Ventiduesimo Episodio: Gotta Knock a Little Harder  


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«Porto gli omaggi di Lord Dante Reznor…» disse Coral inchinandosi al cospetto di Enid seduta sul trono.
Tintinnio di braccialetti.
Alla fine ce l’aveva fatta, era riuscito a rivederla, a rintracciare in tempo Dante e a non farsi uccidere. Poteva ritenersi soddisfatto, ma semplicemente non ci riusciva… non prima di sentire le parole del suo superiore.
«Ben fatto Coral…» esordì Enid
Ora si… si che si sentiva più leggero.
«Come avrai potuto constatare la tua esistenza è continuamente appesa a un filo, le mie missioni sono tutte potenzialmente mortali per te… e lo sarebbero anche per qualcuno di più potente. Ogni volta viene messa a dura prova la tua prontezza di spirito e astuzia e ogni errore potrebbe essere l’ultimo che fai. Hai qualcosa da dirmi in proposito?»
Coral attese a lungo, per pensare alla frase giusta. Dopo qualche minuto rispose.
«Le missioni saranno anche pericolose… ma io sono portato per certe situazioni… e… » deglutì «sapere che se le porterò a termine potrò rivederla….» Coral arrossì fissando il marmo… «in un certo senso… mi facilita… il… il compito …»
Enid inarcò un sopracciglio e cambiò posizione sul trono in maniera sensuale…
«Humpf… devo proprio farmi i complimenti… sei uscito proprio bene…»
Coral si sentì ancora più leggero.
Era bello… stare lì.
«A ogni modo non è per questo che ti ho convocato qui stasera… a dire la verità volevo munirti di un’arma ma non sono ancora riuscita a crearla…»
Gli occhiali di Coral scintillarono sinistri...
«Non sono in grado di creare un’arma degna di te senza prima avere una giusta materia»
«Il Guardiano…»
«Già, quella ragazza con cui parlasti al palazzo di Kaviel, aveva una falce… la tua arma dovrà essere potente almeno quanto quella.»
«Capisco… se c’è qualcosa che posso fare per…»
«Precisamente Coral, sarai tu a dover cercare la materia prima per la tua arma. Questa è la tua prossima missione, che ovviamente dovrà proseguire di pari passo con il ritrovamento dell'Artemide...»
Coral attese.
«Prima fai con l’arma e meglio è… non sei debole… ma su quella nave sia Noah che Dante potrebbero distruggerti… e non so ancora cosa pensare di Ridley Rhian»
«Capisco… farò attenzione.»
«E ricorda che sei un demone… un demone ha determinati vantaggi e determinati svantaggi rispetto a un Drago Occulto o a un uomo… tienilo bene a mente.»
«Si…»
«Ora va… non vorrai far preoccupare il tuo “nuovo capo”!»
«No assolutamente…» Coral si alzò e fece per andarsene dopo un inchino.
«Capo…» disse sovrappensiero dimenticando il “mia Sovrana”.
«Si?» Rispose Enid.
«A presto…»
«Già.»
Svanì nel nulla.
Fu allora che Brynard uscì dalle ombre.
«Humpf! Uscito bene?? Ma non mi dire!» commentò sprezzante… «E quella cos'era una avance?»
Poi cambiò tono… «a ogni modo… parlavi dello stesso Noah che conosco io?»
Enid si voltò.
«Già… il tuo giocattolo preferito…»
«E così… è di nuovo vivo… affascinante…»
«Fa attenzione… ora come ora per te attaccare Noah potrebbe essere pericoloso…»
Brynard sorrise.
«Pericoloso? Sono un Demone Sovrano… e lui è un uomo.»
«Già… proprio per questo…» sorrise Enid...


