Ventottesmo Episodio: The Funeral of Hearts  


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Il portone si spalancò con violenza.
In fondo alla gigantesca sala del trono Sierra attendeva sorseggiando un calice colmo di sangue.
Di fianco alla donna altre due figure umane. Una era gigantesca, alta forse due metri e mezzo, dai muscoli scolpiti, sembrava forte e maestosa.
All’altro lato l’esatto opposto, un uomo agile e slanciato, dai capelli corti e sparati.
«Morirete» disse Sierra.
«Parliamone» rispose Dante.
Poi tutto accadde in fretta.
Coral ebbe l’impressione di vedere la scena al rallentatore.
Dante che si alzava in volo, il suo cappotto che svolazzava impazzito mentre il drago si lanciava contro Sierra.
Noah che sguainava le spade giusto in tempo per fermare gli artigli dell’agile figura che l’aveva assalito mirando al cuore.
Poi l’impatto. Che schiantò il terreno affossandolo.
Lui si era teletrasportato. Dove era prima trovò la montagna di muscoli che sollevava il pugno scrollandolo dalle macerie.
L’abito di Sierra esplose in centinaia di aculei verso Dante ma il drago volteggiò evitandoli uno a uno per poi atterrare di fianco alla donna.

«Come diavolo fai a essere così veloce?» gridò Noah all’avversario.
Ancora quegli artigli per poco non lo tagliarono in due.
«Veloce sì… ma non abbastanza…» ridacchiò.
La figura invece lo guardò sbuffando come seccata… seccato che non venisse riconosciuto il suo valore.
Cinque profonde ferite si aprirono sul corpo di Noah. Due dietro le ginocchia, due nell’interno dei gomiti, una sul petto.
«E queste quando me le hai fatte!» cianciò Noah indietreggiando ricurvo. Si reggeva il petto con i pugni, le spade poste ad X.
«Basta parlare. Combatti» rispose il tipo.
«Come vuoi. Non ho tempo per combattere a lungo quindi ti ucciderò subito.»
I due svanirono nel nulla. L’esplosione di uno dei muri laterali segnalò che il loro scontro era passato da quelle parti.
Poi più nulla.

Coral non aveva tempo di guardare la scena.
L’armadio continuava ad attaccare.
Un pugno per poco non lo sfiorò.
Poi un altro lo colpì ma lui non si spostò di un millimetro.
L’omone si fermò interdetto.
Coral sorrideva.
«Basta! Sono stanco di combattere con avversari che si credono chissà chi. Adesso ti mostrerò il mio potere e tu non avrai nemmeno il tempo di apprezzarlo.»
Detto questo numerose ondate concentriche di fumi neri scaturirono dal demone.
Poi Coral allargò le braccia, invece di teletrasportarsi normalmente si teletrasportò in maniera da attraversare col corpo la distanza che lo separava dall'avversario, passandogli attraverso.
La montagna crollò a pezzi dietro di lui.
Coral si spolverò il mantello e si risistemò gli occhiali sul naso.
Dalla sua sinistra Noah uscì dalle macerie reggendo per il volto il ghoul che l’aveva attaccato.
«Coral? Come si ammazzano questi cosi?»
«Non lo so… ma credo che se li fai a pezzi non si rialzino più.»
«Ok.»

Quando Noah finì il suo lavoro da chirurgo con le spade, lui e il demone si riportarono al centro della sala del trono e guardarono verso il trono.
Dante era col capo chino accanto a Sierra.
Alzò lo sguardo. Dietro gli occhiali lo sguardo era diverso.
«Oh merda! Che ha zombato di nuovo Dante?» esclamò Noah.
Coral indietreggiò scostando il mantello.
Ma accadde l’imprevisto.
Dante afferrò Sierra per il collo.
«Lo stesso trucchetto non può funzionare due volte con me.»
Lo sguardo tornò normale.
Sorrise. Poi scomparvero nel nulla.
«Beh?» Disse Noah come se gli avessero tolto da davanti agli occhi il piatto forte della giornata.
«Suppongo debbano parlare.»
Noah si grattò il mento.
«Torniamo al bar?»
Coral ci pensò un po’ su «Ok…»

Dante e Sierra apparvero nelle stanze di lei.
Un grande letto con coperte di raso, veli, tende e una oscurità tenue, eterna.
«Cosa c’è? Hai deciso di combattere? »
«No, te lo ripeto.»
«Allora morirai.»
Il vestito saettò impazzito trinciando le colonne del baldacchino sollevando lastre di pavimento, ma Dante era ancora lì. Era stata lei a non volerlo colpire.
«Dimmi Dante… secondo te c’è differenza fra odio e amore?»
«Se conoscessi le risposte per ogni domanda avrei già smesso di camminare su questa terra da tempo.»


