| Diciottesimo Episodio: The Forsaken |
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| « È sera
il crepuscolo
è il momento più bello della giornata
» disse Dante. Erano in due sul ponte, lui e Ridley. Qualche pirata ancora bazzicava sulla nave per poi scendere in coperta. Erano rimasti solo la vedetta e loro due al timone. «Preferisco lalba.» rispose lei dopo un po. «Il motivo?» «Prima o poi il sole scaccerà la nebbia.» «A me piace la nebbia.» «Perché?» «È una compagna, ci nasconde dal resto del mondo.» «Humpf ci manda a fondo contro qualche scoglio » «In nave è diverso anche se la nebbia che si portava dietro la nave dellex ammiraglio di Noah era fantastica » «A me metteva i brividi.» «Appunto.» Ridley si voltò verso Dante, il drago aveva rinunciato a vestirsi da marinaio. Non era nel suo stile. Indossava un completo diverso quella notte, il cappotto lungo e nero aveva un colletto alto piegato, non aveva cravattino ma un foulard rosso legato intorno al collo. In mano un bastone da passeggio coronato da un pomello d'argento. Sulla sua persona il rosso di quel foulard sembrava risaltare come in uno strano sogno in cui si vedono solo alcuni colori. «Quanti anni hai Dante?» «Più di cinquemila anno più anno meno » «Mi sembra un po tanto anche per un Drago Occulto sei passato in mezzo persino alla Vera Guerra fra Shagrath e Galder » «...» Ridley si voltò e si appoggiò di schiena a un albero della nave, per guardare meglio Dante. «Comè vivere così a lungo?» «Non si può descrivere se non si vive » «Andiamo conoscerai qualche parola per descriverlo no?» «È tutto lento e insignificante, qualsiasi cosa ti annoia e non hai voglia di divertirti.» «Continua » «Dopo secoli di vita il tempo, come viene percepito dai mortali, diventa un qualcosa di confuso senza valore » Ridley abbassò lo sguardo quasi mortificata. «Tutto tutto ciò che mi circonda è tedioso e anche se non lo fosse, non divertirebbe comunque più me, che ho vissuto abbastanza da non voler fare altro » «Ma » provò a continuare lei. «Non c'è un ma... o forse c'è... solo in certi giorni » «Che situazione » «Non è una situazione, è il mio vivere.» «Posso farti unaltra domanda?» «Si dai è divertente parlare con te » Ridley si scompose un po e tossicchiò «beh ecco... sì, insomma non essere imbecille sai che che noia comunque quei tuoi occhiali... come mai non li togli mai o quasi?» «Beh non lo so abitudine.» «Posso toglierteli e vedere che occhi hai?» «Se ci tieni tanto » Dante fece per toglierseli ma fu lei ad afferrare il piccolo paio di occhiali tondi e a sfilarli. Rimase un po interdetta. Era scuro, sera, ma i suoi occhi felini erano ridotti a una fessura. «Non riesco non riesco nemmeno a vederne il colore » «È un rosso scuro quasi castano » Ridley se ne stette un po a fissarlo. «Immaginavo di vedere qualcosa di più spietato, sembrano solo fuori dal mondo » Ridley prese tempo per riflettere, «come mai anche se è sera e cè poca luce le tue pupille sono così chiuse?» Il drago si passò una mano fra i capelli lisci che scendevano dal cilindro, poi si tolse il cappello. «Non lo so, non ci avevo mai fatto caso, forse i miei occhi sono stanchi di questo mondo.» Il drago prese gli occhiali dalle mani di Ridley e li indossò nuovamente, indossò anche il cilindro. Con lenti passi si allontanò dal ponte. «La verità è che non faccio più parte di questo mondo sono il pallido ricordo del mio tempo e sono destinato a scomparire » Svanì, fra le ombre del crepuscolo. La sala delle riunioni era un ribollire di Draghi Occulti. Era un gigantesco padiglione dal soffitto non troppo alto, che si sviluppava completamente in orizzontale, a simboleggiare la natura onnicomprensiva del governo dei Draghi Occulti. In fondo al padiglione gli scranni vuoti dei Sovrani dei Draghi Occulti. Il vociare era altissimo, la confusione fino ai limiti del sopportabile. Tutto