creatura.
Vicino alla sua testa saettarono tre quadrelli che colpirono i rimanenti tre demoni dissolvendoli nel nulla, uno proprio mentre stava per colpire il ragazzo.
Teiris si voltò sbigottita fissando Wein, quelli non erano attacchi comuni se avevano dissolto tre demoni… da parte sua il ragazzo salutava felice e compiaciuto.
«Visto che bravo?!»
Lei rispose con un gesto di vittoria dopodiché si avvicinò al ragazzo che avevano salvato.
Era giovane, capelli corvini dai riflessi viola e mantello nero con delle lunghe maniche che gli nascondevano le braccia e le mani, nell’ultimo scontro era scivolato a terra e adesso si massaggiava la testa...
«Tutto bene piccolo??» gli disse la ragazza.
«P… pic… ehm... si…» rispose il ragazzo con voce grata girandosi. Indossava degli occhiali da studente ed aveva una faccia un po' imbranata.
«Oh! Ma sei più grande di quanto immaginassi!» constatò mettendosi una mano davanti alla bocca… «E sei pure carino!» aggiunse quasi sottovoce.
«C… cosa?»
«Niente niente!! Alzati! » Gli porse la mano.
Coral, Demone Maggiore unico sottoposto di Enid la Tessitrice d'Inganni, si alzò in piedi.
«Grazie dell’aiuto… dovete scusarmi è tutta colpa di quel pugnale…» provò a dire indicando un’arma dall’elsa intarsiata che era a terra.
«Un pugnale maledetto?» domandò la ragazza fissando il pugnale.
«Immagino di si…» Coral si spolverò i vestiti ma ricadde a terra sbilanciato da una scossa di terremoto.
Teiris si abbassò per non perdere l’equilibrio e sfoderò la sua chiave d’oro.
Il pugnale aveva ripreso a brillare.
«Che diavolo…»
Dalla lama si materializzò stavolta qualcosa di diverso, era un demone più grande degli altri, più tangibile e orrendo e brandiva un'enorme ascia spuntata.
Teiris indietreggiò richiamando a sé i suoi poteri ma il demone fu molto più veloce.
Coral si tuffò su di lei salvandola.
Il demone tornò alla carica, i due erano a terra, non avrebbero fatto in tempo a spostarsi.
Teiris chiuse gli occhi. Coral li aprì, i suoi occhialetti baluginarono sinistri.
La creatura caricò con velocità e potenza facendo tremare il terreno, ma Wein comparve davanti ai due e posò agilmente una mano sull'impugnatura dell'ascia. Non era apparso dal nulla… era semplicemente arrivato, in una frazione di secondo.
Accompagnò il movimento dell’attacco del demone con incredibile armonia, come in un balletto e la creatura venne mandata fuori bersaglio. Di seguito decine di quadrelli della balestra colpirono la creatura. Il demone svanì nel nulla in un rantolo sommesso.
Il tutto successe in pochi insignificanti istanti…
«Incredibile! Come hai fatto!?» esclamò Coral alzando la testa… poi vide che era sdraiato sopra Teiris.
«Ehm…pardon…» disse mettendosi a sedere…
«Figurati… mi hai salvato la vita…» rispose lei arrossendo…
Wein si voltò verso i due fissò a lungo Coral i suoi occhialetti e gli occhi quasi chiusi, poi esclamò: «… beh… un altro cieco?»

«Ma andiamo Wein come fai a dire che è cieco non vedi che occhi che ha??»
Disse Teiris tirando la faccia di Coral per intravedere gli occhi.
«Vedi? Si spostano seguendo il dito…»
Passava un dito davanti a Coral che lo seguiva con lo sguardo…
«Ehm… infatti perché dovrei essere cieco???»
«Ah boh… forse perché va in giro con gli occhi chiusi e un paio di occhiali da vista??»

«E così sei uno storico eh?» constatò Wein continuando a fissare alternativamente Coral e Teiris.