Era notte. Dante dormiva nel suo letto.
Anche quel giorno Vir Eliel l’aveva ridotto in fin di vita.
Di Sierra nemmeno l’ombra.
Le finestre della sua stanza tremarono e poi si aprirono di scatto senza il minimo rumore.
Non si svegliò.
Quando aprì gli occhi era ancora una mano ad accarezzare la sua fronte ma avvertì subito un senso di disagio.
«Ciao Dante.»
Disse lei avvolta dalle ombre.
Non riusciva a scorgere il suo viso.
«S… Sierra…»
«Sono tornata…»
Non c’era un filo d’aria nella stanza. L’atmosfera era densa.
Vedendo che Dante non parlava fu lei a riprendere la parola.
«C’è qualcosa che non va?»
«La tua mano… è fredda.»
Sierra sospirò.
«D'ora in poi saremo sempre insieme. Non sarò più farfalla.»
«Come?»
Una ciocca di capelli.
Non era corvina. Riluceva di un bianco diafano.
«Cos’è successo ai tuoi capelli?»
«È il tempo. Io l’ho sconfitto.»
«Di cosa stai parlando Sierra. La tua voce… è diversa.»
«Servirà a parlarti per l’eternità…»
Parole che rimasero a galleggiare nel nulla.
«Sei strana. Non hai mai parlato così. Che sciocchezze ti ha messo in testa Vir Eliel?»
«Vir Eliel non dice sciocchezze. Ha aperto i miei occhi.»
«Vir Eliel è un cancro. Quando morirà le sue parole appassiranno con lui.»
«No… Vir Eliel è saggio e potente… ed è anche dotato di una sensibilità sovrannaturale. Quella che ancora manca a te per raggiungere i suoi livelli…»
«Basta con Vir.»
Lei continuava ad accarezzarlo con quella mano gelida.
Ora Dante ci fece caso.
Non avvertiva il suo respiro.
«Sierra cosa ti è successo.»
«Nulla e tutto, da oggi sarò la tua compagna…»
«Sierra… la tua mano… il tuo respiro… togliti, voglio alzarmi…»
«Sto così bene seduta qui sul tuo letto… a fissare i tuoi lineamenti…» la mano carezzò le orecchie allungate che si scostarono impercettibilmente.
Le afferrò la mano.
«Togliti.»
«Come mai tanta freddezza? »
«Non so se sorridere o piangere di questa frase…»
La presa si strinse.
«Il tuo battito. Non lo sento. Cos’hai fatto Sierra.»
«Nulla... sono qui con te, cosa potrebbe accadere adesso? Rilassati… abbandonati.»
«Maledizione Sierra ascoltami!»
Dante scattò in piedi rifugiandosi nella parte illuminata della stanza. Sierra era rimasta in penombra. Immobile.
«Vieni avanti Sierra.»
«No… torna... torna da me Dante.»
«Avanti Sierra. Non lo ripeterò una seconda volta..»
La mano di Sierra illuminata si adagiò sul letto.
«Vieni Dante… voglio essere tua… per sempre.»
Dante si accasciò a una tenda. Poi fece per tirarla via ma lei lo fermò.
«A…aspetta» gli disse.
Come se la luce lunare fosse un liquame lei lentamente vi entrò esponendosi alla vista del Drago.
Il drago si portò una mano alla bocca.
«Cosa ti è successo!!»
Lei era cambiata. Totalmente.
I rigogliosi capelli corvini avevano lasciato il posto a pallidi fili d’argento e opale. La carnagione si confondeva con i capelli, gli occhi erano spenti.
Sorrideva… ma aveva paura. Era un sorriso amaro.
«Ho smesso di vivere Dante… ho smesso per te… rimarrò bella per sempre. Vivrò per sempre al tuo fianco…»
«Sei… un …»
«Una creatura immortale… un vampiro…»
Lo sguardo di Dante si spense.
«È finito. È tutto finito, adesso va.»
«Non è finito amore mio… è iniziato adesso… qualsiasi cosa adesso ci accada io sarò tua… e tu sarai mio…»
«Inizio? Lo dici come se adesso fosse possibile Sierra! Ma tutto... tutto quanto... adesso... è in pezzi.»
«Pezzi? Non capisci Dante? Il tempo, lo spazio, nulla potrà spezzare il mio spirito!»
«Il tuo spirito! Le tue ali di farfalla... barattate per un'esistenza immortale. Sierra, maledizione... che cos'hai fatto?»
«Le mie ali? Le mie ali sarebbero appassite nel giro di poche stagioni amore mio! E tu pensavi a lei… a Enid… a quel demone, la tua compagna? Il tuo nemico? Non lo so… ma sapevo che lei sarebbe continuata a esistere anche dopo di me… non… non potevo sopportarlo…»
