Ventunesimo Episodio: Laid so Low
L’essenziale è Invisibile agli Occhi
 


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Noah tornò nella sua stanza… ad accoglierlo i conigli… e il rosa.
Si sdraiò sul letto. Accese una sigaretta… lo sguardo fisso sulle travi di legno del soffitto.

«…eh già, stupido idiota, aspetto un figlio!»
Noah rimase con lo sguardo fisso.
Pietrificato. Indossava un completo regale, una pesante camicia azzurra ricamata, un panciotto e un foulard chiaro, un pesante mantello color acquamarina dal colletto alto che ricadeva sulle spalle, e pantaloni azzurri. Sulla fronte un prezioso diadema. Lei era sdraiata su un grande baldacchino con tende di un velo azzurro. E lo guardava sorridente.
Poi vedendo che lui rimaneva impassibile si preoccupò...
«Noah…»
Noah si sedette sul letto. Prese due sigarette le accese insieme e sbuffò via il fumo…
«È… è una cosa splendida tesoro…» disse atono.
«Non sembra dal tono della tua voce…»
«No…davvero...»
Bussarono alla porta.
«Avanti…»
«Sire… mi perdoni… ma i ministri l'attendono in sala.»
«Arrivo… a dopo mia Regina…»
«Ciao Noah…»
Lei si sdraiò più comodamente… era bellissima, aveva capelli d’alabastro e lineamenti delicati. Non sorrideva… anzi… piangeva…
Anche se i singhiozzi cominciarono solo quando lui fu uscito.

«Che diavolo ti prende Noah? Tua moglie, la tua regina aspetta un figlio e tu invece di essere al settimo cielo sei qui su una torre del tuo castello con un freddo da lupi a guardare lontano…»
«Non lo so Dyon…»
«Cosa c’è che non sai?»
Dyon da vivo era decisamente più affascinante… era meno “secco”… più in carne. La faccia era più espressiva, aveva corti capelli castani dai riflessi fulvi, meno alto di Noah… in una divisa da Ammiraglio, con qualche annetto in più sul groppone.
«Che devo dire?»
«Non so… un “ah che bello avrò un figlio cui passare il mio regno?”»
«Non ce la faccio...»
Dyon se ne stette in silenzio stringendosi nel pesante mantello pieno di decorazioni militari.
«È tutto sbagliato vecchio Dyon… tu sei arrivato dove sei perché hai fatto carriera… hai inseguito un tuo scopo… io sono qui perché semplicemente dovevo esserci… non ho scelto… e se l’ho fatto è stato tanto tempo fa… non mi sento più di fare quello che faccio adesso… e poi Lilith… è mia moglie… ma chi l’ha scelto?»
«Tu! Cazzo l'hai scelto tu! La tua Tradnor, il tuo popolo, quel giorno contro i ribelli di Malacania! Tua moglie. Sei il nostro re perché hai meritato con i denti e con le unghie questo ruolo! »
«Ma davvero…»
«Eh già…»
Noah rimase silenzioso poi riprese a parlare Dyon.
«Deve essere difficile vero? Essere un re, amare qualcuno profondamente... e tutto il resto.»
«Lo è… altrimenti non sarei qui.»
«Le vuoi bene? L'ami?»
«Credo di si…»
«Che risposta da Re di Tradnor…»
«Dyon... hai mai pensato che il benessere potesse anestetizzare i nostri sentimenti?»
«È strano che un problema del genere esca fuori proprio da noi visto che per arrivare qui abbiamo sputato il sangue. Mangiato pesante ieri?»
«Non sei divertente vecchio Dyon…»
«E smettila di chiamarmi vecchio avrò qualche anno più di te…»
«Si certo… è un modo di dire…»