«Si… vedi, prendo qua gli appunti dei miei viaggi… quel pugnale sembrava ricollegarsi a una storia di tanti anni fa ma per poco non distruggeva me e il mio lavoro di una vita…» Coral sfoderò un pesante librone nero da una delle sue maniche.
«Posso vederlo??» chiese Teiris.
«Ehm…certo…»
«Wow che calligrafia! E che schizzi! Sei veramente bravo...»
Mentre Teiris continuava a sfogliare il libro con occhioni spalancati, Wein si allungò per sbirciare all’interno… fece una faccia da “ beh non c’è male”, le orecchie si mossero leggermente. «Chissà se i contenuti sono degni della forma…» concluse dopo un po’.
«Ehm spero di si… anche se chi può dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato?»
«Eh già… parole sante…» continuò Teiris…
Il somaro e Wein si guardarono.
«Beh? Non stavi cercando quel tizio? Riprendiamo il cammino!»
«Giusto! » ricordò Teiris.
«Dove state andando?» domandò Coral.
«Seguiamo un mio amico di nome Astea…»
«Astea? Il grande Astea Ingram di Shaen? Uno dei due Ingram di Shaen?? Devo incontrarlo! Quell’uomo è un pezzo di storia!! Sicuri che sia ancora vivo? Dovrebbe avere più o meno trecento anni adesso!» commentò entusiasta fissando prima Teiris poi Wein.
La ragazza si grattò la testa… «ma va la trecento anni! E' un ragazzo poco più grande di te! Beh messa in questi termini sembreresti uno di quei seguaci appiccicosi… ma d’altra parte anche io l’ho accalappiato per la sua fama di combattente…»
«Quindi? Lo mandiamo via??» concluse Wein…
«Ma no… portiamolo con noi! E poi non vorrei che venisse di nuovo attaccato…»
«Oh sei così gentile Teiris…»
«Ehi ci sono anche io…»
«Ah certo certo… grazie anche a te Wein Swishflafe...»
Wein si allontanò scrollando nervosamente le spalle mentre Teiris sembrava non capire come mai il cognome le suonasse diverso dall’ultima volta…
Ripresero la via.
Davanti Teiris e Coral, dietro Wein e il somaro che li guardavano in cagnesco.


«Ehi… ehi… Manoa??»

«Manoa??»
L’elfa si svegliò di nuovo col faccione di Astea davanti. Ebbe prima l’impulso di fuggire ma vide subito che la faccia di Astea era rassicurante…
«Ehm…si?»
«Ti sei ubriacata… e poi hai dormito…»
«Uhm… scusa non me ne ero accorta…»
Alla fine s’era addormentata davvero… che imbarazzo.
«Non credi sia il caso di dirmi perché mi cercavi e mi hai salvato adesso?? »
«Ecco Astea… noi abbiamo bisogno di te, la situazione è instabile, i demoni stanno tramando qualcosa di grosso e tu sei fra i pochi che possano combattere alla pari contro di loro.»
«Tu non sei un drago vero?» chiese il ragazzo.
«No… sono un’elfa…»
«Già… l’avevo avvertito, non puoi sapere. Probabilmente nessuno lo sa tranne qualche drago veramente in alto…»
«Cosa ci sarebbe da sapere??»
«La mia storia.»
I due stettero a fissarsi per molto… anche se “fissare” per Astea forse non era il termine più indicato... il suo volto era serio, gli occhi fissi su un punto imprecisato. Quasi addolorati.
«Cosa ti hanno fatto i draghi?»
«Non ho intenzione di raccontare la mia storia.»
«Non sei intenzionato a essere dei nostri? E poi non ti ho ancora detto per chi lavoro…»
«Draghi, demoni, esseri umani… li odio tutti.» sussurrò Astea «che tu lavori per draghi di ogni specie, demoni o umani, non ha importanza. Nulla ha importanza, ti basti sapere che non ho interessi a rimanere su questa terra né tanto meno ad aiutarla.»
