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«E allora
cosa hai da dirmi dopo un'epoca di
silenzio?»
«Io
devo sapere dovè Vir Eliel
»
«Dovè? E cosa ti fa credere che io lo sappia? Sono
millenni che non torno nei luoghi dove ti allenavi.»
«Lo so ma
»
«E poi sei tu lultima persona che lha visto
o
sbaglio? Il tuo allenamento è, alla fine, completo.»
«Si
lo completai il giorno seguente la nostra ultima notte
e quando finalmente riuscii a ferire Vir Eliel per la prima volta con
la sua stessa tecnica lui svanì nel nulla.»
«Svanì?»
«Si
senza una parola
non lo rividi mai più
»
«La tua rivincita su Enid?»
«Non ci fu nessuna rivincita... la Vera Guerra finì quello
stesso giorno, Galder e Shagrath si annientarono a vicenda.»
«Strana coincidenza di eventi
ma non credo che Enid svanì
nel nulla..»
«La rintracciai... anni dopo
»
Dante apparve dalle ombre lunghe che il castello gettava sulla isola di
Cathal. Il grosso portone allentrata si aprì e lui camminò
fino alla sala del trono.
«Finalmente ci rincontriamo milady.»
«Così pare.»
Lei era ancora più affascinante se possibile, anche il suo sguardo
era diverso, maturato attraverso anni di Guerra.
«Combatti. Voglio la mia rivincita.»
«Non ti sembra un po anacronistico?» I bracciali del
demone tintinnarono.
«Forse, ma io non ho dimenticato lumiliazione.»
La donna si alzò dal trono, lo raggiunse e gli girò intorno
spandendo nell'aria il suo denso profumo di salsedine e frutti esotici.
«E così vorresti sfidarmi, Sovrano dei Draghi Occulti?»
Dante non parlò.
«Mi dispiace
ma non accetterò la tua sfida.»
«Che cosa?»
«Hai capito bene drago
»
Dante serrò i pugni.
«Maledizione non puoi farmi questo! Il dolore che sopportai per
poterti battere
la volontà
i sacrifici... i duelli
con me stesso per arrivare ogni volta alla fine di ogni, dannata, giornata
»
«Mi dispiace Dante
ma mi hai già battuta una volta
»
Non era una vittoria, quella... non era una vittoria! Non aveva senso,
era fuggito con la coda fra le gambe, morente, sorretto da quel maledetto
Vir Eliel
non poteva finire così
ma Enid non parlò
più. Se ne andò e lo lasciò solo nella stanza del
trono.
Dante se ne andò per non farvi più ritorno.
Sierra sorrise.
«Povero e sciocco Dante
migliaia di anni non sono serviti
a sciogliere i tuoi dubbi
i tuoi rancori
e i tuoi amori
»
Dante la guardò avvampando dira.
«I miei amori morirono con la mia parte mortale quella notte.»
Fu lei a fissarlo con occhi diversi
«Dopo tutti questi secoli ti ripresenti al mio cospetto con parole
amare e aspre come quelle di quella sera?»
«In realtà ho anche qualcosaltro da comunicarti
»
lui le si avvicinò.
Sierra indietreggiò, poi le mani di Dante furono sul suo corpo.
Scorrendo fra i lembi di stoffa nera.
«Cosa
cosa diavolo hai in quella testa Dante
»
Le mani sfioravano timide la pelle di Sierra, che sembrò come scaldarsi
«Chi sei adesso? Sei tu Dante? Sei impazzito
»
La baciò... profondamente
Lei fece per ritrarsi, allontanando una mano ma il braccio del drago si
allungò sulla sua mano poi, con una leggera spinta, furono sul
letto. Il baldacchino crollato appassì e cadde dallaltra
parte del letto come sospinto da una qualche forza.
Poi un turbinio di seta, coperte leggere e le sue mani, che scivolavano
sul seno, le unghie che scorrevano sui fianchi e poi sulle gambe, per
afferrarle e risalire brucianti
Sierra ansimò
«Che cosa
fermati
»
Ma la voce parlava un altro linguaggio rispetto al corpo e presto anche
le sue mani frugavano fra i vestiti di Dante, alla ricerca di bottoni,
lacci, pronte a scioglierli, avide.
Le mani sulla cintura, sui pantaloni
e poi ancora più in
profondità, a sfiorare la pelle di porcellana di lui, la curva
che le ossa del bacino facevano con laddome, e poi ancora
Lui emise uno strano suono
come di sollievo
la loro danza
ipnotica continuò ancora per quella che sembrò un'eternità.
