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«Che fine ha fatto Noah?»
«Non possiamo saperlo capitano! L'onda anomala generata dall'esplosione
per poco non ribaltava la Northern Star
»
«È impossibile! Doveva saperlo che avrei lanciato qualcosa
di distruttivo
»
«Lo vedo!» gridò la vedetta.
Era una sfera di ghiaccio che galleggiava nellacqua. Intorno, i
resti di due draghi divenuti statue di ghiaccio anche loro.
«Tsk! Si è salvato pure stavolta lo sapevo!» esclamò
Ridley «Ripescatelo!»
«Un momento ce ne sono altri!» gridò uno dal ponte
mollando un calcio a uno dei tre che avevano combattuto sulla nave.
«Sono sopra di noi!» Ridley non avrebbe fatto in tempo, i
draghi apparvero dal cielo plumbeo pronti a soffiare, ma qualcosa li attraversò
come uno strano flash
dopodiché esplosero in aria.
Gli sguardi dellequipaggio si puntarono nella direzione opposta
alla successione delle esplosioni
e lì, videro semplicemente
un ragazzo. Galleggiava a mezzaria, sorridente.
Mentre Noah faceva a pezzi la bolla di ghiaccio, la zona dove i draghi
avevano tuffato Dante prese a ribollire per poi colorarsi di rosso.
Lentamente, a una ventina di metri dalla prua, emerse il Sovrano dei Draghi
Occulti, grondante sangue misto ai flutti del mare, appoggiato al bastone
da passeggio che semplicemente poggiava in acqua. Rivolse lo sguardo al
ragazzo appena arrivato, la lente destra degli occhiali era scheggiata.
«Ancora tu.»
«Ehm... un momento
mi faccia spiegare Lord Reznor!»
si affrettò a mettere avanti le mani Coral.
Teiris finì di legarsi gli stivali, diede qualche pacca al vestito
per farlo tornare dritto dopodiché si alzò in piedi.
Di fianco a lei Manoa si guardava in giro. Si erano presentate come si
doveva non appena la situazione di Astea si era stabilizzata.
«Non vedo né Wein né Astea
»
«E che fine ha fatto quel ragazzo dai capelli viola?»
«Ehm
se nè andato
»
«Posso capirlo
però almeno poteva salutare...»
«Già
tu come lhai conosciuto Astea?»
«Lho salvato da una esecuzione e lho portato al mio
villaggio che allora era sotto il dominio di Seiphen Lun
»
«Seiphen Lun
immaginavo fosse stato Astea a creare quello
scenario
»
«Che scenario?»
«Ehm
lasciamo perdere
»
«Tu invece come mai gli stavi dietro?»
«Un po come te volevo proporgli un lavoro
ma ha rifiutato
lofferta
»
«Capisco»
Dopo un paio di minuti di silenzio videro tornare Wein.
«Lho trovato
» disse.
Quando si fece più vicino videro che trascinava Astea per un piede.
Il tizio dormiva ancora della grossa.
Le ragazze soppressero una risata mentre Wein con le orecchie a mezz'asta
arrivava a destinazione
«Beh questo attrezzo lo carichiamo sul somaro?»
Il somaro sbuffò.
«Non mi pare gli stia molto simpatico
»
«Beh no, in effetti
» commentò Teiris ripensando
ai piccoli incidenti che erano capitati.
«Avanti accontentati
di certo è più leggero
di me!»
Commentò Wein lanciando Astea sul somaro. La bestia ispirò
un paio di volte ma Wein aveva ragione, anche se fisicamente sembrava
più esile di Astea la sua costituzione restava sempre quella di
un Drago Occulto trasformato in forma umanoide, privo di ali e coda.
«Dove si va?» disse infine Manoa.
«E soprattutto
che facciamo? Cè modo di aiutarlo?»
continuò Teiris.
«Voglio sperare che esista
andiamo a sud, ed intanto usciamo
dal Ducato di Sadon.» ribatté Wein.
I quattro s'incamminarono.
«A buon rendere ragazzo!!» esclamò dal ponte Ridley
salutando verso Coral con un cenno della mano.
