Ventiseiesimo Episodio: Chop Suey !  


MusicPlaylist
MySpace Music Playlist at MixPod.com

Quando Coral riaprì gli occhi venne riportato alla realtà da forti tuoni. Qualcosa di quasi spaventoso... la testa ovattata... non ricordava bene quello che fosse successo.
La mano... guardò la mano, era lì, nuova.
Rigenerata.
Ancora un tuono, rumore di distruzione, polvere nell'aria quasi da non poter respirare.
Si girò sulla schiena. Non vedeva il soffitto... forse c'era, ma era nascosto.
Ricordò dov'era e cos'era successo prima di svenire.
A giudicare dalla rigenerazione doveva essere passata almeno un'ora.
Pensò che fosse giunto il momento di alzarsi.
Si voltò di nuovo e si mise carponi. Qualcosa lo urtò e cascò dietro di lui. Subito dopo qualcos'altro.
Si teletrasportò in piedi in alto nella stanza proprio in tempo per ricevere un pezzo di roccia in testa che s'era staccato dal soffitto.
Mormorò qualcosa in una lingua sconosciuta massaggiandosi la testa e finalmente li vide. Erano loro la fonte dei tuoni.
Dante Reznor e Noah. Noah era a terra supino, Dante gli era caduto sopra probabilmente per colpa sua.
«Che fai tizio col cilindro? Ti riposi o ci provi con me?» Sorrise Noah. Respirava affannato e, ora che Coral ci pensava, era la prima volta che vedeva Noah affannato. Non lo aveva visto così nemmeno dopo lo scontro coi draghi sulla nave, e ora che aveva bevuto il sangue di Sierra non doveva più avere più problemi di cuore.
Anche Dante respirava a fatica.
«Ti piacerebbe... forse!» rispose Dante generando in Noah un'espressione sbalordita.
«CHE?!»
Dante provò goffamente a tirarsi via. Il suo vestito era stracciato in più punti. La casacca di Noah aveva retto ma le piastre erano ammaccate e rotte, alcune sollevate o piegate dagli urti.
«Ma non dire puttanate» Noah lo prese per il volto. Lo sollevò, lo fece roteare in aria per poi scaraventarlo a terra appoggiandosi con un ginocchio. Il corpo curvo. I suoi occhi per un istante non ebbero più pupilla, erano vuoti come se si fossero staccati dal corpo. Come se stesse ormai combattendo al di là dei suoi limiti fisici.
«Tutto qui?» Mormorò Dante sotto la presa del ragazzo.
Con la mano sinistra afferrò un fianco di Noah con un suono strano. Ossa rotte.
Le lunghe dita affusolate di Dante affondarono nella casacca spezzando le piastre di ferro, poi il sangue le colorò. Un rivoletto di sangue uscì dalla bocca di Noah mentre spalancava gli occhi.
«Me... erda.»
Non perse tempo. Con una testata affossò ulteriormente Dante nel terreno ma il drago non lasciò la presa, anzi, piano piano lo sollevò da terra e si rimise in posizione eretta.
Non era esattamente una cosa di tutti i giorni vedere una figura esile come Dante tenere sollevato da terra un Noah più alto e massiccio di lui.
Lo lasciò cadere seduto. Noah si strinse dove Dante l'aveva afferrato.
«Queste sono costole rotte.»
«Già..»
«Poco male... non è la prima volta.»
Noah si rialzò ma Dante lo colpì di nuovo in quel punto facendo saltare quello che rimaneva delle piastre. Noah tossì ancora sangue, piegandosi in due davanti al drago. Ma poi con una mossa stranamente agile per il momento, afferrò la testa del Sovrano Occulto fra i gomiti serrando con le mani la nuca e poi, con una forza inaudita, mandò la testa del drago contro il proprio ginocchio in un perfetto clinch.
Dante barcollò all'indietro disegnando un arco di sangue con la fronte. Il sangue gli colorava il volto.
«Non demordi.»
«Neanche tu.»
