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«Porto gli omaggi di Lord Dante Reznor
»
disse Coral inchinandosi al cospetto di Enid seduta sul trono.
Tintinnio di braccialetti.
Alla fine ce laveva fatta, era riuscito a rivederla, a rintracciare
in tempo Dante e a non farsi uccidere. Poteva ritenersi soddisfatto, ma
semplicemente non ci riusciva
non prima di sentire le parole del
suo superiore.
«Ben fatto Coral
» esordì Enid
Ora si
si che si sentiva più leggero.
«Come avrai potuto constatare la tua esistenza è continuamente
appesa a un filo, le mie missioni sono tutte potenzialmente mortali per
te
e lo sarebbero anche per qualcuno di più potente. Ogni
volta viene messa a dura prova la tua prontezza di spirito e astuzia e
ogni errore potrebbe essere lultimo che fai. Hai qualcosa da dirmi
in proposito?»
Coral attese a lungo, per pensare alla frase giusta. Dopo qualche minuto
rispose.
«Le missioni saranno anche pericolose
ma io sono portato per
certe situazioni
e
» deglutì «sapere che
se le porterò a termine potrò rivederla
.» Coral
arrossì fissando il marmo
«in un certo senso
mi facilita
il
il compito
»
Enid inarcò un sopracciglio e cambiò posizione sul trono
in maniera sensuale
«Humpf
devo proprio farmi i complimenti
sei uscito proprio
bene
»
Coral si sentì ancora più leggero.
Era bello
stare lì.
«A ogni modo non è per questo che ti ho convocato qui stasera
a dire la verità volevo munirti di unarma ma non sono ancora
riuscita a crearla
»
Gli occhiali di Coral scintillarono sinistri...
«Non sono in grado di creare unarma degna di te senza prima
avere una giusta materia»
«Il Guardiano
»
«Già, quella ragazza con cui parlasti al palazzo di Kaviel,
aveva una falce
la tua arma dovrà essere potente almeno quanto
quella.»
«Capisco
se cè qualcosa che posso fare per
»
«Precisamente Coral, sarai tu a dover cercare la materia prima per
la tua arma. Questa è la tua prossima missione, che ovviamente
dovrà proseguire di pari passo con il ritrovamento dell'Artemide...»
Coral attese.
«Prima fai con larma e meglio è
non sei debole
ma su quella nave sia Noah che Dante potrebbero distruggerti
e non
so ancora cosa pensare di Ridley Rhian»
«Capisco
farò attenzione.»
«E ricorda che sei un demone
un demone ha determinati vantaggi
e determinati svantaggi rispetto a un Drago Occulto o a un uomo
tienilo bene a mente.»
«Si
»
«Ora va
non vorrai far preoccupare il tuo nuovo capo!»
«No assolutamente
» Coral si alzò e fece per andarsene
dopo un inchino.
«Capo
» disse sovrappensiero dimenticando il mia
Sovrana.
«Si?» Rispose Enid.
«A presto
»
«Già.»
Svanì nel nulla.
Fu allora che Brynard uscì dalle ombre.
«Humpf! Uscito bene?? Ma non mi dire!» commentò sprezzante
«E quella cos'era una avance?»
Poi cambiò tono
«a ogni modo
parlavi dello stesso
Noah che conosco io?»
Enid si voltò.
«Già
il tuo giocattolo preferito
»
«E così
è di nuovo vivo
affascinante
»
«Fa attenzione
ora come ora per te attaccare Noah potrebbe
essere pericoloso
»
Brynard sorrise.
«Pericoloso? Sono un Demone Sovrano
e lui è un uomo.»
«Già
proprio per questo
» sorrise Enid...
Astea mangiava di santa ragione, quasi con rabbia, Wein manteneva un contegno
affascinante, chiacchierava
e beveva
per lui mangiare in fretta
era una necessità motivata più dal fatto che così
poi poteva chiacchierare di più e fare il cascamorto
Manoa beveva
e ogni tanto mangiava
Teiris mangiava e non beveva
o meglio
solo succhi di frutta
acqua
niente di alcolico.
«Ma come fa a essere così preciso nellarraffare le
cose dai piatti di portata se è cieco?» Chiese Manoa a Wein.
«Mah
sarà pure cieco ma lhai visto come combatte
no?»
«Si ma
»
Astea nella foga fregò qualcosa anche dal suo piatto.
