Quindicesimo Episodio: The Wreckoning  


MusicPlaylist
MySpace Music Playlist at MixPod.com

Una timida melodia di violino risuonava quella sera sulla nave. Dante era di vedetta in cima all’albero maestro.


«Davvero hai vissuto tutte queste cose??» Domandò entusiasta Teiris…
«Ehm…beh si… credo sia il mio mestiere…» rispose Coral un po’ imbarazzato…
«Secondo me sono tutte balle…» apostrofò da lontano Wein, era sdraiato con una paglia fra i denti, le braccia incrociate dietro la testa. Stavano facendo una pausa… e quei due ancora non avevano smesso di chiacchierare…
«Ehi amico? Tu che la conosci bene… in che cosa ho sbagliato con lei?»
domandò il ragazzo dalle orecchie a punta al somaro.
L’animale lo guardò e sospirò.
«Esattamente cosa conosci di Astea tu che sei uno storico?» domandò d’un tratto Teiris.
«Ecco… non so nulla di Astea… il suo nome è famoso… ma in pratica non esistono notizie realmente fondate su di lui… anzi… ti dirò di più… avevo anche iniziato a dubitare che questo personaggio esistesse davvero…»
«Si, ma qualcosa saprai…»
«Beh si… gli Ingram di Shaen erano due… probabilmente un uomo e una donna…»
Teiris aguzzò lo sguardo…
«Già… erano in due ma credo fossero fratello e sorella…si dice che abbiano compiuto grandi imprese insieme…» proseguì « tutto però circondato da leggenda, come la leggenda della Collina d'Acciaio... o il massacro di Samirien e qualcos'altro di più piccolo... altro non saprei... comunque tutti avvenimenti risalenti a circa trecento anni fa...»
«Veramente strano vero? Li conoscono tutti ma nessuno sa qualcosa di loro… solo qualche leggenda… per di più così antica...»
Wein si alzò in piedi.
«Riprendiamo il viaggio?»
«Ehm… beh si… andiamo…» disse Coral tirandosi in piedi.
Teiris fece per alzarsi ma si fermò a riflettere… «E tu Wein? Non ne sai nulla di Astea?? Sembri pieno di risorse…»
Wein scrollò le spalle.
«Mai sentito.»


