Ventitreesimo Episodio: Lost Paintings  


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Intorno a Wein il paese scorreva veloce come un fiume in piena, un misto di ombre sfocate, anche se nulla sfuggiva alla sua vista.
La città era deserta. Nemmeno una guardia, non un vecchio ubriaco che rientrava tardi.
Tutto troppo silenzioso…
«Maledizione…»

Un altro urto risuonò nella notte.
Era la terza parete in roccia smussata che “sbatteva” senza volere nella sua affannata quanto inutile caccia all’uomo.
«anf anf…» Si accasciò sull’ultimo muro...
«E poi dove diavolo vado senza alabarda…» ci stette un po’ su a pensare… «qua sono tutti impazziti…»

«Manoa! Manoa!» gridava Teiris mentre correva a perdifiato per le vie della cittadina.
Dopo un po’ si accorse che Astea non era più con lei…
«A… Astea? Dove sei…»
Le ombre corte della luna erano scure… maledettamente scure… qualsiasi cosa avrebbe potuto celarvisi dietro…
Solo ora si rendeva conto di non essere proprio la persona più indicata per uscire fuori di notte a cercare Manoa… che sicuramente avrebbe saputo difendersi meglio di lei… magari con un po’ meno alcool nelle vene…
Si ritrovò a impugnare la sua chiave d’oro con risolutezza mista a paura.
«A… Astea… brutto idiota… dove ti sei andato a cacciare?»
«Teiris?» Sentì improvvisamente la ragazza. Tirò un sospiro di sollievo, era la voce di Astea.
«Dove sei?»
«Sono qui non mi vedi?»
«Oh beh io dovrei vederti ma tu come hai fatto a ritrovarmi?» La ragazza si voltò e lo vide.
«Beh ma che domande… è bastato girare un po’ per trovarti…»
«Girare un po’? Menomale che non ti reggevi in piedi…» sorrise
«Ora sto meglio… mi è passato il malore…»
«Malore?»
Astea si sistemò il cappello sulla testa per vederla meglio, guardava nella sua direzione.
«Si insomma… hai visto come mi muovevo no?»
«Già…» Teiris si bloccò, in effetti sembrava che la stesse proprio guardando…
«Beh? Perché ti sei bloccata?» rispose Astea. Stavolta Teiris ne era sicura, guardava lei, non dietro… e poi il gesto del cappello... anche quello era innaturale.
Ebbe un attimo di indecisione poi disse… «oh nulla… ad ogni modo te l’avevo detto di non mangiare troppe zucchine ripiene… senza contare che ti fanno pure schifo…» disse Teiris muovendo qualche altro passo verso di lui.
«Già... sono disgustose…»
Fu allora che Teiris lo assalì cercando di mollargli una botta in testa con la chiave. Quel tizio chiunque fosse… non era Astea.
Schivò l’attacco goffo e la colpì al ventre. Lei cadde nelle sue braccia priva di sensi.
La creatura emise un sibilo sommesso che assomigliava ad una risata.


Fece il nodo al foulard. Pochi gesti.
Il nodo alle scarpe, la giacca e il cappotto.
Si alzò in piedi silenzioso, senza muovere un alito di vento. Sul letto le due donne sembravano beate, immobili. Una coperta leggera di seta rendeva ambigue nella notte le loro forme.
Indossò il suo cilindro e si sistemò gli occhiali sul viso.
Stette un attimo a guardare una delle due donne. Lunghi capelli biondi e carnagione lattea.
Poi improvvisamente, i ricordi. Fare i conti con più di cinquemila anni di ricordi era quanto di più difficile potesse capitargli in una giornata non diversa da tante altre. I rumori della battaglia tornarono alle sue orecchie come da una lontana eco...

