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Il portone si spalancò con violenza.
In fondo alla gigantesca sala del trono Sierra attendeva sorseggiando
un calice colmo di sangue.
Di fianco alla donna altre due figure umane. Una era gigantesca, alta
forse due metri e mezzo, dai muscoli scolpiti, sembrava forte e maestosa.
Allaltro lato lesatto opposto, un uomo agile e slanciato,
dai capelli corti e sparati.
«Morirete» disse Sierra.
«Parliamone» rispose Dante.
Poi tutto accadde in fretta.
Coral ebbe limpressione di vedere la scena al rallentatore.
Dante che si alzava in volo, il suo cappotto che svolazzava impazzito
mentre il drago si lanciava contro Sierra.
Noah che sguainava le spade giusto in tempo per fermare gli artigli dellagile
figura che laveva assalito mirando al cuore.
Poi limpatto. Che schiantò il terreno affossandolo.
Lui si era teletrasportato. Dove era prima trovò la montagna di
muscoli che sollevava il pugno scrollandolo dalle macerie.
Labito di Sierra esplose in centinaia di aculei verso Dante ma il
drago volteggiò evitandoli uno a uno per poi atterrare di fianco
alla donna.
«Come diavolo fai a essere così veloce?» gridò
Noah allavversario.
Ancora quegli artigli per poco non lo tagliarono in due.
«Veloce sì
ma non abbastanza
» ridacchiò.
La figura invece lo guardò sbuffando come seccata
seccato
che non venisse riconosciuto il suo valore.
Cinque profonde ferite si aprirono sul corpo di Noah. Due dietro le ginocchia,
due nellinterno dei gomiti, una sul petto.
«E queste quando me le hai fatte!» cianciò Noah indietreggiando
ricurvo. Si reggeva il petto con i pugni, le spade poste ad X.
«Basta parlare. Combatti» rispose il tipo.
«Come vuoi. Non ho tempo per combattere a lungo quindi ti ucciderò
subito.»
I due svanirono nel nulla. Lesplosione di uno dei muri laterali
segnalò che il loro scontro era passato da quelle parti.
Poi più nulla.
Coral non aveva tempo di guardare la scena.
Larmadio continuava ad attaccare.
Un pugno per poco non lo sfiorò.
Poi un altro lo colpì ma lui non si spostò di un millimetro.
Lomone si fermò interdetto.
Coral sorrideva.
«Basta! Sono stanco di combattere con avversari che si credono chissà
chi. Adesso ti mostrerò il mio potere e tu non avrai nemmeno il
tempo di apprezzarlo.»
Detto questo numerose ondate concentriche di fumi neri scaturirono dal
demone.
Poi Coral allargò le braccia, invece di teletrasportarsi normalmente
si teletrasportò in maniera da attraversare col corpo la distanza
che lo separava dall'avversario, passandogli attraverso.
La montagna crollò a pezzi dietro di lui.
Coral si spolverò il mantello e si risistemò gli occhiali
sul naso.
Dalla sua sinistra Noah uscì dalle macerie reggendo per il volto
il ghoul che laveva attaccato.
«Coral? Come si ammazzano questi cosi?»
«Non lo so
ma credo che se li fai a pezzi non si rialzino
più.»
«Ok.»
Quando Noah finì il suo lavoro da chirurgo con le spade, lui e
il demone si riportarono al centro della sala del trono e guardarono verso
il trono.
Dante era col capo chino accanto a Sierra.
Alzò lo sguardo. Dietro gli occhiali lo sguardo era diverso.
«Oh merda! Che ha zombato di nuovo Dante?» esclamò
Noah.
Coral indietreggiò scostando il mantello.
Ma accadde limprevisto.
Dante afferrò Sierra per il collo.
«Lo stesso trucchetto non può funzionare due volte con me.»
Lo sguardo tornò normale.
Sorrise. Poi scomparvero nel nulla.
«Beh?» Disse Noah come se gli avessero tolto da davanti agli
occhi il piatto forte della giornata.
«Suppongo debbano parlare.»
Noah si grattò il mento.
«Torniamo al bar?»
Coral ci pensò un po su «Ok
»
Dante e Sierra apparvero nelle stanze di lei.
Un grande letto con coperte di raso, veli, tende e una oscurità
tenue, eterna.
«Cosa cè? Hai deciso di combattere? »
«No, te lo ripeto.»
«Allora morirai.»
Il vestito saettò impazzito trinciando le colonne del baldacchino
sollevando lastre di pavimento, ma Dante era ancora lì. Era stata
lei a non volerlo colpire.
«Dimmi Dante
secondo te cè differenza fra odio
e amore?»