In una frazione di secondo si ritrovò sollevato per il bavero dallelfa.
«Provaci di nuovo cocco e ti metto due forchette al posto degli
occhi così poi non ti lamenti più» sussurrò
tagliente.
Astea deglutì quello che aveva in bocca
abbozzò un
sorriso
dopodiché riprese a mangiare.
Passò qualche breve istante e la forchetta di Astea s'insinuò
di nuovo nel piatto di Manoa che tremante d'ira, spezzò una forchetta
con un tic al sopracciglio.
Astea volò fuori dalla locanda.
«Pezzo didiota di un Ingram di Shaen! Ti sfilo la spina dorsale
e la uso come cintura!»
Vedendo che tutti nella locanda adesso guardavano alternativamente lei
e la finestra aperta da cui era uscito il ragazzo, diede qualche
colpetto di tosse e si sedette di nuovo.
Scostò lo sguardo
e...
Astea era di nuovo lì a ingozzarsi.
Sospirò.
«Capitano Ridley... chiedo il permesso di scendere a terra...»
disse in maniera rispettosa Dante.
Ridley lo guardò storto e acconsentì. Avevano attraccato,
per adesso senza intoppi, nella città portuale di Ithos, gigantesca
capitale del regno di Ithos, roccaforte dei Draghi Celesti. La Northern
Star era stata camuffata magicamente, il gruppo di maghi coordinato da
Rid aveva fatto un ottimo lavoro, Coral aveva aggiunto la ciliegina sulla
torta rendendo tutto quell'utilizzo di magia pressoché impossibile
da essere rilevato.
Dal porto in cui erano attraccati si vedevano le alte guglie del palazzo
reale del patriarca, le centinaia di tetti rossi che affastellavano il
dorso di una collina e l'intera vallata che dava sulla baia.
«Se possibile vorrei portare con me il nuovo arrivato... potrei
avere bisogno dei suoi poteri...»
Ridley inarcò un sopracciglio.
«Tu?»
«Si... io»
«Sono stanca di queste inutili formalità, tanto te lo saresti
portato dietro comunque vero?»
«Sono ai suoi ordini... non posso fare di testa mia...»
«Certo come no...»
Dante attese.
«Fa come vuoi, dammi del tu come fanno tutti e portati dietro anche
Coral ... sempre che sia sopravvissuto a stanotte» Ridley sorrise.
Dante s'inchinò e fece per andarsene.
Il pranzo era andato a gonfie vele. Astea aveva mangiato zucchine ripiene
al sugo per un tempo indeterminato
e intanto era scesa la sera
Wein chiacchierava amabilmente con una delle cameriere del ristorante
finalmente libera dallandirivieni generato da Astea.
Manoa dormiva appoggiata sul tavolo. Ubriaca fradicia.
Teiris invece sonnecchiava appoggiata sulla sedia.
Astea si passava uno stuzzicadenti fra i denti.
«Ah
che mangiata
» biascicò.
Dopo un po, il proprietario andò a sbarrare la porta, e la
finestra.
«Come mai chiudete così la porta? A quest'ora poi...»
domandò Wein.
«La sera non viene più nessuno nella locanda. Ognuno rimane
chiuso in casa e non esce
»
«E perché?»
«Se siete venuti in questo paese senza conoscerne la maledizione
allora siete solo dei poveri sprovveduti
e io che pensavo foste
degli avventurieri venuti a liberarci tutti
» disse affranta
la cameriera. Le orecchie di Wein safarfallarono seccate. «Quello
che siamo lo decideremo dopo aver sentito parlare di questa maledizione.»
sorrise.
«Questo paese
è afflitto da una tremenda calamità
che sopraggiunge al calare delle tenebre
» Disse l'oste sedendosi
ad uno sgabello del bancone e spostando una sedia per Wein che salutò
con l'occhiolino la cameriera.
«Esiste una creatura
forse umana
» il volto delloste
divenne cadaverico
diverse luci nella nella locanda si abbassarono
improvvisamente per poi spegnersi
«che di notte rapisce le
giovani fanciulle e le conduce in oscuri luoghi usando su loro tutte le
più raccapriccianti violenze per poi lasciarle tornare al villaggio
private della loro volontà... e a volte... non tornano proprio»
Wein si sistemò meglio sulla sedia con un sorriso tirato. «Co
come? E perché si sono abbassate le luci?»