Manoa si tirò su da sdraiata e si mise in ginocchio davanti a lui. Una fitta di mal di testa la fece un po’ ondeggiare… poi gli si avvicinò e gli diede un bacio sulla guancia.
«Scusa per prima… forse… forse sono stata brusca… magari non avevi intenzione di fare… quello che abbiamo fatto…»
«Ehm non parliamo più di quella storia ok?? » La faccia di Astea era ritornata idiota e con la bavetta…
«Ehm …» Manoa diede qualche colpetto di tosse voltandosi. L’orecchino a forma di croce scintillò.
«Cosa erano quelle catene e corde di prima? Anche quando le ho tolte si sono riformate magicamente…»
«Ehm…»
«Ho capito… non ne vuoi parlare vero?»
«Hanno due funzioni principali… e una è quella di rendermi pressoché immortale.»
Manoa si bloccò.
«Cosa?»
«Mi hai sentito.»
«Co…com’è possibile essere immortali… tu sembri umano… ti ferisci come gli umani…»
«Non c’è modo in cui io possa essere ucciso da creature mortali…» replicò lui.
«Ci provo da anni a farmi giustiziare ma non c’è stato verso credimi…» sorrideva amaramente. «Ho provocato potenti maghi, sfidato a duello grandi guerrieri… sovrani leggendari di sperduti regni del nord, ma non c’è stato nulla da fare… in definitiva sentire il terrore serpeggiare fra i paesani di un villaggio di bigotti forse è il passatempo più divertente… i loro sospiri quando per qualche strano motivo NON muoio…»
«Che strano… certo… sei cieco… ma insomma... si vive tranquillamente anche così... non riesco a vedere come un ragazzo giovane come te possa desiderare la morte…»
«Giovane? E chi ti ha detto che sono giovane…»
Manoa continuò a fissarlo. Attentamente.
«Non dimostri di più di una ventina d’anni… venticinque a essere larghi di manica…»
«Non ci sei nemmeno vicina…» Astea si alzò e fece per andarsene. «Anche se il mio corpo smise di invecchiare a quell'età.»
«Bene… se non hai altro da dirmi io andrei... non sono fatto per stare con la gente…» prima o poi avrei rovinato anche quell’altra ragazza…
Manoa provò a trattenerlo ma si guardò bene dal toccarlo di nuovo. Lui riprese a parlare.
«Scusa per la mia reazione di prima… ma sai… i draghi… non li posso sopportare… davvero.»
«Scusa tu… non sapevo nulla di te… mi sono illusa di averti salvato la vita… ti ho trattato in maniera brusca… insomma…»
«Fa niente! Non c’è modo in cui le cose possano andare peggio, così ormai non mi lagno più delle cose della vita... piuttosto dì ai tuoi capi che non provino più a mandarmi loro messaggeri. La prossima volta che lo faranno li ucciderò senza nemmeno aspettare che mi dicano il loro nome.»
Manoa deglutì.
«Addio Manoa Veda d'Uryll.»
L’elfa rimase ammutolita.
Non si sarebbe aspettata qualcosa del genere… calma, demenza… rabbia, di nuovo calma… sembrava veramente comportarsi come qualcuno che aveva perso tutt-
Centrò in pieno il primo albero.
La ragazza si grattò nervosamente la testa…
«Sicuro di non volere una mano almeno fino all’uscita dalla foresta?»
«Ehm…» Astea si strinse nelle spalle.


Nella camera di Ridley era stato portato un tavolino rotondo con due sedie.
Al centro un mazzo di fiori recuperato chissà dove in mezzo ai Mari del Nord e due candele.
La tavola era imbandita di prelibatezze.
«Beh è un bel po’ che sei al mio servizio… che ne dici di spiccicare due parole sul tuo vero passato? Niente aneddoti, voglio la tua vera storia.»
