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Intorno a Wein il paese scorreva veloce come un fiume in
piena, un misto di ombre sfocate, anche se nulla sfuggiva alla sua vista.
La città era deserta. Nemmeno una guardia, non un vecchio ubriaco
che rientrava tardi.
Tutto troppo silenzioso
«Maledizione
»
Un altro urto risuonò nella notte.
Era la terza parete in roccia smussata che sbatteva senza
volere nella sua affannata quanto inutile caccia alluomo.
«anf anf
» Si accasciò sullultimo muro...
«E poi dove diavolo vado senza alabarda
» ci stette un
po su a pensare
«qua sono tutti impazziti
»
«Manoa! Manoa!» gridava Teiris mentre correva a perdifiato
per le vie della cittadina.
Dopo un po si accorse che Astea non era più con lei
«A
Astea? Dove sei
»
Le ombre corte della luna erano scure
maledettamente scure
qualsiasi cosa avrebbe potuto celarvisi dietro
Solo ora si rendeva conto di non essere proprio la persona più
indicata per uscire fuori di notte a cercare Manoa
che sicuramente
avrebbe saputo difendersi meglio di lei
magari con un po meno
alcool nelle vene
Si ritrovò a impugnare la sua chiave doro con risolutezza
mista a paura.
«A
Astea
brutto idiota
dove ti sei andato a cacciare?»
«Teiris?» Sentì improvvisamente la ragazza. Tirò
un sospiro di sollievo, era la voce di Astea.
«Dove sei?»
«Sono qui non mi vedi?»
«Oh beh io dovrei vederti ma tu come hai fatto a ritrovarmi?»
La ragazza si voltò e lo vide.
«Beh ma che domande
è bastato girare un po per
trovarti
»
«Girare un po? Menomale che non ti reggevi in piedi
»
sorrise
«Ora sto meglio
mi è passato il malore
»
«Malore?»
Astea si sistemò il cappello sulla testa per vederla meglio, guardava
nella sua direzione.
«Si insomma
hai visto come mi muovevo no?»
«Già
» Teiris si bloccò, in effetti sembrava
che la stesse proprio guardando
«Beh? Perché ti sei bloccata?» rispose Astea. Stavolta
Teiris ne era sicura, guardava lei, non dietro
e poi il gesto del
cappello... anche quello era innaturale.
Ebbe un attimo di indecisione poi disse
«oh nulla
ad
ogni modo te lavevo detto di non mangiare troppe zucchine ripiene
senza contare che ti fanno pure schifo
» disse Teiris muovendo
qualche altro passo verso di lui.
«Già... sono disgustose
»
Fu allora che Teiris lo assalì cercando di mollargli una botta
in testa con la chiave. Quel tizio chiunque fosse
non era Astea.
Schivò lattacco goffo e la colpì al ventre. Lei cadde
nelle sue braccia priva di sensi.
La creatura emise un sibilo sommesso che assomigliava ad una risata.
Fece il nodo al foulard. Pochi gesti.
Il nodo alle scarpe, la giacca e il cappotto.
Si alzò in piedi silenzioso, senza muovere un alito di vento. Sul
letto le due donne sembravano beate, immobili. Una coperta leggera di
seta rendeva ambigue nella notte le loro forme.
Indossò il suo cilindro e si sistemò gli occhiali sul viso.
Stette un attimo a guardare una delle due donne. Lunghi capelli biondi
e carnagione lattea.
Poi improvvisamente, i ricordi. Fare i conti con più di cinquemila
anni di ricordi era quanto di più difficile potesse capitargli
in una giornata non diversa da tante altre. I rumori della battaglia tornarono
alle sue orecchie come da una lontana eco...
«Reznor! Maledizione Reznor! Sta giù!»
Dante era uscito da una trincea magica per scagliare numerose sfere di
energia su un gruppo di demoni ma per poco non venne vaporizzato dalla
loro risposta. Un altro Drago Occulto laveva tirato giù.
«Che diavolo ti salta in mente vuoi morire giovane?»
«Perché diamine dobbiamo stare qui a combattere contro i
demoni! È la cosa più inutile che io abbia mai fatto!»
rispose lui. I capelli erano raccolti da un turbante, il suo corpo fasciato
da vestiti di lana bianca insudiciata dalla battaglia nel deserto. Il
mantello svolazzava impazzito al vento delle esplosioni.