Dopo un po' Noah parlò di nuovo.
«L'altro da ammazzare s'è svegliato.»
«Non interverrà, sa che non deve farlo visto che vincerò io.»
I due si scagliarono di nuovo l'uno contro l'altro.
Stavolta con un calcio, le due gambe si fermarono a mezz'aria scostando la polvere con una specie di onda d'urto.
Di nuovo in posizione eretta Dante sferrò un destro, ma Noah lo evitò abbassandosi e colpendolo al ventre.
Allora Dante lo afferrò per la testa e volteggiò sopra di lui per poi scagliarlo, facendo perno sul collo, verso la parete opposta.
Noah volò.
«Questo spezzerebbe il collo a chiunque» disse il drago barcollando un po' avanti e indietro come a riprendere una posizione di guardia mentre la polvere continuava a sollevarsi.
Alzò i due pugni e si passò un pollice sotto il naso per togliere il sangue.
«Ci sono sempre le eccezioni...» biascicò invece Noah uscendo dalla nicchia aperta nel muro sputando sangue, con un portamento decisamente meno molleggiato.
Fece scrocchiare la testa. «Però mi ha fatto male.»
«Almeno quello.» Sorrise il drago sprezzante. Anche lui sputò sangue.
Poi fece all’umano il gesto di farsi avanti.
«Eh… con piacere…» sibilò in risposta Noah.
Coral si grattò la testa.
Se era un'ora che andavano avanti così la cosa era agghiacciante.
Ancora uno scontro e di nuovo i due a terra. Simmetricamente stavolta.
Fu Noah il primo a rialzarsi. Mollando un calcio nel fianco a Dante.
«Stupido tizio col cilindro» continuava a ripetere... la particolarità era che Noah sembrava meno zombie di prima... o meglio... pian piano che divenivano entrambi meno lucidi, il drago e l’umano sembravano semplicemente annebbiati.
Coral si accorse del cambiamento dagli occhi di Noah.
Sorrise.
Ancora un calcio, ma stavolta Dante si mosse afferrando con la mano sinistra la gamba di Noah. Con il gomito destro voltandosi su se stesso sferrò un colpo terrificante alla giuntura. Il ginocchio non resse e Noah urlò di dolore.
Le pupille divennero puntini, la bocca spalancata quasi fosse una belva, ma prima di cadere Noah riprese il controllo di sé e colpì, dall'alto verso il basso, la spalla destra il drago.
L'osso andò fuori posto rendendo la spalla di Dante un qualcosa di grottesco e innaturale.
Sangue. Strani rumori. Scricchiolii.
Ricaddero a terra.
«Uno pari... eh eh eh...»
«Non so... un ginocchio è peggio di una spalla» ribatté Dante serrandosi le dita sulla giuntura. Stringeva i denti dal dolore ma non urlava, era più un ghigno accompagnato da un sibilo.
Di nuovo in piedi.
La spalla era rotta, inutile cercare di rimetterla a posto. Quel pazzo aveva colpito duro.
Noah faceva più fatica... cercava di non appoggiarsi alla gamba destra. Zoppicava vistosamente.
Dante senza cilindro erano strano... c'era qualcosa che non andava nella sua figura...
Era un po’ che Coral ci faceva caso e dopo qualche minuto notò cosa c’era che non andava.
Le orecchie da drago. Erano orecchie allungate. Col cilindro non si vedevano, magari le mascherava magicamente con la trasformazione... ma ora erano in bella vista e rispondevano a ogni movimento di Dante.
«Ora ti sfondo l'altra spalla e diventi più manichino di quanto non lo sei già coi tuoi cravattini da esposizione...»
«E io di distruggo l'altra gamba così la smetteranno di portare in giro un idiota come te che ormai ha troppa paura per continuare a vivere affrontando la vita.»
Ci furono attimi di silenzio, come la calma prima della tempesta.
Noah sibilò sommessamente... le iridi si strinsero di botto come se fossero colpite da una luce accecante, i battiti del suo cuore presero a rimbombare e gli occhi divennero simili a quelli che avevano guardato Brynard tanto tempo fa.
