Ventinovesimo Episodio: Gone with the Sin  


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«E allora… cosa hai da dirmi dopo un'epoca di silenzio?»
«Io… devo sapere dov’è Vir Eliel…»
«Dov’è? E cosa ti fa credere che io lo sappia? Sono millenni che non torno nei luoghi dove ti allenavi.»
«Lo so ma…»
«E poi sei tu l’ultima persona che l’ha visto… o sbaglio? Il tuo allenamento è, alla fine, completo.»
«Si… lo completai il giorno seguente la nostra ultima notte… e quando finalmente riuscii a ferire Vir Eliel per la prima volta con la sua stessa tecnica lui svanì nel nulla.»
«Svanì?»
«Si… senza una parola… non lo rividi mai più…»
«La tua rivincita su Enid?»
«Non ci fu nessuna rivincita... la Vera Guerra finì quello stesso giorno, Galder e Shagrath si annientarono a vicenda.»
«Strana coincidenza di eventi… ma non credo che Enid svanì nel nulla..»
«La rintracciai... anni dopo…»


Dante apparve dalle ombre lunghe che il castello gettava sulla isola di Cathal. Il grosso portone all’entrata si aprì e lui camminò fino alla sala del trono.
«Finalmente ci rincontriamo milady.»
«Così pare.»
Lei era ancora più affascinante se possibile, anche il suo sguardo era diverso, maturato attraverso anni di Guerra.
«Combatti. Voglio la mia rivincita.»
«Non ti sembra un po’ anacronistico?» I bracciali del demone tintinnarono.
«Forse, ma io non ho dimenticato l’umiliazione.»
La donna si alzò dal trono, lo raggiunse e gli girò intorno spandendo nell'aria il suo denso profumo di salsedine e frutti esotici.
«E così vorresti sfidarmi, Sovrano dei Draghi Occulti?»
Dante non parlò.
«Mi dispiace… ma non accetterò la tua sfida.»
«Che cosa
«Hai capito bene drago…»
Dante serrò i pugni.
«Maledizione non puoi farmi questo! Il dolore che sopportai per poterti battere… la volontà… i sacrifici... i duelli con me stesso per arrivare ogni volta alla fine di ogni, dannata, giornata…»
«Mi dispiace Dante… ma mi hai già battuta una volta…»
Non era una vittoria, quella... non era una vittoria! Non aveva senso, era fuggito con la coda fra le gambe, morente, sorretto da quel maledetto Vir Eliel… non poteva finire così… ma Enid non parlò più. Se ne andò e lo lasciò solo nella stanza del trono.
Dante se ne andò per non farvi più ritorno.


Sierra sorrise.
«Povero e sciocco Dante… migliaia di anni non sono serviti a sciogliere i tuoi dubbi… i tuoi rancori… e i tuoi amori…»
Dante la guardò avvampando d’ira.
«I miei amori morirono con la mia parte mortale quella notte.»
Fu lei a fissarlo con occhi diversi…
«Dopo tutti questi secoli ti ripresenti al mio cospetto con parole amare e aspre come quelle di quella sera?»
«In realtà ho anche qualcos’altro da comunicarti…» lui le si avvicinò.
Sierra indietreggiò, poi le mani di Dante furono sul suo corpo. Scorrendo fra i lembi di stoffa nera.
«Cosa… cosa diavolo hai in quella testa Dante…»
Le mani sfioravano timide la pelle di Sierra, che sembrò come scaldarsi…
«Chi sei adesso? Sei tu Dante? Sei impazzito…»
La baciò... profondamente…
Lei fece per ritrarsi, allontanando una mano ma il braccio del drago si allungò sulla sua mano poi, con una leggera spinta, furono sul letto. Il baldacchino crollato appassì e cadde dall’altra parte del letto come sospinto da una qualche forza.
Poi un turbinio di seta, coperte leggere e le sue mani, che scivolavano sul seno, le unghie che scorrevano sui fianchi e poi sulle gambe, per afferrarle e risalire brucianti…
Sierra ansimò…
«Che cosa… fermati…»
Ma la voce parlava un altro linguaggio rispetto al corpo e presto anche le sue mani frugavano fra i vestiti di Dante, alla ricerca di bottoni, lacci, pronte a scioglierli, avide.
Le mani sulla cintura, sui pantaloni… e poi ancora più in profondità, a sfiorare la pelle di porcellana di lui, la curva che le ossa del bacino facevano con l’addome, e poi ancora…
Lui emise uno strano suono… come di sollievo… la loro danza ipnotica continuò ancora per quella che sembrò un'eternità.
Poi iniziarono a muoversi ritmicamente… i respiri di lei, come se ora avesse bisogno di respirare per non-vivere, si fecero sempre più ravvicinati finché non divennero veri e propri gemiti di piacere… qualcosa di diverso dai piaceri che aveva provato in cinquemila di anni…

