Venticinquesimo Episodio: The Kiss  


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Si svegliò in una stanza oscura… una sola sedia.
Lui era seduto. Aveva un collare di uno strano materiale. Si sentiva come soffocare.
Provò a toglierlo. Dopo un po’ ci rinunciò.
La sua capacità di spostarsi nel piano negativo per teletrasportarsi nel mondo reale era svanita.
La sedia era scomoda.
Intorno a lui era tutto molto simile agli abissi del mare. L’oscurità era quasi totale, ma se guardava il proprio corpo lo vedeva benissimo… la propria figura non illuminava ciò che aveva davanti. Si sentiva come inghiottire da quell'oscurità che risucchiava i pochi colori che aveva addosso, dai riflessi viola dei suoi capelli al bianco della toga che portava sotto il mantello.
C'era inoltre una sensazione di moto perpetuo, come un movimento ondoso… o la risacca, qualcosa di lontano e distante. Qualcosa che distorceva anche le sue percezioni. C’erano momenti in cui avvertiva caldo o freddo, momenti in cui l’assordante silenzio diveniva quasi insopportabile, momenti nei quali i suoi occhi sembravano chiudersi anche se rimanevano aperti. Forse era nel piano negativo ma c'era qualcosa di diverso.
Dopo un po’ si accorse che non era solo.
Una figura apparve da quella oscurità… in sottofondo era sicuro di aver sentito uno stridere di pipistrelli in volo. Coral non ne vide nemmeno uno ma era sicuro di averli sentiti.
Poi sbarrò gli occhi.
Era identico a lui. Ma c’era qualcosa di diverso…qualcosa di più femminile.
Di fronte a lui c’era un altro se stesso. I capelli erano bianchi. Completamente. Lo guardava sorridente.
Quel senso di movimento nell’ambiente non passò.
Le labbra erano fini e lo sguardo era lo stesso di Sierra. Uno dei particolari che lo rendevano femminile… ma distaccato… era… un’opera d’arte.
Dopo un po’ Coral aprì bocca.
«Chi saresti tu?»
«Sono te.»
Il demone si grattò la testa.
«Domanda stupida immagino vero?»
L’altro annuì.
«Chi sono io?» domandò nuovamente sistemandosi gli occhiali sul naso.
«Sei il me che da ora in poi rimarrà qui, segregato nella nostra coscienza fino alla fine dei tempi… o alla nostra distruzione.»
«La cosa non mi è chiara.»
«Certo, come potrebbe? Ti spiegherò io…»
La figura era vestita di lembi…come Sierra… più coperto di Sierra, una strana gonna lo fasciava dal bacino in giù. E non aveva il collare.
Emanava un senso di freddo. Come se la sua materializzazione umana non fosse perfetta… la sua carnagione era pallida, mortuaria.
«Sierra ti ha domato con un incantesimo. Ha sigillato la tua volontà con i suoi poteri, ora al tuo posto ci sono io a governare le tue energie e le tue azioni.»
«Una brutta situazione vero?»
«Non so… per me è una ottima situazione… certo magari tu ci rimarrai male per un po’… ma poi scomparirai del tutto… e rimarrò solo io… il Coral di Sierra.»
«Com’è possibile che sia riuscita a fare una cosa simile?»
«Sierra è un vampiro antico. Millenni fa c'era ancora qualcuna di queste creature in giro per Aman, adesso lei è l'ultima rimasta della sua stirpe. Migliaia di anni hanno accresciuto i poteri che acquisì con la non morte. È una creatura della notte, le cui capacità trascendono quelle umane e si diversificano da quelle demoniache o draconiche. Loro sono l’errore del Mana… non sono né istintivamente malvagi né buoni. Sono e, per loro, questa è una condanna. »
«L’errore del Mana…»
«La prerogativa di Sierra è il controllo della volontà.»
Le ondate di percezioni si fecero più pesanti… Coral si sentì quasi schiacciato… tanto da distogliere lo sguardo dal suo alter ego… dopo qualche minuto tornò in sé e le distorsioni nell’ambiente cessarono.
«Dante e Noah?»
«Dante è in catene nelle segrete del castello. In questo momento stiamo andando a ucciderlo.»
«Stiamo?»
«Si... io e te... ovvero io.»
«Ucciderlo?»
«Si… fra lui e Sierra evidentemente non correva buon sangue… non ho idea di cosa sia venuto a fare quel drago qui…»
Coral sollevò una mano verso la figura e un fascio di energia scaturì violento.
Il Coral dai capelli bianchi ebbe solo una lieve distorsione per poi tornare normale.
