| Diciassettesimo Episodio: Hearattack in a Layby |
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| «Capo
lincantesimo si sta
affievolendo
potrebbe ripristinarlo??» Domandò Noah a Ridley «... Certo Però è strano che si stia già esaurendo » Ridley lanciò un incantesimo del gelo su Noah, la sua casacca sembrò illuminarsi per poi assorbire la magia. «Grazie capo iniziavo ad avere caldo » Ridley scosse la testa. Uscendo Noah incontrò Dante Lo fissò storto, per poi superarlo. «Che tipo di incantesimo gli hai lanciato?» «Un incantesimo di ghiaccio ehm vedi... quella casacca che porta addosso glielho fatta io su misura o meglio... quello è il vestito con cui l'ho trovato ma ho dovuto modificarlo in modo che potesse assorbire incantesimi del ghiaccio... per rimanere gelido. Ecco quelle sono le uniche temperature che Noah sopporta altrimenti ha caldo e comincia a diventare intrattabile » Stavolta fu Dante a scuotere la testa. «Ogni giorno un'assurdità diversa » Teiris stava cercando di riattaccare l'avambraccio troncato a Wein. Stava usando un potente incantesimo di guarigione per sperare di riattaccare larto. I filamenti, tendini ed ossa sembrarono cercarsi per poi andarsi a ricongiungere con uno strano rumore di arbusti e foglie che scorrono le une sulle altre. «Credo che ora tu ci debba qualche spiegazione » commentò Manoa, «sei fortunato a essere ancora vivo.» Poi fissò Coral «e quel moccioso chi è?» Coral ebbe un sussulto in effetti era un moccioso era nato da pochi giorni ma dallaspetto sembrava un ragazzo di una ventina d'anni insomma non era un moccioso! «ehm... s... sono Coral, uno storico » biascicò dopo essere stato chiamato in causa. «Piacere, io sono Manoa e tu sei nei guai.» «Fate silenzio o non riuscirò a concentrarmi » li zittì Teiris. Dopo qualche minuto Wein smise di sudare freddo, loperazione sembrava riuscita. Provò a muovere la mano «...sento dei formicolii... grazie Teiris ti sono debitore » ringraziò. «A dire la verità non siamo ancora pari ti devo ancora un favore » rispose la ragazza sorridendo Wein si grattò la testa nervosamente ancora non le aveva detto che lui non centrava nulla col suo salvataggio dallo Wyrm.. Coral li fissò, perché Wein assumeva una faccia ebete ogni volta che guardava Teiris? E Manoa invece? Sembrava come indispettita dal fatto che i due fossero legati da favori ci mancava pure che il somaro s'inserisse fra i tre «Coral, Manoa e anche Teiris quel tipo era Astea e io ero un suo vecchio amico » «Lo conoscevi?» incalzò Teiris. «Non proprio conoscevo qualcuno col suo stesso nome molto tempo fa lAstea Ingram di Shaen delle fiabe. Leroe. LAstea di adesso quello non lo conosco.» «Cosa significa? È cambiato? Da quanto lo conosci? Raccontaci di lui!» lo incitò Manoa. «Adesso non è più in sé, se lo è mai stato, ed è anche colpa mia.» Coral Teiris e Manoa attesero che Wein continuasse con la storia ma il ragazzo non lo fece. «Cosa ci dici dellaltro Ingram di Shaen? Cosa gli è successo? Perché Astea reagisce così? E perché tu non hai reagito?» riprese Teiris ma Wein rimase silenzioso. Non avrebbe detto unaltra parola. Si alzò e si allontanò di una ventina di passi, poi si sedette e se ne stette da solo. Il somaro andò li per consolarlo Wein gli carezzò un po' il muso, poi anche il somaro se ne andò. Teiris guardò Wein poi corse nella direzione in cui Astea era scappato, senza nemmeno trovare il tempo di presentarsi a Manoa. L'elfa dal canto suo si sedette per poi finire supina con le mani dietro la testa. «La mia magia non gli ha fatto nulla o quasi» disse Coral. Teiris concentrò intorno a sé le proprie energie e lo spazio sembrò come curvarsi distorcendo la sua figura, poi con un boato la ragazza partì ad una velocità impressionante nella direzione di Astea. Lo raggiunse dopo qualche minuto, il ragazzo correva a una