«Reznor! Maledizione Reznor! Sta giù!»
Dante era uscito da una trincea magica per scagliare numerose sfere di energia su un gruppo di demoni ma per poco non venne vaporizzato dalla loro risposta. Un altro Drago Occulto l’aveva tirato giù.
«Che diavolo ti salta in mente vuoi morire giovane?»
«Perché diamine dobbiamo stare qui a combattere contro i demoni! È la cosa più inutile che io abbia mai fatto!» rispose lui. I capelli erano raccolti da un turbante, il suo corpo fasciato da vestiti di lana bianca insudiciata dalla battaglia nel deserto. Il mantello svolazzava impazzito al vento delle esplosioni.
«Siamo draghi! Siamo creature del bene di Galder e dobbiamo combattere i demoni!»Ribattè l'altro drago.
«Bel motivo per dare la vita! La razza, il destino e Dio. Quasi quasi mi suicido!» ribatté sprezzante.
«Tsk… continua a fare il grand’uomo con le idee tutte sue. La prossima volta non muoverò un dito per salvarti.» rispose l’altro.
«Dico ma hai presente con chi stai parlando lurido verme?» disse Dante alzandolo per il bavero.
«Con chi? Con un ragazzino spaventato dai demoni e dalla guerra?»
Dante non rispose, ma svanì nel nulla.
Poco dopo una successione mostruosa di esplosioni prese a gettare ombra nella trincea. Nessuno lo credeva capace di tali prove nella sua brigata. Nessuno sapeva chi era veramente. Era stato Lord Gaul II, a mandarlo là in incognito… come… arma segreta.
Per quel poco che poterono vedere i draghi; i demoni stavano venendo spazzati via uno a uno. Da un’unica figura.
«Seccatori…» sibilava Dante mentre dispensava morte nelle sue evoluzioni. Si era stancato di attendere… e perdere tempo. Era praticamente impossibile riuscire a colpirlo… o almeno così pensava lui. Finché non venne scaraventato a terra da un duro colpo al volto.
Si rialzò di scatto, un rivoletto di sangue gli scendeva dalla bocca. Fu pronto a lanciarsi di nuovo all’attacco ma la brigata di demoni era stata spazzata via. Solo una figura lo fronteggiava.
Lunghi capelli biondi e carnagione colore del miele. Quattro strisce più scure, come simboli di guerra le ornavano il viso. Una bellezza terrificante, in una leggera armatura di cuoio bollito.
«Bel colpo» disse lui. «Ma è stata fortuna…»
«Io non penso che le cose stiano così…» rispose lei ferma, sorrideva. Intorno a loro la battaglia continuava a infuriare… ma nessuno li disturbava.
«Sei affascinante per essere un demone…»
«Potevi risparmiarti l’ultima parte della frase.»
«I demoni non mi piacciono granché.»
«Certo altrimenti perché li combatteresti?»
«Quello è un altro discorso… fosse per me, starei a divertirmi con qualche donna…»
Lei sorrise ancora. «Ma davvero…»
«Già… questa guerra non mi riguarda… e non riguarda nessuno della mia specie… tanto più i parenti che non ho mai conosciuto.»
«Prenditela coi tuoi capi.»
«Lord Gaul?»
Lei si passò una mano fra i lunghi capelli mossi…
«Beh non con uno così in alto… magari sfogati col capitano della tua brigata…»
«Tsk! A che servirebbe. È Gaul che da gli ordini, specialmente a me…»
I suoi occhi lo guardarono profondamente. Azzurri e freddi come quelli di un felino.
«… così giovane e così alto in grado… sarai un bel bottino di guerra.»
«Mi dispiace demone… ma contro questa stupida brigata di demoni nemmeno mi sono impegnato… nessun demone da solo è in grado di competere con me o con un altro dei cinque Sovrani dei Draghi Occulti…»
«Toh! Allora sei proprio tu quello che cercavo… quanto alla tua affermazione… magari prima era così… ma devo avvertirti che le cose sono un po’ cambiate… ora ci sono io.»
«Sei stata appena creata?»
«Ti sbagli ancora… diciamo che solo adesso Shagrath ha deciso di schierarci. Saremo l’ago della bilancia in questa guerra e gli stupidi mortali come voi verranno spazzati via. Insieme al vostro caro sacro Galder.»
«Diamine… sembri così… umana… e bella… non sono certo il tipo da mettersi a fare storie per ammazzare qualcuno… però quasi mi dispiace…»
Il demone smise di sorridere.
«Sto perdendo tempo… e mi prudono le mani. Mi hanno mandato qui perché c’eri tu, Lord Dante Reznor. Se morirai questo fronte cadrà in mano nostra… e mi hai anche risparmiato la fatica di venirti a prendere… ora se permetti… vorrei ucciderti.»
«Come vuoi signorina…»
«Enid… Enid la Tessitrice d'Inganni.»
Sorrise… ma smise subito quando un artiglio di Enid gli aprì un taglio sulla guancia. Qualche frazione di secondo in meno di riflessi e sarebbe morto.
La guardò con occhi sbalorditi.
«Merda…»