E le sembrò di essere di nuovo viva, un’illusione che durò con un gemito più forte degli altri, prolungato, forzato, violento… per lunghi istanti.
Si fermarono. Lui su di lei, il petto nudo, mentre il vestito di lei adesso aveva maglie larghe che scoprivano le sue grazie, i seni e i loro culmini quasi avvampati di una nuova vita.
Ma lo sguardo che lei lesse negli occhi di Dante fu di nuovo quello di cinquemila anni fa.
Fece per muoversi ma lui la baciò.
Lei si ritrasse, un rivoletto di sangue le usciva dalla bocca.
«Che cosa…»
Era forte… tremendamente forte… cercò di ribellarsi ma una seconda volta le labbra di Dante caddero su di lei, sul collo. I canini di drago affondarono nel collo facendo uscire altro sangue…
«Fermati… Dante…»
Il sangue usciva veloce, spinto da chissà quali forze… e dopo aver macchiato un po’ le lenzuola prese a galleggiare intorno a loro, in piccole bollicine… per poi girare in volute attorno al letto…
«Finiscila…»
Una frase ambigua, forse era così che voleva che finisse… le braccia quasi non opposero resistenza… il corpo non rispose se non con brividi sinistri… paura… morte.
Liberazione.
Il sangue continuava a uscire, circondava il letto in sottili filamenti… come nastri di seta.
In estasi fra il piacere e la morte lei si lasciò andare, con un ultimo sguardo… uno sguardo umano... quasi vivo.
«Addio…» lei gli disse.
Lui non rispose.
Il sangue continuò a vorticare mentre le sue mani invecchiavano, lei si ritrasse imbarazzata mentre il suo corpo appassiva come se venisse sottoposto a cinquemila anni di usura in pochi istanti…
Poi non fu altro che cenere.
Dante si alzò.
Sbadatamente rovesciò un vaso dal collo alto con dentro dei fiori secchi.
I nastri ridivennero liquido mentre colmavano il contenitore improvvisato.
L’acqua bagnò il letto mischiandosi alle ceneri dell’unica donna che un tempo aveva amato.
Andò via.
Senza nemmeno voltarsi indietro.
Senza salutare.
Sierra.


Un grosso scossone fece cadere tutte le bottiglie di superalcolici del bar del “coso”.
«No! È caduto tutto il Cognac adesso chi lo sente Dante!»
Noah fece per precipitarsi contro le bottiglie ma un altro scossone lo mandò a sbattere sul bancone fracassandolo.
Non si reggeva bene in piedi.
Si sollevò a fatica, le guance arrossate.
«Sono ubriaco o il mondo ha preso a girare senza motivo?» disse con voce tremolante a Coral che lo aiutava a rialzarsi.
«Ehm… tutti e due credo…» rispose il demone in un sorriso tirato.
Il coso-barista non era preparato a reagire a una situazione del genere… così si attaccò al collo di un bourbon.
Coral prese Noah sotto una spalla e prese a correre via..
«Un momento… lo scontrinoOoOOoO…» gridò Noah mentre Coral lo trascinava via…
«Che diavolo è uno SCONTRINO!» sibilò Coral mentre i novanta e più chili di Noah gli pesavano addosso quasi morti.
«Il bello…» un singulto «è che non lo so neanch'io…HAHAH
Rideva della grossa e, più capiva che non c’era sostanziale motivo di ridere, più rideva.
Un grosso masso gli cascò in testa tramortendolo.
«Cavolo…»
Coral si alzò in volo cercando di raggiungere la sala del trono… «dove sei Dante?»
Arrivati alla sala sembrò che il castello stesse lentamente implodendo su se stesso.
Dante apparve sul trono, barcollava, si muoveva in maniera sgraziata, reggendosi il capo con una mano… circondato da una strana luce.
«Dante! »
«Ubriaca pure la zietta?» domandò Noah inspiegabilmente ripresosi dalla botta…
«Andate via… io sto bene qui…» rispose Dante con una voce serena nonostante il portamento.
«Prendete questo!» Lanciò loro la bottiglia che conteneva il poco sangue che scorreva nelle vene di Sierra.
Il lancio era corto e per poco non andò in pezzi, ma Coral si teletrasportò in volo afferrandola.
Noah si mosse più scoordinato del solito verso Dante.
«Ora tu vieni con noi! Non ti faccio fare la fine da “cattivo figo...”» disse Noah afferrandolo per il bavero…
«Mi lasci… il suo alito…»
Noah si passò una mano sulla fronte beccandosi goffamente un occhio…
«Oddio è ancora più checca dell’ultima volta che l’ho visto…»
«Insomma finitela! Qua crolla tutto!» gridò Coral esasperato.
Fra Noah che ciondolava appeso al bavero di Dante cantando canzoncine sconce… e Dante che non sembrava poi tanto cosciente di quello che lo circondava alla fine fu Coral a prendere una decisione.
I due crollarono a terra tramortiti.
Li sollevò.
Sparirono qualche istante prima che un pezzo della cupola cadesse su di loro.