Il demone fece un leggero inchino poi scese sulla nave. Dante svolazzò
e atterrò.
«Portate un asciugamano per Noah e per Dante
»
«Salve Capitano Ridley Rhian, lei deve essere la sorella minore
del famoso saggio Elder Rhian vero?»
Ridley aguzzò gli occhi, «già
e tu come fai
a saperlo?»
«Oh mi sono a lungo informato sullequipaggio della Northern
Star. Non è certo la nave più grande che solchi i mari di
Aman, ma è senz'ombra di dubbio la più veloce e vanta un
equipaggio di esperti marinai e combattenti di genere misto, uomini e
donne.»
«Ok hai studiato
cosa ci facevi lassù? Passavi
da queste parti?»
«Pressappoco
diciamo che cercavo voi
ho saputo che anche
i Draghi Occulti vi cercavano
e ho seguito loro, vorrei diventare
membro del vostro equipaggio
»
«Beh sei solo un moccioso ma indubbiamente hai grandi poteri magici
non è da tutti liberarsi in quel modo di creature tanto potenti
come i Draghi Occulti...»
«Mo
moccioso?»
Intanto lequipaggio era riuscito a tirare su Noah.
«Chi è quel bimbo dai capelli viola e gli occhiali da secchione
Rid?»
« È un marmocchio che ci ha aiutato contro i compagni di
merende di Dante
»
«Oh beh allora è un tipo a posto!»
L'equipaggio presente tossicchiò scuotendo la testa
era facile
fare colpo su Noah.
«Vorresti diventare un membro del nostro equipaggio? E sentiamo
perché?»
«Semplice, su questa nave viaggiano una maga di enormi poteri imparentata
col forse più grande mago di tutti i tempi, un Sovrano dei Draghi
Occulti dai poteri disumani e... uno... strano essere umano dalle capacità
straordinarie, senza contare i pirati desperienza e gli altri combattenti.
Direi che è un posto perfetto per chi voglia divertirsi e imparare
qualcosa!»
Ridley lo squadrò.
«Sai troppe cose
» commentò la donna «da
Dante a Noah a mio fratello
»
«Per evitare di morire nei miei primi cinque minuti di permanenza
su questa nave ho dovuto compiere studi molto approfonditi
»
Coral estrasse da una manica un pesante librone sul quale aveva evidentemente
appuntato tutte le sue ricerche.
Dopo un po Ridley cambiò espressione «hai problemi
a dormire con le donne?»
«Co
cosa?»
«Non abbiamo più stanze vuote
ma tu sei piccolino e
potresti anche dormire con le donne
»
«Non sono piccolo ho quasi vent'anni
»
« È tipico dei piccoli darsi più anni di quanti non
ne abbiano
»
«Ma
veramente...»
«Oh beh andiamo! Hai già dimostrato quanto vali chissenefrega
se sei piccolo
piuttosto stai attento a non farti mangiare dalle
donne dellequipaggio
»
Una pacca sulla spalla, ed era dei loro.
Un pirata portò una coperta a Dante ma lui la rifiutò gentilmente.
Si avviò verso le proprie stanze e, concentrando un attimo le energie,
fece evaporare col calore tutta lacqua che aveva addosso. Avrebbe
comunque dovuto cambiare i vestiti che erano sporchi di sangue.
Noah invece rifiutò la coperta perché si sentiva bello fresco
«Da dove comincio?»
«Leen! Occupati della sua sistemazione.»
Una ragazza giovane arrivò trafelata. «Questo ce lo prendiamo
noi?»
Ridley annuì.
«Oh beh
menomale cominciavamo a sentirci sole
»
Gli uomini sul ponte brontolarono qualcosa... poi Coral si avviò.
Passando vicino a Ridley lei gli parlò di nuovo a voce bassa.
«Non so chi tu sia ma sei un tipo pericoloso. Ti prendo solo perché
con noi cè Dante, e avere un altro come lui qua dentro potrebbe
essere un vantaggio.»
«Co
come lui?»