«Teiriiiiss?? Manoaaaaa??»
Astea aveva ripreso a camminare ciondoloni. Dopo un po’ andò a sbattere contro qualcosa di più soffice della roccia.
«Stupido idiota che fine ha fatto Teiris?» gli domandò Wein tagliente.
«Non lo so… è scappata a cercare Manoa ma non ce l’ho fatta a starle dietro…»
«Imbecille! Ora sono entrambe in pericolo!»
«… e a me… nessuno ci pensa… ehm… credo… che sto… per… vomitare…»
Astea rovesciò a terra parte della cena in ordine sparso.
«OH CHE SCHIFO! Mi vomiti pure?» Wein aveva schivato per una frazione di secondo le “effusioni di Astea”…
«Eh che devo fare! Tutta questa corsa mi ha scombussolato!»
«Corsa? Ma se la locanda è a non più di dieci metri da qui!!!»
«Ma davvero?»
Wein si voltò e vide il percorso di Astea ripercorrendo le impronte sui muri… un vero flipper…
«Ci rinuncio…»


Quando Dante uscì dalla locanda Noah e Coral dormivano uno sulla spalla dell’altro, seduti a gambe incrociate. Noah russava a bocca spalancata. Coral invece dormiva silenzioso.
Li guardò.
Scosse la testa e li sorpassò.
Noah si svegliò sentendo nelle orecchie un grido assordante, un urlo spaventoso e inumano.
I suoi occhi azzurri saettarono da una parte all’altra per vedere cosa fosse, c’era una sagoma davanti a lui… ma quando sbatté gli occhi per vederci meglio non vide più nessuno, solo la strada, e quella locanda.
Era ancora annebbiato dal sonno… era stato un sogno… o la realtà?
Sentì ancora quell’urlo e si coprì le orecchie ma l’urlo continuò più forte di prima.
«Che cazzo succede?!»
Nel pararsi le orecchie si scostò da Coral che cadde di mento davanti a lui.
Il ragazzo si alzò con gli occhi distrutti dalla dormita “fuori porta”.
«Che ti piglia?» chiese.
Noah era agitato.
«Un urlo… uno strano urlo… ma non è vero… non è reale…»
Poi Coral si svegliò definitivamente e tornò serio. «Io non ho sentito nulla… e a ogni modo Dante non è più qui. Dobbiamo tornare alla nave.
«S… si… andiamo.»

Dalla vedetta della nave, Dante sorrideva… nell’udire nella mente quelle urla di pura rabbia.


Enid era sdraiata sul suo letto. Coral era lontano. Non c’era nessuno nel raggio di una intera nazione… a parte le sue fidate pantere… e le prede.
“Porto gli omaggi di Lord Dante Reznor…” le aveva detto Coral.
«… e così Dante… sembri aver preso una decisione. Dopo cinquemila lunghi anni.»
Dal nulla fece comparire un turbante, semidistrutto. La stoffa sembrava ancora integra solo perché era circondata da un qualche sortilegio.
Guardò il turbante… sorrise


