Ventiquattresimo Episodio: Ice Queen  


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Noah entrò in camera di Ridley... come al solito senza bussare.
«Ciao cap-»
Si ritrovò sulla faccia un cuscino.
«Lurido maiale! Il re al quale non hanno insegnato che si bussa prima di entrare in camera di una signorina...»
«Eh piano con gli insulti! Passi il lurido maiale ma "RE" non lo voglio più sentire dire!!» disse togliendo il cuscino... in un istante si ritrovò in testa una coperta.
«Se mi fai vestire poi chiacchieriamo... o vuoi continuare col giochetto del vedo non vedo?»
«Oh beh... ma sei nuda?»
«Beh si! Mi stavo cambiando!»
«E ti cambi con la porta aperta?»
«E certo! Sono il capitano! A chi diavolo salterebbe in mente di entrare senza bussare??»
«A me?»
«Giusto, perciò tieniti la coperta e chiudi quella dannata porta che ci sono gli spifferi e potrebbe passare qualcuno...»
«Oh si scusa... » Noah chiuse la porta... dopo un po' però cominciò a smaniare...
«Insomma quanto ci metti? Sto morendo di caldo!»
«Ma se non sono nemmeno venti secondi che hai quella coperta in dosso!»
«E io ho caldo uguale! CALDO CALDO CALDO! Mi riprendo il cuscino!»
Noah si voltò, tolse la coperta e riprese il cuscino...dopodiché si voltò di nuovo.
Sentiva frusciare... e poi c'era un buon odore nell'aria...
«Oh ma che carino! Che tenero!» disse all'improvviso Ridley.
«CHE??»
«Stupendo! Bellissimo! Guarda che amore! »
Noah si grattò la testa reggendo ancora il cuscino premuto sul muso.
«Beh certo non sono malaccio... ma non mi pare il caso di lasciarsi andare a queste effusioni... e poi si...» tossicchiò «siamo colleghi non dovremmo...»
«Ma che diavolo hai capito imbecille!»
Noah tolse il cuscino.
Arrossì.
Ridley, vestita solo di una fascia rossa a coprire il seno ed un paio di braghe corte ed attillate, teneva in braccio un micetto completamente bianco dagli occhi arancioni...
I suoi capelli rosso fuoco erano sciolti dai nastri e ricadevano sul gattino che cercava di afferrarli e morderli.
Lo stringeva sul seno... e lo coccolava rapita.
«Ho caldo» fu tutto quello che disse Noah... dopodiché lasciò il cuscino e uscì dalla porta.

«Andiamo entra gattone bianco!»
«GATTONE
Noah rientrò... coprendosi la faccia...
«Sei veramente un tesoro... è un regalo meraviglioso... senza contare che su una nave i gatti sono perfetti per i topi...»
«Re... regalo?»
«Si non è un tuo regalo?»
«A dire la verità non so da dove sia uscito il gatto...»
Ridley tossicchiò imbarazzata. Aveva indossato i suoi vestiti di sempre... un cambio pulito... si stava legando nuovamente i capelli in ciocche con i nastri di stoffa.
Il gattino non aveva più di un paio di mesi... saltò via dalla scrivania dove l'aveva appoggiato Rid, poi con un salto goffo arrivò ad aggrapparsi al giaccone pesante di Noah, praticamente all'altezza delle ginocchia. Poi con gli artigli salì fino alla testa e scomparve nella fluente chioma bianca del ragazzo.
Stavolta Ridley sospirò scuotendo la testa
«Ecco svelato il mistero...»
Noah si grattò il mento...
«Ehm... buon anniversario Rid!» Sorrise a trentasei denti.
«Finiscila... non ci crede più nessuno... e poi abbiamo festeggiato l'incontro con la cena di tempo fa...»
«Beh... a ogni modo son contento che ti piaccia... lo vuoi tenere?»
«Che domande! È il gatto più bello... più, più...»
«Più CHOEEEEEEEEFFF!!» completò Noah... come se avesse detto la cosa più naturale di questo mondo.
«Choeff?» ripeté Rid.
«Si... choeff... non so... una cosa... batuffolosa... morbida... come un coniglio!»
«Si... certo... è molto... “choeff”...» continuò lei.
«Lo chiamerò Sid.»
«Sid?»
«Si... » la ragazza ripescò il gatto dai capelli di Noah. «Che ne dici una volta di usare il sapone invece di farti ogni giorno delle nuotate vestito nel mare?»
«Il sapone?? Hehe... mi ricorda di quando ero re...»
«Ma piantala... guarda che capelli che hai...»
Il gattino non veniva via... dopo un po' di tira e molla venne via con una ciocca di Noah in bocca. Sembrava avere dei baffi spropositati ora.
I due scoppiarono a ridere di gusto.