«Siamo draghi! Siamo creature del bene di Galder e dobbiamo combattere
i demoni!»Ribattè l'altro drago.
«Bel motivo per dare la vita! La razza, il destino e Dio. Quasi
quasi mi suicido!» ribatté sprezzante.
«Tsk
continua a fare il granduomo con le idee tutte
sue. La prossima volta non muoverò un dito per salvarti.»
rispose laltro.
«Dico ma hai presente con chi stai parlando lurido verme?»
disse Dante alzandolo per il bavero.
«Con chi? Con un ragazzino spaventato dai demoni e dalla guerra?»
Dante non rispose, ma svanì nel nulla.
Poco dopo una successione mostruosa di esplosioni prese a gettare ombra
nella trincea. Nessuno lo credeva capace di tali prove nella sua brigata.
Nessuno sapeva chi era veramente. Era stato Lord Gaul II, a mandarlo là
in incognito
come
arma segreta.
Per quel poco che poterono vedere i draghi; i demoni stavano venendo spazzati
via uno a uno. Da ununica figura.
«Seccatori
» sibilava Dante mentre dispensava morte nelle
sue evoluzioni. Si era stancato di attendere
e perdere tempo. Era
praticamente impossibile riuscire a colpirlo
o almeno così
pensava lui. Finché non venne scaraventato a terra da un duro colpo
al volto.
Si rialzò di scatto, un rivoletto di sangue gli scendeva dalla
bocca. Fu pronto a lanciarsi di nuovo allattacco ma la brigata di
demoni era stata spazzata via. Solo una figura lo fronteggiava.
Lunghi capelli biondi e carnagione colore del miele. Quattro strisce più
scure, come simboli di guerra le ornavano il viso. Una bellezza terrificante,
in una leggera armatura di cuoio bollito.
«Bel colpo» disse lui. «Ma è stata fortuna
»
«Io non penso che le cose stiano così
» rispose
lei ferma, sorrideva. Intorno a loro la battaglia continuava a infuriare
ma nessuno li disturbava.
«Sei affascinante per essere un demone
»
«Potevi risparmiarti lultima parte della frase.»
«I demoni non mi piacciono granché.»
«Certo altrimenti perché li combatteresti?»
«Quello è un altro discorso
fosse per me, starei a
divertirmi con qualche donna
»
Lei sorrise ancora. «Ma davvero
»
«Già
questa guerra non mi riguarda
e non riguarda
nessuno della mia specie
tanto più i parenti che non ho mai
conosciuto.»
«Prenditela coi tuoi capi.»
«Lord Gaul?»
Lei si passò una mano fra i lunghi capelli mossi
«Beh non con uno così in alto
magari sfogati col capitano
della tua brigata
»
«Tsk! A che servirebbe. È Gaul che da gli ordini, specialmente
a me
»
I suoi occhi lo guardarono profondamente. Azzurri e freddi come quelli
di un felino.
«
così giovane e così alto in grado
sarai
un bel bottino di guerra.»
«Mi dispiace demone
ma contro questa stupida brigata di demoni
nemmeno mi sono impegnato
nessun demone da solo è in grado
di competere con me o con un altro dei cinque Sovrani dei Draghi Occulti
»
«Toh! Allora sei proprio tu quello che cercavo
quanto alla
tua affermazione
magari prima era così
ma devo avvertirti
che le cose sono un po cambiate
ora ci sono io.»
«Sei stata appena creata?»
«Ti sbagli ancora
diciamo che solo adesso Shagrath ha deciso
di schierarci. Saremo lago della bilancia in questa guerra e gli
stupidi mortali come voi verranno spazzati via. Insieme al vostro caro
sacro Galder.»
«Diamine
sembri così
umana
e bella
non sono certo il tipo da mettersi a fare storie per ammazzare qualcuno
però quasi mi dispiace
»
Il demone smise di sorridere.
«Sto perdendo tempo
e mi prudono le mani. Mi hanno mandato
qui perché ceri tu, Lord Dante Reznor. Se morirai questo
fronte cadrà in mano nostra
e mi hai anche risparmiato la
fatica di venirti a prendere
ora se permetti
vorrei ucciderti.»