Passarono altro tempo in silenzio.
«Sono stanco di questa vita… le voglio bene… ma vorrei provare a fare altre cose…»
«Certo… il poveraccio… o il morto di fame…»
«No, l’uomo libero…»
«Sei un re! Sei libero di fare quello che vuoi! Parti per un viaggio! Ti porterò con la mia flotta ovunque vorrai andare, visiteremo Kalderon e Ithos!»
«Lo sai che è un desiderio irrealizzabile… Tradnor è un regno duro, di uomini del nord, dove il sole non sorge per mesi. Ho delle responsabilità... e adesso con un figlio...»
«Irrealizzabile? Davvero?»
«Beh credo di si… a meno che questo regno non venga spazzato via da una calamità e io sia l’unico a salvarsi…quasi quasi comincio a fare la danza della pioggia…»
Dyon si rabbuiò. «Sai… è difficile servirti se la pensi così di noi…»
«Quanto vorrei essere ai tuoi ordini… non avere responsabilità… non avere catene… sono diventato re troppo giovane...»
« È strano…vedendoti… il tuo portamento… i tuoi occhi... non si direbbe che hai dentro dei problemi così…»
«Il fatto è che non dovrei averli… ho tutto nella vita, una donna che mi ama… che io stesso sono convinto di amare… un regno che prospera… ricchezza, potere, amore… eppure…»
«Non dimenticarti tuo figlio…»
«Mio figlio…»
«Pensa alla calamità… è realmente quello che vuoi?»
«Non lo so… so che è stupido… mi sento un verme… pensando a tutte le persone che credono in me…»
«Forse è normale… un giorno magari riuscirai a fare chiarezza nei tuoi sentimenti… sei ancora giovane… ed è difficile avere tutto questo sulle spalle da subito… tuo padre morì giovane…»
«Già… vecchio mollusco di un padre… poteva aspettare a tirare le cuoia…»
«Io servivo tuo padre e servo te… avete molto in comune…»
«Chissà che pure io non mi sbrighi a tirare le cuoia lasciando tutto…»
«Noah…»