Il collare si strinse sul collo del demone seduto. Gli mancò il fiato gli sembrò di soffocare ma poi quella sensazione sparì; era un demone, non poteva soffocare, era solo dolore e paura.
«Non puoi farmi nulla mi dispiace. Siamo nella nostra testa.»
Coral serrò i denti… poi pensò a un’altra domanda…
«Hai detto che stiamo andando a uccidere Dante. Perché tocca a noi ucciderlo? Non può farlo da sola?»
«Non lo so. Tocca a noi e basta.»
«Non mi sembri il tipo che si fa troppe domande…»
«Anche tu con Enid non è che ne facessi…»
«Enid… non ti importa nulla di lei?»
«Lei non conta nulla per noi adesso.»
Coral si sistemò sulla sedia. Faceva fatica a muoversi.
«Noah?»
«Noah ha avuto un attacco durante il combattimento… non è riuscito nemmeno ad alzare una spada… e d’altra parte nelle sue condizioni non avrebbe comunque avuto speranza… senza contare che è umano.»
«Perché Dante ci ha portati qui?»
«Sperava che tu e Noah bastaste per placare l’ira di Sierra. Si sbagliava.»
«Noah è morto?»
«Non ancora… Sierra l'ha reso un suo schiavo, un ghoul.»
«Ghoul? Non sono non-morti?»
«Non è esatto. Come ti ho detto Sierra è un vampiro. Il sangue dei vampiri è in grado di generare un legame di fedeltà incondizionata fra il signore e un umano… il ghoul. Lei gli ha fatto bere il proprio sangue e ora Noah è un altro suo burattino. Un suo ghoul.»
«Interessante… non c’era nulla di tutto ciò nella libreria della isola di Cathal…»
«S'impara fino alla bara…»
«Tsk! Appropriato.»
«I vampiri trascendono la scrittura in questo mondo. Semplicemente... sono stati.» Continuò il Coral di Sierra.
«Tu sei un suo Ghoul?»
«No, io sono il suo servitore prediletto. I demoni non possono essere resi ghoul. Senza contare che il sangue dei vampiri è pericoloso per tutte quelle creature che non sono uomini. Il nostro è un patto che si regge su un incantesimo.»
«Così io e Noah siamo al suo servizio e Dante è moribondo in una segreta?»
«Moribondo… è il termine giusto. Sierra ha continuato a infierire su di lui… credevo che lo avrebbe ammazzato lì sul posto… poi però ha detto ad alcuni dei suoi servitori di portarlo via.»
«Mi sorprende che l’abbia battuto così facilmente.»
«L’ha colto di sprovvista… con i suoi poteri mentali e poi l’ha colpito. Dante ha tirato troppo la corda presentandosi così dopo lo smacco delle due donne. Senza dimenticare che siamo nel territorio di Sierra…»
Un’altra distorsione nello spazio…
Passata.
«Le due donne? Le ha uccise lui?»
«No, l’ha fatto Sierra. Dante seducendo quelle due donne che erano due ghoul di Sierra ha chiaramente fatto uno sgarbo alla mia padrona.»
«I ghoul hanno una loro volontà.»
«Si… ma è debole… più bevono il sangue del vampiro e più essa si affievolisce, fino a renderli interamente dipendenti dal loro sire.»
«Dante…»
Il Coral dai capelli bianchi si mosse verso Coral per poi girare intorno alla sua sedia.
«Come ti senti adesso?»
«Scomodo. La sedia è scomoda.»
Gli si fermò davanti e poi lo baciò. Le sue dita affusolate salirono dietro la nuca del demone seduto per accarezzarla. Lui non fece una mossa.
Quando il Coral di Sierra si allontanò la sua espressione era seccata. Tolse le mani dal volto del demone come se fossero una vecchia ragnatela. Coral aveva le labbra serrate.
«Che ti piglia?» disse il demone seduto.
«Non fare caso al mio aspetto ambiguo… in fondo non sono uomo né più né meno di quanto lo sia tu…ovvero zero.»
«Sta di fatto che hai provato a darmi un bacio.»
«Humpf… » la figura dai capelli bianchi riprese a girare intorno alla sedia.
Ancora una distorsione, più forte delle ultime. Durò più a lungo.
«Ad ogni modo per la sedia scomoda… ci farai l’abitudine e poi un demone se ne frega se una sedia è scomoda o meno.»
«E se io provassi a ribellarmi contro di te?»
«Ci hai già provato e hai visto i risultati. I poteri di Sierra non sono così facili da arginare. Io sono come te… in più ho i poteri del suo collare. Non hai speranze.»