Astea mangiava di santa ragione, quasi con rabbia, Wein manteneva un contegno affascinante, chiacchierava… e beveva… per lui mangiare in fretta era una necessità motivata più dal fatto che così poi poteva chiacchierare di più e fare il cascamorto…
Manoa beveva… e ogni tanto mangiava… Teiris mangiava e non beveva… o meglio… solo succhi di frutta… acqua… niente di alcolico.
«Ma come fa a essere così preciso nell’arraffare le cose dai piatti di portata se è cieco?» Chiese Manoa a Wein.
«Mah… sarà pure cieco ma l’hai visto come combatte no?»
«Si ma… »
Astea nella foga fregò qualcosa anche dal suo piatto.
In una frazione di secondo si ritrovò sollevato per il bavero dall’elfa.
«Provaci di nuovo cocco e ti metto due forchette al posto degli occhi così poi non ti lamenti più» sussurrò tagliente.
Astea deglutì quello che aveva in bocca… abbozzò un sorriso… dopodiché riprese a mangiare.
Passò qualche breve istante e la forchetta di Astea s'insinuò di nuovo nel piatto di Manoa che tremante d'ira, spezzò una forchetta con un tic al sopracciglio.
Astea volò fuori dalla locanda.
«Pezzo d’idiota di un Ingram di Shaen! Ti sfilo la spina dorsale e la uso come cintura!»
Vedendo che tutti nella locanda adesso guardavano alternativamente lei e la finestra aperta da cui era “uscito” il ragazzo, diede qualche colpetto di tosse e si sedette di nuovo.
Scostò lo sguardo… e...
Astea era di nuovo lì a ingozzarsi.
Sospirò.


«Capitano Ridley... chiedo il permesso di scendere a terra...» disse in maniera rispettosa Dante.
Ridley lo guardò storto e acconsentì. Avevano attraccato, per adesso senza intoppi, nella città portuale di Ithos, gigantesca capitale del regno di Ithos, roccaforte dei Draghi Celesti. La Northern Star era stata camuffata magicamente, il gruppo di maghi coordinato da Rid aveva fatto un ottimo lavoro, Coral aveva aggiunto la ciliegina sulla torta rendendo tutto quell'utilizzo di magia pressoché impossibile da essere rilevato.

Dal porto in cui erano attraccati si vedevano le alte guglie del palazzo reale del patriarca, le centinaia di tetti rossi che affastellavano il dorso di una collina e l'intera vallata che dava sulla baia.
«Se possibile vorrei portare con me il nuovo arrivato... potrei avere bisogno dei suoi poteri...»
Ridley inarcò un sopracciglio.
«Tu?»
«Si... io»
«Sono stanca di queste inutili formalità, tanto te lo saresti portato dietro comunque vero?»
«Sono ai suoi ordini... non posso fare di testa mia...»
«Certo come no...»
Dante attese.
«Fa come vuoi, dammi del tu come fanno tutti e portati dietro anche Coral ... sempre che sia sopravvissuto a stanotte» Ridley sorrise.
Dante s'inchinò e fece per andarsene.