«Bene gentaglia io non piaccio a voi e voi non piacete a me ma ogni tanto dovrò pure parlarvi no? Merda, vomiterei l’oceano se potessi evitarlo!»
«Andiamo buffone! Sei la nostra mascotte!!» gridò qualcuno dalle retrovie.
«SEEEEEEEEEE!! » risposero gli altri in coro.
«Ti ho sentito Tull! Brutta sgualdrina ubriacona che non sei altro!»
«BWHAHAHAHAHAHAH!!» rispose di nuovo in coro l’equipaggio.
Ridley ridacchiava cercando di mantenere un po' di contegno.
«Ah, mi fate schifo! Puzzate così tanto d’alcool che non posso più fumare quando ci siete voi in giro! Ubriachi come siete sicuramente non avrete visto il nuovo arrivato vero??»
Altre risate e rumore di boccali… «sii l’abbiamo visto Noah! Ma è un uomo o una donna!??»
«BWHAHAHAHAHAH!!» Altre grasse risate…
Ridley ebbe un tic al sopracciglio. Anche Dante ebbe un tic al sopracciglio destro… appollaiato di vedetta in cima all’albero.
«Non lo so e non lo voglio sapere!!» rispose Noah suscitando un altro coro di schiamazzi...
Dante mosse lentamente il capo scrocchiando il collo…
«Ma ora è uno dei nostri!» proseguì Noah «vedete? È quel corvaccio che sta strimpellando quel mandolino lassù!»
L’equipaggio tirò il naso all’insù e qualcuno andò lungo disteso… ce ne fu addirittura uno che cadde in mare…
«NON E’ UN MANDOLINO E IO SONO UN DRAGO MASCHIO!!» gridò Dante dall’alto.
«Certo certo! Avanti suonaci qualcosa zietta!!!» gridò uno che prese ad arrampicarsi sull’albero per andare a dare il benvenuto..
«Che feccia nauseabonda… non credevo che Ridley si circondasse di gente del genere…» mormorò Dante mentre metteva via il violino… poi qualcosa sui suoi occhiali tondi scintillò.
«Una nave! È un vascello di Ithos!!» gridò dall’alto. Poi, in una manciata di secondi, quello che riuscì a vedere da lì ebbe dell’incredibile.
Quella sudicia massa di ubriaconi volgari e disgustosi si trasformò in un equipaggio affiatato e competente.
Ridley fece apparire magicamente in mano un cannocchiale e dopo aver sbirciato un po’ prese fiato e gridò.
«Barra a dritta! Spiegare le vele, Shepard, al timone. Noah, guiderai l’arrembaggio. Tutti gli altri ai posti di combattimento!»
Sembravano uno stormo di uccelli in volo sincronizzato, in pochi istanti il ponte si svuotò di bottiglie, barili e gente ubriaca, tutti erano lucidi e pronti, le vele si gonfiarono raccogliendo la brezza serale, Shepard al timone con una manovra spericolata virò di novanta gradi, Ridley richiamò i suoi poteri e scatenò contro le vele una folata di vento che fece ondeggiare Dante con tutto l’albero.
«Noah! Stregoni?» domandò la donna.
Il ragazzo aguzzò la vista… dove Ridley era arrivata col cannocchiale lui arrivava senza aiuti…
«Sembra di no… sembra anche abbastanza vuota!»
Dante guardò in basso e poi verso la nave… come diavolo faceva Noah a vedere fin laggiù??
Mise mano al cannocchiale… dopo qualche istante Ridley lanciò in aria un globo di luce, la nave era ridotta a un rudere… due alberi erano spezzati… un tempo doveva essere stata una grande nave… le vele erano strappate e non sembrava esserci nessuno a bordo…
«Sembra deserta!» gridò.
Un brusio prese a serpeggiare fra i membri dell’equipaggio… che rimasero comunque concentrati.
Shepard guardò Ridley.
«Capitano…»
«Capo… potrebbe essere la nave fantasma di cui si fa un gran rumore da queste parti…» disse Noah grattandosi la cicatrice sotto il mento.
La ragazza sorrise «una nave fantasma…»
passarono alcuni istanti.
«Aggiriamo l’ostacolo, non andremo all’arrembaggio per ora…»
La nave iniziò le manovre ma improvvisamente Dante e Noah gridarono insieme «È sparita!!»
Ridley si voltò verso la nave ma il globo di luce venne dissolto.
Il mare prese a ribollire di strane creature, ombre e figure allungate scorrevano poco sotto il pelo dell’acqua… e una strana nebbia si diffuse tutto a un tratto.
Le voci dell’equipaggio si fecero più forti per poi cessare del tutto.
Ridley si voltò di scatto e vide la nave fantasma riapparire dal nulla a babordo per puntare dritta verso di lei, pronta a speronare.
«Merda!» gridò Ridley «Shepard!! A babordo!!»
« È impazzita!» sibilò Dante, «dobbiamo virare per schivarla non andarle incontro!»
Shepard non se lo fece dire due volte e puntò verso la nave.
Nei pochi istanti di manovra in cui le due navi si avvicinarono scese un silenzio di morte sulla Northern Star. Gli sguardi impauriti dell’equipaggio fissarono le orbite vuote della nave apparire dal nulla e svanire portando con loro chissà quali segreti. Gli alberi rotti, nessuno al timone… eppure si muoveva…
Il rumore del mare, le onde sulle due chiglie… e il lamentarsi delle vele e del legno. Le due navi si oltrepassarono passando a non più di qualche centimetro l’una dall’altra.
L’oscurità della nave fantasma sembrò indebolirsi per un attimo…
«Shepard! Barra a dritta Usai! Lascia due mani di terzaroli!»
Ma la nave fantasma dopo aver mancato la collisione riapparve di lato alla Northern Star e, come tante dita, numerosi ponti l'afferrarono. Ancora nessuno all’interno della nave.
«Provano l’arrembaggio!» gridò Ridley.
«Si ma chi!!» ribatté esasperato Noah «E come diavolo hai fatto a schivare quella nave andandole contro??»
«Semplice! Per una nave grossa come la loro correggere la rotta per uno speronamento non è per niente facile, tenendo conto della velocità delle due navi ho modificato la loro rotta di collisione con velocità doppia a quella che avrei ottenuto con una manovra evasiva. E poi… non era questa la mossa che si sarebbero aspettati.»
«Ma chi!!»
«I fantasmi Noah!!! Ma non ci vedi??» esclamò uno dell’equipaggio.
Adesso li sentiva, erano a centinaia… su quella nave.