«Se conoscessi le risposte per ogni domanda avrei già smesso
di camminare su questa terra da tempo.»
Era notte. Dante dormiva nel suo letto.
Anche quel giorno Vir Eliel laveva ridotto in fin di vita.
Di Sierra nemmeno lombra.
Le finestre della sua stanza tremarono e poi si aprirono di scatto senza
il minimo rumore.
Non si svegliò.
Quando aprì gli occhi era ancora una mano ad accarezzare la sua
fronte ma avvertì subito un senso di disagio.
«Ciao Dante.»
Disse lei avvolta dalle ombre.
Non riusciva a scorgere il suo viso.
«S
Sierra
»
«Sono tornata
»
Non cera un filo daria nella stanza. Latmosfera era
densa.
Vedendo che Dante non parlava fu lei a riprendere la parola.
«Cè qualcosa che non va?»
«La tua mano
è fredda.»
Sierra sospirò.
«D'ora in poi saremo sempre insieme. Non sarò più
farfalla.»
«Come?»
Una ciocca di capelli.
Non era corvina. Riluceva di un bianco diafano.
«Cosè successo ai tuoi capelli?»
«È il tempo. Io lho sconfitto.»
«Di cosa stai parlando Sierra. La tua voce
è diversa.»
«Servirà a parlarti per leternità
»
Parole che rimasero a galleggiare nel nulla.
«Sei strana. Non hai mai parlato così. Che sciocchezze ti
ha messo in testa Vir Eliel?»
«Vir Eliel non dice sciocchezze. Ha aperto i miei occhi.»
«Vir Eliel è un cancro. Quando morirà le sue parole
appassiranno con lui.»
«No
Vir Eliel è saggio e potente
ed è
anche dotato di una sensibilità sovrannaturale. Quella che ancora
manca a te per raggiungere i suoi livelli
»
«Basta con Vir.»
Lei continuava ad accarezzarlo con quella mano gelida.
Ora Dante ci fece caso.
Non avvertiva il suo respiro.
«Sierra cosa ti è successo.»
«Nulla e tutto, da oggi sarò la tua compagna
»
«Sierra
la tua mano
il tuo respiro
togliti, voglio
alzarmi
»
«Sto così bene seduta qui sul tuo letto
a fissare i
tuoi lineamenti
» la mano carezzò le orecchie allungate
che si scostarono impercettibilmente.
Le afferrò la mano.
«Togliti.»
«Come mai tanta freddezza? »
«Non so se sorridere o piangere di questa frase
»
La presa si strinse.
«Il tuo battito. Non lo sento. Coshai fatto Sierra.»
«Nulla... sono qui con te, cosa potrebbe accadere adesso? Rilassati
abbandonati.»
«Maledizione Sierra ascoltami!»
Dante scattò in piedi rifugiandosi nella parte illuminata della
stanza. Sierra era rimasta in penombra. Immobile.
«Vieni avanti Sierra.»
«No
torna... torna da me Dante.»
«Avanti Sierra. Non lo ripeterò una seconda volta..»
La mano di Sierra illuminata si adagiò sul letto.
«Vieni Dante
voglio essere tua
per sempre.»
Dante si accasciò a una tenda. Poi fece per tirarla via ma lei
lo fermò.
«A
aspetta» gli disse.
Come se la luce lunare fosse un liquame lei lentamente vi entrò
esponendosi alla vista del Drago.
Il drago si portò una mano alla bocca.
«Cosa ti è successo!!»
Lei era cambiata. Totalmente.
I rigogliosi capelli corvini avevano lasciato il posto a pallidi fili
dargento e opale. La carnagione si confondeva con i capelli, gli
occhi erano spenti.
Sorrideva
ma aveva paura. Era un sorriso amaro.
«Ho smesso di vivere Dante
ho smesso per te
rimarrò
bella per sempre. Vivrò per sempre al tuo fianco
»
«Sei
un
»
«Una creatura immortale
un vampiro
»
Lo sguardo di Dante si spense.
«È finito. È tutto finito, adesso va.»
«Non è finito amore mio
è iniziato adesso
qualsiasi cosa adesso ci accada io sarò tua
e tu sarai mio
»
«Inizio? Lo dici come se adesso fosse possibile Sierra! Ma tutto...
tutto quanto... adesso... è in pezzi.»
«Pezzi? Non capisci Dante? Il tempo, lo spazio, nulla potrà
spezzare il mio spirito!»
«Il tuo spirito! Le tue ali di farfalla... barattate per un'esistenza
immortale. Sierra, maledizione... che cos'hai fatto?»