Non c’era vento quella mattina. Noah capì subito che c’era qualcosa che non andava… era in giro con la sua vecchia casacca con le piastre, quella che usava di solito per fare un giro informale per la sua capitale.
Dyon era sulla sua nave attraccata al porto.
La regina di Tradnor aveva ormai il pancione… i ministri erano sempre affaccendati nelle loro cose…
Due palle di ministri… ce ne fosse uno con una benché minima parvenza di senso dell'humour…
Fu proprio mentre pensava a quanto fosse stanco di tutto questo che quella enorme sfera di energia azzurra polverizzò di netto una delle torri più alte del suo castello.
Le grida del suo popolo.
Fiamme che fecero capolino ovunque, fiamme magiche in grado di resistere ai climi del suo regno.
E uno sciame di demoni intorno a una figura imponente e maestosa, che lo guardò.
Noah prese a correre verso il porto… a una velocità innaturale… ma prima ancora di urlare il nome del suo migliore amico la nave di Dyon venne polverizzata da un’altra esplosione.
Lo spostamento d’aria fece svolazzare i capelli di Noah mentre il re cadeva in ginocchio i pugni serrati sulle gambe. Fissava il basso, la candida neve, il candido bianco, i suoi occhi si erano ridotti a un puntino.
«D… Dyon…»
Non c’era tempo, tornò a guardare la figura di chi lo attaccava.
Lentamente la spada del comandante da alta si abbassò in direzione del castello e uno sciame di creature mostruose si abbatterono come insetti sulle solide mura, sulla popolazione, su tutto.
Cominciarono le grida di disperazione.
«NOOOO!!» gridò alzandosi in piedi barcollando.
Sulla strada per il castello c'erano bambini dilaniati, donne in lacrime; non erano i loro corpi straziati a farle piangere ma il dolore di avere accanto la propria famiglia nelle stesse condizioni.
I demoni distruggevano qualsiasi cosa.
Le sue due spade iniziarono la loro danza di morte aprendogli la strada che conduceva al castello… alle stanze reali...
In pochi istanti il suo regno così potente e organizzato era stato messo in ginocchio. Le truppe si attivarono subito, fanteria, maghi reali. Piogge di incantesimi rigavano il cielo… ma sapeva già come sarebbe andata a finire. Quelli erano demoni ed erano guidati da qualcuno molto in alto per dimostrare una tale organizzazione.
I corridoi del castello non gli erano mai apparsi così diversi… ognuno con la sua bellezza, i camerieri, ora ricordava tutti i loro nomi… mentre li vedeva morti o ancora vivi… in condizioni terrificanti.
La sala dei ministri. Ci passò davanti, di sfuggita, più rossa che celeste.
Gli amici… la gente che odiava, tutti stavano morendo in quel modo orribile.
La sua porta… la porta della sua camera era aperta.
«LILITH
Tre demoni erano vicino al baldacchino ma li annientò con le sue due spade senza nemmeno pensare di farlo.
«Noah!»
«Lo so! Sono tutti morti! Scappa!»
«Come faccio a scappare! Non posso lasciarti qui!»
Lilith, la Regina di Tradnor, si reggeva il pancione.
Altri due demoni entrarono dalla finestra. La forza di Noah aumentava di attimo in attimo, questa volta bastò rivolgere verso di loro le spade per troncare di netto le figure. Le lame presero a pulsare.
«Che ti succede Noah?»
«Va via… » disse poi sussurrando…
«Va via ti scongiuro… non voglio perderti…»
Lilith scoppiò in lacrime e gli andò in contro.
«Lo so lo so… sei uno stupido. Come me. »
«Ti amo…» La baciò.
«Lo sapevo brutto idiota… lo sapevo che mi amavi e io soffrivo… non per me, ma per te che non sapevi più cosa volevi…»
«Ora va, prendi il passaggio segreto… io rimarrò qui. Non mi meriti.»
Altri demoni entrarono dalla finestra e dalla porta aperta.
«Va via!» gridò una volta tanto come un re avrebbe dovuto fare, lei andò, piangendo.
Il passaggio segreto.
Dietro la libreria…
I demoni si scagliarono su Noah, in sette riuscirono a ferirlo, immobilizzarlo, colpirono duro, il re tossì sangue, ma più passava il tempo e più sentiva se stesso andare fuori controllo.
Aveva desiderato tutto quello, aveva desiderato la fine delle sue responsabilità per così tanto tempo che ormai quell’anelito altro non era diventato che un sogno irrealizzabile. Ora che però era messo di fronte alla realtà dei fatti non poteva fare altro che odiarsi, odiarsi con tutto il proprio essere e combattere.
Serrò i denti con un rumore stridente. Sollevò in alto un braccio e roteò su se stesso scaraventando lontani i demoni. In tre secondi si era ritrovato su ognuno di essi per finirli, ma non finivano mai.
Presero a entrarne altri. Le ferite sul suo corpo crescevano ma non le sentiva più, provava solo un leggero affievolimento del dolore quando una delle sue lame metteva fine all’esistenza di quelle creature… a volte i suoi colpi sembravano distruggere i demoni ancora prima che il filo delle sue katane li squarciasse.
Dalla finestra si lanciò in aria, dopo un salto di trenta metri atterrò con una capriola su un tetto spiovente ricoperto di neve, continuò a correre, doveva allontanare i demoni dalle stanze reali. Le creature in volo continuavano ad attaccarlo con incantesimi e magie ma lui li schivava tutti e, se si avvicinavano abbastanza da essere colpiti, semplicemente svanivano sotto l’abbraccio gelido delle sue lame.
Poi le varie truppe cominciarono a concentrarsi su di lui e presto riuscirono definitivamente ad accerchiarlo.
Noah aveva il fiatone, curvato, le spade sporche di un liquido rossastro, al centro della piazza d'armi della rocca.
Non aveva più iridi e pupille.
Vi furono istanti di silenzio, un demone provò ad attaccarlo ma lui lo polverizzò.
I demoni apparvero ovunque, erano sopra ogni spalto, merlo, tetto o torre che dava sulla piazza, come mille corvi.
Un blocco di neve si staccò da una gronda e precipitò a terra. Fu il segnale che scatenò contro di lui tutta l'orda.

Noah tornò in sé…
Stringeva i pugni nel suo letto.
I conigli lo fissavano tutti sorridenti ma il ragazzo sembrava sconvolto e anche loro, in qualche modo, riflettevano la sua agitazione nella piatta calma di un peluche, una calma insopportabile.
Fissò la sua katana e poi la spada di Brynard, i suoi ricordi tornarono prepotenti.

