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Noah tornò nella sua stanza
ad accoglierlo
i conigli
e il rosa.
Si sdraiò sul letto. Accese una sigaretta
lo sguardo fisso
sulle travi di legno del soffitto.
«
eh già, stupido idiota, aspetto un figlio!»
Noah rimase con lo sguardo fisso.
Pietrificato. Indossava un completo regale, una pesante camicia azzurra
ricamata, un panciotto e un foulard chiaro, un pesante mantello color
acquamarina dal colletto alto che ricadeva sulle spalle, e pantaloni azzurri.
Sulla fronte un prezioso diadema. Lei era sdraiata su un grande baldacchino
con tende di un velo azzurro. E lo guardava sorridente.
Poi vedendo che lui rimaneva impassibile si preoccupò...
«Noah
»
Noah si sedette sul letto. Prese due sigarette le accese insieme e sbuffò
via il fumo
«È
è una cosa splendida tesoro
»
disse atono.
«Non sembra dal tono della tua voce
»
«No
davvero...»
Bussarono alla porta.
«Avanti
»
«Sire
mi perdoni
ma i ministri l'attendono in sala.»
«Arrivo
a dopo mia Regina
»
«Ciao Noah
»
Lei si sdraiò più comodamente
era bellissima, aveva
capelli dalabastro e lineamenti delicati. Non sorrideva
anzi
piangeva
Anche se i singhiozzi cominciarono solo quando lui fu uscito.
«Che diavolo ti prende Noah? Tua moglie, la tua regina aspetta un
figlio e tu invece di essere al settimo cielo sei qui su una torre del
tuo castello con un freddo da lupi a guardare lontano
»
«Non lo so Dyon
»
«Cosa cè che non sai?»
Dyon da vivo era decisamente più affascinante
era meno secco
più in carne. La faccia era più espressiva, aveva corti
capelli castani dai riflessi fulvi, meno alto di Noah
in una divisa
da Ammiraglio, con qualche annetto in più sul groppone.
«Che devo dire?»
«Non so
un ah che bello avrò un figlio cui passare
il mio regno?»
«Non ce la faccio...»
Dyon se ne stette in silenzio stringendosi nel pesante mantello pieno
di decorazioni militari.
«È tutto sbagliato vecchio Dyon
tu sei arrivato dove
sei perché hai fatto carriera
hai inseguito un tuo scopo
io sono qui perché semplicemente dovevo esserci
non ho scelto
e se lho fatto è stato tanto tempo fa
non mi sento
più di fare quello che faccio adesso
e poi Lilith
è
mia moglie
ma chi lha scelto?»
«Tu! Cazzo l'hai scelto tu! La tua Tradnor, il tuo popolo, quel
giorno contro i ribelli di Malacania! Tua moglie. Sei il nostro re perché
hai meritato con i denti e con le unghie questo ruolo! »
«Ma davvero
»
«Eh già
»
Noah rimase silenzioso poi riprese a parlare Dyon.
«Deve essere difficile vero? Essere un re, amare qualcuno profondamente...
e tutto il resto.»
«Lo è
altrimenti non sarei qui.»
«Le vuoi bene? L'ami?»
«Credo di si
»
«Che risposta da Re di Tradnor
»
«Dyon... hai mai pensato che il benessere potesse anestetizzare
i nostri sentimenti?»
«È strano che un problema del genere esca fuori proprio da
noi visto che per arrivare qui abbiamo sputato il sangue. Mangiato pesante
ieri?»
«Non sei divertente vecchio Dyon
»
«E smettila di chiamarmi vecchio avrò qualche anno più
di te
»
«Si certo
è un modo di dire
»
Passarono altro tempo in silenzio.
«Sono stanco di questa vita
le voglio bene
ma vorrei
provare a fare altre cose
»
«Certo
il poveraccio
o il morto di fame
»
«No, luomo libero
»
«Sei un re! Sei libero di fare quello che vuoi! Parti per un viaggio!
Ti porterò con la mia flotta ovunque vorrai andare, visiteremo
Kalderon e Ithos!»
«Lo sai che è un desiderio irrealizzabile
Tradnor è
un regno duro, di uomini del nord, dove il sole non sorge per mesi. Ho
delle responsabilità... e adesso con un figlio...»
