Ventesimo Episodio: Deciver of Fools  


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«Che fine ha fatto Noah?»
«Non possiamo saperlo capitano! L'onda anomala generata dall'esplosione per poco non ribaltava la Northern Star…»
«È impossibile! Doveva saperlo che avrei lanciato qualcosa di distruttivo…»
«Lo vedo!» gridò la vedetta.
Era una sfera di ghiaccio che galleggiava nell’acqua. Intorno, i resti di due draghi divenuti statue di ghiaccio anche loro.
«Tsk! Si è salvato pure stavolta lo sapevo!» esclamò Ridley «Ripescatelo!»
«Un momento ce ne sono altri!» gridò uno dal ponte mollando un calcio a uno dei tre che avevano combattuto sulla nave.
«Sono sopra di noi!» Ridley non avrebbe fatto in tempo, i draghi apparvero dal cielo plumbeo pronti a soffiare, ma qualcosa li attraversò come uno strano flash… dopodiché esplosero in aria.
Gli sguardi dell’equipaggio si puntarono nella direzione opposta alla successione delle esplosioni…e lì, videro semplicemente un ragazzo. Galleggiava a mezz’aria, sorridente.
Mentre Noah faceva a pezzi la bolla di ghiaccio, la zona dove i draghi avevano tuffato Dante prese a ribollire per poi colorarsi di rosso.
Lentamente, a una ventina di metri dalla prua, emerse il Sovrano dei Draghi Occulti, grondante sangue misto ai flutti del mare, appoggiato al bastone da passeggio che semplicemente poggiava in acqua. Rivolse lo sguardo al ragazzo appena arrivato, la lente destra degli occhiali era scheggiata.
«Ancora tu.»
«Ehm... un momento… mi faccia spiegare Lord Reznor!» si affrettò a mettere avanti le mani Coral.


Teiris finì di legarsi gli stivali, diede qualche pacca al vestito per farlo tornare dritto dopodiché si alzò in piedi.
Di fianco a lei Manoa si guardava in giro. Si erano presentate come si doveva non appena la situazione di Astea si era stabilizzata.
«Non vedo né Wein né Astea…»
«E che fine ha fatto quel ragazzo dai capelli viola?»
«Ehm… se n’è andato…»
«Posso capirlo… però almeno poteva salutare...»
«Già… tu come l’hai conosciuto Astea?»
«L’ho salvato da una esecuzione e l’ho portato al mio villaggio che allora era sotto il dominio di Seiphen Lun…»
«Seiphen Lun… immaginavo fosse stato Astea a creare quello scenario…»
«Che scenario?»
«Ehm… lasciamo perdere…»
«Tu invece come mai gli stavi dietro?»
«Un po’ come te volevo proporgli un lavoro… ma ha rifiutato l’offerta…»
«Capisco»
Dopo un paio di minuti di silenzio videro tornare Wein.
«L’ho trovato…» disse.
Quando si fece più vicino videro che trascinava Astea per un piede. Il tizio dormiva ancora della grossa.
Le ragazze soppressero una risata mentre Wein con le orecchie a mezz'asta arrivava a destinazione…
«Beh questo “attrezzo” lo carichiamo sul somaro?»
Il somaro sbuffò.
«Non mi pare gli stia molto simpatico…»
«Beh no, in effetti…» commentò Teiris ripensando ai “piccoli incidenti” che erano capitati.
«Avanti accontentati… di certo è più leggero di me!»
Commentò Wein lanciando Astea sul somaro. La bestia ispirò un paio di volte ma Wein aveva ragione, anche se fisicamente sembrava più esile di Astea la sua costituzione restava sempre quella di un Drago Occulto trasformato in forma umanoide, privo di ali e coda.
«Dove si va?» disse infine Manoa.
«E soprattutto… che facciamo? C’è modo di aiutarlo?» continuò Teiris.
«Voglio sperare che esista… andiamo a sud, ed intanto usciamo dal Ducato di Sadon.» ribatté Wein.
I quattro s'incamminarono.