velocità soprannaturale in quella pianura. Schivava rocce, alberi, cespugli, o semplicemente li polverizzava. Gli occhi non riuscivano a cogliere bene il suo movimento, certe volte sembrava quasi serpeggiare fra gli ostacoli come una scia nera. Dopo un po Astea di fermò. Solo, in una piana sterminata, sterpaglie e nuvole. Stringeva ancora lalabarda con forza, aveva il fiatone, sussultava. Poi alzò al cielo lalabarda e urlò come nessun umano avrebbe potuto fare, scatenando intorno a sé unonda durto. Impugnò larma a due mani e poi la fece ricadere con violenza a terra una, due, tre volte, aumentando ancora lurlo. Larma increspò la terra e scavò un cratere lungo diverse centinaia di metri e del quale non si vedeva il fondo. Lei atterrò a una ventina di metri da lui in quel momento. La guancia le bruciava ancora, ma non era stato certo un colpo scagliato con tutta la forza. Astea sembrò non accorgersi di lei, si avvicinò. Aveva dei passi leggeri. Quando gli fu a non più di un paio di metri lui si girò. Rideva, ma non era il sorriso folle di qualche istante fa. Rideva di disperazione e lacrime segnavano il suo viso. «Ciao Teiris disse » con una voce tremante. La ragazza aveva paura paura per se stessa e paura per lui. Astea lasciò lalabarda, poi si lasciò cadere in ginocchio. Teiris cadde in ginocchio con lui e l'abbracciò al volo prima che cadesse a terra. Il ragazzo prese a singhiozzare più rapidamente e altre lacrime contnuarono a scendere. Sussultava ancora di più. Non sapendo cosa dire lei lo strinse forte. «Va va tutto bene adesso » provò dopo un po Teiris. «Pe perché perché non sono stato ucciso?» sussurrava lui. La ragazza lo strinse ancora più forte, come se volesse impedirgli di parlare, lui era quasi inerte continuava a piangere e a dire quelle parole. Wein era rimasto silenzioso. Manoa fissava le nuvole scorrere sopra di lei. Dopo un po si ricordò di Coral. «Vattene via ragazzo non è una storia che ti riguarda questa » gli disse. Coral smise di prendere appunti o di fingere di prenderli sul grande libro che aveva tirato fuori dalle maniche. Con un dito si sistemò gli occhiali sopra il naso e annuì.. «Credo che abbiate ragione signorina Manoa » La ragazza si voltò a guardarlo. Ma lui non cera più, era svanito nel nulla. «Vuoi dirmi chi sei Wein?» «Sono un Drago Occulto » Manoa sussultò, Seiphen Lun i suoi scagnozzi e Dante Reznor «Sono un Drago Occulto e sono molto vecchio, un drago che ha tradito chi credeva in lui, che ha ucciso i suoi migliori amici, la donna che amava e che ha condannato il suo popolo...» Manoa gli si sedette sopra afferrandolo per il bavero. «Basta con le frasi ad effetto da bello e tenebroso! Dì qualcosa di chiaro una volta tanto!» Wein la guardò con fare assente, il volto di Manoa era una smorfia di dolore. «Io, Astea e sua sorella eravamo una squadra. E combattevamo i demoni.» Manoa lo lasciò andare «Una squadra? Perché nelle leggende non si parla di te?» «Io agivo nellombra e li aiutavo ogni tanto eravamo forti i migliori la sorella di Astea non era potente come combattente ma aveva un potere che era la chiave dei nostri combattimenti. Riusciva a risucchiare il potere dei demoni ad affievolirlo in pochi istanti.» «Ma un giorno ricevetti una profezia. Se avessi combattuto con loro lo scontro successivo, loro sarebbero morti.» «E tu cosa facesti?» «Semplice, mollai tutto.» «Desti retta alla profezia?» «Si e in effetti nessuno dei due morì quel giorno. Anche se forse sarebbe stato meglio così » Lo sguardo di Wein adesso era colmo di una disperazione dignitosa e controllata, erano lontani gli occhi volpini di quando adocchiava una bella donna. Manoa lo lasciò andare e si appoggiò allindietro con le mani. «Non dire altro. Non dirmi altro ti prego.» «Noah credo che ieri qualche scheletro ubriaco mi abbia semidistrutto la porta