La figura si incurvò in una posizione animalesca…
«Questo... questo non dovevi dirlo...»
La velocità dell'uomo aumentò e con essa la potenza raggiungendo limiti sovrumani. Il demone non riuscì a vedere i due che si colpivano.
Quando la polvere si scostò dai due ognuno aveva conseguito il proprio obbiettivo.
Dante con un calcio di esterno aveva colpito e forse spezzato l'altra gamba a Noah. Il ragazzo costretto a zoppicare non poteva più difendersi a dovere e non era stato difficile per il drago, ma in compenso Noah aveva fatto qualcosa di veramente terrificante.
Aveva semplicemente afferrato Dante.
Con una violenza che poteva derivare solo dai più reconditi angoli della sua furia omicida, Noah aveva messo una mano sul collo e una sul polso, aveva tirato e tutto era andato fuori posto. Tutto si era strappato. Pelle, ossa e legamenti. Il polso di Dante, già esile, era dimezzato in larghezza... come sbriciolato, un pezzo di carta sgualcito.
Il sangue zampillava dal petto come da una strana fontana... messa in una statua di cera rovinata e aperta.
Rimasero un po' così. Noah appeso a Dante.
Poi il ragazzo con un'ultima vampata d'ira strattonò la clavicola di Dante completando l'opera e cadendo infine a terra.
«Bastardo... lo sapevo che avresti barato...» disse sputando un'altra boccata di sangue prima di crollare svenuto a terra svenuto facendo scorrere la sua mano inerte su Dante.
Coral aguzzò la vista.
In effetti le orecchie non erano l'unica caratteristica da drago che di solito Dante teneva celata.
Una lunga e forte coda squamata di un nero lucido quasi metallico aveva colpito con violenza il fianco già ferito di Noah mandando le costole a spasso per gli organi interni dell'ex-Re.
Finito il lavoro Dante crollò all'indietro. Svenuto anche lui e in una pozza di sangue.

La stanza dove avevano combattuto perse lentamente consistenza... la polvere prese a compiere strani giri… non era naturale... si gonfiò per poi allargarsi… gli occhi rossi di Dante vagarono lentamente per la stanza annebbiati dal dolore. Gli oggetti lasciavano la scia nella sua vista e si muovevano goffamente.
L’ultima cosa che vide furono gli stivali di Coral che era apparso, davanti a lui inerme.
Era stanco e si lasciò andare.
Gli occhi erano aperti ma non vedeva più nulla.
Poi la sensazione di oblio dei ricordi lo pervase.
Odiava quella sensazione. I ricordi servivano solo a riacutizzare vecchi dolori.

Quando li riaprì era ancora sdraiato. Una mano di ragazza gli carezzava la fronte.
Rumore di bosco. Un’ombra lo copriva da alcuni raggi del sole che passavano fra le fronde di alte sequoie.
«Sei di nuovo ridotto così… sei sicuro che valga la pena di sottoporti a questi allenamenti massacranti?»
Non capiva bene cosa era successo.
«S… sono vivo?»
Lei rise. Una melodia che allargava il cuore.
Dante ci mise un po’ a capire che era immerso in uno di quei fastidiosissimi ricordi.
Ne aveva per più di cinquemila anni.
Una immensa biblioteca polverosa nella quale i libri cadevano dagli scaffali per farsi leggere. Presuntuosi, non era possibile bloccarli.
Dopo un po’ la ragazza parlò di nuovo: «si… sei ancora vivo, anche se non so per quanto ancora potrai dire lo stesso… di questo passo…»
«Vir Eliel…»
«Già… sembra ci sia andato pesante… come al solito.»
Il vento spirò fra gli alberi facendo frusciare le foglie alte, un rumore distante.
«Dice che non c’è tempo… dice che di tempo ne avrai dopo la Vera Guerra.»