«Beh almeno ci faresti guadagnare tempo
»
«Ho capito.» Coral sorrise.
Ridley gli diede una gomitata mentre scendeva sotto coperta.
«Sei sicura di quello che hai fatto? Quel tizio mi dava una strana
sensazione
» Commentò Noah.
«Peggio di Dante?»
«No
decisamente no»
La nuova porta di Dante ti faceva capire che, se arrivavi a bussarci,
avevi abbastanza coraggio per guardare in faccia la morte sorridendo
non era detto che chi bussava sarebbe morto, più semplicemente
avrebbe incontrato qualcosa di così antico e al di sopra della
sua comprensione da esserne schiacciato come un uomo che guarda il cielo
stellato.
Bussarono, Dante alzò lo sguardo da un altro libro.
«Avanti.»
Entrò Coral.
«Salve
porto gli omaggi di Enid la Tessitrice d'Inganni»
salutò.
Il drago rispose con un cenno del capo, rimase per qualche istante immobile
poi si scosse e arrivò al dunque.
«Tu mi hai visto, sei stato tu a parlare di me ai draghi vero?»
Coral fece per rispondere ma Dante continuò.
«Loro mi avrebbero trovato sicuramente più in fretta di te,
tu avevi bisogno di trovarmi e così hai scatenato una guerra civile
solo per accorciare i tempi. Dico bene?»
«Beh
»
«Vorresti rispondere che in fondo la guerra non lhai scatenata
tu ma che hai solo accelerato i tempi che lavrebbero comunque portata
a maturazione
era logico dare la colpa a me dopo quello che è
successo ed io non ho fatto nulla per evitare che ciò accadesse,
ad esempio non presentandomi alla riunione del Consiglio.»
Coral stavolta se ne rimase in silenzio
«Beh non parli? Perché mi cercavi? E soprattutto, perché
non dovrei ucciderti?»
«Riguardo lincidente di quella sera
ero li per lavoro
e non era mia intenzione disturbarla.»
Una goccia si sudore freddo scivolò su una tempia di Coral, caratterizzazione
tipicamente umana.
Dante rimase immobile per lunghi e interminabili attimi.
Cera un piccolo orologio, una sveglietta a carica, che ticchettava
in maniera assordante.
Il Drago si sistemò gli occhiali sul volto e sorrise
una
piccola risata sommessa.
«Certo
comprendo
gli affari sono affari giusto?»
Coral sorrise tirando un sospiro di sollievo per limitare al massimo quella
specie di terrore folle che lattanagliava
la reazione di Enid
quando aveva sentito che era riuscito a tenere testa a Dante
gli
era bastata quella per imparare a temere quel drago.
«Quanto al perché la cercavo, immagino che lei saprà
che, essendo io un demone sono interessato all'Artemide come qualunque
altra creatura del bene o del male su questa terra.»
«Certo
e tu ritieni di potermela sottrarre?»
«Forse
ma a ogni modo non è questo il problema attuale
dato che lei non la ha ancora
dico bene?»
Gli occhiali di Coral baluginarono di riflesso, Dante aguzzò lo
sguardo.
«Dici bene
anche se, essendo cinque i Sovrani dei Draghi Occulti,
dovrei avere ora tutte le chiavi per poter sbloccare il sigillo imposto
su quellarma
»
«Esatto
ma a quanto pare le chiavi non sono cinque
ma
sei
è questo che la fece infuriare quella sera vero?»
Dante fece un cenno di assenso col capo.
«Ed è anche il motivo per il quale lei ora viaggia su questa
nave, il suo castello o una delle sue numerose magioni sono un bersaglio
troppo facile per le forze dei Draghi Occulti e probabilmente nemmeno
lei saprebbe tenere testa al loro esercito al gran completo, senza contare
la vostra fazione allinterno del vostro popolo è ancora troppo
debole per permetterle di schierare una parvenza di truppa
lei spera
che con Ridley avvertita del pericolo, questa nave semplicemente svanisca
nell'immensità dell'oceano finché ha a bordo un ospite importante
come lei... inoltre potrebbe sfruttarla come centro operativo per le prossime
mosse del suo piano... qualunque siano i suoi fini.»