«Irrealizzabile? Davvero?»
«Beh credo di si
a meno che questo regno non venga spazzato
via da una calamità e io sia lunico a salvarsi
quasi
quasi comincio a fare la danza della pioggia
»
Dyon si rabbuiò. «Sai
è difficile servirti se
la pensi così di noi
»
«Quanto vorrei essere ai tuoi ordini
non avere responsabilità
non avere catene
sono diventato re troppo giovane...»
« È strano
vedendoti
il tuo portamento
i
tuoi occhi... non si direbbe che hai dentro dei problemi così
»
«Il fatto è che non dovrei averli
ho tutto nella vita,
una donna che mi ama
che io stesso sono convinto di amare
un regno che prospera
ricchezza, potere, amore
eppure
»
«Non dimenticarti tuo figlio
»
«Mio figlio
»
«Pensa alla calamità
è realmente quello che
vuoi?»
«Non lo so
so che è stupido
mi sento un verme
pensando a tutte le persone che credono in me
»
«Forse è normale
un giorno magari riuscirai a fare
chiarezza nei tuoi sentimenti
sei ancora giovane
ed è
difficile avere tutto questo sulle spalle da subito
tuo padre morì
giovane
»
«Già
vecchio mollusco di un padre
poteva aspettare
a tirare le cuoia
»
«Io servivo tuo padre e servo te
avete molto in comune
»
«Chissà che pure io non mi sbrighi a tirare le cuoia lasciando
tutto
»
«Noah
»
Non cera vento quella mattina. Noah capì subito che cera
qualcosa che non andava
era in giro con la sua vecchia casacca con
le piastre, quella che usava di solito per fare un giro informale per
la sua capitale.
Dyon era sulla sua nave attraccata al porto.
La regina di Tradnor aveva ormai il pancione
i ministri erano sempre
affaccendati nelle loro cose
Due palle di ministri
ce ne fosse uno con una benché minima
parvenza di senso dell'humour
Fu proprio mentre pensava a quanto fosse stanco di tutto questo che quella
enorme sfera di energia azzurra polverizzò di netto una delle torri
più alte del suo castello.
Le grida del suo popolo.
Fiamme che fecero capolino ovunque, fiamme magiche in grado di resistere
ai climi del suo regno.
E uno sciame di demoni intorno a una figura imponente e maestosa, che
lo guardò.
Noah prese a correre verso il porto
a una velocità innaturale
ma prima ancora di urlare il nome del suo migliore amico la nave di Dyon
venne polverizzata da unaltra esplosione.
Lo spostamento daria fece svolazzare i capelli di Noah mentre il
re cadeva in ginocchio i pugni serrati sulle gambe. Fissava il basso,
la candida neve, il candido bianco, i suoi occhi si erano ridotti a un
puntino.
«D
Dyon
»
Non cera tempo, tornò a guardare la figura di chi lo attaccava.
Lentamente la spada del comandante da alta si abbassò in direzione
del castello e uno sciame di creature mostruose si abbatterono come insetti
sulle solide mura, sulla popolazione, su tutto.
Cominciarono le grida di disperazione.
«NOOOO!!» gridò alzandosi in piedi barcollando.
Sulla strada per il castello c'erano bambini dilaniati, donne in lacrime;
non erano i loro corpi straziati a farle piangere ma il dolore di avere
accanto la propria famiglia nelle stesse condizioni.
I demoni distruggevano qualsiasi cosa.
Le sue due spade iniziarono la loro danza di morte aprendogli la strada
che conduceva al castello
alle stanze reali...
In pochi istanti il suo regno così potente e organizzato era stato
messo in ginocchio. Le truppe si attivarono subito, fanteria, maghi reali.
Piogge di incantesimi rigavano il cielo
ma sapeva già come
sarebbe andata a finire. Quelli erano demoni ed erano guidati da qualcuno
molto in alto per dimostrare una tale organizzazione.
I corridoi del castello non gli erano mai apparsi così diversi
ognuno con la sua bellezza, i camerieri, ora ricordava tutti i loro nomi
mentre li vedeva morti o ancora vivi
in condizioni terrificanti.
La sala dei ministri. Ci passò davanti, di sfuggita, più
rossa che celeste.