Era sera… c’era meno caldo adesso… e la foresta aveva lasciato il passo a una serie di scoscesi crepacci.
«… ecco… attento… qua attento a dove metti i piedi o cadrai di sotto…» continuava a dire Manoa..
«Beh tanto… anche se cado…»
«Giusto! Facciamo una prova!»
«No! Aspet-!» Manoa diede un bel calcione ad Astea che rovinò giù nel crepaccio con un urlo soffocato dai venti che spiravano dal basso.

Un paio d’ore dopo Manoa lo aveva raggiunto. Astea se ne stava seduto a gambe conserte in fondo alla scarpata. Non un capello fuori posto… anzi…dormiva…
«Astea??»
«Mmmh… si?» Il ragazzo si svegliò con un enorme sbadiglio…
«Come diavolo hai fatto a non farti nulla? Ti sarai almeno strappato il vestito no?»
«Boh… sono cieco… non so se sono stropicciato o altro… e comunque mi hai fatto male…»
Manoa aguzzò la vista in cerca di qualche segno della caduta… «beh te lo dico io, non hai nulla… sembra che tu abbia planato fino a qua…»
«Non sono planato…»
«Forse ti rigeneri?»
«CHI LO SA?!» Astea prese l’alabarda.
«Ah la mia ALABRARDA!!»
Si era piegata ad angolo acuto nella caduta.
Toccò il manico per vedere quanto era storta… poi la raddrizzò con le mani. Di fronte a Manoa ammutolita.
«Cosa facevi prima di diventare cieco? Il fabbro o il fenomeno da baraccone?»
«Cercavo di sopravvivere…»


E così Enid gli aveva affidato un’altra missione. Stavolta doveva essere più facile… per lo meno non c’era di mezzo Dante Reznor... doveva seguire Teiris Lephrea Kursh … non capiva ancora chi fosse il tizio dalle orecchie a punta che si era presentato come Swhishfalfe o qualcosa del genere…
La ragazza era umana… ma sentiva in lei scorrere la magia a fiumi… intorno a lei c’era un potenziale magico simile a una sorta di calma prima della tempesta… come un fiume che rallenta il corso prima della cascata… gli dava una strana sensazione. Il ragazzo invece non era un elfo…e nemmeno un umano. Forse era un drago… la cosa che più lo aveva stupito era il modo in cui aveva sconfitto il demone del pugnale... aveva studiato quell’espediente per farsi aiutare e poi salvare Teiris… ma a entrambe le cose aveva pensato Wein… con poche frecce scoccate da quella balestra e alcuni movimenti aggraziati.
«Oh bello sguardo…» lo chiamò Wein, «che ne dici di accamparsi per la notte? Più oltre cominciano le “Ferite di Sadon”, una serie di crepacci e sentieri impervi… non mi pare il caso di attraversarli di notte...»
«Uhm… beh si come volete voi Signor Swishflafe, io non sono stanco…»
«Chiamami Wein» tagliò corto il ragazzo.
La ragazza li guardò. Dei tre il più stanco era il somaro che non portava pesi eccessivi…
«Beh credo che per il somaro i crepacci non saranno proprio una passeggiata… meglio fermarsi qua…»
Wein prese a montare la tenda aiutato da Coral. Teiris invece era andata a lavarsi a un ruscello poco vicino.
«Carina la ragazza vero??» iniziò Wein.
«Beh… immagino di si…» gli rispose il demone.
«Beh… non farti strane idee… l’ho vista prima io»
Coral guardò Wein non capendo bene a cosa si riferisse… voleva ammazzarla e farla soffrire lui per primo? O forse portarsela a letto?
«Beh… io sono qua per Astea non per la ragazza…»
«Già... quando troveremo questo Astea… cosa intendi fare?»
«Credo che gli farò qualche domanda per vedere se è veramente lui… poi lo seguirò… sono personaggi come lui che fanno la storia in questo mondo…»
«Humpf… passami quel picchetto» Coral passò a Wein un piccolo chiodo di ferro per fissare i tiranti della tenda. «Non credo che sarà di buon umore quando lo incontreremo…» sussurrò fra sé e sé.
«Come??»
«Niente… parlavo da solo...»