Arrivarono fuori dal castello giusto in tempo per vederlo inabissarsi nella collina, cadere su se stesso e implodere, lasciando dietro di sé una tremenda voragine. Spiriti maligni e anime intrappolate nei suoi sotterranei salirono al cielo con un lungo lamento.
Era quasi l’alba.
Le torce sul viottolo che portava alla collina divennero di cenere e vennero spazzate via dal vento… e alla fine tutto tornò stranamente silenzioso.
Coral posò a terra i due.
«Qua si mette male…» disse sorridendo forzatamente mentre qualche gocciolina di sudore imperlava il suo volto.
Poco a poco, come tante piccole stelle del vespro apparvero scintillanti le corazze da guerra di una flotta di Draghi Celesti scagliata a folle velocità contro di loro.
Erano decisamente troppi, forse un migliaio, i draghi avevano fatto le cose in grande stile.
Si disposero in formazione e attesero.
Poi uno di loro, probabilmente il generale scese a terra.
«Chiunque voi siate, consegnateci Lord Dante Reznor e non vi sarà torto un capello… forse»
«Che bel modo di fare il diplomatico…» ribatté sprezzante Coral.
«Forse lei non ha ben chiara la situazione ragazzino…»
Un altro drago apparve vicino al primo. «Signore… è lo stesso ragazzo che apparve al Consiglio degli Occulti qualche tempo fa…»
Il drago guardò per bene Coral poi sembrò ricordare…
«Ma certo… in tal caso la mia offerta di mediazione cade. Consegnatevi alle nostre truppe e nessuno si farà male…»
«Forse.» aggiunse l’altro.
«Potete scordarvelo» sibilò Coral, poi si bilanciò sulle gambe e tutto intorno a lui esplose in un turbine di oscurità che letteralmente tagliò a metà i draghi più vicini facendo cadere a terra monconi e sangue.
«All’assalto!» gridarono e una pioggia di soffi incenerì tutto nel raggio di un centinaio di metri.
Un’altra formazione attaccò Coral che intanto era apparso in aria.
Evitare gli attacchi con due pesi morti addosso era al di sopra delle sue possibilità.
Non sapeva come difendersi…
E continuava ad attaccare.
Fasci di energia polverizzavano decine di draghi ma non era abbastanza e presto anche lui venne colpito.
L’avevano circondato… e non riusciva a usare più il teletrasporto.
Aveva consumato troppe energie… senza contare che teletrasportarsi con Dante e Noah come passeggeri non era la cosa più facile del mondo.
«Stupidi rettili…» sussurrò mentre con lo sguardo inceneriva un altro manipolo di aggressori.
Ma dietro di essi un centinaio di altri draghi puntò dritto su di lui.
Schivò anche quelli… ma alla fine crollò a terra, circondato e sanguinante.
«Non me ne va bene una…»
Altri draghi lo circondarono.
«È un demone!» urlarono.
«Nessuna pietà! » urlarono altri…
Sei draghi giganteschi si schiantarono su di lui prendendolo in pieno.
Noah e Dante erano intatti, ma un drago gli aveva portato via un braccio.
Serrò i denti fissando la spalla.
Altri draghi scesero in picchiata.
Provò a scappare ma le gambe non ressero.
Era la fine…
Rabbia.