fortuna che non ero in camera » «Cavolo! Sono mortificato quando rivedo quel vecchio Dyon mi sentirà lui e i suoi amici dalla mascella cedevole tutto bene Rid?» chiese poi Noah notando qualcosa di strano nell'atteggiamento della donna. «Si si, quanto alla porta, fa niente dai in fondo è stata unesperienza strana non credo mi ricapiterà mai più di fare bisboccia con degli scheletri per giunta del tuo regno » «In effetti ci siamo divertiti vero capo?» «Si » Ridley sorrise. Non riusciva a stare di malumore con Noah in giro «Beh capo alla porta ci penso io dove sta Dante?» «In camera a dormire credo.» «Oh beh, allora sarò leggero come una piuma » Ridley si grattò la testa non capendo cosa intendesse Noah lo vide sparire sotto coperta mentre si accendeva unaltra sigaretta «Finirà col dare fuoco alla mia nave se continua a fumare così » «Ho sentito capo!!! Ci starò attento!!» urlò lui da sottocoperta «Ma come fa a sentire da laggiù??» La stanza di Dante sulla nave era un vecchio ripostiglio che non usava nessuno. Nelle cuccette degli uomini non cera posto per lui le donne sarebbero anche state ben disposte ad accoglierlo, ma Ridley si era opposta così non essendoci altre stanze libere lo avevano messo là Per come la ricordava Noah la stanza era una specie di tugurio abbastanza grosso per contenere dentro abbastanza puzza da uccidere un uomo di media corporatura in un paio di minuti Ridacchiò. «Stupido tizio col cilindro » Il casino che fece Noah nel fare quello che doveva fare fu avvertito a chilometri di distanza e non ci fu pirata sulla nave che non mandò qualcosa di traverso nel sentire quellimprovviso e tremendo frastuono. Il tizio, senza qualche rotella, prese di peso la porta della camera di Dante la prese nel senso che la prese e la portò via con sé. Senza nemmeno preoccuparsi di inutili aggeggi come i cardini. La porta lo seguì docile in quel movimento, che sradicò buona parte degli stipiti della già piccola camera di Dante. Il drago leggeva. Nonostante la stanza fosse poco più presentabile di un gabinetto di servizio quando l'avevano assegnata a lui, adesso era in perfetto ordine, pulita, nulla fuori posto: piccole tendine viola su un mezzo oblò tagliato da una paratia, un letto che sfruttava al massimo il poco spazio, un comodino, una poltrona la stessa sulla quale adesso stava leggendo un libro. Alzò lo sguardo, gli occhiali in controluce, senza muovere il più piccolo muscolo nonostante il rumore assordante. Vide qualche ciocca bianca fare capolino dietro la porta che si allontanava misteriosamente dal suo posto ordinario qualche imprecazione accompagnò il furtivo balletto del pezzo di legno, ogni volta che urtava contro qualche parte del corridoio della nave. «Ah Dante il capo mi aveva detto che forse stavi dormendo certo però che sei strano dormi di giorno » la porta si fermò qualche istante poi riprese a muoversi. «... ognuno è strambo a modo suo... beh buonanotte!!» salutò infine Noah inciampando sul primo gradino che portava di sotto e cadendo giù per le scale con la porta. Il sopracciglio di Dante ebbe un piccolo tic. Poi riprese a leggere. Da dietro la poltrona uno stormo di pipistrelli neri come la notte e comparsi da chissà dove, si andò ad ammassare nel posto dove un tempo cera la porta, addentando il legno, contorcendolo e piegandolo. Quando Noah tornò indietro per le scale sempre con le imprecazioni e con la porta notò la NUOVA porta di Dante. Fu sul punto di voler prendere quella per portarla a Ridley poi però si ricordò che il capo non era un patito di tutti quei ghirigori assurdi che imbrattavano quella bella e solida porta di legno di sicuro non le sarebbe piaciuta Si avviò. Adesso aveva anche qualche chiodo fra i denti fece per fumarli ma si accorse solo dopo che erano di ferro. Poco male. Piantò la porta da qualche parte, si accese