«A buon rendere ragazzo!!» esclamò dal ponte Ridley salutando verso Coral con un cenno della mano.
Il demone fece un leggero inchino poi scese sulla nave. Dante svolazzò e atterrò.
«Portate un asciugamano per Noah e per Dante…»
«Salve Capitano Ridley Rhian, lei deve essere la sorella minore del famoso saggio Elder Rhian vero?»
Ridley aguzzò gli occhi, «già… e tu come fai a saperlo?»
«Oh mi sono a lungo informato sull’equipaggio della Northern Star. Non è certo la nave più grande che solchi i mari di Aman, ma è senz'ombra di dubbio la più veloce e vanta un equipaggio di esperti marinai e combattenti di genere misto, uomini e donne.»
«Ok hai studiato… cosa ci facevi lassù? “Passavi da queste parti?”»
«Pressappoco… diciamo che cercavo voi… ho saputo che anche i Draghi Occulti vi cercavano… e ho seguito loro, vorrei diventare membro del vostro equipaggio…»
«Beh sei solo un moccioso ma indubbiamente hai grandi poteri magici… non è da tutti liberarsi in quel modo di creature tanto potenti come i Draghi Occulti...»
«Mo… moccioso?»
Intanto l’equipaggio era riuscito a tirare su Noah.
«Chi è quel bimbo dai capelli viola e gli occhiali da secchione Rid?»
« È un marmocchio che ci ha aiutato contro i compagni di merende di Dante…»
«Oh beh allora è un tipo a posto!»
L'equipaggio presente tossicchiò scuotendo la testa… era facile fare colpo su Noah.
«Vorresti diventare un membro del nostro equipaggio? E sentiamo… perché?»
«Semplice, su questa nave viaggiano una maga di enormi poteri imparentata col forse più grande mago di tutti i tempi, un Sovrano dei Draghi Occulti dai poteri disumani e... uno... strano essere umano dalle capacità straordinarie, senza contare i pirati d’esperienza e gli altri combattenti. Direi che è un posto perfetto per chi voglia divertirsi e imparare qualcosa!»
Ridley lo squadrò.
«Sai troppe cose… » commentò la donna «da Dante a Noah a mio fratello…»
«Per evitare di morire nei miei primi cinque minuti di permanenza su questa nave ho dovuto compiere studi molto approfonditi…» Coral estrasse da una manica un pesante librone sul quale aveva evidentemente appuntato tutte le sue ricerche.
Dopo un po’ Ridley cambiò espressione «hai problemi a dormire con le donne?»
«Co…cosa?»
«Non abbiamo più stanze vuote… ma tu sei piccolino e potresti anche dormire con le donne…»
«Non sono piccolo ho quasi vent'anni…»
« È tipico dei piccoli darsi più anni di quanti non ne abbiano…»
«Ma… veramente...»
«Oh beh andiamo! Hai già dimostrato quanto vali chissenefrega se sei piccolo… piuttosto stai attento a non farti mangiare dalle donne dell’equipaggio…»
Una pacca sulla spalla, ed era dei loro.
Un pirata portò una coperta a Dante ma lui la rifiutò gentilmente.
Si avviò verso le proprie stanze e, concentrando un attimo le energie, fece evaporare col calore tutta l’acqua che aveva addosso. Avrebbe comunque dovuto cambiare i vestiti che erano sporchi di sangue.
Noah invece rifiutò la coperta perché si sentiva bello fresco…
«Da dove comincio?»
«Leen! Occupati della sua sistemazione.»
Una ragazza giovane arrivò trafelata. «Questo ce lo prendiamo noi?»
Ridley annuì.
«Oh beh… menomale cominciavamo a sentirci sole…»
Gli uomini sul ponte brontolarono qualcosa... poi Coral si avviò.
Passando vicino a Ridley lei gli parlò di nuovo a voce bassa.
«Non so chi tu sia ma sei un tipo pericoloso. Ti prendo solo perché con noi c’è Dante, e avere un altro come lui qua dentro potrebbe essere un vantaggio.»