Quella sera Noah tornò nella sua camera più tardi del solito. Appena richiuse la porta la sua vista ballò e per poco non perse l’equilibrio. Diede una spallata al muro per reggersi in piedi, facendo cadere qualche coniglio. Poi barcollò fino al letto. Si sedette. Ansimava.
«Che palle… che… palle..»
Tossì.
Quando levò via la mano, era sporca di sangue.
«Che palle.»

«Ehi amichetto di Dante...» Bofonchiò Noah la mattina seguente. Se ne stava seduto sulla scaletta che portava al trinchetto a fumare.
Coral si voltò. Stava lavando il ponte della nave. «S...si?»
«Saputo le novità di stamattina?»
«Ehm...no?»
«Ti ricordi la locanda di Dante? Cioè... dove si è fermato con quelle due donne? »
«Beh... si...»
«Un doppio omicidio... anche abbastanza cruento. Le due donne sgozzate... e col sangue sul muro è stato scritto “il destino ci attende”...»
«È stato Dante?»
«Non saprei...»
«Qual'è il suo piano?»
«Eh... a saperlo... pensavo che tu avessi qualche idea... sembri conoscerlo...»
«Credo che lo conosca meglio tu...»
«Probabile...»
Noah si allontanò verso la poppa, mentre Coral riprendeva a lavare...
Lo schizoide prese ad armeggiare con il pavimento della nave.
«Cosa fai?»
Noah fece un salto.
«Da dove cavolo spunti tu?»
«Ehm... stavo pulendo... e sono arrivato fin qui...»
Il faccione di Coral si era affacciato da dietro gli spallacci dell'umano a ficcanasare.
«Beh...» Noah tirò via una bottiglia con dentro uno strano liquido e rimise a posto le assi.
«Cos'è?»
«Un liquore che mi sono portato dietro dal mio regno...»
«E lo tieni la?»
«Già... Ridley non vuole che gli ufficiali abbiano alcool tutto per loro, qua si divide tutto...»
«E perché tu invece te ne freghi?»
«Lo tengo per le grandi occasioni...»
«E quale sarebbe adesso la grande occasione?»
«Non lo so...» rispose dopo un po' Noah... «ma sento che la ruota del destino ha ripreso a girare.»

Ridley bussò alla porta di Dante... il Drago Occulto era in pausa e stava di nuovo leggendo. Stavolta leggeva “l'importanza di chiamarsi Ernesto”.
«Posso entra-»
La porta intarsiata si aprì da sola.
Dante sollevò lo sguardo dalla pagina.
«Certo... sei sempre la benvenuta...»
«Volevo parlarti...»
«Di Noah?»
«Si.»
«…»