«La… Vera Guerra… Galder…e Shagrath… »
«Si… i demoni stanno ottenendo una vittoria dietro l’altra. Si dice che tre nuovi condottieri stiano stracciando le divisioni dei draghi. Uno è Brynard chiamato il Signore dei Ghiacci. La sua potenza d’urto è terrificante… e le sue truppe sono dotate di una disciplina senza limiti. La sua nuova razza di demoni sembra non avere rivali nemmeno contro i bombardamenti dei Draghi Celesti.»
La mano continuava a carezzarlo, si sentiva bene.
Era sdraiato sulle gambe piegate della ragazza. Il volto di lei, sfocato gli faceva ombra.
«Brynard.»
«Enid la Tessitrice, conduce le battaglie di terra in pianura. Ha delle truppe velocissime in grado di aggirare intere formazioni di draghi in pochi istanti… si dice che non sia ancora mai stata ferita in battaglia; e poi c’è il loro leader, Kaviel il Guardiano… di lui non si sa nulla. Ma sembra abbia qualche strano potere sulla vita dei mortali… una specie di cane da guardia delle porte dell’inferno…»
Dante voltò il capo, i capelli neri sottili gli ricaddero sul viso e la mano li spostò nuovamente.
«Enid… la Tessitrice.»
Lei si zittì.
«Stai facendo tutto questo per lei? Vendetta o…»
«Basta Sierra. Non parlare più. La sconfitta brucia ancora troppo.»
Sierra aveva una splendida carnagione chiara, capelli corvini mossi e degli occhi acuti del colore del cielo.
«Argh… mi stai facendo male...» disse Dante.
Inavvertitamente lei l’aveva stretto troppo.

«Sono pronto di nuovo Vir.»
Vir Eliel era seduto su un masso a fumare una lunga pipa da sotto la tendina che scendeva dal suo cappello. Piccoli anelli di fumo facevano capolino dal collo di radica che Vir reggeva fra le dita esili.
Sembravano rincorrersi fino a una certa altezza dove poi si dissolvevano nel nulla.
«Toh… sei vivo.»
«Già… anche io sono abbastanza sorpreso. Ma non temere, arriverà il giorno che sarai tu a combattere con la morte ogni giorno. Per colpa mia.»
«Quanta rabbia e voglia di vendetta… sei affascinante.»
Altri anelli di fumo rafforzarono l’ultima frase. «Se mai dovesse accadere cosa farai? Mi ringrazierai... o mi ucciderai?»
«Piantiamola. Non ho tempo da perdere.»
«Giovane… e irruento. Diventerai mai più calmo e posato? Non si vincono le guerre con l’irruenza... forse una battaglia… ma tu hai perso anche quella… » Vir Eliel ridacchiò.
Dante serrò i pugni.
«Hai intenzione di stare li a ridacchiare o vuoi allenarmi?»
«Scusami grande Sovrano dei Draghi Occulti... finisco di fumare e arrivo… nella vita bisogna sapere aspettare e riflettere…»

Un altro ricordo… ma stavolta era strano… era come se fissasse la scena in terza persona.
Le parole arrivavano dritte alla sua testa… ma non era li.
«Fattene una ragione Sierra. Gli umani appassiscono e muoiono.»
Vir Eliel stava rassettando la sua scrivania prendendo qualche libro in mano e riponendone altri in una libreria. Sembrava come non voler dar peso alla conversazione agendo così.
«Lascia perdere Dante e pensa alla tua felicità. Non ricaverai nulla di buono da questo amore morboso.»
«Sei crudele Vir. Sono tre anni che ti seguo… e queste sono le uniche parole di conforto che hai per me?»
Vir Eliel si voltò verso Sierra. La casa di Vir sembrava scavata all’interno di un grosso albero. I muri erano in legno vivo qualche ramo sbucava verso l’interno ogni tanto. Tavoli, sedie, tutto era fisso al terreno, intagliato. Un lungo letto e un arredamento scarno, non sembrava esserci nulla fuori posto.
C'erano molti, troppi libri, in ogni più piccolo anfratto.