«Co… come lui?»
«Beh almeno ci faresti guadagnare tempo…»
«Ho capito.» Coral sorrise.
Ridley gli diede una gomitata mentre scendeva sotto coperta.
«Sei sicura di quello che hai fatto? Quel tizio mi dava una strana sensazione…» Commentò Noah.
«Peggio di Dante?»
«No… decisamente no»


La nuova porta di Dante ti faceva capire che, se arrivavi a bussarci, avevi abbastanza coraggio per guardare in faccia la morte sorridendo… non era detto che chi bussava sarebbe morto, più semplicemente avrebbe incontrato qualcosa di così antico e al di sopra della sua comprensione da esserne schiacciato come un uomo che guarda il cielo stellato.
Bussarono, Dante alzò lo sguardo da un altro libro.
«Avanti.»
Entrò Coral.
«Salve… porto gli omaggi di Enid la Tessitrice d'Inganni» salutò.
Il drago rispose con un cenno del capo, rimase per qualche istante immobile… poi si scosse e arrivò al dunque.
«Tu mi hai visto, sei stato tu a parlare di me ai draghi vero?»
Coral fece per rispondere ma Dante continuò.
«Loro mi avrebbero trovato sicuramente più in fretta di te, tu avevi bisogno di trovarmi e così hai scatenato una guerra civile solo per accorciare i tempi. Dico bene?»
«Beh…»
«Vorresti rispondere che in fondo la guerra non l’hai scatenata tu ma che hai solo accelerato i tempi che l’avrebbero comunque portata a maturazione…era logico dare la colpa a me dopo quello che è successo ed io non ho fatto nulla per evitare che ciò accadesse, ad esempio non presentandomi alla riunione del Consiglio.»
Coral stavolta se ne rimase in silenzio…
«Beh non parli? Perché mi cercavi? E soprattutto, perché non dovrei ucciderti?»
«Riguardo l’incidente di quella sera… ero li per lavoro… e non era mia intenzione disturbarla.»
Una goccia si sudore freddo scivolò su una tempia di Coral, caratterizzazione tipicamente umana.
Dante rimase immobile per lunghi e interminabili attimi.
C’era un piccolo orologio, una sveglietta a carica, che ticchettava in maniera assordante.
Il Drago si sistemò gli occhiali sul volto e sorrise… una piccola risata sommessa.
«Certo… comprendo… gli affari sono affari giusto?»
Coral sorrise tirando un sospiro di sollievo per limitare al massimo quella specie di terrore folle che l’attanagliava… la reazione di Enid quando aveva sentito che era riuscito a tenere testa a Dante… gli era bastata quella per imparare a temere quel drago.
«Quanto al perché la cercavo, immagino che lei saprà che, essendo io un demone sono interessato all'Artemide come qualunque altra creatura del bene o del male su questa terra.»
«Certo… e tu ritieni di potermela sottrarre?»
«Forse… ma a ogni modo non è questo il problema attuale dato che lei non la ha ancora… dico bene?»
Gli occhiali di Coral baluginarono di riflesso, Dante aguzzò lo sguardo.
«Dici bene… anche se, essendo cinque i Sovrani dei Draghi Occulti, dovrei avere ora tutte le chiavi per poter sbloccare il sigillo imposto su quell’arma…»
«Esatto… ma a quanto pare le chiavi non sono cinque… ma sei… è questo che la fece infuriare quella sera vero?»
Dante fece un cenno di assenso col capo.
«Ed è anche il motivo per il quale lei ora viaggia su questa nave, il suo castello o una delle sue numerose magioni sono un bersaglio troppo facile per le forze dei Draghi Occulti e probabilmente nemmeno lei saprebbe tenere testa al loro esercito al gran completo, senza contare la vostra fazione all’interno del vostro popolo è ancora troppo debole per permetterle di schierare una parvenza di truppa… lei spera che con Ridley avvertita del pericolo, questa nave semplicemente svanisca nell'immensità dell'oceano finché ha a bordo un ospite importante come lei... inoltre potrebbe sfruttarla come centro operativo per le prossime mosse del suo piano... qualunque siano i suoi fini.»