Il silenzio era calato sulla nave con la stessa velocità di un’ombra in montagna.
Poco a poco dalle nebbie sulla nave presero forma centinaia di guerrieri scheletrici armati di tutto punto…
Dante volteggiò dall’alto dell’albero maestro e atterrò sul ponte della nave come un gatto, vicino a Ridley.
«Cosa si fa capitano?» domandò sorridendo di fronte a quello spettacolo che in qualche modo solleticava le corde del suo gusto.
«Bah… che vomito di panorama... tutti scarnificati e senza pezzi, tutto semi distrutto… » commentò Noah a voce alta. Dante gli lanciò una occhiata di compatimento.
«Credo che ormai siamo obbligati allo scontro…» sentenziò la ragazza, poi alzò un braccio in direzione degli scheletri. « Ciurma! Pronti alla battaglia!»
Un rumore di spade che si sguainavano e poi nuovamente silenzio.
«Noah…»
«Certo capo.»
«Tull, Jael, Tyron, Yugo e Rygar! Ognuno se ne prenda sette e si disponga su ogni passerella.»
Noah prese a dare ordini con sicurezza, gli era bastata una rapida occhiata per valutare la battaglia e iniziava a disporre i vari manipoli nei punti più nevralgici…
Lui si dispose da solo sulla passerella al centro.
«Avanti… fatevi sotto “cosi dalla mascella cedevole”…» sibilò mentre la mascella di uno di quelli che aveva più vicini scivolava via dal cranio e cadeva a terra dissolvendosi nella nebbia.
Tossicchiò.
La tensione era alle stelle quando dal timone della nave scese le scale semidistrutte una figura più alta degli altri.
Indosso portava un’armatura con uno stemma ormai sbiadito e irriconoscibile, una spada arrugginita dall’elsa che un tempo probabilmente splendeva di luce propria. Il tizio emanava una strana luminescenza.
«A me non li dai gli ordini Noah?» chiese Dante che era rimasto al fianco di Ridley..
«A te no tizio col cilindro, vedo che ti sei già disposto bene…»
Lo scheletro che sembrava il capitano della nave fantasma si fece strada fra i suoi compari passando loro attraverso e arrivò davanti alla passerella centrale a fronteggiare Noah.
L’ex-re sguainò la katana e tenne una mano sull’altra spada.
«Cominciamo?»
Lo scheletro sembrò avere una indecisione…
«…ma tu sei Noah!?» sibilò una voce metallica che sembrava venire da chissà quali profondità.
Noah lo fissò bene. «Possibile che…»
«Re Noah! Quanto tempo!»
«Che mi venga un colpo se tu non sei il vecchio Dyon!» esclamò Noah passando a lunghi passi sulla passerella e arrivando sulla nave fantasma.
Tutti, scheletri e pirati si bloccarono increduli per poi abbassare le armi.
In poco i due si abbracciarono… ehm… in effetti Noah abbracciò la figura che si sfocò e si disfece intorno a lui per poi tornare visibile.
«Ah vecchio Dyon quanto tempo!!!»
«BWHAH mio re questa si che è una sorpresa! Attento!! Non respirarmi che sono inconsistente!!»
«Oh si scusa!!» rise Noah inguainando la katana e mettendo mano all'astuccio delle sigarette.
«Mi vuoi spiegare chi è questo tizio??» sibilò Ridley mentre si reggeva al timone della nave aiutata da Dante…
«Lui è Dyon Synolis l’ammiraglio della mia flotta ai vecchi tempi! Un vecchio lupo di mare che ne ha viste tante… ancora a caccia di calamari giganti??»
«Come no Sire!! Perdoni se ho issato la bandiera di Ithos ma la sua non la riconosceva più nessuno!!!»
«BWHAHAH! » Scoppiarono i due a ridere insieme…
«Questa è bella…» sorrise Dante.
Quella notte ci fu una grande festa su entrambe le navi... scheletri che si ubriacavano con pirati, pirati che fumavano con gli scheletri… risse fra umani e scheletri che finivano senza morti… una strana serata… e Noah e Dyon che andavano in giro uno col braccio sulla spalla dell’altro, ondeggianti… mezzi ubriachi a canticchiare vecchie canzoni sconce per le navi…