Gli amici
la gente che odiava, tutti stavano morendo in quel modo
orribile.
La sua porta
la porta della sua camera era aperta.
«LILITH!»
Tre demoni erano vicino al baldacchino ma li annientò con le sue
due spade senza nemmeno pensare di farlo.
«Noah!»
«Lo so! Sono tutti morti! Scappa!»
«Come faccio a scappare! Non posso lasciarti qui!»
Lilith, la Regina di Tradnor, si reggeva il pancione.
Altri due demoni entrarono dalla finestra. La forza di Noah aumentava
di attimo in attimo, questa volta bastò rivolgere verso di loro
le spade per troncare di netto le figure. Le lame presero a pulsare.
«Che ti succede Noah?»
«Va via
» disse poi sussurrando
«Va via ti scongiuro
non voglio perderti
»
Lilith scoppiò in lacrime e gli andò in contro.
«Lo so lo so
sei uno stupido. Come me. »
«Ti amo
» La baciò.
«Lo sapevo brutto idiota
lo sapevo che mi amavi e io soffrivo
non per me, ma per te che non sapevi più cosa volevi
»
«Ora va, prendi il passaggio segreto
io rimarrò qui.
Non mi meriti.»
Altri demoni entrarono dalla finestra e dalla porta aperta.
«Va via!» gridò una volta tanto come un re avrebbe
dovuto fare, lei andò, piangendo.
Il passaggio segreto.
Dietro la libreria
I demoni si scagliarono su Noah, in sette riuscirono a ferirlo, immobilizzarlo,
colpirono duro, il re tossì sangue, ma più passava il tempo
e più sentiva se stesso andare fuori controllo.
Aveva desiderato tutto quello, aveva desiderato la fine delle sue responsabilità
per così tanto tempo che ormai quellanelito altro non era
diventato che un sogno irrealizzabile. Ora che però era messo di
fronte alla realtà dei fatti non poteva fare altro che odiarsi,
odiarsi con tutto il proprio essere e combattere.
Serrò i denti con un rumore stridente. Sollevò in alto un
braccio e roteò su se stesso scaraventando lontani i demoni. In
tre secondi si era ritrovato su ognuno di essi per finirli, ma non finivano
mai.
Presero a entrarne altri. Le ferite sul suo corpo crescevano ma non le
sentiva più, provava solo un leggero affievolimento del dolore
quando una delle sue lame metteva fine allesistenza di quelle creature
a volte i suoi colpi sembravano distruggere i demoni ancora prima che
il filo delle sue katane li squarciasse.
Dalla finestra si lanciò in aria, dopo un salto di trenta metri
atterrò con una capriola su un tetto spiovente ricoperto di neve,
continuò a correre, doveva allontanare i demoni dalle stanze reali.
Le creature in volo continuavano ad attaccarlo con incantesimi e magie
ma lui li schivava tutti e, se si avvicinavano abbastanza da essere colpiti,
semplicemente svanivano sotto labbraccio gelido delle sue lame.
Poi le varie truppe cominciarono a concentrarsi su di lui e presto riuscirono
definitivamente ad accerchiarlo.
Noah aveva il fiatone, curvato, le spade sporche di un liquido rossastro,
al centro della piazza d'armi della rocca.
Non aveva più iridi e pupille.
Vi furono istanti di silenzio, un demone provò ad attaccarlo ma
lui lo polverizzò.
I demoni apparvero ovunque, erano sopra ogni spalto, merlo, tetto o torre
che dava sulla piazza, come mille corvi.
Un blocco di neve si staccò da una gronda e precipitò a
terra. Fu il segnale che scatenò contro di lui tutta l'orda.
Noah tornò in sé
Stringeva i pugni nel suo letto.
I conigli lo fissavano tutti sorridenti ma il ragazzo sembrava sconvolto
e anche loro, in qualche modo, riflettevano la sua agitazione nella piatta
calma di un peluche, una calma insopportabile.
Fissò la sua katana e poi la spada di Brynard, i suoi ricordi tornarono
prepotenti.
Cera silenzio adesso intorno a lui. Più di cento demoni erano
ai suoi piedi in un lago di sangue, faceva fatica a respirare
la
sua vista oscillava, il sangue dalle ferite continuava a uscire mischiandosi
a quello dei demoni.