«Come vuoi signorina
»
«Enid
Enid la Tessitrice d'Inganni.»
Sorrise
ma smise subito quando un artiglio di Enid gli aprì
un taglio sulla guancia. Qualche frazione di secondo in meno di riflessi
e sarebbe morto.
La guardò con occhi sbalorditi.
«Merda
»
«Teiriiiiss?? Manoaaaaa??»
Astea aveva ripreso a camminare ciondoloni. Dopo un po andò
a sbattere contro qualcosa di più soffice della roccia.
«Stupido idiota che fine ha fatto Teiris?» gli domandò
Wein tagliente.
«Non lo so
è scappata a cercare Manoa ma non ce lho
fatta a starle dietro
»
«Imbecille! Ora sono entrambe in pericolo!»
«
e a me
nessuno ci pensa
ehm
credo
che sto
per
vomitare
»
Astea rovesciò a terra parte della cena in ordine sparso.
«OH CHE SCHIFO! Mi vomiti pure?» Wein aveva schivato
per una frazione di secondo le effusioni di Astea
«Eh che devo fare! Tutta questa corsa mi ha scombussolato!»
«Corsa? Ma se la locanda è a non più di dieci metri
da qui!!!»
«Ma davvero?»
Wein si voltò e vide il percorso di Astea ripercorrendo le impronte
sui muri
un vero flipper
«Ci rinuncio
»
Quando Dante uscì dalla locanda Noah e Coral dormivano uno sulla
spalla dellaltro, seduti a gambe incrociate. Noah russava a bocca
spalancata. Coral invece dormiva silenzioso.
Li guardò.
Scosse la testa e li sorpassò.
Noah si svegliò sentendo nelle orecchie un grido assordante, un
urlo spaventoso e inumano.
I suoi occhi azzurri saettarono da una parte allaltra per vedere
cosa fosse, cera una sagoma davanti a lui
ma quando sbatté
gli occhi per vederci meglio non vide più nessuno, solo la strada,
e quella locanda.
Era ancora annebbiato dal sonno
era stato un sogno
o la realtà?
Sentì ancora quellurlo e si coprì le orecchie ma lurlo
continuò più forte di prima.
«Che cazzo succede?!»
Nel pararsi le orecchie si scostò da Coral che cadde di mento davanti
a lui.
Il ragazzo si alzò con gli occhi distrutti dalla dormita fuori
porta.
«Che ti piglia?» chiese.
Noah era agitato.
«Un urlo
uno strano urlo
ma non è vero
non è reale
»
Poi Coral si svegliò definitivamente e tornò serio. «Io
non ho sentito nulla
e a ogni modo Dante non è più
qui. Dobbiamo tornare alla nave.
«S
si
andiamo.»
Dalla vedetta della nave, Dante sorrideva
nelludire nella
mente quelle urla di pura rabbia.
Enid era sdraiata sul suo letto. Coral era lontano. Non cera nessuno
nel raggio di una intera nazione
a parte le sue fidate pantere
e le prede.
Porto gli omaggi di Lord Dante Reznor
le aveva detto
Coral.
«
e così Dante
sembri aver preso una decisione.
Dopo cinquemila lunghi anni.»
Dal nulla fece comparire un turbante, semidistrutto. La stoffa sembrava
ancora integra solo perché era circondata da un qualche sortilegio.
Guardò il turbante
sorrise
.Dante finì a terra in una pozza di sangue.
Le sue vesti da soldato del deserto, strappate, luccicavano di un rosso
vivo.
Enid non aveva un graffio.
Fu di nuovo su lui e infierì.
Con un calcio gli spezzò le costole che gli rimanevano intere.
Dante tossì sangue rotolandosi a terra.
Le lanciò una occhiata e una tremenda esplosione avvampò
intorno alla donna
Ma quando si diradò la nuvola di sabbia lei era ancora li.
Sorrideva sprezzante.
«Questo sarebbe il temibile Dante Reznor?»
Dante prese a strisciare allontanandosi da lei, lei semplicemente passeggiava
verso di lui.
«Uno dei cinque potenti Sovrani dei Draghi Occulti?»