La figura dal cappello di vimini ed il volto coperto depositò a terra Dante in una caverna.
Dante si mosse e mugugnò qualcosa. Probabilmente qualche imprecazione.
«Sei sveglio nonostante le botte che hai preso?»
Dante si voltò sulla schiena per fissare il salvatore...
«Chi diamine sei.»
«Te l'ho detto, il tuo maestro. Ho molti nomi... ma tu chiamami Vir Eliel.»
«Che nome...»
«Sarà bello il tuo...» ribatté appoggiandosi sbadatamente su una delle ferite di Dante.
Il drago urlò di dolore, fissando il soffitto con sguardo vacuo.
«Se non vuoi morire presto... sbrigati a riprenderti. Non faccio sconti ai miei allievi...»
«Fottiti...» rispose Dante che a malapena riusciva a parlare. «Te l'ho già detto... io non ho bisogno di maestri.»
«Certo... però il demone te le ha date di santa ragione... dov'è finita la tua potenza? Lord Gaul II sarebbe riuscito a tenerle testa... tu invece hai solo toccato il terreno della sconfitta troppe volte.»
Lo sguardo di Dante s'inasprì.
«Posso percepire come ti senti, il tuo orgoglio ferito... le tue manie di grandezza... ridotte a brandelli... tu non sei una creatura che può sopportare tutto questo... sei come me... e con me come guida potrai riprenderti... e risorgere a una nuova vita.»
«Hai la vista acuta dietro quella mascherina... per scorgere in me tutto questo..»
«Il tuo desiderio di vendetta è adorabile...»
La vista di Dante si annebbiò su queste ultime parole.
«Tsk... ho fatto tardi. Non supererà la notte.» sentì la sua voce perdersi lontano.
Una donna dai lunghi capelli corvini era entrata nella stanza in quel momento.
«Carino...» disse lei, «sei sicuro di voler andare fino in fondo?»
«Sarà divertente.»


Coral era in pausa. Si sedette su una cassa sul ponte e si concentrò.
Davanti a sé la temperatura si alzò repentinamente... facendo evaporare un po' di umidità dalle corde e dal legno...
Una piccola smorfia... poi la temperatura tornò normale. Una fiammella prese a scintillare fra le sue mani.
Intorno alla fiammella altre lingue di fuoco si formarono per andarsi a congiungere... ma la fiammella non aumentava di dimensioni... anzi... diminuiva...
Ora era quasi invisibile... poi il demone avvertì una presenza e la fiammella svanì in una nuvoletta di fumo.
Si voltò. Dante era dietro di lui.
«Cosa posso fare per te?» disse il demone.
«La tua concentrazione... non basta... devi assurgere a livelli più alti di meditazione... altrimenti non riuscirai mai a controllare quelle energie in spazi così ristretti.»
Coral aprì leggermente gli occhi fissandolo da sotto gli occhiali.
«Non guardarmi così... se Enid ti ha mandato da me... probabilmente vuole anche che io ti istruisca.»
«Istruirmi?»
«Già... il modo che ha Enid di combattere non è adatto a te... e così lei non vuole insegnartelo.»
Coral continuò a guardare Dante non capendo.
«Probabilmente spera che tu apprenda qualche fondamento della mia tecnica.»
«Un demone che apprende una tecnica da un drago? Non è... in un certo senso impossibile?»
«No... non se la mia tecnica è qualcosa che prescinde le razze e le energie... non sfrutta energia divina come non sfrutta energia demoniaca... è tutta questione di testa...» spiegò Dante tamburellando sul cilindro.
«Beh hai colto nel segno...» disse Coral tornando a sorridere... «ti ricordi il nostro primo incontro? Sono rimasto affascinato dal tuo modo di combattere... ho ipotizzato che tu riuscissi a controllare enormi energie in maniera così perfetta da poterle concentrare...»
«Superlativo... hai un ottimo spirito di osservazione... ma d'altra parte era opinabile essendo il tuo creatore Enid la Tessitrice. Va avanti...»
«Ecco... stavo cercando di imitare il tuo modo di controllare le energie... con quella fiammella.»
«Interessante... ma sei partito col piede sbagliato... l'uso della magia verrà solo dopo... nell'apprendimento della mia tecnica.»
«Posso farti una domanda?»
Dante guardò Coral da sotto gli occhiali.
«Certo... fa pure.»
«Come mai vuoi tramandarmi il segreto dei tuoi poteri?»
«Innanzitutto sappi che con le tue attuali forze non mi sei granché utile... quindi per renderti in grado di rispettare il nostro patto... devo portarti a un livello diverso dal tuo attuale...»
Coral deglutì...
«E poi... ho un conto in sospeso col tuo capo.»
Coral si grattò la testa cercando di leggere dietro quelle parole.
Inutile sperare di comprendere i fiumi di pensieri che attraversavano una mente millenaria in poche frasi.
Sorrise.
«Beh... grazie.»
Dante sorrise... «Sei strano... io all'inizio non fui così entusiasta di trovare qualcuno più forte di me che si proponeva come mio maestro.»
«I tempi cambiano... forse ai tuoi tempi... non pensavi ci fosse qualcuno più forte di te. Io invece nemmeno ho bisogno di saperlo... voglio solo essere all'altezza delle aspettative della mia creatrice.»


