| Ventisettesimo Episodio: Shout! |
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| Era un bel po che aspettava. Aveva preso una sigaretta da un astuccio nella tasca di Noah. Aveva acceso la sigaretta e aveva provato a fumare sputacchiando fuori le prime due boccate. «Che diavolo ci troveranno in una robaccia del genere...» sussurrò mentre guardava i due. Erano entrambi in suo potere. Probabilmente a Noah non fregava nulla ma Dante di sicuro aveva previsto anche una simile fine. Si fidava di lui? No. Sapeva che lui non avrebbe guadagnato nulla da una sua morte prematura. Era Dante la chiave dei demoni, ed era inutile ucciderlo al momento. E così attendeva. Aveva ancora in mente la fine dello scontro. La codata che Dante aveva affibbiato a Noah riducendolo in fin di vita. Quanto sarebbe durato ancora quellumano? Chiunque altro sarebbe già morto. Figurarsi uno come lui che ormai si era già abituato allidea di morire. La stanza era silenziosa era tornato lodore umido della roccia. Loscurità profonda non più rischiarata da torce. E sentiva Noah che andava lentamente morendo mentre Dante riacquistava forze. Triste il destino di quei due esseri viventi. Chissà cosa poteva spingere due creature affini come Dante e Sierra a giurarsi eterno odio. Erano forse i soli in grado di capirsi lun laltro. Noah invece verso la fine del combattimento sembrava essere uscito dal controllo mentale di Sierra. Probabilmente anche l'umano aveva avuto problemi analoghi ai suoi con il controllo mentale del vampiro anche se di sicuro li aveva vissuti in modo diverso. Senza contare che sicuramente si era divertito moltissimo a picchiare Dante. Noah aveva gli occhi aperti. Azzurri, si guardava intorno smarrito. Respirava piano e a bruschi intervalli, in maniera irregolare. Come se qualcosa gli impedisse di aprire tutto il torace. Ansimava i piccoli sussulti continuavano mentre lui continuava a guardarsi intorno. E a morire. Ogni tanto un rivoletto di sangue gli usciva dalla bocca per non soffocare. Questa notte Noah morrà aveva detto Dante. Chi lavrebbe immaginato che sarebbe stato proprio lui a ucciderlo? Allinizio Coral aveva pensato che Dante avrebbe solo controllato la possessione mentale di Noah ma a quanto pare non cera altro modo di farlo che ucciderlo. Tutti i colpi erano stati scagliati con la volontà di uccidere da entrambe le parti. E ora, mentre Dante riprendeva lentamente le forze, Noah andava morendo e lui non poteva fare nulla. Si sentiva quasi dispiaciuto di non poter fare nulla. Noah era il primo umano col quale era entrato realmente in contatto. Con Teiris e Wein si era sentito di troppo, Astea non laveva conosciuto e Manoa era stata fredda e calcolatrice almeno nelloccasione in cui laveva incontrata. Noah laveva semplicemente accettato gli aveva fatto qualche confidenza aveva chiacchierato con lui così tanto per fare. Coral lo fissò. Era strano vedere uno come Noah in quelle condizioni. Era strano però . il re di Tradnor non cercava aiuto. semplicemente stava vedendo cosa sarebbe successo. Sembrava curioso. Dante ebbe un sussulto. Poi aprì gli occhi. Lo squarcio sul petto era divenuto simile a una grande ferita ancora aperta. Il polso era tornato quello di prima invece. Anche la spalla era a posto. «È morto?» «Penso di si.» «Merda» sibilò Dante serrando i denti. "Quello quello stronzo ha barato. Mi ha ammazzato con la coda. Doveva dirlo che aveva la coda stupido rettile col cilindro coda di merda cazzo muoio pensavo fosse meglio grandi luci un'accoglienza. Invece qui non cè nessuno «Ciao Noah.» «Oh eccoti finalmente.» Etrom. Si sedette accanto a Noah. Coral e Dante intorno a lui erano spariti. «Lo sai che stai per morire?» Etrom era visibile. Solo a lui. «Potevi dirmelo che sarebbe successo così presto mi avresti evitato di litigare con Ridley » «Mi dispiace ma non posso fare questi favoritismi » «Già... mi dispiace per lei.» «Rimpianti?» «Forse. Pensavo che non avrei mai avuto altri rimpianti dopo la giornata di trecento anni fa e invece oggi capisco che non si smette mai di crescere e di fare cazzate.» «Tu che cazzate hai fatto adesso?» «Morire.» La morte gli carezzò la fronte. «Ehi non ti prendere confidenze solo