Poi iniziarono a muoversi ritmicamente
i respiri di lei, come se
ora avesse bisogno di respirare per non-vivere, si fecero sempre più
ravvicinati finché non divennero veri e propri gemiti di piacere
qualcosa di diverso dai piaceri che aveva provato in cinquemila di anni
E le sembrò di essere di nuovo viva, unillusione che durò
con un gemito più forte degli altri, prolungato, forzato, violento
per lunghi istanti.
Si fermarono. Lui su di lei, il petto nudo, mentre il vestito di lei adesso
aveva maglie larghe che scoprivano le sue grazie, i seni e i loro culmini
quasi avvampati di una nuova vita.
Ma lo sguardo che lei lesse negli occhi di Dante fu di nuovo quello di
cinquemila anni fa.
Fece per muoversi ma lui la baciò.
Lei si ritrasse, un rivoletto di sangue le usciva dalla bocca.
«Che cosa
»
Era forte
tremendamente forte
cercò di ribellarsi ma
una seconda volta le labbra di Dante caddero su di lei, sul collo. I canini
di drago affondarono nel collo facendo uscire altro sangue
«Fermati
Dante
»
Il sangue usciva veloce, spinto da chissà quali forze
e dopo
aver macchiato un po le lenzuola prese a galleggiare intorno a loro,
in piccole bollicine
per poi girare in volute attorno al letto
«Finiscila
»
Una frase ambigua, forse era così che voleva che finisse
le braccia quasi non opposero resistenza
il corpo non rispose se
non con brividi sinistri
paura
morte.
Liberazione.
Il sangue continuava a uscire, circondava il letto in sottili filamenti
come nastri di seta.
In estasi fra il piacere e la morte lei si lasciò andare, con un
ultimo sguardo
uno sguardo umano... quasi vivo.
«Addio
» lei gli disse.
Lui non rispose.
Il sangue continuò a vorticare mentre le sue mani invecchiavano,
lei si ritrasse imbarazzata mentre il suo corpo appassiva come se venisse
sottoposto a cinquemila anni di usura in pochi istanti
Poi non fu altro che cenere.
Dante si alzò.
Sbadatamente rovesciò un vaso dal collo alto con dentro dei fiori
secchi.
I nastri ridivennero liquido mentre colmavano il contenitore improvvisato.
Lacqua bagnò il letto mischiandosi alle ceneri dellunica
donna che un tempo aveva amato.
Andò via.
Senza nemmeno voltarsi indietro.
Senza salutare.
Sierra.
Un grosso scossone fece cadere tutte le bottiglie di superalcolici del
bar del coso.
«No! È caduto tutto il Cognac adesso chi lo sente Dante!»
Noah fece per precipitarsi contro le bottiglie ma un altro scossone lo
mandò a sbattere sul bancone fracassandolo.
Non si reggeva bene in piedi.
Si sollevò a fatica, le guance arrossate.
«Sono ubriaco o il mondo ha preso a girare senza motivo?»
disse con voce tremolante a Coral che lo aiutava a rialzarsi.
«Ehm
tutti e due credo
» rispose il demone in un
sorriso tirato.
Il coso-barista non era preparato a reagire a una situazione del genere
così si attaccò al collo di un bourbon.
Coral prese Noah sotto una spalla e prese a correre via..
«Un momento
lo scontrinoOoOOoO
» gridò
Noah mentre Coral lo trascinava via
«Che diavolo è uno SCONTRINO!» sibilò
Coral mentre i novanta e più chili di Noah gli pesavano addosso
quasi morti.
«Il bello
» un singulto «è che non lo so
neanch'io
HAHAH.»
Rideva della grossa e, più capiva che non cera sostanziale
motivo di ridere, più rideva.
Un grosso masso gli cascò in testa tramortendolo.
«Cavolo
»
Coral si alzò in volo cercando di raggiungere la sala del trono
«dove sei Dante?»
Arrivati alla sala sembrò che il castello stesse lentamente implodendo
su se stesso.
Dante apparve sul trono, barcollava, si muoveva in maniera sgraziata,
reggendosi il capo con una mano
circondato da una strana luce.
«Dante! »
«Ubriaca pure la zietta?» domandò Noah inspiegabilmente
ripresosi dalla botta
«Andate via
io sto bene qui
» rispose Dante con
una voce serena nonostante il portamento.