«Sei interessante... ma continuando come fai tu... a scoperchiare montagne solo per vedere quante energie puoi rilasciare in un unico colpo... non riuscirai mai ad apprendere la mia tecnica. L'uso della magia verrà solo dopo... per ora è solo una questione di testa. » Vir Eliel tamburellò sul cappello di vimini.
«Tsk! La fai facile tu! La guerra infuria e io sto qua a girarmi i pollici.»
«Sbaglio o non eri tu quello che non vedeva motivi per fare la guerra?»
«Si... non ce ne sono... e ho detto anche che se fosse per me, me ne sarei stato a divertirmi con qualche donna... è solo che ora Enid si starà facendo le ossa sul campo di battaglia mentre io sono qua a meditare su come buttare meglio il tempo della mia vita...»
«Di questo non dovrai preoccuparti... grazie alla mia tecnica avrai una vita lunga... più lunga di quella dei tuoi simili...»


«Noah?»
«Si?»
Ridley lo guardò con aria interrogativa...
«Come mai sei zuppo?»
«Lascia perdere... ho dovuto spostare una macchina...»
La ragazza chinò il capo da una parte non capendo. «Eh?»
«Niente niente... comunque... volevi parlarmi?»
«Si.»
Attimi di silenzio.
«Asciugarti no eh?»
«Ma no... sto bene così...» Gocciolava un po' ovunque in camera di Rid.
«Bene... mi conosci, sparerò tutto quello che devo dirti... in maniera schietta...»
«Sono qui che aspetto...»
Ridley si passò una mano fra i capelli rosso fuoco. Passeggiò un poco dietro la sua scrivania. Adesso aveva lo sguardo del capitano. La leadership di chi deve usare il pugno di ferro. Poi si fermò e lo fulminò con uno sguardo.
«Primo, il tuo racconto sul tuo passato. Credo sia quanto di più vago potessi raccontare...»
«Beh non la vedo così grave... beh ecco si... magari potevo soffermarmi più sui particola-»
«Secondo. Tu non stai bene.»
«Non sei la prima a dirmi che non sono del tutto sano...»
«Non parlo della tua schizofrenia...»
«Ehm...»
«Parlo dell'altra malattia.»
Noah rimase con un'espressione indecifrabile.
«Tiro a indovinare... Dyon non si è fatto i cazzi suoi.»
«Sei bravo con gli indovinelli.»
«Bene, si sono malato. Posso andare?»
Ridley rimase impassibile.
«Noah non fare lo stronzo.»
«Non ci posso fare nulla... ho tirato avanti parecchio... più di quanto potessi immaginare, mi sono divertito ma fra un po' creperò... e probabilmente è meglio così. Posso andare adesso?»
Ridley per tutta risposta gli mollò un ceffone.
Dare un ceffone a un metro e novanta di Noah non è proprio una delle cose da fare più sagge del mondo.
Lo sguardo di Noah divenne quello della serata dai Draghi Occulti... le iridi piccole... un sorriso indecifrabile.
La guardò semplicemente. Senza muovere un muscolo.
Lei vedendo che non reagiva avvampò di nuovo d'ira.
«Stupido idiota! Quando pensavi di dirmelo? Oppure non volevi proprio dirmelo?!»
«Ho un contratto con te... un patto. Lo rispetterò finché le gambe mi reggeranno.»
«Il patto! Sai che me ne frega del patto! Non abbiamo più NESSUN PATTO. Vattene.»
«Non tornerò. Lo sai vero?»
Lei continuò a fissarlo in silenzio.
Lui tornò quello di prima, sospirò e chinò le spalle... dopodiché si voltò ed imboccò la porta d'uscita.
Girando per la nave arrivò alla camera di Dante.
La porta si aprì, dentro il Drago Occulto lo fissò dal basso verso l'alto.
«Ce ne vuole di impegno per essere più stupidi di te» disse il drago.
«Già... sono un campione.»
Richiuse a mano la porta salutando.