Dante chiuse il libro riponendolo sul comodino. Cera spazio giusto
per quel libro e una piccola candela. «Non credo si possa parlare
di fazione per quanto mi riguarda, all'interno del mio popolo. Non mi
sono mai interessato della politica dei miei simili e i miei servitori
sono in numero esiguo.»
«Bene
le propongo una collaborazione. Io la aiuterò
a mettere le mani sull'Artemide
così potrò battere
sul tempo i miei nemici
una volta che lavremo ritrovata la
nostra alleanza sarà rotta.»
«E cercherai in tutti i modi di farla tua
»
«Ancora non lo so
dipende da come la userà
da
quali saranno le sue vere intenzioni
»
«Forse un giorno parleremo anche di questo
per adesso vai,
Ridley probabilmente avrà qualcosa da farti sbrigare
»
«Certo lord Reznor
» Coral fece un piccolo inchino e
fece per andarsene.
«Ah, unaltra cosa Coral. Intanto chiamami Dante, e poi
salutami Enid
è ancora così affascinante?»
«Non ho mai visto creatura più bella.»
Dante sorrise di nuovo.
«Maledizione!» gridò Enid passandosi le mani fra i
capelli in maniera nevrastenica.
«Cosa diavolo hanno che non va queste armi!?»
Era in piedi in una stanza del suo castello, intorno a lei cerano
un buon centinaio spade, lance, archi, artigli, scudi e bastoni spezzati
in ogni punto, c'erano bastoni dritti, bastoni storti, pietre incastonate,
bastonacci da passeggio persino un bastone di zucchero.
Apparve il Guardiano.
«Toh chi si vede!»
«Ciao moccioso
»
«Uffa NONNA io sono qui per aiutarti e tu mi tratti così?»
«Ma si andiamo vieni a dare una mano
ALLA NONNA»
rispose fra i denti Enid lanciando l'elsa di una spada rotta contro Kaviel.
Il bambino lo schivò, scostando il collo.
«Che succede Enid?»
« È da ieri notte che provo a creare armi degne di me ma
non ci riesco! Maledizione!»
Il Guardiano schivò un altro pezzo lancia volato per sbaglio contro
di lui mentre Enid prendeva a calci i rottami ai suoi piedi.
Kaviel fece comparire un gelato, di nuovo nocciola, stracciatella e cioccolato
con panna.
«Vedi Enid
è vero, i nostri sono grandi poteri
ma per creare unarma veramente efficace non possiamo fare affidamento
solo sulle nostre energie
senza contare che tu adesso
dopo
Coral
»
«IO COSA?»
«Niente niente
» rispose con un sorrisone Kaviel. «È
solo che dopo lo sforzo fatto nella creazione di Coral le tue energie
sono di molto indebolite e ci vorrà un bel po' affinché
tornino al gran completo...»
Privilegiò il cioccolato che stava in una posizione più
a rischio
dopo avrebbe pensato agli altri gusti
Dopo un po Enid si lasciò cadere su una poltrona con un fiatone
isterico.
«Allora che consigli?»
«Semplice
manda il tuo Coral a cercare qualcosa che vada bene
come catalizzatore dei tuoi poteri
mica devi fare tutto tu
io la mia Etrom allepoca la mandai a uccidere la vecchia Morte di
prima
»
«Co
cosa?»
«Si andiamo
prima che io mi organizzassi cera una morte
messa qui dal Mana o da chi per lui per evitare che ci fosse confusione
non era un granché come morte
arrivava quando la gente era
già morta e la portava via
una specie di mezzo pubblico
per laldilà
»
«Ordinai a Etrom di liberarsi di lei e con una sua parte costruii
la sua splendida falce
»
«Hum
ingegnoso
»
«Sono o non sono il Guardiano?» sorrise gioviale il bambino.
«Quindi ora il problema è un altro
»
«Ovvero?» chiese curioso.
«Come faccio a trovare un catalizzatore che vada bene per un tipo
come Coral?»