Dante chiuse il libro riponendolo sul comodino. C’era spazio giusto per quel libro e una piccola candela. «Non credo si possa parlare di fazione per quanto mi riguarda, all'interno del mio popolo. Non mi sono mai interessato della politica dei miei simili e i miei servitori sono in numero esiguo.»
«Bene… le propongo una collaborazione. Io la aiuterò a mettere le mani sull'Artemide… così potrò battere sul tempo i miei nemici… una volta che l’avremo ritrovata la nostra alleanza sarà rotta.»
«E cercherai in tutti i modi di farla tua…»
«Ancora non lo so… dipende da come la userà… da quali saranno le sue vere intenzioni…»
«Forse un giorno parleremo anche di questo… per adesso vai, Ridley probabilmente avrà qualcosa da farti sbrigare…»
«Certo lord Reznor…» Coral fece un piccolo inchino e fece per andarsene.
«Ah, un’altra cosa Coral. Intanto chiamami Dante, e poi… salutami Enid… è ancora così affascinante?»
«Non ho mai visto creatura più bella.»
Dante sorrise di nuovo.


«Maledizione!» gridò Enid passandosi le mani fra i capelli in maniera nevrastenica.
«Cosa diavolo hanno che non va queste armi!?»
Era in piedi in una stanza del suo castello, intorno a lei c’erano un buon centinaio spade, lance, archi, artigli, scudi e bastoni spezzati in ogni punto, c'erano bastoni dritti, bastoni storti, pietre incastonate, bastonacci da passeggio persino un bastone di zucchero.
Apparve il Guardiano.
«Toh chi si vede!»
«Ciao moccioso…»
«Uffa NONNA io sono qui per aiutarti e tu mi tratti così?»
«Ma si andiamo vieni a dare una mano… ALLA NONNA» rispose fra i denti Enid lanciando l'elsa di una spada rotta contro Kaviel.
Il bambino lo schivò, scostando il collo.
«Che succede Enid?»
« È da ieri notte che provo a creare armi degne di me ma non ci riesco! Maledizione!»
Il Guardiano schivò un altro pezzo lancia volato per sbaglio contro di lui mentre Enid prendeva a calci i rottami ai suoi piedi.
Kaviel fece comparire un gelato, di nuovo nocciola, stracciatella e cioccolato… con panna.
«Vedi Enid… è vero, i nostri sono grandi poteri… ma per creare un’arma veramente efficace non possiamo fare affidamento solo sulle nostre energie… senza contare che tu adesso… dopo Coral…»
«IO COSA
«Niente niente… » rispose con un sorrisone Kaviel. «È solo che dopo lo sforzo fatto nella creazione di Coral le tue energie sono di molto indebolite e ci vorrà un bel po' affinché tornino al gran completo...»
Privilegiò il cioccolato che stava in una posizione più a rischio… dopo avrebbe pensato agli altri gusti…
Dopo un po’ Enid si lasciò cadere su una poltrona con un fiatone isterico.
«Allora che consigli?»
«Semplice… manda il tuo Coral a cercare qualcosa che vada bene come catalizzatore dei tuoi poteri… mica devi fare tutto tu… io la mia Etrom all’epoca la mandai a uccidere la vecchia Morte di prima…»
«Co… cosa?»
«Si andiamo… prima che io mi organizzassi c’era una morte messa qui dal Mana o da chi per lui per evitare che ci fosse confusione… non era un granché come morte… arrivava quando la gente era già morta e la portava via… una specie di “mezzo pubblico” per l’aldilà…»
«Ordinai a Etrom di liberarsi di lei e con una sua parte costruii la sua splendida falce…»
«Hum… ingegnoso…»
«Sono o non sono il Guardiano?» sorrise gioviale il bambino.
«Quindi ora il problema è un altro…»
«Ovvero?» chiese curioso.
«Come faccio a trovare un catalizzatore che vada bene per un tipo come Coral?»