Il pranzo era andato a gonfie vele. Astea aveva mangiato zucchine ripiene al sugo per un tempo indeterminato… e intanto era scesa la sera…
Wein chiacchierava amabilmente con una delle cameriere del ristorante finalmente libera dall’andirivieni generato da Astea.
Manoa dormiva appoggiata sul tavolo. Ubriaca fradicia.
Teiris invece sonnecchiava appoggiata sulla sedia.
Astea si passava uno stuzzicadenti fra i denti.
«Ah… che mangiata…» biascicò.
Dopo un po’, il proprietario andò a sbarrare la porta, e la finestra.
«Come mai chiudete così la porta? A quest'ora poi...» domandò Wein.
«La sera non viene più nessuno nella locanda. Ognuno rimane chiuso in casa e non esce…»
«E perché?»
«Se siete venuti in questo paese senza conoscerne la maledizione allora siete solo dei poveri sprovveduti… e io che pensavo foste degli avventurieri venuti a liberarci tutti…» disse affranta la cameriera. Le orecchie di Wein safarfallarono seccate. «Quello che siamo lo decideremo dopo aver sentito parlare di questa maledizione.» sorrise.
«Questo paese… è afflitto da una tremenda calamità… che sopraggiunge al calare delle tenebre…» Disse l'oste sedendosi ad uno sgabello del bancone e spostando una sedia per Wein che salutò con l'occhiolino la cameriera.
«Esiste una creatura… forse umana…» il volto dell’oste divenne cadaverico… diverse luci nella nella locanda si abbassarono improvvisamente per poi spegnersi… «che di notte rapisce le giovani fanciulle e le conduce in oscuri luoghi usando su loro tutte le più raccapriccianti violenze per poi lasciarle tornare al villaggio private della loro volontà... e a volte... non tornano proprio»
Wein si sistemò meglio sulla sedia con un sorriso tirato. «Co… come? E perché si sono abbassate le luci?»
«Oh succede sempre quando chiudo le porte...sono gli spifferi che spengono le candele...» rise il vecchio. Wein lo guardò poco convinto... ma il vecchio finita la risata riprese più funereo di prima. «…e si dice che rubi le anime delle sue vittime per distillarle in un inchiostro maledetto che usa per scrivere pagine e pagine sulle sue raccapriccianti malefatte…»
«Scrivere?»
Wein scostò una delle due ciocche di capelli che gli scendevano sul volto e si girò verso la porta dando le spalle all'oste.
«Crea anche delle terrificanti statue in modo che...»
«Tsk… fiabe di paese… mi sembra ci siano troppe storie assurde sopra... se qualcosa c'è in questo villaggio avrà una spiegazione razionale e poco esoterica...»
Ma il drago si irrigidì. La porta era aperta. Fuori l’oscurità. Un'altra folata di vento spense le candele. Buio più completo.
Si voltò di nuovo e l’oste era sparito. I suoi occhi da drago non riuscivano a vederlo da nessuna parte.
Spostò di nuovo lo sguardo sulla porta e una sagoma gli oscurò la visuale, alta, dal cranio piatto e cilindrico.
Sentì distintamente ogni pelo rizzarglisi sul corpo mentre le orecchie sfarfallavano innervosite. Con un gesto della mano le candele si riaccesero magicamente.
La poca luce traballante illuminò la sagoma dello strano cappello di Teiris… e poi tutta la sua figura...
«Wein? Ho sentito tutto… ho una paura matta… perché è tutto scuro qua?» domandò la ragazza.
Wein tirò un sospiro di sollievo riacquistando il suo contengo… «già… una brutta storia… piuttosto come diavolo si è aperta quella porta se il proprietario l’aveva sprangata?»
«Non lo so… non lo so…»
«Beh vai a svegliare Manoa al tavolo e dille che andiamo su in camera… non voglio sorprese stasera…»
Dopo pochi secondi Wein sentì la voce tremante di Teiris chiamarlo.
«W…Wein??»
«Cosa?» Si voltò.
«Manoa… Manoa… è sparita.»


«E tu perché ci segui?» Chiese Dante a Noah. Erano a terra, era notte e loro tre camminavano per il porto.
In mezzo a loro un Coral coperto di baci di rossetto un po' ovunque...
«Perché non saltiamo le domande inutili e non chiediamo a LUI che ha fatto stanotte col MIO equipaggio?» protestò Noah.
«Ehm... non ho fatto nulla... è solo che le ragazze quando hanno saputo che andavo via con Dante mi hanno voluto dare il bacio dell'addio...»
«Si come no...tutte scuse.»
La mattina c'era troppa gente al porto di Ithos per provare a scendere a terra senza dare nell’occhio. Troppi gabbiani che stramazzavano in cielo e a terra il mercato faceva anche di peggio se possibile. La città era sempre piena di draghi in forma umanoide e umani.
La notte invece il porto diveniva una grande spugna che assorbiva rumori, navi, e talvolta anche persone.
Era buffo vedere i tre tipi camminare insieme: un gentiluomo decadente e polveroso, uno giovane studioso e uno spilungone armato dallo sguardo allucinato... perché, sia ben chiaro, Noah ha sempre lo sguardo allucinato.
«A ogni modo, riguardo la tua domanda Dante... sono l'ufficiale più alto in grado adesso quindi portami rispetto...»
«Si si certo... te lo ripeto, perché ci segui?»
«Non lo so... non mi convinci... voglio vedere quello che combini... diciamo che ti tengo d'occhio...»
«Come vuoi... ma non lamentarti poi se ci rimani secco...»
«S... secco?» intervenne Coral fra i due.
«Sì. Stiamo andando a cercare qualcuno più potente di me...»
Coral si allargò il colletto della maglia.
«Chi? Se è lecito chiederlo?»
«Il mio maestro» tagliò corto Dante.
«Eh "si impara fino alla bara"... diceva sempre il vecchio Dyon... anche il grande Dante Reznor ha avuto un maestro... per altro ancora vivo... quanti anni avrà? Due milioni?»
Dante sbuffò sorridente.
«Non credo che due milioni di anni basterebbero a rendere una persona più potente di me...»
«Già non hai tutti i torti... ma per averti insegnato qualcosa...» Noah ci rifletté su... poi ci rinunciò «Al diavolo... ora sono curioso e basta, chissà che faccia ha il tuo maestro... magari è una checca come te...»
Dante inciampò su Coral che per poco cadde faccia in avanti.
Noah se la rise della grossa... poi vedendo che Coral era un po' imbarazzato pensò bene di "smontarlo" con qualche sonora pacca sulla schiena... «Haha ridi pure te! A meno che tu non sia il suo "amichetto"...» Noah smise di ridere e squadrò Coral... «beh certo se tu fossi il suo compagno magari non ci troveresti nulla di buffo vero?»
Sguardo inquisitore...
Coral lo guardò con una faccia ebete ancora più da pesce fuor d'acqua.
«Ma no!!! Sei troppo PICCOLO! Hahahah... a meno che Dante non sia un maniaco...» Noah smise nuovamente di ridere e passò a squadrare Dante che non lo degnò nemmeno di una occhiata...
Beh i tre andarono avanti così finché Dante non imboccò la porta di una taverna.
«Meno male che non voleva dare nell'occhio... quante altre persone vedi qui vestite come lui?» cianciò Noah...
Ma entrando nel locale dovette ricredersi. Il fumo nascondeva gran parte della sala, ma di certo erano tutti vestiti di nero, borchie e pelle, cravattini, foulard rossi e trucco in faccia…
«Ehm... so… sorpreso?» disse Coral.
«Si... come no... guarda se ci doveva portare in un locale di mezzechecche maniache pederaste come lui…»
Dentro la taverna un tipo come Dante veniva notato solo all'entrata. Poi diventava troppo difficile distinguere qualcuno nella nebbia… e nell’oscurità.
«Sto cercando una persona...» disse al bancone.