una sigaretta e poi si rimise in cammino. Coral apparve alle porte del castello dell'isola di Cathal. Respirò a pieni polmoni laria di quel posto così familiare. Poi si decise ad entrare dentro laria non aveva lo stesso forte profumo delle spiagge, era come più intima. «Già di ritorno?» domandò Enid. «È successo qualcosa d'imprevisto » Coral era tornato a fissare quella lastra di marmo nero. Stavolta aveva facce diverse al suo interno. Pensò che forse il pavimento aveva qualcosa di magico... o forse l'intero castello era così imbevuto di potere demoniaco da rendere simili stranezze all'ordine del giorno. «Astea.» I braccialetti di Enid tintinnarono. «Si» rispose il subordinato. I suoi occhiali baluginarono nell'oscurità. La donna si alzò dal trono e l'oltrepassò. Ancora quei profumi inebrianti e il tintinnio accompagnato dal fruscìo dei suoi piedi nudi sul marmo. «Stanne lontano. Segui Dante.» «Mia Sovrana Dante è » «Non ammetterò repliche Coral, se ti dò un ordine esiste un motivo.» Si allontanò. Coral si accorse che respirava affannosamente cosa era successo? Solo un giorno fa o forse meno mangiava al tavolo con lei, adesso invece si ripresentava per fare un rapporto e lei lo trattava in quel modo Fece per alzarsi e si ritrovò a dare ordini a gambe molto più pesanti di prima. «Coral.» Ancora lei. Scattò in piedi rigido. «Domani sera torna da me.» Svanì. Coral si grattò la testa. Poi sospirò. Come diavolo avrebbe fatto a ritrovare Dante? E a sopravvivere a un altro incontro? Si avviò verso luscita della sala del trono convinto che non avrebbe più rivisto quei luoghi. «E quella storia sul Fa niente! Non cè modo in cui le cose possano andare peggio, così ormai non mi lagno più delle cose della vita? Le ricordo ancora queste tue parole. Che fine ha fatto la serena accettazione dellinevitabile? Quella follia compassata e disperata?» «Non puoi capire » «Certo che non posso, prima mi dici una cosa e poi ne fai unaltra » «Non potevo immaginare di rivederlo.» Manoa sospirò. «Ad ogni modo non mi sembra una reazione degna di te.» «Degna di me? Che ne sai tu di cosa sono degno io? Io sono solo una macchina di morte è per questo che sono ancora in vita.» Manoa fissò Astea attentamente. Teiris si era addormentata sulle sue gambe.. «Non lo so no so cosa dirti per consolarti o per farti stare meglio ma so solo che con una reazione del genere chiunque passerebbe dalla parte del torto.» «Non ho voglia di essere nel giusto.» «Pensavo te ne importasse qualcosa di me o di quella squinzia di nome Teiris comparsa dal nulla...» «Squinzia?? Ma che modo di parlare è?» «Tu sta zitto e rispondi.» «Mi chiedi se me ne importa? Beh non vi ho ucciso per voi penso sia una bella cosa rimanere in vita di solito non mi faccio di questi problemi.» «Anche tu hai le tue argomentazioni eh » «Già..» «Beh senti prima volevo solo accompagnarti alla città più vicina ora voglio darti una mano » «E la tua missione?» «Chissenefrega.» «Non puoi aiutarmi in nessun modo.» «Dici davvero?» «Si dato che non vuoi e non puoi uccidermi.» «Hai mai pensato che forse non sia quella la soluzione?» «No.» Una leggera brezza riprese a spirare. Quando Astea sollevò di nuovo lo sguardo verso la fonte della voce, avvertì che Manoa se nera andata. «E così vorresti creare unarma per Coral?» «Pressappoco si.» «E come mai vieni da me?» «Beh la falce della tua Morte è unottima arma lo dice anche Brynard che è così avaro di complimenti...» «Già modestamente ma forse sei venuta qui più che altro a chiedere il mio permesso vero?» Enid ebbe un tic al sopracciglio. Kaviel davanti a lei slinguazzava un gelato con tre gusti più la panna: cioccolato, nocciola e stracciatella. Apparve Etrom e s'inginocchiò al loro cospetto. «Arrivo subito zia!» disse il bambino guardando Etrom. «Ora lasciaci soli » Etrom svanì nel nulla. «Allora