C’era silenzio adesso intorno a lui. Più di cento demoni erano ai suoi piedi in un lago di sangue, faceva fatica a respirare… la sua vista oscillava, il sangue dalle ferite continuava a uscire mischiandosi a quello dei demoni.
Non aveva bruciori, il vento freddo lo coccolava. E quella neve… resa rosa dal sangue mischiato.
Intorno a lui tutto era rosa. Tutto era coperto dalla neve che continuava a cadere… tutto rosa e candido…
«Ah ah, che scena deliziosa quella di prima… intendevi… il passaggio segreto che sbuca poco fuori le mura vero?»
Alzò lo sguardo… non distinse subito la figura… era il loro comandante, fra le braccia aveva Lilith svenuta.
«Lilith!»
Noah fissò Brynard il Signore dei Ghiacci con uno sguardo che stupì lo stesso demone.
«Non ti preoccupare… non sono quel tipo di demone. Se mi sconfiggerai la tua regina e il tuo regno saranno salvi… beh… quello che ne rimane… voglio premiare il tuo coraggio e la tua forza.»
Noah non disse una parola, semplicemente alzò in alto una delle sue due spade e pose l’altra dietro di sé, nella sua posizione di guardia.
«Bene, sapevo che avresti accettato… d’altra parte non hai alternative.» Brynard sfoderò una luminosa spada dalla strana elsa che ricordava motivi glaciali. Aveva un mantello con due pesanti spallacci e dei bracciali. Sembrava che sotto non indossasse armature e probabilmente non ne aveva bisogno. Lilith volteggiò lontano dai due fino a fermarsi in aria.
«En garde!» gridò il demone prima di lanciarsi all’attacco.
Noah attaccò con entrambe le spade due punti differenti ma la velocità di Brynard fu tale da parare entrambi i colpi con un’unica spada.
Il re riprese ad attaccare… ogni istante che passava i suoi colpi divenivano più forti e precisi… come in una continua perdita della propria umanità tesa a diventare una letale macchina di morte.
Prima una lama passò sotto il mantello di Brynard, poi un’altra colpì il demone in volto procurandogli un graffio.
«Sei forte… molto forte… peccato che tu sia solo un umano.»
Noah tornò in guardia stavolta impugnando le lame al contrario come fossero pugnali, il respiro, i suoi vestiti macchiati del proprio sangue, il rosa.
«Con tutto quel sangue che hai perso continui ancora a stare in piedi?»
Noah non rispose…
«Ti offro una via di uscita. Diventa demone. È l’unico modo che hai per sopravvivere.»
«Certo… lei morirà comunque… d’altra parte non hai le forze per salvarla…»
Noah ridivenne come per un attimo lucido.
«Col cazzo!» gridò sollevando in aria le sue due spade e cambiando nuovamente impugnatura.
Con una velocità fulminea fu sul demone e le calò contemporaneamente liberando un'energia spaventosa.
Brynard fece appena in tempo ad alzare la spada brandita a due mani. La prima katana che toccò l’arma del demone andò in mille pezzi mentre la seconda attraversò l’ostacolo scivolando in basso troncando di netto il braccio destro del demone.
Dopo quest’ultimo attacco Noah barcollò in avanti, Brynard per nulla colpito dalla mossa girò su se stesso e piantò il pezzo di spada che gli rimaneva nella schiena di Noah che crollò a terra.
«Tsk… chi poteva immaginare che esistessero umani del genere… speriamo non sia il solo…»
Sorrise. Avvicinò Lilith che volteggiava ancora in aria e la afferrò per la testa con la mano sinistra rimasta sana. La donna era priva di sensi, i lisci capelli ricadevano spenti… discostandosi dall’innaturale colore dell’ambiente.
Il tramonto accrebbe la colorazione. La neve smise di cadere… liberando un po’ il cielo.
Rosa.
«E bravo Re Noah di Tradnor… se esistessero più uomini come te forse non varrebbe la pena distruggere questo mondo…» continuò a sorridere.
«Eh ehee…» anche Noah prese a sorridere…
Brynard lo guardò stranito… ma continuò a sorridere. «Sei ancora vivo?»
«Ridi finché puoi Brynard… adesso ti ammazzo» sibilò con pura e semplice follia.
Noah fece per rialzarsi, ma arrivato in ginocchio Brynard tese verso di lui il braccio monco la spada dietro il re iniziò a muoversi entrando più in profondità. Si era spezzata troppo vicino all’elsa per essere fatale.
«Mi costringi a infierire…» commentò Brynard.
Noah fece per girarsi ma Brynard concentrò intorno a sé le proprie energie e la spada si rigenerò forando con la propria rigenerazione il petto di Noah che urlò di dolore.
«AAAAAAAARGH!!» gridò cercando di rimanere in piedi ma era troppo.
Lilith intanto stava riprendendo i sensi…
«Oh… si sveglia» disse semplicemente Brynard.
Noah guardò sua moglie, i loro sguardi si incrociarono, giusto un istante prima che Brynard le stritolasse il cranio con la mano che la reggeva.