perché sei la Morte.» «Sei simpatico Noah di Tradnor » «Noah di Tradnor Noah di Tradnor Noah di Tradnor » la voce si fece distante per poi tornare forte alle sue orecchie ma diversa. Da uomo. «Andiamo Noah di Tradnor! Lotta! O avrai perso per sempre lo scontro! Io sono ancora vivo!» continuava a ripetere Dante da sdraiato. Non riusciva ancora ad alzarsi. «Perché diavolo tutto questo attaccamento a Noah? Cosa t'importa di lui? Avete combattuto allultimo sangue» gli disse il demone. «Scuoterlo dallinterno come sono riuscito a fare solo alla fine, era forse lunico modo in cui potevo sperare di battere i poteri di Sierra quanto al mio attaccamento come lo chiami tu ho dato la mia parola ad una splendida donna e prima ancora ad un vecchio amico... ed intendo mantenerla.» Dante si issò a sedere. Noah lo guardò vedendogli attraverso. Poi lo sguardo si fece chiaro. «Eh no Dante non ti alzerai prima di me non ti darei questa soddisfazione per nulla al mondo » Noah si mise a sedere e si alzò. Per poi crollare di nuovo a terra su un fianco. Un fiume di sangue gli uscì dalla bocca. «Eh no questo non è un buon segno » «Stupido umano » sibilò Dante alzando una mano sul ragazzo. Una tenue luminescenza circondò Noah. «Sopravvivrà?» chiese Coral. «Sarei portato a dire di no. Ma in fondo lui è Noah può superare anche questo.» I tre erano di nuovo assieme. Noah aveva il torace e le gambe completamente fasciate. Sotto la casacca strappata con le piastre spaccate si vedevano le bende arrossate. Ma era in piedi. Dante invece era tornato simile a prima Senza coda. Col cilindro. Ma era debole. Coral lo avvertiva senza contare che curare Noah non era stato un affare da poco. «Beh? Dove si va adesso?» chiese Coral. «Usciamo di qui. Devo parlare con Sierra.» S'incamminò. «Ehi Drago» disse Noah. Dante si fermò voltando appena la faccia. Gli occhiali baluginarono. «Un giorno mi darai la rivincita e senza coda.» «Un giorno chissà.» Le scale non finivano più. Dante era primo, Coral secondo mentre Noah arrancava col fiatone. «E che palle ste scale quando cazzo le ho scese? Sono un casino! Non sapevo che poi ci sarebbe stato da farsele allindietro?» Camminava dinoccolato più del solito. Il soffitto era basso. Dante aveva tolto il cilindro. Dopo una buona mezzora arrivarono in cima. Un grosso abominio costruito da più corpi montati uno sullaltro faceva da guardia a un grosso portone. Noah si accese una sigaretta e andò verso il grosso coso. «Ehi ehi bello...» disse tamburellando su quella che un tempo era la spalla. Il coso era più alto di lui di un buon metro. Non rispose. Lespressione dellabominio non era esattamente intelligente. Sembrava già troppo per lui respirare e mantenersi in piedi allo stesso momento. Fissava il vuoto davanti a sé con la bocca aperta la faccia era un maledetto Picasso. «Ehi coso facci passare » continuò Noah mentre il fumo della sigaretta saliva lento in volute Poi in una frazione di secondo, senza preavviso, labominio colpì Noah tanto violentemente da farlo precipitare per le ripide scale finché non si sentì più il rumore di lui che ruzzolava. Coral fece per andare avanti ma Dante lo fermò. Dopo un paio di minuti Noah tornò su come niente fosse. «Ehi coso » disse nuovamente tamburellando. Labominio lo guardò ma stavolta fu Noah senza preavviso a colpirlo tanto forte da aprire la porta con lui sopra. «Ecco fatto, porta aperta.» Si avviò. Coral sorrise lievemente atterrito mentre Dante si strinse nelle spalle. Di nuovo uno di quei cosi «Ehi coso facci passare » Stavolta labominio lo fissò a lungo interrompendo la sua estasi ascetica da guardiano della porta. Lo fissò a lungo poi disse con una voce mostruosa. «Dammi un po di zucchero baby.» Noah lo fissò a braccia incrociate dal basso verso lalto.. «Ma vaffanculo.» Labominio si scostò e i tre passarono. Coral si grattò la testa. Stavolta fu Dante a rimanere lievemente interdetto. Camminarono per angusti corridoi e ampie sale per unaltra mezzora. «Noah hai i pantaloni strappati dietro» disse Dante. «E tu non guardarmi il culo allora.» «Vorrei evitare di presentarmi a Sierra con un tizio vestito come te.» «Allora dì anche a Sierra di non guardarmi il culo.» Cominciavano a