«Già
è un vero problema
perché
non scarichi tutto su di lui
a te infondo cosa importa
è
lui che deve trovare il modo di sopravvivere
»
«Non lo so
la tua Etrom
quandè che lhai
buttata nella mischia
ad esempio contro la vecchia Morte?»
«Etrom? Oh
lei ci andò a pochi anni dalla nascita e
comunque, al momento della creazione, avevo già infuso in lei gran
parte della conoscenza per usare i suoi poteri... se tu fossi stata delicata
con lei quanto lo sei stata con Coral, credo che lavresti distrutta
subito
quel tuo Demone Maggiore è grandioso!»
Enid sbuffò divertita.
«Sono o non sono la Tessitrice?»
«Già
sei stata molto brava
peccato che Etrom
con quellarma sia semplicemente fuori portata per un tipo come Coral
»
Sorrise.
Enid tornò buia e sbuffò.
«Tsk! Mica è una gara! »
Pulire la stanza di Noah non rientrava nei suoi piani originali. A dirla
tutta, niente di ciò che avrebbe trovato nella stanza di Noah rientrava
in quei piani. Ma doveva fare buon viso a cattivo gioco, d'altronde aveva
promesso a Ridley di comportarsi come uno dell'equipaggio. E lui manteneva
la parola... con chi se lo meritava.
Era un maledetto uomo di parola col cilindro!
Aprì la porta come si apre l'entrata della propria tomba. Nel caso
di Dante con aria compassata, il cilindro in ordine e un dignitoso cravattino
stavolta nero.
«Per la miseria... » commentò, un tic si impossessò
del suo sopracciglio sinistro «...allora è così che
appare la mente di un folle...»
Rimase sulla soglia a contemplare la sua fine. I conigli ricambiarono
sorridendo festosi.
Quattro graziose creaturine impilate sul pavimento franarono una sull'altra.
Dante non aveva la benché minima idea di come fossero prima del
crollo.
«Rosa» mormorò tra sé il Drago Occulto, come
se il significato della parola gli sfuggisse «Come si può
vivere in una tale perversione?»
Con uno stile tutto personale posò il secchio con l'acqua e appoggiò
lo scopettone al muro mentre chiudeva la porta. Nemmeno il grembiule e
le maniche della camicia rigirate fino ai gomiti riuscivano a togliere
una virgola alla sua aria gotique-retrò, due parole che gli erano
fondamentalmente sconosciute ma che avevano un suono esotico relativamente
applicabile alla sua persona.
La scrivania era sepolta dai conigli.
Il letto, disfatto, era sepolto dai conigli.
Il pavimento, da spazzare, era sepolto da altri roditori della stessa
specie.
Dante si risistemò gli occhiali sul naso inspirando. Il suo sguardo
cinico analizzò ogni centimetro della stanza, valutò con
precisa maestria cosa andava fatto, come e dove. Ma c'era decisamente
troppo rosa «Ed è tutto troppo...» il Drago Occulto
s'interruppe a metà frase, sollevando la mano guantata e guardando
il vuoto come se cercasse qualcosa «... com'era quella parola?»
Choeff?
Un cenno da parte del Drago Occulto «Esatto, mille grazie»
tossì per schiarire la gola. «Ed è tutto troppo...
choeff».
Il choeff di Dante non era come il choeff del resto del mondo.
Era il suono morbido di una voce millenaria che si abbassava ai toni e
alle parole di creature ben lontane dal suo tempo e dal suo modo di fare.
Era l'essere stesso di Dante che si piegava all'uso di vili onomatopee
nel discorso.
Era un choeff con del carattere.
Dante decise che non avrebbe sopportato oltre quella vista. Distese la
mano davanti al petto, le lunghe dita magre deliziosamente semi piegate
come a racchiudere una manciata di sabbia, mani morbide, magre, mani affascinanti.
Fece scorrere le dita come se si stesse disfacendo della sabbia che teneva
racchiusa e l'aria intorno ai suoi polsi prese a vibrare.
La stanza fu attraversata da due brividi caldi. Quindi, la realtà
fu disturbata, tremò timidamente e poi si infranse come la superficie
di un lago placido. Gocce di bianco e di nero invasero l'aria, contagiandola.