«Già… è un vero problema… perché non scarichi tutto su di lui… a te infondo cosa importa… è lui che deve trovare il modo di sopravvivere…»
«Non lo so… la tua Etrom… quand’è che l’hai buttata nella mischia… ad esempio contro la vecchia Morte?»
«Etrom? Oh… lei ci andò a pochi anni dalla nascita e comunque, al momento della creazione, avevo già infuso in lei gran parte della conoscenza per usare i suoi poteri... se tu fossi stata delicata con lei quanto lo sei stata con Coral, credo che l’avresti distrutta subito… quel tuo Demone Maggiore è grandioso!»
Enid sbuffò divertita.
«Sono o non sono la Tessitrice?»
«Già… sei stata molto brava… peccato che Etrom con quell’arma sia semplicemente fuori portata per un tipo come Coral…» Sorrise.
Enid tornò buia e sbuffò.
«Tsk! Mica è una gara! »


Pulire la stanza di Noah non rientrava nei suoi piani originali. A dirla tutta, niente di ciò che avrebbe trovato nella stanza di Noah rientrava in quei piani. Ma doveva fare buon viso a cattivo gioco, d'altronde aveva promesso a Ridley di comportarsi come uno dell'equipaggio. E lui manteneva la parola... con chi se lo meritava.
Era un maledetto uomo di parola col cilindro!
Aprì la porta come si apre l'entrata della propria tomba. Nel caso di Dante con aria compassata, il cilindro in ordine e un dignitoso cravattino stavolta nero.
«Per la miseria... » commentò, un tic si impossessò del suo sopracciglio sinistro «...allora è così che appare la mente di un folle...»
Rimase sulla soglia a contemplare la sua fine. I conigli ricambiarono sorridendo festosi.
Quattro graziose creaturine impilate sul pavimento franarono una sull'altra. Dante non aveva la benché minima idea di come fossero prima del crollo.
«Rosa» mormorò tra sé il Drago Occulto, come se il significato della parola gli sfuggisse «Come si può vivere in una tale perversione?»
Con uno stile tutto personale posò il secchio con l'acqua e appoggiò lo scopettone al muro mentre chiudeva la porta. Nemmeno il grembiule e le maniche della camicia rigirate fino ai gomiti riuscivano a togliere una virgola alla sua aria gotique-retrò, due parole che gli erano fondamentalmente sconosciute ma che avevano un suono esotico relativamente applicabile alla sua persona.
La scrivania era sepolta dai conigli.
Il letto, disfatto, era sepolto dai conigli.
Il pavimento, da spazzare, era sepolto da altri roditori della stessa specie.
Dante si risistemò gli occhiali sul naso inspirando. Il suo sguardo cinico analizzò ogni centimetro della stanza, valutò con precisa maestria cosa andava fatto, come e dove. Ma c'era decisamente troppo rosa «Ed è tutto troppo...» il Drago Occulto s'interruppe a metà frase, sollevando la mano guantata e guardando il vuoto come se cercasse qualcosa «... com'era quella parola?»
Choeff?
Un cenno da parte del Drago Occulto «Esatto, mille grazie» tossì per schiarire la gola. «Ed è tutto troppo... choeff».
Il choeff di Dante non era come il choeff del resto del mondo. Era il suono morbido di una voce millenaria che si abbassava ai toni e alle parole di creature ben lontane dal suo tempo e dal suo modo di fare. Era l'essere stesso di Dante che si piegava all'uso di vili onomatopee nel discorso.
Era un choeff con del carattere.
Dante decise che non avrebbe sopportato oltre quella vista. Distese la mano davanti al petto, le lunghe dita magre deliziosamente semi piegate come a racchiudere una manciata di sabbia, mani morbide, magre, mani affascinanti. Fece scorrere le dita come se si stesse disfacendo della sabbia che teneva racchiusa e l'aria intorno ai suoi polsi prese a vibrare.