Non aveva bruciori, il vento freddo lo coccolava. E quella neve
resa rosa dal sangue mischiato.
Intorno a lui tutto era rosa. Tutto era coperto dalla neve che continuava
a cadere
tutto rosa e candido
«Ah ah, che scena deliziosa quella di prima
intendevi
il passaggio segreto che sbuca poco fuori le mura vero?»
Alzò lo sguardo
non distinse subito la figura
era il
loro comandante, fra le braccia aveva Lilith svenuta.
«Lilith!»
Noah fissò Brynard il Signore dei Ghiacci con uno sguardo che stupì
lo stesso demone.
«Non ti preoccupare
non sono quel tipo di demone. Se mi sconfiggerai
la tua regina e il tuo regno saranno salvi
beh
quello che
ne rimane
voglio premiare il tuo coraggio e la tua forza.»
Noah non disse una parola, semplicemente alzò in alto una delle
sue due spade e pose laltra dietro di sé, nella sua posizione
di guardia.
«Bene, sapevo che avresti accettato
daltra parte non
hai alternative.» Brynard sfoderò una luminosa spada dalla
strana elsa che ricordava motivi glaciali. Aveva un mantello con due pesanti
spallacci e dei bracciali. Sembrava che sotto non indossasse armature
e probabilmente non ne aveva bisogno. Lilith volteggiò lontano
dai due fino a fermarsi in aria.
«En garde!» gridò il demone prima di lanciarsi allattacco.
Noah attaccò con entrambe le spade due punti differenti ma la velocità
di Brynard fu tale da parare entrambi i colpi con ununica spada.
Il re riprese ad attaccare
ogni istante che passava i suoi colpi
divenivano più forti e precisi
come in una continua perdita
della propria umanità tesa a diventare una letale macchina di morte.
Prima una lama passò sotto il mantello di Brynard, poi unaltra
colpì il demone in volto procurandogli un graffio.
«Sei forte
molto forte
peccato che tu sia solo un umano.»
Noah tornò in guardia stavolta impugnando le lame al contrario
come fossero pugnali, il respiro, i suoi vestiti macchiati del proprio
sangue, il rosa.
«Con tutto quel sangue che hai perso continui ancora a stare in
piedi?»
Noah non rispose
«Ti offro una via di uscita. Diventa demone. È lunico
modo che hai per sopravvivere.»
«Certo
lei morirà comunque
daltra parte
non hai le forze per salvarla
»
Noah ridivenne come per un attimo lucido.
«Col cazzo!» gridò sollevando in aria le sue due spade
e cambiando nuovamente impugnatura.
Con una velocità fulminea fu sul demone e le calò contemporaneamente
liberando un'energia spaventosa.
Brynard fece appena in tempo ad alzare la spada brandita a due mani. La
prima katana che toccò larma del demone andò in mille
pezzi mentre la seconda attraversò lostacolo scivolando in
basso troncando di netto il braccio destro del demone.
Dopo questultimo attacco Noah barcollò in avanti, Brynard
per nulla colpito dalla mossa girò su se stesso e piantò
il pezzo di spada che gli rimaneva nella schiena di Noah che crollò
a terra.
«Tsk
chi poteva immaginare che esistessero umani del genere
speriamo non sia il solo
»
Sorrise. Avvicinò Lilith che volteggiava ancora in aria e la afferrò
per la testa con la mano sinistra rimasta sana. La donna era priva di
sensi, i lisci capelli ricadevano spenti
discostandosi dallinnaturale
colore dellambiente.
Il tramonto accrebbe la colorazione. La neve smise di cadere
liberando
un po il cielo.
Rosa.
«E bravo Re Noah di Tradnor
se esistessero più uomini
come te forse non varrebbe la pena distruggere questo mondo
»
continuò a sorridere.
«Eh ehee
» anche Noah prese a sorridere
Brynard lo guardò stranito
ma continuò a sorridere.
«Sei ancora vivo?»
«Ridi finché puoi Brynard
adesso ti ammazzo»
sibilò con pura e semplice follia.
Noah fece per rialzarsi, ma arrivato in ginocchio Brynard tese verso di
lui il braccio monco la spada dietro il re iniziò a muoversi entrando
più in profondità. Si era spezzata troppo vicino allelsa
per essere fatale.