Quella sera, nessuno vide ne Noah ne Ridley sulla Northern Star ancora attraccata al porto di Ithos.
Dante era tornato di vedetta, Coral era salito per provare di nuovo qualche esercizio di meditazione... magari sotto i suoi occhi.
Era strano... mentre Coral concentrava le sue energie Dante guardava da tutt'altra parte... assorto... non riusciva a capire cosa fissasse... né se lo stesse facendo con vera attenzione.
Intorno al drago c'era una sensazione di antico... una casa perfettamente ordinata e disabitata da tempo. Nulla era fuori posto... ma quell'atmosfera era inquietante.
Si ricordava del suo incontro con i Demoni Sovrani. Anche loro erano circondati da quella sensazione... ma attorno a Dante c'era dell'altro. Era tutto più... opaco, sbiadito.
Fu intorno alle tre di notte che Dante prese la parola.
«Bevi qualcosa?»
«Ehm... co... come? » Cascò dalle nuvole Coral... «beh ... penso di sì...»
«Tieni... intanto assaggia il vino rosso delle colline di Ithos, è il preferito di Enid.»
«Lo so...» sorrise Coral.
Dante passò al demone un calice comparso da chissà dove. Il vino aveva preso aria, era pronto per essere bevuto.
Lui invece prese il suo solito Cognac.
Poi finalmente Coral si accorse di quello che stava succedendo. Videro una densa nebbia addensarsi su una collina a est del porto.


Noah finì di raccogliere i suoi peluches preferiti in un sacco, se lo mise in spalla ed uscì, non prima di lanciare un ultimo sguardo ai suoi compagni coniglietti rosa che avrebbe abbandonato. La cosa gli spezzava il cuore... e anche gli occhietti vispi degli animaletti sembravano tristi quella notte.
La nave era semi deserta, la ciurma in giro a fare bisboccia. E comunque non voleva salutare l'equipaggio. Non aveva voglia di sentire nessuno.
Salendo passò davanti al pianerottolo di Ridley. Lei non era in camera. L'avrebbe sentito dal suo respiro.
C'era foschia sulla nave, per poco non imboccò "l'uscita" sbagliata facendo un salto di quattro metri... ma poi finalmente trovò la scaletta e scese. Mise piede sulla scialuppa e cominciò a remare verso il porto.
A qualche metro dalla nave lanciò un ultimo sguardo alla Northern Star... un saluto. Un addio.
Sopra, sulla vedetta vide chiaramente scintillare gli occhiali di Dante. Nonostante la foschia.
Alzò una mano in quella direzione... poi si avviò... divorato dalle nebbie.


«Questa notte Noah morrà» disse Dante. Le nebbie continuavano ad addensarsi sul colle... poi ci fu come un'increspatura in uno specchio d'acqua... ed emergendo dai fumi, apparve un gigantesco castello le cui guglie si arrampicavano storte e grottesche fino alle stelle.
Coral rimase immobile di fronte a quello spettacolo sovrannaturale... poi collegò le parole di Dante.
«Sta andando la?»
«No so, ma morirà comunque.»
Coral abbassò lo sguardo.
«Ti dispiace?» chiese Dante.
«Non lo so... non credo che sia una cosa da demoni essere dispiaciuto per qualcuno...»
«Humpf...» Sbuffò il drago sorridente. «Conosci ancora poco la tua razza. A ogni modo ora muoviti. Dobbiamo andare. Quel castello è il nostro biglietto da visita.»
«Il tuo maestro?»
«No, qualcun altro, l'unica creatura abbastanza antica rimasta, che può sapere dove si trovi. »
«Comincia a diventare imbarazzante trovarsi di fronte creature con non meno di cinquemila anni...»
«Ci farai l'abitudine... o forse si estingueranno prima.»
Dante volteggiò dalla vedetta fino al ponte per scendere dalla nave. Coral si teletraportò di fianco a lui.
«Andiamo.»