cessò quando uno dei draghi si mosse dalla folla dei rappresentanti a prendere la parola. Spiegò le ali per richiamare l'attenzione dei presenti. La sala era leggermente inclinata verso il basso così che da qualsiasi parte si potesse vedere chi parlava. «Sapete tutti cos'è successo qualche notte fa.» Il silenzio divenne di tomba. Lunghe colonne di legno sorreggevano una gigantesca copertura realizzata interamente ad incastro senza un chiodo o una giunzione. Le forme erano spioventi e pure. «Quattro dei cinque Sovrani dei Draghi Occulti sono stati trucidati nella notte mentre il quinto, Dante Reznor, è scomparso dalla circolazione. Il nostro popolo è in grande crisi senza più la guida di Lord Gaul verremo schiacciati dai Draghi Celesti, senza contare che il nostro controllo sull'Artemide potrebbe cessare per sempre.» Un brusìo incontrollato si diffuse nella sala, il terrore serpeggiava fra i draghi. «La casa di Lord Gaul è stata bruciata. Mentre nelle altre tre scene del delitto sono stati bruciati solo i corpi dei sovrani. I soldati sono stati risparmiati dall'assalto, abbiamo solo un paio di feriti gravi... prontamente curati dai nostri medici.» Un altro drago salì al tavolo. «Le uniche prove che abbiamo trovato sono queste, una ciocca di capelli bianca.» «Le case erano sorvegliate! Come è stato possibile uno scempio del genere!!» gridò un drago dalla folla. «Evidentemente non lo erano abbastanza, le tre scene del delitto dimostrano una innaturale facilità nell'introdursi nelle residenze. I sopravvissuti hanno ricordi confusi di quanto è accaduto. Alcuni hanno parlato di uno spettro bianco...» «Chi diavolo può essere stato e dov'è Dante?» «Avete posto la giusta domanda e la giusta risposta » Li interruppe una voce. Ancora brusìo nella sala. Poi da un turbine di oscurità si materializzò Coral. «Chi diavolo è quello!» «Arrestatelo!!» Una decina di Draghi Occulti si precipitarono sul demone circondandolo. «Una mossa e sei morto chiunque tu sia.» intimò uno dei soldati. «Non siamo semplici guardie del corpo.» «Signori, signori! Fate parlare il nuovo arrivato! Se è abbastanza sciocco da rischiare la vita materializzandosi in questo luogo e in quel modo, avrà le sue ragioni » «In effetti non sono venuto qui per suicidarmi » affermò Coral allentandosi il colletto della maglia divenuto improvvisamente stretto. «E non ho... come dite, capelli bianchi...» Le guardie non si mossero. «Avanti parla e forse sarai risparmiato.» Coral abbassò il capo e i suoi occhiali scintillarono sinistri celando dietro di loro le sue iridi violette. «Come probabilmente molti di voi sospetteranno adesso il vero colpevole è proprio Dante Reznor.» «È una menzogna!» gridò qualcuno dalla folla e il vociare aumentò di nuovo. «Silenzio in aula!» tuonò uno dei due draghi al tavolo. «Quali prove porti a suffragio della tua ipotesi di tradimento?» «L'ho visto. Si è occupato lui stesso di uccidere Lord Gaul e poi ha dato fuoco alla sua casa... ad ogni modo non cè bisogno di prove, il fatto che lui oggi non sia qui con tutto quello che è accaduto al vostro popolo è una prova già abbastanza lampante. Concentratevi a trovare prima lui, che è il vostro unico Sovrano rimasto sarà lui a darvi le prove che cercate.» «Arrestatelo!» gridò, ma Coral era già svanito nel nulla. Fu una lunga riunione. La Morte se nera andata. Teiris adesso dormiva serenamente dopo aver visto che Astea si era tranquillizzato. Di Manoa non cera traccia. Astea Astea fissava il punto in cui il sole era scomparso allorizzonte, ancora più luminoso del resto del cielo ma che andava lentamente scemando. Beh guardava non era propriamente il termine esatto. Lasciò che gli ultimi raggi di luce gli riscaldassero la pelle prima che il sole svanisse lentamente dietro un monte. Era quasi notte quando sentì dei passi avvicinarsi. «Va via Manoa e grazie per