vuoi farmi aspettare ancora oppure cominceremo a parlare di affari?» «Affari affari non credo ci sia bisogno di parlare di affari ti darò qualche dritta e basta » «Ah ma davvero e tu faresti questo per me senza volere nulla in cambio?» «Beh non ho detto questo » Il Guardiano ci si mise di impegno, la nocciola stava colando giù per il cono. ... «Ne vuoi uno anche tu?» «No grazie.» ... «Ma dimmi come mai vorresti creare unarma per Coral? Credi sia debole?» «No assolutamente è molto più forte di quanto potessi immaginare » «E allora come mai vuoi dotarlo di altri poteri?» «Semplicemente perché ora come ora non è abbastanza potente per tenere testa alla gente con cui sta trattando » «Ti riferisci a Dante? O ad Astea?» I bracciali di Enid tintinnarono. Due nomi che le portavano alla mente antichi ricordi. «Sto perdendo la pazienza lo sai che i bambini devono avere più rispetto per gli adulti?» Kaviel sbatté qualche volta le palpebre guardando un po preoccupato Enid La donna deglutì. Lespressione del Guardiano rimase interrogativa e intraducibile per un po poi si trasformò in un sorriso colpevole. « È vero scusami nonna Enid! È che vivendo senza genitori non sono stato educato come tutti gli altri bambini » «Su dai non fa niente e attento al gelato » Un pezzo di gelato si staccò e cadde a terra la mano del Demone Sovrano più potente creato da Shagrath era ormai tutta imbrattata « È è caduto » «Andiamo te ne do un altro » Enid fece comparire un altro gelato... gusti esotici, papaia, mango e... limone che non guasta mai «Grazie » Enid tossicchiò leggermente, innervosita da quel nonna. «E così alla fine sei impazzito eh?» «Non sono mai stato normale.» «Strano a dirsi a parte che il fatto che mi vedevi e continuavi a provarci con me non mi davi limpressione di essere matto come un cavallo.» «Hai una strana idea della pazzia se credi che quelli che ci provino con te siano pazzi insomma... ti sei mai guardata allo specchio?? Oh dimenticavo sei invisibile » «Spiritoso non sono invisibile se non voglio » «E con me vuoi?» «Tanto non cambierebbe nulla, mi vedresti comunque.» «Ti da fastidio?» «No forse forse mi fa sentire speciale..» Astea se ne stette in silenzio, seduto a gambe incrociate e appoggiato all'indietro sulle braccia. Teiris ancora dormiva sulle sue gambe. La Morte sostava in piedi davanti a lui, i suoi capelli lunghi ondeggiavano lentamente al vento. «Sei gentile a dirmi una cosa del genere.» «Gentile? La Morte? Sono obbiettiva.» «Lo prendo per un altro complimento in fondo non te lo dice mica il dottore di dirmi cose belle.» «Dottore humpf sono io il vero aiuto quando ci sono le malattie bisognerebbe chiamare me non i ciarlatani di questa epoca » «Sei ancora più affascinante quando tieni il broncio.» «La Morte non tiene il broncio, la Morte ha una sola espressione ed è quella che vedono tutti alla fine della propria vita.» Astea allungò una mano e toccò una gamba nuda della morte. Per tutta risposta la falce gli troncò di netto una ciocca di capelli. Schivata per istinto. «CHE FAI TI SPOSTI PURE?» Gli occhi di Astea ridivennero un puntino. «Nooo!! Potevo morire e mi sono spostato!» La Morte prese a ridere di gusto «PUHAHAHAH che inetto!!! » «Noooo!!» La Morte prese a fare le boccacce mentre Astea cercava di afferrarla senza però spostarsi con Teiris che, non si sa bene come, gli dormiva ancora in grembo. «Bastarda! Vieni qua!» «Non sono mica matta come te!» «Guarda che ti insulto eh! » «Che me ne frega!» «Beh ad esempio » Astea ci pensò un po su poi sparò la sua bordata, «prima ti ho appena sfiorata e hai reagito male... non è che sono il primo uomo della tua vita???» Il ragazzo aveva riguadagnato gli occhi a spicchio di quando faceva il marpione. La Morte lo squadrò. «Beh sai comè bisogna saperle toccare le donne e tu non mi dai lidea di essere tanto