«Maledizione… sono io la causa di tutto… da non capire cosa stavi vivendo…» si appoggiò al muro, «solo adesso… adesso che tutto è perduto mi accorgo che eri tu... la donna che amavo...»
«Ero? Perché queste parole? Perché il passato… vivremo un presente senza tempo…»
«Il presente e il passato si sono spezzati! TU sei spezzata e caduta… e ora provo solo pietà per noi due…»
«Pietà…» Sierra si avvicinò a Dante… lo abbracciò facendogli scivolare le mani dietro la testa…
«Piangerei… se avessi delle lacrime da versare…»
«Io… le ho versate tutte quando fuggisti.»
Sierra lo guardò. «Questa notte andrò via… e non ci vedremo mai più.»
Sotto il tocco delicato di Sierra Dante divenne tremante d’ira.
«Eri il sole… che splendeva sulle mie macerie… ero la luna su cui il tuo volto si specchiava opaco. Ora… »
«Smettila Dante…»
«Il vento che portava via i miei dissapori, l’amarezza… l’odio…»
«Basta così…»
«Vir Eliel…»
«Basta anche con Vir Eliel… lui…»
«Cosa. Ha rovinato le nostre esistenze… ha condannato… no… basta così… basta parole… non servono.» Si rilassò.
Le gambe non lo ressero, lei lo afferrò.
«Ti prego Dante… non so di cosa pregarti ma non far finire tutto così… non è tutto finito…»
L’immagine di lei baciata dalla luna gli tornò alla mente, bruciava. I suoi occhi ridivennero gli stessi di quel primo tragico sguardo.
«Ora va via Sierra, sta lontana da me, non sei più tu.»
«Ma noi...»
«Noi, dimenticati questa parola… non esiste più un NOI, Sierra! Non vedi!»
Si staccò da lei. Guardarla di nuovo fece crescere l’amarezza.
«Non vedi cosa sei diventata? Che cosa potremmo essere d'ora in poi?»
«Smettila... Dante...»
«Smettila di fare cosa? Di guardare la realtà negli occhi? Di guardare dritto in faccia quel destino maledetto che ti ha dannato per il resto dell’eternità?»
«Dante... mi stai facendo male…»
«Morta adesso. Morta come lo saresti stata forse un giorno ma senza rimpianti... e adesso?» Si allontanò.
«Finiscila…» ora era lei a tremare… si mordeva le labbra. Le braccia serrate attorno alla pancia esile.
«Adesso mi cammini davanti, un monito… a ricordarmi per sempre come ti lasciai appassire fra le mie mani.»
«Ho… ho sbagliato tutto… la mia vita… la mia morte… e te…»
Dante rimase silenzioso guardando fuori dalla finestra..
«Tanto vale finirla adesso!» gridò la donna per poi sfilare da dietro uno stiletto puntandoselo al cuore.
Ma la lama non arrivò mai a destinazione.
Lui l’aveva fermata.
La guardò con degli occhi colmi di pietà.
Le pupille ormai sovrannaturali di Sierra si strinsero nel fissare lo sconforto misto a compassione negli occhi di Dante… qualcosa che finì di distruggerla.
Scostò la mano di Dante con rabbia, facendo uno squarcio sulla mano che la afferrava con lo stiletto.
«Come osi… guardarmi… con quegli occhi…»
Lo sguardo continuò a bruciarle addosso come la luce del sole.
I suoi occhi caddero sul sangue di Dante… «la mia eternità… la mia bellezza... sei tu a non aver capito, stupido drago.»
Lo sguardo di lei fu sul suo sangue… a palesare una volta ancora la sua natura non più mortale…
«Esci da questa stanza e non tornare mai più… la creatura che ho davanti mi disgusta…»
«Tu hai rovinato ogni cosa, Dante! Tu con il tuo freddo distacco e le lacrime che dici di non poter versare! È la tua compassione a disgustarmi e io ti odio, come odio me stessa per quello che ho cercato per noi due!»
Lei divenne un’ombra che svanì tuffandosi nella notte, fuori dalla finestra.
Le tende si alzarono pesanti per poi scendere facendo cadere il violino di Dante con un suono sgraziato.
Via la luna… via quella luce.
Arrivò l’oscurità intima…
Raccolse il violino.
«L’amore… un inno alla disperazione.»
Suonò.
Suonò tutta la notte.

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