In onde concentriche e sempre più ampie la stanza perse i colori,
pur rimanendo vivida nella luce del giorno.
Guardò il suo operato: una stanza in bianco e nero. Conigli grigi
tono su tono.
«Decisamente meglio» commentò. Sembrava quasi entusiasta
«...e ora vediamo di pulire questo porcile.»
Dante prese a scivolare nel terrificante caos di Noah come un gatto che
cammina su di una tavola imbandita. Ogni passo era leggero e ben calcolato.
Ragionato. Il suo volto era serio come non mai.
Lasciarsi andare anche per un solo istante a quello scenario, pur se in
bianco e nero, significava sprofondare nelle spirali più perverse
della mente di Noah e, a ormai cinquemila anni suonati, non poteva permetterselo.
Non con leggerezza.
Man mano che la sua figura, più scura del resto, si muoveva sinuosa,
in qualche modo la polvere e il sudiciume sparso un po' ovunque venivano
a svanire come se portati via dal tempo.
Invecchiavano, si ritraevano, sotto gli implacabili colpi di spazzolone
e piumino.
I conigli tornavano in un certo senso a posto. Senza che s'intaccasse
la loro orripilante egemonia nella stanza.
Le coperte del letto tornavano al loro posto...
.. e, se ve lo state chiedendo,
No, non è Mary Poppins. Non canticchia.
È Lord Dante Reznor.
Uno vecchio come lui deve sapersi arrangiare in qualsiasi situazione.
Fu grosso modo verso la fine di quell'ipnotico balletto dell'ordine, che
Noah, zuppo e un po' sudicio per chissà quale motivo, irruppe nella
stanza rimanendo irrimediabilmente "a colori".
«OH PORCO CAZZO!»
Gridò distorcendo la bocca in una espressione indescrivibile a
metà fra il "Come hai potuto!!" e il " Mio Dio!
Mr. Rabbit è malato!".
Le mani si tuffarono nella folta chioma per reggere la testa mentre il
ragazzo si lasciava quasi cadere all'indietro.
Il cuore (...) batté qualche colpo in meno.
Dante sembrò non accorgersi dell'entrata del proprietario della
stanza.
Vedere Noah a colori in una stanza piena di conigli in bianco e nero era
una metafora della testa del primo ufficiale di Ridley.
Follia allo stato puro. Follia conigliosa.
Dante finì di pulire l'oblò che scintillava dietro la testata
del letto, infine passò il piumino ancora una volta sul coniglio
con i guantoni da boxe, poi prese il secchio, lo spazzolone e uscì
dalla porta lasciandosi Noah alle spalle.
Quando chiuse la porta, tutti i colori tornarono al loro grado di rosa.
Come se sopra di loro la coltre di grigio si fosse sciolta come neve.
Noah rimase così ancora a lungo.
Dopo qualche istante Dante bussò alla porta ed entrò nuovamente.
Tossicchiò.
Poi si tolse il cilindro e ne estrasse un grosso coniglio d'angora morbido
e lardoso che zompettò nella stanza prima di tuffarsi fra i conigli
di peluches per poi svanire in mezzo a loro.
Noah si voltò verso Dante caricando la posizione di prima in maniera
ancora più assurda e sbigottita.
«Non capisco come abbia fatto a entrare lì dentro...»
sussurrò il Drago Occulto prima di richiudere la porta scuotendo
la testa.
«Mi stai dicendo che vuoi fermarti in un porto?» chiese Ridley.
«Posso ricordarti che questa è una nave di pirati?»
continuò.
«Beh in realtà non lho dimenticato
con i tuoi
poteri però potresti renderla un po meno minacciosa
»
Ridley guardò Dante in cagnesco
«solo per il tempo
in cui saremo attraccati
non sarà una cosa permanente
insomma
un'illusione capito?»
«Non mi convinci
cosa vuoi andarci a fare in un porto? A raccogliere
informazioni?»
«No, semplicemente volevo andare a trovare una persona
»
«Teletrasportarti no?»