«Oh succede sempre quando chiudo le porte...sono gli spifferi che
spengono le candele...» rise il vecchio. Wein lo guardò poco
convinto... ma il vecchio finita la risata riprese più funereo
di prima. «
e si dice che rubi le anime delle sue vittime per
distillarle in un inchiostro maledetto che usa per scrivere pagine e pagine
sulle sue raccapriccianti malefatte
»
«Scrivere?»
Wein scostò una delle due ciocche di capelli che gli scendevano
sul volto e si girò verso la porta dando le spalle all'oste.
«Crea anche delle terrificanti statue in modo che...»
«Tsk
fiabe di paese
mi sembra ci siano troppe storie
assurde sopra... se qualcosa c'è in questo villaggio avrà
una spiegazione razionale e poco esoterica...»
Ma il drago si irrigidì. La porta era aperta. Fuori loscurità.
Un'altra folata di vento spense le candele. Buio più completo.
Si voltò di nuovo e loste era sparito. I suoi occhi da drago
non riuscivano a vederlo da nessuna parte.
Spostò di nuovo lo sguardo sulla porta e una sagoma gli oscurò
la visuale, alta, dal cranio piatto e cilindrico.
Sentì distintamente ogni pelo rizzarglisi sul corpo mentre le orecchie
sfarfallavano innervosite. Con un gesto della mano le candele si riaccesero
magicamente.
La poca luce traballante illuminò la sagoma dello strano cappello
di Teiris
e poi tutta la sua figura...
«Wein? Ho sentito tutto
ho una paura matta
perché
è tutto scuro qua?» domandò la ragazza.
Wein tirò un sospiro di sollievo riacquistando il suo contengo
«già
una brutta storia
piuttosto come diavolo
si è aperta quella porta se il proprietario laveva sprangata?»
«Non lo so
non lo so
»
«Beh vai a svegliare Manoa al tavolo e dille che andiamo su in camera
non voglio sorprese stasera
»
Dopo pochi secondi Wein sentì la voce tremante di Teiris chiamarlo.
«W
Wein??»
«Cosa?» Si voltò.
«Manoa
Manoa
è sparita.»
«E tu perché ci segui?» Chiese Dante a Noah. Erano
a terra, era notte e loro tre camminavano per il porto.
In mezzo a loro un Coral coperto di baci di rossetto un po' ovunque...
«Perché non saltiamo le domande inutili e non chiediamo a
LUI che ha fatto stanotte col MIO equipaggio?» protestò
Noah.
«Ehm... non ho fatto nulla... è solo che le ragazze quando
hanno saputo che andavo via con Dante mi hanno voluto dare il bacio dell'addio...»
«Si come no...tutte scuse.»
La mattina c'era troppa gente al porto di Ithos per provare a scendere
a terra senza dare nellocchio. Troppi gabbiani che stramazzavano
in cielo e a terra il mercato faceva anche di peggio se possibile. La
città era sempre piena di draghi in forma umanoide e umani.
La notte invece il porto diveniva una grande spugna che assorbiva rumori,
navi, e talvolta anche persone.
Era buffo vedere i tre tipi camminare insieme: un gentiluomo decadente
e polveroso, uno giovane studioso e uno spilungone armato dallo sguardo
allucinato... perché, sia ben chiaro, Noah ha sempre lo sguardo
allucinato.
«A ogni modo, riguardo la tua domanda Dante... sono l'ufficiale
più alto in grado adesso quindi portami rispetto...»
«Si si certo... te lo ripeto, perché ci segui?»
«Non lo so... non mi convinci... voglio vedere quello che combini...
diciamo che ti tengo d'occhio...»
«Come vuoi... ma non lamentarti poi se ci rimani secco...»
«S... secco?» intervenne Coral fra i due.
«Sì. Stiamo andando a cercare qualcuno più potente
di me...»
Coral si allargò il colletto della maglia.
«Chi? Se è lecito chiederlo?»
«Il mio maestro» tagliò corto Dante.
«Eh "si impara fino alla bara"... diceva sempre il vecchio
Dyon... anche il grande Dante Reznor ha avuto un maestro... per altro
ancora vivo... quanti anni avrà? Due milioni?»
Dante sbuffò sorridente.
«Non credo che due milioni di anni basterebbero a rendere una persona
più potente di me...»