«Prendete questo!» Lanciò loro la bottiglia che conteneva
il poco sangue che scorreva nelle vene di Sierra.
Il lancio era corto e per poco non andò in pezzi, ma Coral si teletrasportò
in volo afferrandola.
Noah si mosse più scoordinato del solito verso Dante.
«Ora tu vieni con noi! Non ti faccio fare la fine da cattivo
figo...» disse Noah afferrandolo per il bavero
«Mi lasci
il suo alito
»
Noah si passò una mano sulla fronte beccandosi goffamente un occhio
«Oddio è ancora più checca dellultima volta
che lho visto
»
«Insomma finitela! Qua crolla tutto!» gridò Coral esasperato.
Fra Noah che ciondolava appeso al bavero di Dante cantando canzoncine
sconce
e Dante che non sembrava poi tanto cosciente di quello che
lo circondava alla fine fu Coral a prendere una decisione.
I due crollarono a terra tramortiti.
Li sollevò.
Sparirono qualche istante prima che un pezzo della cupola cadesse su di
loro.
Arrivarono fuori dal castello giusto in tempo per vederlo inabissarsi
nella collina, cadere su se stesso e implodere, lasciando dietro di sé
una tremenda voragine. Spiriti maligni e anime intrappolate nei suoi sotterranei
salirono al cielo con un lungo lamento.
Era quasi lalba.
Le torce sul viottolo che portava alla collina divennero di cenere e vennero
spazzate via dal vento
e alla fine tutto tornò stranamente
silenzioso.
Coral posò a terra i due.
«Qua si mette male
» disse sorridendo forzatamente mentre
qualche gocciolina di sudore imperlava il suo volto.
Poco a poco, come tante piccole stelle del vespro apparvero scintillanti
le corazze da guerra di una flotta di Draghi Celesti scagliata a folle
velocità contro di loro.
Erano decisamente troppi, forse un migliaio, i draghi avevano fatto le
cose in grande stile.
Si disposero in formazione e attesero.
Poi uno di loro, probabilmente il generale scese a terra.
«Chiunque voi siate, consegnateci Lord Dante Reznor e non vi sarà
torto un capello
forse»
«Che bel modo di fare il diplomatico
» ribatté
sprezzante Coral.
«Forse lei non ha ben chiara la situazione ragazzino
»
Un altro drago apparve vicino al primo. «Signore
è
lo stesso ragazzo che apparve al Consiglio degli Occulti qualche tempo
fa
»
Il drago guardò per bene Coral poi sembrò ricordare
«Ma certo
in tal caso la mia offerta di mediazione cade. Consegnatevi
alle nostre truppe e nessuno si farà male
»
«Forse.» aggiunse laltro.
«Potete scordarvelo» sibilò Coral, poi si bilanciò
sulle gambe e tutto intorno a lui esplose in un turbine di oscurità
che letteralmente tagliò a metà i draghi più vicini
facendo cadere a terra monconi e sangue.
«Allassalto!» gridarono e una pioggia di soffi incenerì
tutto nel raggio di un centinaio di metri.
Unaltra formazione attaccò Coral che intanto era apparso
in aria.
Evitare gli attacchi con due pesi morti addosso era al di sopra delle
sue possibilità.
Non sapeva come difendersi
E continuava ad attaccare.
Fasci di energia polverizzavano decine di draghi ma non era abbastanza
e presto anche lui venne colpito.
Lavevano circondato
e non riusciva a usare più il teletrasporto.
Aveva consumato troppe energie
senza contare che teletrasportarsi
con Dante e Noah come passeggeri non era la cosa più facile del
mondo.
«Stupidi rettili
» sussurrò mentre con lo sguardo
inceneriva un altro manipolo di aggressori.
Ma dietro di essi un centinaio di altri draghi puntò dritto su
di lui.
Schivò anche quelli
ma alla fine crollò a terra, circondato
e sanguinante.
«Non me ne va bene una
»
Altri draghi lo circondarono.
«È un demone!» urlarono.
«Nessuna pietà! » urlarono altri
Sei draghi giganteschi si schiantarono su di lui prendendolo in pieno.
Noah e Dante erano intatti, ma un drago gli aveva portato via un braccio.
Serrò i denti fissando la spalla.
Altri draghi scesero in picchiata.
Provò a scappare ma le gambe non ressero.
Era la fine
Rabbia.