«Le mie ali? Le mie ali sarebbero appassite nel giro di poche stagioni
amore mio! E tu pensavi a lei
a Enid
a quel demone, la tua
compagna? Il tuo nemico? Non lo so
ma sapevo che lei sarebbe continuata
a esistere anche dopo di me
non
non potevo sopportarlo
»
«Maledizione
sono io la causa di tutto
da non capire
cosa stavi vivendo
» si appoggiò al muro, «solo
adesso
adesso che tutto è perduto mi accorgo che eri tu...
la donna che amavo...»
«Ero? Perché queste parole? Perché il passato
vivremo un presente senza tempo
»
«Il presente e il passato si sono spezzati! TU sei spezzata
e caduta
e ora provo solo pietà per noi due
»
«Pietà
» Sierra si avvicinò a Dante
lo abbracciò facendogli scivolare le mani dietro la testa
«Piangerei
se avessi delle lacrime da versare
»
«Io
le ho versate tutte quando fuggisti.»
Sierra lo guardò. «Questa notte andrò via
e
non ci vedremo mai più.»
Sotto il tocco delicato di Sierra Dante divenne tremante dira.
«Eri il sole
che splendeva sulle mie macerie
ero la
luna su cui il tuo volto si specchiava opaco. Ora
»
«Smettila Dante
»
«Il vento che portava via i miei dissapori, lamarezza
lodio
»
«Basta così
»
«Vir Eliel
»
«Basta anche con Vir Eliel
lui
»
«Cosa. Ha rovinato le nostre esistenze
ha condannato
no
basta così
basta parole
non servono.»
Si rilassò.
Le gambe non lo ressero, lei lo afferrò.
«Ti prego Dante
non so di cosa pregarti ma non far finire
tutto così
non è tutto finito
»
Limmagine di lei baciata dalla luna gli tornò alla mente,
bruciava. I suoi occhi ridivennero gli stessi di quel primo tragico sguardo.
«Ora va via Sierra, sta lontana da me, non sei più tu.»
«Ma noi...»
«Noi, dimenticati questa parola
non esiste più un NOI,
Sierra! Non vedi!»
Si staccò da lei. Guardarla di nuovo fece crescere lamarezza.
«Non vedi cosa sei diventata? Che cosa potremmo essere d'ora in
poi?»
«Smettila... Dante...»
«Smettila di fare cosa? Di guardare la realtà negli occhi?
Di guardare dritto in faccia quel destino maledetto che ti ha dannato
per il resto delleternità?»
«Dante... mi stai facendo male
»
«Morta adesso. Morta come lo saresti stata forse un giorno ma senza
rimpianti... e adesso?» Si allontanò.
«Finiscila
» ora era lei a tremare
si mordeva le
labbra. Le braccia serrate attorno alla pancia esile.
«Adesso mi cammini davanti, un monito
a ricordarmi per sempre
come ti lasciai appassire fra le mie mani.»
«Ho
ho sbagliato tutto
la mia vita
la mia morte
e te
»
Dante rimase silenzioso guardando fuori dalla finestra..
«Tanto vale finirla adesso!» gridò la donna per poi
sfilare da dietro uno stiletto puntandoselo al cuore.
Ma la lama non arrivò mai a destinazione.
Lui laveva fermata.
La guardò con degli occhi colmi di pietà.
Le pupille ormai sovrannaturali di Sierra si strinsero nel fissare lo
sconforto misto a compassione negli occhi di Dante
qualcosa che
finì di distruggerla.
Scostò la mano di Dante con rabbia, facendo uno squarcio sulla
mano che la afferrava con lo stiletto.
«Come osi
guardarmi
con quegli occhi
»
Lo sguardo continuò a bruciarle addosso come la luce del sole.
I suoi occhi caddero sul sangue di Dante
«la mia eternità
la mia bellezza... sei tu a non aver capito, stupido drago.»
Lo sguardo di lei fu sul suo sangue
a palesare una volta ancora
la sua natura non più mortale
«Esci da questa stanza e non tornare mai più
la creatura
che ho davanti mi disgusta
»
«Tu hai rovinato ogni cosa, Dante! Tu con il tuo freddo distacco
e le lacrime che dici di non poter versare! È la tua compassione
a disgustarmi e io ti odio, come odio me stessa per quello che ho cercato
per noi due!»
Lei divenne unombra che svanì tuffandosi nella notte, fuori
dalla finestra.
Le tende si alzarono pesanti per poi scendere facendo cadere il violino
di Dante con un suono sgraziato.
Via la luna
via quella luce.
Arrivò loscurità intima
Raccolse il violino.
«Lamore
un inno alla disperazione.»
Suonò.
Suonò tutta la notte.
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