«Già non hai tutti i torti... ma per averti insegnato qualcosa...»
Noah ci rifletté su... poi ci rinunciò «Al diavolo...
ora sono curioso e basta, chissà che faccia ha il tuo maestro...
magari è una checca come te...»
Dante inciampò su Coral che per poco cadde faccia in avanti.
Noah se la rise della grossa... poi vedendo che Coral era un po' imbarazzato
pensò bene di "smontarlo" con qualche sonora pacca sulla
schiena... «Haha ridi pure te! A meno che tu non sia il suo
"amichetto"...» Noah smise di ridere e squadrò
Coral... «beh certo se tu fossi il suo compagno magari non ci troveresti
nulla di buffo vero?»
Sguardo inquisitore...
Coral lo guardò con una faccia ebete ancora più da pesce
fuor d'acqua.
«Ma no!!! Sei troppo PICCOLO! Hahahah... a meno che
Dante non sia un maniaco...» Noah smise nuovamente di ridere e passò
a squadrare Dante che non lo degnò nemmeno di una occhiata...
Beh i tre andarono avanti così finché Dante non imboccò
la porta di una taverna.
«Meno male che non voleva dare nell'occhio... quante altre persone
vedi qui vestite come lui?» cianciò Noah...
Ma entrando nel locale dovette ricredersi. Il fumo nascondeva gran parte
della sala, ma di certo erano tutti vestiti di nero, borchie e pelle,
cravattini, foulard rossi e trucco in faccia
«Ehm... so
sorpreso?» disse Coral.
«Si... come no... guarda se ci doveva portare in un locale di mezzechecche
maniache pederaste come lui
»
Dentro la taverna un tipo come Dante veniva notato solo all'entrata. Poi
diventava troppo difficile distinguere qualcuno nella nebbia
e nelloscurità.
«Sto cercando una persona...» disse al bancone.
«Come non cè?»
«Se dico che non cè non cè!»
«E Astea?»
«Non cè nemmeno lui!»
«E dove diavolo è andato quell'imbecille!»
«E non urlare Wein! Sarò cieco ma ci sento ancora bene
»
disse Astea accompagnato dal rumore di una secchiata di qualcosa buttata
fuori dalla finestra. Uscì dal bagno della locanda mentre riallacciava
i bottoni dei pantaloni e una ventina di cinghie varie.
Teiris si voltò arrossendo mentre Wein scuoteva la testa sospirando.
«Idiota! Manoa è sparita e tu non hai visto nulla vero?»
Improvvisamente fra i tre scese un silenzio di tomba mentre Astea e Teiris
guardavano storto Wein.
«Visto eh?» apostrofò Astea mentre Wein prendeva a
grattarsi una guancia imbarazzato.
«Beh non cè tempo da perdere! Bisogna andare a cercarla!!
Era pure ubriaca fradicia!! Teiris tu rimani qui e non aprire a nessuno!!»
«Fossi matta, io vengo con voi!!»
«Voi a chi oh?» disse Astea rimettendosi faticosamente a sedere
dopo la faticosissima sortita al bagno.
«VOI: TU E WEIN, capito ASTEA?» sibilò
Teiris.
«Ma io ho mangiato tanto
non mi muovo
anzi, ho anche
labbiocco post cibo
» disse languido mentre si stiracchiava
sulla sedia. Adesso al posto del suo fisico a cucchiaio scavato cera
il fisico a cucchiaio pieno: pancia allinfuori che lottava contro
la cinta dei pantaloni e le altre cinghie.
«Aaarhaaah
che palle ste cinghie
»
Si slacciò di nuovo la cintura dei pantaloni.
Mentre la mano annaspava miseramente sulla fibbia, una chiave doro
del peso di qualche decina di chili gli si piantò diretta nella
bocca dello stomaco facendogli esplodere gli occhi dalle orbite.
«HOOOORGH! Ma sei scema così mi vomito l'anima!!»
Teiris lo sollevò per il bavero.
«Adesso tu vai là fuori con me
e cerchi Manoa altrimenti
non ti rivolgerò mai più la parola!» sibilò
con voce rotta Teiris
gli occhi grandi e lucidi sul punto di piangere.
Astea fece passare un po di tempo
«e va bene va bene
che palle però! É notte non la troveremo mai...»
«Come se per te cambiasse qualcosa...» sentenziò Wein.