Prima uno strano rumore, grida, sgomento, poi improvvisamente dal cielo
esplose un torrente di un viola acceso accompagnato da poche semplici
parole che tagliarono laria come un tuono.
«Ira di Shagrath!»
Lincantesimo annientò lo schieramento che lo puntava in velocità
tranciando in due monconi la truppa.
Coral distrusse la prima linea e dietro di essa vide apparire dal nulla,
in una leggera distorsione dello spazio, la forma dello scafo della Northern
Star.
Volava.
«Ma che diavolo!» gridò strabuzzando gli occhi mentre
Dante e Noah rimanevano svenuti sotto le sue braccia.
«Fuori le palle gente! Facciamo un po di pulizia!» gridò
Ridley fissando con occhi infiammati la flotta di draghi.
La ciurma rispose con un urlo. Una ventina di incantesimi partirono dalla
truppa di maghi spaccando le divisioni dei draghi.
La nave si muoveva veloce.
Quando fu abbastanza vicina per permettergli la fuga, Coral sentì
ancora la voce di Ridley.
«Andiamo Coral! Lascia il lavoro alla cavalleria!» Gridò
nitida e chiara, perentoria come un ordine.
Altri draghi lo assalirono ma un fuoco di sbarramento dalla nave gli permise
di guadagnare la via per la nave.
Prima di toccare il ponte, ancora sospeso in aria, Noah si svegliò
e lo guardò.
«Per favore, non portarmi qua sopra» disse serio.
Coral lo fissò con occhi aperti, serio, poi lo lasciò andare,
insieme alla bottiglia.
Altri incantesimi celarono la caduta di Noah ai draghi, poi loro furono
sul ponte.
«Tull! Jael! Truppe dassalto! Mya! Phern! Alzate gli scudi!
Shepard! Portaci via di qui!»
Un turbine di ordini partirono dagli uomini che aveva nominato mentre
Ridley riprendeva a gesticolare circondata da scariche elettriche. Era
a qualche passo dal timone, retto da Shepard.
Un manipolo di draghi planò verso di lei soffiando. Rimase immobile
mentre le lingue di luce bucavano la nave da parte a parte facendo volare
nel vuoto brandelli di scafo. Uno le passò a meno di un centimetro
di distanza, ma lei non batté ciglio... «Merda
»
sibilò mentre un rivoletto di sangue le usciva dalla guancia seguendo
la vecchia cicatrice che le rigava il volto.
La nave virò evitando un tentativo di speronamento
ancora
tentativi di arrembaggio. Alcuni soffi incontrarono una barriera magica
alzata dai maghi
quelli che arrivarono sul ponte vennero aggrediti
dalle truppe dassalto
ma non ce lavrebbero fatta a scappare
Ridley aveva un altro asso nella manica.
Ultimò lincantesimo, le scariche elettriche divennero una
oscura nuvola che la avvolse, prima lei poi lintera nave.
I Draghi lattraversarono senza colpire la nave. Quando si diradò,
la Northern Star era svanita nel nulla.
I draghi presero a solcare i cieli come stormi impazziti
ma della
Northern Star neppure una traccia.
«Cosa è successo alla nave?»
Disse Coral adagiando a terra il corpo di Dante.
«Cosa hai da guardare demone, non ho mai detto che la Northern
Star NON fosse una nave magica!»
Lo lasciò li con un palmo di naso, si voltò e sorridendo
alzò al cielo il pugno della vittoria.
Una esplosione di euforia sulla nave accompagnò quel gesto.
Li aveva salvati
un vero intervento in extremis.
Shepard mollò il timone e l'abbracciò per alzarla in aria
mentre altri membri dellequipaggio arrivarono a festeggiare iniziando
poi a farla volare alta in cielo.
«Brutti cafoni lasciatemi andare!» gridava mentre rideva con
tutto il cuore.
«Sì! E quando ci ricapita di toccarti!»
«Argh maledetti maiali sudici!»
Le altre donne delle nave arrivarono a portare via i rispettivi ragazzi
Una specie di grande rissa
«Come
come facevi a sapere..» boccheggiò Coral
reggendosi la spalla in ginocchio.
«Non parlare,» disse facendosi posare a terra. «Portateli
via. Nelle loro stanze. Devono riposare.» ordinò e subito
alcuni uomini li sollevarono da terra.
Coral era confuso
ma non gli sfuggì uno sguardo di Ridley.
Controllava se anche Noah fosse con loro
Ma lui non cera.
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