«Non so se sono troppo ottimista… ma finora me la sono sempre cavata… come mai sei così sicuro?»
«Conosco me stesso. I demoni e Sierra.»
«Permettimi di contraddirti. Io... non so ancora nulla della mia razza... e tu...» abbassò la sua voce fino a un flebile sussurro «non sai nulla di me.» concluse tagliente.
La sedia si vaporizzò nel nulla. Coral era in piedi. Il buio inconsistente in cui galleggiava era familiare… ma ostile. Il collare si serrò intorno al suo collo.
«Non vuoi la sedia? Vuoi un letto?» Ribatté l'altro per nulla impressionato.
Il collare si serrò ancora lampeggiando di energie e Coral crollò a terra bocconi «…ci sa fare il tuo capo.»
«Enid non era un granché come capo… adesso con Sierra abbiamo un Coral più pericoloso. Non ti sembra un salto di qualità?»
«Ma non farmi ridere… sei solo il suo schiavetto.»
«E tu non eri lo stesso con Enid?»
Il Coral dai capelli viola si fermò. Il collare si allargò nuovamente.
«Io… non lo so.»


Coral scendeva lentamente le scale del castello di Sierra, le scale sembravano addentrarsi fino nelle viscere della terra, come se quel castello fosse un grosso albero corrotto che appestava il mondo.
Non c’era luce.
Arrivato in fondo a un corridoio, vide la chioma di Noah campeggiare nell’oscurità.
Bianchi i capelli di entrambi.
Noah era in piedi di fianco a una porta di legno con delle sbarre, era immobile e il suo sguardo era perso in un orizzonte distante. Non era il solito Noah...
Coral fece un cenno e il ghoul rispose annuendo.
Si spostò aprendo la porta.
All’interno Dante era legato al muro, per le braccia. Il volto chino.
«Sei qui per uccidermi Coral?»
«Si.»
«E dov’è l’altro Coral?»
«E dentro di me e ci rimarrà.»
«Un vero peccato… se solo avessi avuto un po’ più di fortuna..»
«Sperare nella fortuna non è da te Reznor.»
«Forse… tante cose cambiano col tempo.»
«Il tempo? Offusca ancora la tua mente? No… tu non sei cambiato, sempre sbruffone, sempre pronto a rischiare senza sapere come andranno le cose…»
«Te le dice Sierra queste cose? Non farmi la predica. Ricordati che sono più vecchio di te.»
Dante... rideva.

«Ecco… prima ho visto Noah. È bello vedere come sia ridotto.»
«Beh ma è vivo no?»
«Se quella la chiami vita. I ghoul continuano a vivere finché il vampiro concede loro il sangue che necessitano per sostentamento. Anche oltre i limiti di una vita mortale.»
Fu allora che anche Coral prese a sorridere nonostante il collare. «Interessante… interessante…»
«Come?»
«Si…vedi... adesso inizio a comprendere il piano di Dante…»
«Farsi ammazzare?»
«No… vedi... lui ha un asso nella manica... qualcosa che nessuno si aspetta...»
«E cosa sarebbe?»
Ci fu una distorsione fortissima stavolta. Qualcosa che sbiadì la figura del Coral di Sierra e modificò quella dell’altro Coral, facendo comparire sotto i suoi vestiti sotto la pelle, intorno a lui come ombre, delle facce straziate e mostruose… facce che esprimevano i risultati di dolori fisici e mentali così fantasiosi e tremendamente vari da lasciare orripilati.
«L’arma sono io. Trema. Spaventati. Saranno le ultime emozioni che proverai prima di dissolverti nel nulla.»
«Humpf! Attaccami se speri di ottenere qualcosa!»
Ma Coral non mosse un passo… semplicemente sollevò la mano… e intorno alla mano si formò una piccola distorsione… diversa da quella dell’ambiente circostante. Qualcosa che stonava.
«Cosa stai facendo!?»
«Non avevi detto di conoscermi bene? A ogni modo perdonami... ma non posso dirtelo, questo… è un segreto.»
Lo sguardo di Coral ridivenne il sorriso disteso di sempre.
L’altro Coral impallidì. Si scagliò sulla figura mentre il collare si strinse di nuovo sul collo del prigioniero. Ma Coral semplicemente, carezzò l’incantesimo che lo sigillava.
Una piccola scarica. Poi il collare cadde a terra in pezzi insieme al Coral dai capelli bianchi.
«Arrivo. Arrivo Dante.»


Coral sollevò la mano su Dante. Era in suo pugno e in un qualsiasi istante avrebbe potuto ucciderlo. L'energia finì di accumularsi.