.Dante finì a terra in una pozza di sangue.
Le sue vesti da soldato del deserto, strappate, luccicavano di un rosso vivo.
Enid non aveva un graffio.
Fu di nuovo su lui e infierì.
Con un calcio gli spezzò le costole che gli rimanevano intere.
Dante tossì sangue rotolandosi a terra.
Le lanciò una occhiata e una tremenda esplosione avvampò intorno alla donna…
Ma quando si diradò la nuvola di sabbia lei era ancora li.
Sorrideva sprezzante.
«Questo sarebbe il temibile Dante Reznor?»
Dante prese a strisciare allontanandosi da lei, lei semplicemente passeggiava verso di lui.
«Uno dei cinque potenti Sovrani dei Draghi Occulti?»
Il drago scavalcò una duna e rotolò in fondo dall’altra parte.
Lei in controluce sul ciglio.
«Una minaccia per noi demoni?»
Gli lanciò contro una sfera di energia che lo colpì in pieno.
«Uno scacco al grande Shagrath? Devono averti sopravvalutato…»
«Non si sopravvaluta un Sovrano dei cinque.» rispose lui lentamente.
«Bah… sono sprecata qui. Ora finisco il mio lavo-» si bloccò.
Il volto di Dante affondava nella sabbia, i capelli ora sciolti e fuori posto.
Furono le prime lacrime che Enid vide nella sua esistenza.
Sulla sua mano scintillava una sfera oscura… ma si dissipò.
Dante si issò carponi, la schiena incurvata dal dolore, i pugni a stringere la sabbia. Bagnata in più gocce dalle sue lacrime.
«Maledizione…»
«Stai frignando?»
«No… non riesco a trattenere la rabbia…»
«Humpf… sei capace solo di piangere invece di reagire?»
«… non... non puoi capire… sei un demone…»
«Forse… e a ogni modo non mi interessa… anzi… provo un piacere infinito nel vederti ridotto così… dopo le tue parole altezzose.»
Dante svanì nel nulla per apparire dietro Enid. Una sciabola apparsa dal nulla saettò verso il volto della donna deciso a toglierle per sempre quel sorrisetto, ma lei fu più veloce, si abbassò e lo colpì violentemente alla bocca dello stomaco.
«Forse prima ce l’avresti fatta a colpirmi così ma ora sei troppo rallentato dalle ferite… comunque, complimenti per il tentativo… secondo i miei calcoli non dovresti più avere un osso integro…»
Lasciò il pugno e Dante crollò davanti a lei in ginocchio.
«Ora ti uccido. Addio.»


Erano tornati sulla nave, Noah uscì dal bagno con sguardo soddisfatto... finì di allacciarsi una cinta sotto la casacca, poi si avviò verso le sue stanze.
Ad un certo punto la vista gli fece uno strano gioco. Si incurvò stringendosi il petto con una mano. Le piastre di metallo stridettero.
Si appoggiò ad una parete... poi l'attacco passò.
Dopo qualche istante si issò di nuovo in piedi come nulla fosse.
«E che palle» disse prima di riprendere a camminare.


«Teiris!!Teiriiiiiisss!!» continuava a chiamare a gran voce Wein. Poi finalmente la trovò.
«Wein! Trovato Manoa?»
«Maledizione no! Senza contare che quel ciccione di Astea per poco non mi vomitava addosso!!!»
«Co… come??»
«Ehm… è un’altra storia… a ogni modo per fortuna ho trovato te… avevo paura che quel coso ti prendesse…»
«Coso?»
«Beh sì… il maniaco… quello che è…»
«… a ogni modo non c’è da fidarsi di Astea… menomale che adesso ci sei tu…» disse lei.
Le orecchie di Wein sfarfallarono a quelle parole. Era quello il momento.
Doveva ritentare il tutto per tutto…
«Vedi Teiris… quando ti ho visto… sono stato subito colpito dalla tua bellezza...» Provò il drago mordendosi la lingua. Che esordio IDIOTA.
Teiris rimase pietrificata.
«Co… cosa?»
Wein si voltò e la fissò negli occhi… sciogliendo i capelli per l’occasione. Infiniti fili corvini scendevano languidi sul petto e sulle spalle.
«Lo so che forse non è il momento adatto… che non dovrei parlare così…»
«Beh io… ecco…»
«Aspetta… non parlare… devo farlo io… non riesco a stare zitto, non più. Quando guardo una donna, per bella che sia, non mi capita mai di perdere il fiato, di sentire il petto che mi brucia... così com'è successo la prima volta che ti ho vista! Il mio sguardo per te non ha indugiato solo sui tuoi sorrisi… sulle tue occhiate che pure, mi muovono dentro… ha trovato qualcosa di più forte… una bellezza nascosta che possono vedere solo degli occhi… impazziti…»
«Wein… ma…»
«Si lo so… vorresti dirmi che non è il momento. “Ma come? Non ti ricordi? Le ombre corte, l’oscurità, un maniaco che gira… la nostra Manoa…” ma io adesso non vedo questo, vedo una serata notturna in cui la brezza morbida accarezza le foglie, una luna gentile e timida. E te… e la tua bellezza che risponde in un candido silenzio alla bellezza in cui siamo immersi… questi sono gli occhi con cui ti riscopro ogni volta che ti osservo… e non posso fare altro che pensare a te…»
La prese per una mano e la avvicinò a sé per poi baciarla profondamente.
Teiris rimase per qualche istante pietrificata…
Poi il suo volto si trasformò in quello di una creatura grottesca dalle fattezze umanoidi, le labbra si mutarono nel sorriso distorto di uno spaventapasseri, gli occhi due orbite cave cucite in malo modo. Il corpo era martoriato da dolori antichi che rendevano la sua mostruosità ancora più forte e lampante.
Quando Wein aprì gli occhi per vedere come aveva reagito Teiris, le sue iridi divennero un puntino.
Svenne, prima che la creatura potesse fare nulla per colpirlo.
E poi… non l’avrebbe fatto… era troppo imbarazzata.