Noah spalancò gli occhi allarmato, prese a urlare, i conigli intorno a lui, tutti rosa, sembravano piangere per la sua sorte mentre il ragazzo serrava i denti per il dolore…
Urlò… continuava a urlare… quel dolore incessante non smetteva…

«NOOOOOOOOOOO!!» gridò. Le forze tornarono in un colpo. Si scostò dalla presa di Brynard, strappandogli la spada dal controllo mentale. Afferrò la stessa arma che aveva piantata nella schiena e si spinse contro Brynard infilzandolo e sollevandolo da terra, urlando in maniera animale.
Brynard sbarrò gli occhi vedendo la propria spada entrare dentro di sé e la punta dell’altra spada di Noah, una katana, trapassargli il cuore.
Dopo che l’urlo di Noah si estinse i due rimasero immobili in quella posizione per molto tempo.

Quando l'assalto fu finito e nessuno resisteva più all'armata demoniaca, sciami di creature alate e orripilanti presero ad accorrere attorno al luogo dello scontro di Noah e Brynard. Come in un autunno innevato centinaia di creature accorsero come foglie secche posandosi attorno ai due in ordine sparso fino a creare una gigantesca torma.
Dopo un po’ Brynard si mosse ed i demoni sussultarono. Il Signore dei Ghiacci prese a ridere… rideva di gusto, una risata incontenibile… con delicatezza si disimpegnò da quella posizione incresciosa lasciando Noah fermo come una statua.
Si pulì la mano destra sporca del sangue di Lilith. Poi vedendo che forse il bambino era ancora vivo, li incenerì entrambi.
Noah sembrò avere ancora un sussulto… ma non c’era modo in cui il corpo potesse rispondere.
Sembrava non avere più sangue… le ferite erano “secche”… i suoi capelli… anche quelli erano rosati dal sangue che gli era schizzato addosso.
Brynard guardò Noah.
«Stupendo… grandioso… sarà un onore prendere in consegna il vostro castello Re Noah di Tradnor.»
Brynard si inginocchiò in un inchino regale. Come se fosse la cerimonia di un passaggio di consegne e tutto il suo sterminato esercito lo accompagnò in un unico incredibile movimento.
Poi protese la mano su Noah e la spada riprese a lampeggiare, per poi disfarsi in una lastra di ghiaccio che avvolse il ragazzo.
«Addio re Noah…» riprese in tono ossequioso dando del voi all'umano «forse un giorno ci rivedremo, ora andate a vegliare sui vostri territori dalla Torre del Sud di Tradnor. Non vi disturberò più…» La lastra si sollevò in aria, Noah al suo interno venne guarito da tutte le ferite e tornò come prima dello scontro, poi la teca di ghiaccio scomparve nel nulla.
Brynard continuò a ridere…
Era felice… veramente felice.
Dopo qualche istante apparve la morte.
«Cosa vuoi da me?» chiese Brynard mentre la mano destra riprendeva forma.
«Quel tipo là, non lo uccidi?»
«No.»
«Allora prendo la nave dell’ammiraglio… ho sentito dire che erano un ottimo equipaggio…»
«Fa come vuoi… a me serve solo il castello.»
«Il Guardiano sarà entusiasta di questo vostro regalo…»
«Già… anche io sono entusiasta…»
Etrom svanì nel nulla.
Brynard anche. Lasciando lo scenario rosa… al tempo.

Le urla cessarono.
Fuori dalla porta della sua camera Ridley e Dante si allontanarono lentamente.

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