Il drago scavalcò una duna e rotolò in fondo dallaltra
parte.
Lei in controluce sul ciglio.
«Una minaccia per noi demoni?»
Gli lanciò contro una sfera di energia che lo colpì in pieno.
«Uno scacco al grande Shagrath? Devono averti sopravvalutato
»
«Non si sopravvaluta un Sovrano dei cinque.» rispose lui lentamente.
«Bah
sono sprecata qui. Ora finisco il mio lavo-» si
bloccò.
Il volto di Dante affondava nella sabbia, i capelli ora sciolti e fuori
posto.
Furono le prime lacrime che Enid vide nella sua esistenza.
Sulla sua mano scintillava una sfera oscura
ma si dissipò.
Dante si issò carponi, la schiena incurvata dal dolore, i pugni
a stringere la sabbia. Bagnata in più gocce dalle sue lacrime.
«Maledizione
»
«Stai frignando?»
«No
non riesco a trattenere la rabbia
»
«Humpf
sei capace solo di piangere invece di reagire?»
«
non... non puoi capire
sei un demone
»
«Forse
e a ogni modo non mi interessa
anzi
provo
un piacere infinito nel vederti ridotto così
dopo le tue
parole altezzose.»
Dante svanì nel nulla per apparire dietro Enid. Una sciabola apparsa
dal nulla saettò verso il volto della donna deciso a toglierle
per sempre quel sorrisetto, ma lei fu più veloce, si abbassò
e lo colpì violentemente alla bocca dello stomaco.
«Forse prima ce lavresti fatta a colpirmi così ma ora
sei troppo rallentato dalle ferite
comunque, complimenti per il
tentativo
secondo i miei calcoli non dovresti più avere un
osso integro
»
Lasciò il pugno e Dante crollò davanti a lei in ginocchio.
«Ora ti uccido. Addio.»
Erano tornati sulla nave, Noah uscì dal bagno con sguardo soddisfatto...
finì di allacciarsi una cinta sotto la casacca, poi si avviò
verso le sue stanze.
Ad un certo punto la vista gli fece uno strano gioco. Si incurvò
stringendosi il petto con una mano. Le piastre di metallo stridettero.
Si appoggiò ad una parete... poi l'attacco passò.
Dopo qualche istante si issò di nuovo in piedi come nulla fosse.
«E che palle» disse prima di riprendere a camminare.
«Teiris!!Teiriiiiiisss!!» continuava a chiamare a gran
voce Wein. Poi finalmente la trovò.
«Wein! Trovato Manoa?»
«Maledizione no! Senza contare che quel ciccione di Astea per poco
non mi vomitava addosso!!!»
«Co
come??»
«Ehm
è unaltra storia
a ogni modo per fortuna
ho trovato te
avevo paura che quel coso ti prendesse
»
«Coso?»
«Beh sì
il maniaco
quello che è
»
«
a ogni modo non cè da fidarsi di Astea
menomale che adesso ci sei tu
» disse lei.
Le orecchie di Wein sfarfallarono a quelle parole. Era quello il momento.
Doveva ritentare il tutto per tutto
«Vedi Teiris
quando ti ho visto
sono stato subito colpito
dalla tua bellezza...» Provò il drago mordendosi la lingua.
Che esordio IDIOTA.
Teiris rimase pietrificata.
«Co
cosa?»
Wein si voltò e la fissò negli occhi
sciogliendo i
capelli per loccasione. Infiniti fili corvini scendevano languidi
sul petto e sulle spalle.
«Lo so che forse non è il momento adatto
che non dovrei
parlare così
»
«Beh io
ecco
»
«Aspetta
non parlare
devo farlo io
non riesco
a stare zitto, non più. Quando guardo una donna, per bella che
sia, non mi capita mai di perdere il fiato, di sentire il petto che mi
brucia... così com'è successo la prima volta che ti ho vista!