avermi accompagnato fino a qua.» «Riprova sarai più fortunato.» Il tono di Astea cambiò. «Cosa devo riprovare? Riprovare a ucciderti?» «Forse si forse è lunico modo che ho di espiare.» Il ragazzo seduto rimase silenzioso con lo sguardo fisso allorizzonte. «Perché?» chiese poi Astea. «Una profezia. Se fossi intervenuto durante quello scontro voi due sareste morti.» «Tabata?» Domandò ancora Astea. «Si.» «E credi che sarebbe stato peggio?» «Non lo so » Wein si sedette vicino ad Astea. «Tu cosa hai fatto in tutto questo tempo?» chiese Astea. «Ho vagabondato.» «Sempre a fare le stesse cose io e te eh?» rispose quasi abbozzando un sorriso «Già pare di si...» Le stelle imperlavano il cielo. «Perché vuoi morire?» «Il perché lo conosci no?» «Perché invece non ti sollevi e combatti?» «Non posso non ne ho la forza.» Ancora silenzio. «Non labbiamo avuta allora, quando ci vedevo e quando cera lei » Astea chinò il cappello sugli occhi «adesso non abbiamo la più vaga possibilità non potrei sconfiggerla in questo stato... la maledizione...» stringeva i pugni. «Forse adesso una possibilità cè.» «Lei non cè » continuava a ripetere Astea . Wein non parlò più. Si limitò a guardare Astea balbettava parlottava fra sé e sé e piangeva. Dopo un po Wein distolse lo sguardo. Noah dormiva vestito nel suo letto, ovviamente sopra le coperte. Un coniglio bianco gli era rovinato addosso durante il beccheggio della nave. Era bianco e si era sistemato fra i suoi capelli come in un grosso materasso di neve. Una scena curiosa. Poi improvvisamente le orecchie di Noah ebbero un sussulto, come se avessero sentito qualcosa. Spalancò gli occhi. «Arrivano» biascicò. Si voltò su se stesso affogando il coniglio nei suoi capelli, fece per alzarsi ma nella fretta si fece cadere addosso la mensola di coniglietti che aveva sopra il letto. Ebbe un momento d'indecisione fra landare di sopra o il rimanere a letto «CHOEEFF!!» gridò abbracciando la morbidosità rosa e bianca con faccia raggiante. Poi si ricompose «mi dispiace gente ma devo andare a dopo!» La porta si chiuse di scatto. Dante era già sul ponte, aveva un piede appoggiato sulla balaustra e scrutava il cielo plumbeo con un sorriso di sfida. «Chi sono tizio col cilindro!?» «Sono loro il mio popolo » rispose sorridente, mentre i suoi occhialetti baluginavano. «Chiamate Ridley! Ai posti di combattimento! Ammainate le vele, barra a babordo!» Di nuovo lo stormo di pirati, uomini e donne cominciò a muoversi in maniera sincronizzata. Qualche attimo dopo Ridley era sul ponte. «Rapporto Noah!!» Comandò la donna vedendo che la ciurma stava ammainando. «Uno stormo di Draghi Occulti di dirige verso la nave. Probabilmente sono più di una dozzina.» «Sono in quindici, percepisco le loro presenze..» affermò Dante. «Bene quindici Draghi Occulti. » ragionò Ridley «GENTE! FATE TESTAMENTO!!» gridò... e tutti i membri si fermarono dal fare quello che stavano facendo fissando il capitano. «Che diavolo ti piglia Rid?» chiese sorridente Noah. «Quindici Draghi Occulti?? Mi prende che volano, che siamo su una nave, che non abbiamo ripari e cè la nebbia.» «La nebbia è un vantaggio, anche noi abbiamo un drago. E poi la contraerei potrebbe prenderli di sorpresa, Dante è il loro sovrano e non credo si aspettino un attacco diretto vero?» Dante annuì. «E tu vuoi attaccarli vero?» Dante acconsentì di nuovo... «Bene! Lavevo intuito dal tuo sorrisetto da checca!!!» Dante per poco non scivolò cadendo a terra. A fatica il drago si tirò su reggendosi alla balaustra. «Avanti Rid!» esortò Noah. Gli occhi di Ridley baluginarono per poi socchiudersi decisi. Si voltò facendo volare al vento le ciocche di capelli rossi legati. «Ok Noah, ormai siamo in ballo! Shepard! A Ovest! Contraerei! Disporsi su due file parallele a tribordo. Truppe di terra! A Noah!» Noah si schiarì la voce ancora impastata dalla mattina. «Da quello