«Come non c’è?»
«Se dico che non c’è non c’è!»
«E Astea?»
«Non c’è nemmeno lui!»
«E dove diavolo è andato quell'imbecille!»
«E non urlare Wein! Sarò cieco ma ci sento ancora bene…» disse Astea accompagnato dal rumore di una secchiata di qualcosa buttata fuori dalla finestra. Uscì dal bagno della locanda mentre riallacciava i bottoni dei pantaloni e una ventina di cinghie varie.
Teiris si voltò arrossendo mentre Wein scuoteva la testa sospirando.
«Idiota! Manoa è sparita e tu non hai visto nulla vero?»
Improvvisamente fra i tre scese un silenzio di tomba mentre Astea e Teiris guardavano storto Wein.
«Visto eh?» apostrofò Astea mentre Wein prendeva a grattarsi una guancia imbarazzato.
«Beh non c’è tempo da perdere! Bisogna andare a cercarla!! Era pure ubriaca fradicia!! Teiris tu rimani qui e non aprire a nessuno!!»
«Fossi matta, io vengo con voi!!»
«Voi a chi oh?» disse Astea rimettendosi faticosamente a sedere dopo la faticosissima sortita al bagno.
«VOI: TU E WEIN, capito ASTEA?» sibilò Teiris.
«Ma io ho mangiato tanto… non mi muovo… anzi, ho anche l’abbiocco post cibo…» disse languido mentre si stiracchiava sulla sedia. Adesso al posto del suo fisico a cucchiaio scavato c’era il fisico a cucchiaio pieno: pancia all’infuori che lottava contro la cinta dei pantaloni e le altre cinghie.
«Aaarhaaah… che palle ‘ste cinghie…» Si slacciò di nuovo la cintura dei pantaloni.
Mentre la mano annaspava miseramente sulla fibbia, una chiave d’oro del peso di qualche decina di chili gli si piantò diretta nella bocca dello stomaco facendogli esplodere gli occhi dalle orbite.
«HOOOORGH! Ma sei scema così mi vomito l'anima!!»
Teiris lo sollevò per il bavero.
«Adesso tu vai là fuori con me… e cerchi Manoa altrimenti non ti rivolgerò mai più la parola!» sibilò con voce rotta Teiris… gli occhi grandi e lucidi sul punto di piangere.
Astea fece passare un po’ di tempo… «e va bene va bene… che palle però! É notte non la troveremo mai...»
«Come se per te cambiasse qualcosa...» sentenziò Wein.
«Sono trecento anni che non me ne frega una sega di quello che ho intorno, che senso ha cominciare a preoccuparsene adess-»
«Muoviti!» e, con un bel calcione, si ritrovò in strada. Teiris lo sorpassò correndo.
Certo, cinque ore prima non avrebbe fatto fatica a starle dietro… anche a costo di buttare giù palazzi… ma dopo tutto quello che aveva mangiato adesso tutto ciò di cui era capace era una camminata zoppicante e strascicata.
Wein era già sparito nel nulla.