«Oh… ma è una storia vecchia di secoli!!! Devo proprio?? » supplicò Noah.
Ridley sorrise.
«Ricordi? Non mi sono fatta l’oceano con la mia Northern Star in mezzo agli iceberg per trovare un tizio poco loquace… mi avevi promesso che dopo un anno mi avresti raccontato tutto…»
Il ragazzo sbuffò, ciccò una sigaretta e prese il vino da aperitivo… «Prima mangiamo…»
A tavola aveva delle maniere veramente regali…

Dopo un paio d’ore, finito di mangiare, Noah fece girare la sedia e si sedette al contrario, appoggiandosi con le braccia sullo schienale
«È passato un annetto da quando mi hai trovato vero??» Commentò accendendosi una sigaretta.
«Già… proprio oggi è il nostro anniversario…» sorrise il capitano.
«Allora… hai presente il postaccio dove mi hai trovato??»
«Si… ricordo bene... sembrava una cripta… e tu stavi dentro un ghiacciolo blu… eravamo sul lembo di terra più a nord che si conosca, probabilmente l'estremità meridionale di una gigantesca isola.»
«Ecco fatto… arriva il “capitano dei pirati” e smonta una storia secolare di struggimenti e dolore… ghiacciolo BLU!? Quella era una teca di ghiaccio eterno! Roba da incantesimi potenti… non quei trucchetti da prestigiatore che fai tu…»
Ridley gli lanciò un’occhiataccia «…beh non mi sembra che tu adesso faccia la parte di quello col passato traumatico…»
«Ormai non me ne frega più nulla… insomma… non devo essere più re, non devo più badare alla gente, ma sei tu che badi a me… non devo più dare ordini ma eseguirli… insomma… è una pacchia …» sorrise a trentasei denti…
«Cominciamo con le rivelazioni allora??»
«Già! Mai sentito parlare del Regno di Tradnor?»
Ridley scosse il capo… «forse... ma è stato tanto tempo fa...»
«Però, sei parecchio informata! Comunque… la cripta dove mi hai trovato era in realtà una torre… situata al confine più a sud del mio regno, ormai tutto avvolto dai ghiacci.
«Faceva freddo…»
«Già… anche se non vedo cosa c’entri con la storia…» Noah prese una pausa, si grattò il muso per ricordare, in particolare una piccola cicatrice che aveva sotto il mento.
Soffiò via il fumo dal naso.
«Insomma era un regno ghiacciato, dalle case basse e di pietra… il castello era una meraviglia…»
«Wow racconta racconta!»
«Alte guglie… torri che sfidavano il cielo e che svanivano nella nebbia al mattino, luce e ombra a definire pareti diafane e superfici smaterializzate! I tramonti sul bordo del mondo… oppure i tramonti falsi… le giornate che duravano più e più giorni… insomma… non era proprio come vivere qua giù in basso sulla penisola…»
Ridley sorrise cercando di immaginarsi un regno del genere...
«Beh ho fatto il re finché non siamo stati attaccati da un’orda di demoni... i miei soldati erano preparati ma contro i demoni c’era poco da fare… fu una guerra lampo.»
Ridley ammutolì fissandolo con occhi a palla.
«Beh? Che ti prende ora??»
«Cioè… il tuo regno viene attaccato da un’orda di demoni e tu lo dici così… come nulla fosse??»
«E come dovrei dirlo?»
«NON LO SO! DIMOSTRA CHE TE NE FREGAVA QUALCOSA!!» Sbottò Rid.
«Ma non è così! Ero stanco di fare il re!!»
«E li hai abbandonati??»
«NON LI HO ABBANDONATI DOVEVO COMUNQUE PROTEGGERE IL MIO “DUE PALLE” DI POPOLO!!»La voce di Noah fece svolazzare le fiammelle delle candele ormai ridotte a dei moccoli, mentre Ridley si aggrappava al tavolo
«Insomma… ecco spiegato come mai sei così contento di prendere ordini da me… a ogni modo…che demoni erano??»