«Vedi se iniziassi a teletrasportarmi con assiduità sarebbe
un problema perché verrei riconosciuto subito dai miei consanguinei
sarebbe seccante vederseli apparire di nuovo in mezzo ai piedi
»
«Potevi dirmelo prima che eri ricercato. Avrei predisposto l'occultamento
della nave... anche se per occultare una presenza come la tua ci vorrebbe...»
«No
non cè problema
»
«E perché?»
«Il tipo nuovo
Coral, è in grado di occultare questa
nave
»
«Cosa? Tu come mai lo conosci??»
«Sembra un tipo utile
lui è qui per me
me ne
occuperò io.»
«Non so se esserne sollevata o meno
»
«Non dimenticarti che sono un gentiluomo Ridley
non permetterei
a nessuno di farti del male
» le mani di Dante scivolarono
di nuovo sul viso di lei
le loro labbra si sfiorarono ma ancora
una volta, puntuale come un raffreddore, arrivò Noah.
Spalancò la porta con la sua delicatezza
(la ex-porta di
Dante) poi fissò i due.
Se ne stette un po a valutare la scena
poi disse:
«Disturbo?»
«Tu che ne pensi?» rispose Dante.
«Ma certo che no Noah! Dante voleva solo comunicarmi la nostra prossima
meta
» Ridley sgusciò via dalla dolce presa di Dante
«Certo e ti segnava la rotta sulla faccia?»
Dante rise divertito mentre Rid mollava un pugno a Noah.
«Imbecille che ti salta in mente!»
Il drago a ogni modo era già sulluscio.
«Allora mi raccomando capitano, ho bisogno della massima discrezione
»
«Certo Dante
puoi andare adesso
»
Dante se ne andò e chiuse la porta.
Ridley si rassettò un po e andò alla grande finestra
che dava sulla poppa della nave a fissare il mare.
Dopo qualche minuto si girò: «Allora non parli? Che sei venuto
a fa-»
Noah era rimasto immobile, una mano sotto il mento, laltra a reggere
il braccio, fissava alternativamente la porta da dove era uscito Dante
e lei.
«Beh?»
Il tizio schizzato ebbe un guizzo, la indicò e poi la guardò
con la faccia del ti ho scoperto:
«Ti piace Dante!!»
Ridley rimase immobile
poi in una frazione di secondo lo guardò
sconcertata.
«Di che diavolo vai cianciando stupido imbecille!»
«Ah te la prendi! Allora è vero!!»
«No! Non è vero!!
no
non è vero
»
rispose poi riacquistando un contegno
«Eh mi dispiace ma si vede lontano un chilometro
»
«Tsk! Dante? Sarà pure affascinante ma è polveroso
polveroso e stantio
non mi ci vedo insieme a lui
»
«Si si
chi disprezza compra
»
«Ma sentitelo! Tu piuttosto!? Che entri da me a qualsiasi ora senza
bussare?»
«Un momento di cosa stai parlando?»
«Parlo di te che bene o male alla fine bazzichi sempre da queste
parti
»
«Beh? E allora a me piacerebbe Dante!?» concluse Noah con
la faccia orripilata
«Non dico questo, IDIOTA! PARLO DI ME!!»
«Aaaaah!! Vorresti dire che io verrei sempre qui per te perché
mi piaci bla bla bla
»
«Sì! Pezzo didiota!»
Noah si rimise in posa da pensatore
«Senape
non diciamo sciocchezze!»
«Che?»
«Ehm niente
è un pezzo di un libro che ho letto...
quando il cappellaio matto
»
«Chissenefrega di questo cappellaio matto!!»
«Ehi un momento! Alice è una bastarda
ma salviamo il
cappellaio matto!!»
«Basta fuori di qui non ci capisco più nulla! Sciò!!»
Ridley prese Noah spingendolo dalle spalle e portandolo fuori
«Ehm si si ok vado
»
«E unultima cosa Noah
»
«Cosa?»
«Togliti quel maledetto coniglio dai capelli!!» Concluse sbattendo
la porta.