«Mi costringi a infierire
» commentò Brynard.
Noah fece per girarsi ma Brynard concentrò intorno a sé
le proprie energie e la spada si rigenerò forando con la propria
rigenerazione il petto di Noah che urlò di dolore.
«AAAAAAAARGH!!» gridò cercando di rimanere in
piedi ma era troppo.
Lilith intanto stava riprendendo i sensi
«Oh
si sveglia» disse semplicemente Brynard.
Noah guardò sua moglie, i loro sguardi si incrociarono, giusto
un istante prima che Brynard le stritolasse il cranio con la mano che
la reggeva.
Noah spalancò gli occhi allarmato, prese a urlare, i conigli intorno
a lui, tutti rosa, sembravano piangere per la sua sorte mentre il ragazzo
serrava i denti per il dolore
Urlò
continuava a urlare
quel dolore incessante non
smetteva
«NOOOOOOOOOOO!!» gridò. Le forze tornarono in
un colpo. Si scostò dalla presa di Brynard, strappandogli la spada
dal controllo mentale. Afferrò la stessa arma che aveva piantata
nella schiena e si spinse contro Brynard infilzandolo e sollevandolo da
terra, urlando in maniera animale.
Brynard sbarrò gli occhi vedendo la propria spada entrare dentro
di sé e la punta dellaltra spada di Noah, una katana, trapassargli
il cuore.
Dopo che lurlo di Noah si estinse i due rimasero immobili in quella
posizione per molto tempo.
Quando l'assalto fu finito e nessuno resisteva più all'armata demoniaca,
sciami di creature alate e orripilanti presero ad accorrere attorno al
luogo dello scontro di Noah e Brynard. Come in un autunno innevato centinaia
di creature accorsero come foglie secche posandosi attorno ai due in ordine
sparso fino a creare una gigantesca torma.
Dopo un po Brynard si mosse ed i demoni sussultarono. Il Signore
dei Ghiacci prese a ridere
rideva di gusto, una risata incontenibile
con delicatezza si disimpegnò da quella posizione incresciosa lasciando
Noah fermo come una statua.
Si pulì la mano destra sporca del sangue di Lilith. Poi vedendo
che forse il bambino era ancora vivo, li incenerì entrambi.
Noah sembrò avere ancora un sussulto
ma non cera modo
in cui il corpo potesse rispondere.
Sembrava non avere più sangue
le ferite erano secche
i suoi capelli
anche quelli erano rosati dal sangue che gli era
schizzato addosso.
Brynard guardò Noah.
«Stupendo
grandioso
sarà un onore prendere in
consegna il vostro castello Re Noah di Tradnor.»
Brynard si inginocchiò in un inchino regale. Come se fosse la cerimonia
di un passaggio di consegne e tutto il suo sterminato esercito lo accompagnò
in un unico incredibile movimento.
Poi protese la mano su Noah e la spada riprese a lampeggiare, per poi
disfarsi in una lastra di ghiaccio che avvolse il ragazzo.
«Addio re Noah
» riprese in tono ossequioso dando del
voi all'umano «forse un giorno ci rivedremo, ora andate a vegliare
sui vostri territori dalla Torre del Sud di Tradnor. Non vi disturberò
più
» La lastra si sollevò in aria, Noah al suo
interno venne guarito da tutte le ferite e tornò come prima dello
scontro, poi la teca di ghiaccio scomparve nel nulla.
Brynard continuò a ridere
Era felice
veramente felice.
Dopo qualche istante apparve la morte.
«Cosa vuoi da me?» chiese Brynard mentre la mano destra riprendeva
forma.
«Quel tipo là, non lo uccidi?»
«No.»
«Allora prendo la nave dellammiraglio
ho sentito dire
che erano un ottimo equipaggio
»
«Fa come vuoi
a me serve solo il castello.»
«Il Guardiano sarà entusiasta di questo vostro regalo
»
«Già
anche io sono entusiasta
»
Etrom svanì nel nulla.
Brynard anche. Lasciando lo scenario rosa
al tempo.
Le urla cessarono.
Fuori dalla porta della sua camera Ridley e Dante si allontanarono lentamente.
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