«Ho scelto un buon giorno per andarmene dalla nave...» disse Noah ai peluches nel sacco.
«Guardate che bellezza... un castello nuovo tutto da esplorare...»
«È tardi, è tardi ormai...» disse sempre lui imitando la voce dei suoi amici.
«Già vecchi miei... mi piange il cuore a lasciarvi...»

Una viuzza si inerpicava per la collina, una scia di fiaccole appese a degli esili basamenti di marmo la illuminavano timidamente.
I colori delle fiamme si riflettevano sugli occhi color ghiaccio di Noah mentre il tizio, passo dopo passo, arrivava in prossimità dell'imponente portone.
Sembrava un'enorme bocca aperta distorta in un urlo disumano.
Bussò.
Non rispose nessuno.


«Com'è possibile che Noah sia malato?»
«Sono umani... è una malattia che si sono passati di padre in figlio per varie generazioni...»
Coral rimase silenzioso.
«Il suo sangue è troppo denso... e il cuore non ce la fa più.»
«Come mai sulla nave nessuno sapeva nulla?»
«Noah non è tipo da parlare dei propri problemi alla gente... poi è in grado di sopportare bene il dolore senza darlo a vedere… senza fare una mossa… e comunque la malattia gli è peggiorata nell'ultimo combattimento. Senza di quello probabilmente sarebbe durato un po' di più... o comunque avrebbe avuto crisi più distanti nel tempo.»
«Perché se n'è andato però? Vuole andare a morire da solo?»
«No. È semplicemente riuscito a litigare con l'unica persona rimasta che gli volesse veramente bene.»


Noah si decise ad aprire la porta.
Dentro c'era una oscurità densa. La luce delle fiaccole fuori non si azzardava ad entrare. Ma lui vedeva ugualmente bene.
«Beh amici miei... facciamoci un giro.»