perdere la concezione del tempo beh si Coral e Noah. Dante erano probabilmente secoli che laveva persa. «Ah che postaccio quando si arriva al bar?» «Bar?» «Si dai dopo tutto questo camminare ci sarà un posto dove si può bere qualcosa sennò sai che palle per chi deve farsi tutta questa strada ogni volta...» «Ma ti sembra possibile che ci sia un bar in questo posto polveroso?» ribatté Coral. «Si! Eccolo là!» Noah deviò a destra in un corridoio breve. In fondo al corridoio uno di quegli abomini era dietro un bancone illuminato a giorno. Dei festoni appesi sopra il bancone. Sulla destra una scritta: Non baciate il barman. «Due monete doro a drink» disse semplicemente il coso. «Cazzo ma è un furto!» «Non sono cattivo è che mi descrivono così » «Oh cavolo prenditi queste sei monete. Dammi un Curvosier, un White Russian e e tu che vuoi Coral?» «Ehm non so un Whisky?» «Si e dammi un Oban quantomeno di sedici anni visto che me lo fai pagare due monete doro.» «Con ghiaccio o senza?» rispose. «Senza ghiaccio grazie ma con un bicchiere d'acqua a parte.» puntualizzò Coral. Labominio ubbidì diede i drink e poi tornò allespressione di tutti gli altri. «Che posto indecoroso non hanno nemmeno i calici adatti per il cognac » commentò Dante sorseggiando lentamente in un bicchiere che non era abbastanza largo. «In tutta questa scena qualcosa non mi è chiara ma farò finta che tutto sia normale così andiamo avanti prima o poi tutto ciò finirà » «Che hai detto Coral?» «Niente niente » «Muoviti o resterai indietro!» «Si arrivo!» Così, gli incontri coi cosi-guardiani erano finiti. Mentre camminavano il bestione coi capelli bianchi si accostò un attimo ad una parete del corridoio. Guardò fisso davanti a se e fece per portare una mano alle costole, ma quando vide che Dante si era fermato per guardarlo fece finta di nulla e riprese a camminare. I corridoi del palazzo di Sierra gli ricordavano le budella di qualche antica creatura ormai fossilizzata. Probabilmente non rispondevano a una qualche logica o meglio, se cera era talmente complessa da sfuggire anche alla comprensione di uno sguardo attento. Persino la polvere sui fregi sembrava avere una storia da raccontare, un passato di dolore e disperazione. Le statue che apparivano come ombre silenziose qua e là in nicchie davano lidea di essere state un tempo piene di vitalità. Ora erano il pallido ricordo di loro stesse. Quel castello era di Sierra ma ERA anche Sierra. In cinquemila anni di lenta morte sul colle di Ithos il castello aveva imparato anche a non fare più parlare di sé. Un giorno di tanti secoli fa era svanito nel nulla. In una notte senza luna. La gente aveva gridato al miracolo. Allintervento divino. Le scorrerie di Sierra e dei suoi servitori terrorizzavano Ithos dalla fine della Vera Guerra. In realtà Sierra si era semplicemente stancata di quel mondo. Secoli fa aveva deciso di chiudersi definitivamente in se stessa e, con essa, il castello. Di sangue ne aveva abbastanza nei suoi sotterranei Raccapriccianti esperimenti riuscivano a conferirle nutrimento in quantità e senza limiti di tempo e così alla fine la caccia, forse lultimo istinto che la rendeva viva, pur se mostruosa, laveva abbandonata. Erano pochissimi i suoi servitori che vagavano nel mondo vivente. Di quei pochi Dante aveva saputo subito sfruttarne la presenza, portando il castello di Sierra di nuovo alla vista di tutti. Doveva parlarle. Doveva sapere di Vir Eliel. Aveva quella strana sensazione di chi non ha ancora regolato tutti i conti nella sua vita prima del grande finale. Questo, lo portava a muoversi con passi sicuri nel dedalo di oscurità, conoscendo la via come un gatto nel proprio territorio Fino alla sala del trono. Dove Sierra di sicuro lo attendeva. Come probabilmente laveva atteso per millenni. «Non vi rilassate » disse infine Dante. Erano arrivati di fronte a un portone più ampio degli altri situato alla fine di un lungo vestibolo. Dalla vista che offrivano alcune finestre lungo il corridoio era ancora notte. E probabilmente si trovavano al terzo o al quarto piano. Sembrava che la notte durasse da giorni in quel luogo fuori dal mondo. «Lei è qui.»
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