La mattina seguente Manoa e Astea erano usciti dalla Ferite di Sadon e s'incamminarono per un tratto pianeggiante in direzione del confine.
Era mezzogiorno e i due si erano fermati per orizzontarsi… beh diciamo che Manoa si era fermata, Astea adesso era in stand by vicino a lei ed evitava movimenti superflui, essendo ancora convinto di camminare per sentieri impervi e scarpate.
«Manoa?»
«Aspetta ora sto cercando di capire dove siamo…» la ragazza trafficava con strani aggeggi e mappe…
«Manoa?»
«Non puoi aspettare un attimo??» ribatté stizzita.
«Manoa ho caldo…»
«Che lagna che sei… se hai fretta di morire che te ne frega del caldo?»
«Si ma il caldo non mi uccide... mi da solo fastidio… mi brucia…»
«Ti brucia? Ok che fa caldo ma…» Improvvisamente avvertì anche lei il calore… non era il calore del sole… era qualcosa di più.
Spostò lentamente gli occhi notando come dal suo orecchino splendente una lingua di raggi solari riflessi fosse andata a finire su Astea… incendiandolo.
«OH CAVOLO VAI A FUOCO!!»
«PORCO GALDER VADO A FUOCO!!» ribatté esasperato Astea.
Senza saper bene dove andare, dimenticandosi dei presunti crepacci e di Manoa, prese a fuggire senza mèta per la pianura come una torcia umana col cappello in fiamme.
Manoa lo inseguì.


L’ubriacatura generale si era conclusa coi primi raggi dell’alba. Gli scheletri avevano iniziato a svanire e presto sarebbe svanita anche la nave...
Venne il momento dei saluti.
«Allora vecchio Dyon… è un addio… mi ha fatto piacere rincontrarti…»
«Già… anche io sono stato contento sire… o forse dovrei chiamarti Noah... non se ne parla di tornare ad essere il nostro sovrano?»
«Io sovrano VOSTRO?? COL CAVOLO! Mi sono stancato di avere gente sotto di me e di dare ordini!!!»
«BWHAHAHAHAHAH!» Tutti e due scoppiarono a ridere.
«Ma si tanto non avremmo potuto! Siamo sotto il comando della Morte!»
Noah sembrò non capire bene a cosa si riferisse il compagno…
«Ah e che tipo è?»
«Una sventola! »
«MYUAHHAHAHAHAHAHA» ripresero i due abbracciandosi per l’ultima volta.
Quando la luce arrivò anche dove erano loro, Dyon Synolis ammiraglio della flotta reale di Tradnor svanì nella nebbia lasciando solo Noah.
«Vecchio lupo di mare…» sospirò Noah avviandosi verso le sue stanze.
Barcollava.
Ridley gli venne incontro.
«Sei sicuro di avermi raccontato tutta la verità? Sembravi in buoni rapporti con quel Dyon…»
«Già… quando è morto mi sono incavolato…»
Ridley lo guardò incedere con passo insicuro sotto coperta.
Dante apparve accanto a Ridley.
«Complimenti per l’equipaggio “capitano”… sembravano una massa di zotici incapaci ma invece devo riconoscere che sono preparati…»
«Già… siamo una buona squadra…»
Dante poi cambiò tono per assumere quello di una richiesta formale, «col vostro permesso ora andrei a dormire…»
«Va pure…» disse la donna «mi fa uno strano effetto darti degli ordini…»
«E a me riceverli… a ogni modo tieni al guinzaglio il tuo giocattolo…»
«Parli di Noah? Nessuno può tenerlo al guinzaglio, nemmeno tu.»
Dante si strinse nelle spalle sorridendo, poi fece un mezzo inchino e girò sui tacchi.
Ridley rimase per un attimo sola sul ponte… bottiglie cartacce e schifezze ovunque…
«E ORA CHI LO PULISCE QUESTO CASINO
Due o tre uomini corsero verso di lei.