che sento stanno arrivando in forma draconica volando, ma non è escluso che alcuni di loro provino ad atterrare sulla nave trasformati in forma umanoide per tentare l'arrembaggio! Tull, Jael, Tyron, Yugo e Rygar! Timone, due, prua, tre, poppa, due, tolda, quattro. Il resto al riparo!» Quattro luoghi dove ogni caposquadra doveva sistemare un numero di uomini scelti, loro compresi, il quinto si sarebbe occupato degli uomini sotto coperta. «Siete pronti?!» gridò. «SIIIIIII!! » rispose in coro la ciurma. «NON L'HO SENTITA MOZZO DANTE REZNOR!!» «Noah » cominciò Dante. «Si?» «Che ci fai con un coniglio di peluche fra i capelli?» Un coro di schiamazzi e risate si levò dal ponte. Noah prese il coniglio fra le mani. «Ah tu sei quello nuovo vero? Bene, mi piacciono quelli coraggiosi come te, preparati che sarà dura!» detto questo al coniglio, semplicemente se lo infilò di nuovo fra i capelli Il peluche sembrava quasi vivo i suoi occhi vispi in quella situazione sembravano eccitati e preparati allo scontro, le zampette sembravano afferrarsi alla capigliatura di Noah per non cadere. «Sacro Galder parla anche coi peluches adesso » commentò Dante poi rivolse lo sguardo alle nuvole. «Arrivano!» «Contraerei di prima fila pronti! Mirate tutti sul primo che appare. Non possiamo sperare di affondarne di più! Seconda fila, secondo bersaglio!» «Comandi!» Una fila di pirati le cui mani luccicavano di una luce sinistra attendeva silenziosa la comparsa degli avversari. In pochi istanti tutto fu spento sulla nave. Sembrava una nave abbandonata, popolata dalle ombre dellalba. Una mattina scura. Poi le nuvole nere si scostarono un po e il primo drago fece capolino. «Fuoco!» gridò Ridley mentre ella stessa iniziava a preparare un incantesimo. Una prima salva di fasci di energia magica colpì il rettile in pieno scostando le altre nuvole. Unaltra salva si abbatté sul secondo dalla seconda fila di contraerea. «Colpiti!» Il terzo rettile venne raggiunto da un potente incantesimo del fuoco lanciato da Ridley. «Noah, io vado.» disse semplicemente Dante, prese lo slancio dalla nave e si sollevò dal ponte con leggerezza e velocità innaturali. Il terzo drago già ferito si ritrovò di fronte Dante che con una semplice carezza ridusse in mille pezzi il muso corazzato. Poi altri cinque si avventarono sullultimo dei cinque Sovrani cercando di morderlo e trascinandolo in acqua alzando una gigantesca colonna di spruzzi. «Siamo a sette dove sono gli altri » «Noah, dietro di te!» Tre Draghi Occulti si materializzarono sulla nave al centro del ponte in forma umanoide. Uno si scaraventò su Noah mollandogli un pugno in pieno volto. Gli altri attaccarono la contraerei ma i quattro manipoli disposti strategicamente si sferrarono su di loro ingaggiando battaglia ed evitando che entrassero in un corpo a corpo con i maghi. Noah indietreggiò per la botta di un mezzo passo reclinando il capo. Poi tornò dritto. Il coniglio sopra il suo capo aveva unaria combattiva, o forse erano gli occhi folli di Noah. «Toh deve avermi punto una zanzara » disse scrocchiando il collo di fronte al Drago Occulto che non credeva ai suoi occhi. «Peccato che nel mare non ci siano le ZANZARE!!» e così dicendo mollò un pugno col dorso della mano sul drago che semplicemente ebbe ridisegnata la faccia e volò ad una trentina di metri di distanza in acqua vaporizzando la balaustra contro la quale era stato scaraventato. «Noah! Tre a prua e due a poppa! Avevano già in mente di attaccarci!!!» chiamò Ridley. «Lavevo capito! Begli amici che ha il tizio col cilindro.» «Soffieranno!!» «Occupati di quelli a prua! A poppa ci penso io!» detto questo Noah prese a correre come un forsennato verso il fondo della nave. Dalle nuvole uscirono altri cinque draghi, due a poppa e tre a prua che volavano rasenti allacqua in direzione della nave. Pronti a soffiare. «Che diavolo vuoi