bravo » «Eh questa faceva male » «Humpf in fondo sei solo un bambino rispetto a me » «Beh bambino fino ad un certo punto sono più vecchio di quanto non sembri » « È tipico dei bambini darsi più anni di quanti non ne abbiano in realtà.» «Beh... sono più alto di te!» «Ma... ma che centra!!» «Centra eccome! Sei bassa, io sono alto, sono più grande di te!!» «Ma ma che ragionamento idiota!» «Ah sì certo, quando non sai come rispondere dici che è un ragionamento idiota!!» «Certo che lo è! È inutile parlare con te!» «Ah e ora chi è il bambino??» «Ma ma brutto figlio » «Avanti uccidimi guarda che collo indifeso che ho! » Astea si sporse verso di lei reclinando il capo «solo uno ZAK con quel coso-falce e tutto finisce!!» «Ma andiamo! E secondo te io, LA MORTE, provo piacere e soddisfazione a uccidere la gente? Lo faccio per lavoro! Certo qualche volta un lavoro ben fatto è un lavoro ben fatto però tendenzialmente » «Beh ma insomma se mi uccidessi la smetterei di parlare » «Chissenefrega piuttosto ti lascio in vita! Quello si che è divertente per una come me.» Il volto di Astea divenne così lungo e privo di vita che sembrò quasi stesse per svenire. «Che fai? Stai zitto?» «Sei crudele » «Cosa?» Astea chinò il capo. «E poi è normale essere crudeli se si è la morte ogni tanto capitano certi lavori che se non si è quantomeno insensibili...» si giustificò lei. «Cattiva » Astea alzò il volto verso la Morte... gli occhioni bianchi spalancati e pieni di lacrimoni «Nemmeno la Morte vuole uccidermi!! Nessuno!!» Prima il labbro tremulo poi prese a piangere come un bambino. «Ma perché nessuno mi uccide!!» Etrom prese a grattarsi la testa con tanta furia che il cappello da giullare alla fine venne via. «Toh mhai fatto pure cascare il cappello e smettila di piangere » «Se la smetto mi ammazzi??» «No » «Sei cattiva » «Mi dispiace ma sono ordini dallalto fosse per me ti avrei già ammazzato mi stai troppo simpatico » Astea ebbe un baluginìo agli occhi «da davvero??» «Beh si dai faccio bene il mio lavoro ma anche io ho un cuore...» «Da davvero??» «Beh parlando di un demone forse cuore non è la definizione adatta ma comunque provo dei sentimenti » «Grazie Etrom! Sei l'unica che mi capisce! L'unica che mi ammazzerebbe volentieri se potesse!!! Grazie grazie!!» Astea balzò in piedi e abbracciò affettuosamente LA MORTE che, presa alla sprovvista, s'irrigidì come la falce che impugnava.. «Ma che diavolo fai! Non mi puoi abbracciare così in pubblico!!» «Andiamo non ci vede nessuno!!! Non TI vede nessuno! Cavolo non CI VEDO nessuno con questi occhi!! Che te ne frega del pubblico!!» «Oh ma si può fare con te un discorso senza che te ne esca fuori con idiozie su da bravo allontanati » La Morte prese le sue mani e se lo allontanò di dosso Astea continuava a singhiozzare «Grazie Etrom... non è che posso parlare col tuo capo ehi un momento LA MORTE ha un capo? E chi è? Shagrath?» «Shagrath ehm » Etrom scoppiò di nuovo a ridere «beh non so da dove hai tirato fuori Shagrath però la risposta è si una specie di Shagrath credo...» Il cieco si grattò il mento come per immaginarsi il volto del capo della Morte « sarà sicuramente qualcuno di fico...» «Beh ora che ti sei tirato un po su io vado devo tornare a fare il solito lavoro » «Davvero?? Te ne vai...» «Beh sai comè... anche se la situazione in cui un uomo chieda a me di restare mi diverta non poco devo comunque andare » «Beh pazienza alla prossima » «Si non ti preoccupare tanto con la vita che fai e gli scleri che ti prendono sono sicura che ci rivedremo presto » «Ciao Asmodea » «Ancora con la storia del cambiamento di nome??» «Ma no basta mi piace Etrom mi piaci tu » «Scemo » Scomparve. «A Astea, come stai?» Era Teiris si era appena svegliata a terra. «Beh sono vivo. Potrebbe andare peggio?» |
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