Si reggeva al muro per non cadere. Il corridoio lo conteneva appena in altezza, la faccia non era delle migliori.
Quando fu a pochi passi dalla porta improvvisamente i suoi occhi zampillarono intorno alla ricerca di qualcosa e nello stesso istante afferrò le due spade al contrario come pugnali, le sfilò e in torsione verso destra le conficcò nel muro alla distanza di non più di quindici centimetri l’una dall’altra.
«Chi diavolo sei?» Non vedeva nulla… ma qualcosa c’era sotto le spade… ne era certo.
«Perché ci tieni tanto a saperlo e non mi hai ucciso prima?»
«Non so… magari eri un altro tizio stupido col cilindro che bazzicava da queste parti… che ne so io se sa rendersi invisibile o cose simili…»
«Beh non sono un uomo come potrai capire dalla voce…»
«Già… non sembri essere lui… anche se non sono ancora del tutto sicuro che pure LUI sia un uomo…» Noah sé ne stette un po’ a riflettere, poi concluse con un sorriso «a ogni modo avete voci differenti…»
Anche dalla voce venne qualche rumore di risa.
«Sei simpatico.»
«E tu sei vicina alla morte…»
«Credo che io possa dire lo stesso di te.»
Improvvisamente nella mente di Noah qualcosa si collegò facendosi strada fra i neuroni ubriachi.
«Sei TU la Morte?»
Ancora un sorriso appena accennato.
«Bravo Noah.»
Il ragazzo serrò la presa sulle spade.
«Se ti uccidessi cosa succederebbe nel mondo?»
«Oh… per un po’ di tempo ci sarebbe un bel po’ di confusione… poi il mio capo rimetterebbe a posto le cose…»
«Confusione tipo gente che viene tagliata in due ma continua a vivere??»
«Beh si… oppure gente che muore ma dopo la morte non va da nessuna parte e inizia a vagare per il mondo…»
«Come i miei amici di prima…»
«Già…»
«Esattamente cosa vuoi da me? Insomma… se sei venuta qui vorrai uccidermi… non credo tu abbia tempo da perdere no? Quindi forse dovrei far scattare le spade e tagliarti la testa prima che tu inizi a svolgere il tuo lavoro…»
«Ragionamento impeccabile… peccato che le cose a questo mondo non vadano sempre secondo logica… a esempio tu sei un uomo ma tecnicamente hai vissuto più di trecento anni… non ti sembrerebbe il caso di morire??»
«Eh no cocca! Sono stato chiuso in un ghiacciolo blu per un sacco di tempo perciò quegli anni di mezzo non fanno testo!!»
«Oh suvvia non te la prendere… non sono qui per te… sono qui in missione ma non sei tu l’osservato speciale…»
«Non ero io ma volevi vedere che tipo ero…»
«Già…»
«Beh mi piacciono le persone curiose… andiamo… entra… se vuoi rimanere invisibile fai pure… magari sei brutta o mostruosa che ne so… magari hai la bella voce ma sei tipo “teschio col cappuccio e la falce”»
Etrom ridacchiò ancora.
Noah tolse le spade dal muro e le rimise nel fodero. La spada di Brynard non aveva reagito in nessun modo. Sembrava una comunissima spada dall’elsa lavorata secondo motivi glaciali.
Quando il ragazzo fu davanti davanti alla porta della sua stanza mise i piedi paralleli e vicini con attenzione… poi continuando a ondeggiare inserì la chiave, la fece girare nella toppa ed entrò.