«Non so che demoni erano, mica sono un mago!!
«Ma come! Ti hanno attaccato in massa! Saranno stati sicuramente guidati da qualcuno che ne so!!»
«E aspetta, ora ci arrivo… allora… ah…ecco! Alla fine sono dovuto scendere in campo a farli fuori io perché esercito e generali erano tutti incapaci… e ne ho fatti fuori un bel po’… così che alla fine è arrivato tipo il loro capo…»
«Ecco questa è la parte che voglio sentire meglio… avanti racconta racconta!!» esortò Ridley sistemandosi sul letto agitata.
Noah si grattò di nuovo la testa… «ho l’impressione che quando inizio a raccontare storie tu regredisca allo stato fetale…»
Ridley si raggomitolò nelle coperte e lo guardò storto.
«Continua ufficiale!» comandò.
Noah mandò giù un malloppo in gola.
«Era un tizio abbastanza grosso… piantato, capelli bianchi corti dai riflessi azzurri, spallacci e avambracci... a ogni modo anche se sembrava umano era chiaramente un travestimento del cavolo perché era vestito troppo leggero per andarsene in giro per il mio regno... insomma... col freddo che faceva… era un demone…»
Ridley tossicchiò incerta se essere divertita o atterrita dal racconto.
«E ti ha detto come si chiamava??»
«Boh… non ricordo esattamente… ricordo qualcosa con che aveva a che fare con “ghiaccio”… "nevischio"... "brina"…»
«Brynard il Signore dei Ghiacci! Il Demone Sovrano della Guerra!!»
«Si proprio lui!» constatò Noah sorridendo e battendo il pugno sulla mano aperta.

… erano passate lunghi minuti...
«Capitano? Che ti prende?? È parecchio tempo che stai lì immobile senza dire una parola… e poi non stai dormendo… sei con gli occhi aperti ridotti a un puntino e respiri a bocca aperta…»
Noah cercava di scuotere Ridley.
«TI SEI SCONTRATO CON BRYNARD E SEI ANCORA QUI PER RACCONTARLO??»
«Beh certo! Di chi ti credi che è questa spada? Dell'uomo delle nevi??» Fece vedere a Ridley l’altra spada che non sguainava mai, quella classica non la katana.
«Vuoi dire che quella è di Brynard ??»
«Beh non è proprio quella che usa lui… però si… è sua…»
«Come diavo-»
«Zitta fammi raccontare toh!» Così dicendo passò a Ridley degli alcolici per farla riprendere…
«Allora… praticamente l’ho sfidato a duello per decidere le sorti del mio regno senza altri spargimenti di sangue… solo che ha vinto lui e il regno è stato distrutto.»
A Rid cascò la mascella.
«Cos… ma… il regno… ehm…. e… ha vinto lui e tu sei vivo?»
«Beh si… alla fine del duello si era infervorato… ha detto che non aveva mai incontrato un umano con riflessi e forza come li avevo io. Ha detto che ero un mostro…»
«Ehm… e… e allora?»
«E allora mi ha proposto di diventare suo sottoposto…»
«COSA? SEI UN DEMONE??»
«NO CHE NON LO SONO! GLI HO DETTO CHE SI POTEVA ATTACCARE!!»
Nel dirlo Noah fece il gesto dell’ombrello con impeto teatrale…
«E allora?» incalzò Rid mentre cercava d'issarsi sul letto dal quale era caduta tirando le coperte…
«E allora mi ha detto comunque che adesso lui doveva distruggere tutto… mi ha regalato una spada forgiata da lui come ricordo del combattimento e poi mi ha messo nella teca dicendo che prima o poi ci saremmo rincontrati…»
Ridley era svenuta…

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