Dante era di nuovo in ginocchio.
«Adieu. » Disse semplicemente Enid prima di finirlo scatenandogli contro un fascio di energie oscure.
Ma inspiegabilmente il fascio venne deviato andando a finire contro una lontana trincea magica di draghi che venne letteralmente vaporizzata.
Enid inarcò un sopracciglio.
Fra lei e Dante era comparsa una figura. Indossava un cappello di vimini nero, largo a cono, un lembo di stoffa scendeva dal cappello celando il viso. Il resto era avvolto in una lunga toga di un verde scuro.
«Non così in fretta milady.»
La donna squadrò la figura. «E tu chi saresti? Il difensore della cause perse?»
Dante alzò lo sguardo. Davanti a lui le spalle del salvatore.
«No, sono il maestro di Dante.»
«Io non ho maestri» sentenziò Dante cercando di rialzarsi in piedi. Con un potente incantesimo di rigenerazione riuscì a farlo... barcollava.
«Tante cose sono cambiate oggi Dante... la tua imbattibilità, la tua presunta forza... l'ingresso dei Demoni Sovrani in questa guerra... e il tuo nuovo maestro» disse la figura.
«Mi scusi buon uomo... » riprese sarcastica la dark lady ... «ma un lavoro ben fatto è un lavoro ben fatto e io devo ucciderlo.»
«Temo che lei oggi non ne sarà in grado... se fosse così gentile da posticipare questa data gliene sarei grato.»
«E sentiamo... chi potrebbe fermarmi? Lei?»
«Credo che abbia ragione. Lei è indubbiamente potente e ora come ora utilizza i suoi poteri molto meglio di quanto Dante non utilizzi i propri... ma non ha tecnica... non sa combattere... mentre io si. Per questo lei oggi non riuscirà a ucciderlo.»
Enid si spazientì.
«Ho sonno, finiamola qui.»
Si teletrasportò sulla figura colpendo con velocità innaturale, ma il tizio si spostò con leggerezza e deviò la sua mano di quel tanto che bastava per mandare a vuoto il colpo.
Nello stesso tempo la figura passò l'altra mano... come una carezza sul ventre di Enid, scaraventando lontano il Demone Sovrano.
Con una capriola all'indietro lei si rialzò e scattò per portare un altro attacco ma le gambe non ressero. Ebbe una indecisione e una fitta al ventre. Sembrava come se il suo corpo fosse esploso all'interno.
Ringhiò come una bestia ferita... fissò con occhi di brace il nuovo arrivato... stava prendendo Dante sotto la spalla... con cautela, dopodiché lo vide voltarsi di nuovo verso di lei. La mascherina svolazzò al vento. Scoprendo per qualche frazione di secondo il suo volto.
Lei fece per colpirlo di nuovo ma lui svanì nel nulla insieme al sovrano dei Draghi Occulti.
Il demone arrivò sul posto mancando nuovamente il bersaglio. Si sistemò i capelli, la ferita era già guarita. Diede un calcio alla sabbia ringhiando di rabbia.

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