«Per Shagrath!» esclamò Etrom divenendo improvvisamente visibile alla vista di tanta puccettolosa roseità conigliesca.
Noah si voltò di scatto sentendo l’esclamazione e si ritrovò davanti, stavolta visibile, una donna dalle superbe fattezze, appoggiata allo stipite della porta per non cadere; era una figura dai lunghi capelli blu che ricadevano da sotto un cappello simile a quello dei giullari, occhi rossi come il fuoco, un fisico da capogiro ben poco vestito di fasce e anelli viola e blu. I teschi cornuti che ornavano il cappello da giullare, facevano da spallacci per la corta giacca che indossava e gli altri più piccoli che ricadevano come orecchini non erano per nulla rassicuranti...
Non c'erano falci in giro anche perché in quel corridoio sarebbero state di impaccio.
Il ragazzo ebbe un leggero tic al sopracciglio.
«Sei veramente affascinante come diceva il vecchio Dyon…»
Etrom scosse la testa… poi il ragazzo si accorse che l’entità sembrava iniziare a star male…
richiuse la porta.
«Qualcosa non va?»
«Si… quella STANZA... come fai a viverci dentro?»
« È stupenda! È perfetta! La vuoi sapere una barzelletta? C’è un coniglio rosa che saltella intorno a un buco canticchiando ventisette! Ventisette! Ventisette!! A un certo punto gli si avvicina una bambina dai capelli biondi e il vestito blu…» Noah serrò le mani e strinse gli occhi per continuare la descrizione «si insomma… quella DANNATA Alice» sospirò «quella smorfiosetta gli si avvicina e chiede “perché fai così?” E così il coniglio le da un calcio e la fa cadere nel buco, l’urlo di Alice interrompe la sua cantilena fino ad uno schianto simile a una bistecca marcia che cade dall’albero maestro sul ponte… a quel punto il coniglietto rosa batte le sopracciglia setolose e ricomincia a saltellare intorno al buco canticchiando: Ventotto! Ventotto ! Ventotto!!»
Noah scoppiò a ridere di una risata non del tutto normale… le iridi adesso leggermente più piccole.
Etrom si ritrovò con le spalle al muro, si era involontariamente allontanata di qualche passo da quel tizio di un metro e novanta non propriamente sano di mente che era riuscito a individuarla in quel posto nonostante la sua invisibilità e che ora rideva istericamente…
Abbozzò un sorriso anche lei… in fondo la barzelletta non era male… ma che c’entrava Alice?


Coral aiutava Teiris a scendere per i crepacci. Wein aiutava il somaro.
Coral andava a prendere l’acqua per permettere a Teiris di lavarsi. Wein andava a preparare da bere al somaro.
Teiris si faceva raccontare le storie da Coral. Wein si lagnava col somaro.
Ma Wein aveva anche visto Coral sparire dalla circolazione quella notte... aveva tentato nuovi approcci con la ragazza ma aveva rincontrato la chiave d’oro.
Brutti tempi per Wein Swiftblade…
Fu verso la sera del giorno dopo che finalmente all’orizzonte scorsero due figure. Una era inconfondibile agli occhi acuti di Wein. Era un tizio col cappello da strega, manto nero e un’alabarda gigantesca fissata dietro la schiena. Il ragazzo dalle orecchie a punta sospirò.

previous
index
next