Il coniglio cadde in mano a Noah per lo spostamento daria.
«E io che ho detto di male?» chiese Noah allamico morbidoso
e bianco.
Astea si era svegliato e cavalcava in sella al somaro stando bene attento
a non finire di sotto, Teiris conduceva il somaro per le briglie, Wein
camminava dietro.
«Dove si va?» chiese il cieco.
«Fuori da Sadon
alla frontiera Sud
» rispose Teiris
«Ma se esco da Sadon non incontrerò più la Morte?»
«Ma la smetti di parlare della morte come se esistesse?»
«Ma esiste
»
«Certo come no
e io sono un demone
»
«Beh che ne sai
magari esiste per davvero lui è cieco
ma ho sentito dire che i ciechi sviluppano altri sensi
anche qualcosa
di molto vicino allistinto
» intervenne Manoa
«Macché istinto
la Morte è lunica donna
che riesco a vedere
» incalzò il cieco.
«Davvero?» disse Teiris cominciando a crederci «Senti
un po Astea
ma cosa era quella storia del Wyrm?»
«Wyrm?» Chiese Wein sventolando le orecchie. Il discorso si
avvicinava pericolosamente al suo falso salvataggio di Teiris
«Beh si
quella sera cera la Morte
si chiama Etrom
»
«Che fantasia intervenne Manoa
»
«Dicevo
» riprese Astea, «Etrom era li perché
voleva vedere come andava a finire
si una cosa simile
»
«E mettiamo che questa... Morte esista davvero
era LEI
che avrei palpato?» domandò Teiris.
«Beh
ehm
s
si»
«Chi ha palpato chi?» intervenne Manoa.
«Ehm è una storia lunga
» tagliò corto
Teiris.
«Comunque si la palpavi
» affermò Astea.
Poi Teiris ebbe come una rivelazione
«Ma dimmi un po Astea
come facevi a VEDERE me
che palpavo questa Etrom?»
Astea batté un pugno sulla mano.
«Cavolo non ci avevo pensato!!»
Una spallina della veste scivolò giù dalla spalla di Teiris.
«Che diavolo significa?» ribatté lumana..
«Che l'autore sta diventando vecchio
» biascicò
Manoa guardando da unaltra parte
«Ma no! Deve esserci dietro qualcosaltro!!!» continuò
Teiris.
Wein intanto si era rasserenato dato che il discorso si era spostato su
altri binari
«Beh ecco
non è che ti ho proprio vista
ma in
qualche modo ti sentivo
percepivo
non saprei
»
«Cavolo
dobbiamo fare degli esperimenti...»
«E
esperimenti? Guarda che la Morte non viene tanto spesso
e forse per voi sarebbe più che altro un personaggio da evitare
senza contare che non credo sia lesbica
»
Astea si ritrovò con una chiave doro piantata in faccia
«Macché non dicevo la Morte! Voglio fare esperimenti su di
te! Forse cè un modo per farti acquistare la vista
»
«Di un po Astea
non è che la tua cecità
dipenda sempre da quelle corde e catene che ti legano?» sparò
Manoa.
«Si
lho acquisita nello stesso periodo più o
meno
» Astea si rabbuiò
facendo cadere la chiave
di Teiris che aveva piantata in faccia
«Andiamo! Siamo arrivati finalmente in un paese! Adesso si mangia!
Astea cascasse il mondo ti faccio preparare le zucchine ripiene che ti
piacciono tanto!!!» Li interruppe Wein.
«Si! Zucchine ripiene si!!!» I due si lanciarono, uno al galoppo
verso il nulla, laltro in corsa reggendo il somaro. Verso i comignoli
del paesello
Teiris guardò Manoa un po interdetta
Manoa fece per
fregarsene
poi la sacerdotessa in rosso si lanciò allinseguimento
dei due
«Si! Una volta tanto non mi toccherà cucinare
come per dieci persone!!!» gridò.
«Ah
che mi tocca fare
sono già stanca morta
»
Alla fine anche Manoa si lanciò allinseguimento
una
volta tanto sorrideva anche lei.
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