Prima uno strano rumore, grida, sgomento, poi improvvisamente dal cielo esplose un torrente di un viola acceso accompagnato da poche semplici parole che tagliarono l’aria come un tuono.
«Ira di Shagrath
L’incantesimo annientò lo schieramento che lo puntava in velocità tranciando in due monconi la truppa.
Coral distrusse la prima linea e dietro di essa vide apparire dal nulla, in una leggera distorsione dello spazio, la forma dello scafo della Northern Star.
Volava.
«Ma che diavolo!» gridò strabuzzando gli occhi mentre Dante e Noah rimanevano svenuti sotto le sue braccia.
«Fuori le palle gente! Facciamo un po’ di pulizia!» gridò Ridley fissando con occhi infiammati la flotta di draghi.
La ciurma rispose con un urlo. Una ventina di incantesimi partirono dalla truppa di maghi spaccando le divisioni dei draghi.
La nave si muoveva veloce.
Quando fu abbastanza vicina per permettergli la fuga, Coral sentì ancora la voce di Ridley.
«Andiamo Coral! Lascia il lavoro alla cavalleria!» Gridò nitida e chiara, perentoria come un ordine.
Altri draghi lo assalirono ma un fuoco di sbarramento dalla nave gli permise di guadagnare la via per la nave.
Prima di toccare il ponte, ancora sospeso in aria, Noah si svegliò e lo guardò.
«Per favore, non portarmi qua sopra» disse serio.
Coral lo fissò con occhi aperti, serio, poi lo lasciò andare, insieme alla bottiglia.
Altri incantesimi celarono la caduta di Noah ai draghi, poi loro furono sul ponte.
«Tull! Jael! Truppe d’assalto! Mya! Phern! Alzate gli scudi! Shepard! Portaci via di qui!»
Un turbine di ordini partirono dagli uomini che aveva nominato mentre Ridley riprendeva a gesticolare circondata da scariche elettriche. Era a qualche passo dal timone, retto da Shepard.
Un manipolo di draghi planò verso di lei soffiando. Rimase immobile mentre le lingue di luce bucavano la nave da parte a parte facendo volare nel vuoto brandelli di scafo. Uno le passò a meno di un centimetro di distanza, ma lei non batté ciglio... «Merda…» sibilò mentre un rivoletto di sangue le usciva dalla guancia seguendo la vecchia cicatrice che le rigava il volto.
La nave virò evitando un tentativo di speronamento… ancora tentativi di arrembaggio. Alcuni soffi incontrarono una barriera magica alzata dai maghi… quelli che arrivarono sul ponte vennero aggrediti dalle truppe d’assalto… ma non ce l’avrebbero fatta a scappare…
Ridley aveva un altro asso nella manica.
Ultimò l’incantesimo, le scariche elettriche divennero una oscura nuvola che la avvolse, prima lei poi l’intera nave.
I Draghi l’attraversarono senza colpire la nave. Quando si diradò, la Northern Star era svanita nel nulla.
I draghi presero a solcare i cieli come stormi impazziti… ma della Northern Star neppure una traccia.

«Cosa è successo alla nave?»
Disse Coral adagiando a terra il corpo di Dante.
«Cosa hai da guardare demone, non ho mai detto che la Northern Star NON fosse una nave magica!»
Lo lasciò li con un palmo di naso, si voltò e sorridendo alzò al cielo il pugno della vittoria.
Una esplosione di euforia sulla nave accompagnò quel gesto.
Li aveva salvati… un vero intervento in extremis.
Shepard mollò il timone e l'abbracciò per alzarla in aria mentre altri membri dell’equipaggio arrivarono a festeggiare iniziando poi a farla volare alta in cielo.
«Brutti cafoni lasciatemi andare!» gridava mentre rideva con tutto il cuore.
«Sì! E quando ci ricapita di toccarti!»
«Argh maledetti maiali sudici!»
Le altre donne delle nave arrivarono a portare via i rispettivi ragazzi…
Una specie di grande rissa…
«Come… come facevi a sapere..» boccheggiò Coral reggendosi la spalla in ginocchio.
«Non parlare,» disse facendosi posare a terra. «Portateli via. Nelle loro stanze. Devono riposare.» ordinò e subito alcuni uomini li sollevarono da terra.
Coral era confuso… ma non gli sfuggì uno sguardo di Ridley.
Controllava se anche Noah fosse con loro…
Ma lui non c’era.

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