fare!?» «Tu usa la magia prima che sia troppo tardi! Io uso i miei metodi!!» ribatté con qualche capello fuori posto Noah mentre con poche falcate si lasciava dietro metri trinchetto per poi saltare direttamente in mare... Ridley schivò il fendente di un drago e si precipitò a prua, a fissare i tre draghi che caricavano già con le fauci spalancate pronte ad affondare la nave. «Credo sia arrivato il momento di darsi veramente da fare » sussurrò la ragazza sorridente. Chissà se sarà abbastanza potente Sul ponte Draghi Occulti e pirati guardarono Noah volare in alto e poi ridiscendere, smettendo per un attimo di combattere. «YEAAAARGH!!» gridò il ragazzo in aria... ma il suo balzo si esaurì molto prima di arrivare a portata di spada dai draghi e precipitò di fronte alle facce stupite e divertite dei due Occulti che si preparavano a soffiare. «Brutti rettiloni schifosi non sono mica così stupido come credete!» e così dicendo sfoderò stavolta la spada di Brynard. Mentre cadeva respirò profondamente per poi spalancare gli occhi. La spada si illuminò di azzurro e i capelli presero a svolazzare impazziti (col coniglio sopra). Arrivato a poco meno di tre metri dal pelo dellacqua, la spada iniziò a congelare la superficie dell'Oceano attorno a lui formando uno strato scosceso di onde di ghiaccio spesso più di un metro. Lurlo di carica di Noah proseguì mentre correva con ampie e veloci falcate per non perdere lequilibrio sul ghiaccio che si formava davanti a lui. Caricava i due draghi in picchiata con le spade sguainate. I draghi soffiarono delle lame di energia ma Noah le deviò dalla nave sempre con la spada di Brynard. Erano vicini allo scontro quando sentirono la voce di Ridley sovrastare il caos della battaglia e del mare nel pronunciare l'ultima parte della formula: «Il mio potere ora ti comanda! Io ti evoco! Ira di Shagrath!!» Una luce violetta illuminò a giorno le nuvole ed il mare deflagrando in una esplosione di dimensioni incredibili. I draghi rallentarono la corsa mentre Noah laccelerò. «Dove guardate amici? Io sono qui!» sibilò mentre qualcosa nei suoi occhi si rompeva vomitando un torrente di adrenalina. La luce poi divenne più forte di tutto. Teiris si svegliò che dormiva in una tenda, non era la sua, anche lodore che cera li non era il suo sembrava il profumo di Wein o quello di Astea? Fu allora che si accorse nuovamente dei ricci di Astea sul suo collo. Stava di nuovo dormendo abbracciato a lei. Il primo istinto fu quello di polverizzarlo poi un po per compassione un po perché tutto sommato stava bene, sospirò e si decise a lasciarlo lì dov'era. La ragazza si raggomitolò nelle coperte e si avvicinò meglio ad Astea. Brevi e incontrollati tic al sopracciglio, faccia tagliente e la mano di Astea sul suo seno. Si voltò in una maschera di odio, e Astea la fissava coi suoi occhi a spicchio rivolti verso l'alto, da maniaco. La palpeggiò di nuovo. «Che diavolo fai pervertito che non sei altro! MUORI!» Prima un calcio nelle parti basse poi una smazzata della chiave doro che lo mandò fuori dalla tenda col telo che gli si impigliò in testa che sembrava un fantasma. Wein era seduto su un ciocco davanti al fuoco a riscaldare una patata insieme al somaro. Manoa dormiva in un sacco a pelo vicino al tepore delle fiamme. Il drago fissò Astea andarsene in giro come uno spettro con l'aggiunta dello sferragliare di catene che si portava addosso. Manoa aprì gli occhi in tempo per vederselo venire incontro ululante di dolore. Rimase immobile come un gatto spaventato. Poi Astea inciampò e finì nel fuoco. «Argh! Vado a fuoco!!» Gridò lo spettro. «Ecco dove diavolo ha imparato Teiris a difendersi così bene di notte » sentenziò Wein prima di svuotare l'acqua addosso ad Astea ed al fuoco. Poi sospirò e il somaro con lui. La patata era ancora cruda. |
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