«Sono trecento anni che non me ne frega una sega di quello che ho
intorno, che senso ha cominciare a preoccuparsene adess-»
«Muoviti!» e, con un bel calcione, si ritrovò in strada.
Teiris lo sorpassò correndo.
Certo, cinque ore prima non avrebbe fatto fatica a starle dietro
anche a costo di buttare giù palazzi
ma dopo tutto quello
che aveva mangiato adesso tutto ciò di cui era capace era una camminata
zoppicante e strascicata.
Wein era già sparito nel nulla.
Coral sentì una mano che lo afferrava per un braccio.
«Ciao ragazzino
sei nuovo di queste parti?» gli domandò
languido un omaccione col volto imbrattato di rossetto che lo fissava
sbattendo delle sopracciglione lunghe. La voce era bassa e cavernosa.
«Ehm
ecco
a dire la verità si
»
«E che ci fai in questo posto tutto da solo? Cerchi compagnia?»
Coral fece un attimo mente locale. Noah era svanito nel nulla. Dante era
al bancone a parlare con due donne
e lui era rimasto lì ad
aspettare come un idiota
fece caso al resto del locale
cerano
parecchie coppiette
di uomini
e
ed erano tutti vestiti
strani
di pelle legacci
borchie
Lomaccione, decisamente più alto di lui e molto più
largo, lo avvicinò sempre tenendolo per il braccio
«Ehm mi scusi ma adesso dovrei andare
»
La presa era ferma. «Ma andiamo
non mi dire che sei qui per
sbaglio
»
«Beh no
»
«E allora non ti piaccio? Sono brutta?»
«Beh BruttA no
magari BruttO
» provò a correggere
«Oh non sono brutta come sei dolce!» gli si avvicinò
ancora per abbracciarlo. Poi una mano lo toccò sulla spalla.
Dietro di lui, il metro e novanta di Noah lo guardava in cagnesco.
«Fuori dai piedi cocca, questo qui è un mio uomo
»
tagliò corto.
Lomaccione si voltò minaccioso
poi fissò Noah
e Coral
dopodiché ritrasse la mano e andò via
«Scusa caro
potevi dirlo prima che era il tuo compagno
stava lì solo soletto
»
«ma che?-»
«Non perdertelo in giro eh!» Lomaccione ammiccò
e lasciò Noah di sasso. Gli occhi a puntino.
Coral sghignazzò sommessamente
«ehm grazie Noah
era un tipo abbastanza appiccicoso
»
Noah rimase immobile nella sua posa ebete.
«Noah?»
Nessuna reazione. Coral trovò il modo di rifarsi della insinuazioni
di prima
«Andiamo caro altrimenti perderemo Dante
si è
alzato dal bancone
» gli ricordò il ragazzo dai capelli
viola.
«Caro a chi OOOOOOH!!» gridò Noah.
Tutti li fissarono.
«E voi che vi guardate!? Non siamo mica la solita coppietta di checche
che litiga!!» urlò ancora.
«Ma certo, come si fa a litigare con un faccino come quello!»
rispose qualcuno dalle retrovie
Risate.
Noah afferrò Coral per la collottola e lo trascinò fuori
da quel locale di perdizione a Ithos.
Dante camminava con due splendide donne. Fecero un bel giro turistico
per la città.
Cerano strane chiese dai lati oscuri, palazzi ornati di gargoyles
nei viottoli più impensabili, strani scorci sul porto che facevano
gelare il sangue nelle vene. Dante le portò in tutti questi posti
come un iniziatore che conduceva due discepole alla scoperta di qualche
territorio sacro.
La notte, era il suo territorio sacro.
Dopo un paio dore di pedinamento Noah si ritrovò di fronte
a un albergo di classe con Coral in mano stile gatto preso per la collottola.
«Ehm
»
Vicino a loro passò lomaccione di prima che li fissò,
poi guardò lalbergo
dopodiché li salutò
con un sorriso di chi la sa lunga...
«Oh non è che ti fai influenzare dalla gente tu eh?»
Mise le mani avanti Coral.
«Macché idiota! E poi tu prenditi meno confidenze!»
Si allarmò Noah sbraitando contro lomaccione di prima, lasciando
cadere Coral. « Nemmeno ti conosco!»
Coral si rassettò un po' «
avanti, aspettiamo qua fuori
»
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