La stanza era ordinata e pulita.
«Stupida. Tre anni per me e per lui non sono altro che un semplice respiro… anche tu... non sei che una piccola parentesi nella nostra vita. Non durerai più di quanto potrebbe durare per te la vita di una farfalla... se riuscirà a padroneggiare la mia tecnica Dante non avrà più limiti alla propria esistenza. Ne sei al corrente? Sai di essere TU la farfalla?»
Sierra strinse i pugni… avrebbe voluto picchiarlo ma sapeva che sarebbe stata una cosa stupida. Lo stupido gesto di una farfalla… nella sua breve vita di un giorno.
«Ti odio Vir.»
«I sentimenti dei mortali scivoleranno su di noi come acqua piovana. Lasciando umidi i nostri vestiti e arido il nostro cuore.»
Sierra si voltò e corse via.
La vista delle lacrime non sfuggì a Vir Eliel che la fissò mentre andava via.
«Cara quanto stupida. Povera creatura…»

Cominciava a sentirsi meglio.
Fra un sogno e l’altro sentiva il dolore pian piano affievolirsi. Forse stava morendo lasciando lentamente le sue spoglie mortali…
Ma la morte era qualcosa che non sarebbe venuta in quel modo da lui. Si sarebbe presentata a reclamarlo.
Il destino… il destino lo seguiva come un’ombra… sin dai suoi primi passi.
Era di nuovo se stesso... e fronteggiava Vir Eliel.
«Cosa le hai detto mostro! Perché è andata via?»
«Le ho detto solo la verità.»
Dante prese Vir per la toga sollevandolo da terra. Erano alti uguali anche se Vir sembrava molto più grosso di lui.
«Vuoi rovinare altre vite oltre alla mia?»
I canini animaleschi di Dante scintillarono sinistri mentre minacciava il maestro. Ma questi reagì con la solita calma.
«Non ti sto rovinando la vita» spiegò quasi con flemma. «Ti ho scelto come successore delle mie arti e stiamo perseguendo il sentiero del tuo destino.»
«Per il Mana il destino non c'entra! LEI non c’entra in tutto questo! Non dovevi trattarla così!»
«E come? Non sai nemmeno cosa io le abbia detto… non è vero?»
«Oh si… e come se lo so… le hai detto che io e lei non potremo mai essere vicini come due creature della stessa specie… e in oltre le hai anche detto che questo tuo allenamento mi renderà immortale mentre… mentre lei sarà effimera…» il tono aspro andò lentamente scemando poi Dante lasciò andare Vir…
«Effimera… come… uno splendido fiore» concluse.
«Sciocco. L’ultima cosa di cui ho bisogno è un allievo innamorato e senza speranza.»
«Innamorato? Tu non sai cos’è l’amore! Pagherai anche per questo… »
Uscì sbattendo la porta.
«Se vai via adesso non potrai terminare il tuo addestramento! Sei veramente convinto delle tue scelte?»
Era già lontano.
«Morirai. Ti troveranno… e il destino non si compierà…»
Dante era andato. Lo percepiva muoversi da una collina all’altra con naturalezza, già si vedevano i primi risultati.
Vir Eliel si sedette sul suo pesante letto. Accese nuovamente la pipa dopo aver sistemato il tabacco.
«Il destino si compierà… ti colpirà nel vivo… perché non potrai ribellarti a lui.»

Ancora il dolore… affievolirsi…
Un altro dolore si fece strada su quello fisico.
Si aggrappò a quest’ultimo per non andare avanti nei ricordi.
Provò a visualizzare altri volti, altre facce, altri brani della sua vita… ma alla fine la scena che arrivò alla sua mente fu la solita.
Rumore di passi, di erba bagnata.
E l'orizzonte che si capovolgeva e balzava da una parte all’altra del suo campo visivo, mentre correva a cercarla.
Ma non trovò nulla quel giorno.
E nemmeno il giorno successivo.
E non la rivide mai più.
Non come la conosceva.
previous
index
next