Dante e Coral arrivarono alla porta mezz'ora dopo Noah. Il colossale portone del castello era ancora aperto... come se li invitasse a entrare.
«Con permesso...» disse il drago prima di essere avviluppato dall'oscurità del castello.
Coral lo seguì. La sensazione che aveva era un misto di timore e curiosità.
Era ansioso di conoscere due figure che per Dante avevano probabilmente significato molto. Il suo maestro e l'unica creatura che poteva sapere dove si trovasse.
Giunti a metà del grosso salone di cui distinguevano appena le forme, altre torce avvamparono illuminando l'ambiente.
Una enorme scalinata ricoperta di velluto rosso saliva verso un secondo piano ornato di ritratti d'epoca e statue femminili.
Intorno a loro colonne esili salivano a reggere le strutture impossibili del castello, mentre numerose porte aprivano a chissà quali segreti.
In cima alla scala, una donna, Coral ci mise un po' a capire che era viva. Era rimasta perfettamente immobile come una statua per lunghi attimi.
«È passato molto tempo, Lord Dante Reznor.»
«Tempo? È una qualità che ancora offusca la tua mente Sierra?»
«Non usare il mio nome con tanta leggerezza. Il mio odio per te è ancora forte.»
«Lo so, proprio per questo motivo ti ho portato due doni degni della tua magnificenza.»
La donna prese a scendere le scale con interminabile leggerezza.
Era avvolta da centinaia di lembi di stoffa nera che proseguivano in un lungo strascico e giocavano con le luci e le ombre a scoprire le sue forme perfette e slanciate.
Lunghi capelli bianchi dalle sfumature grigie ed una carnagione pallida come la luna.
I suoi lineamenti erano di una bellezza senza tempo, il suo sguardo ardeva di un inferno gelido ravvivato da poco.
«Due doni...»
«Certo lady Sierra. Uno è questo demone, è uno dei più potenti di questo mondo... e anche se non è ancora alla nostra altezza, un giorno potrebbe diventare utile...»
«Co...come?» chiese Coral guardando Dante con un sorriso tirato stampato sul volto.
Dante nemmeno ricambiò lo sguardo. Si tolse il cilindro e s'inchinò.
«L'altro dono è già qui nel tuo castello. Immagino che tu abbia già avuto modo di ammirare le sue potenzialità...»
La donna portò lo sguardo a destra... e dal nulla si materializzarono Noah e un grosso bestione... grosso il triplo del ragazzo, costruito con un grottesco miscuglio di corpi umani straziati. Fili di ferro e stoffa cucivano su di lui braccia gambe e toraci. La testa era... un miscuglio improbabile di musi e grugni di animali ed esseri umani.
L'abominio mollò un potente destro a Noah. Il ragazzo incassò ma poi le sue due spade saettarono e due braccia caddero a terra. Gliene rimanevano altre tre.
Noah si grattò un attimo la testa, rimasto interdetto per via delle braccia superflue... poi si guardò un po' intorno e rimase ancora più stupito visto che il campo di battaglia era cambiato.
«Dove diavolo so-?» La creatura lo sollevò da terra e provò a morderlo... ma fu più svelto Noah ad addentarlo con una furia da animale.
Stavolta furono Dante e Coral a sfoggiare espressioni divise fra lo schifo e lo stupore... mentre la testa di Coral lavorava a doppia velocità per trovare un modo di uscire da quella situazione che gli permettesse comunque di portare a termine le sue missioni...
Dopo un po' l'abominio crollò a terra.
Noah si batté qualche pacca sulla casacca.
«Beh che ci fate voi qui? Stavo combattendo al terzo piano di questo postaccio in una stanza piena di miniature, bambole e soldatini... certo non erano proprio di mio gradimento ma volevo giocarci un po' e allo-.... e poi chi è questa qua?» disse infine puntando il dito sulla donna.
La donna rivolse nuovamente lo sguardo a Dante. «Sicuramente le buone maniere non sono il suo punto di forza... ma l'ammetto, è forte.»
«Dovresti vederlo quando è in forma.»
«Non lo è?»
«Adesso? No.»
«Ehi stupido tizio col cilindro tieni a freno la lingua!»
«E tu fai qualcosa per il naso... ti sta uscendo del sangue.»
«Ma porc! Che due palle 'sta malattia!!»
Coral rise cercando di restare calmo e ragionare.
Mentre Noah armeggiava con un fazzoletto, preso dal suo sacco, la donna e Dante ripresero a fissarsi negli occhi. Coral li guardava, li controllava. Ma non riusciva a leggere nulla. Erano due sguardi e basta.
Lontani dal mondo.
«Bene, sono soddisfatta. Non ti ucciderò subito Reznor.»
«Come?» disse Dante. Ma non fece in tempo ad aspettare la risposta, che la donna si avventò su di lui. I lembi di stoffa divennero lame e lo trafissero sollevandolo da terra.
Dante sputò sangue mentre Coral spalancava gli occhi rimanendo immobile.
Provò ad attaccare la donna, ma le bastò uno sguardo per scaraventarlo lontano.
Noah stette un po' a fissare Dante sollevato da terra che grondava sangue... poi si scrollò nelle spalle e si girò per tornare dove era stato interrotto, al terzo piano... la stanza delle bambole.
Ma mossi pochi passi crollò a terra in ginocchio. Una mano stretta all'altezza del cuore.
«Merda... proprio adesso... che avevo trovato degli altri amici di pezza...»
La donna fu su di lui e lo colpì con una violenza da distruggere il pavimento facendolo precipitare di sotto.
Coral le apparve dietro, ma Sierra divenne per pochi attimi di nebbia evitando l'attacco. Poi riprese forma e continuando a tenere sollevato Dante, alzò una mano su Coral. Intorno al demone una sfera di antiche iscrizioni prese a lampeggiare impazzita per poi restringersi fino a serrargli il collo in un anello.
Coral provò a staccarsi di dosso il collare ma questo divenne più duro della roccia. Provò a teletrasportarsi ma non ci riuscì.
Poi sentì le forze abbandonarlo... e la vista annebbiarsi.
Fissò negli occhi Dante. Era uno sguardo indecifrabile.
L'ultimo pensiero volò a lei.
«E... Enid.»
Svenne.

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