Coral sentì una mano che lo afferrava per un braccio.
«Ciao ragazzino… sei nuovo di queste parti?» gli domandò languido un omaccione col volto imbrattato di rossetto che lo fissava sbattendo delle sopracciglione lunghe. La voce era bassa e cavernosa.
«Ehm… ecco… a dire la verità si…»
«E che ci fai in questo posto tutto da solo? Cerchi compagnia?»
Coral fece un attimo mente locale. Noah era svanito nel nulla. Dante era al bancone a parlare con due donne… e lui era rimasto lì ad aspettare come un idiota… fece caso al resto del locale… c’erano parecchie coppiette… di uomini… e… ed erano tutti vestiti strani… di pelle legacci… borchie…
L’omaccione, decisamente più alto di lui e molto più largo, lo avvicinò sempre tenendolo per il braccio…
«Ehm mi scusi ma adesso dovrei andare…»
La presa era ferma. «Ma andiamo… non mi dire che sei qui per sbaglio…»
«Beh no…»
«E allora non ti piaccio? Sono brutta?»
«Beh BruttA no… magari BruttO…» provò a correggere…
«Oh non sono brutta come sei dolce!» gli si avvicinò ancora per abbracciarlo. Poi una mano lo toccò sulla spalla.
Dietro di lui, il metro e novanta di Noah lo guardava in cagnesco.
«Fuori dai piedi “cocca”, questo qui è un mio uomo…» tagliò corto.
L’omaccione si voltò minaccioso… poi fissò Noah… e Coral… dopodiché ritrasse la mano e andò via…
«Scusa caro… potevi dirlo prima che era il tuo compagno… stava lì solo soletto…»
«ma che?-»
«Non perdertelo in giro eh!» L’omaccione ammiccò e lasciò Noah di sasso. Gli occhi a puntino.
Coral sghignazzò sommessamente… «ehm grazie Noah… era un tipo abbastanza appiccicoso…»
Noah rimase immobile nella sua posa ebete.
«Noah?»
Nessuna reazione. Coral trovò il modo di rifarsi della insinuazioni di prima…
«Andiamo “caro” altrimenti perderemo Dante… si è alzato dal bancone…» gli ricordò il ragazzo dai capelli viola.
«Caro a chi OOOOOOH!!» gridò Noah.
Tutti li fissarono.
«E voi che vi guardate!? Non siamo mica la solita coppietta di checche che litiga!!» urlò ancora.
«Ma certo, come si fa a litigare con un faccino come quello!» rispose qualcuno dalle retrovie…
Risate.
Noah afferrò Coral per la collottola e lo trascinò fuori da quel locale di perdizione a Ithos.
Dante camminava con due splendide donne. Fecero un bel giro turistico per la città.
C’erano strane chiese dai lati oscuri, palazzi ornati di gargoyles nei viottoli più impensabili, strani scorci sul porto che facevano gelare il sangue nelle vene. Dante le portò in tutti questi posti come un iniziatore che conduceva due discepole alla scoperta di qualche territorio sacro.
La notte, era il suo territorio sacro.
Dopo un paio d’ore di pedinamento Noah si ritrovò di fronte a un albergo di classe con Coral in mano stile gatto preso per la collottola.
«Ehm…»
Vicino a loro passò l’omaccione di prima che li fissò, poi guardò l’albergo… dopodiché li salutò con un sorriso di chi la sa lunga...
«Oh non è che ti fai influenzare dalla gente tu eh?» Mise le mani avanti Coral.
«Macché idiota! E poi tu prenditi meno confidenze!» Si allarmò Noah sbraitando contro l’omaccione di prima, lasciando cadere Coral. « Nemmeno ti conosco!»
Coral si rassettò un po' «…avanti, aspettiamo qua fuori…»

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