Dante non esitò per un solo istante. Sollevò semplicemente lo sguardo e cercò di leggere gli occhi del suo carnefice.
Fu in quell'istante che Coral crollò a terra, l'energia venne dissipata e un fumo bianco e denso scaturì dal suo corpo avvolgendolo per poi svanire nel nulla.
Il fumo portò via quell’aspetto cadaverico restituendo quello del Coral di sempre.
I due non si dissero una parola.
Dopo poco vennero interrotti da una presenza.
Era Noah.
«Guarda guarda…» sussurrò l'essere umano «chi ammazzo per primo?» Erano occhi vacui... ma ugualmente terrificanti.

Noah si scaraventò su Coral prima che lui potesse fare nulla per Dante. La katana per poco non gli staccò la testa di netto. Poi la spada di Brynard e ancora la katana. Coral si scansò come meglio poteva cercando di evitare l'aggressore.
Anche la sua capacità di teletrasportarsi in pochi istanti da un lato all'altro della stanza serviva a poco contro la velocità e la forza di Noah, lo spazio era troppo poco.
La prima volta che lo colpì lo addossò nel muro vicino a Dante di un buon mezzo metro.
«Stai bene?» chiese Dante.
«Stavo meglio prima.» rispose Coral un istante prima di teletrasportarsi per schivare un altro attacco di Noah.
Ma non era abbastanza veloce. Non era abbastanza potente... provò a scaraventargli contro degli incantesimi ma la spada di Brynard era una difesa formidabile. Li dissipava come bolle di sapone.
Coral non aveva armi con cui difendersi e schivare non serviva a nulla.
Provò a ripetere la tecnica di Dante che gli era riuscita sul collare di Sierra, ma la katana di Noah gli troncò di netto una mano.
Gridò di dolore mentre un fumo nero iniziava a sprigionarsi dalla ferita.
Si curvò, mentre Noah avanzava lentamente verso di lui.
«Si... ammazzerò prima te.»
Con una testata lo affossò nel terreno scuotendo il castello.
Il demone era a terra in una pozza di sangue e fumi neri.
«Che bello uccidere.»
Ma Coral rideva. «Aspetta a essere così contento... non sono io il tuo avversario... almeno non lo sarò oggi.»
«Come?» chiese Noah.
«Già.» disse Dante. La mano troncata di Coral era riuscita a distruggere le catene che lo legavano.
Mosse qualche passo per poi barcollare.
«Complimenti Coral, una sorpresa dopo l'altra... sei riuscito a liberarti dell'incantesimo di Sierra e di te stesso in pochi attimi... dopodiché il trucchetto della mano, non deve essere facile controllare le proprie energie in questo modo... specialmente dopo lo sforzo che ha-»
Il Drago ammutolì.
La katana di Noah gli lambiva il collo. Noah lo fissava con occhi persi e spietati.
«Ammazzerò prima te.»
«A...aspetta» disse Dante.
«Cosa.»
«Combattere così non sarebbe divertente.»
Noah ebbe una leggera indecisione.
«Paura di morire?»
«Non lo so... ma credo che quelle spade siano fuori posto.»
«Se scorreranno sulla tua gola saranno in perfetto ordine.»
Con la katana ancora vicina alla giugulare Dante si levò un guanto e ci schiaffeggiò Noah.
«Bella mossa amico» disse lui.
«Idiota... ti sto sfidando.»
«E come? A pugni?»
«Proprio così.»
Lunghi istanti. Coral era a terra immobile. Cercava di guardare i due che si fronteggiavano ma la vista andava e tornava.
«E non userai le tue diavolerie?»
«No. Sono un uomo di parola...»
«Certo... uno scherzo è uno scherzo ma qui si fa sul serio vero?»
Noah allontanò le spade e le gettò a terra.
Dante si levò il cappotto rimanendo con un gilet nero, il cravattino e la camicia.
«Allora?»
«Sembra divertente... comincia tu» disse Noah. «E non farmi troppo male eh!» Sorrideva.
«Come vuoi.»
Il pugno che scagliò Dante non conteneva nessun potenziale magico, nessuna "diavoleria" nessun trucco... ma fu qualcosa di veramente devastante. Colpì Noah in pieno volto buttando giù una metrata abbondante di muro e facendolo volare per altri tre o quattro metri all'interno del corridoio.
Il drago scrollò la mano come se si fosse appena fatto male. Fece per camminare via ma Noah si rialzò. Facendo cadere mattoni e roccia che gli erano crollati addosso. Il suo sguardo era schizzato e folle.
«Fico...» disse lui.

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