La stanza fu attraversata da due brividi caldi. Quindi, la realtà fu disturbata, tremò timidamente e poi si infranse come la superficie di un lago placido. Gocce di bianco e di nero invasero l'aria, contagiandola. In onde concentriche e sempre più ampie la stanza perse i colori, pur rimanendo vivida nella luce del giorno.
Guardò il suo operato: una stanza in bianco e nero. Conigli grigi tono su tono.
«Decisamente meglio» commentò. Sembrava quasi entusiasta «...e ora vediamo di pulire questo porcile.»
Dante prese a scivolare nel terrificante caos di Noah come un gatto che cammina su di una tavola imbandita. Ogni passo era leggero e ben calcolato. Ragionato. Il suo volto era serio come non mai.
Lasciarsi andare anche per un solo istante a quello scenario, pur se in bianco e nero, significava sprofondare nelle spirali più perverse della mente di Noah e, a ormai cinquemila anni suonati, non poteva permetterselo.
Non con leggerezza.
Man mano che la sua figura, più scura del resto, si muoveva sinuosa, in qualche modo la polvere e il sudiciume sparso un po' ovunque venivano a svanire come se portati via dal tempo.
Invecchiavano, si ritraevano, sotto gli implacabili colpi di spazzolone e piumino.
I conigli tornavano in un certo senso a posto. Senza che s'intaccasse la loro orripilante egemonia nella stanza.
Le coperte del letto tornavano al loro posto...
.. e, se ve lo state chiedendo,
No, non è Mary Poppins. Non canticchia.
È Lord Dante Reznor.
Uno vecchio come lui deve sapersi arrangiare in qualsiasi situazione.
Fu grosso modo verso la fine di quell'ipnotico balletto dell'ordine, che Noah, zuppo e un po' sudicio per chissà quale motivo, irruppe nella stanza rimanendo irrimediabilmente "a colori".
«OH PORCO CAZZO
Gridò distorcendo la bocca in una espressione indescrivibile a metà fra il "Come hai potuto!!" e il " Mio Dio! Mr. Rabbit è malato!".
Le mani si tuffarono nella folta chioma per reggere la testa mentre il ragazzo si lasciava quasi cadere all'indietro.
Il cuore (...) batté qualche colpo in meno.
Dante sembrò non accorgersi dell'entrata del proprietario della stanza.
Vedere Noah a colori in una stanza piena di conigli in bianco e nero era una metafora della testa del primo ufficiale di Ridley.
Follia allo stato puro. Follia conigliosa.
Dante finì di pulire l'oblò che scintillava dietro la testata del letto, infine passò il piumino ancora una volta sul coniglio con i guantoni da boxe, poi prese il secchio, lo spazzolone e uscì dalla porta lasciandosi Noah alle spalle.
Quando chiuse la porta, tutti i colori tornarono al loro grado di rosa. Come se sopra di loro la coltre di grigio si fosse sciolta come neve.
Noah rimase così ancora a lungo.
Dopo qualche istante Dante bussò alla porta ed entrò nuovamente.
Tossicchiò.
Poi si tolse il cilindro e ne estrasse un grosso coniglio d'angora morbido e lardoso che zompettò nella stanza prima di tuffarsi fra i conigli di peluches per poi svanire in mezzo a loro.
Noah si voltò verso Dante caricando la posizione di prima in maniera ancora più assurda e sbigottita.
«Non capisco come abbia fatto a entrare lì dentro...» sussurrò il Drago Occulto prima di richiudere la porta scuotendo la testa.

«Mi stai dicendo che vuoi fermarti in un porto?» chiese Ridley.
«Posso ricordarti che questa è una nave di pirati?» continuò.
«Beh in realtà non l’ho dimenticato… con i tuoi poteri però potresti renderla un po’ meno minacciosa…» Ridley guardò Dante in cagnesco… «solo per il tempo in cui saremo attraccati… non sarà una cosa permanente… insomma… un'illusione capito?»
«Non mi convinci… cosa vuoi andarci a fare in un porto? A raccogliere informazioni?»
«No, semplicemente volevo andare a trovare una persona…»
«Teletrasportarti no?»