Il mio sguardo per te non ha indugiato solo sui tuoi sorrisi
sulle
tue occhiate che pure, mi muovono dentro
ha trovato qualcosa di
più forte
una bellezza nascosta che possono vedere solo degli
occhi
impazziti
»
«Wein
ma
»
«Si lo so
vorresti dirmi che non è il momento. Ma
come? Non ti ricordi? Le ombre corte, loscurità, un maniaco
che gira
la nostra Manoa
ma io adesso non vedo questo,
vedo una serata notturna in cui la brezza morbida accarezza le foglie,
una luna gentile e timida. E te
e la tua bellezza che risponde in
un candido silenzio alla bellezza in cui siamo immersi
questi sono
gli occhi con cui ti riscopro ogni volta che ti osservo
e non posso
fare altro che pensare a te
»
La prese per una mano e la avvicinò a sé per poi baciarla
profondamente.
Teiris rimase per qualche istante pietrificata
Poi il suo volto si trasformò in quello di una creatura grottesca
dalle fattezze umanoidi, le labbra si mutarono nel sorriso distorto di
uno spaventapasseri, gli occhi due orbite cave cucite in malo modo. Il
corpo era martoriato da dolori antichi che rendevano la sua mostruosità
ancora più forte e lampante.
Quando Wein aprì gli occhi per vedere come aveva reagito Teiris,
le sue iridi divennero un puntino.
Svenne, prima che la creatura potesse fare nulla per colpirlo.
E poi
non lavrebbe fatto
era troppo imbarazzata.
Dante era di nuovo in ginocchio.
«Adieu. » Disse semplicemente Enid prima di finirlo scatenandogli
contro un fascio di energie oscure.
Ma inspiegabilmente il fascio venne deviato andando a finire contro una
lontana trincea magica di draghi che venne letteralmente vaporizzata.
Enid inarcò un sopracciglio.
Fra lei e Dante era comparsa una figura. Indossava un cappello di vimini
nero, largo a cono, un lembo di stoffa scendeva dal cappello celando il
viso. Il resto era avvolto in una lunga toga di un verde scuro.
«Non così in fretta milady.»
La donna squadrò la figura. «E tu chi saresti? Il difensore
della cause perse?»
Dante alzò lo sguardo. Davanti a lui le spalle del salvatore.
«No, sono il maestro di Dante.»
«Io non ho maestri» sentenziò Dante cercando di rialzarsi
in piedi. Con un potente incantesimo di rigenerazione riuscì a
farlo... barcollava.
«Tante cose sono cambiate oggi Dante... la tua imbattibilità,
la tua presunta forza... l'ingresso dei Demoni Sovrani in questa guerra...
e il tuo nuovo maestro» disse la figura.
«Mi scusi buon uomo... » riprese sarcastica la dark lady ...
«ma un lavoro ben fatto è un lavoro ben fatto e io devo ucciderlo.»
«Temo che lei oggi non ne sarà in grado... se fosse così
gentile da posticipare questa data gliene sarei grato.»
«E sentiamo... chi potrebbe fermarmi? Lei?»
«Credo che abbia ragione. Lei è indubbiamente potente e ora
come ora utilizza i suoi poteri molto meglio di quanto Dante non utilizzi
i propri... ma non ha tecnica... non sa combattere... mentre io si. Per
questo lei oggi non riuscirà a ucciderlo.»
Enid si spazientì.
«Ho sonno, finiamola qui.»
Si teletrasportò sulla figura colpendo con velocità innaturale,
ma il tizio si spostò con leggerezza e deviò la sua mano
di quel tanto che bastava per mandare a vuoto il colpo.
Nello stesso tempo la figura passò l'altra mano... come una carezza
sul ventre di Enid, scaraventando lontano il Demone Sovrano.
Con una capriola all'indietro lei si rialzò e scattò per
portare un altro attacco ma le gambe non ressero. Ebbe una indecisione
e una fitta al ventre. Sembrava come se il suo corpo fosse esploso all'interno.
Ringhiò come una bestia ferita... fissò con occhi di brace
il nuovo arrivato... stava prendendo Dante sotto la spalla... con cautela,
dopodiché lo vide voltarsi di nuovo verso di lei. La mascherina
svolazzò al vento. Scoprendo per qualche frazione di secondo il
suo volto.
Lei fece per colpirlo di nuovo ma lui svanì nel nulla insieme al
sovrano dei Draghi Occulti.
Il demone arrivò sul posto mancando nuovamente il bersaglio. Si
sistemò i capelli, la ferita era già guarita. Diede un calcio
alla sabbia ringhiando di rabbia.
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