«Vedi se iniziassi a teletrasportarmi con assiduità sarebbe un problema perché verrei riconosciuto subito dai miei consanguinei… sarebbe seccante vederseli apparire di nuovo in mezzo ai piedi…»
«Potevi dirmelo prima che eri ricercato. Avrei predisposto l'occultamento della nave... anche se per occultare una presenza come la tua ci vorrebbe...»
«No… non c’è problema…»
«E perché?»
«Il tipo nuovo… Coral, è in grado di occultare questa nave…»
«Cosa? Tu come mai lo conosci??»
«Sembra un tipo utile… lui è qui per me… me ne occuperò io.»
«Non so se esserne sollevata o meno…»
«Non dimenticarti che sono un gentiluomo Ridley… non permetterei a nessuno di farti del male…» le mani di Dante scivolarono di nuovo sul viso di lei… le loro labbra si sfiorarono ma ancora una volta, puntuale come un raffreddore, arrivò Noah.
Spalancò la porta con la sua delicatezza… (la ex-porta di Dante) poi fissò i due.
Se ne stette un po’ a valutare la scena… poi disse:
«Disturbo?»
«Tu che ne pensi?» rispose Dante.
«Ma certo che no Noah! Dante voleva solo comunicarmi la nostra prossima meta…» Ridley sgusciò via dalla dolce presa di Dante…
«Certo e ti segnava la rotta sulla faccia?»
Dante rise divertito mentre Rid mollava un pugno a Noah.
«Imbecille che ti salta in mente!»
Il drago a ogni modo era già sull’uscio.
«Allora mi raccomando capitano, ho bisogno della massima discrezione…»
«Certo Dante… puoi andare adesso…»
Dante se ne andò e chiuse la porta.
Ridley si rassettò un po’ e andò alla grande finestra che dava sulla poppa della nave a fissare il mare.
Dopo qualche minuto si girò: «Allora non parli? Che sei venuto a fa-»
Noah era rimasto immobile, una mano sotto il mento, l’altra a reggere il braccio, fissava alternativamente la porta da dove era uscito Dante… e lei.
«Beh?»
Il tizio schizzato ebbe un guizzo, la indicò e poi la guardò con la faccia del “ti ho scoperto”:
«Ti piace Dante!!»
Ridley rimase immobile… poi in una frazione di secondo lo guardò sconcertata.
«Di che diavolo vai cianciando stupido imbecille!»
«Ah te la prendi! Allora è vero!!»
«No! Non è vero!! … no… non è vero…» rispose poi riacquistando un contegno…
«Eh mi dispiace ma si vede lontano un chilometro…»
«Tsk! Dante? Sarà pure affascinante ma è polveroso… polveroso e stantio… non mi ci vedo insieme a lui…»
«Si si… chi disprezza compra…»
«Ma sentitelo! Tu piuttosto!? Che entri da me a qualsiasi ora senza bussare?»
«Un momento di cosa stai parlando?»
«Parlo di te che bene o male alla fine bazzichi sempre da queste parti…»
«Beh? E allora a me piacerebbe Dante!?» concluse Noah con la faccia orripilata…
«Non dico questo, IDIOTA! PARLO DI ME!!»
«Aaaaah!! Vorresti dire che io verrei sempre qui per te perché mi piaci bla bla bla…»
«Sì! Pezzo d’idiota!»
Noah si rimise in posa da pensatore…
«Senape… non diciamo sciocchezze!»
«Che?»
«Ehm niente… è un pezzo di un libro che ho letto... quando il cappellaio matto…»
«Chissenefrega di questo cappellaio matto!!»
«Ehi un momento! Alice è una bastarda… ma salviamo il cappellaio matto!!»
«Basta fuori di qui non ci capisco più nulla! Sciò!!» Ridley prese Noah spingendolo dalle spalle e portandolo fuori…
«Ehm si si ok vado…»
«E un’ultima cosa Noah…»
«Cosa?»
«Togliti quel maledetto coniglio dai capelli!!» Concluse sbattendo la porta.
Il coniglio cadde in mano a Noah per lo spostamento d’aria.
«E io che ho detto di male?» chiese Noah all’amico morbidoso e bianco.


Astea si era svegliato e cavalcava in sella al somaro stando bene attento a non finire di sotto, Teiris conduceva il somaro per le briglie, Wein camminava dietro.
«Dove si va?» chiese il cieco.
«Fuori da Sadon… alla frontiera Sud…» rispose Teiris
«Ma se esco da Sadon non incontrerò più la Morte?»
«Ma la smetti di parlare della morte come se esistesse?»
«Ma esiste…»
«Certo come no… e io sono un demone…»
«Beh che ne sai… magari esiste per davvero lui è cieco ma ho sentito dire che i ciechi sviluppano altri sensi… anche qualcosa di molto vicino all’istinto…» intervenne Manoa…
«Macché istinto… la Morte è l’unica donna che riesco a vedere…» incalzò il cieco.
«Davvero?» disse Teiris cominciando a crederci «Senti un po’ Astea… ma cosa era quella storia del Wyrm?»
«Wyrm?» Chiese Wein sventolando le orecchie. Il discorso si avvicinava pericolosamente al suo falso salvataggio di Teiris…
«Beh si… quella sera c’era la Morte… si chiama Etrom…»
«Che fantasia intervenne Manoa…»
«Dicevo…» riprese Astea, «Etrom era li perché voleva vedere come andava a finire… si una cosa simile…»
«E mettiamo che questa... Morte esista davvero… era LEI che avrei palpato?» domandò Teiris.
«Beh… ehm… s… si»
«Chi ha palpato chi?» intervenne Manoa.
«Ehm è una storia lunga…» tagliò corto Teiris.
«Comunque si la palpavi…» affermò Astea.
Poi Teiris ebbe come una rivelazione…
«Ma dimmi un po’ Astea… come facevi a VEDERE me che palpavo questa Etrom?»
Astea batté un pugno sulla mano.
«Cavolo non ci avevo pensato!!»
Una spallina della veste scivolò giù dalla spalla di Teiris.
«Che diavolo significa?» ribatté l’umana..
«Che l'autore sta diventando vecchio…» biascicò Manoa guardando da un’altra parte…
«Ma no! Deve esserci dietro qualcos’altro!!!» continuò Teiris.
Wein intanto si era rasserenato dato che il discorso si era spostato su altri binari…
«Beh ecco… non è che ti ho proprio vista… ma in qualche modo ti sentivo… percepivo… non saprei…»
«Cavolo… dobbiamo fare degli esperimenti...»
«E… esperimenti? Guarda che la Morte non viene tanto spesso… e forse per voi sarebbe più che altro un personaggio da evitare… senza contare che non credo sia lesbica…»
Astea si ritrovò con una chiave d’oro piantata in faccia…
«Macché non dicevo la Morte! Voglio fare esperimenti su di te! Forse c’è un modo per farti acquistare la vista…»
«Di un po’ Astea… non è che la tua cecità dipenda sempre da quelle corde e catene che ti legano?» sparò Manoa.
«Si… l’ho acquisita nello stesso periodo più o meno…» Astea si rabbuiò… facendo cadere la chiave di Teiris che aveva piantata in faccia…
«Andiamo! Siamo arrivati finalmente in un paese! Adesso si mangia! Astea cascasse il mondo ti faccio preparare le zucchine ripiene che ti piacciono tanto!!!» Li interruppe Wein.
«Si! Zucchine ripiene si!!!» I due si lanciarono, uno al galoppo verso il nulla, l’altro in corsa reggendo il somaro. Verso i comignoli del paesello…
Teiris guardò Manoa un po’ interdetta… Manoa fece per fregarsene… poi la sacerdotessa in rosso si lanciò all’inseguimento dei due… «Si! Una volta tanto non mi toccherà cucinare come per dieci persone!!!» gridò.
«Ah…che mi tocca fare… sono già stanca morta…»
Alla fine anche Manoa si lanciò all’inseguimento… una volta tanto sorrideva anche lei.

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